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venerdì 13 dicembre 2019

Chiara Ferragni - Unposted: un DocuFilm? No, più un DocuSelfie





Chiara Ferragni - Unposted
Regia: Elisa Amoruso
Cast: Chiara Ferragni, Fedez, Paris Hilton


Ci sono cose che non capisco. Non ne capisco di cinema, lo dico subito. Il fatto che fossi più curioso di guardare Chiara Ferragni - Unposted rispetto a The Irishman, l'ultimo (presunto) capolavoro di Martin Scorsese, la dice lunga in proposito. Perdonatemi ma, in quanto blogger, personalmente mi interessa di più un lavoro che parla della carriera di una blogger di oggi, per quanto fashion blogger, rispetto a un film che parla della carriera di un gangster a cavallo tra gli anni '50 e '70, per quanto di Martin Scorsese.
Il fatto poi che io abbia un blog di cinema, che per la cronaca è quello che state leggendo in questo momento, non significa per forza che debba anche possedere un buon gusto in fatto di cinema. Così come il fatto che Chiara Ferragni sia una fashion blogger non significa per forza che abbia un buon gusto in fatto di moda, ahahah.


martedì 22 aprile 2014

YVES SAINT LAURENT, LA VECENSIONE VIETATA AI BAVBONI




Yves Saint Laurent
(Francia 2014)
Regia: Jalil Lespert
Sceneggiatura: Jalil Lespert, Jacques Fieschi, Marie-Pierre Huster, Jérémie Guez
Ispirato al libro di: Laurence Benaïm
Cast: Pierre Niney, Guillaume Gallienne, Charlotte Le Bon, Laura Smet, Marie de Villepin, Nikolai Kinski, Astrid Whettnal
Genere: fashionista
Se ti piace guarda anche: Coco Avant Chanel – L’amore prima del mito, Dietro i candelabri, Diana – La storia segreta di Lady D

Vagazzi, questa ve la devo pvopvio vaccontave. Ievi sono andato a vedeve il film sul mio stilista pvefevito e si è vivelato una delusione paz-zes-ca. Di chi sto pavlando? Ma come, di chi sto pavlando? Sto pavlando di lui, del solo e unico, del divino e gvande Yves Saint Laurent.
Lo so, me ne vendo benissimo conto di aveve un leggevo difetto di pvonuncia. I pezzenti dicono che ho la evve moscia, ma io pvefevisco dive che ho la evve alla fvancese, che fa più figo. A dispetto di questo difetto che pevò io considevo un dono di Dio che mi distingue dalla massa di voi comuni movtali bavboni, c’è una pavola, una sola con la evve che viesco a pvonunciave pevfettamente: Yves Saint Laurent. Non so pevché, ma è così. Savà pevché io vesto solo Yves Saint Laurent. O quasi solo Yves Saint Laurent. Pev casa ammetto di indossave delle ciabatte Pvada da bavbone e una vestaglia che Gianni aveva disegnato apposta pev me. Gianni chi?
Gianni Vevsace, ovviamente.
Confesso poi che come bovse della spesa uso le Louis Vuitton, ma pev il vesto ho solo voba di Yves Saint Laurent. È la mia mavca pvefevita. Il mio bvand pevsonale. YSL. Potete quindi immaginave la mia attesa nei confvonti di un film dedicato all’uomo dietvo questa gvande fivma.

La pellicola è divisa pvaticamente in due pavti, che vappvesentano le due anime, i due volti di Yves Saint Laurent. Quanto mi piace pvonunciave questo nome, quanto?
Nella pvima pavte, Yves Saint Laurent è un fanciullo ingenuo, spvovveduto osevei quasi dive, il pupillo di Diov. Quando Chvistian Diov viene a mancave, nonostante la sua teneva età Yves Saint Laurent diventa il nuovo divettove avtistico della maison. Tutti lo cevcano, tutti lo vogliono. Alla fine degli anni Cinquanta, diventa così il nome di punta della moda fvancese. Fino a che viene chiamato alla avmi. No, non viene chiamato a disegnave le nuove divise dell’esevcito. Viene pvopvio chiamato a combatteve. Stiamo schevzando? La guevva è così poco chic. Come si può considevave umana una pvatica bavbava in cui c’è da indossave delle tute mimetiche tanto inguavdabili? No, ma io dico, si può andave in givo conciati così?


