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venerdì 3 novembre 2017

The Meyerowitz Stories and The Goi Stories





The Goi Stories
(New and Selected)


Marco

Marco Goi stava cercando di parcheggiare. Impresa non semplice a New York City, ma nemmeno a Casale Monferrato, cosa credete? Solo perché una citta è piccola, non significa che ci sia meno traffico. Anzi, visto che una città è piccola, c'è ancora meno spazio. Tutti escono alla stessa ora, tutti parcheggiano alla stessa ora e non c'è un buco manco a pagarlo. Cosa che può suonare in maniera un po' ambigua.
Marco era già in ritardo. Come al solito. Succedeva sempre qualcosa che gli impediva di essere una persona puntuale. Quel giorno ad esempio aveva dovuto finire di scrivere la recensione dell'ultimo film visto, The Meyerowitz Stories, per il suo blog Pensieri Cannibali, prima che l'ispirazione del momento fosse svanita.

The Meyerowitz Stories (New and Selected)
Regia: Noah Baumbach
Cast: Adam Sandler, Ben Stiller, Dustin Hoffman, Elizabeth Marvel, Emma Thompson, Grace Van Patten, Judd Hirsch, Rebecca Miller, Sigourney Weaver

lunedì 24 ottobre 2016

I Medici – Peste Is Coming





I Medici – Masters of Florence
(serie tv, stagione 1, episodi 1 e 2)


La Rai presenta I Medici, la sua nuova serie internazionale con un cast stellare, capitanato da Dustin Hoffman...

lunedì 25 agosto 2014

O CAPITAN UNCINO, MIO CAPITAN UNCINO




"Con quelle orecchie a punta, sicuro di essere Peter Pan e non Spock di Star Trek?"
Hook – Capitan Uncino
(USA 1991)
Titolo originale: Hook
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: James V. Hart, Malia Scotch Marmo
Liberamente ispirato alle opere teatrali e ai libri di: James Matthew Barrie
Cast: Robin Williams, Dustin Hoffman, Julia Roberts, Bob Hoskins, Maggie Smith, Charlie Korsmo, Amber Scott, Dante Basco, Caroline Goodall, Arthur Malet, Phil Collins, Isaiah Robinson, Jasen Fisher, Kelly Rowan, Gwyneth Paltrow, Jake Hoffman, Glenn Close
Genere: fiabe 2.0
Se ti piace guarda anche: Once Upon a Time, Saving Mr. Banks, Alice in Wonderland

Tutti i bambini diventano adulti, tranne uno. O meglio, tranne due. Uno era Michael Jackson e se n'è andato una manciata di anni or sono. L'altro era Robin Williams e anche lui se n'è andato, appena pochi giorni fa.
Una volta c'aveva provato a crescere, a diventare adulto, e per una manciata d'anni era una cosa che gli era pure riuscita. Era diventato uno yuppie che preferiva il lavoro alla famiglia. Uno sempre troppo preso dagli affari per poter andare a vedere le partite di baseball del figlio. Uno che si era dimenticato di saper volare. Uno che aveva scordato di essere l'incredibile Peter Pan ed era diventato il moscio Peter Banning.
Lo stesso era capitato alla sua carriera di attore, passata da ruoli spumeggianti e memorabili in film notevoli come L'attimo fuggente, Will Hunting – Genio ribelle, La leggenda del re pescatore, One Hour Photo e Insomnia, così come in irresistibili blockbusteroni commerciali come Mrs. Doubtfire e Jumanji, a robette parecchio insulse come la serie tv The Crazy Ones e a comparsate in robe agghiaccianti come Big Wedding. Stesso discorso pure per Steven Spielberg, passato dalla fantasia al potere celebrata in E.T. e A.I. al ruolo di barboso professorone di Storia con Lincoln e War Horse.

