venerdì 8 febbraio 2013

THE IMPOSSIBLE IS POSSIBLE TONIGHT

"Nooo! Bud Spencer, non farlo! Non tuffarti che se no siamo tutti fregati!"
The Impossible
(Spagna 2012)
Regia: Juan Antonio Bayona
Sceneggiatura: Sergio G. Sánchez
Cast: Ewan McGregor, Naomi Watts, Tom Holland, Samuel Joslin, Oaklee Pendergast, Marta Etura, Geraldine Chaplin
Genere: catastrofista
Se ti piace guarda anche: Hereafter, L’impero del sole, Studio Aperto

The Impossible sembra un servizio tragico di Studio Aperto, solo girato meglio. Eppure le premesse erano ottime. Innanzitutto, è un film sullo tsunami che nel 2004 ha colpito la Thailandia.
Mi spiego: questa non è di per sé una premessa positiva. Anzi, è stata una delle tragedie naturali più grandi nella Storia mondiale recente. Proprio per questo, è una pagina di Storia recente che se raccontata a dovere può offrire ottimi spunti.
Le altre premesse riguardano il nome del regista e degli attori coinvolti. Juan Antonio Bayona è l’autore di The Orphanage, un film d’esordio folgorante. Un successo clamoroso al botteghino spagnolo e una pellicola di quelle da incorniciare. Un horror umanista in stile Guillermo Del Toro (che l’aveva prodotto), in grado di portare le pellicole con bimbi inquietanti alla The Ring a un livello superiore. Un film emozionante, sorprendente e per questo The Impossible Bayona si è portato dietro pure il fido sceneggiatore Sergio Sánchez, i responsabili della colonna sonora e della fotografia e insomma un po’ tutto l’ambaradan tecnico che aveva contribuito alla sua perla di debutto.
In più, alla squadra che vince non si cambia, lo spagnolo ha aggiunto un paio di fuoriclasse stranieri: lo scozzese Ewan McGregor e l’australiana Naomi Watts, tanto per la cronaca due attori che ho sempre adorato particolarmente.
Con delle premesse del genere, era impossibile che The Impossible non mi piacesse.
E invece…

"Oh oh. Raga, mi sa che la partita la finiamo un'altra volta..."
Invece il bello del cinema, così come della vita, è che succedono delle cose impreviste. Uno può trovarsi a trascorrere le vacanze di Natale in Thailandia, in quello che sembra un paradiso in terra e a livello cinematografico potrebbe rappresentare la premessa per un cinepanettone e poi, all’improvviso, da un momento all’altro, tutto cambia e il paradiso si trasforma in un inferno.
Lo tsunami ha colpito, travolto e spazzato via tutto. Ma anche di fronte a una tragedia come questa la vita prosegue e c’è chi prova a rialzarsi, a sopravvivere.
È quello che fanno i protagonisti di questa pellicola, ispirata alla storia vera degli Alvarez-Belon, una famiglia sopravvissuta allo tsunami. Da un punto di vista umano è una vicenda bellissima, da cui poteva nascere, e probabilmente sarà anche nato, almeno un commovente servizio da telegiornale. Meglio ancora se il telegiornale si chiama Studio Aperto. Ciò non significa però che da una bella storia debba derivare per forza un bel film.

"Da non crederci: sopravvivo a un volo RyanAir, per poi beccarmi uno tsunami?"
The Impossible è tutto ciò che ci si può aspettare da una pellicola del genere. A ogni scena, in quasi ogni singolo momento del film, si punta all’effetto tragico. Le inquadrature si allargano sempre per mostrarci tutto l’orrore e la desolazione lasciati dallo tsunami. Ogni sequenza costringe lo spettatore ad esclamare: “Caspiterina, che tragedia!”. Va bene 1 volta. Va bene 2. Accettiamo 3. Poi basta. Tutto il film così, no. Juan Antonio Bayona, mannaggia chi ta muerte! Tu che c’hai regalato un film fuori dai generi, fuori da ciò che ci si aspettava da un thriller soprannaturale come con The Orphanage, qui invece hai fatto esattamente ciò che ci si aspettava e mi ti sei trasformato quasi in un Michael Bay-ona, solo meno fracassone e più sentimentale? Come è possible? Se c’avessi scommesso, non l’avrei mai detto. Altroché la vicenda raccontata nel film. Questo è The Impossible. Un regista che sorprende all’esordio e poi con il secondo film affoga (letteralmente) nella banalità.

