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lunedì 28 novembre 2011

Se non ti piace questo film sei uno sporco leghista


The Help
(Usa 2011)
Regia: Tate Taylor
Cast: Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Octavia Spencer, Jessica Chastain, Allison Janney, Anna Camp, Ahna O’Reilly, Mike Vogel, Chris Lowell, Sissy Spacek, Mary Steenburgen, Nelsan Ellis, Ashley Johnson
Genere: black
Se ti piace guarda anche: Il colore viola, The Blind Side, Hart of Dixie, Pan Am, Mad Men, Downton Abbey
Uscita italiana prevista: 17 febbraio 2012


The Help fa parte di una categoria di film che di solito non apprezzo per nulla.
I film ruffiani.
Se c’è però una cosa che questa pellicola insegna sopra a ogni altra è quella di andare oltre le categorie. E così ho seguito il buon esempio e ho superato il fatto che sia un film ruffiano. Perché lo è. La storia che racconta infatti non può non smuovere qualcosa dentro, per lo meno in chi crede a determinati valori di uguaglianza di tutte le persone, indipendentemente dal colore della loro pelle.
Che poi sull’uguaglianza si potrebbe aprire una lunga parentesi, visto che tutte le persone sono uniche e quindi diverse una dall’altra, ma comunque non andiamo a impelagarci in un discorso troppo complesso e cerchiamo di rimanere dentro i binari del film. Anche se ogni volta faccio fatica a rimanerci dentro, maledetti binari!

La storia, per dirla breve e non svelarvi troppo, è tratta dal romanzo best-seller del 2009 di Kathryn Stockett ed è quella di una giovane giornalista (Emma Stone: sì sì sì un film in più per adorarla) che decide di dar voce a chi una voce non l’ha mai avuta. Se non in chiesa per cantare nel coro gospel. La giornalista Emma Stone vuole infatti realizzare un libro basato sui racconti e le testimonianze delle donne di colore che fanno le domestiche e allevano i figli delle donne bianche ricche (proprio come accaduto a lei e alla stessa scrittrice Stockett), in un paesino del Sud degli Stati Uniti negli anni ’60, prima del periodo delle lotte per i diritti civili dei neri e in un clima ancora dominato dai Ku Klux Klan.
Sì, insomma, una trama che va da sé porterà alcuni momenti toccanti e altri che faranno salire l’indignazione, quindi un film in qualche modo ricattatorio, che sembra essere perfetto per la notte degli Oscar e chissà che qualche nomination non se la porti a casa.
Negli Usa la pellicola è stata il clamoroso successo a sorpresa degli ultimi mesi, con un incasso cresciuto di settimana in settimana grazie al passaparola che ha portato a un totale di 170 milioni di dollari di incasso, a fronte di una spesa di 25 milioni. Niente male per un film non in 3D, non di animazione, non di supereroi, maghetti o vampirelli. In pratica The Help è andato a replicare il caso di The Blind Side, il film del 2009 che in maniera analoga aveva macinato incassi sorprendenti, aveva fruttato un Oscar alla Sandrona Bullock e raccontava una storia ugualmente ruffiana.
Così come allora, per una seconda volta ci sono cascato anch’io. The Help infatti è una visione appassionante e coinvolgente. Come sempre sostengo, una bella storia non basta a fare un bel film, è vero, però qui la storia è davvero bella, toccante e pure impregnata di una buona dose di umorismo che riesce a renderla una visione leggera e piacevole, quanto allo stesso tempo profonda e toccante.

Il grande pregio del film è quello di raccontare non il razzismo più violento e immediatamente visibile, come quello del Ku Klux Klan, ma quello più sottile e strisciante. Il razzismo di quelli che dicono: “Sì, ma io non sono razzista.” Il razzismo delle donne bianche del Sud che facevano accudire i loro figli da tate di colore, trattandole però come schiave e come essere inferiori e non permettendo loro nemmeno di usare lo stesso bagno di famiglia perché accusate di diffondere chissà quali misteriose malattie “negre”. Ma in The Help subiranno un momento di vendetta davvero godurioso!

A dare una grossa mano per rendere viva questa splendida storia ci pensa allora un formidabile gruppo di attrici. In The Help sfila la migliore rassegna di rosse cinematografiche immaginabile, mancano giusto Julianne Moore e Lindsay Lohan (ma quest’ultima ormai passa più tempo nei tribunali di un certo nostro ex Premier…), mentre sono presenti la solita piccola grande Emma Stone, una Bryce Dallas Howard perfetta in versione “southern bitch”, Sissy Spacek in versione “vecchia pazza” e Jessica Chastain, la rossa di The Tree of Life qui in inedita e quasi irriconoscibile versione bionda Marilyn-style, ma con un ruolo che va oltre i soliti stereotipi della biondona stupida. Ottime poi le due protagoniste “black” della vicenda, una commovente Viola Davis (già candidata agli Oscar per Il dubbio) e ancor di più l’incendiaria Octavia Spencer, per cui prevedo e pregusto già una bella nomination (e chissà, magari anche una vittoria) agli Oscar 2012 come miglior attrice non protagonista. Ci troviamo in pratica di fronte al cast femminile più pazzesco dell’annata (ex aequo con quello di Le amiche della sposa), in cui gli uomini fanno più che altro la figurina delle… ehm figurine, appunto. Perché oltre a trattare la tematica razziale, The Help si rivela essere anche uno splendido inno alla donna come motore per il cambiamento sociale, sebbene anche le figure più negative all’interno del film siano altre donne.
Dal punto di vista del cast da segnalare anche la presenza di Mike Vogel, pilota della serie Pan Am ambientata anch’essa negli anni ’60 (che voglia diventare il nuovo Don Draper? Mi sa che è ancora un po’ giovane), e di due membri del cast di True Blood: Nelsan Ellis, il mitico Lafayette, e poi la bionda Anna Camp, che nella seconda stagione faceva parte della setta anti-vampiri e che qui riprende un simile ruolo da bigottona del Sud.
E a proposito di serie tv, lo stile 60s si avvicina proprio a quello di Mad Men o di Pan Am, ma l’atmosfere del Sud sarà particolarmente apprezzata anche da chi segue la nuova Hart of Dixie. E, perché no?, pure dagli appassionati della serie british Downton Abbey. Qui come lì infatti i veri protagonisti per una volta tanto non sono i ricchi e i potenti, bensì i domestici.

