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giovedì 19 dicembre 2013

LE MEGLIO SERIE TV 2013, DALLA 20 ALLA 11




Dopo le posizioni dalla 40 alla 31 e quelle dalla 30 alla 21, stiamo per scoprire le serie tv migliori dell’anno secondo Pensieri Cannibali, ma non ancora. In attesa della top 10, oggi è il turno di quelle quasi migliori, con i telefilms dalla 20 alla 11. A dimostrazione di una qualità altissima, quest’anno persino superiore a quella delle pellicole cinematografiche, sono tutte serie che avrebbero meritato tranquillamente un posto tra le prime 10.

20. The Killing
La serie impossibile da uccidere
(stagione 3)

Trama semiseria
The Killing ha più vite di un gatto ed è più difficile da ammazzare di uno zombie. E meno male.
Cancellata già al termine della seconda stagione, era poi stata resuscitata per miracolo, ma alla fine della terza è stata di nuovo eliminata dai palinsesti. Anzi no, dietrofront: il prossimo anno tornerà con una mini-stagione conclusiva. Conclusiva, aspettiamo a dirlo.
Per intanto nella terza stagione, lasciata alle spalle la drammatica sparizione di Rosie Larsen, la mitica accoppiata Linden & Holder investiga su un nuovo caso che riguarda delle baby prostitute. A sorpresa, la serie resta ambientata a Seattle e non a Roma.

Pregi
- È la serie crime americana migliore in circolazione. Parola di uno a cui le serie crime di solito fanno venire voglia di spararsi.
- Ai due detective Linden & Holder ci si affeziona ancora di più.
- Peter Sarsgaard nei panni di un tizio nel braccio della morte offre un’interpretazione mostruosa. Come hanno fatto a non accorgersene quelli dei Golden Globe?
- La vicenda politica, elemento un pochino traballante nelle prime due stagioni, qui è del tutto assente.
- C’è un episodio diretto da Jonathan Demme che... Madonna che episodio!
- C’è un nuovo gruppetto di giovani attori molto promettenti, tra cui svetta Bex Taylor-Klaus nei panni dell’aggueritissima teen lesbica Bullet.

Difetti
Si tratta di un thriller realizzato alla grande, ma che fondamentalmente non rappresenta nulla di così nuovo od originale nel genere.

Personaggio cult
Bullet (Bex Taylor-Klaus)

19. Girls
Girls still want to have fun
(stagione 2)

Trama semiseria
Lena Dunham, le sue amichette girls e i suoi amichetti boys continuano a condurre una grama esistenza hipster in quel di New York City, andando in giro a ciulare per party super cool ed esclusivi. In pratica, un drammatico spaccato di quanto sia dura la vita ai tempi della crisi.

Pregi
- Lena Dunham come sceneggiatrice continua a maturare e in questa seconda stagione ci ha regalato dei notevolissimi saggi brevi di narrativa contemporanea, sotto forma telefilmica.
- Il fantastico episodio “One Man’s Trash” con guest-star Patrick Wilson.
- Il finale di stagione non smielato, solo romantico il giusto.
- Una grande colonna sonora super varia che spazia dagli Oasis alle Icona Pop passando per Fiona Apple.
- Il personaggio di Marnie (Allison Williams) in questa seconda stagione esplode e ci regala alcune scene memorabili, come quando a una festa reinterpreta “Stronger” di Kanye West.



Difetti
Le Girls non è che siano il massimo della simpatia, a volte. Però il bello della serie è anche quello, presentarci dei personaggi con tutte le loro debolezze e scazzi, per quanto possano renderli persino odiosi.

Personaggio cult
Adam Sackler (Adam Driver)


18. Utopia
La comprensione della trama della serie? Questa sì che è un’utopia
(stagione 1)

Trama semiseria
La vicenda ruota tutta intorno a una misteriosa domanda: "Where is Jessica Hyde?"
Quello che la gente in realtà si chiede è: "Who the fuck is Jessica Hyde?"

