venerdì 11 settembre 2020

Sto pensando a Sto pensando di finirla qui





Sto pensando di finirla qui
Titolo originale: I'm Thinking of Ending Things
Regia: Charlie Kaufman
Cast: Jessie Buckley, Jesse Plemons, David Thewlis, Toni Collette

Sto pensando di finirla qui. Chiudere il blog. Smetterla di scrivere. Farei meglio ad aprire un chiringuito sulla spiaggia. Una spiaggia qualsiasi. Mi farebbe bene. Non credo sarei bravo a gestire un chiringuito, non sono una persona da chiringuito, ma probabilmente sarei più felice, più sereno. Sarei una persona diversa. E poi tanto forse non sono nemmeno così bravo a scrivere. Dopo aver visto l'ultimo film scritto e diretto da Charlie Kaufman, ho seri dubbi in proposito. Sto pensando di finirla qui è scritto così bene che non sarò mai così bravo a scrivere. Quindi mi sa che è meglio rinunciare.


Sto pensando di finirla qui merita l'Oscar per la miglior sceneggiatura. Ma che dico? Merita il Nobel per la letteratura. Se l'hanno dato a Bob Dylan per i testi delle sue canzoni, e ci sta, potrebbero darlo anche all'autore di una sceneggiatura, e ci starebbe anche questo. Anche se forse il premio Charlie Kaufman dovrebbe dividerlo con l'autore del romanzo da cui il film è tratto, Ian Reid. Dico forse perché il libro non l'ho letto, quindi non so quanta parte di merito abbia l'uno e quanta l'altro. Nel dubbio, un bel Nobel a entrambi e via.


Sto pensando di finirla qui non la smette mai di parlare. È un flusso di parole quasi continuo, tra voce fuori campo e dialoghi. Come certi film di Quentin Tarantino, in particolare Grindhouse - A prova di morte, dove si parla in continuazione, e qualcuno la troverà una cosa noiosa e già dopo qualche minuto di visione, durante la lunga scena in auto dei due protagonisti, starà pensando di finirla qui. Intendo la visione del film. Io invece dei dialoghi infiniti come questi li adoro, anche se solo quando dietro c'è qualcuno che sa scriverli. Come il citato Quentin Tarantino. Come Aaron Sorkin. Come Amy Sherman-Palladino. E in questo caso come Charlie Kaufman. Sì, ma di cosa si parla?


Si parla di tutto. Di Mussolini, di David Foster Wallace, di poesia, di pittura, di virus. Del politically correct che ci fa vedere differenti le cose del passato. Di tornare a casa. Di musical. Del film Una moglie di John Cassavetes che non ho visto ma, dopo averne sentito parlare qua, è un po' come se l'avessi visto. Si parla anche del tempo. Non nel senso del meteo, con conversazioni da ascensore tipo: “Dicono che domani piove” e il giorno seguente: “Dicevano che oggi doveva piovere e invece c'è il sole, certo che quelli del meteo non c'azzeccano manco a pagarli e credono che li paghino, altrimenti perché lo fanno questo lavoro, per passione?”. Si parla del tempo, nel senso del tempo che passa. O forse di noi che passiamo attraverso il tempo.


Ho detto che ci sono due protagonisti, ma è davvero così? In teoria sembra che sia così. Lei com'è che si chiama? Ho appena finito di vedere il film, però non ne sono sicuro. Ah già, si chiama Lucy.
No, forse è Louisa.
O è Lucia?
Non lo so. Andate a chiederlo a Charlie Kaufman. Anche se ho il presentimento che non lo sappia manco lui. Nei panni di questa tipa dai molti nomi ci doveva essere Brie Larson, che poi ha lasciato il progetto non so bene perché, chiedetelo sempre a Charlie Kaufman, e alla fine al suo posto c'è Jessie Buckley, attrice irlandese 30enne emergente che si era vista nella serie Chernobyl e che penso che da qui in poi sarà sempre più richiesta. Va bene così. Per quanto voglia bene a Brie Larson, per un personaggio del genere è meglio un'attrice meno conosciuta di Captain Marvel in persona.

"Charlie, ma come mi chiamo?"
"Se non lo sai tu..."

Lui invece è Jake, sul nome suo sono relativamente sicuro, e a interpretarlo c'è Jesse Plemons. Quello delle serie Friday Night Lights, Breaking Bad e Fargo che sta insieme a Kirsten Dunst, con cui ha avuto anche un figlio, non una figlia come erroneamente scritto sulla sua pagina di Wikipedia Italia. Nel caso lo troviate in una domanda del Trivial Pursuit Genus, sapevatelo. Riguardo al fatto che il gioco da tavolo si chiama Trivial Pursuit Genus e non Trivial Pursuit Genius invece è una cosa che ho scoperto durante la visione del film e mi ha abbastanza shockato.


