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venerdì 11 gennaio 2013

LA LOBBY DEGLI HOBBIT CHE HANNO UN HOBBY

Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato
(USA, Nuova Zelanda 2012)
Titolo originale: The Hobbit: An Unexpected Journey
Regia: Peter Jackson
Cast: Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage, Ken Stott, Graham McTavish, William Kircher, James Nesbitt, Stephen Hunter, Aidan Turner, Elijah Wood, Ian Holm, Hugo Weaving, Andy Serkis, Christopher Lee, Cate Blanchett, Lee Pace, Benedict Cumberbatch
Genere: Signorino degli anelli
Se ti piace guarda anche: Il signore degli anelli, Game of Thrones

Peter Jackson ha un hobby. Ho detto un hobby, non un hobbit. Oddio, magari con tutti i soldi che si è fatto con il Signore degli anelli possiede pure un hobbit. Elijah Wood, ad esempio, cosa fa quando non gira la serie tv Wilfred? Dov’è? Secondo me, potrebbe benissimo essere il nano da giardino in casa Jackson. Chi lo sa?
Comunque, l’hobby di Peter Jackson è il fantasy. Fino a che ciò significa giocare a Dungeons & Dragons con la moglie e gli amichetti, cavoli suoi. Quando questa sua passione la riversa su grande schermo, però, sono anche cavoli nostri. Il più delle volte, cavoli piacevoli. La trilogia del Signore degli Anelli è stata una signora trilogia. Emozionante, fantasiosa, avventurosa. Un’esperienza piacevole anche per chi, come il sottoscritto, ha sempre gettato uno sguardo di traverso al mondo fantasy. Merito dei valori universali di amicizia, devozione e rispetto snocciolati dalla storia. Merito anche di una serie di personaggi carismatici, come Aragorn, o folli, grandiosamente folli come il Gollum, oppure simpatici e pasticcioni come i piccoli hobbit.
Al termine dell’immane quanto riuscita impresa di trasportare su grande schermo il tomo di Tolkien, Peter Jackson si era poi gettato su un’altra trasposizione letteraria, tirando fuori lo splendido Amabili resti, mio film dell’anno 2010. Una parentesi intimista, per quanto pure quella non priva di una componente fantasy, prima di ritornare nella terra di mezzo.

"Qualcuno spiega a quella Kristen Stewart che non siamo i 7 nani?"
"Ehm, qualcuno lo spiega anche a noi?"
In verità, il progetto de Lo Hobbit ha avuto una vita parecchio marcotravagliata. Già va considerato che è un libro che Tolkien ha scritto prima del Signore degli Anelli, che nasce quindi come sequel. Mentre questo adattamento cinematografico arriva dopo, in versione prequel. Ma questi sono dettagli che possono essere sistemati senza troppi problemi, a Hollywood.
Il progetto all’inizio era stato affidato alle mani messicane di Guillermo Del Toro. Regista che pure non è che mi entusiasmi completamente. Mi è piaciuto Il labirinto del fauno, ok, mentre i due Hellboy mi sono sembrati decenti ma niente di memorabile. Non sono un fan assoluto del Del Toro non Benicio, però ero curioso di assistere a ciò che avrebbe potuto tirare fuori dalla materia tolkieniana. Così, tanto per cambiare.
Per casini vari che adesso non conosco e che qualche recensore più professionale e qualificato e tolkieniano vi saprà spiegare meglio di me, il progetto Lo Hobbit è finito di nuovo tra le mani da hobbit di Peter Jackson.
Cosa che poi non ha sorpreso nessuno, visto che sapevamo sarebbe andata a finire così.
La cosa non mi dispiaceva nemmeno troppo, visti i buoni risultati ottenuti dalla trilogia anellare. Il problema è che quanto ne è uscito è un prodotto senza una sua identità specifica. Lo Hobbit sembra un altro episodio della saga in tutto e per tutto, senza presentare grosse novità, se non la velocità a 48 fotogrammi al secondo con cui alcune copie della pellicola sono state distribuite. Ma questi sono tecnicismi alla James Cameron e non devono ingannare. Per il resto, è un film del tutto adagiato nel passato. Se il livello fosse quello della Compagnia dell’anello, delle Due Torri o del Ritorno del re, mi starebbe anche bene. Il risultato invece mi è sembrato più come se stessi assistendo alle scene tagliate da questi episodi. A scene giustamente tagliate.