Pregi
- Pilot fighissimo.
- La storia è un irresistibile mix tra trame fumettistiche e cospirazioni governative, il tutto realizzato con un sempre gradito, almeno da questa parti, tocco British.
- Stile registico fresco, montaggio veloce, fotografia notevole. Tecnicamente una delle serie più belle da vedere quest’anno e roba da far invidia anche alla maggior parte dei film in circolazione.
- Un manipolo di personaggi parecchio misteriosi e affascinanti come lo spietato killer Arby (Neil Maskell) e l’enigmatica Jessica Hyde (Fiona O’Shaughnessy).

Difetti
- Dopo una partenza ricca di spunti strepitosi, qua e là la serie si complica troppo e incespica un po’ negli sviluppi. Niente di troppo preoccupante, ma l’impressione è che la serie il prossimo anno con la seconda stagione potrebbe anche dare di più.
- A livello emotivo il coinvolgimento nei confronti dei personaggi non è altissimo.

Frase cult
Where is Jessica Hyde?

17. Banshee
Una cittadina piena di amish e di… figa
(stagione 1)

Trama semiseria
Hood (Antony Starr) è un tizio cazzuto che appena uscito di prigione va a vivere in una cittadina di nome Banshee piena di amish. Perché con tutti i posti al mondo va ad abitare proprio lì? A forza di stare in prigione è diventato scemo?
No. Perché Banshee, oltre che piena di amish, è anche piena di figa.

Pregi
- Non so se la cosa vi può interessare o meno, ma se vi interessa è una delle serie con più figa in circolazione. Ivana Milicevic e Lili Simmons sono strepitose e spesso svestite. Se la cosa invece non vi interessa, sappiate che anche il protagonista Antony Starr è un gran figo.
- Kai Proctor (l’attore danese Ulrich Thomsen) è un villain con i controcazzi.
- Dopo una partenza non eccezionale da mediocre serie action, Banshee cresce episodio dopo episodio trasformandosi in un dramma shakespeariano di impressionante intensità.

Difetti
L’episodio pilota non è eccezionale con la sua voglia di stupire a tutti i costi e potrebbe disorientare qualche spettatore. Per fortuna già dalla seconda puntata le cose migliorano.

Personaggio cult
Job (Hoon Lee), l’aiutante trans e hacker del protagonista Hood

16. Homeland
Edward Snowden pazza e in gonnella contro tutti
(stagione 3)

Trama semiseria
Al termine della seconda stagione la sede della CIA era stata fatta saltare per aria e quindi ora gli agenti superstiti decidono di costruirla in un altro posto. Un posto a caso: le Hawaii. Inizia così Homeland – Hawaii Edition con la prosperosa Pamela Anderson al posto di Claire Danes e l’aitante The Rock anziché Damian Lewis.

Pregi
- È stata la stagione più imprevedibile e sorprendente della serie e la quarta potrebbe prendere direzioni ancora più inaspettate.
- Le grandi scene e i momenti di tensione non sono mancati.
- Lo splendido episodio s03e03 “Tower of David”.
- Il finale di stagione shock.

Difetti
- È stata la stagione più confusa e incerta su quale direzione far prendere alla serie, troppo poco terroristica nella prima parte e troppo terrostica nella seconda.
- Nonostante alcuni momenti altissimi, nel complesso è stata una stagione inferiore alle due precedenti, che avevano conquistato il primo posto nella classifica delle meglio serie tv di Pensieri Cannibali sia nel 2011 che nel 2012.
- Troppo poco Nicholas Brody (Damian Lewis).
- Alcuni salti temporali in avanti sono sembrati un po’ affrettati.
- Il personaggio di Jessica Brody (Morena Baccarin) è stato buttato via quasi del tutto, mentre quello di Dana (Morgan Saylor) ha avuto un grosso spazio all'inizio per poi essere anch’esso gettato. Per non parlare di Fara (Nazanin Boniadi), l’assistente musulmana di Saul (Mandy Patinkin) che sembrava dover giocare un ruolo fondamentale e invece niente, così come anche Peter Quinn (Rupert Friend).

Personaggio cult
Nicholas Brody (Damian Lewis)


15. American Horror Story: Coven
Tremate tremate, se le streghe voi trombate
(stagione 3)

Trama semiseria
Taissa Farmiga scopre di non essere del tutto normale quando il suo boyfriend muore trombandosela. Viene così spedita in una scuola speciale... Hogwarts?
No, la versione cool di Hogwarts, un covo capitanato da Sarah Paulson e dalla strega Suprema Jessica Lange. Altroché Albus Silente...