Giusto per dare un accenno di trama, la tizia dal nome misterioso e Jake si dirigono in un giorno nevoso nella fattoria dei suoi, dove lui gli fa conoscere i genitori. Genitori un po' particolari interpretati da David Thewlis, noto soprattutto per la sua presenza nella saga di Harry Potter, e da una Toni Collette a metà strada tra il tour de force recitativo alla United States of Tara e l'angoscia horror di Hereditary - Le radici del male.


ATTENZIONE SPOILER
Cosa c'entra l'horror? Sto pensando di finirla qui in apparenza è un film esistenzialista, ma a ben vedere, minuto dopo minuto, si trasforma sempre più in un horror. Un horror non inteso come uno slasher. Un horror più tipo gli incubi di David Lynch. Quelli in cui a un certo punto non si capisce più nulla. Sto pensando di finirla qui inizia con un sacco di dialoghi e di parole che qualcuno troverà indigesti, certo, ma la trama sembra piuttosto chiara e semplice. È un'illusione. Alcuni elementi “strani” cominciano ad apparire minuto dopo minuto e poco a poco prendono il sopravvento. Tutto si incasina sempre di più, in perfetto stile Charlie Kaufman, si vedano gli altri film da lui scritti e diretti Synecdoche, New York e Anomalisa o quelli da lui sceneggiati come Essere John Malkovich e Se mi lasci ti cancello. E quando pensi che la pellicola si sia trasformata in un horror psicologico, con tanto di liceo che sembra l'Overlook Hotel di Shining, o in un trip alla David Lynch, ecco che diventa... un musical.
E il vero protagonista forse è un bidello, che forse è Jake da vecchio.
O forse il vero protagonista è Charlie Kaufman.
O forse i veri protagonisti siamo noi spettatori.
FINE SPOILER


Sto pensando di finirla qui, con questo post. Ho già detto troppo. Il nuovo film di Charlie Kaufman ha dentro così tanta roba ed è così imprevedibile che merita di essere visto a tutti i costi. Anche se ve lo facessero pagare € 21.99 come quella ciofeca di Mulan. È un viaggio che potrà disorientare, perfino infastidire qualcuno, potrà essere adorato e far pensare qualcun altro, ma che non lascerà indifferente nessuno.

Il mondo d'ora in poi si potrà dividere in due categorie: chi, beato lui, non capisce proprio di cosa parli un film come questo e chi, purtroppo, lo capisce fin troppo bene. Magari non comprende tutti i deliri di Charlie Kaufman al 100%, ma quel senso di disagio esistenziale che esce da questa opera sì. Poi c'è anche una terza categoria: chi un film come questo non lo vedrà mai e probabilmente non ne sentirà mai nemmeno parlare ed è altrettanto probabilmente chi nella vita se la gode di più. Insieme a chi possiede un chiringuito sulla spiaggia. Adesso la finisco. Qui.
(voto 8,5/10)





7 commenti:

  1. Devo assolutamente fare la conoscenza di sto Charlie Kaufman. In sti giorni non faccio che ritrovarmi recensioni e notizie che mi riconducono a lui. Anche io sono amante del vomito di parole alla Amy Sherman Palladino e Tarantino quindi sono già incuriosita, in più la presenza di Toni Collette, che solitamente mi piace un sacco, mi ha proprio convinta. Dovrò recuperare anche Synecdoche prima o poi!

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  2. "O forse i veri protagonisti siamo noi spettatori", è la stessa cosa che ho scritto anche io. Un film che davvero sembra scritto per noi tutti. Ma davvero Mulan costa così tanto!?!?!?

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    1. E pensa che negli USA costa anche di più: $29.99. In Italia è stato "scontato".

      https://leganerd.com/2020/08/25/mulan-arriva-su-disney-anche-in-italia-a-prezzo-ridotto/

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  3. Conosco poco Kaufman e in altre circostanze forse questo film non mi sarebbe piaciuto. Invece avevo già letto il romanzo, ero preparato, e inoltre il mood era di quelli giusti. Ho finito non con l'amarlo, ma quasi.
    Lei splendida, già apprezzata in Beast.
    Spero che mettano coi sub il musical Wild Rose.

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  4. Pure io ho pensato di finirla qui, ma in realtà continuo a pensare a Sto pensando di finirla qui in un loop in cui so già ricadrò presto. Lo rivedrò, me lo devo e glielo devo.
    Film con così tanti indizi, spunti, enigmi e pure con così tante cose che sembrano parlare di e a me.
    Forse sarei più felice con un chiringuito sulla spiaggia, o forse, come Kaufman, troverei pure lì qualcosa di strano, magari un passaggio segreto per entrare nella sua mente e cercare di capirlo.

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