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giovedì 27 febbraio 2014

LONE SURVIVOR – NE RESTERÀ SOLTANTO UNO




Lone Survivor
(USA 2013)
Regia: Peter Berg
Sceneggiatura: Peter Berg
Ispirato al libro: Lone Survivor: The Eyewitness Account of Operation Redwing and the Lost Heroes of Seal Team 10 di Marcus Luttrell, Patrick Robinson
Cast: Mark Wahlberg, Taylor Kitsch, Emile Hirsch, Ben Foster, Eric Bana, Alexander Ludwig, Jerry Ferrara, Yousuf Azami, Ali Suliman, Rick Vargas
Genere: bellico
Se ti piace guarda anche: Captain Phillips, Zero Dark Thirty, Friday Night Lights

Avete visto Zero Dark Thirty?
No?
Risposta sbagliata. Questa non era una domanda in cui tutte le risposte vanno bene. No è la risposta sbagliata, quindi correte subito a vederlo.

L’avete visto adesso?
Bravi. Cosa c’entra Lone Survivor con Zero Dark Thirty?
A livello cinematografico non molto. Zero Dark Thirty è un quasi capolavoro, Lone Survivor è un film quasi decente. A livello di tematica hanno però qualcosa in comune. Il filmissimo di Kathryn Bigelow si concentrava soprattutto sull’ossessione di una donna nei confronti di un uomo. Non si trattava però né di una romcom, né della pellicola su una stalker psicopatica. L’uomo a cui dava la caccia era infatti un certo bin Laden.
Ma uno più bello cui dare la caccia no, eh?” si chiederà qualcuno a questo punto.
La parte finale di Zero Dark Thirty comunque era incentrata sulla missione compiuta dai Navy SEALs per stanarlo e catturarlo.
Lone Survivor è su questi ultimi che si concentra. Non ci racconta della stessa missione, ma ce ne presenta un’altra, avvenuta qualche anno prima, più precisamente nel 2005. Una vicenda veramente accaduta raccontata in un libro diventato ora una pellicola cinematografica, tra l’altro di grande successo negli USA dove ha sfondato il muro dei $100 milioni di incasso, traguardo niente male per un film bellico.

Se in Zero Dark Thirty la protagonista era Jessica Chastain, esticazzi, qui in Love Survivor la storia è incentrata sui Navy SEALs, buuu. Nella prima mezz’ora, la parte migliore della pellicola, assistiamo a un interessante spaccato della loro esperienza nell’esercito, con qualche lampo riguardante la loro vita privata che ci consente di avvicinarci un pochino a loro. Una cosa che in altri recenti film survival, perché pur sempre di questo alla fin fine fondamentalmente si tratta, come All Is Lost e Gravity non avviene. Un aspetto positivo che metterei di certo tra i punti, purtroppo non molti, a favore del film.

"SOS! Sullo smart phone non mi funzionano più le app.
Potete fare subito qualcosa che devo finire una partita a Quiz Duello?"
La parte iniziale è quindi promossa, anche perché fin dal primo istante si sente il tocco del regista Peter Berg.
Chi è Peter Berg?
È quello di Friday Night Lights, pellicola sul football americano di una decina d’anni fa diventata anche una omonima fortunata, almeno negli USA, serie tv di cui dalle parti di Pensieri Cannibali si è parlato sempre bene. I primi minuti fanno ben sperare, grazie alle musiche post-rock degli Explosions in the Sky e a dialoghi e atmosfere delicate che paiono dirigerci nella visione di una specie di versione bellica dello stesso Friday Night Lights, con i mitra al posto dei palloni ovali. Pure in questo caso, così come nella serie tv, si riesce ad andare oltre i classici stereotipi da cameratismo militaresco per provare a proporci un’immagine un pochino diversa dal solito dei soldati: dei ragazzi che vanno ai concerti dei Coldplay, ballano sulle note di Jamiroquai e a tavola disquisiscono amabilmente di carta da parati e arredamento. Verosimile o meno che ciò sia, non è la tipica rappresentazione di militari che si limitano a ruttare, scoreggiare, masturbarsi e ascoltare i Metallica. Quando si va oltre gli stereotipi, è sempre un bene.

Bene, bravo Peter Berg. Se il film si fermasse dopo mezz’ora, ci troveremmo di fronte finalmente a una pellicola bellica recente decente e originale. Poi però Peter Berg si ricorda di essere non solo l’autore di Friday Night Lights, ma anche il regista di Battleship e così Lone Survivor si trasforma nell’ora successiva in un filmone fracassone che spettacolarizza la guerra.
Io non ho niente contro la spettacolarizzazione della violenza. Il mio regista preferito è un certo Quentin Tarantino, ormai dovreste saperlo. Laddove però la sua è una violenza esagerata e fumettistica, persino quando si muove in contesti storici come quelli di Bastardi senza gloria e Django Unchained, qui ci troviamo in una pellicola tratta da una storia vera e che punta a un certo realismo di fondo. In un contesto del genere, certe scene spettacolarizzate non le ho davvero capite, come la tragicomica e insistita caduta da un dirupo, che mi ha ricordato quando Homer Simpson saltava la Gola di Springfield e cadeva rovinosamente. In quel caso l’effetto era comico, qua si rimane soltanto senza parole. Stesso discorso per la scena della morte di uno dei personaggi del film. Perché mostarcela in un modo così esagerato e con un tatto quasi degno di Vittorio Feltri? Bah.