Pregi
- Le prime puntate sono le più divertenti e (relativamente) leggere della serie in assoluto.
- Taissa Farmiga + Emma Roberts formano proprio un bel Coven di streghetten fighetten.
- Notevole il personaggio notevolmente da stronza di una notevole Kathy Bates.
- Evan Peters a fare lo zombie se la cava bene. Ma non so se per la sua carriera futura questa sia una buona notizia.
- Lily Rabe in versione simil Stevie Nicks dei Fleetwood Mac: fantastica!
- Jessica Lange ormai è una garanzia.

Difetti
- Manca l’effetto sorpresa della prima stagione e lo spessore “storico” della seconda.
- Come già capitato alle due precedenti stagioni, dopo una partenza a mille si incontra qualche episodio un po’ sottotono.
- Denis O’Hare in versione schiavetto della Suprema è abbastanza ridicolo e sembra il maggiordomo di Scary Movie 2. Se è una cosa voluta, passa subito tra i pregi della stagione.
- Sarah Paulson accecata e sottotono rispetto all'Asylum.
- La stagione finirà solo a gennaio e quindi fare un punto completo ora è difficile. Peggio per voi, autori di AHS, non sapete che le classifiche cannibali di fine anno sono stilate appunto a fine anno?

Personaggio cult
Madison Montgomery (Emma Roberts)

14. Black Mirror
Nel futuro saremo governati da un grillo, pardon da un orsetto blu
(stagione 2)

Trama semiseria
Tre mini-film che ci proiettano in un distopico futuro prossimo.
Nel primo, alla protagonista muore il fidanzato e così si dà al porno su internet. Fino a che un giorno non incontrerà la sua anima gemella, un certo Don Jon.
Nel secondo, una tipa si sveglia priva di memoria e alla fine si scopre che Don Jon la sera prima le aveva versato del Roipnol nel drink.
Nel terzo mini-film, Don Jon viene eletto a capo del governo e il mondo diventa un porno, volevo dire un posto fantastico.

Pregi
- Pur priva dell’effetto sorpresa della prima stagione, Black Mirror continua a stupire e ad essere geniale.
- Il primo episodio Be Right Back è quello più emozionante finora della serie.
- Il terzo episodio The Waldo Moment è una delle più efficaci riflessioni socio-politiche mai viste. Tra l’altro con non pochi riflessi visibili nell’attualità italiana…

Difetti
- Il secondo episodio “White Bear” è leggermente sottotono rispetto agli altri due, per via della tematica ormai abusata dei reality-show.
- Solo 3 episodi, uffi.

Personaggio cult
Waldo

13. Mad Men
Sono pazzi questi uomini
(stagione 6)

Trama semiseria
Don Draper si stufa di fare il pubblicitario e si unisce ai movimenti studenteschi sessantottini. E così scopa ancora più di prima.

Pregi
- Linda Cardellini nei panni dell’amante stagionale di Don Draper (Jon Hamm).
- January Jones è tornata in splendida forma e non la truccano più come una cicciobomba cannoniera. Guarda caso Don non esiterà un attimo a ritrombarsela.
- Belle le parentesi “teen” dedicate a Sally Draper (Kiernan Shipka).
- Roger Sterling (John Slattery) in questa stagione è ancora più un idolo totale.
- Il bellissimo finale di stagione sulle note di “Both Sides Now” di Judy Collins, il cui testo si sposa alla perfezione con le immagini.

Difetti
La qualità di Mad Men è sempre talmente alta che ormai non fa più notizia e non riesce a stupire come un tempo.

Canzone cult
Judy Collins “Both Sides Now”

12. Vikings
Game of Thrones senza le parti noiose
(stagione 1)

Trama semiseria
I Vichinghi sono un popolo semplice: mangiano, bevono, scopano, prendono funghetti allucinogeni, si ammazzano, cose così. Fino a che all’illuminato Ragnar Lodbrok (Travis Fimmel) non viene voglia di andare in cerca di nuove terre e nuove civiltà. È così che i Vichinghi arrivano in uno strano paese a forma di stivale, dove accendono uno strambo elettrodomestico quadrato che trasmette delle immagini con sotto il logo




e si chiedono: “E questa sarebbe civiltà?”.