Il difetto della pellicola è invece la mancanza di una forte impronta autoriale. Il regista Tate Taylor si limita al compitino e dirige in maniera convenzionale, senza prendere buche, ma nemmeno senza rischiare scossoni. D’altra parte ha ancora tempo per crescere; questa è la sua seconda pellicola e la prima dico solo che si chiamava Pretty Ugly People e protagonista era Jessica Simpson…

Film ruffiano?
Sì. Assolutamente sì. The Help va però visto non dal punto di vista del critico cinematografico, bensì col cuore. Difficilmente quello non verrà toccato da questa visione.
A meno che non facciate parte di un Ku Klux Klan… O siate della Lega.
(voto 7+/10)

mercoledì 1 dicembre 2010

Prezioso (mi spiace amici tamarri: è un post sul film Precious non sul Dj Prezioso)

Precious
(USA 2009)
Regia: Lee Daniels
Cast: Gabourey Sidibe, Mo’nique, Paula Patton, Mariah Carey, Lenny Kravitz, Angelic Zambrana
Genere: life is hard
Links: IMDb, mymovies
Se ti piace guarda anche: Winter’s Bone, Fish Tank, The Blind Side
Ho visto “Precious” parecchio tempo fa, visto che negli USA è uscito già da una vita mentre in Italia è stato distribuito nei cinema solo nell’ultimo weekend. Non lo dico per tirarmela, ma solo per segnalare come in rete oltre agli (pseudo) scoop di Wikileaks si possano anche trovare film in lingua originale (con sottotitoli italiani prontamente realizzati da qualche idolo e postati su siti come ItalianShare e ItalianSubsAddicted), senza dover per forza aspettare i porci comodi della distribuzione nostrana.
D’altra parte “Precious” è solamente un film osannato in patria, un caso mediatico e cinematografico premiato al Sundance che ha avuto 6 nomination agli Oscar portandosene a casa 2, sponsorizzato da Oprah Winfrey e definito il primo film dell’era “obamiana”. Vi sembra uno di quei film importanti da distribuire subito?
E poi anticipo che l’ho visto da parecchio anche per mettere le mani avanti se questa non sarà la mia solita recensione brillante (lo so, oltre a tirarmela sono pure modesto), però il film non è più così scolpito nella mia memoria.

Nonostante dalla visione sia passato del tempo, mi è però rimasto ancora un livido sullo stomaco. Perché questo film sa picchiare durissimo: “Precious” racconta la vita di Precious, una ragazzina afro “leggermente” sovrappeso nella Harlem degli anni ’80, un quartiere che certo non è il residenziale Wisteria Lane di “Desperate Housewives” (che oddio, la vita poi può essere un casino pure lì). Precious ha qualche difficoltà di apprendimento e quindi deve andare in una scuola per ragazze incasinate. Fosse solo quello il suo problema… Precious infatti ha anche due figli e li ha avuti dal padre che la stuprava. In più vive con una madre che la massacra di botte e le dà della puttana perché il padre preferiva scoparsi lei. Eh, lo so: life is sweet.

Da notare che la storia è girata dall’ottimo Lee Daniels come se fosse un incubo, perché una vita così altro non può essere, eppure ci regala anche squarci onirici poetici, vie di fuga videoclippare e lampi di speranza e di luce in un film altrimenti davvero black, in tutti i sensi.
In stato di grazia il cast, da una Gabourey Sidibe che però d’ora in poi avrà qualche difficoltà a scrollarsi di dosso un personaggio così pesante (chiedo scusa per la battutaccia), a una Mo’nique premiata con l’Oscar per il suo ruolo di “mamma dell’anno”. Lontani, lontanissimi dall’immagine proposta nelle loro clip musicali ci sono poi Lenny Kravitz e Mariah Carey (dimenticate quella merda di “Glitter”, qui se la cava bene).

Un cazzotto in pieno stomaco, che picchia forte e dopo del tempo ancora fa male. Ma anche un film pieno di voglia di vivere, di forza di volontà, di coraggio e dignità. Una lezione di vita davvero precious.
(voto 7/8)

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