sabato 1 giugno 2019

Serial Killer: le serie top e flop di maggio (in leggero ritardo)





Ma di cosa stiamo parlando?
Di serie tv. Serial Killer è la rubrica sui telefilm pubblicata su Pensieri Cannibali con cadenza mensile. In maniera più o meno puntuale, questo mese in maniera un po' meno puntuale del solito. Si parla infatti di quanto visto nel mese di maggio e adesso è l'1 giugno, quindi sorry for the ritardo.



Serie top del mese

Sorry for Your Loss

Era tanto che non piangevo così tanto. Già dal titolo, si può immaginare che non sia la serie più allegra del mondo: Sorry for Your Loss, traducibile dalle nostre parti con “Condoglianze”. La protagonista è una giovane vedova. Una giovane donna che ha perso il giovane marito. Una tragedia. Una fatalità. Un incidente. O forse no?


Perché questa serie è così bella, così speciale? Perché è una serie vera, senza filtri. Non parla di draghi o altre stronzate del genere. Mette in scena la vita in diretta, che però con il programma con Tiberio Timperi non ha (per fortuna) nulla a che vedere. È la vita quotidiana di una famiglia che si trova alle prese con un lutto tremendo e inaspettato. Una mazzata soprattutto per la giovane vedova, interpretata da una Elizabeth Olsen che definire over the top è ancora limitativo.


Ultimamente la si era vista più che altro nei film Marvel, e con tutto che l'ultimo Avengers: Endgame mi è anche a sorpresa piaciuto, non sono in genere l'occasione migliore per offrire delle prove di ottima recitazione. Mi ero quindi quasi scordato di quanto cazzo fosse brava Elizabeth Olsen. Una che si è ritrovata a crescere con due sorelle maggiori come le gemelle Mary-Kate e Ashley Olsen, ovvero due tra le baby star più popolari nella storia dell'intrattenimento statunitense. Crescere all'ombra di non solo una bensì di due sorelle del genere avrebbe attapirato chiunque, ma non lei. Dopo essere stata folgorante in film come Silent House, La fuga di Martha e I segreti di Wind River, qui è semplicemente sensazionale. Il tutto in una maniera molto ordinaria e contenuta. Il suo superpotere in Sorry for Your Loss è la normalità.

"Quel vestito leopardato l'hai preso in prestito da Aria delle Pretty Little Liars, vero?"
"Beccata!"

Fatevi del male. Volevo dire: fatevi del bene. Guardate Sorry for Your Loss. La trovate in streaming gratuito su Facebook Watch, disponibile anche con sottotitoli italiani (a parte gli episodi 3 e 8 in cui non si sa bene perché – maledetto Zuckerberg! – non sono a disposizione, ma i magnifici dialoghi – compreso uno da applausi su Courtney Love e Jackie O – sono comunque decisamente comprensibili).

P.S. Grazie a Lisa Costa per aver consigliato questa serie sul suo ottimo blog In Central Perk!


Fleabag

Fleabag è diventata una serie seria?
Nella seconda (e purtroppo ultima) stagione vengono affrontati temi come religione e lutto, ma no. Fleabag resta sempre una comedy. Dark, però pur sempre comedy. Il fatto che non sia (apparentemente) seria non significa comunque che non riesca a raggiungere vertici di profondità che molte altre più seriose serie drama si possono solo sognare.


Fleabag con questa season 02 si conferma un one-woman show, con la protagonista assoluta Phoebe Waller-Bridge che si occupa anche di regia, sceneggiatura e produzione. E le musiche? Le musiche no, quelle le ha fatte Isobel Waller-Bridge, che è sua sorella, quindi resta tutto in famigghia. A questo punto qualcuno potrà pensare che questa se la canta e se la suona da sola, e magari così è per davvero, solo che il risultato è talmente brillante, ironico, a tratti persino geniale, che cosa vuoi dirle a Phoebe Waller-Bridge?