Pregi
- È una serie storico-fantasy che riecheggia le atmosfere di Game of Thrones. Solo concentrandosi su pochi, azzeccatissimi protagonisti ed evitando miliardi di personaggi secondari inutili.
- Il protagonista principale Travis Fimmel non è solo bello bello in modo assurdo ma si rivela anche un ottimo attore.
- Katheryn Winnick nei panni della vichinga guerriera spadroneggia.
- Gabriel Byrne è un gran cattivone.
- Attraverso il personaggio del monaco Athelstan (George Blagden) viene introdotto un interessante discorso religioso e di confronto tra culture diverse. E in più il monaco è protagonista di una fenomenale scena sotto effetto di funghetti allucinogeni.
- Grandissima sigla sulle note di “If I Had a Heart” di Fever Ray.

Difetti
Nonostante la serie sia prodotta da History Channel, l’aderenza storica per i puristi non sarà perfetta, ma pur sempre meglio della versione della Storia di The CW, no?

Personaggio cult
Floki (Gustaf Skarsgård)


11. Rectify
Il braccio della morte non è poi così male rispetto a fuori
(stagione 1)

Trama semiseria
Daniel Holden (Aden Young) viene fatto uscire di galera dopo 19 anni nel braccio della morte, in attesa di essere nuovamente processato. Una volta uscito, il mondo è cambiato rispetto a come lo ricordava: c’è la crisi, la disoccupazione, i Forconi… Al che lui fa: “Ma vaffanculo, io me ne torno dentro!”.

Pregi
- Aden Young stellare nei panni del protagonista.
- Un cast di supporto altrettanto strepitoso: Abigail Spencer, Adelaide Clemens, Luke Kirby, Clayne Crawford. Tutti fenomenali e tutti volti che in futuro potremmo rivedere spesso in tv e al cinema.
- Dialoghi di enorme profondità.
- La serie gioca bene con l’ambiguità del protagonista senza sbilanciarsi troppo: colpevole o innocente? Santo o peccatore? Sfigato vittima di un gomblotto o folle assassino?

Difetti
- L’episodio pilota non è fenomenale e ci va un po’ di pazienza per innamorarsi di questo gioiellino di serie.
- Rectify sembra non avere rivelato il suo potenziale completo e con la seconda stagione, già confermata, potrebbe fare ancora meglio.

Attrice cult
Abigail Spencer


martedì 9 aprile 2013

THE KNIFE, LA NORMALITA’ FATTA A FETTE

I The Knife li conoscete tutti, vero?
Nooo?
Magari dite di no, ma in realtà li avete già sentiti, in qualche modo.
La loro hit “Pass This On” passava persino in radio qualche annetto fa ed è stata usata in alcuni film come lo splendido Les Amours Imaginaires (titolo inglese Heartbeats, vedi canzone successiva) e nel meno, molto meno splendido Elles.

(aperta parentesi questa è una delle canzoni più belle del nuovo millennio chiusa parentesi)



La loro “Heartbeats” rifatta in versione acustica da Jose Gonzalez è stata poi usata in un celebre poetico spot Sony.



La cantante dei Knife, Karin Dreijer Andersson, meglio nota come Fever Ray che è anche più facile da pronunciare, nel 2009 ha pubblicato un disco solista stellare e un suo pezzo, If I Had a Hearth è ora usato come sigla della notevolissima serie tv Vikings.



La Karin ha poi prestato la sua particolare voce anche alla karina ma diciamo pure splendida "What Else Is There?" dei Royksopp.



Niente?
Non li avevate mai sentiti comunque?
Adesso potete dire di conoscerli. E adesso è arrivato anche il loro nuovo allucinante album.