Oddio, forse non è che sia proprio impossible. Molti registi dopo un esordio della Madonna con il secondo capitolano clamorosamente. Mi viene in mente lo svedese Tomas Alfredson, passato dalla magia dell’esordio Lasciami entrare alla noia spionistica de La talpa. In quel caso, per quanto i risultati siano stati differenti, si poteva comunque trovare una linea di continuità nel ritmo lento di entrambi i lavori. Tra The Orphanage e The Impossible, benché regista e scomparto tecnico siano gli stessi, è davvero impossible trovare altri punti di contatto. Non c’è niente della magia, delle sorprese, dell’incanto di un film come The Orphanage.

"Ma ti sembra questo il momento per giocare a braccio di ferro, pirletti?"
Prodotto da Mediaset España e Telecinco Cinema, quindi da chi? Dai Berlusconi, esatto, è poco più di una fiction per la tv Mediaset. Certo, Bayona comunque dirige in maniera professionale, la scenona dello tsunami iniziale è ricostruita in maniera impressionante, anche se Clint Eastwood in Hereafter aveva fatto ben di meglio. E non mi si dica poi che non parlo bene di Clint Eastwood (l’ho già fatto di recente pure nel post su Lincoln).
Inoltre, i due protagonisti sono come già detto due grandi, due miei idoli personali. Ewan McGregor però qui appare del tutto spaesato. Spaesato non come uno che si ritrova all’improvviso travolto da uno tsunami. Piuttosto come uno che continua a ripetere al regista: “No hablo español. No entiendo. Comprende, Bayona?”.
Naomi Watts invece se la cava, niente di più. La nomination agli Oscar è del tutto incomprensibile, soprattutto considerando che è stata tenuta fuori la magistrale Marion Cotillard di Un sapore di ruggine e ossa. Ok, fisicamente la Watts tira fuori una performance estrema, però davvero non riesco a vedere tutta questa recitazione fenomenale. E lo dice uno che considera la sua prova in Mulholland Drive una delle migliori prove interpretative di tutta la Storia del Cinema.

Cosa salvare allora da questo tsunami che a sorpresa si è abbattuto sul cinema dell’un tempo promettente Bayona? L'interpretazione del giovane Tom Holland, di cui sentiremo ancora parlare, e la vicenda, come già detto, che non lascia indifferenti. Però questo è un merito della storia vera. A livello cinematografico invece è tutto piatto, banale, prevedibile, scontato. Finale compreso, ma quello già ce lo potevamo aspettare.
Bayona + McGregor + Watts = un brutto film, ma più che un brutto film, un film mediocre?
Come cantava il ragazzo Billy Corgan, un altro purtroppo passato da cose grandiose a cose mediocri: “The impossible is possible, tonight.”
(voto 5/10)

Post pubblicato anche su The Movie Shelter.


11 commenti:

  1. nn credo proprio che andrò a vederlo al cinema

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  2. non sono proprio d'accordo...ed i motivi li sai!:)

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  3. Nonostante ci sia chi ha aspettato 7 anni per parlarne male, e lo sta facendo subito, a me questo film piace.
    è un gran bel trip.
    funkulo le critiche

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  4. Per una volta concordo in pieno. Guarda che cosa mi fa scrivere Bayona! ;)

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  5. l'ho visto ieri sera e devo ancora esprimermi definitivamente (più tardi lo farò in un post!), ma credo che in fondo non mi sia piaciuto...

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  6. Io continuo a difenderlo, e mi ha emozionato molto di più questo tsunami che quello di Clint. Le scene sott'acqua sono stati un pugno allo stomaco.

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  7. Che peccato, però lo guarderò lo stesso, se fa proprio tanto cagare come dici tu lo stoppo.

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  8. Bella la citazione nel titolo agli (The) Smashing Pumpinks..Sul film sono interdetto, forse una possibilità la darò

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