In questo Lo Hobbit, di momenti memorabili ce ne sono davvero pochi. Io ne ho contato uno: la scena del canto triste a casa di Bilbo prima della partenza per la grande (ma dove?) avventura. Per il resto, ci sono 3 ore 3 di scenette estenuanti, bambinesche, noiose, che mettono a dura prova la pazienza, e pure la sopravvivenza, dello spettatore meno avvezzo al fantasy.
Il grande pregio della trilogia del Signore degli anelli era quello di saper ammaliare e trasportare nella sua terra di mezzo anche i meno patiti del genere come me. Il grande difetto di questo è quello di non riuscire a farlo. Tra i motivi della scarsa riuscita de Lo Hobbit, sicuramente possiamo citare la scelta di trasformare il romanzo unico di Tolkien prima in due, poi addirittura in tre pellicole distinte. Giusto per capitalizzare al massimo gli incassi. E chissenefrega del risultato artistico.
Se Il signore degli anelli era stato pubblicato su tre volumi e quindi una trilogia cinematografica calzava a pennello, questo romanzo unico doveva diventare un film unico. Fine della storia.

"Il mondo finirà presto!"
"E fammi dare una toccata ai maroni, Galadriel, che porti più sfiga dei Maya!"
In attesa di giudicare anche i prossimi due capitoli (ma penso dovrò munirmi di molti caffè + red bull per reggerli da sveglio), il primo episodio Un viaggio inaspettato di inaspettato non ha proprio un bel nulla e appare come un capitolo introduttivo ricco di momenti riempitivo e poco altro.
La primissima parte ci riscaraventa in mezzo alla Terra di Mezzo e ci sta ancora. L’effetto nostalgia di ritrovare alcune vecchie conoscenze fa piacere. Compare persino Frodo/Elijah Wood! L’irruzione dei vari personaggi in casa Baggins è anche simpatica, strappa qualche sorriso e uno pensa: non è proprio come la prima trilogia, però magari da qui in poi la pellicola migliora…
Invece no. Quella è la parte migliore del film. Poi si peggiora. Quando l’avventura vera e propria comincia, comincia pure la noia. Manca giusto Barbalbero, e poi è una lunga, interminabile sequela di personaggi inverosimili e gag assurde. Persino il ritorno di altri volti familiari come l’inquietante Galadriel (Cate Blanchett), l’ancor più inquietante Saruman (Christopher Lee), o l’ancor ancor più inquietante Gollum (Andy Serkis) non sortisce l’effetto sperato.
Parentesi Gollum: per quanto la sua comparsata risulti ancora tra i momenti più interessanti della pellicola, appare qui come una parodia di se stesso. Sarà che la sua frase simbolo: “Il mio tesssoro” è stata sputtanata a forza di sentirla e riderci sopra, però ormai appare ridicolo piuttosto che no. Laddove nel Signore degli anelli appariva invece come il personaggio più ambiguo e sfaccettato dell’intera Opera.

"Pensieri Cannibali era il mio tesssoro di blog, adesso fa ssschifo!
Quassi quanto la connesssione Telecom in quessste terre..."
Vogliamo salvare qualcosa da tre infinite ore di fantasy puro?
E con fantasy intendo che ho passato tutto il tempo a fantasticare di vedere un altro film?
Per il momento non si è nemmeno ancora vista la tanto vociferata Evangeline Lilly, che probabilmente comparirà per tipo 5 minuti in uno dei prossimi due episodi, e allora salviamo il protagonista. Martin Freeman sembra nato per fare un hobbit, anzi per fare Lo Hobbit. Gli altri attori e gli altri personaggi invece non funzionano. Alcuni per altro sembrano truccati come Francesco Mandelli dei Soliti idioti, tanto che mi aspettavo un “Dai, cazzo, GianBilbo!” da un momento all’altro. L’Aragorn di Viggo Mortensen, il Sam di Sean Astin, i Pipino e Merry di Billy Boyd e Dominic Monaghan… quelli sì che erano personaggi.
Questi nuovi chi sono? Dove vogliono andare?
"Aragorn, ti batto quando vuoi!
...uff, ma perché non ci credo nemmeno io?"
Il Thorin interpretato da Richard Armitage, in particolare, vorrebbe davvero essere il nuovo Aragorn?
Ma per favore!