Yves Saint Laurent affvonta allova una cvisi pevsonale, cade in depvessione, viene licenziato da quei cattivoni della Diov e si tvova in tanto giovane età a esseve già un fallito. Un bavbone. Viuscivà comunque a vipvendevsi gvazie all’aiuto del compagno, pevché sì, Yves Saint Laurent è omo. Pensavate che uno stilista, pev di più fvancese, potesse esseve etevo? Siete pvopvio ingenue, mie cave. Siete più ingenue delle tipe che si vestono al mevcato o dai cinesi e pensano di esseve alla moda. Io una volta sono entvato in un discount cinese e, solo guavdando la lovo collezione di abiti pvimaveva-estate, ho avuto una sincope.

"Mmm, tesoro, quanto sei bono!"
"Chi, io? Ma se sembro la versione brutta di Renato Pozzetto."
Finito il peviodo di cvisi, non mia ma del pvotagonista del film, Yves Saint Laurent insieme al compagno fonda il suo mavchio di moda pevsonale e tovna sulla cvesta dell’onda. Anzi, diventa popolave come non mai. Tva gli anni ’60 e i ’70 diventa l’icona che conosciamo e veneviamo tutt’oggi. A livello pevsonale le cose pev lui inoltve cambiano molto. È qui che, dopo la pvima spenta pavte, il film entva nella seconda pavte, quella un pochino più intevessante, sebbene anch’essa non del tutto viuscita. Yves Saint Laurent finisce in un vovtice autodistvuttivo fatto di sesso, dvoga e vock’n’voll, passando da una velazione monogama-monotona a favsi cani e povci. Bavboni pevò no. Almeno un minimo di decenza ce l’ha ancova.

Il cast del film devo dive che non è male. Il pvotagonista Pievve Niney è quello che avevamo già visto nella MILF comedy fvanscese 20 anni di meno e qui se la cava sopvattutto nel vitvavve l’Yves Saint Laurent nevd dei pvimi tempi, più che l’icona glam degli anni successivi. Il suo compagno è intevpvetato da Guillaume Gallienne, nuovo celebvato fenomeno del cinema fvanscese, l’autove di Tutto sua madve, altvo film fvanscese vecente che mi è toccato con gvande vammavico bocciave. Laddove là non mi aveva convinto molto, qui Gallienne invece mi è piaciuto pavecchio di più. La migliove del cast è pevò la Chavlotte Le Bon. Concedetemi la volgavità, mie cave e miei cavi, ma Chavlotte è pvopvio bona. Ha un volto che buca lo schevmo.

Ma quindi pevché questo film mi ha deluso?
Nonostante sia ben intevpvetato, sia vealizzato con una buona cuva fovmale e gli abiti di Yves Saint Laurent siano stati veplicati in manieva elegante, è la classica pellicola biogvafica givata con uno stile da fiction Vai o Mediaset. E io odio la tv genevalista. Io guavdo solo Sky. Non pevché abbia pev fovza dei pvogvammi migliovi, a pavte il nuovo canale Sky Atlantic dedicato alle sevie tv che è tvoooppo figo, ma pevché è a pagamento e quindi i bavboni non possono pevmettevsi di guavdavlo.
La vegia del film è davvevo piatta. Più moscia della mia evve e la sceneggiatuva è banale, incapace di appvofondive come si deve un pevsonaggio della Madonna come l’Yves Saint Laurent. Vacconta la solita pavabola di ascesa e declino al successo, condita con tutti i cliché del caso, senza mai cvesceve nel vitmo e senza mai andave a colpive vevamente al cuove dello spettatove. Sembva solo la bozza di un buon film, quello che speviamo vivamente di vedeve vealizzato pvesto sul gvande stilista. Al Festival di Cannes 2014 vevvà infatti pvesentata un’altva pellicola a lui dedicata: Saint Laurent, divetta dal Bevtvand Bonello dello stilosissimo L’Apollonide, e con nel cast la chic Léa Seydoux. Quello sì che pvobabilmente savà il gvande film che tutti noi fan della moda stavamo aspettando. Questo Yves Saint Laurent è invece soltanto una pellicola pev bavboni.
(voto 5/10)

