sabato 25 gennaio 2020

Grandi donne




Piccole donne
Regia: Greta Gerwig
Cast: Saoirse Ronan, Emma Watson, Florence Pugh, Eliza Scanlen, Timothée Chalamet, Meryl Streep, Laura Dern, Bob Odenkirk, James Norton, Tracy Letts, Louis Garrel, Chris Cooper


Non era facile crescere, per delle piccole donne negli anni '60, dell'Ottocento, durante il periodo della Guerra di secessione americana.
Non era facile crescere nemmeno per dei piccoli uomini negli anni '90, del Novecento, durante il periodo del grunge. Io ad esempio sono stato sempre curioso di leggere il celebre romanzo di Louisa May Alcott, piazzato sullo scaffale dei libri di mia sorella, e di scoprire cosa quelle piccole donne facevano di tanto interessante, ma non ho mai potuto. Il motivo?
Ero un maschio. Sono un maschio. Se mi fossi messo a leggere Piccole donne sarei stato considerato un piccolo gay. Un effeminato. Dovevo limitarmi a guardare le partite di Champions League, quando ancora si chiamava Coppa dei Campioni, e giocare a He-Man. Leggere un romanzo intitolato Piccole donne per un piccolo uomo all'epoca era un divieto non scritto. Era una cosa che semplicemente non s'aveva da fare. Non ho mai nemmeno visto alcuna trasposizione cinematografica dell'opera, nonostante in quel periodo ne fosse arrivata una piuttosto popolare, per altro con un cast di primissimo livello che comprendeva nomi quali Winona Ryder, Christian Bale, Kirsten Dunst, Claire Danes e Susan Sarandon.


"Ha scritto Cannibal Kid. Dice che non ha mai visto il nostro film."
"Che pirla!"

Non so se oggi la situazione sia cambiata. Giusto l'altro giorno leggevo la notizia di una ragazza picchiata per la quinta volta in Inghilterra perché lesbica, e pure di una ragazza a Potenza aggredita per lo stesso motivo. O di un ragazzo a Roma che nelle scorse ore ha subito una "azione purgativa" semplicemente perché ha i capelli lunghi e indossava uno zaino colorato. Immagino quindi che gli sfottò per un piccolo uomo che si approccia a un romanzo come Piccole donne ci possano essere ancora oggi. E magari pure le botte.

Solo in tempi più recenti mi sono avvicinato al mondo della Alcott, grazie alla miniserie britannica della BBC del 2017 Little Women, che presentava nel cast due future star emergenti come Kathryn Newton, vista nelle serie Big Little Lies e The Society, e Maya Hawke, poi fattasi conoscere a livello internazionale con Stranger Things terza stagione.


Per chi avesse dubbi al riguardo, era proprio Maya ad avere il ruolo di Jo March, uno dei personaggi più importanti degli ultimi 150 anni, che ha influenzato numerosi personaggi di fiction venuti in seguito, oltre a generazioni e generazioni di lettrici. E di lettori. E di spettatori. Perché, ebbene sì lo ammetto, io mi sono ritrovato parecchio in Jo, più che in molti personaggi maschili di ieri e di oggi.
Nella nuova versione cinematografica questo ruolo è stato affidato a Saoirse Ronan ed è difficile per non dire impossibile immaginare una scelta migliore. All'età di 25 anni è arrivata già alla quarta nomination personale agli Oscar e a questo punto le manca solo di vincere. Anche se pure quest'anno molto probabilmente non succederà, visto che il premio è stato prenotato da Renée Zellweger. Non ho ancora guardato Judy, ma ho seri dubbi sul fatto che Renée possa essere meglio di Saoirse. O di Scarlett in Storia di un matrimonio.

"Bridget Jones recita meglio di me?
Non ci voglio credere."

