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martedì 1 dicembre 2015

Love & Treno Mercy





Love & Mercy
(USA 2014)
Regia: Bill Pohlad
Sceneggiatura: Oren Moverman, Michael A. Lerner
Cast: John Cusack, Paul Dano, Elizabeth Banks, Paul Giamatti, Graham Rogers, Jake Abel, Max Schneider
Genere: sentito
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Uno ascolta i Beach Boys e pensa all'estate, al sole, al mare e... alla spiaggia, naturalmente. Ci si immagina che dietro alla loro musica ci sia della gente allegra e festaiola e in parte era così, almeno agli inizi. La vicenda del leader della band, Brian Wilson, è però parecchio più complicata di quanto si potrebbe pensare. È una storia di follia e depressione...

Hey, aspettate, cosa?!?
L'autore di canzoni come “Surfin' USA”, "Wouldn't It Be Nice", “California Girls”, “I Get Around” e “Barbara Ann” un depresso cronico?
Stiamo scherzando?

mercoledì 10 giugno 2015

PITCH MICA TANTO PERFECT 2





Pitch Perfect 2
(USA 2015)
Regia: Elizabeth Banks
Sceneggiatura: Kay Cannon, Mickey Rapkin
Cast: Anna Kendrick, Hailee Steinfeld, Rebel Wilson, Brittany Snow, Anna Camp, Skylar Astin, Adam DeVine, Ben Platt, Alexis Knapp, Katey Sagal, Hana Mae Lee, Ester Dean, Birgitte Hjort Sørensen, Flula Borg, Elizabeth Banks, John Michael Higgins, David Cross, Snoop Dogg, Christina Aguilera, Adam Levine, Pharrell Williams, Pentatonix
Genere: a cappella
Se ti piace guarda anche: Voices (Pitch Perfect), Glee

Quando si parla di canto a cappella, in genere in Italia vengono in mente loro. Non parlo dei ragazzi di Glee. Parlo dei Neri per caso. Uno dei più inspiegabili successi nella storia della musica italiana, almeno prima dell'avvento de Il Volo. C'è stato un periodo, per fortuna breve, in cui i Neri per caso dalle nostre parti erano famosi quasi quanto i Beatles dei tempi d'oro. Nessuno sa il perché, eppure all'epoca c'era gente che ha davvero speso dei soldi per comprarsi un CD di questi qua che cantano a cappella. E poi ci chiediamo da dove abbia avuto inizio l'attuale crisi economica...

lunedì 28 luglio 2014

UNA NOTTE IN GIALLO, LA NOTIZIA DEL GIORNO





Buongiorno gentili blogspettatori e benvenuti alla prima edizione del WebGiornale di Pensieri Cannibali. La notizia di primo piano quest’oggi vede come protagonista la giornata e soprattutto la nottata pazzesca di Elizabeth Banks, attrice che è stata scambiata prima per una prostituta e poi, ancora peggio, per una giornalista.
Ci racconta tutto quello che le è capitato la nostra inviata da Los Angeles, Anna Praderio.
Anna, mi senti?



Scusate, mi segnalano dalla regia che Anna Praderio è in vacanza. Possiamo allora collegarci con Vincenzo Mollica… Vincenzo, ci sei?



Come? Mi dicono dalla regia che pure lui è già partito per le vacanze e quindi non ci resta che l’ultima ruota del carro: Cannibal Kid.
Cannibal, almeno tu mi senti? A te la parola.

Sì, ti sento forte e chiaro. Buongiorno Marco e buongiorno a tutti i blogspettatori di Pensieri Cannibali. Davvero incredibile quanto successo all’attrice Elizabeth Banks che ieri ha vissuto una notte in bianco, o meglio Una notte in giallo, visto che è stata avvistata in giro per le strade di Los Angeles vestita con uno sgargiante abito giallo da zoccolona e perché così la distribuzione italiana ha deciso di intitolare una pellicola che in originale si chiamava Walk of Shame, la camminata della vergogna. Ma cosa le è successo? Cerchiamo di ripercorrere gli eventi di una nottata parecchio movimentata.

Elizabeth Banks è stata prima scaricata dal fidanzato e poi ha avuto pure una pessima notizia sul lavoro. Per consolarsi, le sue amiche hanno pensato bene di portarla fuori per una spensierata serata in discoteca, un po’ come ha fatto Mario Balotelli il giorno del ritorno in Italia dopo la disfatta azzurra ai Mondiali di calcio. Chissà perché però a lei non sono piovute addosso maree di critiche. Sarà per via del solito razzismo?


Una volta in disco, la Banks si è ubriacata come una spugna, si è fatta rimorchiare da un attore belloccio ma poco conosciuto, James Marsden, uno che ha girato film di successo come Come d’incanto, X-Men o Le pagine della nostra vita e sembra sempre lì lì per esplodere e poi invece non se lo fila più nessuno.


Dopo essersela spassata, Elizabeth Banks per non essere paparazzata con questo attorucolo di seconda fascia è scappata nella notte, sperando di non essere notata da nessuno. Peccato che, con quell’abito giallo che indossava in onore della vittoria di Nibali al Tour de France, non è proprio riuscita a passare inosservata, finendo per essere scambiata dai poliziotti per una escort. E nemmeno d’alto bordo.

"Scusate agenti. Dopo le ultime sentenze pensavo che la prostituzione
in Italia fosse legale..."
"Sì, ma solo quella minorile. E comunque qui siamo a Los Angeles, bitch!"

La sua nottata è andata avanti tra una terrificante gag in stile Paperissima Sprint e l’altra, ma per fortuna è stata salvata dall’intervento di un divertente gruppetto di spacciatori di crack.


ATTENZIONE SPOILER, gentili blogspettatori!
Dopo un sacco di altre scenette ben poco esilaranti, che vorrebbero essere politically incorrect invece non lo sono, la Banks è finita per fare il solito discorso conclusivo moralistico da classica commedia americana. Una serata in giallo parecchio movimentata ha allora avuto una conclusione parecchio prevedibile, con tanto di stucchevole happy ending romantico. Una storia degna di un servizio di Studio Aperto, più che di uno di Pensieri Cannibali, ma dopo tutto è estate e anche noi ci dobbiamo adeguare.
Per il momento è tutto, in attesa di possibili aggiornamenti sulla vicenda ripasso la linea allo studio.

Grazie Cannibal. È stato un servizio davvero penos… volevo dire pensoso, nel senso che mi ha fatto pensare parecchio. E adesso passiamo al cinema. Ecco a voi in anteprima mondiale il trailer ufficiale di Una notte in giallo, il film tratto dalla notizia che vi abbiamo appena raccontato.



Una notte in giallo
(USA 2014)
Titolo originale: Walk of Shame
Regia: Steven Brill
Sceneggiatura: Steven Brill
Cast: Elizabeth Banks, James Marsden, Oliver Hudson, Gillian Jacobs, Sarah Wright, Bill Burr, Ethan Suplee, Ken Davitian, Lawrence Gilliard Jr., Alphonso McAuley, Da’Vone McDonald
Genere: tutto in una notte
Se ti piace guarda anche: Tutto quella notte, Lo spaventapassere
(voto 4,5/10)

martedì 10 dicembre 2013

HUNGER GAMES – LA RECENSIONE DI FUOCO




Hunger Games – La ragazza di fuoco
(USA 2013)
Titolo originale: The Hunger Games: Catching Fire
Regia: Francis Lawrence
Sceneggiatura: Simon Beaufoy, Michael Arndt
Tratto dal romanzo: La ragazza di fuoco di Suzanne Collins
Cast: Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Donald Sutherland, Philip Seymour Hoffman, Sam Claflin, Jeffrey Wright, Amanda Plummer, Jena Malone, Stanley Tucci, Lenny Kravitz, Paula Malcomson, Willow Shields, Lynn Cohen, Toby Jones
Genere: affamato
Se ti piace guarda anche: Hunger Games, Jumanji, Battle Royale

PREMESSA 1
Attenzione: questo è un post lungo e delirante.
Leggete soltanto a vostro rischio e pericolo!

