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sabato 7 maggio 2022

Figa, in città è arrivato il Batman





The Batman

Figa, in città è arrivato il Batman. Quale città?
Boh, non riesco a capire se siamo a Milano o a Gotham City, in fondo si assomigliano, entrambe avvolte nella scighera come sono. In tutto il mondo lo chiamano solo Batman. Qua a Milano invece lo chiamiamo il Batman. Anche se, più che il solito Batman pieno di danè playboy e cummenda, figlio di un baùscia, sembra un incrocio tra il Kurt Cobain e lo Sherlock Holmes.

martedì 22 dicembre 2020

Cotta adolescenziale 2020

 

Rimediamo a un anno abbastanza... diciamo anche parecchio brutto, con un po' di bellezza. Che poi non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace. A me.
Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame di Pensieri Cannibali?
Ecco le star che più hanno conquistato il mio cuoricino negli ultimi 12 mesi.
 
 

mercoledì 18 novembre 2015

Dope: un film da vedere subit, non dop





Dope - Follia e riscatto
(USA 2015)
Titolo originale: Dope
Regia: Rick Famuyiwa
Sceneggiatura: Rick Famuyiwa
Cast: Shameik Moore, Zoë Kravitz, Kiersey Clemons, Tony Revolori, A$AP Rocky, Chanel Iman, Blake Anderson, Kimberly Elise, Rick Fox, Tyga, Casey Veggies, Vince Staples
Genere: dopato
Se ti piace guarda anche: Quel fantastico peggior anno della mia vita, Straight Outta Compton, Prossima fermata Fruitvale Station, Spring Breakers


A grande richiesta di ben zero persone
torno a rappare, non sono andato in pensione
dopo Straight Outta Compton un altro film di cui voglio parlare
sentimi a me anche questo non fa per niente cagare
anzi è bello di brutto
come un gran rutto
dopo aver bevuto Coca-Cola
altroché Messi, questo sì merita una ola

Si chiama Dope
è un film hip-hop
ma è pure rock
t'attizza il cock
non lo devi vedere dopo
non fare il loco
guardalo subito
ti piacerà, non ne dubito
si chiama Dope
e spacca tropp!

lunedì 13 luglio 2015

Pollice insù per Insurgent





The Divergent Series - Insurgent
(USA 2015)
Titolo originale: Insurgent
Regia: Robert Schwentke
Sceneggiatura: Brian Duffield, Akiva Goldsman, Mark Bomback
Tratto dal romanzo: Insurgent di Veronica Roth
Cast: Shailene Woodley, Theo James, Kate Winslet, Ansel Elgort, Miles Teller, Naomi Watts, Jai Courtney, Mekhi Phifer, Octavia Spencer, Zoe Kravitz, Ashley Judd, Tony Goldwyn, Maggie Q, Jonny Weston, Suki Waterhouse, Daniel Dae Kim, Keiynan Lonsdale
Genere: bimbominkioso ma non troppo
Se ti piace guarda anche: Divergent, Hunger Games

Dunque, allora, dove eravamo rimasti?
Nel primo capitolo della saga di Divergent, c'era Shailene Woodley che mi pare fosse malata di cancro. Alla fine, mi sembra, moriva. O forse era solo il suo fidanzato, pardon trombamico a lasciarci le penne?
Non ricordo bene. L'unica cosa che so per certo è che era tutta colpa delle stelle, ma mi sa che ho sbagliato film.

venerdì 3 luglio 2015

L'unica stroncatura al mondo di Mad Max: Fury Road...





L'unica stroncatura al mondo di Mad Max: Fury Road...
la leggerete non so dove, ma a sorpresa non qui su Pensieri Cannibali. E sì che le premesse non erano certo delle migliori. Il primo episodio di questa anomala saga non è che mi avesse entusiasmato più di tanto, giusto per usare un eufemismo. Le cose erano però migliorate con i due capitoli successivi. Ed è ora è la volta di mettersi in marcia su una nuova strada, sulla Fury Road.

Mad Max: Fury Road
(Australia, USA 2015)
Regia: George Miller
Sceneggiatura: George Miller, Brendan McCarthy, Nico Lathouris
Cast: Tom Hardy, Charlize Theron, Nicholas Hoult, Hugh Keays-Byrne, Rosie Huntington-Whiteley, Riley Keough, Zoë Kravitz, Abbey Lee, Courtney Eaton, Megan Gale, Melissa Jaffer
Genere: disto-fico
Se ti piace guarda anche: gli altri Mad Max

È stato un viaggio lungo e difficoltoso, non privo di incidenti e contrattempi. Meglio così. Che palle, quando tutto fila liscio come l'olio. I viaggi più memorabili sono quelli che procedono tra alti e bassi e presentano delle difficoltà sul loro cammino. Dopo una falsa partenza con il primo soporifero Interceptor, l'auto di George Miller ha preso velocità e ha mostrato con Interceptor - Il guerriero della strada e ancor di più con Mad Max: Oltra le sfera del tuono paesaggi parecchio intriganti. Strani, però intriganti. La cosa che più mi ha colpito di questa saga è che ogni episodio è un'avventura a parte. Ognuna è in qualche modo collegata all'altro, ma allo stesso tempo è tutta un'altra storia. Non fa eccezione Mad Max: Fury Road. Non un reboot, né un sequel, quanto piuttosto una rivisitazione dei precedenti episodi. Per fortuna c'è ben poco del primo, giusto la mania per gli inseguimenti in auto, qui comunque condotti a ben altra velocità e potenza visiva. Ci sono diversi richiami ai costumi e alle tribù incontrate in Interceptor - Il guerriero della strada e in Mad Max: Oltra le sfera del tuono e allo stesso tempo c'è qualcosa di più e di diverso. È come se George Miller stesso si fosse reso conto che la sua trilogia possedeva del potenziale che non era riuscito a sfruttare in pieno. Ci sono voluti 30 anni di tempo e il regista australiano è riuscito a spremere tutto il succo presente nei primi tre film in una sola pellicola action de-fi-ni-ti-va.

martedì 29 luglio 2014

TU, TU CHE SEI DIVERGENT





Nel mondo futuristico e distopico immaginato dal romanzo di Veronica Roth Divergent e dall’omonimo film di Neil Burger a esso ispirato, le persone sono divise in 5 distinte categorie, più una sesta a sorpresa.
Scopri a quale appartieni facendo l’affidabilissimo test di Pensieri Cannibali.