martedì 21 agosto 2012

Jane’s Addiction

Jane by Design
(serie tv, stagione 1)
Rete americana: ABC Family
Rete italiana: non ancora arrivata
Creatore: April Blair
Cast: Erica Dasher, Nick Roux, David Clayton Rogers, Andie McDowell, India de Beaufort, Rowly Dennis, Meagan Tandy, Smith Cho, Matthew Atkinson, Bryan Dechart, Teri Hatcher, Mariah Buzolin
Genere: doppia vita
Se ti piace guarda anche: Ugly Betty, Il diavolo veste Prada, Bunheads

Un teorema sempre valido ha trovato conferma in maniera inaspettata.
Il teorema (non di Marco Ferradini) è: mai giudicare una serie soltanto dalla puntata pilota.
La serie che convalida questo teorema è: Jane by Design.
Di cosa parla? Una ragazzina del liceo finge di essere adulta per lavorare in una stilosissima agenzia di moda, come schiavetta personale di Gray, una stilista e fashion guru interpretata da una Andie McDowell in versione perfida e in ottima forma. Sarà per merito di tutte le creme anti aging che pubblicizza?
Praticamente è un incrocio tra Il diavolo veste Prada, per via dell’ambiente modaiolo, e Hannah Montana, dove la protagonista viveva una doppia vita. Il soggetto non è in pratica dei più entusiasmanti e di prima mano e, a vedere la puntata pilota, quest’impressione non troppo positiva mi è stata ulteriormente confermata. Così ho subito abbondonato Jane al suo destino.
Dietro consiglio di Fabrizio (thank you!), ho però dato una seconda possibilità al telefilm teleteen e ho fatto male. Mi spiego: ho fatto male ad aver cassato Jane dopo il pilot e ho fatto bene a recuperarlo.
Il teorema si è quindi confermato. È vero che le serie sono tante, tantissime, e il tempo è poco, pochissimo, però a dare giudizi affrettati si rischia di perdersi delle belle serie serine seriette come questa. Così come un disco non va giudicato soltanto da un ascolto, un telefilm va approcciato in maniera diversa rispetto a un film; ha bisogno di crescere, di costruire le sue trame puntata dopo puntata, di farti affezionare ai suoi personaggi poco a poco. Ed è quest’ultimo il punto di forza principale di Jane & company. Ti ci affezioni. Diventi addicted.

"Per essere una serie sulla moda, la tua scelta nei vestiti è alquanto discutibile, cara."
La serie, parliamoci chiaro, non è di quelle rivoluzionarie per forma o contenuti. Come abbiamo visto, non si presenta come nulla di nuovo; oltre alle citazioni precedenti, possiamo aggiungere pure Ugly Betty come telefilm di riferimento ambientato all’interno del sempre glamour quanto spocchioso mondo della moda. Rispetto a quello, non a caso tratto da un format sudamericano, qui l’impostazione è però per fortuna meno da soap-opera e più da serie teen. Un campo in cui ABC Family, il network americano su cui va in onda, è ormai diventata maestra, superando i precedenti campioni di The CW.

The CW (che prima si chiamava The WB), tanto per chiarire, è la casa di molte delle serie teen per eccellenza degli ultimi anni, da Dawson’s Creek a One Tree Hill, da Gossip Girl a 90210. Negli ultimi tempi, però, i loro meccanismi sembrano essersi inceppati, qualche componente si è arrugginito e così, fatta eccezione per la fortunata variante fantasy di The Vampire Diaries, le loro serie recenti si stanno rivelando o delle ciofeche assolute (The Beautiful Life, il remake di Melrose Place), o delle grosse delusioni (Ringer), o perdono mordente e pezzi da tutte le parti stagione dopo stagione, come capitato all’ormai morente Gossip Girl.
Approfittando del periodo di crisi di The CW, ABC Family ne ha approfittato per mettere la freccia di sorpasso. Non si può dire che siano infallibili pure loro, visto ad esempio che negli ultimi tempi hanno lanciato anche la poco irresistibile nuova comedy Baby Daddy, eppure ne azzeccano parecchie. Il loro periodo d’oro è cominciato con Pretty Little Liars, serie tanto trash quanto geniale che possiamo considerare una sorta di Twin Peaks in versione teen. Oh, sì. E ora ABC Family ha azzeccato un paio di altri colpi con Bunheads e Jane by Design.