Spettacolare pure la scelta di Florence Pugh, pure lei nominata agli Oscar 2020, nella parte di Amy. Per alcuni forse è la sorella March più insopportabile, viziata e capricciosa, ma io per lei ho provato una inspiegabile simpatia. Sarà perché la Pugh la interpreta in una maniera spettacolare, sebbene anche per lei le possibilità di mettere le mani sulla statuetta dorata quest'anno siano risicate, considerando che tra le attrici non protagoniste la favorita è Laura Dern, presente pure lei nel cast di Piccole donne, ma candidata per Storia di un matrimonio. Sia Saoirse che Florence comunque avranno tempo di rifarsi. Spero.


Bene anche Eliza Scanlen, la rivelazione della miniserie Sharp Objects in cui a tratti riusciva a rubare la scena persino a Amy Adams, nei panni della malaticcia Beth March.


Meno convincente rispetto alle altre, ma più convincente del suo solito, Emma Watson come Meg March. Io adoro Emmina, però va detto che non è la migliore attrice di questo mondo.

"Ti prego, Cannibal, non dire cose troppo antifemministe, o in generale sul mio corpo."

C'è inoltre da notare che la prima scelta per questo ruolo era un'altra Emmina, Emma Stone, che ha dovuto rinunciare a causa di impegni lavorativi presi in precedenza. Una femminista dichiarata come la Watson avrebbe probabilmente preferito essere Jo, e invece s'è beccata la parte della sorella March più tradizionale, quella che diventa mamma e moglie. Tra l'altro suo marito è Norton, James Norton, uno che, nonostante il cognome da antivirus, potrebbe diventare il prossimo Bond, James Bond.

"Che emozione! Mi sono sposata con il futuro James Bond."
"Beh, veramente non è proprio sicuro che sarò ingaggiato per la parte."
"Ah no? Allora voglio subito il divorzio."

Da applausi pure l'interpretazione di Timothée Chalamet, uno che da Chiamami col tuo nome in poi non ha più smesso di impressionare. Ok, eccetto l'evitabile Beautiful Boy. L'enfant prodige, anche se oramai non più così enfant, del cinema mondiale riveste il ruolo del provolone Laurie Laurence. Il De Benedetti de La pupa e il secchione e viceversa della situazione. Quello che ci prova con tutte le March.

"Jo, perché mi stai dando la più clamorosa friendzonizzata della Storia?"

Ci prova persino con la zia.

"Zia, quel Laurie ce stà a provà con tutte."


Meno sopra le righe del solito nei panni proprio di zia March è una Meryl Streep che, a sorpresa, non s'è beccata la miliardesima nomination della sua carriera. Membri dell'Academy, siete rinsaviti, finalmente?

"Mi state dicendo che, tra le qui presenti, l'unica a non essere nominata agli Oscar di quest'anno sono io?"
"Beccati questa, Meryl."

Purtroppo rimasta fuori dalla corsa agli Oscar di miglior regista è Greta Gerwig. E quindi no, i membri dell'Academy non sono rinsaviti. Spero in ogni caso che si rifaccia conquistando la statuetta nella categoria della miglior sceneggiatura non originale. Il vero punto di forza del film, al di là delle interpretazioni delle sue giovani protagoniste, è proprio la scrittura della Gerwig. La reinvenzione di un romanzo già portato più volte sul grande e pure sul piccolo schermo, che è riuscita a fare suo con un espediente tanto semplice quanto efficace. Non avendo mai letto, come detto sopra, il romanzo originale, non posso fare un confronto diretto e dire cosa ha aggiunto e cosa manca. Lo spunto fondamentale di questo adattamento comunque è il suo alternare due piani temporali differenti, un dopo e un prima, mixando così il sequel Piccole donne crescono al primo Piccole donne. Un'idea piccola, ma che in realtà fa una grande differenza. La Gerwig riesce così nell'impresa non da poco di reinventare un'opera tanto celebre e già narrata, raccontandola in una maniera personale. Se l'operazione del settimo adattamento cinematografico di Piccole donne poteva sembrare alla vigilia superfluo, così non è.


