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lunedì 13 giugno 2011

The Montecarlo Chronicles

Stato a Montecarlo per 3 giorni. Ufficialmente per lavoro. C’è della brava gente che sgobba in miniera e delle teste di cazzo come me che se ne vanno a Montecarlo. Il bello è che poi ho anche il coraggio di lamentarmi: eh non c’è lavoro, eh il mondo è ingiusto, eh Berlusconi…
Motivo visita: il Television Festival di Monte Carlo 2011. Pronti, via: alla mia prima intervista live e alla mia prima domanda faccio subito una gaffe. D’altra parte gaffe è una parola francese (almeno se le mie limitatissime conoscenze di francese non mi ingannano) e poi io sono famigerato per questo genere di cose. Sono con Jason Priestley, l’ex Brandon di Beverly Hills 90210 ora protagonista della nuova interessante serie Call Me Fitz, e gli chiedo quali siano gli attori che l’hanno ispirato a intraprendere la professione; lui mi risponde Daniel Day-Lewis, poi va nel panico e non gli viene in mente nessun altro nome, così io per aiutarlo lo invito a pensare a “when you were young”. Quindi in un colpo solo ho citato i Killers e mi sono anche reso conto di avergli dato del vecchio. Un lapsus comprensibile visto che io con Beverly Hills ci sono cresciuto e quindi per me è cose se lui fosse sempre esistito, una sorta di fratellone maggiore.

Questa è un'immagine da quello
scassone del mio cellulare. E si vede...
Continuando tra gli idoli adolescenziali ho avuto modo di intervistare anche Melissa Joan Hart, meglio conosciuta come Sabrina vita da strega (che ho scoperto andare in onda ancora adesso la sera su Raitre) e ora nella nuova sitcom americana Melissa & Joey. È lei la più diva di tutte/tutti quelli che ho incontrato, visto che arriva in ritardo e sembra tirarsela un po’. È super magra, super bionda platinata splendente e super gnocca. In realtà poi si scioglie e non se la tira nemmeno molto, anzi si dimostra parecchio alla mano e mi mostra la foto dei figlioletti usata come salvaschermo del suo iPhone.Carini eh, però io avrei preferito mi mostrasse qualcos’altro, magari le tette. Sarà per la prossima volta…
Altro teen idol incontrato è stato Gregory Smith, l’Ephram Brown di Everwood ora nel poliziesco Rookie Blue, il più simpatico e friendly e quello con cui mi sono trovato meglio, sarà che è un mio quasi coetaneo. Se in Everwood era un bravo ragazzo, nella realtà lo è ancora di più. Io ho provato a tirar fuori il suo lato malvagio, parlando della sua interpretazione da super-cattivo in Hobo with a Shotgun - è rimasto stupito che l’abbia visto! - ma lui dice che quello è un ruolo del tutto lontano da com’è fatto lui. Un po’ di cattiveria in più non gli guasterebbe, comunque è un grande.
Meno famous ma splendida è la british indie (nel senso di origini indiane) Archie Panjabi, detective bisex cazzutissima nella serie The Good Wife, un ruolo molto distante da com’è lei visto che parla con un filo di voce e mi è apparsa molto fragile e delicata.
Il titolo di Miss Montecarlo personale lo consegno però - nonostante la concorrenza altissima, visto che la città pullula di fighe & Ferrari - a Emilia Clarke della nuova grandiosa serie fantasy Game of Thrones. Se sul piccolo schermo è bionda, live è in versione mora quasi irriconoscibile, ma comunque ha un paio di occhi davvero magnetici (e anche un paio di qualcos’altro davvero magnetico…). Purtroppo lei ho avuto modo di seguirla solo in conference e non sono riuscito a intervistarla di persona. Con altri due membri del cast di Game of Thrones ho comunque avuto il mio momento da “almost famous” scambiando due chiacchiere insieme a Sean Bean (uno che ha fatto anche Boromir ne Il Signore degli anelli!) e Mark Addy (il re nella serie nonché cicciobombo di Full Monty): il primo si fumava una sigaretta normale, il secondo si è rollato del tabacco in una cartina (solo tabacco, ho notato, anche perché erano ancora tipo le 11 del mattino).

Poi ho incrociato Felicity Huffman che mi ha sorriso e dal vivo è molto più MILF che in Desperate Housewives: molto glamour e tirata, non sarà Eva Longoria ma è un gran bel donnino!
Di passaggio ho beccato anche Thomas Gibson, quello che una volta era Greg in Dharma e Greg e ora fa Criminal Minds: a vederlo sembra uno zombie. Che è successo a quest’uomo? È davvero pallido e inquietante, ma spero solo abbia avuto una brutta nottata.
Per le ladies in ascolto ho anche incrociato Matthew Grey Gubler, molto acclamato dalle fans nonostante (o forse proprio per quello) in Criminal Minds sia un nerd ai limiti dell’autismo, e Jesse Williams, il Dottor Begliocchi tra gli ultimi ingressi di Grey’s Anatomy, che ha rivelato un passato da prof. di liceo che sembra gli manchi molto starà meditando di lasciare la recitazione per tornare a insegnare?
Ci sono poi state altre cose, altri volti, altri incontri, altri personaggi fantastici non solo tra gli attori ma anche all’interno del gruppo molto variegato di giornalisti internazionali e poi l’ho già detto che era pieno di figa?