PREMESSA 2
Non credete a chi vi dice che odia la saga di Hunger Games. Sta mentendo. Perché non fa figo dire che è una figata. Perché è roba da teenagers. Perché è roba da femmine. Perché è troppo commerciale. Chi vi dice che la saga di Hunger Games è una cagata pazzesca, probabilmente però è proprio il primo che in gran segreto si è emozionato a rivedere sullo schermo Katniss Everdeen.
O magari non l’ha mai visto. Mi piacciono proprio, le persone che giudicano qualcosa a priori.
Che merda, Hunger Games!
“L’hai visto?”
No. Ma pare sia peggio di Twilight.
“E quello l’avevi visto?”
“No, però sembra fosse peggio persino dei Take That.”
Ma che c’entrano loro? E comunque, l’hai mai sentiti i Take That? Alcune loro canzoni non erano male.
“No, però mi hanno detto che erano peggio pure dei Duran Duran.”
Ma l’hai mai sentiti i Duran Duran?
“No, ma…”
E così all’infinito. Andando oltre i propri pregiudizi, andando oltre quello che dice la “ggente”, andando oltre anche alla banalità che vi sto per rivelare: nella vita è sempre bene farsi un’opinione propria e si può cambiare idea rispetto a quanto si immaginava per solo sentito dire. A parte su Twilight, che quello vi garantisco che è 'nammerda e basta.

LA STORIA
(ATTENZIONE SPOILER)
Che succede, in Hunger Games – La ragazza di fuoco?
Dopo aver vinto gli Hunger Games e pure un Oscar, Katniss Everdeen/Jennifer Lawrence è ancora la ragazza con i piedi per terra di una volta. Non si è montata la testa e tanto meno Peeta/Josh Hutcherson. Adesso camminano solo in slow-motion e con costosissimi abiti infuocati di Cinna & Gabbana addosso, ma a parte questo per loro è tutto come prima.


A un anno di distanza dalla gloria mondiale, Katniss è sempre più vicina a Gale/Liam Hemsworth, il quale non sta più con la sua ragazza storica, Miley Cyrus, che da fan degli oggetti inanimati l’ha mollato per mettersi a limonare il libro di Hunger Games.


In prossimità dei nuovi Hunger Games, Katniss e Peeta devono lasciare la loro nuova casa nel “Villaggio dei vincitori”, che alla faccia del nome sembra Auschwitz, e sono chiamati a partecipare a un tour mondiale di stadi e arene insieme a Vasco e al Liga, che hanno accettato di far loro d’apertura musicale. Ma c'è un problema: all’infuori del Distretto 11, il secondo distretto più povero e sfigato del globo anche noto come Italia, Vasco e il Liga non li conosce nessuno e così prima di procedere con le tappe successive vengono brutalmente giustiziati. Evvai!!!

Scusate per lo slancio d’entusiasmo. Meglio tornare professionali, prima che dall’alto decidano di far fuori pure me. Il distretto più sfigato in assoluto, se ve lo stavate chiedendo, è il Distretto numero 12, anche noto come Grecia. È qui che sono cominciate alcune rivolte e forme di protesta, dopo che Katniss alla fine della precedente edizione del Grande Fratello di Survivor di X-Factor degli Hunger Games aveva osato sfidare le regole del gioco e del sistema oppressivo che domina tutto il mondo.
Ecco un’immagine delle proteste che si sono diffuse pure nel Distretto 11, quello italiano.


Ed ecco un’altra immagine delle proteste, prima che il Liga venisse giustiziato…


"Ragazzi, ora sì che siamo pronti per un ricevimento da Alfonso Signorini!"
Dopo il tour mondiale dei precedenti giochi, è finalmente il momento di uccidere qualcun altro, ovvero iniziare una nuova edizione degli Hunger Games. Visto che si tratta della 75esima edizione, il super cattivone, il Presidente Coriolanus Snow (Donald Sutherland) insieme agli autori del programma, ancora più perfidi di quelli del Grande Fratello, decidono di scopiazzare L’isola dei famosi e organizzare una stagione dedicata ai VIP, cioè i vincitori delle precedenti edizioni.
Ogni Distretto deve partecipare con un concorrente maschio e uno femmina. Per il Distretto 12, come maschio tra Peeta e Haymitch/Woody Harrelson viene estratto Peeta. E' proprio uno sfigato, 'sto ragazzo!

Come femmina, l’ardua scelta è tra Katniss e Katniss. E poi tra i nomi in lizza c’è anche quello di una certa Katniss.
E dall'urna esce il nome di…
Katniss, che sorpresa!
Mentre sale sul palco, scivola però su una buccia di banana messa lì dal perfido Snow.

"Questa me la pagherai cara, dannato Snow!"

Tutti nel Distretto 12 avevano scommesso sull’uscita del suo nome, quindi quando un’emozionata e quasi commovente Lady Gaga Effie/Elizabeth Banks lo legge, in piazza scoppia un boato e i ragazzi cominciano a fare caroselli sulle loro automobili immaginarie, poiché sono troppo poveri per avere auto vere. Prima di rendersi conto che Katniss veniva data dai bookmakers 1 a 1 e quindi non ha fatto vincere manco un euro a nessuno.

"Mi chiedo quante lampade dovrò ancora farmi,
se voglio diventare più scuro di Carlo Conti."
Tornata la calma al Distretto 12, Katniss e Peeta vanno in ritiro per prepararsi agli Hunger Games e Haymitch li convince a stringere qualche alleanza, perché quest’anno i concorrenti sono tutti molto agguerriti, essendo vincitori di precedenti edizioni, non solo degli Hunger Games ma pure di altri reality e talent-show vari. Ci sono nomi “importanti” come quelli ad esempio di Emma Marrone e Leon Cino di Amici, Jonathan e Floriana del Grande Fratello, Marco Mengoni e Chiara di X-Factor.
Nel corso degli allenamenti, Chiara di X-Factor si mette a cantare “Somewhere Over the Rainbow” come nella pubblicità della Tim e viene subito mortalmente trafitta da Katniss con una freccia. Judy Garland dall’alto dei cieli la ringrazia, nel Distretto 12 partono nuovi caroselli su auto immaginarie e i giudici decidono di chiudere un occhio sul fatto che gli Hunger Games non fossero ancora ufficialmente iniziati.
Poco ispirati dai nomi sconosciuti degli altri concorrenti presenti, Katniss e Peeta decidono di allearsi con il bellone Finnick/Sam Claflin e con la sua partner, la nonna dei Croods, una vecchina di 120 anni che, pur di conquistarsi i suoi 15 minuti di celebrità prima della morte, ha deciso di proporsi come volontaria per gli Hunger Games. Iscriversi a un corso di ballo liscio era troppo semplice?


"Mmm... io sono molto più affascinante di quella mummia!"

