mercoledì 8 aprile 2026

La valle dei sorrisi: ma cos'avete da sorridere, che vivete nel posto peggiore al mondo dopo Pontida?





La valle dei sorrisi

Un ex campione di judo si trasferisce per fare l'insegnante di educazione fisica in una letteralmente ridente (fittizia) località del Friuli Venezia Giulia chiamata Remis, ma meglio nota come La valle dei sorrisi. Nonostante sia un paesino sperduto in mezzo al nulla in cul* ai lupi dove qualche anno prima è avvenuta una terribile sciagura ferroviaria, tutti lì sembrano felici e contenti. Il neo assunto prof. si domanda perché e dopo un po' di tempo troverà la risposta.


Il segreto della felicità de La valle dei sorrisi è... la polverina magica usata da Pollon combinaguai.


Scherzo! Sono un burlone. Il motivo segreto della felicità in questo paesino di mer*a è che alcuni anni prima del prof. si è trasferito lì il comico più esilarante del mondo: Enrico Brignano e le sue battute sono così divertenti che tutti quanti a Remis ridono per tutto il giorno.



Non ci credete? Pensate che stia mentendo?
Beh, come darvi torto?
La valle dei sorrisi NON è un film di fantascienza, quindi la possibilità che Enrico Brignano faccia ridere qualcuno è troppo irrealistica.

"Volete che vi racconti comunque una barzelletta?
No, eh?"

La valle dei sorrisi non è una pellicola di fantascienza, bensì è un horror. Sì, quel genere che spesso in Italia viene tanto bistrattato e considerato quasi di serie B. Assurdo, soprattutto se consideriamo che all'estero, quando si parla di grandi Maestri del genere, uno dei primi nomi che saltano fuori è quello di Dario Argento, senza contare altri registi più di nicchia ma che comunque godono di una grande stima internazionale come Mario Bava, Lucio Fulci e Ruggero Deodato.


Nonostante qualche nuovo autore abbia cercato di farsi strada nel genere negli ultimi anni, come il tiromancino Federico Zampaglione con Shadow e Roberto De Feo e Paolo Strippoli con A Classic Horror Story, oggi restano casi purtroppo piuttosto isolati. Vale la stessa considerazione che per il calcio, o per qualunque ambito in Italia: bisogna puntare di più sui giovani. Si dice spesso, ma poi alla fine non lo fa nessuno.

Paolo Strippoli in versione solista, dopo aver diretto Piove, ha provato a fare il colpaccio con appunto La valle dei sorrisi. Colpaccio che per il momento si può dire realizzato solo in parte. Se il film è notevole ed è stato applaudito dalla critica, i suoi incassi sono stati parecchio limitati in Italia e sono arrivati ad appena circa 300mila euro. La pellicola cerca però ora il riscatto in streaming, si è pure guadagnata una distribuzione internazionale negli USA, nel Regno Unito e in Irlanda, dove uscirà con il titolo The Holy Boy, e chissà che in giro per il mondo non riesca a diventare una hit a sorpresa. Se lo meriterebbe.


La valle dei sorrisi è un lavoro con un'ambientazione molto local, ma con una potenza visiva che nulla ha da invidiare, tutt'altro, a parecchi horror hollywoodiani dal budget sicuramente più notevole. Allo stesso modo la sua storia parte da un contesto decisamente italico e cattolico, ma ha un respiro universale.


Possiede inoltre un'altra dote non da poco: è una storia originale, non fa parte di nessun franchise, e pur presentando tematiche soprannaturali non troppo distanti da vari film e serie usciti negli ultimi anni, le sviluppa in maniera singolare, non scontata, lontana dal già visto e parecchio lontana dai tipici horror giocati su jumpscare e facili trucchetti per far sobbalzare gli spettatori sulle poltrone.


Il film con Michele Riondino, Romana Maggiora Vergano e la rivelazione Giulio Feltri gioca sull'angoscia, più che sul terrore, sa come coinvolgere poco a poco e sa stupire. La valle dei sorrisi non vi farà sorridere, proprio per niente, ma in almeno un paio di passaggi vi lascerà a bocca aperta. E vi inquieterà, forse, e dico forse, più delle battute di Enrico Brignano.
(voto 7+/10)




1 commento:

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