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mercoledì 14 maggio 2025

Bird: un film consigliato anche a chi non è attratto dagli uccelli





Bird

Uccelli. A chi non piacciono gli uccelli?
Beh, non a tutti. C'è chi preferisce altri tipi di animali, tipo le tope, per esempio. De gustibus. Non è una cosa così importante. La cosa più importante è amare. Love is love. Fate l'amore, possibilmente non con animali, non fate la guerra.

venerdì 30 giugno 2017

American Honey: tu vuò fà l'amielicano, mmielicano, mmielicano





American Honey
Regia: Andrea Arnold
Cast: Sasha Lane, Shia LaBeouf, Riley Keough, Arielle Holmes, McCaul Lombardi, Veronica Ezell, Chad Cox, Crystal Ice, Will Patton


Dopo American Graffiti, American Gigolò, American Beauty, American Psycho, American Pie, American Hustle, American History X, American Horror Story, American Crime Story, American Sniper, American Splendor, American Gods, The American, American Girl, American Woman stay away from me, What's American Boys, American Idol e American Express, ecco che arriva...

American Honey, il miele americano. Dove?
Non nei negozi di miele – se ne esistono – bensì nei cinema...

martedì 9 ottobre 2012

Cime di rapa tempestose

Cime tempestose
(UK 2011)
Regia: Andrea Arnold
Cast: James Howson, Kaya Scodelario, Solomon Glave, Shannon Beer, Nichola Burley, Eve Coverley, Amy Wren, Oliver Milburn, Lee Shaw, James Northcote, Jonny Powell
Genere: new Brontë
Se ti piace guarda anche: Bright Star, Jane Eyre, Un gelido inverno

Saltiamo le presentazioni. Cime tempestose (Wuthering Heights) tanto lo conoscete tutti, no?
A dire il vero, io non ho mai letto il primo e unico romanzo di Emily Brontë. Romanzo che tra l’altro non è che fosse stato salutato con grosso entusiasmo dalla critica alla sua pubblicazione nel 1847, mentre oggi è un super classico della super letteratura britannica.
Già qui, possiamo interrogarci sull’effettiva utilità della critica.
Il qui presente Cannibal Kid è un critico?
No, è uno a cui piace criticare. Uno a cui piace criticare pure la critica ufficiale. Un criticone, in pratica. Ma non un critico. C’è una sottile differenza. Una differenza che un critico vero probabilmente saprebbe spiegarvi meglio, ma io no.

Chissà se a questo adattamento cinematografico del 2011 firmato da Andrea Arnold non capiti un destino simile a quello del romanzo. Non che la critica l’abbia fatto a pezzi, però ha diviso parecchio fin dalla sua presentazione al Festival di Venezia 2011, tra qualche entusiasta e molti perplessi.
Le intenzioni della regista del pregevole Fish Tank sono davvero pregevoli. Basta con le solite versioni patinate da tipico period drama britannico e proviamo qualcosa di diverso. Le cime tempestose su cui si arrampica la Arnold sono più alte e impervie di quelle tentate da altri registi alle prese con i romanzi delle sorelle Brontë. Allo stesso tempo, il rischio di cadere e spaccarsi l’osso del collo è anch’esso maggiore.
L’idea, la visione della regista è stata quella di tentare un approccio tra il neorealismo del suo precedente Fish Tank, ma con un’ambientaziona bucolica anziché cittadina, e il naturalismo di Terrence Malick.
La Arnold rincorre i due protagonisti Heathcliff e Catherine con macchina da presa a mano, spesso mossa, si concentra sugli animali, sui paesaggi, creando un film più d’atmosfera che di narrazione. Un film poco parlato e molto sensoriale.
L’altro elemento originale è la scelta di avere un Heathcliff di colore, cosa che introduce il tema del conflitto razziale, a dirla tutta nemmeno troppo sviluppato e quindi leggermente sprecato.

"Dicono che assomiglio a una versione giovane di uno dei candidati alla
presidenza USA: eppure io e Mitt Romney non abbiamo molto in comune..."
La pellicola è visivamente molto interessante e singolare, per lo meno se paragonata ad altre troppo tradizionaliste tratte dai classici della British Literature, sarà anche per quel 16/9 verticale scelto. Allo stesso tempo, il suo difetto è quello di apparire a tratti come un’operazione da festival del cinema un po’ fine a se stessa e che dal punto di vista emotivo coinvolge poco. I ritmi lenti contribuiscono a cullare dentro il mondo immaginato dalla Brontë, solo riflesso attraverso lo sguardo particolare della Arnold. Ciò che manca, ciò che io ho sentito mancare, è un coinvolgimento diretto, il passo successivo in grado di trasportare realmente dentro l’anima dei due protagonisti.
Heathcliffe e Catherine si amano, si odiano, si amanodiano fino al punto di distruggersi a vicenda. Una passione bruciante, però perché? Cos'è che li lega in maniera così profonda? Il film ci mostra il conflitto vissuto da questi due personaggi tormentati, ma non ci fa scottare le mani con la loro passione. Ce la fa intravedere, ma non ce la fa vivere fino in fondo, risultando per questo aspetto un poco meno sentito rispetto al più emozionante Jane Eyre di Cary Fukunaga tratto dal romanzo della sister Charlotte Brontë.