Divergent Test

1 – Se ti chiedo di saltare giù da un treno in corsa, tu che fai?
A) Avviso subito il controllore e gli chiedo di farti una multa.
B) Rispondo: “No grazie, amico, però gran bella idea.”
C) Ti dico: “Ma sei scemo?” e torno a giocare con il mio telefonino.
D) Ti chiedo di saltare prima tu.
E) Mi butto senza pensarci.
F) Penso tu sia un bad boy troppo fico e mi ti farei alla grande.

2 – Qual è il tuo film preferito?
A) Vorrei dire Quarto potere, ma in realtà è Save the Last Dance, lo confesso.
B) Guerra e pace, ma ho guardato solo le parti relative alla pace.
C) Juno, of course.
D) Quelli che guardano i miei genitori, perché io non ho una tv mia.
E) Battle Royale.
F) Hunger Games.

3 – Cosa ti fa più paura?
A) Il caos.
B) La guerra.
C) I bulli a scuola.
D) Gli specchi.
E) Non avere niente da fare.
F) I metallari.

4 – Qual è il tuo sommo modello esistenziale?
A) Ilda Boccassini, bitch.
B) Mahatma Gandhi, respect.
C) Che domanda stupida: Albert Einstein, ovvio.
D) Madre Teresa di Calcutta, aaamen.
E) Patrick de Gayardon, oh yeah.
F) Quest’anno è Ariana Grande. L’anno scorso era Selena Gomez.

5 – Uccideresti qualcuno, se fossi costretto a farlo?
A) Qualcuno che odio sì, lo ammetto.
B) Giammai.
C) Nei videogiochi ho fatto fuori più persone io di quante potrai mai incontrarne tu in tutta la tua patetica vita reale.
D) Ucciderei solo me stesso.
E) Volentieri e anche se non fossi costretto. Anzi, andiamo ora!
F) Gli haters dei One Direction li eliminerei tutti quanti.

6 – Quali sono le persone con cui vai meno d'accordo?
A) I bugiardi.
B) I violenti.
C) Gli idioti.
D) Gli egoisti.
E) I codardi.
F) Chi sui social network sparla di Miley Cyrus e Justin Bieber senza nemmeno conoscere loro e la loro splendida musica.

7 – Hai mai guardato La vita segreta di una teenager americana?
A) Ebbene sì. Me ne vergogno, però lo guardavo.
B) No e non ti insulto solo perché sono un tipo pacifico.
C) Ma sei scemo?
D) Non so cosa sia. Mia mamma ha il monopolio della tv e guarda solo Beautiful.
E) No e ti ammazzo se nomini quella serie di merda un’altra volta!
F) Certo, non mi sono mai perso una puntata e Shailene W❤❤dley era bravissima.

Risultati

Prevalenza di A
Candido
Sei un tipo molto quadrato, rispettoso delle regole. Sei sincero e dici sempre la verità. Il tuo destino è quello di lavorare nell’ambito della giurisprudenza e magari diventare un avvocato…
Quest’ultima era una bugia. Sono mica candido, io.


Prevalenza di B
Pacifico
Ti piace la natura, sei sempre gentile con tutti e sei contro ogni tipo di guerra e violenza. E sei pure vegano.
In pratica sei un gran rompicoglioni e nessuno ti sopporta.


Prevalenza di C
Erudito
Sei un intelligentone, un secchione, un nerd. In un’altra epoca verresti preso a botte dal mattino alla sera, ma oggi sei cool e, piuttosto che uno sfigato, vieni considerato da tutti un hipster.
Ma non illuderti: resti sempre un loser.


Prevalenza di D
Abnegante
Sei altruista e totalmente devoto agli altri. Talmente tanto che gli altri ti considerano spesso e volentieri appiccicoso e, se sono Candidi, non esitano a dirtelo in faccia insultandoti pesantemente. Inoltre sei così disinteressato a te stesso che ti vesti come un barbone e l'ultima volta che sei stato dal parrucchiere hai pagato ancora in lire.
Insomma: mettiti a posto che fai schifo. E fattela una doccia, ogni tanto!


Prevalenza di E
Intrepido
Sei coraggioso, non hai paura di niente e corri sempre. Smettila un po’, che non sei dentro un film di Muccino.
Sei inoltre nato per combattere.
No, hey, combattere non me. Giù quelle manacce!


Prevalenza di F
Bimbominkia
Nel libro e nel film la sesta categoria è quella degli Esclusi, ovvero quelle persone che non rientrano in nessuna delle cinque tipologie sopra menzionate. Considerando come si fanno chiamare, io ho deciso di escluderli pure da questo test, sostituendoli con la categoria cui appartengo io, quella dei Bimbiminkia. Come faccio a saperlo?
No, non dal test. Lo so perché Divergent mi è piaciuto parecchio e, se ti piace Divergent, non ci sono alternative: significa che sei proprio un bimbominkia.


