lunedì 7 marzo 2022

La figlia oscura dell'amica geniale





La figlia oscura (The Lost Daughter)

Una professoressa inglese trascorre le vacanze in un’isola greca e qui fa amicizia con una famiglia di turisti. Amicizia è una parola grossa. Diciamo che inizia un rapporto particolare con loro. Prende così il via una pellicola in cui le cose non vanno come ci si potrebbe aspettare. The Lost Daughter non è il classico film vacanziero.

"Capito?!?"

Contiene elementi thriller, ma non è un thriller. È una storia di figlie perdute, così come di madri che si sentono smarrite. Di più su cosa racconta non vi dico. Altrimenti a cosa servono i film, se le recensioni spoilerano tutto e non lasciano il piacere di scoprirli da soli?

"Delizioso questo Cornetto Algida, ma non stiamo facendo product placement, no no.
Questo è proprio uno spot."

Post finito qui, quindi?
No. Vi dico anche che The Lost Daughter è l’esordio da regista dell’attrice Maggie Gyllenhaal, la sorella di Donnie Darko, quella che gli dava del “ciucciascopate”, qualunque cosa significhi.


Amo in maniera particolare le opere prime. Spesso gli autori ci mettono dentro tutto quello che hanno, forse perché non sanno se qualcuno gli permetterà mai di realizzare un’opera seconda. La Gyllenhaal sfrutta l’occasione girando in maniera fresca e con la capacità di valorizzare al meglio i suoi attori, andando ad indagare sui loro corpi anche con primissimi piani.

"Vienimi un po' più vicino con 'sta macchina da presa, Maggie, e ti denuncio per molestie."

Olivia Colman è un’interprete fenomenale, solo che a volte mi sembra troppo impostata e teatrale, mentre qui recita finalmente in maniera naturale.

"Dakota, mi spiace per te, ma non stiamo ballando un pezzo dei Coldplay.
Anche perché sono imballabili."

Così come Dakota Johnson appare più bella e brava che mai. Per alcuni è e sarà sempre “la tipa zoccola della saga di 50 sfumature”, però, a parte che a farsi sculacciare davanti al mondo intero ci va un coraggio non comune, film dopo film sta dimostrando di essere molto più di quello.

"Sono molto più della tipa zoccola della saga di 50 sfumature.
Sono anche la tipa del cantante dei Coldplay e la figlia raccomandata di Melanie Griffith e Don Johnson."

Maggie Gyllenhaal regala anche un piccolo ruolo a suo marito, Peter Sarsgaard, uno dei miei attori preferiti. “Piccolo ruolo” non è la definizione corretta. Come diceva qualcuno: “Non esistono piccoli ruoli, esistono piccoli attori” e di certo Peter Sarsgaard non è un piccolo attore, nononostate spesso sia sottovalutato e sottoutilizzato. Quando compare sullo schermo, pur con pochi minuti a disposizione, sa come rimanere impresso. Per questo mi ricorda un po’ il compianto Libero De Rienzo, altro grande attore spesso sottoutilizzato.

"Per avere la parte, m'è toccato portarmi a letto la regista, lo ammetto."

Oltre a convincere dietro la macchina da presa, la Gyllenhaal dimostra di saperci fare anche con la penna, firmando un’ottima sceneggiatura, premiata all’ultima Mostra del Cinema di Venezia e nominata agli Oscar 2022, tratta dal romanzo La figlia oscura, scritto dall’amica geniale Elena Ferrante. Il suo The Lost Daughter non è un lavoro che cerca in alcun modo di far contento il pubblico, privo di personaggi simpa com’è, eppure riesce comunque a conquistare e a farsi volere bene. Soprattutto, riesce a stupire. Non sarà la pellicola che volevamo, ma è quella di cui avevamo bisogno. Sorpresa.
(voto 8/10)




3 commenti:

  1. Ma come, nemmeno una parola su Jessie Buckley, che secondo me è l'interprete più brava di un mucchio già bravo? Mannaggia. Bellissimo film, comunque. Ne parlerò a ridosso dell'uscita italiana!

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  2. Già sai, l'ho trovato poco a fuoco, pasticciato e inutilmente lungo. Peccato, perché il romanzo è una scheggia perfetta, leggendolo pensavo a certi film di Ozon!

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  3. Ah, che esordio! Che Olivia e che Jesse e che Dakota!
    Non avendo letto il racconto, mi sono goduta tutto come un thriller, dell'anima e non, come scrivono certi articoletti.
    Felice che la Gyllenhaal abbia trovato questa strada.

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