"Quel maledetto di Harry Potter tra qualche anno mi fregherà il look. Che coraggio!"
Un film come Hook – Capitan Uncino fa dimenticare tutto questo. Cancella la mania delle persone di voler per forza crescere, dimostrare di essere grandi, di saper fare i seri e ci consegna sia Robin Williams che Steven Spielberg all'apice della loro peterpanosità. Correva l'anno 1991 e si vede. Nonostante sia arrivato a inizio 90s, il film è ancora intriso di una certa anniottantosità, ad esempio nel personaggio (almeno inizialmente) molto yuppie Peter Banning. Contemporaneamente, la pellicola possiede per fortuna pure quell'aura di magia tipica delle avventure 80s come I Goonies, La storia infinita o Explorers. Una dimensione incantata che, sarà per l'irreplicabile effetto nostalgia, in saghe fanciullesche odierne come quelle di Harry Potter, Percy Jackson o Le cronache di Narnia non ho trovato manco da lontano. Se con i film per bambini degli ultimi anni non sono mai riuscito a entrare davvero in sintonia, fatta eccezione giusto per Un ponte per Terabithia, rivedere Hook a parecchi, davvero parecchi anni dalla prima visione mi ha provocato un effetto straniante.Mi ha fatto capire che anch'io sono cresciuto. Una volta mi identificavo nel bambinetto Jack, mentre adesso in lui vedo diversi tratti di mio nipote, così come nella bimbetta Maggie intravedo alcune somiglianze con la mia nipotina. Inoltre alcuni passaggi avventurosi e fiabeschi che una ventina d'anni fa mi facevano gridare dalla meraviglia o mi provocavano stupore, oggi mi paiono parecchio prevedibili e persino evitabili. Sarà che nel frattempo l'idea di rileggere i personaggi delle storie per l'infanzia in chiave (più o meno) adulta e (più o meno) fantasiosa è diventata la consuetudine, si veda la serie Once Upon a Time, o Shrek, o la fallimentare Alice in Wonderland burtoniana, o la miriade di nuovi film su Biancaneve e favolistica compagnia assortita, o ancora il recente Saving Mr. Banks.

Il revival di fiabe, favole, storie o come diavolo preferite chiamarle – tutte riassunte dalla come al solito essenziale lingua inglese sotto il termine “story” – è partito da qui, da questo Hook. Un film che, ispirandosi al classico creato da James Matthew Barrie a inizio Novecento, lo rilegge, lo stravolge e lo risputa fuori con un atteggiamento post-moderno tipico degli anni Novanta, per diventare esso stesso un nuovo classico. Il film di Steven Spielberg guarda a Peter Pan come modello. Once Upon a Time e una gran parte dei film fantasy di oggi prendono Hook – Capitan Uncino come sommo esempio per confrontarsi con la tradizione fiabesca. Emma Swan di C'era una volta ad esempio è un po' come Peter Banning. Una persona concreta, che vive con i piedi ben piantati a terra e ride al solo pensiero dell'esistenza dei personaggi delle storie. Quando finirà a Storybrooke, così come Banning quando fa ritorno sull'Isola che non c'è, si rimetterà però in contatto con la sua parte più fanciullesca e comincerà a credere all'incredibile, oltre a riconnettersi con suo figlio.
La magia di un film come Hook sta in questo. Non nel farci ricordare di quando anche noi eravamo dei bambini, ma nel farci ritornare dei bambini. Nel farci vedere il mondo con occhi infantili, ancora una volta. Nel farci ricordare che “Bangarang” era un urlo di esaltazione di Rufio e dei bimbi sperduti, ancor prima che un pezzo (esaltante anch'esso) di Skrillex.



Once Upon a Time e Skrillex ci danno ulteriore dimostrazione di come questa pellicola sia ormai entrata nell'immaginario collettivo, di come la mia generazione, ma pure quella successiva, sia cresciuta con questa versione della fiaba ancor più che con l'originale di J.M. Barrie. Il merito va attribuito a una sceneggiatura che svecchia alla grande il mito dell'eterno ggiovane Peter Pan, così come a una regia di uno Spielberg in formissima che gioca con ombre, uncini, orologi e con gli altri simboli della storia e che, soprattutto, pare divertirsi un mondo come un fanciullo. Un'impressione invece del tutto assente nei suoi ultimi noiosi lavori “adulti”.

Quanto al cast, Julia Roberts era una Campanellino deliziosa, Bob Hoskins – pure lui recentemente scomparso – era uno Spugna perfetto, mentre Gwyneth Paltrow pur comparendo per pochi istanti nei panni di Wendy teenager era già odiosa, e Dustin Hoffman mi sembrava tanto ieri quanto mi pare ancora oggi ben poco in parte nel ruolo che dà il titolo al film. Come Capitan Uncino avrei visto molto meglio uno alla Jack Nicholson, che avrebbe potuto regalargli la giusta carica di follia.
Chi invece è insostituibile è lui, Robin Williams. Da bambino non riuscivo e ancora oggi non riesco a immaginare qualcuno più perfetto di lui per questa parte. Nonostante nella sua notevole e variegata carriera abbia anche dato varie prove di maturità e abbia interpretato persino stalker e serial killer, lui era nato per i ruoli fanciulleschi. In Hook, Robin Williams però non ha recitato o interpretato una parte. Robin Williams era Peter Pan.
(voto 7,5/10)

Questo post partecipa al toccante Robin Williams Tribute insieme ai seguenti favolosi bloggers.

