Nouvelle Vague
Come si fa a odiare i francesi?
Non solo hanno inventato il cinema con i fratelli Lumière. Hanno poi inventato anche il cinema di finzione con Georges Méliès, e l'hanno quindi reinventato, rinnovato e stravolto con il movimento della Nouvelle Vague. Posso quindi capire l'invidia nei loro confronti, d'altra parte loro hanno dato vita alla Settima Arte mentre gli italiani hanno fatto nascere il Fascismo, l'odio no.
Sarò antipatriottico io - e stica**i, sapete quanto me ne frega? - ma l'amour nei confronti dei cugini francesi si è rinnovato ancora una volta dopo la visione di Nouvelle Vague. Sebbene sia un film diretto dallo statunitense Richard Linklater, sempre imprevedibile e sempre intrigante.
Di cosa parla la pellicola?
Beh, in generale della Nouvelle Vague, sorpresa sorpresa. Più in particolare, racconta la lavorazione del film simbolo della corrente cinematografica transalpina, il capolavoro assoluto nonché uno dei miei film preferiti di tutti i tempi, ovvero Fino all'ultimo respiro di Jean-Luc Godard. Il leggendario regista francese, o meglio svizzero-francese, era già stato portato sullo schermo qualche anno fa ne Il mio Godard, che ovviamente avevo adorato. Che ve lo dico a fare?
In quel caso la storia era ambientata alla fine degli anni '60, quando era già un regista affermato, e a indossare i suoi panni c'era Louis Garrel. Qui invece la vicenda è ambientata nel 1959 e il regista è interpretato da Guillaume Marbeck.
Per chi ama la Nouvelle Vague c'è un solo modo per vedere questo film: con gli occhi dell'amore. Per un'adorabile Zoey Deutch nei panni di Jean Seberg, e non solo. Tutti quelli che non amano la Nouvelle Vague invece se ne posso anche andare a*****lo!
Più che una semplice pellicola, Nouvelle Vague è una vera e propria dichiarazione d'amore. A quel cinema. A quel periodo storico. All'anarchia. Allo spirito punk, prima ancora che la subcultura punk nascesse. Jean-Luc Godard è stato un punk ante litteram. Vedere il modo in cui ha girato il suo primo film, che sarebbe poi stato considerato un capolavoro e sarebbe stato studiato in tutte le scuole di cinema, è davvero d'ispirazione. Credo possa essere d'ispirazione soprattutto per i cinefili, ma in generale per chiunque. Lui non seguiva le regole. Lui le regole le faceva, e poi quando voleva era il primo a non seguirle. È così che si dovrebbe lavorare. È così che si dovrebbe vivere. Ed è così, coerente con sé stesso fino alla fine, fino all'ultimo respiro, che è morto, scegliendo il suicidio assistito all'età di 91 anni. Jean-Luc Godard era un genio, ma soprattutto era libero. Quanti possono affermare la stessa cosa?
Più che una semplice pellicola, Nouvelle Vague è anche una raccolta di citazioni da appuntare e fare proprie (tipo "Tutto ciò che serve per un
film è una ragazza e una pistola", o "Le delusioni sono temporanee, il cinema è per sempre", o "Vedere i film mi libera dal terrore del mondo reale"), ed è pure un manuale su come si dovrebbe girare un film. Non perché vada seguito alla lettera tutto ciò che ha fatto Godard, ma perché si dovrebbe seguire il suo pensiero. Ognuno nel suo ambito dovrebbe cercare il suo modo di fare le cose, anziché limitarsi a dire: "Faccio così, perché si è sempre fatto così".
Vedendo la pellicola di Richard Linklater viene quindi una gran nostalgia. Una (balorda) nostalgia che prende anche chi come me in quel periodo non era manco ancora nato. Mi sono sentito un po' come tutti questi giovani della Gen Z di oggi che guardando Stranger Things rimpiangono gli anni '80.
Viene anche una certa tristezza, perché, a costo di dire una banalità da boomer, oggi realizzare un film come Fino all'ultimo respiro non sarebbe più possibile. Persino il più coraggioso tra i cineasti contemporanei non credo possa girare con questa libertà e indipendenza. Pure il cinema più indie e alternativo attuale ha le sue regole da cui in pochi riescono, o vogliono, fuggire.
A proposito di fuggire, sì, viene voglia di salire sulla DeLorean e scappare via da questo triste presente, in cui la creatività viene inglobata e uccisa ogni giorno di più dalle esigenze del mercato. Fusione di una grande società con l'altra dopo l'altra. Fino a che un briciolo di quello spirito che animava Godard mentre stava realizzando il suo film d'esordio sarà presente, credo però che ci sarà ancora speranza. Per il cinema, e forse per il mondo.
(voto 8+/10)











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