"Eddai Lenny, sto probabilmente per morire in maniera brutale.
Me lo fai un pezzettino di Are You Gonna Go My Way?"
Dopo più di un’ora di film, ecco che comincia la nuova edizione degli Hunger Games, che promette di essere ancora più esplosiva e letale della prima. Sbucano così fuori nebbie nocive, scimmie urlatrici, ghiandaie imitatrici che replicano la voce di Chiara che canta deturpa “Somewhere Over the Rainbow” e vengono pure loro fatte subito fuori brutalmente da Katniss, che così diventa sempe di più la beniamina del pubblico a casa. Vabbè, anche il fatto che sia una bella sgnacchera la aiuta.
A parte questo, non è che succedano poi grandi cose e così, per animare un’edizione un po’ spenta, Katniss si mette a limonare con Peeta, che è una cosa che fa sempre salire gli ascolti e fa felici tutti. Persino Gale. Se non altro è contento che questa volta la sua tipa non lo tradisca con un martello. Sono piccole soddisfazioni.
Due ore dopo, finito di limonare con un disidratato Peeta, Katniss apre gli occhi e vede in cielo un arcobaleno. Le torna in mente “Somewhere Over the Rainbow” nell’orripilante versione di Chiara e pensa: “Ma certo, come ho fatto a non pensarci prima? Dev’essere l'arcobaleno la chiave di tutto!”. Scaglia così una freccia “over the rainbow”, sopra l’arcobaleno e il cielo viene giù, mettendo così fine agli Hunger Games – VIP Edition.

Mentre tutto brucia e si sfalda, Katniss viene portata in salvo con Haymich e Finnick, che le comunicano con tatto che il Distretto 12 e tutte le persone che conosce sono: “Morti! Morti stecchiti! Non li rivedrai mai più, Katniss cara, tié!”.
E lei reagisce così...


Dopo averle fatto questo innocente scherzetto, Haymich e Finnick le dicono che in realtà la madre e la sorellina bimbaminkia sono ahinoi ancora vive, così come Peeta, il quale però si trova a Capitol City dove viene torturato in una maniera agghiacciante, con l’ascolto 24 ore su 24 a tutto volume di “Somewhere Over the Rainbow” naturalmente nella versione cantata da Chiara. Sulle note agghiaccianti della sua interpretazione si chiude la pellicola, che ci dà appuntamento il prossimo anno, con la prima parte del capitolo finale: Il canto della rivolta. Brought to you by Tim.



Cosa mi aspetto che capiti, nel gran finale della saga?
Fondamentalmente questo...


IL FILM
Hunger Games – La ragazza di fuoco stilisticamente non è poi molto differente dal precedente capitolo. Il cambio di regia, nel passaggio da Gary Ross a Francis Lawrence, non si è fatto sentire più di tanto. Dopo tutto, per quanto la adori, si tratta pur sempre di una saga commerciale e il nome del regista diventa un optional che finisce per risultare un elemento di secondo piano rispetto ad altre componenti del brand. In questo caso non è troppo un male, visto che Francis Lawrence arrivava da pellicole orride come Io sono leggenda e Constantine, così come da una robettina innocua come Come l’acqua per gli elefanti con Robert Pattinson, e per la prima volta qui è invece riuscito a tirare fuori una regia decente. Miracolo.
Nonostante la sostituzione in cabina di regia, anche questo La ragazza di fuoco mantiene i pregi quanto i difettucci del primo episodio. In entrambi i casi, la parte più convincente e coinvolgente è quella iniziale, con la costruzione di un’atmosfera scurissima, angosciante, senza speranza. Sembra The Walking Dead, solo senza zombie e recitato meglio. Quando cominciano gli Hunger Games e le sequenze più action, lì invece vengono fuori i limiti della pellicola. In questo secondo episodio i pensieri non vanno però più tanto dalle parti di Battle Royale, come per il primo episodio, bensì di… Jumanji.

"Da cosa si capisce che il nostro rapporto è più finto di quello
di Tom Cruise con Katie Holmes?"
Ho capito perché mi piace tanto questa saga di Hunger Games. A parte per Jennifer Lawrence. Non ho ancora parlato di Jennifer Lawrence? Sto facendo un post su Hunger Games e lei l’ho menzionata appena? Un attimo e ci arrivo…
Prima voglio parlare di Jumanji. Al di là dei riferimenti al mito greco di Teseo contro il Minotauro, o a film come Battle Royale, Rollerball e The Running Man, rivisti però in una chiave più moderna, con tanto di sguardo parodistico nei confronti dei vari reality, talent e survival show e con tanto di storie d’amore in bilico tra realtà e fantasia come quelle di Tom Cruise, gli Hunger Games mi hanno fatto tornare in mente Jumanji, pellicola con Robin Williams e Kirsten Dunst tra i miei cult infantili assoluti. Anche qui i protagonisti sono “costretti” a partecipare a un gioco loro malgrado e non c’è niente da fare, devono partecipare fino alla morte o fino alla vittoria, superando una serie di prove assurde con animali pericolosi, avverse condizioni climatiche, persino un clima più secco di quello che ci sarà ai prossimi Mondiali in Brasile, e quant’altro. Un gioco spietato, alla faccia dei film per ragazzi. Certo, la violenza in Hunger Games non è mai esibita in maniera eccessiva, ma se vi aspettate una pellicola splatter potete rivolgervi altrove, perché i film di questa serie non sono horror, e non sono nemmeno tanto robe sci-fi o fantascientifiche. Hunger Games in realtà è soprattutto una saga… politica.

POLITIK
Hunger Games è una saga che, alla faccia degli scettici, ha qualcosa da dire, a livello socio-politico. Insomma, a livello politico ha molte più cose da dire di un – faccio un nome del tutto a caso – Matteo Renzi. Ma lasciamo perdere Renzi, in fondo, come dice la frase simbolo della pellicola: "Ricorda chi è il tuo nemico." E il nemico vero resta sempre BerluSnow.
Con Hunger Games non siamo ai livelli di 1984 di George Orwell, va bene, ve lo concedo, però per essere una serie rivolta prevalentemente agli adolescenti (ma poi mica tanto) è molto più impegnata delle altre saghette fantasy e young adult in circolazione. Harry Potter – tanto per fare un altro nome a caso – di che parla? È la solita favoletta per bambini sul Bene contro il Male, ed è anche caruccia e tutto, ma quali connessioni ha con l’attualità, con la società?
Non vi viene in mente niente?
Vi do un piccolo suggerimento: nessuna.

Hunger Games è inoltre un esempio di moderno femminismo. Come Buffy, come le girls di Spring Breakers, come – massì esageriamo – come le Pussy Riot. Katniss è un’eroina dei nostri giorni che non ha bisogno di essere protetta dagli uomini, come ad esempio la Bella di Twilight sempre in attesa di essere salvata dal vampiro vegano o dal lupacchiotto mannaro a torso nudo. È semmai Katniss a salvare sia Peeta, che vabbè più che un uomo è un derelitto umano, che Gale/Liam Hemsworth, fustigato in una scena quasi sadomaso per la gioia di tutte le sue fans. Persino Miley Cyrus dopo aver visto tale sequenza ha abbandonato per un attimo martelli, libri, vibratori e altri oggetti vari e ha ripreso interesse nei suoi confronti.
Katniss è una moderna Che Guevara, una Salvatrice, un’ispiratrice di una sommossa popolare, persino al di là di quelle che sono le sue intenzioni. Come spesso avviene, com’è accaduto probabilmente anche a Gesù Cristo, la gente tende a mitizzare alcune persone e a prenderle da esempio e loro magari lì per lì non si rendono nemmeno conto di questa enorme responsabilità. È quanto capita a Katniss Everdeen. Lei punta semplicemente a sopravvivere e a far sopravvivere la sua famiglia, più che a sfidare il Sistema, eppure con i suoi gesti diventa un modello da seguire per la popolazione del suo e pure degli altri distretti. È un’eroina, suo malgrado, attuale più di tutti quei bidu mascherati della Marvel o di Superman.
E dopo paragoni con Superman, Gesù, il Che, le Pussy Riot e quant’altro, forse è meglio se la chiudo qui perché sto cominciando a sproloquiare un tantino. Forse.

