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mercoledì 14 gennaio 2015

THE INTERVIEW, L'INTERVISTA IN ESCLUSIVA A JAMES FRANCO





Buonasera gentili spettatori, oggi qui su Pensieri Cannibali abbiamo con noi, con noi è un modo di dire visto che ci sono solo io, un ospite davvero davvero speciale. Mr. James F...
No, per una volta non sto parlando del mio blogger rivale. Oggi c'è qui un ospite molto più importante: Mr. James Franco. Sì, esatto, proprio lui, l'attore di Spider-Man, Spring Breakers, Il grande e potente Oz, Strafumati, Facciamola finita e facciamola finita con questo elenco che tanto so che lo conoscete già tutti.
Non sapete ancora di chi sto parlando?
Del protagonista del nuovo discussissimo The Interview.


martedì 6 novembre 2012

Candidato Kinder sorpresa

6 novembre 2012.
Cosa succede, il 6 novembre 2012, ovvero oggi?
Ci sono le elezioni.
Quali elezioni?
Le primarie del PD? Le primarie del PDL?
Ma no, di quelle frega giusto ai diretti interessati. Le elezioni in questione sono nientepopodimeno che le presidenziali americane. Oh yes.
Democratici contro Repubblicani.
Barack Obama contro Mitt Romney.
Il Bene contro il Male.
Non sarà stato il salvatore della patria o del mondo intero, però Obama ha rappresentato un netto passo in avanti rispetto alla disastrosa amministrazione dell'American Idiot Bush, ha portato a casa una storica riforma sanitaria che Romney non vede l’ora di cancellare e insomma, sapete già da che parte sto io. La stessa parte della girl Lena Dunham.



La politica però è un argomento noioso e quindi evitiamo di addentrarci troppo in queste questioni. E allora parliamo di cinema. Se sabato abbiamo discusso di Game Change, sulla corsa alle passate elezioni di Obama contro McCain e Sarah Palin, spazio oggi a una campagna comedy (almeno nelle intenzioni degli autori), con un altro film firmato sempre da Jay Roach.

"Cannibal, da quando collabori con Mr. Ford le visite al tuo blog sono crollate!"
Candidato a sorpresa
(USA 2012)
Titolo originale: The Campaign
Regia: Jay Roach
Cast: Will Ferrell, Zach Galifianakis, Jason Sudeikis, Dylan McDermott, Sarah Baker, Katherine LaNasa, Dan Aykroyd, John Lithgow, Brian Cox, Karen Maruyama, Grant Goodman, Kya Haywood, Josh Lawson
Genere: satira politica
Se ti piace guarda anche: Veep, Il dittatore, Parto col folle

Nonostante il titolo, non è che ci siano grosse sorprese, in questo Candidato a sorpresa.
Si tratta di una commedia che scorre via piacevole e regala anche qualche sorriso. Non è che ci si rotoli per terra dalle risate, però qualche frecciata fa centro. Se la parte comedy non funziona alla grandissima, però si salva ancora, a convincere meno è la parte politica.
Fare satira politica l’è ‘na bruta bestia. Non è facile, per niente. Qui da noi, era facile quando c’era Berlusconi al centro dell’arena. Con l’austerità del governo Monti, anche la nostra satira è entrata in crisi, in epoca di recessione. Facile ironizzare sulle mille (dis)avventure del Berluska, meno trovare spunti sugli altri. Anche perché il governo Monti è fatto di tecnici, nemmeno di politici, quindi come si fa a fare satira politica su dei tecnici?
Quando la satira è approdata al cinema, poi, abbiamo avuto di recente risultati disastrosi. Tanto per dire un film qualunque, dico solo l’inguardabile Qualunquemente di Antonio Albanese.