Se sei un Bimbominkia, procedi pure alla lettura della seguente recensione tranquillamente.
Se sei un Intrepido, potresti sopravvivere comunque a questo post.
Se invece appartieni a una delle altre categorie, leggi soltanto a tuo rischio e pericolo.

Divergent, la recensione bimbominkiosa

"Tu con quella faccia lì farai di sicuro parte della fazione dei Bimbiminkia."
"Perché te no, Shailene?"
Divergent
(USA 2014)
Regia: Neil Burger
Sceneggiatura: Evan Daugherty, Vanessa Taylor
Tratto dal romanzo: Divergent di Veronica Roth
Cast: Shailene Woodley, Theo James, Kate Winslet, Miles Teller, Ansel Elgort, Jay Courtney, Zoë Kravitz, Tony Goldwyn, Ashley Judd, Maggie Q, Ray Stevenson, Mekhi Phifer, Christian Madsen, Ben Lloyd-Hughes, Amy Newbold
Genere: teen futuristico
Se ti piace guarda anche: Hunger Games, The Host, Star-Crossed, The Skulls – I teschi

Non sapevo proprio cosa aspettarmi, prima di vedere Divergent. Tra i miei friends c’era chi mi diceva: “Sì, è carino, però non quanto Hunger Games.” Per forza. Quello trattasi di uno dei più grandi capolavori nella Storia del Cinema e della Letteratura mondiali. Non è che la prima nuova young adult saga che sbuca dal nulla lo supera così. Anche se qualche anno fa pensavo la stessa cosa di Twilight e poi è arrivato Hunger Games e l’ha spazzato via.

"I paragoni con Hunger Games?
Nonsense puro!"
Sono quindi arrivato alla visione un po’ diffidente. Dopo appena una manciata di minuti, ero però totalmente rapito dalle vicende della pellicola, da questo mondo futuristico in cui l’umanità è divisa in varie categorie distinte. Sì, come in Hunger Games, solo che là c’erano 13 distretti e qua invece ci sono 5 fazioni: i Candidi (boring!), i Pacifici (super boring!), gli Eruditi (losers!), gli Abneganti (un nome migliore non potevano trovarselo?) e gli Intrepidi (che fighi!). Quelli che non appartengono a nessuna categoria sono gli Esclusi e in pratica sono dei senzatetto appestati morti de fame che vivono ai margini della società.
Qualcuno può dire che l'idea delle fazioni sia stata scopiazzata da Hunger Games e quel qualcuno forse c'ha ragione. D’altra parte Hunger Games è la Bibbia dei nostri tempi e tutti lo copiano.
Battle Royale?
No, mai sentito nominare.
Le casate di Hogwarts in Harry Potter?
No, mai sentite nominare nemmeno quelle.
E comunque quella di dividere la società in classi distinte è un’abitudine dell’uomo da sempre e non è necessario tornare indietro fino al Medioevo, basta guardare qualunque film ambientato in un liceo americano dei giorni nostri per ricordarselo: ci sono le cheerleaders e i ragazzi popolari, i nerd, i geek, i dark e i fattoni. Divergent nella prima parte segue esattamente lo schema del teen movie liceale, soltanto ambientato in un contesto futuristico anziché nella solita high-school, con la protagonista che proverà a integrarsi in una categoria di cui non fa inizialmente parte. Un classico dei film adolescenziali americani.

"Non abbiamo obliterato il biglietto. Buttiamoci giù rischiando la vita,
piuttosto che rischiare di essere beccate dal controllore!"
Ma a quale fazione appartiene la protagonista di questa intrippante nuova saga fantasy?
La famiglia di Beatrice Prior fa parte degli Abneganti, ovvero quelli che aiutano gli altri senza pretendere niente in cambio. Quelli che possiamo chiamare più semplicemente “buonisti” e che sono capitanati a sorpresa non da Fabio Fazio, bensì da Ashley Judd, una che era da un bel po’ che non si vedeva in giro, non in un film della portata di Divergent almeno, e da Tony Goldwyn che è quello che fa il Presidente degli Stati Uniti in Scandal, la mia serie tv non-adolescenziale preferita.
Mi correggo: l’unica serie tv non-adolescenziale che seguo.
I loro figli sono Beatrice alias Shailene Woodley, quella di La vita segreta di una teenager americana e di Paradiso amaro dove era troooppo brava, altroché quel vecchio rimba di George Clooney, e poi Caleb alias il nuovissimo attore Ansel Elgort…
Hey, un momento!
Nel romanticissimo film Colpa delle stelle Shailene e Ansel si fanno e qui sono fratelli?
Qualcuno ha pronunciato la parola incesto?

Tralasciando ciò, a una certa età gli adolescenti di questo magico mondo non devono partecipare agli Hunger Games e uccidersi amichevolmente a vicenda, bensì devono decidere il loro intero futuro. Vengono sottoposti a un test attitudinale in cui viene indicata la categoria per cui sono più predisposti, salvo poi avere la possibilità di decidere liberamente a quale gruppo iscriversi e appartenere per tutto il resto della loro patetica vita.
A questo punto vi starete chiedendo: “E allora a che ca**o serve, ‘sto test del ca**o?”.
E inoltre vi domanderete: “Sì, ma il diabolico recensore ce lo vuole dire in quale categoria rientra la protagonista, sì o no?”.
Un momento, ci sto arrivando, ma prima vi metto un bel cartello
ATTENZIONE SPOILER
che se non avete ancora visto il film vi rovino la sorpresa.