Per quanto riguarda gli interpreti, sono stati scelti due attori molto giovani per la prima parte, quella più fanciullesca, i due esordienti totali Solomon Glave e Shannon Beer, e due attori giovani ma un filo meno per la seconda parte, quella con i due protagonisti un po’ più cresciutelli. In questo caso il pure lui esordiente James Howson, bravo ma io ho preferito il ragazzotto più giovane, e poi Kaya Scodelario, che fa fare il salto di qualità al secondo tempo della pellicola.
Chi è Kaya Scodelario?
Ma che domande sono?
È solo una delle migliori giuovani interpreti della scena britannica. Ha fatto la serie tv Skins, un paio di video di Plan B e ora è pronta per conquistare una notorietà maggiore anche all’infuori del Regno Unito, visto che è protagonista del nuovo video di Robbie Williams, “Candy”, quello con il ritornello scritto dai 7 nani. Hey oh!



Video carinissimo e super simpatico, ma cancellatelo subito dalla vostra mente. Difficile immaginare qualcosa dalle atmosfere più lontane di Wuthering Heights. Un film cupo, con una notevole forza visiva ma con qualche carenza a livello di sceneggiatura. Una visione sicuramente interessante che però lascia anche con l’amaro in bocca, perché poteva rappresentare un nuovo standard assoluto nella rilettura dei classici British e invece si ferma a un passo dall’impresa. Una pellicola che conquista gli occhi, non del tutto il cuoricino.
Kaya Scodelario? Lei invece conquista gli occhi, il cuoricino e pure un’altra parte del corpo…
(voto 7/10)

P.S. No, il video di “Wuthering Heights” di Kate George W. Bush non ve lo metto. Troppo scontato.


domenica 11 settembre 2011

Ostregheta!

Michael Fassbender con la Coppa delle Coppe
Breve commento sul Festival di Venezia, premettendo che non ero presente, non ho visto i film in Concorso, non ho visto sfilare Keira Knightley sul red carpet (questa è la cosa che rimpiango di più) e quindi il mio breve commento non vale praticamente una mazza.
Comunque...
Il presidente di giuria Darren Aronofsky, o meglio il Genio Darren Aronofsky, Leone d’Oro al radical-chicchismo, ha confermato la sua natura di gran figlio di buona donna ignorando totalmente i film più applauditi e i favoriti della vigilia. Niente per gli americani. Niente per Cronenberg, Friedkin, Polanski, Clooney (ma almeno quest'ultimo si rifarà probabilmente agli Oscar). Niente nemmeno per Kate Winslet.
In compenso ha consegnato il Leone d’Oro al russo Aleksander Sokurov per il suo Faust, una di quelle pellicole monumentali che si preannuncia come un mattonazzo pazzesco, dunque un film che paradossalmente potrebbe essere amato dal mio blogger nemesi Mr. Ford. Chi è il radical-chic, adesso, chi?
Aronofsky dall’alto della sua magnanimità ha però pensato anche al cinema italiano, con il premio speciale della giuria assegnato a Crialese e al suo Terraferma.
Per quanto mi riguardo sono felice, ricordando sempre che non ho visto i film quindi parlo così a vanvera (ma se qualcuno il prossimo anno volesse farmi avere gli accrediti stampa non disdegnerei), per la coppa Volpi di miglior attore a Michael Fassbender, la cui grandezza è stata finalmente riconosciuta, e per i premi andati al greco Lanthimos, già autore dello spettacoloso quanto agghiacciante Kynodontas e ora vincitore della miglior sceneggiatura per Alpis, al Wuthering Heights (Cime tempestose) di Andrea Arnold (la regista di Fish Tank) e ai giovani attori del nuovo film del fenomeno giapponese Sion Sono.
Ma visto che il mio commento alla cieca wale quel che wale e cioè pressappoco quanto una canzone dei Dari, meglio far parlare l’elenco ufficiale dei premi.

- Leone d'oro: Faust di Aleksandr Sokurov
- Leone d'argento miglior regia: Cai Shangjun per Ren shan ren hai
- Premio Speciale della giuria: Terraferma di Emanuele Crialese
- Coppa Volpi migliore attrice: Deanie Yip per Tao Jie (A Simple Life)
- Coppa Volpi miglior attore: Michael Fassbender per Shame
- Leone del Futuro - Premio Venezia Luigi De Laurentiis: La-Bas - Educazione criminale di Guido Lombardi
- Osella migliore sceneggiatura: Efthymis Filippou e Yorgos Lanthimos per Alpis
- Osella miglior contributo tecnico: Robbie Ryan per la fotografia di Wuthering Heights
- Premio Marcello Mastroianni giovane attore/attrice emergente: i protagonisti di Himizu, Shòta Sometani e Fumi Nikaido
- Premio Orizzonti per il miglior lungometraggio: Kotoko di Shinya Tsukamoto
- Gran Premio Speciale della Giuria della Sezione Orizzonti: Whores' glory di Michael Glawogger
- Premio Orizzonti per il miglior cortometraggio: In attesa dell'Avvento di Felice D'Agostino e Arturo Lavorato
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