"Con questa foto puntiamo a conquistare il pubblico di cinofili.
Dite che Pensieri Cannibali è un blog per cinefili? Sicuri sicuri?"
Per quanto riguarda la satira americana, qui entriamo in un territorio locale minato le cui dinamiche non sono del tutto comprensibili a uno sguardo “straniero”. La serie comedy della HBO Veep, incentrata sulla vita di un’immaginaria vice presidentessa degli Stati Uniti stile Sarah Palin, ad esempio, subito subito non risulta molto divertente. Una volta che si è entrati nei suoi meccanismi, però, comincia a far davvero ridere.
Con questo film le risate fornite da Will Ferrell e Zach Galifianakis sono invece poche dall'inizio alla fine, ma a non convincere è soprattutto una certa timidezza della pellicola nel voler davvero pigiare sull’acceleratore del politically incorrect. Una cosa capitata di recente anche al comunque più riuscito Il dittatore con Sacha Baron Cohen: entrambi i film partono bene, sembrano davvero intenzionati ad attaccare il sistema politico americano e poi alla fine si tirano indietro e non danno il colpo di grazia.

Candidato a sorpresa purtroppo non sorprende. È una visione piacevole e carina, ma un film di satira politica, di vera satira politica, non può e non deve essere piacevole e carino. Deve essere scomodo, urtante e urticante. Come sapeva essere Daniele Luttazzi nei suoi interventi migliori. Quando gli permettevano di andare in tv, almeno.
Un aspetto comunque interessante del film è che in questa campagna non c’è un buono e un cattivo. Se ci si poteva aspettare un candidato democratico integro e dai forti valori morali contrapposto al solito repubblicano malefico. Le cose non sono così. Anzi, è quasi il contrario.

"Ma secondo te Renzi batterà Berlusconi alle primarie del PDL?"
"Guarda che il primo è in quelle del PD e il secondo non si candida più."
"Certo, certo..."
Will Ferrell è il candidato democratico senza scrupoli che farebbe di tutto per vincere, campagne contro l’avversario costruite su menzogne comprese: ad esempio, accusa il povero Galifianakis di essere in combutta con al-Qaeda, mossa che qualche repubblicano aveva cercato di fare nella passata campagna elettorale contro Obama. La caratteristica principale del democratico Will Ferrell è però la sua passione per le donne e il sesso, che lo portano a essere una versione estrema di Bill Clinton, o anche una versione soft di Silvio Berlusconi.
All’altro angolo del ring, in questa campagna elettorale per conquistare un posto nel governo americano, troviamo l’improbabile repubblicano Zach Galifianakis, un tipo ingenuo e bonaccione piazzato in maniera strategica da due miliardari senza scrupoli interpretati da Dan “Ghostbuster” Aykroyd e John “Trinity” Lithgow. Ma man mano che la campagna entrerà nel vivo, anche Galifianakis scoprirà il suo lato oscuro…
Tra i due, non c’è quindi un buono in senso assoluto. Perché nella politica reale, un buono in senso assoluto è davvero difficile da trovare. Peccato che nel film alla fine non ci sia nemmeno un cattivo in senso assoluto e quindi la critica al sistema mossa dalla pellicola risulta essere un bagno nell’acqua di rose.
Per concludere questo dibattito più cinematografico che politico, Candidato a sorpresa è un film carino. Peccato solo che Hello Kitty o i Barbapapà possono essere carini. La satira politica deve essere spietata.
(voto 6-/10)


mercoledì 19 settembre 2012

Il piccolo dittatore

"Il mio modello politico di riferimento? Voi italiani lo conoscete bene,
è lo stesso che ispira anche Matteo Renzi e Mitt Romney...
Il dittatore
(USA 2012)
Titolo originale: The Dictator
Regia: Larry Charles
Cast: Sacha Baron Cohen, Anna Faris, Ben Kingsley, Jason Mantzoukas, Megan Fox, Edward Norton, Joey Slotnick
Genere: satirico
Se ti piace guarda anche: Il principe cerca moglie, The Devil’s Double, Idiocracy, Borat, Ali G, Bruno

Pensieri Cannibali è un blog democratico. Un sito in cui sono ben accette le più svariate opinioni di chicchessia. Chiunque può sentirsi libero di esprimere il proprio pensiero attraverso i commenti a fondo post.
È naturale poi che io e io solo ho la democratica possibilità di cancellare qualunque commento non sia di mio gradimento. O segnalarlo come spam.
Cosa c’è di peggio di segnalare una persona come spam?
Sì, pugnalare una persona è peggio, ma a parte questo, cosa c’è di peggio che essere considerati spam?
Spam, che brutta parola! Quasi quanto scum.
Spammare qualcuno è davvero degratante. È una cosa razzista.