Bollalmanacco - Al di là dei sogni
Montecristo - Il mondo secondo Garp
Non c'è paragone - Good Morning Vietnam
Combinazione casuale - Jumanji
Director's Cult - Toys 
Pietro - Flubber
Recensioni Ribelli - L'attimo fuggente
La fabbrica dei sogni - One Hour Photo
Viaggiando (Meno) - The Angriest Man in Brooklyn
In Central Perk - Will Hunting - Genio ribelle 


domenica 16 giugno 2013

VERO COME LA FINZIONE, L’ULTIMO POST CANNIBALE


Vero come la finzione
(USA 2006)
Titolo originale: Stranger Than Fiction
Regia: Marc Forster
Sceneggiatura: Zach Helm
Cast: Will Ferrell, Maggie Gyllenhaal, Emma Thompson, Dustin Hoffman, Queen Latifah, Tony Hale, Tom Hulce, Linda Hunt, Kristin Chenoweth
Genere: letterario
Se ti piace guarda anche: Ruby Sparks, The Truman Show, Il ladro di orchidee, Essere John Malkovich, Synecdoche New York
(voto 6,5/10)

Post pubblicato anche su L'OraBlù, insieme al nuovo minimal poster realizzato da C[h]erotto.



"Non la so fare Yesterday dei Beatles. Se vuoi però ti suono un pezzo dei Modà."
"Ma lo sai che s'è fatto proprio tardi? Devo scappare..."
Stava scrivendo un altro dei suoi post. L’ennesimo per quel suo blogghetto, Pensieri Cannibali. Non è che fosse un sito eccezionale o chissà cosa, però gli piaceva impegnarsi per realizzare dei pezzi che fossero un minimo originali. Magari anche interessanti. Stava scrivendo dell’ultimo film che aveva visto, Vero come la finzione. In quel periodo si era preso una fissa per le pellicole con Will Ferrell, chissà perché. Nessuno lo sa, nemmeno io che sono il narratore onnisciente. Onnisciente un paio di palle. Ci sono cose che nemmeno noi possiamo sapere. Saremo narratori onniscienti, saremo una razza superiore alla vostra, stupidi umani, ma non siamo Dei. Ci andiamo vicino, eppure non lo siamo del tutto.

"Basta con 'sti blog! E' ora di tornare alle macchine da scrivere..."
Vero come la finzione è un film diverso dai soliti con Will Ferrell. Non è una delle sue tipiche esilaranti stronzatone comiche, come il geniale Fratellastri a 40 anni, o i vari Ricky Bobby e Blades of Glory. Questa volta aveva voluto fare il serio, come Adam Sandler quando ha girato Ubriaco d’amore o Reign Over Me.
Vero come la finzione è una commedia drammatica o, se preferite, un dramma dai risvolti di commedia. Un dramedy, o anche una commedia grottesca. Uno di quei film con una sceneggiatura che sembra firmata da Charlie Kaufman, solo che non lo è. Rispetto alle pellicole girate da Spike Jonze, Michel Gondry o dallo stesso Kaufman, questo è un cinema meno indie e più, come dire?, tradizionale. Un grottesco atipico, di quelli contaminati con la commedia hollywoodiana classica, d’altra parte la regia è del mestierante Marc Forster e la sceneggiatura è firmata da Zach Helm, quello del pessimo Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie (sorry Natalie, ma pure tu ogni tanto toppi). Un incrocio di cose, intrigante sebbene non riuscito fino in fondo, che ricorda molto Ruby Sparks. E Ruby Sparks è venuto dopo… che gli autori si siano per caso ispirati un pochino a questo film? La tematica è simile, quella della realtà e della finzione che si mescolano, come si può intuire dal titolo della pellicola. Pure in questo caso abbiamo un personaggio letterario che prende vita, come Ruby Sparks. O forse non è che prenda vita dalla letteratura. Il personaggio è vivo, vero, e una narratrice racconta ciò che gli capita e lui a un certo punto se ne accorge. Si rende conto di essere al centro di una narrazione, controllato e spiato ovunque come Truman in The Truman Show. Una di quelle tipiche situazioni che portano alla schizofrenia.

