lunedì 26 ottobre 2020

Serial Killer: le serie perfettamente splendide e quelle meno di ottobre 2020

 


It ain't over til it's over. Non è finita finché non è finita e al termine di questo non proprio perfettamente splendido 2020 mancano ancora un paio di mesi. Un anno a dir poco complicato, che però per le serie TV non si sta rivelando malaccio. Tipo quelle delle ultime settimane, alcune davvero intriganti. Ecco le migliori, e pure le peggiori, del mese secondo Pensieri Cannibali.

 
Serie Top del mese

The Haunting of Bly Manor

Ci sono le serie belle e quelle che ti arrivano al cuore. A volte le due cose coincidono, altre no. Per quanto mi riguarda, The Haunting of Bly Manor rientra di sicuro nella seconda categoria. Se può essere considerata anche nella prima non lo so, mi è troppo difficile giudicarla razionalmente. La prima stagione, The Haunting of Hill House, era stata folgorante. Non sono un fan delle storie sulle case infestate, è un tema parecchio abusato, eppure Hill House riusciva a reinventare il sottogenere in maniera personale, raccontando la storia di una famiglia, più che una ghost story.

Bly Manor reinventa di nuovo questo tipo di storia, trasformandola in una love story. O meglio in una doppia love story, doppiamente splendida. Anzi, perfettamente splendida, per dirla con la fastidiosa bambina della serie. La cui interprete, tanto per la cronaca, è colei che doppia Peppa Pig nella versione originale.


The Haunting of Bly Manor prende come ispirazione Il giro di vite di Henry James, che già aveva liberamente ispirato The Others, l'horror che più mi aveva commosso. Almeno finora. Con Bly Manor si va ancora oltre. Si va oltre The Others e si va oltre pure Hill House, il cui grande punto debole era stato il finale. Un problema che certo questa volta non si presenta. Il problema è semmai stabilire se il finale di The Haunting of Bly Manor sia o meno il finale più bello di tutti i tempi. Di una serie, e non solo.

Sì, ma questa stagione è meno inquietante della preceden...



E vogliamo parlare poi della grandiosità dell'ottavo episodio, quello in bianco e nero?



La regina degli scacchi
(stagione 1, episodi 1-2)

Quando ho letto il titolo, pensavo fosse una metafora o qualcosa di simbolico. Tipo "Poker Face" di Lady Gaga. Non è che sia proprio una canzone sul giuoco del Poker. La regina degli scacchi invece parla proprio di scacchi. Di una tipa che è così fenomenale a giocare a scacchi da poter essere definita una regina. Scemo io a pensare che potesse trattare di qualcos'altro. Superato lo "shock" di questa scoperta sorprendente, dopo aver visto i primi due episodi devo ammettere che questa serie interpretata dalla nuova regina della recitazione, Anya Taylor-Joy, è riuscita a farmi appassionare agli scacchi, cosa che non ritenevo possibile. Sono quindi molto curioso di proseguire nella visione, per vedere se riuscirà ad arrivare allo scacco matto.

"Sì, belli gli scacchi, però adesso mi sa che mi faccio una partita a Fortnite."

Un momento della prima puntata, dove la giovane protagonista è impegnata in più partite contemporaneamente, mi ha ricordato questa scena de I Simpson. Diciamo però, e scusate per lo spoiler, che lei a giocare è un pochino più brava di Bart.



Grand Army
(stagione 1)

Se da una serie intitolata La regina degli scacchi non mi aspettavo una serie sugli scacchi, da una serie intitolata Grand Army, letteralmente "grande esercito", mi attendevo invece una serie che facesse fede al suo titolo. Qualcosa di bellico e militare. Infatti stavo già per scartarla. Invece no. A sorpresa, Grand Army è una serie adolescenziale. Un teen drama classico, senza vampiri, licantropi o zombie. Un teen drama duro, forte, che tratta tematiche pesanti, dal terrorismo alla violenza sessuale. Il titolo è dovuto al fatto che i protagonisti sono un gruppo di ragazzi di una scuola pubblica di Brooklyn che si chiama Grand Army High School.

Come in ogni buon teen drama che si rispetti, la maggior parte dei personaggi non sono proprio adorabili. Si comportano in maniera discutibile e tu vorresti solo dir loro: "No, fermati! Ma cosa fai?". Siamo dalle parti di Tredici - 13 Reasons Why ed Euphoria, anche se il modello di riferimento principale sembra essere l'avantissimo nei tempi My So-Called Life, la serie cult anni '90 con Claire Danes e Jared Leto. Agli appassionati del genere consiglio di dare un'occhiata. Il binge-watching è assicurato. Gli altri forse è meglio che si astengano.