Dopo aver co-ideato un'altra serie bomba come Killing Eve e aver preso parte a Solo: A Star Wars Story, Phoebe è stata ingaggiata per mettere a posto la sceneggiatura del nuovo film di James Bond. È talmente una fenomena, che tutti a Hollywood e dintorni se la contendono. Per me però non è abbastanza. Io la metterei a capo del mondo intero. O anche dei Sette Sei Regni.


The Society

The Society parte con uno spunto da incubo per chi odia i teenager, o le serie con i teenager, o entrambe le cose. In questa nuova serie Netflix un gruppo di adolescenti si ritrova a vivere senza genitori, senza adulti. Sono tutti scomparsi e sono rimasti solo loro: dei bimbiminkia in libertà.


The Society prende ispirazione dal romanzo Il signore delle mosche di William Golding, ma presenta pure echi della fiaba Il pifferaio di Hamelin, e trasforma questa influenze in uno psicodramma per le nuove generazioni. Non mancano le vicende trash e gli amorucoli da teen drama classico, certo, e alcuni attori non sono proprio dei giovani Al Pacino, è vero anche questo. Eppure la serie raggiunge picchi di cattiveria sconosciuti a molte serie "adulte" e ha anche qualcosa da dire. Se i primi due episodi non colpiscono particolarmente, dal terzo in poi la serie cresce e appassiona come un guilty pleasure, e allo stesso tempo propone spunti politici niente male. Politicamente è molto più preparata dell'ultima stagione di Game of Thrones, o dell'horror Noi di Jordan Peele. O anche dell'attuale governo italiano.



Serie così così del mese

Catch-22

Catch-22 è stata venduta, almeno a livello mediatico, come “La serie di George Clooney”. In realtà di George Clooney finora non è che ce ne sia stato così tanto. Come attore compare giusto all'inizio del primo episodio, come regista si è occupato di dirigere la quarta e la sesta puntata (che non ho ancora visto) e come produttore fa sentire il suo peso giusto per le ambientazioni italiane e per un certo umorismo surreale in stile fratelli Coen. “La serie di George Clooney” non è quindi poi così tanto clooneyiana. Decidete voi se questa è una cosa positiva o meno.


Io personalmente non sono ancora riuscito a stabilire se mi piaccia o meno. La serie, intendo, non George. A tratti è una serie comica, con interpretazioni persino troppo clownesche ed esagerate di Kyle Chandler, Hugh Laurie e dello stesso Clooney, e poi ha lampi di serietà e di violenza quasi splatter. A tratti è una serie notevole, e in altri tratti sembra una cazzata colossale. A tratti propone un'Italia irrealistica e da cartolina (con tanto di O sole mio in colonna sonora, oh mio Dio!), e a tratti regala riflessioni pregevoli sul nostro paese e valorizza pure attori tricolori come il veterano Giancarlo Giannini e la splendida Valentina Bellè. A tratti sembra una riflessione originale e ancora attuale sul tema della guerra, qualunque guerra, e in altri momenti pare scontata e superata. Un paradosso?
Ci può stare, considerando che il Comma-22, inventato dallo scrittore Joseph Keller nell'omonimo romanzo da cui la serie è tratta, è proprio un paradosso: “Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo”.


Dead to Me

Non contento di aver guardato Sorry for Your Loss, questo mese mi sono sparato un'altra serie che ha come tematica principale il lutto e l'elaborazione del lutto e che pure in questo caso ha per protagonista una vedova piuttosto giovane. Allegria!

In realtà, Dead to Me (anche nota dalle nostre parti con il titolo Amiche per la morte) è una comedy. Una comedy dark, più dalle parti di Desperate Housewives che della sopra citata Fleabag. Nonostante il rischio pesantezza, il tema della morte viene affrontato in maniera leggera e ironica. Senza spingere mai troppo il pedale sulla parte drammatica, ma nemmeno su quella comica. Un pregio, così come il limite principale della serie, che resta così sospesa in un limbo, tra Paradiso e Inferno. Televisivamente parlando.



