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giovedì 19 settembre 2013

TI PLACCIONO I PLACEBO?



Placebo “Loud Like Love”
Era da un po’ che non ero più eccitato per una nuova uscita dei Placebo, band che avevo amato parecchio, soprattutto a fine anni Novanta. Poi era arrivato l’inevitabile calo creativo, d’altra parte capitato alla gran parte delle band gloriose nei 90s. Un calo nemmeno così preoccupante, anche se l’ultimo “Battle for the Sun” potevano risparmiarcelo, però abbastanza da far pensare che i bei tempi dei primi due album, l’esordio rivelazione “Placebo” e soprattutto il loro capolavoro “Without You I’m Nothing”, fossero andati.
Quest’estate è invece arrivato il nuovo singolo “Too Many Friends” e ha fatto ben sperare, riportando a sorpresa alla mente quei bei tempi de ‘na vorta. Un pezzo in cui anche dalle lyrics Brian Molko sembrava aver ritrovato l’ispirazione antica, rinnovata con una notevole dose di autoironia: “My computer thinks I’m gay/I threw that piece of junk away”, canta in quella che si rivela una specie di ode contro i social network. Una canzone notevole per di più accompagnata da un video che presenta come narratore speciale il mio scrittore idolo Bret Easton Ellis.



Dopo una così buona premessa, il resto dell’album delude. Qualche pezzo purtroppo sbanda sui sentieri dello stadium rock urlato a squarciagola, e si poteva evitare. L’apripista “Loud Like Love” ad esempio me la immagino cantata in coro ai concerti manco fosse “Balliamo sul mondo”. Con la differenza che i fan dei Placebo la grideranno con in mano un mascara nero, quelli del Liga si scatenano con in mano un fiasco di lambrusco.



Nonostante questa sbandata, per il resto nell’album non c’è niente che non vada. Le canzoni non sono nemmeno malaccio, soprattutto "Hold On to Me". Il sound ricorda i vecchi tempi. Solo che quei bei tempi ormai sono andati, c’è poco da fare, e questa è solo una replica, troppo ripulita, troppo iperprodotta. L’unico brano davvero ispirato resta “Too Many Friends”. Il resto scivola via liscio, gradevole all’ascolto. Solo, non lascia traccia. Con un pizzico di malinconia, è ora di affrontare la realtà: mi sa che ormai è tempo di cambiare terapia. Era inevitabile, l’effetto placebo ha perso la sua efficacia. È ora di passare alle medicine vere.
(voto 6/10)


domenica 31 ottobre 2010

Don't dream it. Be it

The Rocky Horror Picture Show
(USA, UK 1975)
Regia: Jim Sharman
Musiche di: Richard O’Brien
Cast: Tim Curry, Susan Sarandon, Barry Bostwick, Peter Hinwood, Richard O’Brien, Meat Loaf, Patricia Quinn, Nell Campbell, Jonathan Adams
Genere: rock musical
Links: IMDb, mymovies
Se ti piace guarda anche: Glee, Arancia Meccanica, Moulin Rouge, Grease

Non avevo mai visto il Rocky Horror Picture Show. Era sempre stato uno di quei super classici, super cult di cui senti parlare tanto ma che poi per qualche inspiegabile ragione tu ti sei sempre perso. Colpevolmente.
Poi arriva la puntata di Halloween della serie tv Glee e ti propone uno speciale dedicato proprio al Rocky Horror e allora decidi che finalmente è arrivato il momento di vederlo. The time is come.
Finalmente lo guardi e capisci perché dopo 35 anni se ne parla ancora: perché il Rocky Horror Picture Show è una figata!

Una coppia di neofidanzatini verginelli composta da un certo Barry Bostwick e da Susan Sarandon (che non credevo potesse essere così maledettamente sexy) in un giorno di pioggia incontrano Licia per caso… ehm, no, non incontrano Licia, bensì bucano una gomma e finiscono in un misterioso castello: l’umile dimora dell’eccentrico dottor Frank-N-Furter, uno scienziato travestito proveniente (non a caso) dalla Transilvania che ha appena creato una sorta di Frankenstein bello biondo e palestrato (Rocky Horror) soltanto per il suo puro piacere fisico.
I due fidanzatini finiscono quindi loro malgrado risucchiati dentro un vortice di lussuria e personaggi strambi che è una splendida metafora di come il conformismo sociale e il conservatorismo possa essere spazzato via da un po’ di sana trasgressione e di ricerca del piacere, il tutto a suon di canti e balli dal gusto glam rock 70s.

Il punto di forza di un musical come si deve però sono necessariamente le canzoni e diamine! quelle del Rocky Horror sono davvero fenomenali. In particolare il pezzo d’apertura “Science Fiction/Double Feature” è diventata subito una delle mie canzoni preferite di tutti i tempi. Un autentico capolavoro che sembra uscito da Ziggy Stardust.


Ma ci sono un’altra sequela di pezzi cui davvero le orecchie e i piedi non possono resistere, l’accattivante “Dammit Janet”, l’antemica “The Time Warp”, l’inno rocknrolla “Whatever happpened to Saturday night”, la Samantha Fox/Britney Spears ante-litteram “Toucha-toucha-toucha-touch me”.

Un film fondamentale per l’immaginario visivo, musicale e pop-culture dei decenni successivi. Certo, è una mia colpa non averlo visto prima. Però comunque è una cosa bella sapere di poter scoprire delle perle provenienti dal passato di cui ignoravi lo splendore.
Il film di Halloween ideale (vabbè, Donnie Darko a parte) per mettere da parte per un giorno la normalità e indossare una maschera di follia.
Don’t dream it. Be it.
(voto 8+)

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