"Evvai, due biglietti per gli Oscar Cannibali di fine anno!"
Io, in ogni caso, pur essendo libero di cancellare i commenti, anche quelli peggiori, anche quelli con su scritto “Cannibal puzzi!”, non ne ho mai cancellati.
Alcuni, qualche volta, finiscono nello spam. Ma non è colpa mia. Io non oserei mai considerare qualcuno spam. È sbagliato. È immorale. È razzista. È Blogger che decide cosa è spam e cosa non lo è. È il potere di Google, non sono io.
Siete liberi di non crederci e di dirlo tra i commenti.
Se poi il vostro commento dovesse – guarda caso – finire nello spam, non è mica colpa mia…

Only God can judge me, diceva il rapper 2Pac in un suo pezzo.
Only God can span me, dico io. [Cannibal Kid © ® 2012, tutti i diritti riservati]

Chi può decidere cosa è degno di essere pubblicato e cosa invece dev’essere cancellato per sempre dalla faccia del web?
Allo stesso modo, chi può dire quale sia uno stato davvero democratico e cosa lo differenzi da una dittatura?
Sacha Baron Cohen forse può non essere in grado di rispondere alla prima domanda, alla seconda però sì. Ci ha provato, se non altro, e l’ha fatto attraverso questo film. Attraverso una riflessione che punta sulla comicità ma che, come accade con la comicità migliore, utilizza il sorriso anche per far pensare. Un pochino, dai. Non è che guardando Il dittatore i nostri cervelli siano fatti lavorare per tutta la sua breve durata. Ogni tanto però, tra una gag spassosa e un’altra meno, i neuroni si mettono in azione.

Il dittatore, va comunque detto, è una pellicola riuscita solo a metà.
Diverte, soprattutto nella prima esilarante mezz’ora, eppure non tutti gli sketch sono poi così riusciti e alcune scene sono tirate troppo per le lunghe, come quella dell’elicottero o quella del parto. Alcune battute, comunque, sono davvero esilaranti.
Fa riflettere, come dicevo sopra, con alcune osservazioni acute sia sulle dittature vere, che sulle democrazie presunte. Nella parte finale, affonda il colpo contro gli Stati Uniti e lo fa con efficacia. Sacha Baron Cohen non dice niente di così nuovo o che già non sapevamo, ma sa farlo con il suo stile personale, parecchio cattivo e irrispettoso nei confronti di tutto e di tutti, e con addosso una buona dose di politically incorrect.
E qui veniamo al punto cruciale della pellicola. Ci sono momenti parecchio politically incorrect, come in Borat, più di Borat, eppure allo stesso tempo c’è anche un’atmosfera da tipica commedia, persino sentimentale, americana.

S.B. Cohen preme sull’acceleratore dello sberleffo scorretto in continuazione, quasi volesse fare lo stesso effetto di un atto terroristico nei confronti del pubblico, ma alla fine la struttura resta quella classica classica della comedy alla Il principe cerca moglie. Giusto un bel po’ più cattivello. Da una parte accelera, dall’altra frena.
Cinematograficamente poi, Il dittatore è poca cosa. La regia di Larry Charles si adagia su modelli anch’essi da comedy standard, la sceneggiatura segue la prevedibile parabola di progressiva umanizzazione del dittatore quando entra in contatto con la società capitalista, volevo dire democratica americana e soprattutto quando entra in contatto con Anna Faris, che qui sfoggia un look da ragazzino di 16 anni e che per questo viene continuamente sbeffeggiata dallo stesso dittatore, in maniera parecchio ilare (ma che parola ho tirato fuori?).

"Sei sempre brava Megan, però Elisabetta è più economica. La prossima
volta mi sa che chiamo lei, ché tira aria di crisi anche per noi dittatori..."
Alcune cose quindi funzionano, altre meno. Tra le chicche, c’è il cameo di Megan Fox. Solo una delle (presunte) celebrità che vanno a letto con i politici mondiali come fossero escort. E perché a questo punto tra i dittatori cui il film si ispira, oltre a Gheddafi, Bin Laden, Saddam Hussein e suo figlio (si veda il film The Devil’s Double), viene in mente anche un certo dittatore italico?
Interessante anche l’utilizzo di “Everybody Hurts” dei R.E.M. e di “The Next Episode” di Dr. Dre e Snoop Dogg. Pezzi celebri, dove sta la novità? La particolarità è che sono stati ricantati in una sorta di arabo farlocco, creando così un effetto straniante. Sarebbe stato bello se l’intera soundtrack fosse stata realizzata in questo modo, ma anche in questo caso il film ha preferito tenersi prudente e non rischiare di destabilizzare del tutto il pubblico.