"Un saluto ai detrattori delle serie teen."


South Park - The Pandemic Special

Il mondo attuale in cui viviamo sembra un incrocio tra un episodio di Black Mirror e uno di South Park. Era quindi difficile per gli autori di quest'ultimo show, Matt Stone e Trey Parker, trovare un modo per raccontare la pandemia in maniera originale, eppure ci sono riusciti. E Cartman in questo episodio speciale ci regala l'inno definitivo del distanziamento sociale.

 



Serie Flop del mese

Filthy Rich
(stagione 1, episodi 1-2)

Una volta finita la visione di Emily in Paris, che pure i suoi più grandi critici si sono pappati in pochi giorni per non dire poche ore, ero alla ricerca di un nuovo guilty pleasure trash. Ho provato ad andare sul sicuro con Filthy Rich, una serie o meglio una soap con Kim Cattrall di Sex and the City incentrata su una famiglia che gestisce una rete televisiva cristiana. Per essere trash è trash, non c'è niente da dire, pure troppo. Manca però il divertimento, il piacere di divorare un episodio dietro l'altro. Filthy Rich si può tradurre con "ricco da far schifo", ma per adesso la serie fa schifo e basta.

"Ce la farò a essere più trash di Barbara D'Urso?"


Ted Lasso
(stagione 1, episodio 1)

Un coach di football americano che viene chiamato in Inghilterra ad allenare una squadra di calcio?
Uno spunto talmente improbabile da essere divertente. Sulla carta. Nella pratica, la serie Ted Lasso non è che sia così esilarante. Sarà che il protagonista Jason Sudeikis per me è un po' come una versione americana di Enrico Brignano. Entrambi si sforzano in tutti i modi di essere divertenti ma, almeno con me, senza successo.

"Cacciate subito Cannibal Kid dalla mia conferenza stampa.
No, non sto scherzando."



Guilty Pleasure del mese
Emily in Paris

Il 2020 diventa sempre più strano. Il film più discusso dell'anno non è tanto Tenet, quanto una commedia vanziniana come Lockdown all'italiana. Non avendolo visto, sospendo il giudizio. Decisamente divisivo anche Hubie Halloween, un filmetto leggero con Adam Sandler. C'è persino chi mi ha rimosso dalle amicizie di Facebook perché ho osato parlarne bene. La serie più controversa dell'anno? Quella che in teoria dovrebbe essere un innocuo guilty pleasure, Emily in Paris.

Emily in Paris è la storia di una ragazza statunitense che si trasferisce a Parigi per lavoro, in una compagnia di marketing. Inoltre, rapidamente diventa un'influencer popolare grazie al suo profilo Instagram @emilyinparis in cui illustra per immagini la sua vita parigina. Una romcom lavorativa a puntate, a metà strada tra Il diavolo veste Prada e Gossip Girl. Una visione disimpegnata da servire fresca come una bottiglia di champagne che segna il ritorno di un maestro del genere, Darren Star, l'autore di Beverly Hills 90210, Melrose Place, Sex and the City e più di recente anche Younger. Una serie in apparenza così leggera e spensierata ha però creato un autentico polverone. Proprio così. Emily ha fatto incazzare i francesi quasi quanto Marco Materazzi durante la finale dei Mondiali del 2006. Il motivo?

Emily in Paris è un campionario di cliché assortiti sui francesi. Alcuni per altro inventati di sana pianta, come il fatto che la mattina vadano a lavorare tardi. In questo caso gli americani devono aver fatto confusione con gli stereotipi su italiani e spagnoli, d'altra parte per loro noi europei siamo tutti uguali. E questa è una visione stereotipata degli americani, me ne rendo conto. D'altra parte, chi di stereotipo ferisce, di stereotipo perisce.

"In questa scena non abbiamo messo manco una baguette. Sarà per questo che ci criticano?"

