Pensieri Cannibali vi presenta la sua nuova rubrica musicale mensile: Mooseca.
Nuova a partire dal nome. Ha infatti un titolo che - ebbene sì - cita proprio Enrico Papi.
Oh, che vi devo dire? Ognuno ha i riferimenti culturali che si merita.
Oltre a questa clamorosa novità, ha il buon proposito di essere ancora più ricca, articolata, con più sezioni e rubrichette rispetto al passato. Che dunque cominci la musica. Anzi, la mooseca!
Playlist del mese
Punkarella
Per iniziare con una bella botta di adrenalina il 2026, ecco una playlist concepita come se fosse una vecchia musicassettina di una volta, curata e interamente mixata da Pensieri Cannibali, che contiene dei pezzi belli aggressivi tra il punk e l'alternative rock, con tanta roba anni '80 e '90, ma non solo. Il filo comune è che sono tutti brani piuttosto tirati, veloci, potenti, esaltanti e con voci femminili. Un buon ascolto per tirarsi giù dal letto la mattina e cominciare la giornata carichi, senza manco ricorrere alla caffeina. O alla droga.
Album migliore del mese (secondo Pensieri Cannibali)
Dry Cleaning "Secret Love"
Genere: chiacchierone
Consigliato in particolare: a chi ama i podcast e le voci ASMR
I Dry Cleaning sono uno di quei gruppi che se ti piace una loro canzone, probabilmente ti piacciono tutte. Il problema è che se non te ne piace una, cazzacci tuoi, non te ne piacerà nessuna. Il tratto distintivo che li rende immediatamente riconoscibili è lo stile della cantante Florence Shaw, che non è che sia proprio una cantante. Non è nemmeno una rapper. Florence parla.
La loro proposta è dalle parti dell'alternative rock e del post-punk per quanto riguarda le musiche, ed è per lo più spoken-word per quanto riguarda la parte vocale. Questo è l'elemento che più li contraddistingue, il loro punto di forza e, per alcuni, anche il loro limite. Un limite che, giunti al terzo album "Secret Love", i Dry Cleaning continuano a schivare alla grande, visto che la loro proposta sonora è variegata e la particolare voce della Shaw, così ipnotica e a suo modo sexy, pure se non si mastica l'inglese a colazione non annoia. Anche perché a questo giro si avvicinano di più alla forma canzone e Florence ogni tanto si sforza pure di cantare, o ne dà quasi l'impressione.
Non dico sia un disco pop, non lo è affatto, ma a tratti è quanto di più vicino al momento ci possa essere per i loro parametri. A me in certi momenti ricordano i Sonic Youth nei brani in cui alla voce c'era Kim Gordon, ma la verità è che ormai fanno sempre più categoria a parte, genere a parte. I Dry Cleaning sono unici, piaccia o non piaccia, e a me personalmente piaccia.
(voto 7,5/10)
Disco revival degli anni '90 del mese
Robbie Williams "BRITPOP"
Genere: Britrob
Consigliato in particolare: a chi (giustamente) continua a considerare Robbie Williams una delle più grandi popstar in circolazione
1997. Robbie Williams è uscito dai Take That da un paio di anni, ma milioni di mie coetanee sono ancora in lutto e non smettono di piangere ogni volta che partono le note di "Back for Good". Io invece tutto sommato sono contento. Mi è sempre sembrato sprecato all'interno della boy band e troppo oscurato da quel noioso cicciobombo di Gary Barlow. Sono felice soprattutto adesso che Robbie ha appena pubblicato il suo primo album solista, simbolicamente e furbescamente intitolato "BRITPOP", proprio mentre il genere sta vivendo il suo apice commerciale, sebbene a livello artistico qualcuno dica sia agli sgoccioli.
Il disco parte a bomba con "Rocket", un pezzo che ricorda gli Oasis più aggressivi e che alla chitarra propone la gloria Tony Iommi dei Black Sabbath. Tra i brani più tirati c'è anche l'epica "Pretty Face", che ricorda certe cose di Blur e Republica. Dietro alla sua facciata più sfacciata, sotto sotto Robbie è però anche un gran tenerone, come dimostra nelle emozionanti ballatone "Human" e "Pocket Rocket". Da segnalare pure la dolceamara "It's OK Until the Drugs Stop Working" e l'accattivante "Cocky", realizzata in collaborazione con Gaz Coombes, il frontman dei promettenti Supergrass.
Come la gran parte degli esordi, "BRITPOP" suona ancora piuttosto acerbo e non tutte le tracce sono delle hit. Io comunque prevedo per il Robbie Williams solista una lunga fortunata carriera, un giorno - chissà - su di lui faranno un film biopic e magari riuscirà ad avere più numeri 1 in classifica persino dei Beatles.