JENNIFER LAWRENCE E IL RESTO DEL CAST
Stavo per chiudere il post senza manco parlare di Jennifer Lawrence?
Pensavate veramente che vi potessi tirare un brutto scherzetto del genere?
Per chi mi avete preso, per il perfido Presidente Snow/Donald Sutherland?
Avrei potuto sì, perché per Jennifer Lawrence le parole ormai sono quasi superflue, però non lo farò. Se nel primo episodio già se la cavava bene, questa volta, forte dell’Oscar vinto per il bellissimo Il lato positivo, ha tirato fuori un’interpretazione ancora più positiva. Potete essere fan scatenati delle saghe di Twilight e di Harry Potter fin che volete, però dai, non si può nemmeno paragonare le performance attoriali dei loro protagonisti. Disse uno che ha appena paragonato Katniss Everdeen a Jesus.
Jennifer Lawrence è di un altro pianeta rispetto agli imbambolati (senza offesa per le bambole) Kristen Stewart e Daniel Radcliffe. Per quanto alcuni elementi della saga di Hunger Games possano magari anche essere considerati debolucci, Katniss Everdeen viene fatta vivere su grande schermo da una straordinaria Jennifer Lawrence, come in altri filmoni commerciali non capita spesso mai di vedere. Basta un suo solo sguardo, e ti fa la sequenza da sola. Cito ad esempio ATTENZIONE SPOILER il finale FINE SPOILER, oppure la scena in ascensore.
Non so bene perché, ma negli ultimi tempi l’ascensore sta diventando una location ideale per girare grandi scene. Qui non si raggiunge il sublime come in Drive, però in ascensore avviene il momento più divertente della pellicola, con Jena Malone che si spoglia davanti agli occhi di Woody Harrelson e Josh Hutcherson, scatenando la gelosia di Jennifer che le regala un’occhiataccia impagabile.


Che poi ci sono Jennifer Lawrence, Jena Malone, Woody Harrelson, Josh Hutcherson e c’è pure Philip Seymour Hoffman, l’altro premio Oscar della pellicola Philip Seymour Hoffman. E c’è anche Amanda Plummer che era tipo dai tempi di Pulp Fiction che non la vedevo!!!
Ma Porco Snow, come si può non amare un film con un cast del genere?

LA FINE DEI GIOCHI
Che altro vi posso dire?
Adoro la saga di Hunger Games e se questo mi rende un bimbominkia, lo accetto. Tanto lo ero comunque. E poi zitti voi che magari vi sono piaciuti i robottoni di Pacific Rim ma la quarta elementare l’avete finita da un pezzo…
C’è poco da fare. Chi più, chi meno, siamo tutti bimbiminkia. Sì, anche voi che state leggendo storcendo la boccuccia. E io, io sarò bimbominkia per Katniss Everdeen forever!
(voto 7,5/10)


venerdì 7 dicembre 2012

People Like Us, gente come Goi

People Like Us
(USA 2012)
Regia: Alex Kurtzman
Sceneggiatura: Alex Kurtzman, Roberto Orci, Jody Lambert
Cast: Chris Pine, Elizabeth Banks, Olivia Wilde, Michelle Pfeiffer, Michael Hall D’Addario, Mark Duplass, Jon Favreau, Philip Baker Hall
Genere: famigliare
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Alla gente come noi piace un film come People Like Us. Film che non è ancora uscito in Italia, ma che potrebbe farlo prossimamente con il banale titolo di “Una famiglia all’improvviso”.

Alla gente come noi piace che Alex Kurtzman, sceneggiatore di Lost e della saga di Transformers, nonché co-autore di Fringe, per il suo esordio alla regia abbia fatto un film intimo, lontano anni luce dalla sci-fi. Una pellicola senza effetti speciali, senza esplosioni, senza inseguimenti, senza robot, senza eventi paranormali o altre robe simili. Una vicenda famigliare semplice semplice, senza tante cose, ma non senza emozioni.

La gente come noi è rimasta sorpresa dalla notevole intensità della prova attoriale del protagonista, Chris Pine, quello dell’ultimo film di Star Trek o di action come Una spia non basta e Unstoppable, uno che poteva anche stare simpatico, ma che come attore non sembrava un granché. Invece qui è bravo, del tutto calato nel suo personaggio. È intenso. Sì, l’ho detto. Che parola di merda, intenso, eppure è quella che rende meglio la sua passione messa nella parte. Così come è parecchio convincente Elizabeth Banks, pure più sexy del solito, mentre Olivia Wilde è un po’ meno sexy del solito ma la cosa significa che è comunque sempre una gran topolona. E poi c’è il giovanissimo Michael Hall D’Addario, finalmente un ragazzino di un film/telefilm che non vorresti diseredare ma che anzi suscita parecchia simpatia. Sarà che nella prima scena in cui compare fa saltare letteralmente per aria una piscina…

"Vi faccio una foto per ricordarmi di quando eravate magri,
perché mi sa tanto che dopo questo pranzo non lo sarete più..."
La gente come voi però vorrebbe che fosse fornito qualche dettaglio in più riguardo alla trama, che finora la gente come noi che il film l’ha già visto - maledetta - non gliel’ha ancora raccontato.
Allora, il film parte subito a mille. D’altra parte Alex Kurtzman, aiutato nella sceneggiatura dal solito fido compare Roberto Orci, è abituato alle serie tv e ad episodi in cui far succedere di tutto e di più in soli 40 minuti, quindi anche qua non perde tempo. Cinema e televisione funzionano però in due modi parecchio diversi e il pregio di questo script è quello di partire forte, ma allo stesso tempo non calare subito dopo di interesse. Con questo non intendo che il film è giocato su ritmi elevatissimi e ci sono scene d’azione ed è ricco di inseguimenti e insomma no, questo non è - grazie, Dio robot! - un episodio di Transformers. La pellicola è giocata su una grande densità di eventi e l’attenzione non cala. Se vogliamo trovare un difetto, possiamo dire che nella parte finale si eccede forse un po’ troppo con il sentimentalismo. Per il resto comunque la sceneggiatura fila che è un piacere e va a comporre un ottimo dramedy famigliare, un piccolo grande film. Piccolo perché come detto non cerca di stupire con effetti speciali, grande per le emozioni che provoca (ma che ca**o sto scrivendo?).

"Su di morale. Non sarai Banksy, però il tuo murales non fa poi così cagare..."
Sì, ma la gente come voi non è ancora soddisfatta, perché della trama la gente come noi che l’ha già visto ha fatto solo finta di parlare e poi ha discusso d’altro. Quindi allora diciamo che il protagonista, Chris Pine, è il classico tipo che al lavoro “spacca”: è una sorta di commerciante, di piazzista, che però non ha a che fare con i soldi. Il suo commercio è quello del baratto. Sì, il vecchio baratto, che Chris Pine cerca di riportare in auge per far fronte alla crisi economica. Così come la gente come noi sta cercando di riportare in auge l’espressione “in auge”. Nonostante sul lavoro sia un gallo chicchirichì, quando si trova a dover avere a che fare con la sua famiglia Chris Pine è parecchio meno gallo chicchiricò. Quando suo padre muore, manco vuole partecipare al funerale. Suo malgrado alla fine ci andrà, grazie a quella topolona di Olivia Wilde cui è impossibile dire di no, e scoprirà un segretuccio sul suo odiato padre, che di professione faceva il talent scout musicale…