"...o anche ai diari personali."
Cannibal Kid stava scrivendo di questo film, questo Vero come la finzione per un nuovo post su Pensieri Cannibali, si stava impegnando, se solo avesse saputo che…
...che quello sarebbe stato il suo ultimo post. Proprio così. Quello che non conosceva era il motivo. Perché sarebbe stato il suo ultimo post per Pensieri Cannibali? Stava per morire? Oppure il blog avrebbe chiuso? Un potente portale cinematografico stava per acquisirlo? La rete Internet era sul punto di collassare? Il mondo così come lo conoscevamo stava per finire?
In qualunque caso, quello sarebbe stato il suo ultimo post. Una volta saputo ciò, decise che doveva impegnarsi di più, doveva scrivere qualcosa di davvero memorabile. Doveva lasciare una traccia che nessuno avrebbe dimenticato mai. Impresa mica facile. Quando ci si sforza troppo è ancora più difficile riuscire a tirare fuori qualcosa che lasci davvero il segno.
Ci voleva una frase storica, qualcosa tipo: “Non può splendere il sole per sempre.” O “La vita è come una scatola di cioccolatini spiaccicata a terra.” Oppure “Al mio segnale, scatenate il Paradiso!”. O ancora “Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare… Maria de Filippi in fiamme lanciare dei rapper al largo dei bastioni di Canale 5.”

"Ultimo post cannibale? Questa sì che è una bella notizia!"
Qualcosa in grado di rimanere per sempre. Ma non gli veniva in mente nulla. Continuava a pigiare i tasti sulla tastiera e gli uscivano solo fiumi di parole memorabili quanto “Fiumi di parole” dei Jalisse. Si sentiva un personaggio letteralmente in cerca di autore come Will Ferrell nel film. Sentiva come se non fosse il reale padrone del suo destino, il capitano della sua anima… uh bella, questa frase. Peccato l'avessero già usata nella poesia Invictus.
Fu allora che realizzò una cosa. Non sarebbe riuscito a scrivere qualcosa di tanto bello e memorabile quanto la poesia Invictus. Certo non in quel momento. Non con quella pressione addosso. In fondo, perché quello doveva essere l’ultimo post che scriveva? Chi lo diceva? Soltanto una stupida voce narrante onnisciente fuori campo che parlava da chissà dove. Cosa ne poteva sapere?
Figuriamoci se quello che stava scrivendo in quel momento sarebbe davvero stato il suo ultim

"NOOOOOOOOOOO! E adesso come farò senza Pensieri Cannibali?"

giovedì 24 gennaio 2013

PAZZE DI ME(RDA)

"Piove, governo ladro!
Ah, sono io al governo? Oops..."
Questa è una settimana importante. Perché ci sono delle uscite cinematografiche esaltanti?
Qualche cosina curiosa c’è anche, ma non è a questo che mi riferisco.
Questa è una settimana importante perché il co-conduttore di codesta rubrica è cambiato. Non c’è più il solito Ford che eravamo abituati a conoscere (e odiare). Adesso si è trasformato in Padre Ford.
Perché è diventato prete?
No, anche se, considerate le sue ultime fisse spiritual-religiose non mi sentirei di escluderlo del tutto, ma perché è diventato papà. Papà di un bambino che voci dall’ospedale mi comunicano essere un piccolo fan di Pensieri Cannibali. È un bimbo precoce e quindi è già entrato nella fase di ribellione adolescenziale contro il padre (la mamma no, dai, la mamma è sempre la mamma). Messo davanti al bivio tra scegliere l’obsoleto blog paterno WhiteRussian e il più teen friendly Pensieri Cannibali, non ha avuto il minimo dubbio e non ha potuto fare altro che preferire il secondo.
Sorry, Padre Ford.