The Knife “Shaking the Habitual”
Genere: psyco
Provenienza: Stoccolma, Svezia
Se ti piace ascolta anche: Fever Ray, Bjork, Zola Jesus, Crystal Castles, Grimes, Portishead, Radiohead

Quando si dice mantenere fede agli impegni presi. I misteriosi The Knife hanno intitolato il loro nuovo disco “Shaking the Habitual” e non l’hanno fatto a caso. Non sono il solito gruppo che annuncia di fare qualcosa di diverso e poi ripropone una misera rimasticatura di quanto già fatto in passato. I The Knife scuotono davvero l’abituale. Il loro disco è folle, rivoluzionario, un uragano di suoni e rumori che si abbatte su e contro tutto ciò che conoscevamo, un’evoluzione di quanto sperimentato con il precedente “Tomorrow, In a Year”, le musiche realizzate per un’opera teatrale basata, guarda caso, su L’origine della specie di Charles Darwin.

Qui dentro non c’è niente di normale, dal tribal-pop da manicomio “A Tooth for an Eye” al trip pazzesco del singolo ammazzaradio nel senso che in radio non lo sentirete mai “Full of Fire”, mentre “A Cherry on Top” sembra uscita fuori da un club del silencio lynchiano, “Without You My Life Would Be Boring” è disco-pop per flauti, “Wrap Your Arms Around Me” è la fine del mondo nel senso che quando arriverà la fine del mondo io mi aspetto un suono del genere. E questi ultimi due sono ancora tra i pezzi più accessibili di tutto il disco, rendetevi conto.



"Noi Knife abbiamo un sound davvero affilato, ahahah!"
E poi ancora ci sono i rumori malati di “Crake”, i rumori horror di “Freaking Fluid Injection”, i 20 minuti di ambient music di “Old Dreams Waiting to Be Realized”, pronti per diventare la colonna sonora di un film di fantascienza non ancora girato. Qualcuno storcerà il naso, ma questo è ciò che io chiamo “Shaking the Habitual”. Dopo aver messo alla prova la nostra pazienza, i Knife ci premiano con il pezzo capolavoro dell’album: “Raging Lung”, quanto di più immediato possiate trovare qua dentro.
Ma non è finita: “Networking” è elettronica spinta oltre ogni limite, come immagino vorrebbe suonare Thom Yorke sia con i Radiohead che con gli Atoms for Peace ma è dai tempi di “Kid A” che non riesce a fare, non in maniera così estrema e libera. Discorso analogo per la successiva “Stay Out of Here”, pronta per essere suonata in qualche club sadomaso o, nell’anno 3000, anche nelle discoteche tradizionali. Suona tutto talmente strambo che il pezzo di chiusura, “Ready to Lose”, che strambo sarebbe su qualunque altro disco, con il suo stile molto Fever Ray, sembra quasi normale. Ho detto quasi. Qui infatti non ci troviamo di fronte a una raccolta di canzoni, bensì a un viaggio nell’ignoto, all’equivalente musicale di film come Enter the Void o Holy Motors.

Fin da ora è questo il candidato più autorevole al titolo di disco dell’anno. Magari non il più bello in assoluto, ma con buona probabilità il più importante e coraggioso. I The Knife non sono normali, queste non sono canzoni abituali, ascoltarle fa male e “Shaking the Habitual” è un capolavoro per malati di mente. Infatti lo adoro.
(voto 9/10)



martedì 12 marzo 2013

DICI SUL SERIE?


Di solito le serie tv più forti negli USA partono in autunno. In questa strana collezione autunno inverno 2012/2013 parecchie chicche sono invece arrivate a inizio anno, nel periodo della cosiddetta midseason. Rimpiazzi di metà stagione che in alcuni casi si stanno rivelando più interessanti delle serie partite in precedenza. Facciamo allora il punto della situazione sulle nuove serie tv.

.

Fatto.
Non siete soddisfatti?
Vabbé, diciamo qualcosa in più su alcune novità che ho seguito/sto seguendo.
Di alcune ho già parlato:


Delle altre ve ne parlo ora.