Lo Hobbit è una versione in tono minore del Signore degli anelli. Un signorino degli anelli, nonché un film sbattito zero. Persino il compositore Howard Shore non si è sforzato manco un minimo e ha riciclato i temi musicali già noti della precedente trilogia. Quanto a Peter Jackson, ha girato in maniera sicura e impeccabile, è pur sempre Peter Jackson, ma col pilota automatico inserito. Se dal Signore degli anelli emergevano chiaramente l’entusiasmo e il divertimento del regista neozelandese, qui sembra quasi che si sia annoiato lui stesso. Figuriamoci noi poveri spettatori.
Un consiglio: per passare meglio le 3 estenuanti ore di visione, è meglio se vi trovate un hobbit… volevo dire un hobby.
(voto 5,5/10)

Post pubblicato anche su L'OraBlù, con una nuova splendida locandina realizzata per l'occasione dal mio grafico di fiducia C(h)erotto.


giovedì 13 dicembre 2012

Colpi di fulmine cinematografici

Uno scatto di Mr. James Ford. Da giovane.
Il Natale si avvicina, contenti?
Sì?
Sicuri?
Allora forse dimenticate che il Natale non è un periodo particolarmente positivo, almeno non nei cinema italiani. È infatti pronta ad arrivare un’infornata di pellicole per tutta la famiglia, di commedie cinepanettose, più qualche altra ciofeca gratuita così, come bel regalo sotto l’albero. Insieme a una serie di uscite da maledire Babbo Natale, le sue renne, i suoi elfi aiutanti e pure il mio nuovamente rivale Mr. James Ford, che maledirlo è sempre cosa buona e giusta, arriva però anche qualcosina di interessante.
Vediamo cosa, con la solita carrellata sui film in uscita questo weekend in Italia in versione doppio audio: da una parte i saggi suggerimenti cannibali, dall’altra le farneticazioni di un Ford tornato cattivo. Certo, cattivo quanto può esserlo un duro dal cuore tenero come lui...

"Ciao Ford, sono il tuo regalo di Natale.
Da Cannibal Kid, con tanto affetto!"
Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato di Peter Jackson
Il consiglio di Cannibal: un viaggio aspettato
Una cosa che mi sono sempre chiesto è: ma perché il romanzo di J.foR.R.d Tolkien The Hobbit in Italia l’hanno tradotto Lo Hobbit e non ad esempio L’Hobbit o Hobbit e basta?
A parte questo mio dubbio esistenziale, il ritorno nella Terra di Mezzo insieme a Peter Jackson fa piacere, visto che la trilogia del Signore degli anelli è stata qualcosa di notevole. Però io guardo sempre con un po’ di diffidenza ai sequel o in questo caso ai prequel. Considerando pure che la pellicola è stata sdoppiata in due parti per raddoppiare gli incassi, un po’ di odore di operazione commerciale si sente. Comunque, più che un viaggio inaspettato, mi sa che ci si può aspettare un viaggio molto in stile Signore degli anelli e probabilmente senza enormi sorprese. Come quando capita di andare su WhiteRussian e sai già che sarà un’esperienza terribile peggio che finire a Mordor buahahah!
Il consiglio di Ford: un ritorno atteso.
Finalmente è tornato. No, non lo hobbit. Non Peter Jackson. Bensì il vero Ford, pronto a spedire il Cucciolo eroico a calci nel culo dritto indietro nella Contea. Ora, la trilogia de Il signore degli anelli è una delle poche cose in grado di mettere d'accordo il sottoscritto e quel pappamolle del Cannibale, quindi questo prequel dal sapore vagamente commerciale potrebbe rivelarsi una lieta sorpresa di fine anno: certo, mancano le battaglie e l'epicità della saga precedente, eppure se lo spirito dovesse restare lo stesso de La compagnia dell'anello - il mio preferito senza dubbio dei film tolkeniani di Jackson - non mi dispiacerebbe affatto.
E poi, c'è Gollum. Mica Cannibal!