"Rispondo a tutte le domande, tranne a quelle di Cannibal
su un mio presunto inappropriato amore per i cavalli."
Lincoln di Steven Spielberg
Il consiglio di Cannibal: barman, il solito
Cosa dirò di Lincoln, il nuovo film di Spielberg, dopo aver delicatamente macellato il suo precedente War Horse (vedi qui)?
Non ve lo anticipo.
Voi intanto andate a vederlo, che un film di Steven Spielberg, possa piacere o meno, è sempre una visione in grado di generare spunti di interesse. Così come di grande interesse è il protagonista, il presidente Lincoln. Vi invito solo a fare attenzione ai suoi monologhi: quando inizia a parlare Lincoln, con i suoi aneddotti che suonavano vecchi già nella sua epoca figuriamoci adesso, è davvero la fine. Al confronto, i monologhi di Mr. Ford appaiono quasi moderni!
Recensione cannibale a breve…
Il consiglio di Ford: un regno per un cavallo!
Dopo il disastro di War horse, Spielberg è entrato nel novero di quegli ex grandi registi che ora mi fanno tendenzialmente solo paura, nonostante l'indubbia tecnica ed il talento. Non ho ancora visto Lincoln nonostante ce l'abbia pronto da un bel po’ principalmente perchè preso dalle vicende che hanno portato alla nascita del Fordino, ma penso lo recupererò a breve, non fosse altro per la presenza di un Daniel Day Lewis che tutti dicono essere assolutamente gigantesco. Staremo a vedere.

"Calmi, calmi. Rispondo a tutte le domande tranne a quelle sui gusti
sessuali equini di Steven Spielberg."
Flight di Robert Zemeckis
Il consiglio di Cannibal: allacciate le cazzo di cinture, che non fate male!
Pure questo film l’ho gia visto e pure su questo non voglio sbilanciarmi troppo, ché bisogna generare attesa e curiosità per la recensione.
Quello che posso dire è che mi ha sorpreso. Se in positivo o in negativo lo vedremo nei prossimi giorni…
Secondo me comunque è un film che può piacere parecchio
"Tranquilli! Ho imparato a pilotare con Schettino e Ford..."
a Ford, sempre che ormai non abbia abbandonato il suo tanto decantato panesalamesimo e si sia trasformato davvero in Padre Ford. Padre non solo nel senso di genitore, ma in quello spirituale.
La recensione di questo film atterrerà nei prossimi giorni. In tutti i peggiori aeroporti.
Il consiglio di Ford: un volo con il Cannibale? Meglio precipitare sull'isola di Lost!
Di questo film ho sentito un gran parlare in giro per la rete e non solo, con pareri anche fortemente contrastanti. Zemeckis è un ottimo mestierante e c'è il Denzello di noi tutti a reggere tutta la baracca, quindi proprio schifo non dovrà fare, eppure c'è qualcosa che non mi convince, come il sospetto che possa essere tutto fumo e niente arrosto.
Quale sarà il verdetto del Saloon?
Attendete i prossimi giorni e lo saprete!

"Ammazza Nongiovane, quanto sei ggiovane.
Ti sei fatto prestare i vestiti da Cannibal?"
Pazze di me di Fausto Brizzi
Il consiglio di Cannibal: pazze (e pazzi) a vederlo
Ford, lo sai che sei proprio un pazzo di me?
Pazzo di me, ho detto. Non voglio essere volgare. Almeno in questa settimana che sei diventato padre preferisco non insultarti, non troppo almeno, e lasciarti alle gioie della paternità. Non solo alle gioie, ma pure ai pianti, alle grida, alle notti insonni, ai pannolini sporchi… Insomma, credo che avrai già il tuo bel da fare senza un cannibale che sta a romperti le palle. Ti do’ giusto una settimana di tempo per abituarti, comunque, poi doppia razione di cattiveria in arrivo!
Lo stesso vale per il Nongio Francesco Mandelli. Non ho voglia di insultarlo. Lo so che fa figo sparare addosso a lui e ai Soliti idioti e a come siano la degenerazione di una generazione, però a me è sempre stato simpatico. Il che non vuol dire che non abbia dubbi su di lui come attore.
Per quanto riguarda Fausto Brizzi aveva esordito con Notte prima degli esami, film carino, ma già dal sequel aveva rotto le palle. Tutti i suoi altri film corali tipo Ex, Maschi contro femmine, Femmine contro maschi, Maschi e femmine contro Ford… quelli non li ho visti. A questo vista la presenza del Nongio potrei prima o poi dare una possibilità. O anche no.
Il consiglio di Ford: siete più pazzi del Cannibale se vi sparate questa roba!
Ora che il Fordino è arrivato, la mia selezione rispetto ai titoli che passeranno al Saloon sarà ancora più feroce, dunque non credo proprio che merdine come questa, dirette da un regista inutile ed interpretate
da attori (!?!?) inutili, possano essere inserite in una qualsiasi mia lista. Piuttosto preferisco concentrarmi sul mio antagonista e sfruttare le energie a bottigliarlo per bene, un'attività che reca sempre sollievo al mio umore.