La gente come voi ora è soddisfatta e non vuole che vengano forniti ulteriori spoiler e quindi adesso la gente come voi che il film non l’ha ancora visto è pregato di vederlo al più presto in modo di entrare a far parte della gente come noi. Alex Kurtzman come regista esordiente se la cava bene, anche se deve ancora trovare uno stile tutto suo, visto che per ora sembra incerto sul da farsi, a metà strada tra cinema mainstream e tentazioni indie. O forse tra cinema indie e tentazioni mainstream. La sua specialità si conferma comunque quella di essere un ottimo narratore e con People Like Us riesce a raccontare una storia che racconta di gente come noi e che piace a gente come noi ma che sono pronto a scommettere piacerà anche alla gente come voi.
(voto 7+/10)


giovedì 27 settembre 2012

Che cosa non aspettarsi quando si aspetta

"Una nuova recensione cannibale? Eccellente!"
Che cosa aspettarsi quando si aspetta
(USA 2012)
Titolo originale: What to Expect When You’re Expecting
Regia: Kirk Jones
Cast: Cameron Diaz, Matthew Morrison, Jennifer Lopez, Rodrigo Santoro, Elizabeth Banks, Ben Falcone, Anna Kendrick, Chace Crawford, Brooklyn Decker, Dennis Quaid, Chris Rock, Joe Manganiello, Amir Talai, Rob Huebel, Thomas Lennon, Megan Mullally, Rebel Wilson, Wendi McLendon-Covey
Genere: genit(ori)ale
Se ti piace guarda anche: Capodanno a New York, Appuntamento con l’amore, un cinepanettone a caso

Che cosa aspettarsi da un film come Cosa aspettarsi quando si aspetta?
Ci si può aspettare che succeda qualcosa di minimamente interessante o divertente e si può stare lì ad aspettare e mettersi a sedere comodi e tranquilli che tanto non arriverà niente né nell’uno né nell’altro senso.
Che cosa aspettarsi allora, più realisticamente?
Ci si può aspettare un cinepanettone preparato all’americana.
Pensate un po’ che gli americani negli ultimi tempi stanno messi talmente male a livello di idee che sono venuti a pescare pure nella commedia all’italiana. Quella degli anni ’60? No, quella di oggi dei Manuale d’amore e dei cinepanettoni, appunto.
Manco noi li cuciniamo più, ormai, ‘sti cacchio di cinepanettoni di cui abbiamo fatto indigestione dopo una cura ingrassante durata quasi trent’anni. Nelle prossime festività invernali per una volta non avremo più il solito Natale a… sto ca**o, bensì Colpi di fulmine, il nuovo imperdibile capolavoro di Neri Parenti con Christian De Sica. Che si preannuncia non molto distante da questa roba yankee qua…

"Evvai, sono riuscita a scattare la mia prima foto!"
Il modello del film a episodi, con delle storielle (pseudo) romantiche che si intrecciano tra loro è ormai diventato un marchio di fabbrica anche a Hollywood: hanno fatto il cine-Bacio Perugina sul S. Valentino, Appuntamento con l’amore, che purtroppo mi sono perso, quindi il cine-spumante sul Capodanno, il terrificante Capodanno a New York, che purtroppo mi sono visto, e ora ecco a voi il cine-Pampers sul tema della gravidanza.
Unico pregio del film? È un po’, ho detto solo un po’, meglio di Capodanno a New York. Per il resto, è la stessa storia, con un gruppo di attori celebri, meglio se avviati sul viale del tramonto, accoppiati a qualche altra stella emergente. Premettendo che è meglio non aspettarsi niente di che da nessuno, andiamo a vedere chi se la cava più e chi meno bene, con la top 5 delle coppie presentate dal film:

5. Brooklyn Decker e Dennis Quaid
La bella e la bestia. Lei gnocchissima, lui ormai candidato ufficialmente al titolo di rivale numero 1 di Nicolas Cage, perché dove c’è un film di merda, ormai è gara tra loro due a chi se lo aggiudica. Questa volta ha vinto Quaid, sorry Cage, sarai più fortunato la prossima volta.

"Hey, Dennis, hai avuto una paresi facciale?"
"In realtà ti sto sbirciando le tette con la vista periferica.
La paresi invece ce l'ho avuta già una decina di film fa..."

4. Cameron Diaz e Matthew Morrison
Cameron Diaz come donna in dolce attesa non è davvero credibile. Non c’è proprio tagliata. Mai vista una Cameron così fuori parte, porco Diaz. E Matthew Morrison senza Sue Sylvester che lo prende per il culo per i suoi capelli è piuttosto inutile. La storia dei loro due personaggi che si innamorano sul set della versione americana di Ballando con le stelle fa molto Belen Rodriguez/Stefano De Martino e sinceramente ne avevamo già abbastanza di loro due.

"Chissà se gli usciranno i capelli già ingellati come i tuoi, Matthew?"

"Ahahah, guarda che dice Pensieri Cannibali sul tuo ruolo in Lost."
"Ma chetteridi? Non hai visto quel che dice su di te?"
3. Jennifer Lopez e Rodrigo Garcia
A sorpresa, sorpresona per quanto mi riguarda, J. Lo non è nemmeno la cosa più terribile in un film. Solo quando nei paraggi c’è Dennis Quaid può capitare qualcosa del genere!
E Rodrigo Garcia chi è? Ai patiti di Lost il suo volto risulterà familiare. Pensateci bene. Chi era?

Due ore dopo…
Sì, era Paulo, personaggio introdotto nella terza stagione insieme alla fidanzata Nikki. Se non ve li ricordate, è più che normale, visto che sono stati i due personaggi peggiori nell’intera storia della serie e, visto che nessuno se li filava, sono stati fatti fuori malamente tanto per cancellare in fretta e furia la pagina più nera (altroché uomo in nero) di Lost.

"Se c'è una cosa che non reggo proprio, sono i bambini!"
"Ehm, sono incinta..."
"I marmocchi? Io li adoro, quei piccoli demoni!"
2. Anna Kendrick e Chace Crawford
Ecco la coppia teen della pellicola, quella cui è riservata la storia più non dico profonda, non dico triste, ma almeno un filo meno happy e idiota rispetto alle altre che hanno la profondità di una piscina per bambini, tanto per rimanere in tema di gravidanze, poppanti e affini. Lei, Anna Kendrick, da sola alza di qualche chilometro il livello recitativo qui presente. Lui, il gossip boy Chace Crawford, fa il suo solito ruolo da “so’ figo ma so’ anche sensibile, però più che altro so’ figo” e, grazie anche alla presenza della Kendrick, riesce a portare a casa la pagnotta.


1. Elizabeth Banks e Ben Falcone
Elizabeth Banks non sempre mi fa impazzire, e nemmeno qua lo fa. Però in questo film è se non altro quella che si impegna di più, la più in parte con il pancione e insieme a lei, dai che ci esce la rima… c’è Ben Falcone.
M’è uscita la rima!
"Caro, fammi sentire scalciare il bambino."
"Ma non sono incinto, ho solo messo su qualche chilo..."
Ben Falcone nome da picciotto e volto simpatico da tipo che sai già di aver visto in qualche sitcom o in qualche commedia in qualche ruolo minore e non ti ricordi bene dove ma non importa. Fatto sta che, contro i VIPs e i giovincelli, surprise surprise si aggiudicano loro questo Gioco delle coppie, Cannibal edition. Contro ogni pronostico.