Banshee
Non date retta al pilota. Non sempre ha ragione. Spesso sbaglia strada e manco sa dov’è diretto.
L’episodio pilot di Banshee non mi era piaciuto un granché. Mi sembrava una serie che puntava solo a spingere le situazioni al limite, a scandalizzare, a shockare, a stupire come se ambisse a tutti i costi al titolo di visione più estrema della tv via cavo americana. Inseguimenti, esplosioni, sparatorie, scopate, scazzottate… Un pulp fuori tempo massimo, insomma. Oppure no?
Già a partire dal secondo episodio ho cominciato a entrare nell’atmosfera del telefilm e da lì in poi me lo sto gustando con enorme piacere.
Il protagonista (Antony Starr, uno che sembra il fratello gemello dello Scott Speedman di Felicity e Last Resort) è un criminale appena uscito di galera che va a vivere in una cittadina piena di Amish. Perché lo fa? Per fare una strage di Amish? No, lo fa per amour, naturalmente. La sua ex, una gran gnocca russa interpretata dalla croata Ivana Miličević (tanto per gli americani tutti quelli dell’Est sono uguali), si è infatti trasferita nella quieta Banshee dove ha un marito e due figli. Il nostro protagonista decide così di restare nei paraggi e, per una serie di (s)fortunate coincidenze, riesce a spacciarsi con successo come nuovo sceriffo locale. Poco a poco, Banshee la ex cittadina traquilla diventerà sempre più violenta e criminale, mentre Banshee la serie diventa sempre più intrigante, grazie a un’ottima regia, un montaggio incalzante, a flashback assortiti e a qualche altro ottimo personaggio come il cattivone ex Amish interpretato da Ulrich Thomsen, la Amish zoccola interpretata dalla sexy Lili Simmons e l'idolesco hacker trans interpretato da Hoon Lee.
Se il pilot non vi convince, proseguite comunque nel viaggio che ne vale la pena.
(voto 7,5/10)

"Hey Mastro Lindo, quanto sole bisogna NON prendere per diventare come te?"
"Tanto, figliolo. Tanto."

Vikings
Una serie sui Vichinghi?
Ero già pronto a parlare di vakkata, invece no. Sorpresa. Vikings è la versione interessante di Valhalla Rising. Laddove nel film di Refn in un’ora e mezza non succedeva nulla, ma NULLA, a parte i miei sbadigli, qua già solo nel primo episodio di 40 minuti capitano parecchie cose e se non altro ci vengono introdotti, bene, i personaggi principali.
Il modello di riferimento della serie sembra essere Game of Thrones, ma rispetto a questo Vikings possiede una maggiore semplicità e un minor numero di intrecci e personaggi. Il che non è del tutto un male, almeno per chi soffre di mal di testa a seguire tutte le vicissitudini dei Sette Regni del Trono di spade.
Nel cast si segnalano un Gabriel Byrne più tamarro del solito, la combattiva Katheryn Winnick, finora vista in horror non proprio indimenticabili come Amusement e Choose, Jessalyn Gilsig di Glee e Nip/Tuck e Gustaf Skarsgard, figlio (raccomandato) del vontrieriano Stellan e fratello (raccomandato) del truebloodiano Alexander.
La serie negli USA passa su History Channel. Nonostante questo, non so quanto la ricostruzione storica sia accurata e i personaggi mi sembrano resi in maniera parecchio moderna. Ci manca poco che si mettano a giocare con l’iPhone…
Alla fine, per noi spettatori moderni, meglio così.
(voto 7+/10)

"Vuoi farmi rivedere Valhalla Rising? Ma sei scemooo???"

Mario
Mario, una serie di Maccio Capatonda. Se amate Mario, amerete anche Maccio. Altrimenti provate ad innamorarvene, dritto per dritto.
Mario, oltre che una serie di Maccio Capatonda, è finalmente una serie tv italiana che vale la pena seguire, come non capitava dai tempi di Boris. E un po’ di Boris in questo Mario c’è. Anche in questo caso assistiamo infatti al dietro le quinte di una produzione televisiva, solo che qui si tratta di un telegiornale, l’MTG. Una parodia nemmeno troppo velata di Studio Aperto, oltre che del mondo dell’infotainment nostrano in generale, ma soprattutto una ventina di minuti di risate garantite ad episodio. Con alcune trovate geniali e già cult, come l’attacco di pani.
Se vi siete persi le prime puntate, no problem: potete recuperarle in streaming sul sito di Mtv.
(voto 7,5/10)

"Ma ma ma questo post fa schifo. Basta, io mi dimetto!"