"Eli, stare con te è come andare al discount delle celebrità!"
Una cosa che vale per la colonna sonora, così come per l’intera pellicola. Poteva essere davvero una pellicola incendiaria, un atto di terrorismo nei confronti del cinema americano medio, invece finisce per essere una commedia americana media. Un po’ sopra la media, ammettiamolo, grazie ad alcune trovate parecchio spassose, ad alcuni momenti davvero incorrect e una mezz’ora iniziale che mi ha davvero fatto (scom)pisciare addosso dalle risate. Se l’obiettivo era però quello di essere un erede de Il grande dittatore di Charlie Chaplin beh, allora qui siamo più dalle parti di un piccolo dittatore.
(voto 6+/10)

"Solo 6+? Fate fuori Cannibal!"

domenica 27 maggio 2012

Il Papa migliore del mondo

Il papà migliore del mondo
(USA 2009)
Titolo originale: World’s Greatest Dad
Regia: Bobcat Goldthwait
Cast: Robin Williams, Daryl Sabara, Alexie Gilmore, Geoff Pierson, Harry Simmons, Evan Martin, Mitzi McCall, Lorraine Nicholson, Bruce Hornsby, Bobcat Goldthwait, Krist Novoselic
Genere: (anti)famigliare
Se ti piace guarda anche: God Bless America, Idiocracy, Thank You For Smoking, I ragazzi stanno bene

Una commedia famigliare con Robin Williams intitolata Il papà migliore del mondo?
Sarà la solita minchiatona americana buonista…
Eh, sì. Niente di più sbagliato di ciò. Il papà migliore del mondo è infatti un film firmato dal regista e sceneggiatore Bobcat Goldthwait e già solo questo potrebbe bastare. Se vi siete persi il mio post su God Bless America, la sua ultima fenomenale pellicola, non saprete chi è. Altrimenti lo saprete, vi sarete già recuperati la suddetta visione e, molto probabilmente, sarete diventati anche voi Bobcat-fans o magari persino Bobcat-groupies.
Dopo aver visto un film tanto geniale e devastante, mi sono quindi andato a recuperare anche la sua opera precedente e Il papà migliore del mondo, seppur leggermente inferiore a quella benedizione di God Bless America, conferma come sia il mio nuovo idolo o giù di lì.
Bobcat Goldthwait a livello registico non è nemmeno un fenomeno. Questo papà migliore del mondo non è il film registicamente migliore del mondo. Appare anzi come una commedia americana piuttosto standard. Quello che fa il Bobcat è allora sabotare il sistema dall’interno. Girare un film all’apparenza visivamente come tanti, una commedia con protagonista il volto rassicurante di Robin Williams, e inserirci al suo interno una sceneggiatura al vetriolo, che si prende gioco dei meccanismi della costruzione della popolarità e dei tradizionali valori famigliari allo stesso tempo. Una pellicola dall’estetica mainstream, ma dall’anima sovversiva.
Bobcat Goldthwait è un anarchico travestito da regista di commedie innocue. Oltre che uno degli sceneggiatori (anti)americani più brillanti oggi in circolazione.