(voto 6,5/10)
Italia sì
Sick Tamburo "Dementia"
Genere: new new-wave
Consigliato in particolare: agli aficionados de La Tempesta Dischi
Per chi non lo sapesse, i Sick Tamburo sono il gruppo guidato da Gian Maria Accusani dei Prozac+ e un tempo anche da Elisabetta Imelio, purtroppo scomparsa nel 2020. Avevo amato particolarmente il loro precedente album "Non credere a nessuno", che sembrava nascere proprio dall'esigenza di confrontarsi in musica con quella tragica perdita. Una certa tristezza e malinconia di fondo è presente pure in questo nuovo "Dementia", che però sento meno urgente, meno ispirato, ma magari è solo una mia impressione. Credo comunque di non essere del tutto demente nel definirlo un lavoro interlocutorio, con qualche buona canzone (su tutte l'amara "Ho perso i sogni"), ma non del tutto a fuoco. O forse sì, scusate, sono proprio un demente.
(voto 6/10)
Italia no
SI! BOOM! VOILÀ! "SI! BOOM! VOILÀ!"
Genere: Il teatro degli errori
Consigliato in particolare: agli amanti delle voci fastidiose
Quando Roberta Sammarelli lo scorso ottobre ha annunciato di aver lasciato i Verdena, non nego di esserci rimasto male...
Ok, lo ammetto: ero disperato. Mi sono però poi tirato su di morale qualche settimana più tardi quando sono venuto a sapere che la bassista era entrata a far parte di un nuovo supergruppo con il chitarrista de Il Teatro degli Orrori, la batterista turnista dei Baustelle e altra gente della scena che hanno chiamato SI! BOOM! VOILÀ!, su cui riponevo grandi aspettative. Peccato che all'ascolto del loro omonimo album di debutto si siano rivelati una delusione. Una delusione cocente.
Il loro sound feroce e rabbioso tra l'alternative rock e il post-punk non è manco malvagio, ma c'è un problema e no, non è il fatto che non suonino per niente come i Verdena. Il problema è il cantante che si sono scelti, Michelangelo Mercuri alias N.A.I.P., che si era fatto conoscere nel 2020 come concorrente di X Factor. Non ci posso far niente. Non mi piace la sua voce, né il suo modo di cantare spesso esagerato, sopra le righe e a tratti proprio ridicolo. A dirla tutta non mi convincono del tutto nemmeno i testi, sulla carta delle interessanti riflessioni politiche, polemiche e ironiche sull'Italia e sul mondo musicale di oggi, che però nella pratica sembrano cercare lo slogan facile più che una vera profondità.
Il mio pezzo preferito del loro disco d'esordio è allora senza troppe sorprese quello conclusivo, in cui N.A.I.P. si fa (finalmente) da parte e lascia spazio a Roberta: "Da zero" è il primo brano che ha scritto e cantato da sola. La sua voce è fragile, timida, ma ha un suo fascino. A questo punto spero in un suo disco solista. Anche se, certo, il sogno più grande è che prima o poi ritorni a casa, o meglio nel pollaio, insieme ai Verdena.
(voto 5/10)
Disco fenomeno del mese
Tutti Fenomeni "Lunedì"
Genere: indie-pop italiano
Consigliato in particolare: a chi è stufo dei soliti cantautori pallosi
Ammetto che conoscevo Giorgio Quarzo Guarascio più come attore, per l'unico film in cui ha recitato finora ovvero Enea di e con Pietro Castellitto, che come cantautore.
In campo musicale Giorgio usa lo pseudonimo di Tutti Fenomeni ed è giunto al suo terzo album, "Lunedì". Se ve lo state chiedendo: sì, suona meglio se ascoltato di lunedì rispetto agli altri giorni della settimana. Dopo i primi due dischi prodotti da Niccolò Contessa alias I Cani, per questo terzo lavoro il romano Tutti Fenomeni si è avvalso della produzione di un altro nome hot della scena indie italica, Giorgio Poi, che ci mette il suo zampino, il suo gusto musicale, il suo "french touch", anche se è di Novara.
A livello vocale non sarà poi tutto 'sto fenomeno e a un primo impatto può non convincere un granché, ma se gli si concede un minimo di fiducia il risultato è un disco bello fresco, con testi che uniscono l'alto e il basso, che menzionano Dostoevskij così come Berlusconi e Galliani, accompagnati da un gradevole supporto musicale indie pop. Perché sì, l'indie italiano non è (ancora) morto e questo "Lunedì" né è una vitale dimostrazione.