E allora, cosa aspettarsi dal film Cosa aspettarsi quando si aspetta?
Qualche rivelazione sulla gravidanza, sulla maternità, sulla paternità?
Nah, meglio non aspettarsi un bel niente, se non un cinepanettone cucinato all’americana, senza Cipollino ma con in più tanti pancioni.
Cosa aspettarsi invece dalla recensione cannibale di Cosa aspettarsi quando si aspetta?
Vi ho fatto pure il Gioco delle coppie, che altro volete di più?
(voto 3/10)

lunedì 9 luglio 2012

Quell’idiota di Cannibal Kid

"Questo blog è più idiota di me: mi piace!"
Quell’idiota di nostro fratello
(USA 2011)
Titolo originale: Our Idiot Brother
Regia: Jesse Peretz
Cast: Paul Rudd, Zooey Deschanel, Elizabeth Banks, Emily Mortimer, Shirley Knight, Steve Coogan, Rashida Jones, Adam Scott, T.J. Miller, Kathryn Hahn, Hugh Dancy, Janet Montgomery, Katie Aselton
Genere: com-media
Se ti piace guarda anche: Fratelli in erba, Role Models, Mosse vincenti, Gigantic, Forrest Gump, Hesher è stato qui

È da idioti guardare Quell’idiota di nostro fratello?
No.
È da idioti perderselo?
Nemmeno.
E, nel caso ve lo steste domandando, è da idioti leggere Pensieri Cannibali?
Sì, un pochino, ma sempre meno di leggere il blog di Mara Carfagna.
Senza offesa. Per gli idioti.

Tornando, o anzi approcciandoci finalmente al soggetto del post, diciamo che Quell’idiota di nostro fratello è il classico film inutile, o almeno dall’utilità molto ridotta. Se lo guardi, passi un’ora e mezza serena e piacevole, senza ridere troppo, ma nemmeno senza stare tutto il tempo a fissare l’orologio in attesa che finisca. Se non lo guardi, puoi comunque continuare tranquillamente con la tua vita, che tanto non ti sei perso niente. Un film medio che non presenta grossi guizzi né cadute di stile, avete capito bene.
"Bella questa poesia di Cannibal: Ambarabà ciccì coccò!
Ah, è una nota filastrocca? Allora è proprio vero che sono un idiota..."
Viene da chiedersi come un cast di attori di ottimo livello decida di girare un film del genere. Tra tutte le sceneggiature che ricevono, cosa può averli convinti a girare questa pellicola piuttosto che un’altra?
Magari un agente distratto che legge gli script al posto loro e poi ne sceglie uno facendo:

Ambarabà ciccì coccò
tre civette sul comò
che facevano l'amore
con la figlia del dottore
il dottore si ammalò
e la figlia si sposò
ambarabà ciccì coccò!

Forse quello. Oppure i soldi. Alla fine sono sempre quelle le motivazioni di una scelta: il caso o il cash.
Per carità, esistono un sacco di pellicole peggiori, e pure di molto, rispetto a questa. Però nei film brutti magari c’è uno spunto, un’idea che può rappresentare un motivo di interesse. Quell’idiota, o meglio quest’idiota di nostro fratello invece sembra sempre lì lì sul punto di volerti dare un messaggio, essere un qualcosa di più della solita commediola senza pretese, e invece arriva alla fine in maniera innocua. In un certo senso mi ha ricordato vagamente un incrocio tra Forrest Gump ed Hesher, ma privo della paraculaggine del primo e della forza distruttiva del secondo.

Il protagonista, come potrete già farvi un’idea dal titolo, un tipo proprio sveglio non è. È un idiota, ma nemmeno troppo. È un ingenuo, uno che ha una fiducia illimitata nel prossimo, al punto da sembrare un bambinone cresciuto. In una parte del genere avrei visto bene un Renato Pozzetto stile Il ragazzo di campagna, invece gli americani hanno dato la parte al comunque piuttosto efficace Paul Rudd.
Paul Rudd è un po’ come questo film: un attore che mi ha sempre ispirato simpatia, fin dagli esordi con il mitico cult movie anni ’90 Ragazze a Beverly Hills, dopo di ché è comparso in varie cose anche notevoli ma solo in ruoli minori (come in Romeo + Juliet), per poi ritrovare una relativa seconda popolarità negli ultimi tempi grazie alle comedy targate Judd Apatow come 40 anni vergine e Molto incinta. Per quanto mi possa stare simpatico, però, non lo ricordo in nessun ruolo davvero incisivo, in grado di restare nella memoria. Questo film non fa eccezione.

"Cannibal smettila di chiamarci, tanto non lo leggiamo il tuo libro!"
La storia o meglio la non-storia della pellicola si limita a seguire le (dis)avventure del solito idiota protagonista, prima arrestato a causa della sua stupidità, ovviamente, e poi alle prese con le difficoltà di rifarsi una vita una volta uscito dalla gattabuia. Non pensate a un dramma sul reinserimento dei carcerati nella società, non è certo il caso. Non pensate nemmeno a una commedia goliardica esilarante su un pirlone che ne combina di tutti i colori. Come detto, il protagonista è moderatamente idiota, ma non ai livelli di uno Scemo o di un + Scemo.
A causa della sua idiozia, metterà comunque in crisi la vita delle sue 3 sorelle 3 che, magnanime, provano a dargli una mano. Una dopo l’altra, finiranno nei guai per colpa di quell’idiota del loro fratello. Le sorelle sono Elizabeth Banks, come al solito piuttosto anonima, Emily Mortimer, come al solito piuttosto sprecata in una piccola parte (non perdetevela invece nella nuova serie tv The Newsroom dove è quasi protagonista) e una Zooey Deschanel come al solito piuttosto indie-girl e qui pure in versione lesbo! Prima di esultare, premetto che sì, una scena di bacio c’è (con Rashida Jones), però non aspettatevi robe alla Black Swan che rimarrete delusi.

Nonostante l’ottimo cast di contorno e nonostante la presenza di Zooey lesbo, il film non decolla. Ci si può consolare con il fatto che nemmeno precipita, eppure era lecito aspettarsi qualcosa in più. Sono presenti tematiche mica da poco come sesso, droga & country music, carcere, conflitto tra genitori e figli e soprattutto tra fratelli… tanta roba. Eppure è tutto troppo contenuto. Un film dal potenziale politically incorrect che ne esce troppo politically correct. Un film scritto e diretto in maniera anonima da tale Jesse Peretz che sarebbe potuto essere una perla dell’idiozia, come Scemo e + Scemo o Fatti, strafatti e strafighe prima di lui, e invece non lo è.
Mi sono scervellato per tutta la visione come un idiota e alla fine l’ho capito. Il suo difetto principale è proprio questo: per essere un film idiota, non è abbastanza idiota.
(voto 6/10)

martedì 8 maggio 2012

Hunger Gays

Volete sapere tutto su Hunger Games? Volete conoscere i punti di contatto con il giapponese Battle Royale? Volete sapere se è meglio il libro o l’adattamento cinematografico? Volete sapere se è meglio un tizio che si chiama Gayle Gale o uno che si chiama Peto Peeta? A parte quest’ultima questione, domani avrete le risposte.
Nell’attesa della recensione vera e propria, oggi beccatevi la trama riletta, rivissuta e risputata fuori in maniera cannibale.
Felici Hunger Games. E possa la sfiga essere sempre a vostro favore!

