domenica 29 novembre 2009

E guerra sia

È una Santa Domenica post gin-demon con il suono del nuovo disco targato Thirty Seconds To Mars che comincia a scorrere nelle orecchie con l'effetto di acqua fresca. O acqua Santa?

Non ve lo dico troppo esplicitamente, perché se no quelli di Google Blogger mi mandano in men che non si dica una mail di notifica con minacce di chiusura immediata del blog, però se fate click sull'immagine potreste trovare il link vincente.

"This Is War", Thirty Seconds To Mars

1. Escape: 2012, la fine del mondo? No, cari Maya. Carramba che sorpresa la fine del mondo è già qui! Il replicante Rutger Hauer ti sussurra nell’orecchio: “Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare.” E poi arriva l’urlo. Di Leto, non di Munch.
2. Night Of The Hunter: un tuffo al cuore negli anni Ottanta. Voce di troietta francese, intro tambureggiante alla “I know there’s something going on” di Frida, suoni electrodensss. Qualcuno storcerà il naso. Io alzo il volume delle casse. Pezzo killer. Anzi, Killers.
3. Kings and Queens: i re e le regine arrivano annunciati dal gabbiano. Pochi elementi bastano per incoronarli. Una chitarra presa in prestito da The Edge. Una voce pulita che arriva dritta al punto. Un video realizzato con una geniale operazione di marketing comunista (aspetto da non trascurare considerato che i 30 Seconds devono una parte importante del loro successo sia alla cura cinematografica delle clip, sia alla forza della community online. E un coro che potrebbe diventare l’inno dei prossimi mondiali (se la gioca con "Bad Romance" di Lady Gaga e "Viva la Vida" dei Coldplay).
4. This Is War: sembra partire come la sigla di Lost. Più probabilmente hanno campionato la colonna sonora di 2001: Odissea nello spazio. Ritornello incazzato e grungy. Una meraviglia di canzone. Un futuro probabile singolo.
5. 100 Suns: I believe in nothing, il mio nuovo inno acustico personale.
6. Hurricane (featuring Kanye West): Kanye è come Dio. È in cielo, in Terra e adesso anche nel disco dei Thirty Seconds To Mars. Ovviamente con tanto di voce in auto-tune. Qualcuno continuerà a storcere il naso. Il volume delle mie casse va sempre più su.
7. Closer to the Edge: atmosfere 80s decadenti, everybody doin’ a brand new dance now, come on baby do the emo-motion.
8. Vox Populi/A Call to Arms: apri gli occhi. Scendi dalla brandina, soldato palla di lardo. Non ti sembra di stare in mezzo alle bombe di The Hurt Locker o tra i soldiers fulminati di Redacted?
9. Search & Destroy: sussurra e grida. Marcia e combatti. Punta e premi il grilletto. Cerca e distruggi.
10. Alibi: un piano delicato ci riporta alla quiete. Non per cercare un alibi, ma Jared non può neanche stare tutto il tempo a urlare (vabbè, dai, giusto un pochino sul finale del pezzo).
11. Stranger in a Strange Land: straniero in una Zombieland. Lo spirito di Trent Reznor aleggia nell’aria malsana della canzone. Trent Reznor non è morto, direte voi. Certo, però s’è ripulito, disintossicato, s’è persino sposato e dalle foto sembra anche una persona felice, quindi è lecito aspettarsi un prossimo disco tutto love love love.
12. L490/Equinox: titoli di coda. L’orgia di Eyes Wide Shut ha ufficialmente occupato lo studio di registrazione dei 30 Seconds. Make love not war, direbbe John Lennon. La guerra è finita, direbbero i Baustelle.

Grande album. Epico, cinematografico ed ambizioso. Si sente che Jared Leto & Co. non sono voluti tornare con un dischetto campato per aria tanto per sfruttare l’onda lunga della bella bugia raccontata con il disco precedente. Hanno voluto scendere in trincea e combattere sulla sottile linea rossa (non a caso Leto c’era, in quel capolavoro di film). Se vogliamo trovare un difetto, non è che c’hai messo dentro un po’ troppi cori, eh Jared?

2 commenti:

  1. il singolo mi è piaciuto subito,il resto dell'album non me lo sono ancora ...ehm ...come si dice...procurato,però provvederò presto.

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  2. se clicchi sulla copertina del disco puoi ehm procurartelo.. subito

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