"Mio papà è Jack Nicholson, non Cheyenne di This Must Be The Place. Fuck U!"
Il papà migliore del mondo ci racconta di Robin Williams, il buon vecchio Robin Williams che in mezzo a tanti filmetti famigliari ogni tanto piazza la bomba a sorpresa, come i suoi ruoli da cattivo in Insomnia e One Hour Photo. Robin Williams che qui è un padre single con un figlio fissato con il porno e la masturbazione (si eccita persino a vedere la vecchina vicina di casa mentre si spoglia), e che per il resto non ha alcun altro interesse, tranne odiare il paparino. Poche soddisfazioni gli arrivano anche dalla carriera, visto che è il prof. di un corso di poesia parecchio impopolare e i suoi tentativi come scrittore sono fallimentari, e dalla vita sentimentale, con la sua tipa che sembra attratta da un altro insegnante di maggior successo all’interno del liceo.
In pratica è un loser, uno sconfitto dal sistema americano basato sulla popolarità = felicità, un personaggio che fa il paio con il Joel Murray di God Bless America.
"Tranquillo, papà. Non sono su Pensieri Cannibali.
Non ci sono abbastanza tette, su quel sito..."
Come uscirà da questa situazione?
Il film si divide in due metà: nella prima, è una commedia famigliare in cui ci vengono presentati i personaggi e in cui si intravede qua e là qualche segnale più politically incorrect rispetto alla media delle pellicole del genere.
Nella seconda metà, il film si trasforma invece in una feroce satira sulla società americana, e non solo. C’è una svolta, che preferisco non svelarvi, che fa cambiare tutto e rende la pellicola qualcosa di altro, di molto diverso e di molto più di una semplice commediola in grado di rubare qualche sorriso tra un popcorn e l’altro. Una riflessione acida e intelligente su come la popolarità possa essere una cosa davvero stupida e su come sia possibile costruire un successo editoriale e mediatico a partire da una tragedia. Cosa che è molto comune anche da noi…


"Kristo, Krist, quanto sei diventato pelato! Ma un parrucchino alla Conte, no?"
Attenzione al cast di contorno: accanto a un Robin Williams perfetto nella parte c’è il bambinetto di Spy Kids Daryl Sabara, qui nelle vesti di teenager tanto odioso quanto idolesco, c’è Geoff Pierson visto in Dexter, c’è la figlia di Jack Nicholson, Lorraine Nicholson, nella parte della ragazzina emo, c’è una comparsata del cantante Bruce Hornsby, un cameo dello stesso regista Bobcat Goldthwait e, a sorpresa, la prima e finora unica apparizione cinematografica del bassista dei Nirvana Krist Novoselic!
Una presenza che conferma come Bobcat Goldthwait sia uno spirito punk imprigionato in una confezione pop. E Il papà migliore del mondo, per quanto meno incendiario rispetto al successivo God Bless America, è un atto di puro vandalismo anarchico contro i tradizionali valori americani.
God Bless Bobcat.
(voto 7+/10)

giovedì 3 marzo 2011

Tira più un pelo di pilu che un carro di buoni film

Qualunquemente
(Italia 2011)
Regia: Giulio Manfredonia
Cast: Antonio Albanese, Sergio Rubini, Lorenza Indovina, Nicola Rignanese, Luigi Maria Burruano, Salvatore Cantalupo, Antonio Gerardi
Genere: grottesco
Se ti piace guarda anche: Benvenuti al Sud, La fame e la sete, Uomo d’acqua dolce

Trama semiseria
Un boss della ‘Ndrangheta calabrese esce di galera ed entra in politica, candidandosi a sindaco. Visto dall'estero farebbe (forse) ridere, visto dall'Italia è talmente realistico da far piangere.

Recensione cannibale
Ammetto di non aver mai trovato Cetto La Qualunque particolarmente divertente. Anche in passato mi è sempre sembrato troppo reale, troppo vero per far davvero ridere. Compito della satira e del comico è esasperare in maniera caricaturale i personaggi presi di mira, mentre lui riflette semplicemente personaggi che esistono davvero e anziché esasperarli li riproduce semmai in piccolo, perché Cetto rispetto al presidente del Consiglio non è nulla e non le spara grosse neanche lontano un miglio quanto l’originale. Quindi ogni intento satirico fallisce miseramente e la colpa non può essere data ai recenti sviluppi dei bunga bunga party, perché queste cose le sapevamo (magari con minori dettagli) anche qualche mese fa quando il film veniva girato. E allora peeeerché realizzare una pellicola così non necessaria? I 15 milioni e passa di euro d’incasso sembrano una motivazione valida, ma non venitemi a parlare di pellicola impegnata o dai risvolti di satira politica che non mi sembra il caso, perché qui it’s all the about the money.