Hunger Games
(USA 2012)
Titolo originale: The Hunger Games
Regia: Gary Ross
Cast: Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Stanley Tucci, Wes Bentley, Willow Shields, Lenny Kravitz, Amandla Stenberg, Alexander Ludwig, Paula Malcomson, Toby Jones, Isabelle Fuhrman, Jacqueline Emerson, Philip Troy Linger, Donald Sutherland
Genere: giochi senza frontiere
Se ti piace guarda anche: Battle Royale, Atto di forza, Tron: Legacy, Il domani che verrà - The Tomorrow Series

Suzanne Collins “Hunger Games”
(romanzo, USA 2008)
Titolo originale: The Hunger Games
Pagine: 376
Casa editrice italiana: Mondadori
Se ti piace leggi anche: 1984, Il signore delle mosche, Il mito di Teseo, Battle Royale (manga)

Trama semiseria
ATTENZIONE: SONO PRESENTI SPOILER VARI

"Ammazza che gnocca che sei! Sicura di essere figlia mia?"
Katniss è sfigata per varie ragioni. Per prima cosa, perché vive nel Distretto 12 della terra di Panem. Un distretto talmente povero che il pane(m) si mangia giusto nei giorni di festa e a suicidarsi non sono gli imprenditori bensì gli impiegati dell’agenzia delle entrate.
La sua altra grande sfiga è quella di chiamarsi Katniss. I suoi genitori quando l’hanno scelto come nome cos’avevano dentro la testa, delle ghiandaie imitatrici?
È un nome talmente sfigato che viene sfottuta persino dal suo amico (solo amico?), uno che si chiama Gale, che tra l’altro è un nome da donna, e che nonostante questo si diverte a storpiare il suo in Katnip. E giù matte risate per questo giocone di parole che solo lui capisce.
Considerando che l’altro tizio del loro distretto si chiama Peeta, a quanto pare i ricchi e i potenti hanno anche il monopolio dei nomi importanti. A Capitol City infatti si chiamano tutti Caesar, Seneca, Cato, Pier Silvio…
Ma non corriamo troppo avanti.

"Mi ti farei più che volentieri, Katfig. Però sto già con Hannah Montana e se ci
becca suo padre Billy Ray Cyrus so' cazzi. Quello è un cantante country old style!"
Tra gli altri motivi di sfiga di Katniss c’è che il padre è morto, la madre per il trauma è diventata tipo catatonica e così lei si deve occupare da sola al sostentamento della walking dead mom e della viziatissima sorellina Prim. Per farlo potrebbe decidere di fare la escort minorenne, però nel Distretto 12 sono tutti troppo poveri per potersi permettere una zoccola minorenne, e così, escludendo il furto di autoradio visto che nessuno ha un’auto figuriamoci una radio, decide di ripiegare sulla caccia.
Comunque, c'è anche gente che se la passa peggio di quelli del Distretto 12: ad esempio gli abitanti di Rosello, in Abruzzo, che hanno votato Moccia come Sindaco. Perché l'hanno fatto? Perché così sperano non abbia più tempo per scrivere libri o persino girare film. Sagge persone.

La sfiga principale di Katniss però è un’altra, e non riguarda solo lei bensì tutti i giovani: nella terra di Panem ogni anno vengono organizzati gli Hunger Games, che sono un misto tra Giochi senza frontiere e il Grande Fratello, però più divertenti visto che i Tributi concorrenti devono uccidersi fino a che non ne rimarrà solo uno. Spesso si è fatto lo scontato paragone con Battle Royale, ma a me sembra che siamo più dalle parti di Highlander.
A questi Hunger Games sono costretti a partecipare due giovani, un ragazzo e una ragazza, per ogni distretto. Un crudele modo che i potenti della terra di Panem hanno per ricordare a ogni Distretto l’affronto che hanno fatto quando, tipo 74 anni a.K. (avanti Katniss), avevano osato ribellarsi contro la capitale, che molto fantasiosamente si chiama Capitol City.
Come ogni anno, avviene quindi l’estrazione dei due nomi dei Tributi da sacrificare per il divertimento collettivo del pubblico di Canale 5 in questa sorta di talent-show. Pare che il governo Monti, per far fronte all’aumentare della disoccupazione giovanile, stia studiando un decreto legge analogo, così si libera un po’ di tutti questi giovani che cercano di rubare le poltrone agli anziani Strateghi.

"Ok, ho sbagliato a dire che X-Factor era un reality quasi decente... Però la vostra reazione non è un filo eccessiva?"

Il primo nome nel Distretto 12 che viene estratto da una tizia che sembra Lady Gaga ai tempi di Marie Antoinette è… rullo di tamburi…
Emma Marrone!
La gente del Distretto si guarda esterrefatta e terrorizzata: con lei come tributo, il reality rischia di trasformarsi in un talent-show stile Amici e sai che due palle? Magari poi spunta fuori pure Belen con delle stampelle manco fosse stata aggredita da degli animali ibridi.
Katniss allora grida: “Nooooooo! Emma Marrone no! Mi offro io come volontaria!”
Ed è così che Katniss si è sacrificata per il bene comune e ha partecipato agli Hunger Games.

"Panem! Panem a buon mercato! Nessuno vuole del panem?"
Viene poi estratto il nome del Tributo maschile: “E il secondo partecipante per il Distretto 12 è… Peto Merdark.”
Risate collettive, fomentate dal solito Gale.
“Ehm, scusate, ho letto male: Peeta Mellark.”
I due fortunelli partono quindi per il campo di concentramento, volevo dire per gli Hunger Games, su un treno che non parte dal binario 9 ¾ e non trasporta maghetti secchioni, però in compenso contiene ogni genere di leccornia e ogni tipo di comfort. Compresi i materassi che Katniss e gli altri del Distretto 12 hanno visto solo nelle televendite di Giorgio Mastrota.
Dal vagone-bordello esce poi fuori Woody Harrelson in versione Larry Flynt. Uno che in qualsiasi altro Distretto sarebbe considerato l’ubriacone del villaggio, mentre nel Distretto 12 è l’uomo più importante, visto che in passato è l’unico ad essere riuscito a vincere gli Hunger Games. Come abbia fatto è uno dei grandi misteri senza risposta del primo capitolo di questa saga e dell’umanità tutta. Ma se la Juve è riuscita a vincere lo scudetto con in panchina un uomo che ha rubato il parrucchino a Nicolas Cage, allora tutto può succedere.

Durante l’allenamento di preparazione per gli Hunger Games senza frontiere, Katniss si segnala per la sua grande dote.
I pompini?
No, la sua altra grande dote: il tiro con l’arco. La giuria di esperti che deve giudicarla, composta da Simona Ventura, Giampiero Galeazzi e dall’immancabile Mara Maionchi, la ignora e così lei per vendicarsi, con una mira che manco Robin Hood si sogna, riesce a infilare la mela nella bocca di un maiale. E non mi riferisco a Giampiero Galeazzi.

"Sì, brava Katnip! Lo vedi questo? Non è un gesto di rispetto di qualche distretto..."

"Lenny, ti rifaccio il riff di Are you gonna go my way
meglio di una ghiandaia imitatrice!"
Come stilista personale, Katniss si ritrova Lenny Kravitz. All’inizio era stato contattato per essere il suo vocal coach, però ha voluto farlo Morgan e allora alla fine Lenny ha dovuto ripiegare tirando fuori le sue doti fashion. Non essendo però quello dello stilista il suo lavoro, Lenny mentre si fa una canna si addormenta, la lascia cadere sull’abito, questo prende fuoco mentre Katniss lo indossa e la folla va in delirio.
È così che Katniss è diventata La ragazza che giocava con il fuoco? No, quello è un romanzo di Stieg Larsson già sotto copyright. Più semplicemente allora viene ribattezzata La ragazza di fuoco, e poi anche La ragazza Bic, visto che la Bic è l’unico sponsor che quell’ubriacone di Woody Harrelson è riuscito a trovarle.
Dopo tutta la fase preparatoria, dopo le interviste nello studio degli HG con Alessia Marcuzzi e i video RVM di presentazione dei protagonisti con sotto qualche toccante canzone dei Coldplay usata come colonna sonora e dopo Peeta che confessa il suo eterno amore per quella bella topolona di Katniss, ecco che finalmente hanno inizio i 74esimi Hunger Games. I giochi della fame. E nemmeno questa volta mi riferisco a Giampiero Galeazzi.