(voto 7/10)
Disco rock del mese
The Cribs "Selling a Vibe"
Genere: Britrock
Consigliato in particolare: agli amanti delle chitarre (sia inteso non in senso feticistico/sessuale)
Strano caso, quello dei The Cribs. Sono un gruppo che ha cominciato a farsi conoscere nella scena rock britannica dei primi anni zero, in particolare con il singolo "Men's Needs", senza però mai esplodere del tutto come gli Arctic Monkeys o i Franz Ferdinand. Quella scena poi è evaporata, la musica con le chitarre ha abbandonato sempre di più le classifiche, eppure loro tengono duro e col tempo non fanno altro che migliorare. Direi come il buon vino, ma, per paura di incorrere in dazi trumpiani, non lo dirò. "Selling a Vibe" è il loro album numero 9, solo che suona fresco come un esordio. Puro chitarrismo ben fatto, ben suonato, la prova che fino a che in giro c'è gente come loro, il rock non morirà mai.
(voto 6,5/10)
Disco inkazzoso del mese
Sleaford Mods "The Demise of Planet X"
Genere: spoken punk
Consigliato in particolare: a chi è sempre inkazzato col mondo
Io gli Sleaford Mods li amo e li odio. Li odio perché fondamentalmente, un po' come i Dry Cleaning di cui parlavo sopra, fanno un po' sempre la stessa canzone. Li amo perché a ogni loro nuovo disco mi ritrovo ad ascoltarli comunque affascinato e in qualche modo sorpreso. La loro formula sonora cambia poco, qui ci sono alcuni ritornelli più pop e qualche momento più immediato rispetto al passato, eppure quella parlata inglese bastar*a da tizio ubriaco al pub del "cantante" Jason Williamson, subito riconoscibile, resta una delle cose più punk in circolazione per commentare il (triste) mondo attuale. Altro motivo per amarli e odiarli allo stesso tempo.
(voto 7/10)
Disco relax del mese
Jana Horn "Jana Horn"
Genere: folk invernale
Consigliato in particolare: a chi ha bisogno di allentare la tensione, senza dover ricorrere a un massaggio happy ending
A volte c'è proprio bisogno di un disco come quello di Jane Horn. Un disco blando, delicato, acustico, senza accelerazioni o urla. Un disco piacevolmente "noioso". Un disco perfetto per rilassarsi. Per tornare a respirare in mezzo alla frenesia del mondo contemporaneo.
(voto 7+/10)
Disco delusione del mese
A$AP Rocky "Don't Be Dumb"
Genere: trap-hop
Consigliato in particolare: a Rihanna
Da quando stanno insieme, Rihanna e A$AP Rocky hanno praticamente abbandonato le loro rispettive carriere musicali. L'ultimo album della popstar risale al 2016, l'ultimo del rapper al 2018. Evidentemente hanno avuto di meglio da fare. Negli ultimi anni hanno infatti pubblicato 3 figli. Ora A$AP è tornato sulla scena con un nuovo sospirato e più volte rimandato disco, "Don't Be Dumb". Un progetto ambizioso che prometteva un tiro cinematografico e dark, considerando le collaborazioni con Tim Burton, che ha disegnato copertina e grafiche del progetto, e con Danny Elfman, l'autore delle colonne sonore dei film del regista qui presente in alcune tracce. Sembrava potesse inoltre essere un album rockeggiante, almeno a sentire il primo singolo "Punk Rocky", nel cui video è presente Winona Ryder, giusto per restare in ambito burtoniano.
E invece no. "Punk Rocky" resta un episodio isolato, di altre sorprese ce ne sono poche (soprattutto l'electro-hardcore di "STFU" e la jazzata "Robbery" in collaborazione con la fuoriclasse Doechii), mentre il resto del lavoro si muove su binari più classicamente e prevedibilmente rap. Nel suo genere a tratti è anche piuttosto valido, solo che mi aspettavo un maggiore coraggio nello sperimentare territori lontani dall'hip hop e dalla sua comfort zone. Occasione mancata, ma ora A$AP può tornare alla sua occupazione principale: fare figli con Rihanna. Il lavoro più piacevole del mondo.
(voto 5,5/10)
Singletudine - I singoli migliori del mese
8. Harry Styles "Aperture"
E se il prossimo album di Harry Styles fosse il Kid A del teen pop?
Lo so che è un paragone folle e azzardato, ma è ciò che mi è venuto in mente, e non ero manco 'mbriaco, ascoltando "Aperture", il primo singolo che anticipa il suo nuovo progetto musicale. Un pezzo electro-dance intimista lontano dall'immediatezza di hit come "As It Was" e dal resto della sua produzione passata, con cui Harry non cerca di prendere d'assalto le classifiche mondiali, ma prova a conquistarle con gentilezza. Ce la farà?