House of Cards
Questa serie ha fatto parlare di sé soprattutto per il modo in cui è stata distribuita. Il servizio di streaming Netflix l’ha lanciata in un sol colpo. Tutti e 13 gli episodi della prima stagione (ma è già in lavorazione la seconda) sono stati resi disponibili lo stesso giorno. Mossa rivoluzionaria, o gran cacchiata, visto che il prodotto seriale si basa appunto sulla serialità?
Metodo di distribuzione a parte, House of Cards a livello di contenuti invece non è così rivoluzionaria. È una serie politica, molto cinica e cattiva, che segue la scia del sottovalutato Boss o anche del film Le idi di marzo di Giorgione Clooney. Il tutto con protagonista uno spumeggiante Kevin Spacey, tornato ai livelli di forma di American Beauty o quasi, e degli ottimi comprimari come Kate Mara, la sorella maggiore di Rooney Mara, e Corey Stoll, l’Hemingway di Woody Allen nel suo Midnight in Paris. La regia dei primi due episodi poi è di David Fincher, che porta con sé la sua tipica fotografia dark-chic, quindi fossi in voi una chance gliela darei.
Però, c’è un però…
Per quanto molto ben scritta e recitata e diretta alla grande, c’è qualcosa che impedisce ad House of Cards di essere un cult assoluto. Oltre al fatto di presentare una visione politica non distante da quanto già visto altrove, i personaggi sono tutti chi più chi meno così stronzi che è difficile affezionarsi davvero a loro. Anche se, poco a poco, la visione diventa talmente avvolgente da farci diventare tutti un po’ più stronzi. I cuori teneri quindi è meglio se girano al largo.
(voto 7-/10)

"No, ma dico, state leggendo Pensieri Cannibali?
Ha dato un voto più alto alla serie di Maccio Capatonda che alla nostra. Ma si può?"

Broadchurch
The Killing in versione British?
Mmm, una specie.
Da Twin Peaks in poi, film e serie tv vari si sono concentrati a presentarci i casi di ragazze scomparse. In Broadchurch a essere ritrovato morto è invece un ragazzino di 11 anni. Si è suicidato? È stato ammazzato? L’hanno ucciso gli zingari? Gli altri bimbiminkia della cittadina di Broadchurch sono in pericolo?
Ad affiancare le indagini della sbirra locale interpretata da Olivia Colman (quella del film Tyrannosaur), arriva un nuovo detective, interpretato da David Tennant. David Tennant che ha uno stuolo di fan accaniti poiché ha interpretato per qualche anno il Doctor Who. Non avendo mai seguito quella serie, non ho ben capito tutto l’hype intorno a quest’attore, però qui se la cava bene.
Rispetto a un Twin Peaks, Broadchurch manca della componente più visionaria e inquietante e predilige atmosfere intimiste, non troppo distanti da La ragazza del lago, uno dei migliori film italiani degli ultimi anni. Splendidamente girata e intepretata, al momento sembra difettare di una certa originalità, ma per i fan del made in UK (oltre che di David Tennant), quello con Broadchurch è un appuntamento imperdibile.
(voto 7/10)

"Abbiamo chiuso la spiaggia: l'albino di Banshee ha deciso
di prendere il sole e non sappiamo quello che potrebbe succedere..."