"Uff, ma perché accettiamo consigli di moda da Ford?"
La parte degli angeli di Ken Loach
Il consiglio di Cannibal: basta che non sia la parte di Ford
Mi piace la britannicità di Ken Loach, sebbene il suo eccessivo (neo)realismo non me lo faccia amare particolarmente come nel caso del mio (vecchio)realista rivale Mr. Ford.
Una visione comunque di certo la merita e finora, nella settimana delle uscite natalizie, questo si sta rivelando un viaggio inaspettato, con ben due pellicole interessanti. Continuerà così o finiremo dalla parte degli angeli a un inferno cinematografico manco Ford avesse organizzato una maratona dedicata ai “film” interpretati dal nano più celebre del Belgio dopo il Manneken Pis?
Il consiglio di Ford: dalla parte di Ford, uniti contro Cannibal.
Di quest'ultimo film di Loach - polemiche per il rifiuto al Festival di Torino a parte - ho sentito parlare e letto solo bene, quindi ho grande fiducia che possa rivelarsi una di quelle visioni di fine anno in grado di ritagliarsi uno spazio all'interno delle classifiche dei prossimi Ford Awards: inoltre, Loach normalmente da il suo meglio quando si mette a confronto con storie molto sociali e neorealiste come questa. Quindi allargate le spalle e preparate a far "piovere pietre" su quella testa di rapa del Cucciolo.

"Un Natale senza er cinepanettone? Ma er Forde me muore!"
Colpi di fulmine di Neri Parenti
Il consiglio di Cannibal: meglio essere colpiti da un fulmine vero
Ed eccolo, il cinepanettone non-cinepanettone dell’anno. Quest’anno il classico Natale a… non ci sarà, visto che il progetto di un Natale a Lodi non è riuscito a convincere i produttori. Al suo posto arriva però una pseudo commedia romantica di quelle classiche con Christian De Sica. L’unica cosa da fare è sperare in un flop totale, così non solo ci leviamo dalle pall… dalle scatole i cinepanettoni veri, ma pure quelli finti.
A voi lettori invece tocca sorbirvi ancora un po’ i De Sica & Boldi della blogosfera, (per ora) più resistenti persino dei cinepanettoni.
Il consiglio di Ford: colpite il Kid con un fulmine.
Ogni anno io ci spero, con tutto il cuore. E ogni anno vedo le mie speranze disilluse.
Basta cinepanettoni, finti o no. Piuttosto, prometto, mi sparo una maratona di film cannibali e non li
prendo neppure a bottigliate. Ma questa roba, per favore, basta.



Tutto tutto niente niente di Giulio Manfredonia
Il consiglio di Cannibal: niente niente, grazie grazie
Una volta mi piaceva anche, Antonio Albanese. Ai tempi di Mai dire gol e pure del suo esordio cinematografico Uomo d’acqua dolce, che non era malaccio. Dopo aver visto Qualunquemente però non ce la faccio. Sto male al solo pensiero di dovermi sorbire di nuovo una pellicola con Cetto La Qualunque. Buone le intenzioni di prendere per il culo il sistema politico italiano, ma purtroppo la realtà supera di gran lunga il personaggio di fiction di Albanese e quindi oltre a non far ridere, mette addosso solo una gran tristezza. Non proprio il massimo, per un film comico.
Quest’anno ho già fatto dei sacrifici, per la gioia di Ford ho guardato ben 2 film con Jean Claude Van-Damme (JCVD e I Mercenari 2), ma una nuova pellicola con Albanese proprio no!
Il consiglio di Ford: Ford è tutto, Cannibale niente.
Nonostante abbia una discreta stima di Albanese, trovo che ormai il suo macchiettismo stia diventando piuttosto irritante. Avevo digerito molto faticosamente Qualunquemente, dunque credo che questo nuovo capitolo delle avventure di Cetto finirà senta troppe cerimonie nel dimenticatoio. In fondo, roba interessante da recuperare - anche non uscita qui nella disgraziata Terra dei cachi - ce n'è in abbondanza.