"Meglio se rimango nascosta! Da quando è diventato padre,
Ford s'è fissato così tanto coi bambini che è più pericoloso
di Angelina Jolie e Brad Pitt. Se mi vede, mi adotta!"
In Darkness di Agnieszka Holland
Il consiglio di Cannibal: che la darkness scenda su questo film
Ennesimo film sulla Seconda Guerra Mondiale, che a quanto mi dicono non è stata una Blog War come quelle tra me e Ford, e non mi sembra possedere l’originalità dei Bastardi senza gloria o appunto delle nostre Blog War.
Film polacco, storico, probabilmente una pizza clamorosa. Insomma, il classico film fordiano. Uno dei due tipi di classici film fordiani: uno è l’action trash con qualche reduce dagli anni ’80 in stato di decomposizione, l’altro è una lagna pseudo impegnata tipo questa…
Il consiglio di Ford: con un po’ di darkness qui ci si fa una dormita niente male!
La Holland è una regista che conosco da parecchio, per l'esattezza da quando, ancora in piena crisi da adolescente tutto scrittura e supponenza, scoprii il suo Poeti dall'Inferno - peraltro neppure un granchè - spacciandomelo per un grande film. Non lo era. Un po’ come il resto della produzione della signora qui presente, che mi pare buona giusto per qualche salottino finto radical chic che non ha neppure bisogno dello sforzo delle bottigliate per essere spazzato via.

"Cannibal, se ti becco ti faccio una faccia così. Ford, per adesso
ti lascio stare, non voglio far rimanere subito tuo figlio orfano."
Quartet di Dustin Hoffman
Il consiglio di Cannibal: Quartet potrebbe essere il voto che gli do’ se mai lo vedrò, ma non credo…
Dustin Hoffman già non è uno dei miei attori preferiti, ma questo esordio dietro la macchina da presa sa tanto di film: “Facciamoglielo fare, perché si chiama Dustin Hoffman e pare che a Hollywood sia un pezzo grosso.” Dal trailer però sembra una commediola come direbbe Ford da “matineee fra carampane”.
Sono finito a citare Ford?
Potrò mai cadere più in basso? Ahahah!
Il consiglio di Ford: quartet? Molto meglio un bel duet tra Ford e Cannibale!
Onestamente sono molto combattuto, a proposito dell'esordio di Dustin Hoffman dietro la macchina da presa: da un lato ho ricevuto pareri lusinghieri da parte di chi ha potuto vederlo all'ultimo Festival di Torino, dall'altro il trailer ha il potere di farmi presagire una tempesta di bottigliate.
La questione è ardua, sempre per via della nuova direzione del Saloon affidata al Fordino e alla conseguente riduzione del tempo da dedicare alle visioni. Potrebbe comunque venire buono se mi venisse voglia di muovere un po’ le mani ed il Cannibale non fosse nei pressi!

"Quasi quasi vado a filmare Ford mentre cambia pannolini.
Lì sì che ne uscirebbe una commedia spassosa!"
Una domenica notte di Giuseppe Marco Albano
Il consiglio di Cannibal: Albano, Romina dove l’hai lasciata?
Per la serie: film italiani distribuiti in 4 sale in croce di cui nessuno sentiva il bisogno, ecco a voi Una domenica notte. Un film che sarò felice di non vedere domenica notte, così come qualunque altra notte (e giorno) della settimana.
L’idea della pellicola non è nemmeno tanto male, visto che ironizza sul tentativo di realizzare un film in Italia, peccato che il trailer non promette niente di buono.
A chi volesse avventurarsi a vederlo, dico allora: “Auguri e figli maschi!”.
Ford, il figlio maschio l’hai appena avuto? E allora, già che ci sei, non ti resta altro che sucarti ‘sto film!
Il consiglio di Ford: sorry Albano, la domenica notte - e non solo - avrò da cambiare parecchi pannolini!
Dopo una settimana passata senza alcun film italiano inutile ecco tornare alla ribalta un titolo di cui tutti noi - e parlo anche del Cannibale, pensate quanto sono diventato buono con la paternità - potevamo tranquillamente fare a meno, e che probabilmente è destinato ad un oblio che mi pare buono e giusto.
L'idea di una Blog War molto war e poco blog che io ed il mio antagonista potremmo intraprendere contro il Cinema nostrano mi pare ormai quasi una necessità, più che un piacevole divertissement.