"Prova a girare un'altra stagione de La vita segreta di una teenager americana
e poi te lo faccio vedere io se sei ancora Intrepida!"
Beatrice rinnega gli Abneganti e il loro pessimo gusto nel vestire per entrare a far parte del gruppo dei fighi, ovvero gli Intrepidi. Ve l’ho detto. È la solita storia di integrazione della ragazza sfigatella che a un certo punto diventa cool tipica delle comedy teen americane e di cui la cineteca dei miei film preferiti è piena, da Kiss Me fino a Mean Girls, passando per Ragazze a Beverly Hills e Non è un’altra stupida commedia americana. La parte dell’addestramento per entrare ufficialmente a far parte degli Intrepidi è invece un misto tra iniziazione alle confraternite universitarie stile The Skulls – I teschi, misto a un pizzico di Full Metal Jacket. Ce la farà una ragazzetta fragile e malvestita come Beatrice a superare una simile prova?
La ragazza ha delle doti nascoste e non mi riferisco a particolari abilità a letto, visto che qui di sesso non ce n’è manco per sbaglio. Il sesso nelle puritane saghe young adult americane è bandito o guardato come qualcosa di malvagio. Come in Twilight. Dopo circa 12 libri e 20 film, finalmente Bella ed Edward lo fanno e sono puniti diventando genitori di una creatura satanica che viene al mondo non dopo 9 mesi ma dopo pochi giorni. Quindi anche qui vale il detto: niente sesso, siamo young adult.
Come dicevo prima di muovere questa critica, una delle poche che mi sento di fare all’altrimenti splendido film, Beatrice è meno debole di quanto sembri e ha delle doti nascoste.

"Farti tatuare solo una farfallina come Belen era troppo semplice, vero?"
La nostra Beatrice nel test attitudinale era infatti risultata Divergent dalle persone normali. Cosa diavolo vuol dire?
È un po’ come essere bisessuali, solo nel suo caso trisessuali. Dal test Beatrice risulta far parte sia di Abnegazione che di Erudizione che di Audacia. In pratica tutto il meglio mescolato in una persona sola. Le persone così, i Divergent, sono però visti come una minaccia per la società divisa in rigide classi e quindi non dovrà dirlo a nessuno, se non vuole rischiare di essere uccisa. Questo segreto è comunque anche la sua grande forza, ciò che la rende speciale.
Divergent è allora un grandioso inno alla diversità, al distinguersi dalla massa, al non belare insieme alle altre pecore del gregge. Niente che non si sia visto prima in centinaia di altre pellicole, tra cui quelle menzionate fino a qui, ma il film riesce a essere un ottimo prodotto di intrattenimento. Come spesso accade nei blockbusteroni americani moderni la durata è eccessiva, eppure nel complesso i ritmi restano alti per quasi tutto il tempo, grazie alla regia senza pause di Neil Burger, che non a caso aveva già firmato un film da bersi tutto d’un fiato come Limitless.
Molto convincente anche la colonna sonora, in cui svettano Ellie Goulding, Woodkid e M83, e il cast, con il nuovo figaccione inglese Theo James, un Miles Teller che nella parte dello stronzone gigante finalmente convince, una Kate Winslet magari al di sotto dei suoi soliti standard, però è pur sempre Rose di Titanic, cioè, volete mettere?
E poi c’è soprattutto lei, Shailene Woodley. Non sarà ai livelli stellari di Jennifer “Katniss” Lawrence ok, ve lo concedo, ma è davvero brava pure lei. Guardando lo spento The Spectacular Now mi era venuto qualche dubbio in proposito e invece no. Come già dimostrato in Paradiso amaro è un’attrice coi fiocchi, capace di rendere alla perfezione il percorso di una ragazzina debole e insicura che si trasforma poco a poco in una kick-ass woman. O quasi.

Potete allora seguire la massa di Eruditi-pecore e belare i vostri insulti sui social network nei confronti di questo teen movie, oppure fare i Divergent è ammettere che questo, per quanto derivativo, è un ottimo racconto di formazione, che non indugia nemmeno più di tanto in momenti romanticosi. Anzi, credo sia la prima saga young adult nella Storia in cui NON è presente un triangolo amoroso. Chissà se arriverà con i prossimi capitoli della serie, Insurgent e Allegiant. Per intanto godetevi questo Discendent. Non sarà Hunger Games, è vero, però ha comunque tutte le carte in regola per diventare la vostra nuova fissa bimbominkiosa. Fino all'arrivo della prossima, almeno.
(voto 7+/10)

venerdì 4 ottobre 2013

AFTER FART




After Earth – Dopo la fine del mondo
(USA 2013)
Titolo originale: After Earth
Regia: M. Night Shyamalan
Sceneggiatura: Gary Whitta, M. Night Shyamalan
Soggetto: Will Smith
Cast: Jaden Smith, Will Smith, Sophie Okonedo, Zoë Kravitz, Diego Klattenhoff
Genere: schi-fi
Se ti piace guarda anche: Cast Away, Avatar, L’ultimo dominatore dell’aria

Sono basito. Prima di vedere After Earth, non sapevo fino in fondo il significato di questa parola. Ora lo conosco e posso dire di essere davvero basito.
Non so nemmeno da che parte cominciare nello spiegarvi il mio essere basito. Parto dal fatto che il regista della pellicola M. Night Shyamalan ha realizzato una delle cose più potenti e intelligenti dello scorso decennio, The Village, mascherando un film profondamente politico da film dell’orrore. Parecchio pauroso, per di più. Proseguo dicendo che M. Night ha realizzato altre cose splendide come Il sesto senso e Unbreakable, più un’onesta pellicola di intrattenimento fantascientifico come Signs. Fantascientifico mica tanto. Io questa estate i cerchi nel grano li ho visti per davvero. Che poi probabilmente fosse tutta una trovata pubblicitaria del paesino che li ha ospitati (Robella d’Asti ndr) è un altro discorso, però li ho visti. I cerchi nel grano esistono. E mi hanno lasciato basito.
Sono poi basito perché Will Smith continua a essere uno dei pezzi grossi più grossi di Hollywood. Anche se il flop di questo After Earth l’ha finalmente un po’ ridimensionato.