"Sì, va bene, è una bella figa. Però adesso potete girare sulla partita della Juve,
che sta solo vincendo lo scudetto?"
La tecnica messa a punto da Katniss per sopravvivere è la più ovvia: battersi fino alla morte? Ma và: scappare, scappare, scappare!
Cosa combina invece Peeta? Peeta si allea con i Favoriti, i Tributi dei Distretti ricchi. Un gruppo di palestrati che sembra uscito da Jersey Shore, giusto un po’ meno ingellati. Anvedi sto infame di Peeta. E meno male che era il ragazzo innamorato…
Il gruppo di bulletti scova Katniss che fino ad allora era andata a fare tranquille scampagnate per i boschi della zona a raccogliere margheritine. Lei però, agile come una kat, scappa in cima a un albero e lancia loro addosso un alveare di api geneticamente modificate. Roba da far insorgere Michela Vittoria Brambilla e tutte le associazioni animaliste. L’arma comunque si rivela efficace e Peeta la aiuta a scappare.
Ah, ecco, allora è ancora innamorato: la patata è sempre più potente di tutto, persino delle alleanze con i tamarri di Jersey Shore, e quindi Peeta prosegue nella sua unica missione personale degli Hunger Games. Sopravvivere? No, infilarsi nel triangolino inesplorato (che sia effetivamente inesplorato poi è tutto da vedere) della micetta Katniss. La quale, nel frattempo, si è alleata con Rue. 
Chi è Rue?

"Heil Hitler! Volevo dire... Heil Panem!"
Rue è una piccoletta del Distretto 11 che avrà sì e no 11 anni ma ne dimostra massimo 6. Madonna, che allenza! Vai Katniss, che con ‘sta bimbetta hai proprio il culo parato. Hai già la vittoria in tasca!
Katniss, che fino ad allora aveva fatto la dura e pura hardcore con sempre indosso la maglietta dei Metallica che ormai cominciava a puzzare, si ricorda di essere pur sempre una ragazzina di 16 anni e con la amichetta regredisce allo stato bimbominkia. Le due si mettono così a fischiettare un pezzo dei One Direction, che viene subito riprodotto dalle ghiandaie imitatrici, che scaricano il pezzo da eMule, lo masterizzano illegalmente, lo ricantano e poi postano il video su YouTube, sperando che i loro idoli lo sentano e lo pubblichino tramite la loro pagina Facebook.
Sentendo questo pezzo, le due si ricordano così che il mondo è un posto ingiusto, in cui un gruppo di ragazzini può essere mandato a massacrarsi fino alla morte negli Hunger Games, mentre un altro gruppo di ragazzini come gli One Direction spopola non solo nelle classifiche musicali, ma pure nelle classifiche dei libri.

Da brava bimbaminkia che si rispetti, Rue si distrae con le soavi (?) melodie dei One Direction, e finisce prigioniera degli altri Tributi cattivoni, i quali escogitano una trappola per Katniss che puntuale ci casca. Però Katniss, astuta, arriva allo scontro con un paraorecchie che la protegge dalle melodie in realtà infernali dei One Direction, mentre ai Tributi cattivoni, privi di paraorecchie, fanno scoppiare la testa. Peccato che nello scontro muoia anche la piccola Rue. Come gesto di sfida nei confronti dei potenti di Panem, e nei confronti degli amanti di bella musica in generale, Katniss dedica una canzone dei One Direction alla gente del Distretto 11. Nel Distretto si generano scene di panico, con le fan della giovane band britannica in delirio.

"Ma tu chi sei? Gli Hunger Games non li conduce più la Marcuzza?"
A sorpresa, la voce di Alessia Marcuzzi interrompe la canzone e annuncia una nuova regola del gioco: nel caso due tizi dello stesso Distretto arrivino fino in fondo vivi, allora vinceranno entrambi. E così Katniss va alla ricerca di Peeta. Un po’ per averlo come nuovo alleato, un po’ perché è già passata qualche settimana dall’inizio dei giochi e le è venuta un gran voglia di trombare.
Lui però è malconcio e ha qualche problemino lì sotto, nei Paesi Bassi. Per aiutarlo, Woody Harrelson gli fa mandare da uno sponsor una confezione di Viagra. Ma… niente. Non basta nemmeno quello. Katniss, delusa, non sa più che fare. A casa il suo amico Gale preferisce dare la caccia agli scoiattoli piuttosto che alle sue mutandine, lì a Peeta non gli si alza la bandiera… Ma cosa c’hanno, ‘sti ragazzi del Distretto 12?

Nel frattempo, il perfido Cato uccide l’altro concorrente del Distretto 11, mentre Faccia di Volpe si rivela tutto fuorché astuta come una volpe, mangia una confezione di bacche su cui c’era scritto a caratteri cubitali: “SE LE MANGI MUORI!” e… muore.
In gara sono rimasti dunque soltanto Cato, Peeta e Katniss.
Katniss, sempre più in crisi d’astinenza, propone un ménage à trois, sai mai che a Peeta in questo modo non gli si risvegli l’ormone. Però oh, non c’è niente da fare. A quello non gli si alza proprio. La produzione del GF, pardon degli HG decide così di mandare degli animali transgender. Con quelli, Peeta comincia ad eccitarsi e Cato, in preda alla paura, decide di farsi sbranare piuttosto che finire vittima della sorprendente proboscide di fassbenderiana memoria spuntata a Peeta.

"Coraggio Katniss, dopo i One Direction ti canto io una canzone: I Belong to You"
"Ah, ma allora almeno uno che non è un Hunger Gay in tutta Panem c'è!"
Sono rimasti così solo Katniss e Peeta e, secondo il nuovo regolamento, entrambi hanno vinto. E invece no. Nuovo colpo di scena: la voce di Alessia Marcuzzi dice che le regole sono cambiate un’altra volta e ci può essere un solo vincitore.
Che fare, allora? Katniss e Peeta pensano di suicidarsi e per farlo il modo più veloce è uno solo. Le bacche velenose che hanno fatto morire quella volpona di Faccia di Volpe?
Ma no, il metodo più rapido è ascoltare una melodia dei One Direction. Quando Katniss sta per fischiettarla in modo che le ghiandaie imitatrici possano riprodurla nei loro stabilimenti Made in China, ecco che la voce di Alessia Marcuzzi li interrompe: “Ma no, ah rigà, ve stavamo a pija’ per culo! Lo sapete come siamo noi dei reality-show, ci piace scherzare e fare sorprese peggio del Puffo Burlone. Avete vinto tutti e due! E, indovinate un po’, in studio ci sono degli ospiti a sorpresa venuti apposta per voi: i One Direction!”
A quel punto, Katniss fischietta la melodia di “What Makes You Beautiful” che viene riprodotta dalle ghiandaie imitatrici. Tempo pochi istanti, e le orecchie di Katniss e Peeta cominciano a sanguinare. I tizi della produzione riescono però a intervenire in tempo e a salvarli miracolosamente.
Sul treno che li riporta a casa nel Distretto 12 da vincitori, Peeta chiede a Katniss cosa faranno ora.
“Dobbiamo dimenticare. Dimenticarci dei One Direction,” le consiglia lei.
“Ma non ce la faccio, il loro pezzo è troppo irresistibile. Ormai non riesco più a togliermelo dalla testa” e si mette a canticchiare e a ballare:

Baby you light up my world like nobody else
The way that you flip your hair gets me overwhelmed
But when you smile at the ground it aint hard to tell
You don't know
Oooh Oooooh
You don't know you're beautiful

Scesi dal treno, Gale si unisce a lui nella coreografia della canzone. Katniss li guarda e alla fine realizza:
“Mi sa che nel prossimo episodio saranno loro due i protagonisti di un nuovo reality. E, chissà perché, ho come l’impressione che il titolo verrà cambiato in Hunger Gays…”


Clicca QUI se vuoi leggere la recensione cannibale seria (o quasi) di Hunger Games.

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