domenica 12 febbraio 2012

Luck: fortunato sì, chi arriva al traguardo sveglio

Luck
(serie tv, stagione 1, episodi 1 e 2)
Rete americana: HBO
Rete italiana: non ancora arrivata
Creato da: David Milch
Cast: Dustin Hoffman, Jason Gedrick, Ian Hart, Richard Kind, Kevin Dunn, Dennis Farina, Ritchie Coster, Jill Hennessy, Nick Nolte, Chantal Sutherland, Kerry Condon
Genere: scommesse
Se ti piace guarda anche: Seabiscuit, Febbre da cavallo, Deadwood

Fate il vostro gioco. Cosa preferite? Puntare al casinò? Le corse di cavalli?
Bingo.
Non intendevo Bingo il gioco. Intendevo “Bingo” se le corse di cavalli sono il vostro affare, siete i benvenuti in Luck. Se invece dei cavalli e soprattutto delle corse di cavalli non ve ne può fregare di meno, galoppate pure al largo.

"Ma io pensavo fosse una serie sulle cavalle, le belle cavallone intendo..."
"Invece ti abbiam fregato, Dustin. E ormai il contratto l'hai firmato!"
Luck è la nuova serie di HBO con protagonista Dustin Hoffman.
Oooooooh
tutti a gridare di stupore. Tutti a parlare di capolavoro imprescindibile. Di nuova pietra miliare nella storia della tv senza mai nemmeno averne visto un solo istante.
Io però ho un dubbio: qualcuno ricorda forse quando Dustin Hoffman ha fatto l’ultimo film decente?
A qualcuno devo per caso rinfrescare tutte le merdate di film che Dustin Hoffman ha fatto di recente?
Mi presenti i tuoi?, Vi presento i nostri, Mr. Magorium in cui trascinava con sé nel baratro persino la sola e unica Natalie Portman?
Diciamolo, è tipo dal 1991, anno del mitico Hook - Capitan Uncino, che Dustin Hoffman non fa un film davvero degno di essere ricordato. E diciamo pure che è dagli anni ‘60/’70 che Hoffman vive di rendita, non solo economica ma anche a livello artistico. Ché poi a dirla tutta ma proprio tutta è un attore che a me, personalmente, non è mai piaciuto. Il suo film che preferisco è Il laureato, ma forse con un altro attore protagonista al suo posto sarebbe stato ancora meglio. Chi può dirlo?

Chiuso il capitolo Hoffman che mi avrà fatto guadagnare l’odio di tutti coloro che lo ritengono uno dei più grandi attori viventi (ma ne siete davvero convinti? Really?), andiamo al secondo capitolo di questo romanzo breve: HBO.
Luck, l’abbiamo detto, è una produzione HBO, noto e rispettato network americano, sinonimo di tv di grande qualità. Su questo nulla da dire, ha sempre realizzato ottimi prodotti. Ha anche aperto qualche inarrestabile piaga sociale, come Sex and the City, ma in generale ha realizzato serie, film e film tv di notevole qualità? Assolutamente sì. Spesso però anche un tantinello sopravvalutati. I Soprano? Sopravvalutatissimi. Boardwalk Empire? Splendidamente realizzato ma pure una palla allucinante. Six Feet Under? Bello eh, però un filino macabro da seguire con costanza per tutte le stagioni. Big Love? Il manuale di come partire dall’intrigante idea di un uomo poligamo e realizzare una delle serie più noiose di sempre. Band of Brothers e The Pacific? E chi c’ha mai avuto voglia di vederle, quelle?
Insomma, HBO fa serie che seguo, e con piacere, come Game of Thrones e True Blood, però difficilmente qualcuna che rientri davvero tra le mie preferite in assoluto.
Per quelle c’è già la AMC, quella che io chiamo anche “La versione figa di HBO”, casa di serie capolavoro come Mad Men e Breaking Bad.