"Fidati, figliolo, tienila su. Solo così possiamo sembrare più espressivi."
Perché non mi piace Will Smith?
Innanzitutto perché è uno dei rapper più scandalosi nella Storia del Rap dopo Vanilla Ice. Non prendendo in considerazione gente uscita da Amici della Maria come Moreno.
E poi come attore è uno dei più inespressivi su piazza, oltre ad essersi reso protagonista di porcherie colossali come Wild Wild West, La ricerca della felicità, Sette anime, Io sono leggenda e Independence Day.
Fosse solo questo, vabbè, sono suoi limiti personali. Però negli ultimi tempi Will Smith s’è fatto portatore dei peggio vizi italiani. Will Smith non è italiano, eppure è un esponente convinto del nepotismo più spietato. Capisco che voglia bene ai suoi figli, ma non è giusto che li faccia lavorare nei suoi film. Già lui recita male, dobbiamo metterci dentro pure la sua prole? E poi sono bambini, quindi è sfruttamento minorile, oltre che circonvenzione di incapaci. Incapaci a recitare.

Non è finita qui, perché adesso l’ex principe di Bel Air, come i peggiori esponenti del nostro cinema alla Pieraccioni, non si accontenta di fare solo l’attore, che già gli riesce in maniera pessima, ma qua si inventa persino autore cinematografico. Guardando i titoli di coda, ho scoperto infatti che questo disastroso After Earth non è tratto da un romanzo, da una graphic novel o quant’altro. Il soggetto della pellicola l’ha scritto lui, Will Smith. Ciò spiega molte cose.
Che poi quanto c’avrà messo a scrivere lo striminzito soggetto di un film del genere?
Il soggetto del film è: Will Smith e il figlio precipitano con la loro astronave sulla Terra, che nel futuro in cui è ambientata la pellicola è diventato un pianeta ostile all’uomo. Solo loro due ahinoi sopravvivono all’incidente, ma Willy è moribondo e non riesce a muoversi e così il figlio dovrà avventurarsi in solitaria sulla pericolosa Terra per recuperare il dispositivo di segnalazione d’emergenza e far arrivare i soccorsi.
Questo non è il riassunto. Questo è l'intero soggetto. Fine. Non succede nient’altro. Per fortuna il film dura solo 1 ora e mezza e non l’hanno tirato troppo per le lunghe, ma a parte questo non ci sono altre note positive.

"Sì, è proprio ciò che sembra: sto per fare la cacca davanti a voi."
After Earth è una prova di sopravvivenza estrema, tra Cast Away, 127 ore e Vita di Pi. Estrema non tanto per il protagonista, l’anti-espressivo Jaden Smith, quanto per noi poveri spettatori. Vedere Jaden Smith recitare in questo film è come vedere i propri genitori scopare: un’esperienza che nessuno dovrebbe provare mai, per nessuna ragione.
C’è qualcosa di peggio di vedere Jaden Smith recitare tutto solo in una Terra priva di altri esseri umani?
Sì, vedere Jaden Smith con suo padre Will che gli rompe le palle a distanza per tutto il tempo.

"Uèèè, sei troppo cattivo con me, Cannibal. In fondo ho solo 15 anni.
Posso ancora fare di peggio!"
Se dovessi creare il film più schifoso possibile, anche con tutta l’immaginazione del mondo difficilmente riuscirei a fare meglio, cioè peggio, di questo. Innanzitutto, ci sono due attori atroci e ci sono solo loro, a parte qualche veloce apparizione della moglie e dell’altra figlia di Will Smith, interpretata non dalla sua vera figlia Willow, bensì da Zoe Kravitz, altra figlia raccomandata in questo caso del cantante Lenny, ma se non altro l’unica di tutta la pellicola in grado di recitare. Quindi c’è una trama risibile uscita come detto dalla mente di Willy e al cui confronto quelle di Stephenie Meyer sono storie un sacco elaborate. C’è poi l’apparizione di alcuni mostri schifosi che non si sa bene da dove vengano. C’è un odioso alone di misticismo new-age che aleggia lungo tutta la visione. C’è un insensato quanto prevedibile finale in cui ATTENZIONE SPOILERONE Jaden Smith da pivello fifone si trasforma improvvisamente nel più coraggioso eroe che il mondo abbia mai conosciuto. FINE DELLO SPOILERONE
Manca solo un’apparizione di Alba Rohrwacher, e poi a me sembra che peggio di così era davvero impossibile fare, anche impegnandosi. E credo che M. Night Shyamalan si sia impegnato. Voglio sperare si sia impegnato per realizzare apposta un film tanto brutto, perché uno che in passato ne ha girati di tanto belli, non riesco altrimenti a capire come possa essere caduto così in basso. Pensavo che con L’ultimo dominatore dell’aria il regista avesse toccato il fondo e invece no, qui ha fatto di peggio. Ormai, non può scendere ancora più giù e quindi da qui in poi non può far altro che risalire la china. Sperando che questa volta il mio sesto senso non si sbagli. Per adesso, il mio sesto senso dice solo: vedo i registi morti.
(voto 1/10)



martedì 13 agosto 2013

GOSSIP KIDS




"Uff, da quando Gossip Girl è finito, non mi chiama più nessuno per lavorare..."
Twelve
(USA, Francia 2010)
Regia: Joel Schumacher
Sceneggiatura: Jordan Melamed
Tratto dal romanzo: Twelve di Nick McDonell
Cast: Chace Crawford, Emma Roberts, Rory Culkin, Emily Meade, 50 Cent, Esti Ginzburg, Philip Ettinger, Billy Magnussen, Zoë Kravitz, Ellen Barkin, Cody Horn, Nico Tortorella
Genere: good kids gone bad
Se ti piace guarda anche: Alpha Dog, Black & White, Kids, Gossip Girl, Slevin