Sebbene io personalmente avrei optato per un adattamento più radicale e post-moderno, sullo stile della serie Dickinson, questa nuova versione di Piccole donne è contemporaneamente deliziosa e coraggiosa. E tutt'altro che inutile. Merito di Greta e delle sue attrici, un gruppo di grandi donne che hanno creduto nell'impresa di rileggere un classico con rispetto, ma anche con originalità.
(voto 7,5/10)



9 commenti:

  1. A sorpresa, è piaciuto più a te che a me, che con questa storia ci sono cresciuto.
    L'ho trovato rinfrescato ad arte, ma inutilmente confusionario e spezzettato. Loro bravissime però, la Ronan in particolare; la Pugh dodicenne con le codine mi ha fatto troppo ridere, dai!

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  2. Lo vedrò domani, il problema è che probabilmente le persone con cui andrò al cinema non sanno stare un passo indietro, proprio come le protagoniste del film..

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  3. Meryl non candidata è lo shock definitivo della vita. Non ci sono più certezze. Non ho ancora visto il film, ma questo nuovo modo di raccontare Piccole Donne con i due piani temporali alternati mi incuriosisce. Cercherò di guardarlo al più presto. Curiosità: ora che sensibile is the new vero uomo recupererai la lettura o passi? XD

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  4. A me invece non ha entusiasmato. Forse ho amato troppo la versione del 1994 e relativi interpreti che trovavo perfetti, forse altrettanto ho idealizzato il romanzo... ma in questa trasposizione ho visto la Ronan troppo invadente, prevaricante le altre, con un'estremizzazione di Jo come se fosse solo e unicamente "una donna contro"... salvo giusto l'interpretazione di Amy, finalmente degna di un personaggio troppo spesso considerato piatto e superficiale, in questo film l'unica in grado di arginare il protagonismo della Ronan. La madre, poco credibile, così come il piacione Laurie non ha nulla a che fare con il carisma e la raffinatezza di un giovane Christian Bale. Mi spiace, capisco lo sforzo della Gerwig e l'apprezzabile risultato per essere l'ennesima versione, ma a me non ha convinto... probabilmente è perchè hanno toccato uno dei miei "mostri sacri", ma questa versione credo la dimenticherò in fretta e senza troppo dispiacere.

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  5. Non hai letto il romanzo? MALE, perché ti sei perso la dolce agonia di Beth che impiega millanta pagine per uscire di casa con i piedi davanti
    E' uno dei motivi per cui (resti tra noi) non lo consiglio a nessuno.
    Grande merito alla Greta Nonthunberg per aver sfrondato l'episodio e, meglio ancora, per aver rivelato che L. M. Alcott (che mai si sposò) progettava di fare di Jo una superfemminista allergica al matrimonio.
    Meritava una nomination per la regia. Davvero.

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  6. Io ho letto il libro, conoscevo la trama e ho apprezzato molto il film. Che emoziona.

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  7. Non l'ho ancora visto, ma mi pare una cosa molto più tua che mia. E non in senso buono. ;)

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  8. Siamo tutti delle Jo.
    Non credevo potesse piacerti così tanto, sarà che il non aver letto quel romanzo da fanciulle ti ha aiutato, così come ha aiutato anche me. Ora che posso smetterla di fare il maschiaccio, però, ho una gran voglia di leggerlo.
    Anche per capire dove inizia e dove finisce la Gerwig, che una sua modernità la porta.

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  9. Anch'io ho trovato vincente la scelta narrativa della Gerwig, proprio in virtù del trattamento che ha operato verso il romanzo, rinfrescando il già visto nei film precedenti (io ho presente solo quello del '94) e dando un ritmo più vivace alla storia. Probabilmente la parte di Meg non era per la Watson per lo scarso volume del personaggio, ma, nel complesso, ho gradito tutte le interpretazioni. Infine peccato per gli Oscar: il lavoro sulla sceneggiatura e la prova della Ronan meritavamo davvero, ma non ho visto gli altri film premiati, quindi è solo un giudizio così, in simpatia.

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