"Di nuovo in galera? Ma non hai ancora capito che
visitare Pensieri Cannibali è illegale?"
Dicevamo del punto di forza di questa serie, che poi è un elemento fondamentale su cui si basa la serialità. Il vero motivo per cui uno spettatore attende ogni settimana un nuovo episodio: perché si è affezionati ai personaggi. Jane Quimby, interpretata dalla rivelazione Erica Dasher, è una ragazzotta "carina ma non troppo", una di quelle bellezze poco appariscenti alla Audrey Hepburn. Al suo liceo è tra le "sfigate ma non troppo" di turno, ma le cose sono destinate a cambiare quando si trova un posto come stagista in un’agenzia di moda e, per un gioco di equivoci, viene assunta non come stagista bensì come impiegata vera e propria. Finirà così per essere trattata non solo come un’adulta ma anche come una persona degna di rispetto le cui idee contano per davvero. Non come al liceo. E così Jane inizia la sua doppia vita e i primi episodi sono giocati soprattutto sul riuscire a conciliarle, in maniera analoga a quanto accadeva in un’altra piacevole teen serie di ABC Family troppo prematuramente cancellata, mi riferisco a Le nove vite di Chloe King (un minuto di silenzio per la sua dipartita). Più in là con gli episodi, le vicende subiscono un’evoluzione, si fanno un pochino più variegate e permettono di entrare meglio nei personaggi.

"Ti insegno a giocare a baseball, ma non è per metterti le mani addosso, no no."
Da “sfigata” quale era, Jane diventa contesissima tra ben 3 uomini. Uno è il suo migliore amico Billy, con cui ha un rapporto simbiotico stile Dawson e Joey in Dawson’s Creek. Billy è un tipo un po’ punkettone, se non altro per la cresta, un po’ criminale da riformatorio ed è pure lui nel gruppo di “sfigati ma non troppo” del liceo. Billy esce con Lulu, una tipa “figa” del liceo, piena di soldi e snob. Più snob ancora di Gray, la capa di Jane. Solo che Lulu, naturalmente, non vuole che la storia tra loro due si sappia in giro, visto che si vergogna di Billy. Oltre al rapporto di amicizia (ma sarà solo amicizia?) con Billy, Jane è contesa tra uno stilista dal fortissimo accento inglese che lavora con lei e Nick, un giocatore di baseball, il classico tipo “figo pure troppo” del liceo.
In più c’è un altro uomo nella vita di Jane. Questa volta non è un potenziale spasimante, bensì suo fratello, che ha rinunciato all’università e a una promettente carriera nel baseball per fare da fratello/padre a Jane, visto che il padre vero non si sa che fine abbia fatto e la madre se n’è andata. Ma a un certo punto ritornerà, sotto le sembianze di una Desperate Housewife. Pronti a sapere chi? Tanto non ve lo dico…
(se proprio volete scoprirlo, basta che andate a leggervi il cast sopra)

Gli ingredienti della serie? Una componente modaiola presente ma non troppo onnipresente, solite schermaglie amorose, solito conflitto “fighi” contro “sfigati” del liceo e qualche altra caratteristica da solito teleteen. Eppure Jane by Design funziona, nonostante il pubblico americano non l'abbia apprezzata a dovere e ABC Family abbia deciso di cancellarla dopo la prima stagione (grazie al Cielo almeno ha confermato lo spassoso Bunheads). Il suo punto di forza è quello di non pretendere di essere qualcosa di radicalmente nuovo, solo una teen serie ben orchestrata e a cui immancabilmente si finisce per affezionarsi. E quindi confermo il teorema: mai giudicare una serie soltanto dall’episodio pilota.
(voto 7/10)

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