Red Widow
Non ha convinto nessuno, ha fatto registrare ascolti pessimi, è appena partita ma è già a rischio cancellazione, eppure a me il debutto di Red Widow non è dispiaciuto affatto.
Lo spunto di partenza è intrigante: una desperate housewife MILF resta vedova (non spoilero niente, lo dice già il titolo stesso della serie) e si trova quindi costretta a proseguire a modo suo gli affari loschi del marito. Affari che hanno a che fare con la mafia russa. Come in una versione più tv friendly e commerciale di La promessa dell’assassino di David Cronenberg.
A sorpresa, i russi stanno diventando un trend topic nella tv a stelle e strisce, come non capitava dai tempi di Ronald McDonald Reagan e della Guerra Fredda. Di recente non si è fatto altro che parlare di terroristi islamici, mentre adesso è di nuovo ora di prestare occhio alla Perestrojka, tra le spie di The Americans, i criminalotti russi di Dexter e Banshee e adesso questa vedova rossa/russa interpretata dalla fascinosa Radha Mitchell, attrice australiana sempre lì lì sul punto di esplodere e diventare la nuova Nicole Kidman o la nuova Naomi Watts e invece niente. Nemmeno questa comunque sembra che sarà la volta buona per lei. Questa serie infatti piace solo a me e a breve probabilmente sparirà dalla circolazione.
Bene la protagonista, poco credibile invece il cattivone della serie interpretato da Goran Visnjic, altro attore croato chiamato a fare la parte del russo, vedi Banshee: evidentemente per gli americani tra croati e russi non c’è alcuna differenza.
Red Widow è allora una serie da iniziare a vostro rischio e pericolo, sapendo che la sceneggiatura è curata da Melissa Rosenberg, una capace di passare dagli episodi migliori di Dexter (quelli con Trinity) agli adattamenti di Twilight, e sapendo che probabilmente non durerà più di una manciata di episodi.
(voto 6,5/10)

"Vi prego, fateci durare almeno qualche episodio in più di Zero Hour!"

"Azz! Quel Cannibale non ci sta certo andando giù leggero con la nostra serie..."
Cult
Ci sono delle serie che diventano subito dei cult. Cult non è una di queste.
La prima puntata di questa nuova serie di The CW combina al suo interno di tutto un po’, dai reality-show ai culti di massa, ma finisce per apparire come una versione sfigata di The Following, o anche un tentativo maldestro di creare qualcosa a tutti i costi cult. E chi cerca a tutti i costi di essere cult, finisce solo per essere scult.
(voto 5,5/10)

1600 Penn
Sitcom incentrata sul figlio pasticcione (Josh Gad, comico emergente anche autore della serie) del Presidente degli Stati Uniti (Bill Pullman).
Se proprio non avete niente di meglio da fare potete dargli una possibilità. Altrimenti fate una partita a Ruzzle, che è più divertente e crea una maggiore dipendenza.
(voto 5/10)

"Dichiaro guerra agli Stati Uniti Cannibali!"

92 MINUTI DI APPLAUSI

"No, basta. Nemmeno io ce la faccio a guardarmi!"
Do No Harm
Serie liberamente ispirata alla storia di Dr. Jeckyll e Mr. Hyde, cosa che significa: doppia personalità.
Quello della doppia personalità, così come il bipolarismo, è un tema che mi affascina sempre parecchio. Sono disposto a seguire qualunque film o serie tv che ne parli, ma Do No Harm no. Do No Harm è una serie che fa del male, alla faccia del suo titolo. Pasticciata, stereotipata, con un protagonista (Steven Pasquale) talmente inespressivo che avrebbe grossi problemi a interpretare un personaggio semplice, figuriamoci uno con una doppia personalità. Per fortuna il pubblico americano non ha apprezzato e la serie è stata cancellata dopo appena… ironia della sorte, due episodi due.
(voto 3/10)

"Oddio, passi essere cancellati dal palinsesto, ma una bocciatura dal
prestigioso sito Pensieri Cannibali è qualcosa che fa davvero male."
Zero Hour
Quando mancano le idee originali, gli autori di serie tv americani come dei provetti chef prendono degli ingredienti differenti e provano a mescolarli insieme, a caso, sperando ne esca qualcosa di buono e saporito.
I creatori di Zero Hour, tra cui Paul Scheuring paparino di Prison Break, hanno preso un po’ di Codice da Vinci, ci hanno messo dentro una manciata di nazisti, hanno condito il tutto con qualche delirio apocalittico, spruzzato sopra un po’ di terrorismo che non fa mai male, ci hanno messo come protagonista una spaesato Anthony Edwards, il Dr. Greene di E.R., e hanno inserito pure l’uomo che odia le donne Michael Nyqvist, tanto per dare un tocco internazionale al piatto. Una volta messo in forno e lasciato raffreddare, hanno dato il tutto in pasto al pubblico americano, che per fortuna non c’è cascato.
Risultato? Serie eliminata dalla faccia della terra dopo 3 episodi. Non ci mancherà.
Il titolo però era perfetto: zero hour, come le ore da dedicare a una porcheria del genere.
(voto 0/10)

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