"Ho un sogno: un film con protagonisti Ford e Cannibal.
Ho già anche il titolo: I soliti idioti!
L'hanno già fatto? E sta arrivando pure il sequel?
Ho un altro sogno: la smetto di fare film!"
L’innocenza di Clara di Toni D’Angelo
Il consiglio di Cannibal: il silenzio dell’innocenza
Non solo arrivano due film comici presumibilmente molto poco comici e molto poco film, non solo è tornato il Sauron de’ noantri a oscurare i cieli della politica e dell’economia, ma l’Italia questa settimana ci regala pure una pellicola pseudo autoriale di cui facevamo volentieri a meno. Purtroppo il paese è e sarà sempre questo, certe cose non cambieranno mai, Mr. Ford continuerà a lottare travestito da wrestler anche se ormai gli acciacchi dell’età gli permetterebbero a mala pena una partita con l’XBox, e filmetti trascurabili del genere arriveranno nelle solite due sale e poi spariranno senza lasciare traccia. This is Italy.
Il consiglio di Ford: Clara que no.
Ovviamente non poteva passare una settimana senza che la distribuzione nostrana ci deliziasse con l'ennesima proposta da bottigliare e che presumibilmente vedranno soltanto - sotto costrizione - i parenti
stretti di chi ci ha lavorato. Penso che per un istante abbandonerò la crociata contro il Cucciolo ammazzavampiri per unirmi a lui in modo da porci a selezionatori delle pellicole made in Italy. Sarebbe un buon modo per snellire la rubrica e non farci venire troppo sangue amaro per questa robaccia.

"E' tornatooo? E ci sarà pure gente che lo votaaa? Ancoraaa?
Meno male che noi viviamo ventimila leghe (non nord) sotto i mari..."
Sammy 2 - La grande fuga di Ben Stassen
Il consiglio di Cannibal: facciamo un fugone, sì!
Natale è alle porte, vuoi non fare uscire una pellicoletta d’animazione dedicata a tutti i bimbetti fordiani d’Italia?
Onestamente, ammetto la mia ignoranza e confesso di non sapere dell’esistenza di un Sammy 1. Con tranquillità, faccio finta di niente e fuggo alla grande. Questa settimana non solo, e non tanto, scappo da Ford, ma da Sammy 2, dai Cinepanettoni 2 e, soprattutto, da Silvio 2.
Silvio 2?
Silvio 10, semmai, o a che numero siamo arrivati? Ormai è una saga più lunga e spaventosa di quella di Nightmare…
Il consiglio di Ford: scappate da quest'oceano di schifezze!
Già il primo Sammy era più triste e patetico della più spenta e mestruata delle Katniss Kid, figuriamoci questo numero due, che già dal trailer si presenta come una di quelle cose in grado di far vomitare anche i bambini tanto da costringervi a chiamare l'esorcista anche la notte di Nachele.
Evitatelo come la peste. O come il Cannibale. Ahahahahahahah!

venerdì 14 gennaio 2011

I miei film dell'anno 2010 - n. 1 Amabili resti

Ecco arrivato il momento che tutta Italia stava attendendo. Il risultato del sondaggio di Fiat Mirafiori? No. La decisione della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento? Figuriamoci, tanto non è cambiato niente. Sto parlando, naturalmente, del primo posto nella classifica cinematografica di Pensieri Cannibali per quanto riguarda il 2010. And the winner is...