7. Arctic Monkeys "Opening Night"
Il 6 marzo uscirà la compilation benefica della War Child Records, che conterrà pezzi di grandi nomi della musica e di miei beniamini personali come Fontaines D.C., Pulp, Damon Albarn e Olivia Rodrigo. Il primo singolo estratto è un nuovo brano degli Arctic Monkeys, il loro primo inedito da 4 anni a questa parte. C'è chi dice possa essere un antipasto del loro ritorno sulla scena musicale, c'è chi invece sostiene che si stiano per sciogliere e questo sia il loro canto del cigno. In ogni caso è una canzone di gran classe, che fa venire una gran voglia di un loro nuovo album.
6. Kim Gordon "Not Today"
La leggendaria bassista dei Sonic Youth si prepara a rilasciare un nuovo album, "PLAY ME" fuori il 13 marzo, anticipato da un singolo come "Not Today" che suona quasi classicamente rock, meno sperimentale e allucinante rispetto alle sue ultime cose. Una rivoluzione, almeno per i suoi standard.
5. Cosmo "Ciao"
Ma ciao, Cosmo. Bentornato.
4. Hater "Angel Cupid"
"Oh, angel cupid, you're so f*cking stupid"
La canzone perfetta con cui prepararsi mentalmente all'ormai vicino San Valentino.
3. Morrissey "Make-up is a Lie"
Finalmente ci siamo. Dopo tante dichiarazioni discutibili e annunci di dischi mai arrivati, ecco che il 6 marzo dovrebbe arrivare il nuovo album di Morrissey "Make-up is a Lie". Ad anticiparlo è uscito il singolo omonimo che ha ricevuto critiche e ha diviso, forse perché lontano dallo stile Smiths, ma che a me, col suo suono trip-hop cinematografico che ricorda "Sour Times" dei Portishead, gasa un sacco. Bella Moz.
2. Snail Mail "Dead End"
Dopo un'assenza di ben 5 anni, una delle mie indie girls preferite sta per tornare. Il suo terzo album "Ricochet" arriva il 27 marzo e il primo singolo "Dead End" è una delizia pop-rock 90s tra Avril Lavigne e gli Smashing Pumpkins da leccarsi i baffi.
1. Robber Robber "The Sound It Made"
Figata.
Non ci sono altre parole per descrivere questa canzone, o, se ci sono, non sono ancora state create.
Peggior cover del mese (e forse di sempre)
Laura Pausini con Julien Lieb "La dernière chanson (Due vite)"
Ci sono canzoni che grazie a una cover vivono due vite. E poi ci sono canzoni che si intitolano "Due vite" ma che rimangono con una vita sola, perché l'altra gliel'ha tolta Laura Pausini col suo amichetto francese Julien Lieb.
Cotta del mese
Madison Beer
Il video di "Bad Enough", il nuovo singolo della popstar in ascesa Madison Beer, è una versione contemporanea de La Bella e la Bestia. Con una Bestia bella mostruosa e una Bella mostruosamente bella.
Guilty Pleasure del mese
Bruno Mars "I Just Might"
Capita di rado che Bruno Mars sbagli un singolo e anche questa volta non l'ha sbagliato. Col suo sapore rètro vintage vagamente alla Amy Winehouse, "I Just Might" è un'altra hit.
Reunion del mese
Bluvertigo
All'annuncio del ritorno dei Bluvertigo, per il momento per un unico concerto a Milano il 14 aprile poi si vedrà, si sono subito scatenati i commenti ironici, anche comprensibili, di chi dice che ad aprile manco ci arriveranno ancora uniti. Può anche darsi, quando c'è di mezzo Morgan non si sa mai cosa potrebbe succedere, ed è anche questo il suo bello. Io comunque vorrei ricordare che le stesse cose venivano dette pure prima della partenza del tour 2025 degli Oasis e poi invece i concerti dei fratelli Gallagher sono filati lisci, super lisci, pure troppo.
Aspettando di vedere come andrà con la formazione originale dei Bluvertigo di nuovo al completo, io ne ho approfittato per rifare un tuffo nella loro discografia, composta da appena 3 dischi: il promettente "Acidi e basi", il cultissimo "Metallo non metallo" e l'ambizioso, grandioso, sottovalutato "Zero - ovvero la famosa nevicata dell'85". Il 2026 potrebbe finalmente essere l'anno buono per il loro album numero 4?




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