Serie flop del mese

Chambers

Un po' come Catch-22 viene venduta come “La serie di George Clooney”, Chambers a livello di marketing è stata lanciata come “La serie con Uma Thurman”. Pure in questo caso le cose non stanno precisamente così. Uma figura sì tra i regular del cast, solo che il suo ruolo è abbastanza secondario.


La protagonista è invece la giovane Sivan Alyra Rose, un'attrice nativa americana che ha la parte di una ragazza povera cui è stato trapiantato il cuore di una liceale bianca e benestante, morta in circostanze non proprio chiare. I genitori di quest'ultima a questo punto si trapiantano all'interno della vita della ragazza povera, comprando letteralmente le sue attenzioni a suon di soldi, regali e favori. Uno spunto che rievoca alcuni film come Debito di sangue di e con Clint Eastwood e The Eye con Jessica Alba, ma che comunque avrebbe un potenziale di sviluppo originale notevole, sia come thriller-horror che a livello drammatico. Peccato che in questa serie di notevole vi siano solo le regie (di gente come Alfonso Gomez-Rejon e Ti West), mentre le sceneggiatura sono parecchio scialbe. Soprattutto, manca un reale coinvolgimento emotivo. Ironia della sorte, manca proprio il cuore.



Guilty pleasure del mese
What/If

What/If è la nuova serie di Mike Kelley, il creatore di Revenge.


E già solo questo direi che è abbastanza per renderlo il nuovo guilty pleasure dell'anno. Se a ciò aggiungiamo una vicenda che parte come una versione attuale e rivisitata con un ribaltamento di sesso di Proposta indecente, con Renée Zellweger a fare le veci di Robert Redford, il trash supremo è bell'e che servito in tavola su Netflix.


Per adesso sono solo all'inizio della visione della prima stagione, ma promette in particolare molto bene lo scontro catfight tra la Zellweger e la protagonista “buona” (almeno in apparenza) della storia, interpretata dalla Emma Stone di serie B Jane Levy. E anche se può sembrare il contrario, "Emma Stone di serie B" io lo considero un complimento.


Per affermare che What/If è davvero il nuovo Revenge aspetto di vedere i prossimi episodi. Per il momento comunque le premesse sono cattive, molto cattive, quindi per chi adora il trash ottime!


Cotta del mese
Emilia Clarke (Game of Thrones)

Del finale di Game of Thrones ho già parlato in un post fiume a parte. In questa rubrica mi limito a confermare il mio amore per Emilia Clarke. L'ultima stagione della serie ha scatenato i peggio commenti nei confronti della “povera” Daenerys Targaryen, la MILF dei draghi. Io, da buon Jorah Mormont della situazione, ho continuato a supportarla e a venerarla nonostante tutto. Nonostante le stragi infuocate. Nonostante i discorsi ispirati a Hitler. Nonostante le ridicole scampagnate con Jon Snow a bordo dei draghi. Nonostante le nefandezze operate dagli sceneggiatori nei confronti del suo personaggio. Lei, Emilia, è rimasta più forte di tutto e di tutti e ha regalato, nel bene e nel male, i momenti più memorabili della stagione. E un bel Dracarys agli haters!



Episodio del mese
Sorry for Your Loss, s01e05, “17 Unheard Messages”

La depressione negli ultimi tempi è diventata “cool”. Ne hanno parlato personaggi celebri come Justin Bieber, Selena Gomez, il principe Harry, il rapper Salmo, Lady Gaga e molti altri. In tv è affrontata in un numero sempre maggiore di serie, da This Is Us ad A Million Little Things. Nessuna però l'ha mai affrontata come Sorry for Your Loss, nel quinto episodio della prima stagione (la seconda è già stata confermata). Quello incentrato sul “ragazzo morto”, Matt, interpretato da Mamoudou Athie, attore visto anche in Patti Cake$, Unicorn Store e The Front Runner - Il vizio del potere di cui sentiremo ancora parlare. Un tema delicato, raccontato in maniera schietta e originale, che va oltre i soliti luoghi comuni. Un capolavoro di scrittura che spero non venga ignorato ai prossimi Emmy/Golden Globe, magari per sommergere come al solito di nomination e di premi Il Trono di Uomini e Donne di Spade.