"Veramente non ti chiamava nessuno manco prima, gossip boy. Ahah!"
Twelve non è la storia di un dodicenne, così come il titolo lascerebbe presupporre. Twelve è il nome della droga che assume il ruolo di protagonista o quasi della vicenda. Le droghe possono essere delle grandi protagoniste cinematografiche, si veda in proposito l’eroina letteralmente eroina di film come Trainspotting e I ragazzi dello zoo di Berlino, o l’NZT di Limitless.
Droga a parte, il protagonista “umano” del film è invece White Mike, un ragazzo che dopo la morte della madre malata di cancro si dà allo spaccio. White Mike non si droga, nemmeno beve, nemmeno s’è mai fumato una sigaretta. Eppure decide che quella dello spacciatore è per lui la professione giusta, nel mezzo del cammin della sua giovane vita. White Mike è il fornitore fantasma della gioventù ricca dell’Upper East Side di New York.
In pratica questa è, o almeno dovrebbe essere, una sorta di versione tossica di Gossip Girl. Non è certo un caso allora che nei panni del protagonista White Mike troviamo Chace Crawford, quel fesso di Nate Archibald in Gossip Girl. Dico fesso, perché era uno di quei personaggi che all’inizio promettevano bene, e poi se n’è andato a farsi benedire, così come tutto il resto della serie, peggiorata di stagione in stagione e diventata ‘na roba sempre più ridicola. Poi finalmente, qualche mesetto fa, Gossip Girl è terminato e Hallelujah! è l’unica parola - gridata a squarciagola - che mi viene in mente per celebrare un’occasione del genere.
Anche all’infuori della serie che gli ha dato la fama, comunque, Chace Crawford come attore è ancora molto limitato e non riesce a regalare un grande spessore al suo tormentato personaggio. C'era da aspettarselo.

"Ma che palle, sono l'unica in lutto per la fine di Gossip Girl?"
Molto Gossip Girl anche una delle protagoniste femminili, la classica ragazzina ricca e viziata che si dà al Twelve per uscire dalla perfezione della sua impeccabile vita. L’attrice che la interpreta, Emily Meade, assomiglia molto a Leighton Meester, la mitica Blair Waldorf dello stesso Gossip Girl, ed è un volto da tenere in considerazione, visto che la ragazza non solo è parecchio bella ma pure brava. Il suo è un volto tra l’altro già apparso (sfigurato) nella prima stagione di Boardwalk Empire, così come nell’horrorino di Wes Craven My Soul to Take, di cui sono tra i pochi e forse unici al mondo a non averne parlato male.
Nel cast variegato della pellicola figurano anche un 50 Cent che è meglio se torna a fare il rapper perché a recitare è una scarpa, uno dei Culkin a caso, Rory, la sempre brava Emma Roberts e la giovane modella gnoccolona Esti Ginzburg.

Se gli attori, chi più chi meno, se la cavano ancora, a non convincere per nulla è la regia di Joel Schumacher, uno che come Michael in Formula 1 ha continuato a correre a lungo, ma non più con i risultati di un tempo. Con un’enorme differenza tra i due: Michael Schumacher, per quanto mi sia sempre stato sulle balle, è stato un indiscutibile campione, uno dei più grandi della Formula 1, se non altro per continuità nelle vittorie, di certo non per simpatia o umanità (perché, Michael Schumacher è umano?). Joel Schumacher un campione invece non lo è mai stato. Ha fatto qualche film decente, in carriera, ma soprattutto un sacco di porcate varie. Di recente poi è finito a filmare davvero di tutto, un po’ come Nicolas Cage (non a caso incontrato sul set del pessimo Trespass).

"Hey yo, 50, bella lì, come butta uomo?"
"Ma sta zitto, ragazzino bianco, e dammi la droga!"
E così lo Schumi regista si è cimentato pure con questo film teen-drogato tratto dal romanzo d’esordio di Nick McDonell, uno scrittore che ai tempi della realizzazione di questa sua opera prima aveva appena 17 anni. Non ho letto il romanzo in questione, ma l’impronta letteraria si sente in maniera prepotente, se non altro per la continua voce fuori campo presente di un narratore onnisciente. Voce che, sebbene in originale sia di Kiefer Sutherland, alla lunga risulta fastidiosa e se ne fa un uso eccessivo, troppo letterario e poco filmico. L’impressione, così come per altre pellicole tratte di recente da libri cult o pseudo cult come Un giorno questo dolore ti sarà utile e Molto forte, incredibilmente vicino è che si sia rimasti troppo fedeli alle parole stampate su carta e non si sia riusciti a renderle in una maniera davvero cinematografica.
Schumacher per pigrizia ha preferito affidarsi alle parole di un narratore, piuttosto che cercare di raccontare la vicenda attraverso qualche espediente visivo. E la regia come detto è proprio il punto più debole, si vedano in proposito le pessime scene più dopate e visionarie, che in mano a un Aronofsky o a un Lynch possiamo solo immaginarci che figata allucinogena sarebbero state.
Anche se i registi ideali per una pellicola del genere sarebbero stati Larry Clark (Kids, Ken Park, Bully) o il suo amichetto Harmony Korine (Gummo e Spring Breakers). Al loro confronto, quella di Twelve è una versione ripulita e glamour delle vite così belle eppure così disperate di un gruppo di ragazzini privilegiati dell’elite americana. Quelli i cui problemi maggiori sono la scelta di una Porsche al posto di una Lamborghini, oppure decidere se andare ad Harvard o alla Brown. Vite talmente perfette da aver bisogno di qualcosa a dar loro una scossa di imprevedibilità e a ciò ci pensano le droghe di White Mike. Fino all’inevitabile tragedia…
A metà strada tra Gossip Girl e Kids, ne esce allora un filmetto guardabile come la puntata pilota di una nuova serie adolescenziale che però mai avrà un secondo episodio. E non è tutto 'sto gran peccato.
(voto 6-/10)