colonna sonora: Yelle

giovedì 28 aprile 2011

Io vagabondo che son io, soldi in tasca non ne ho, ma lassù m’è rimasto un fucile

Hobo with a shotgun
(Canada, USA 2011)
Regia: Jason Eisener
Cast: Rutger Hauer, Gregory Smith, Molly Dunsworth, Nick Bateman, Brian Downey
Genere: Grindhouse di serie B
Se ti piace guarda anche: Machete, Planet Terror, Furia cieca, Furia cavallo del West

Trama semiseria
Rutger Hauer è un vagabondo che dopo aver visto cose che noi umani non possiamo nemmeno immaginare arriva in una cittadina dominata da crimine, corruzione e prostituzione. Praticamente Arcore. E, come un magistrato giusto più violento, cercherà di fare un po’ di pulizia. Volendo potrebbero farne un remake italiano: anziché Hobo with a shotgun (translation: vagabondo con un fucile), Ilda with a shotgun.

Recensione cannibale
Uh, attenzione gente: c’è un nuovo film della serie Grindhouse. Mattetevi a sedere con i vostri cazzo di popcorn, la birra ghiacciata e non fiatate se non per ruttare, che ne vedremo delle belle. O forse no.

Nel corso della doppia proiezione originale di Death Proof - A prova di morte di Quentin Tarantino + Planet Terror di Robert Rodriguez erano stati inseriti anche alcuni trailer di pellicole fittizie. Bene, ora alcuni di questi promo si stanno trasformando in pellicole vere: è capitato all’esaltante Machete dello stesso Rodriguez e ora a questo Hobo with a Shotgun di un certo Jason Eisener, decisamente molto meno esaltante.

Gli ingredienti per un cult movie ci sarebbero anche, eppure manca qualcosa. Cosa?
Da buon film pulp in stile Grindhouse, ci sono naturalmente varie scene molto estreme e violente, peccato si siano dimenticati a casa il senso dell’umorismo. Bruciare dei bambini in uno scuolabus sulle note di “Disco inferno” non è divertente. Non lo dico per fare del moralismo; semplicemente bruciare dei tizi tamarri che ballano in una discoteca sulle note di “Disco inferno” sarebbe ironico, mentre bruciare dei bambini con la stessa canzone non lo è. Piuttosto perché non hanno utilizzato “School’s out” di Alice Cooper? Quello sarebbe stato già più ironico.
Ci sono anche le battutone di Rutger Hauer prima di sparare a qualcuno, del tipo “Hallelujah” o “Madre Teresa è una santa”. Solo che non hanno molto senso, visto che Rutger Hauer è un barbone, mica un prete, quindi anche qui dove ca**o sta la ca**o di ironia? Da nessuna parte, ecco dove sta, e frasi mitiche come “Machete don’t text” sono di tutt’altro planet (terror).

A livello di sceneggiatura poi uno non è che si aspetti idee rivoluzionarie, visto che l’intento del Grindhouse è quello di fare B-movie retrò con trame che sono più che altro pretesti per un po’ di brutale violenza, però almeno un minimo… in Machete ad esempio Rodriguez aveva inserito un sottotesto politico nient’affatto scontato, qui invece ci dobbiamo accontentare di un giustizialismo di bassa lega (Nord).
A differenza delle selezioni musicali magistrali di Tarantino, la colonna sonora concede poche soddisfazioni (giusto sui titoli di testa e di coda), così come il cast. Rutger Hauer è un attore che non mi è mai piaciuto, sarà che mi ricorda un mio zio che non sta esattamente al top della chart delle mie persone preferite nel mondo. Tra i cattivoni c’è Gregory Smith, universalmente conosciuto per il ruolo dell’introverso pianista Ephram Brown in Everwood; vederlo in una parte da “bad guy” è una mossa sulla carta interessante, peccato che i risultati non siano all’altezza di quelli di un James Van Der Beek, trasformato da tenero Dawson Leery a spietato Sean Bateman in Le regole dell’attrazione (di Roger Avary, ex amico e collaboratore di Tarantino, tanto per rimanere in tema). Persino la fighetta di turno, la sconosciuta Molly Dunsworth, non è poi così fighetta.


Insomma, questo film è guardabile e con qualche punto a suo favore come dosi abbondanti di sangue, scene splatter e cattiveria e una buona fotografia dai colori saturi. Però il fatto è che nonostante gli ingredienti per un buon piatto siano serviti in tavola, manca del tutto l’originalità nel prepararli e soprattutto manca il genio. Sono mica tutti Quentin Tarantino, d’altronde. E non ce n’è neanche un briciolo di talento. Sono mica tutti Robert Rodriguez, d’altronde. C’è solo un aspirante regista di culto che però anziché prendere appunti dai maestri dovrebbe trovarsi una via sua, anche perché c’è una differenza sottile tra cult e scult, tra trash e tra-gico, tra B-movie che vola ai playoff per la serie A e quello che sprofonda giù nell’inferno dei playout per la C. Attento, Jason Eisener, perché è proprio lì dove tu rischi di finire.
(voto 5)

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