Amabili resti
(USA)
Regia: Peter Jackson
Cast: Saoirse Ronan, Mark Wahlberg, Rachel Weisz, Stanley Tucci, Susan Sarandon, Rose McIver, Reece Ritchie, Carolyn Dando, Michael Imperioli, Amanda Michalka, Andrew James Allen, Nikki SooHoo
Genere: ragazzine scomparse
Se ti piace guarda anche: Il giardino delle vergini suicide, Le cose che restano, Il sesto senso, La stanza del figlio, One Hour Photo, Mystic River, Il segreto dei suoi occhi

Trama semiseria
Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre del 1973. Negli anni Settanta, le fotografie delle ragazzine scomparse pubblicate sui giornali mi somigliavano quasi tutte: razza bianca, capelli castano topo. Questo era prima che le foto di bambini e adolescenti di ogni razza, maschi e femmine, apparissero stampate sui cartoni del latte o infilate nelle cassette della posta. Era quando ancora la gente non pensava che cose simili potessero accadere.
(nessuno spoiler, è l’inizio del romanzo di Alice Sebold da cui il film è tratto)

Poi sono arrivati casi come quello di Avetrana e le ragazzine scomparse sono finite in tutti i programmi tv e hanno dato vita a un macabro reality-show. Amabili resti racconta la scomparsa di una ragazzina dal suo punto di vista e con un tatto e una sensibilità del tutto opposti a quelli cui negli ultimi mesi abbiamo avuto modo di assistere sulle nostre televisioni. Le persone sparivano anche allora, ma per fortuna erano ancora gli anni Settanta e programmi come Quarto grado, Pomeriggio Cinque, Chi l’ha visto? e Studio Aperto non erano ancora stati creati. Grazie a Dio.

Pregi: è il mio film del cuore dell’anno, quello che più ha toccato ed emozionato quell’affarino freddo che ogni tanto mi batte in mezzo al petto. Mi viene il magone al solo vedere la locandina appesa da Blockbuster.
Difetti: la sceneggiatura ha qualche sbavatura, alcune cose si comprendono in pieno solo leggendo il libro e rispetto al romanzo viene dato poco spazio al notevole personaggio di Ruth, in più c’è qualche tendenza spiritual new-age. Ma pur ammettendo questi difetti, al cuore non si comanda.

Personaggio cult: la protagonista Susie Salmon interpretata dalla tenera Saoirse Ronan, una vita appena sbocciata che si ha una gran voglia di salvare a tutti i costi
Scena cult: la discesa di Susie nella tana del lupo mentre a casa preparano la cena
Canzone cult: “Alice” dei Cocteau Twins

Leggi la mia RECENSIONE

lunedì 9 agosto 2010

Dead 70's Show (replica)


Amabili resti
Titolo originale: The Lovely Bones Regia: Peter Jackson
Cast: Saoirse Ronan, Mark Wahlberg, Stanley Tucci, Rachel Weisz, Susan Sarandon, Rose McIver, Reece Ritchie

“Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre del 1973.” A parlare è la protagonista Susie Salmon. Non faccio spoiler, visto che è una cosa che viene detta immediatamente e anche nel trailer. E poi questo non è un thriller. O lo è solo in parte, anche se le scene ricche di tensione non mancano. Più che altro, però, “Amabili resti” è un dramma sulla perdita, su come una famiglia possa affrontare la cosa più terribile che possa accaderle. Una sorta di “La stanza del figlio” in chiave paranormale alla “Ghost” o “Il sesto senso”. Un film che mi ha rapito il cuore per poi tagliarmelo a fettine piccole piccole.

Peter Jackson lavora sui dettagli, con passo fatato e un tono intimo, sussurrato. Ricrea gli anni Settanta in maniera commovente, ricordando l’analogo lavoro di Sofia Coppola ne “Il giardino delle vergini suicide”, film cui questo “Amabili resti” si avvicina molto per atmosfere, personaggi e tipo di storia raccontato. Nelle parti più fantasy, Jackson fa invece tesssoro del tocco magico già ampiamente dimostrato con “Il signore degli anelli”.
Non avendo letto il romanzo di Alice Sebold da cui il film è tratto non posso ovviamente fare un paragone. Certo è però il fatto che Peter Jackson mi ha fatto venire una gran voglia di andarmelo a leggere.