giovedì 21 luglio 2011

Gli ometti speciali con l’X-Factor

X-Men - L’inizio
(USA 2011)
Titolo originale: X-Men: First Class
Regia: Matthew Vaughn
Cast: James McAvoy, Michael Fassbender, Kevin Bacon, Rose Byrne, January Jones, Jennifer Lawrence, Nicholas Hoult, Zoë Kravitz, Lucas Till, Edi Gathegi, Oliver Platt, James Remar, Ray Wise, Sasha Pieterse, Brendan Fehr, Michael Ironside, Hugh Jackman, Rebecca Romijn
Genere: supereroi contro la municipale
Se ti piace guarda anche: Watchmen, gli altri X-Men


Mi piacevano gli X-Men, da ragazzino. Che chiamandomi Cannibal Kid ragazzino lo sono ancora, però non così tanto, non come una volta. Allora leggevo i loro fumetti e seguivo i cartoni, così quando è arrivato finalmente il film live-action avevo aspettative piuttosto alte. E invece X-Men di Bryan Singer è stato una cocente delusione. Non un film terribile, solo uno mediocre e con un Hugh Jackman che ho trovato insopportabile nei panni di Wolverine. Quanto al secondo episodio, questo sì è stato davvero terribile e così mi sono risparmiato il terzo film della serie e puro lo spinoff tutto dedicato al mio tanto odiato Jackman/Wolverine. E ringrazio il cielo che il genio Darren Aronofsky abbia abbandonato il progetto di una nuova pellicola dedicata al personaggio…
A parte questi dettagli personali piuttosto irrilevanti, eccoci arrivati ad oggi, a X-Men - L’inizio. O meglio il nuovo inizio che inizia esattamente come il primo film di Singer, in un campo di concentramento. Stessa spiaggia (si fa per dire), stesso mare? Non proprio. Nella scena successiva sembra infatti soffiare un’aria nuova, sulla saga degli ometti speciali (come li definirebbe Marge Simpson) o con l’X-Factor (come li definirebbe Mara Maionchi), grazie a una scena notevole con un giovane Magneto che degenera alla grande e spacca tutto. Ci troviamo così finalmente di fronte alla prima trasposizione cinematografica decente degli X-Men? Andiamoci piano, perché il film non si rivelerà poi niente di così eclatante.

L’ambientazione anni Sessanta chiama in causa direttamente degli altri Men, quelli di Mad Men, e risulta una variante piacevole ai soliti comic movies odierni. Allo stesso tempo però non è sfruttata a dovere, né attraverso le musiche, né attraverso le atmosfere, e quindi a parte qualche sporadica scena e qualche riferimento politico, non è poi così cruciale. Il fascino dei Sixties insomma poteva regalare molto di più.
Il regista Matthew Vaughn (tra l’altro marito di Claudia Schiffer che mica fa schifo) dopo l’ottimo Kick-Ass qui si limita a svolgere il compitino, confezionando un blockbusterone efficace ma allo stesso tempo non troppo divertente, visto che soprattutto nella parte finale la pellicola eccede in logorrea, esagerando in combattimenti che fino a quel momento erano stati tenuti bene a bada.
La storia ci fa scoprire le origini di Professor X e Magneto, così come di diversi altri loro x-compari. Con mia somma gioia c’è invece solo un cameo per Wolverine, peraltro in una scenetta ridicola degna di uno spot di qualche compagnia telefonica nostrana che potevano anche risparmiarsi per gli extra del DVD o, meglio, risparmiarsela proprio e basta.

Ma veniamo all’abbondante capitolo attori, la parte sicuramente più riuscita e in grado di alzare il livello complessivo oltre la media di altre ammericanate del genere. James McAvoy sembra più a suo agio in film intimisti come Espiazione, però qui nei panni di un Professor X ancora in grado di camminare e con tutti i capelli in testa se la cava e riesce a far dimenticare quella porcata di Wanted al fianco dell’Angelina “credo di essere l’attrice migliore del mondo invece sono una scarpa” Jolie. Grandissimo poi Michael Fassbender, attore crucco ormai diventato una garanzia a livello mondiale e un nome sicuro su cui puntare i propri risparmi anche per i prossimi anni, e Kevin Bacon nei panni del cattivone finalmente torna convincente come non lo si vedeva da tempo.
Spettacolare la parte femminile del cast, che non punta solo sulla bellezza (peraltro di livello straordinario) delle interpreti, come invece capita spesso nelle altre produzionone supereroiche, e tira fuori un tris di regine da applausi: Rose Byrne non so quando finirò di esaltarla, credo mai, ma è una delle attrici più versatili in circolazione, in grado di svettare sia che si trovi nei panni di avvocato come nella serie Damages, alle prese con l’horror come in Insidious o con la commedia come In viaggio con una rock star. January Jones conferma come gli autori di questo X-Men abbiano guardato con grande apprezzamento Mad Men, conferma come in costumini anni Sessanta si trovi davvero a suo agio e conferma l’esistenza di Dio. La più giovine è invece Jennifer Lawrence, rivelazione di Un gelido inverno - Winter’s Bone e a sorpresa ottima anche qui in panni del tutto differenti; la sua storiella d’amore con Nicholas Hoult (l’idolo delle prime 2 stagioni di Skins) aggiunge poi un tocco romantico alla storia, seppure sia un elemento accantonato quando Hoult diventa… Bestia (letteralmente).