Performer of the Month
Linda Cardellini (Dead to Me)

Momento d'oro per Linda Cardellini, attrice in passato spesso sottovalutata. Anche da me, lo confesso. È nel cast del film premio Oscar Green Book, in quello del re del box office Avengers: Endgame, il secondo maggiore incasso di tutti i tempi (e Avatar è ad appena 100 milioni di di$tanza), si è vista anche in un horrorino di discreto successo come La Llorona - Le lacrime del male e ora insieme a Christian Applegate è la co-star di Dead to Me, una nuova serie Netflix. Cosa che nel curriculum di un buon attore contemporaneo non può mancare. Grazie al ruolo di una tipa stralunata e un pochino stalker, regala una delle performance più convincenti della sua carriera. Ebbrava la Cardellina.


Spazio vintage
Lost
"Dite una preghiera per gli autori di Game of Thrones, ne avranno bisogno."

Qual è stato il finale di serie più controverso e discusso di sempre? Quello di Game of Thrones in questi giorni è stato vivisezionato in lungo e in largo. Qualcuno l'ha adorato, altri l'hanno detestato. Ce n'è però un altro che forse ha diviso ancora di più e che ancora oggi, a 9 anni dalla sua trasmissione, crea sempre dibattito: quello di Lost. Io ho apprezzato molto la puntata finale di Lost, ma ancora non ho digerito quei 10 assurdi minuti in chiesa, che hanno rischiato di rovinare l'intera serie. Evidentemente certi autori se non distruggono tutto un attimo prima della fine non sono contenti. Per fortuna ci sono state anche chiusure di serie strepitose, senza se e senza ma. Come quella di Mad Men.




6 commenti:

  1. Bisognerà che recupero Sorry for your loss, quando c'è da piangere un po' sono sempre in prima fila! Fleabag 2 è talmente una bomba che l'ho già riguardata 3 volte 😆

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  2. Sorry for your loss devo riprenderla, ho visto solo i primi due episodi, ma trovavo scomodo Facebook Watch non potendoli scaricare. Fleabag bellissima, così come la seconda di Killing Eve.
    Per me gran bella scoperta Dead to me, nonostante la prevedibilità del finale, mentre devo provare Catch 22 (al pari di Chernobyl, altra super pompata).

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  3. A questo punto mi toccherà recuperare Sorry for you loss. Staremo a vedere se è qualcosa che può adattarsi anche a me.

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  4. Catch 22 solo così così? Vabbè meglio di niente ;)

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  5. Oh, grazie per aver ascoltato il mio consiglio: Sorry for your loss resta fra le cose più belle e intense viste quest'anno, pianti e lacrime a non finire e applausi a scena aperta per la Olsen. Sapevo ti avrebbe conquistato.
    Ha conquistato poco anche me Dead to Me, mi aspettavo ogni svolta, i discorsi femministi mi sono sembrati inseriti a tavolino e nonostante la brava Cardellini di emozioni ne ho provate poco.

    What If l'avevo bollata come troppo trash per me, ma se dietro c'è la mente di Revenge e Renèe è una nuova Victoria Grayson, potrei anche farci un pensierino smaltito il carico di serie serie, come Catch 22 :)

    Amore profondo per Fleabag e Andrew Scott, e pure per il finale di Lost che spiegone in chiesa a parte, non ho mai trovato così pessimo come in tanti dicono. Certo, ai livelli della Coca Cola non ci arriva!

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  6. A questo punto mi hai incuriosita devo assolutamente vedermi Sorry for Your Loss. Tra i preferiti di Netflix ho inserito anche The Society... chissà al momento ancora non sono convinta al 100%

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