"Sì, siamo più espressivi del cavallo di War Horse, però non è che ci va tanto..."
Okay, questo giusto per dare subito una mazzata a due mostri sacri come Dustin Hoffman ed HBO. Così ho la coscienza a posto.
Passiamo ora al terzo capitolo, quello fortunato (sì, solo nel titolo), del post: Luck.
A proposito di talenti bolliti, non bastasse Dustin Hoffman, eccone degli altri: la sigla dello show è Splitting the Atom dei Massive Attack. Grandissimi Massive Attack: sì, ‘na vorta pure loro. Questo pezzo è invece tratto dal loro ultimo deludentissimo album, quindi complimentoni per la scelta!
Gli altri attori? C’è l’invecchiato Nick Nolte che, nonostante la nomination ai prossimi Oscar per Warrior, a me continua a non convincere e c’è pure Jill Hennessy, qualche anno fa protagonista di Crossing Jordan, una serie che non m’ha mai attirato manco per sbaglio.

I biglietti per la Juve eran finiti, nè?
Se il cast non è di quelli che mi facciano ribollire il sangue nelle vene e battere forte il cuore per l’emozione, il problema vero della serie è comunque soprattutto il tema affrontato.
Riuscite a immaginare qualcosa di meno affascinante delle corse di cavalli?
A me vengono in mente giusto una serata al karaoke o Enrico Brignano che tenta di far ridere. E poche altre cose. Una serata al karaoke CON Enrico Brignano, ad esempio, e poi le corse di tartarughe, forse. Che pure queste ultime potrebbero magari anche avere il loro fascino, chissà? Chi ha mai visto una corsa di tartarughe?
A livello personale dunque l’unico elemento di interesse nei confronti di questa serie è dato dalla regia, nell’episodio pilota, di Michael Mann. Grande Michael Mann, ma pure lui per quanto non sia bollito del tutto, è da Collateral che non fa davvero un film fenomenale. Ammettiamolo candidamente.

"Punto tutto sulla vittoria di
Pensieri Cannibali nella prossima Blog War!"
Nella miriade di personaggi che la serie creata da David Milch (già autore di Deadwood) presenta ce ne fosse poi uno decente, ce ne fosse. Tra Dustin Hoffman che è il solito re del gioco d’azzardo appena uscito di galera e pronto a ritornare in sella e un branco di “scommetitomani” che si giocano tutto alle corse, più qualche addestratore di cavalli corrotto, c’hanno messo dentro persino il tizio balbuziente interpretato dal caratterista  Richard Kind che vorrebbe magari replicare con un Emmy l’Oscar vinto rubato da Colin Firth con Il discorso furto del re. Peccato che nessuno di questa miriade di personaggi sia un minimo interessante. Dico un minimo...

Le musiche invece non sarebbero affatto male, peccato che siano inserite in maniera del tutto casuale, vanno a coprire i dialoghi e soprattutto non c’azzeccano una mazza con le ambientazioni della serie. Sono inserite proprio alla cazzo di cane. “Me and the Devil” di Gil-Scott Heron ad esempio è un pezzo che adoro, ma è stato messo in una scena in cui non c’entra niente ed è sfumata a malo modo. Dimostrazione lampante di come in colonna sonora non basti avere delle belle canzoni, ma si debba anche sapere come usarle.
N.C.S. = Non Ci Siamo.
Fa fa strano vedere uno come Mann combinare un pastrocchio del genere, considerando l’unione fenomenale di musica + immagini realizzata ad esempio in Collateral, o anche nel più vecchiotto Manhunter - Frammenti di un omicidio, con una “In-a-Godd-Da-Vida” degli Iron Butterfly usata magistralmente per creare inquietudine.

Nonostante una valida regia di Mann, comunque lontano miglia dai tempi d’oro, e una realizzazione tecnicamente impeccabile, i dialoghi tra i meno interessanti sentiti EVER e la tematica delle scommesse di cavalli BORING fanno di Luck uno degli episodi pilota meno APPEALING nella storia della HBO. E forse nella storia della tv americana tutta.
Se siete fan di Dustin Hoffman, di HBO e di corse di cavalli, state comunque certi che questa sarà la vostra serie dell’anno. Per quanto mi riguarda, io invece preferisco giocare a poker, mentre insieme ai cavalli di Luck non credo correrò a lungo. Questo noioso (ma per fortuna mai quanto War Horse) puledro nelle sue gambe potrebbe anche possedere del potenziale, va bene, ma certo che nemmeno alla seconda puntata le cose migliorano. E allora, che fare? Mi sa che gli concederò ancora uno o due giri, pardon puntate, di fiducia. Ma poi basta…
(voto 5/10)

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