I critici francesi si sono così divertiti a demolire questa serie, e la cosa è anche comprensibile e condivisibile. Bisogna però rendersi conto che questo non è un documentario sulla vita nell'attuale parigi cosmopolita delle banlieue o una pellicola neorealista. Lucas Bravo, il figo della serie, ha replicato in maniera molto intelligente alle critiche nei confronti della serie, demolendo così lo stereotipo del bello bello senza cervello. L'attore francese ha dichiarato: “Penso abbiano ragione, in un certo senso. Abbiamo portato in scena cliché vari e una sola visione di Parigi. Parigi è una delle città più variegate al mondo. Abbiamo così tanti modi di pensare, così tante nazionalità diverse e così tanti quartieri. A un certo punto, se vuoi raccontare una storia su Parigi, devi scegliere una prospettiva. Devi scegliere una visione. La critica francese non ha capito che si tratta di una sola visione. Hanno detto: 'Oh, Parigi non è così.' Certamente. Parigi è molte cose”.

"Che peccato. Io speravo di essere considerato un bello bello senza cervello."

E dopo il bello e bravo Lucas Bravo ha detto tutto quello che andava detto sulla questione, io mi limito ad aggiungere soltanto un'altra cosa: j'adore Lily Collins.

"Cliché???
Non so di cosa state parlando. Letteralmente. Io non so il francese."



Cotta del mese
Victoria Pedretti e Amelia Eve (The Haunting of Bly Manor)

Come si fa a non amare loro due?
Amelia Eve e Victoria Pedretti. O, come preferisco chiamarla io, Victoria Foppapedretti. 



Performers of the Month
Antony Starr e Aya Cash (The Boys)

La seconda stagione di The Boys è stata figa e perfida e tutto, però non mi ha convinto in pieno. Troppo discontinua, con scene notevoli alternate a tanti giri a vuoto. Un applauso particolare va comunque fatto soprattutto ai due supercattivoni, interpretati da un Antony Starr sempre più pazzesco e da Aya Cash che arriva dalla serie comedy You're the Worst e pure qua si è confermata essere the worst. Quindi come villain è the best.

"Tu hai capito cosa voleva dire Cannibal Kid?"
"No, ma io ormai ho rinunciato da un pezzo a cercare di comprenderlo."


Episodio del mese
Right Here Right Now #4, S01E04 (We Are Who We Are)

L'episodio del matrimonio improvvisato di We Are Who We Are, il quarto della stagione. Un piccolo grande capolavoro. Se Stanley Kubrick avesse diretto una serie adolescenziale americana ambientata in Italia, il risultato non credo sarebbe stato troppo diverso. Invece l'ha girata Luca Guadagnino, e dentro c'ha messo pure una scena delirante sulle note dei CCCP - Fedeli alla linea e un bestemmione in Veneto. Cosa volere di più?




7 commenti:

  1. Anya Taylor-Joy con me ha fatto di sicuro scacco matto! È una serie che ho divorato perchè la storia l'ho trovata molto affascinate e intrigante anche per come è stata raccontata. Inutile dirti che da quando l'ho smessa non faccio altro che giocare a scacchi, con pessimi risultati peraltro! 🙈

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  2. Sul più bello che mi sto rimettendo al passo con altri titoli, ecco che mi fai aggiungere Grand Army. Com'è che Netflix non la pubblicizza? Fortuna che ci sei tu, e anche se è un teen drama, sembra un teen drama di quelli che possono piacere anche a me.

    Su Bly Manor io preferisco stendere un velo pietoso, deludente e quel finale perfetto non mi fa cambiare idea.
    Con Emily in Paris sono combattuta: potrei odiarlo per la leggerezza e i cliché, potrei adorarlo in un momento in cui avrò bisogno di leggerezza e cliché... devo solo aspettarlo.

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  3. Devo iniziare La regina degli scacchi!
    Bly Manor, purtroppo, delusione. Per me melenso e noioso, nonostante il bel finale.

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  4. La regina degli scacchi consigliatissimo! Tratto da un bel romanzo libro Tevis (L'uomo che cadde sulla Terra).

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  5. Ho visto solo The Haunting of Bly Manor e sì, è una serie che ti entra proprio nel cuore (al netto di difetti che si possono andare a cercare o meno). Però per me Hill House rimane sempre il "primo amore" e quindi insuperabile.

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  6. Da me ho parlato di The Boys criticando i momenti WTF tipo le branchie che cantano, ma tutto sommato resta uno dei top delle serie tv attuali. Pensa che la scena con Anthony/Patriota che urla "Io posso fare quello che voglio!!!" proveniva dalla prima stagione, ma la produzione non l'aveva voluta inserire perché un po' forte... approvata nella seconda riesce a rendere perfettamente il delirio del personaggio. Starr comunque superlativo perché fuori dal set è una persona totalmente diversa.

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