Ci troviamo allora di fronte alla prima versione cinematografica con l’X-Factor degli X-Men?
È un blockbusterone con un’anima che tenta senza troppo successo di instaurare anche un discorso politico, gli attori sono azzeccati e c’è del potenziale su cui lavorare, però per ora: “Per me è NO.”
(voto 6+)

mercoledì 9 febbraio 2011

It's kind of a funny story: tipo una sorta di cult

It's kind of a funny story
(USA 2010)
Regia: Anna Boden, Ryan Fleck
Cast: Keir Gilchrist, Zach Galifianakis, Emma Roberts, Lauren Graham, Zoë Kravitz, Aasif Mandvi, Jim Gaffigan, Viola Davis, Thomas Mann, Jeremy Davies
Genere: matti da slegare
Se ti piace guarda anche: Qualcuno volò sul nido del cuculo, Si può fare, Youth in Revolt, Charlie Bartlett, Wonder Boys
Uscita italiana: ?

Trama semiseria
Un ragazzino di 16 anni arriva in ospedale annunciando di essere sul punto del suicidio. L’infermiera gli ribatte: “Cavolo, eppure mi sembra che il Festival di Sanremo non sia nemmeno ancora iniziato…” e il ragazzo risponde: “Già, però prova tu ad avere come mamma una mamma per amica e poi mi dirai”. Fatto sta che lo internano nel reparto psichiatrico dell’ospedale per adulti (il reparto minori è momentaneamente chiuso: hanno rinchiuso troppe fan stalker di Justin Bieber) e lì dentro farà amicizia con un sacco di persone interessanti e conoscerà pure una gran bella tipa. Insomma gente, basta con i villaggi vacanze: quest’estate si va tutti in manicomio!

Recensione cannibale
Questi sono i miei film. Una pellicola indie girata con non troppi soldi, ma nemmeno con troppo pochi soldi, una storia più o meno adolescenziale con un protagonista più o meno fuori di testa e più o meno con manie suicide. Una colonna sonora supercool con XX, Drums, “Where is my mind?” dei Pixies suonata al piano e musiche originali dei Broken Social Scene. Una regia che ogni tanto devia dalla routine per aggiungere animazioni e trovate alla (500) giorni insieme. Un film moderno per concezione e realizzazione. E soprattutto con un pizzico di follia inside che non guasta mai.

Il protagonista di questa funny story, anzi questa sorta di funny story, è il ragazzino gay della serie tv United States of Tara, quella in cui sua madre Toni Collette è una pazza totale con un sacco di personalità multiple. Questa volta è invece lui ad avere disordini mentali, ma poi nemmeno niente di così grave: è solo un adolescente sotto stress per le prove di ammissione nei college più esclusivi degli statiunitidamerica che sta vivendo un periodo di depressione. Tutto qua. Non ha subito particolari abusi sessuali quand’era piccolo, la sua famiglia è pressappoco normale, è leggermente sfigato, va bene, ma nemmeno sopra la norma. Allora cosa c’è che non va in lui? C’è solo una sorta di mal de vivre tipicamente contemporaneo e che non ha una precisa spiegazione. C’è solo che il mondo certe volte sembra un posto così strano e malato da viverci che anche noi ci sentiamo così. Strani e malati.

Paradossalmente, la cosa migliore per capire questo mondo fuori di testa è andare a vivere insieme a dei malati di mente: in questa funny story il nostro giovane protagonista finisce così praticamente internato nel braccio folle di un ospedale ed è qui che fa amicizia con lo squinternato Zach Galifianakis, sì proprio il simpatico cicciobombo cannoniere non dei Take That bensì di Una notte da leoni, Parto col folle e della serie tv Bored to Death. Sì, ecco il nuovo Jack Black solo con il cognome greco e un successo al botteghino decisamente superiore, visto che Black a parte School of Rock non ne ha più azzeccata una e il suo nuovo I viaggi di Gulliver ho davvero una gran paura a vederlo ma presto o tardi mi sacrificherò per voi e lo guarderò.

Tornando sui sentieri normali del post, cioè tornando alla follia del film, il ragazzino pazzo (ma non pazzo pazzo come Donnie Darko o come Natalie Portman ne Il cigno nero, solo un tizio moderatamente fuori) fa conoscenza anche con una sua affascinante coetanea suicide girl interpretata da Emma Roberts. Il cognome forse vi farà scattare un campanello d’allarme, visto che Emma è la nipotina non di Mr. Neutro Roberts, ma di Miss Julia Roberts. Ok, penserete che è la solita raccomandata e forse all'inizio è stata anche così e l’ha agevolata nella gavetta, però la ragazzetta dimostra di avere una personalità tutta sua e da qui in avanti può benissimo camminare con le sue gambe senza aiuti famigliari alla Checco Zalone. E a proposito di parenti dei famosi, nel film c’è anche la figlia di Lenny, Zoë Kravitz, niente male pure lei.

Forse non tutto in questa pellicola funziona al meglio, altrimenti staremmo a parlare di mio cult personale totale: c’è qualche trovata un po’ facile in fase di sceneggiatura, qualche personaggio di contorno schizzato è piuttosto stereotipato e il momento musicale sulle note di “Under Pressure” vorrebbe essere una figata ma perde il confronto con una scena qualsiasi di Glee.
Nel complesso però è un mio chiamiamolo mezzo-cult. Insomma, una sorta di funny story e insomma anche tipo una sorta di mio cult. Kind of.
(voto 7,5)

Canzoni cult: Maxence Cyrin "Where is my mind?", The XX "Intro"

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