Di Antonio Albanese preferivo altri personaggi (Alex Drastico, Pier Piero, Frengo) ma il grande pubblico ha sempre avuto una passione particolare per questo Cetto. Forse non tanto perché la gente lo vede come un personaggio negativo, anzi credo che in molti lo vadano come un modello simpatico da imitare. Come Berlusconi, un altro comico che non mi ha mai fatto ridere.
Sempre di Albanese avevo poi anche apprezzato moderatamente l’esordio cinematografico Uomo d’acqua dolce, film da lui anche diretto e sceneggiato non del tutto riuscito ma dotato almeno di spunti originali. Tutto questo per premettere che pur non essendo un suo grande fan, non ho nulla contro Antonio Albanese, anzi. Però, lasciatemelo dire, questo Qualunquemente non è un film qualunque: è particolarmente atrocemente.

Qualcuno dirà: ma come, non sei lo stesso recensore maledetto che ha (quasi) osannato Che bella giornata e che ha salvato pure Benvenuti al Sud? Sì, sono io, presente. Però se a livello registico sono film tutti di un livello non pervenuto, la differenza fondamentale è che il film con Checco Zalone mi ha fatto ridere parecchio, Benvenuti al Sud abbastanza e questo niente. Zero. Un mezzo sorriso m’è scappato giusto per la scena in Chiesa col telefonino (che non a caso è usata subito a inizio trailer).


Va bene, allora poniamo che questo non sia un film comico in senso stretto. Questo è un film grottesco. Però non si capisce mai se ci sia una reale critica a qualcuno, a qualcosa, o se non sia semplicemente un aderire amichevole a malcostumi italiani, con l’aggiunta aggratis di tutta una serie di stereotipi sul Sud vari, senza però alcuna verve umoristica. Sono rimasto agghiacciato dalla pochezza e inutilità di un film del genere che sembra davvero non sapere che pesci pigliare.
Non che il film di Zalone avesse chissà quale storia elaborata, però ne aveva una. Qui la trama e le sottotrame sono riassumibili tutte nella prima riga in alto. Persino le storyline dei cartoni da 5 minuti su Boing Tv che guarda mio nipote sono più complessi ed elaborati, per il resto c’è una sequela di vaghi sketch che non funzionerebbero nemmeno nello spazio di uno siparietto in tv.
Cos’altro c’è? C’è il rapporto tra Cetto e il figlio: inizialmente uno “sfigato” che sembra il suo esatto opposto; dopo essere finito in prigione per scontare un crimine del padre, quando esce lo vediamo però convertito al qualunquesimo. Per quale motivo? Non valeva la pena inserire almeno una scena che ci spiegasse questa conversione? La storia procede quindi sconnessa senza farsi troppi problemi di seguire un senso logico. “Fatti i cazzi toi!” ripete Cetto… già, avrei dovuto seguire il suo consiglio, anziché vedere questa ora e mezza di nulla cosmico.

Simbolo dell’inutilità di una satira del genere è la scena nello studio televisivo, in cui il conduttore tiene spudoratamente la parte di Cetto. Cosa ci vuole suggerire una sequenza del genere? Qualcosa che non sappiamo già da circa 20 anni? Se voleva fare una satira pungente sull’Italia e sul suo sistema politico, Albanese per me non ha centrato minimamente il bersaglio. Non ha nemmeno centrato il tabellone e, nonostante il suo intento credo fosse quello di mettere alla berlina un certo tipo di personaggi, finisce invece paradossalmente per celebrarli e farli sembrare “fighi”, un modello da imitare per avere successo nella vita. Comunque non voglio lanciare accuse come quelle dei leghisti nei confronti di Vallanzasca, perché il problema non è nemmeno tanto questo. La cosa che non funziona è che non si ride e per un film comico non è un problema, è ‘n dramma (come direbbe il caro buon vecchio Alex Drastico).
In un cast mediocre in cui persino lo stesso Albanese sembra poco convinto della sceneggiatura, svetta (si fa per dire) giusto Sergio Rubini: il suo personaggio dell’esperto in campagne politiche, un meridionale che si spaccia per milanese, sembra poter dare una scossa al film, ma è solo un illusione che dura pochi secondi visto che pure questo character si rivela costruito troppo male e quindi anche Rubini soccombe alla pochezza dell’insieme.