Meraviglioso il cast, capitanato da una Saoirse Ronan che già si era rivelata nel sorprendente “Espiazione” e che qui si conferma come una delle attrici più interessanti della prossima generazione. Ma cresce bene pure Rose McIver, che interpreta la sorella della protagonista.
Nonostante i piccoli ruoli, si ritagliano uno spazio anche una Rachel Weisz sempre capace di illuminare la scena (persino in “La mummia”!) e una Susan Sarandon in forma come non capitava da anni (o da decenni?). Interessante, ma non del tutto convincente, il personaggio di Stanley Tucci, un cattivo delineato dall’attore in maniera forse un filo stereotipata e macchiettistica. Eppure, per quelle strane decisioni che comprendono solo a Hollywood, è stato proprio lui l’unico del cast a essere nominato a Golden Globes & Oscar.
Ciliegina sulla torta le musiche firmate Brian Eno con un goccio di This Mortal Coil e Cocteau Twins (spettacolare la loro “Alice”, con cui Jackson omaggia credo non casualmente anche l’autrice del libro).

Amabili resti di questa pellicola mi rimarrano per sempre dentro. Tracce indelebili di una visione che lascia il segno.
(voto 9)

venerdì 12 febbraio 2010

Dead 70's Show

Amabili resti

Titolo originale: The Lovely Bones Regia: Peter Jackson
Cast: Saoirse Ronan, Mark Wahlberg, Stanley Tucci, Rachel Weisz, Susan Sarandon, Rose McIver, Reece Ritchie

“Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre del 1973.” A parlare è la protagonista Susie Salmon. Non faccio spoiler, visto che è una cosa che viene detta immediatamente e anche nel trailer. E poi questo non è un thriller. O lo è solo in parte, anche se le scene ricche di tensione non mancano. Più che altro, però, “Amabili resti” è un dramma sulla perdita, su come una famiglia possa affrontare la cosa più terribile che possa accaderle. Una sorta di “La stanza del figlio” in chiave paranormale alla “Ghost” o “Il sesto senso”. Un film che mi ha rapito il cuore per poi tagliarmelo a fettine piccole piccole.

Peter Jackson lavora sui dettagli, con passo fatato e un tono intimo, sussurrato. Ricrea gli anni Settanta in maniera commovente, ricordando l’analogo lavoro di Sofia Coppola ne “Il giardino delle vergini suicide”, film cui questo “Amabili resti” si avvicina molto per atmosfere, personaggi e tipo di storia raccontato. Nelle parti più fantasy, Jackson fa invece tesssoro del tocco magico già ampiamente dimostrato con “Il signore degli anelli”.
Non avendo letto il romanzo di Alice Sebold da cui il film è tratto non posso ovviamente fare un paragone. Certo è però il fatto che Peter Jackson mi ha fatto venire una gran voglia di andarmelo a leggere.

Meraviglioso il cast, capitanato da una Saoirse Ronan che già si era rivelata nel sorprendente “Espiazione” e che qui si conferma come una delle attrici più interessanti della prossima generazione. Ma cresce bene pure Rose McIver, che interpreta la sorella della protagonista.
Nonostante i piccoli ruoli, si ritagliano uno spazio anche una Rachel Weisz sempre capace di illuminare la scena (persino in “La mummia”!) e una Susan Sarandon in forma come non capitava da anni (o da decenni?). Interessante, ma non del tutto convincente, il personaggio di Stanley Tucci, un cattivo delineato dall’attore in maniera forse un filo stereotipata e macchiettistica. Eppure, per quelle strane decisioni che comprendono solo a Hollywood, è stato proprio lui l’unico del cast a essere nominato a Golden Globes & Oscar.
Ciliegina sulla torta le musiche firmate Brian Eno con un goccio di This Mortal Coil e Cocteau Twins (spettacolare la loro “Alice”, con cui Jackson omaggia credo non casualmente anche l’autrice del libro).

Amabili resti di questa pellicola mi rimarrano per sempre dentro. Tracce indelebili di una visione che lascia il segno.

("Amabili resti" esce in Italia questo weekend. Non posso fare altro che consigliarvelo. D’altronde vorrete mica andare a vedere “Suca e ti sposo amore”?)

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