Un film tremendo, anzi tremendamente, brutto tanto quanto i personaggi politici di cui vorrebbe (senza riuscirci) far ridere.
Ma vafanculu!
(voto 2)

venerdì 26 marzo 2010

8 anni dopo

Dopo 8 lunghi anni di satira sterile, di Zelig, di Strisce le notizie, di bau bau micio micio, ecco finalmente qualcosa per cui vale davvero la pena ridere. E anche riflettere. E persino commuoversi, un pochino.

Sperando di non dover attendere altri 8 lunghi lunghissimi anni...

Potete rivedere tutte le varie parti di "Rai per una notte" sul sito di Repubblica.

giovedì 25 marzo 2010

Telephone

Intercettazione #1
Augusto: Pronto, Presidente? Allora, quale programma facciamo chiudere oggi?
Silvio: Mah, ci sarebbe quella ragazzina che mi preoccupa. I sondaggi di cui dispongo dicono che nella fascia 8-14 anni sono secondo dietro di lei.
A: Di che si preoccupa? Tanto a quell’età non possono mica andare a votare…
S: Mi consenta, ma con un decretino le cose possono cambiare. Tutto può cambiare. Dando il voto ai bambini, diventerei il loro eroe numero uno. Se solo riuscissi a togliermi dalle scatole quella ragazzina, trionferei anche in quel segmento.
A: Per capirci, Presidente mio: di quale ragazzina sta parlando?
S: Mah, di quella certa Hannah Montana.
A: Mmm sì, ne ho sentito parlare. Una vera minaccia. La faccio eliminare?
S: Aspetti, si contenga. Quanti anni ha, la gentil donzella?
A: 17, mi pare.
S: 17, eh? No, cancelli l’eliminazione e la faccia portare da me. Immediatamente.
A: Certo, padron… ehm, volevo dire “Certo, Signor Presidente.”
S: Bene. Dopo il terremoto e i rifiuti, anche questa è sbrigata. Adesso mi consenta ma la saluto…
A: Ehm, un’ultima cosa…
S: Gliel’ho già detto tante volte. Lo sa benissimo che adesso voglio più bene a lei che a Emilio. E per i titoli del TG di stasera, le è arrivata la scaletta?
A: Già, a proposito. Avrei deciso di apportare una piccola modifica…
S: Modifica?
A: Io, ehm... mi sono umilmente permesso di cambiare il risultato del Milan. Ora siete, anzi siamo, primi in classifica davanti all'Inter.
S: Bene, Minchiolini. Adoro questo genere di sorprese. Un saluto, un bacino dove più preferisce e che l’amore sia con lei.
A: E con il tuo Spirito, amen. Ma comunque, signor Mega Direttore, il mio nome è Minzolin...
TU_TU_TU_TU_TU

Intercettazione #2 (par condicio)
Pierluigi: Buon giorno, tesoro!
Daniela: Che c’è adesso?
P: No, niente. Volevo solo chiederti se potevi aspettare a mettere su l’acqua per la pasta. Stasera mi sa che ritardo un attimino…
D: Tutto qua? Ma perché non mi chiami mai per dirmi che mi vuoi sbattere sulla lavatrice con quel tuo possente ca…
P: Tesoro! Ma lo sai che in questo periodo sono molto stressato con tutta questa faccenda delle elezioni.
D: Sì, ma io non ce la faccio davvero più. Mentre tu te ne vai in tournée manco fossi Bersani Samuele, io ho solo voglia di essere sbattuta come una troia. Anzi, come una escort. Silvio lo farebbe. È per questo che Lui vincerà e VOI continuerete a perdere!
P: Scusa cara, hai detto VOI?
D: Sì, VOI. Negli ultimi giorni ho guardato con attenzione il TG1 e, sai?, ho rivisto le mie posizioni. Sì, insomma, quel poveretto… lo massacrate sempre, gli date addosso, vi inventate le cose, raccontate un sacco di bugie alle sue spalle, ma lui è un perseguitato. Un martire. Un eroe. Avremmo tutti molto da imparare da Lui.
P: Tesoro…
D: Sì?
P: Cara…
D: Sìììì?
P: Gioia della mia vita?
D: Beh, che c'è?
P: Ma vattelo a pigliare nel cu…
TU_TU_TU_TU_TU
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