"Forse la mattina appena sveglio dovrei prendere l'abitudine di lavarmi la faccia..."
Dopo Battleshit, ehm Battleship, Peter Berg si conferma allora come un Michael Bay intimista. Ha buone intuizioni, ci regala qualche momento niente male, ma poi finisce nella trappola del cinema-spettacolo ammericano più facile. Non stupisce che il pubblico yankee abbia apprezzato tanto la pellicola. Laddove come film giocattolo funziona ancora, se non altro più di un altro survival-realistico analogo come il soporifero Captain Phillips, a mancare alla visione è un minimo di profondità.
Il film non cerca di impelagarsi in implicazioni politiche. Questo da una parte è un bene, perché se non altro non scade nella propaganda pro-Bush che sarebbe apparsa discutibile già nel 2005, figuriamoci oggi. Dall’altra parte, non proponendo alcuna visione politica, Lone Survivor resta un action fine a se stesso. Una celebrazione dell’eroismo da parte di un gruppo di ragazzi, di uomini pronti a dare la loro vita, ma non si sa bene per quale motivo.

ATTENZIONE SPOILER
I titoli di coda che ci mostrano i veri soldati che sono morti durante l’operazione rappresentata nel film vorrebbero essere emozionanti, e immagino che per una parte del pubblico lo siano anche, ma a me sono sembrati una ruffianata degna di Studio Aperto. Del tutto fuori luogo poi le note di “Heroes” di David Bowie, qui proposta nella cover di Peter Gabriel. Che fossero uomini coraggiosi non lo metto in dubbio, ma eroi? Per quale motivo? Perché hanno combattuto per George W. Bush?

George W. Bush con Marcus Luttrell, interpretato nel film da Mark Wahlberg

Al di là di un discorso di tipo moralistico, sì oggi mi sento molto moralizzatore delle Iene, da un punto di vista cinematografico Lone Survivor è una pellicola troppo lunga, incerta se proporre una visione umanista oppure fracassona della guerra, con una serie di interpretazioni non molto memorabili da parte del solito poco efficace Mark Wahlberg e dei questa volta parecchio sottotono Ben Foster ed Emile Hirsch. Quello più in parte sembra Taylor Kitsch, cocco di Peter Berg che non è mai stato un mostro di recitazione. E il fatto che il migliore sia lui la dice lunga sull’impegno da parte degli altri…

Lone Survivor è allora la classica occasione sprecata. Non partivo con grosse aspettative ma la prima mezz’ora, dannato Peter Berg, era accattivante e promettente e mi aveva fatto ben sperare, peccato che poi il film diventi la solita americanata. E allora vai, anche questo post adesso si trasforma in un’americanata!

Dai, tutti con la mano sul cuore a cantare:

Oh, say can you see by the dawn's early light
What so proudly we hailed at the twilight's last gleaming?
Whose broad stripes and bright stars thru the perilous fight,
O'er the ramparts we watched were so gallantly streaming?
And the rocket's red glare, the bombs bursting in air,
Gave proof through the night that our flag was still there.
Oh, say does that star-spangled banner yet wave
O'er the land of the free and the home of the brave?
(voto 5,5/10)

giovedì 20 febbraio 2014

SCHIAVO DEL CINEMA




"Ciao Cannibal, il tuo sito mi piace tanto, tranne la rubrica sulle uscite  scritta
con quello schiavista di Ford. Potresti smettere di farla? Grazie.
Un tuo fan."
Venghino, siori e siore, venghino. Questa settimana nei cinema ce n’è proprio per tutti i gusti.
Volete il film impegnato, di qualità, super nominato agli Oscar? Ce l’abbiamo.
Volete la porcatona pseudo storica? Abbiamo pure quella.
Il film di guerra? Oh yes.
La pellicola d’animazione per grandi e piccini? Non poteva mancare.
Volete la disneyata con Tom Hanks? Presente.
E le italianate? Ci sono pure quelle.
Abbiamo tutto questa settimana, persino i commenti competenti e preparati di Cannibal Kid e quelli del tutto fuori luogo e causali del co-conduttore di questa rubrica sulle uscite cinematografiche, MrJamesFord.

12 anni schiavo di Steve McQueen
Il consiglio di Cannibal: per me voglio una vita come Steve McQueen (il regista), per Ford ne voglio una da schiavo!
Questa settimana arrivo preparatissimo, a differenza di Ford che come al solito brancola nel buio dei suoi pregiudizi. Ho infatti già visto alcuni tra i film in uscita e ce n’è uno in particolare che vi suggerisco di non perdere: 12 anni schiavo, naturalmente. Una pellicola che tutti dovrebbero vedere, se non altro per capire se si merita davvero tutte le nomination agli Oscar, i premi e le lodi ricevute. E poi anche perché affronta un tema importante, lo schiavismo, un argomento che io conosco bene, in quanto schiavo di questa rubrica che sono costretto a scrivere insieme a Mr James Ford. Steve McQueen, dopo il grandioso Shame, sarà riuscito a realizzare qualcosa di altrettanto potente o avrà fatto una spielbergata?
Presto su Pensieri Cannibali la risposta…
Il consiglio di Ford: 12 anni - una volta, tanto tempo fa - Cannibal Kid.
Steve McQueen è un regista tecnicamente preparatissimo ma che, a mio parere, non ha ancora raggiunto l'apice che gentaglia come Peppa Kid vorrebbe farci credere. Hunger e Shame, infatti, possono benissimo dirsi film riusciti a metà.
12 anni schiavo, sua nuova fatica, si pone di fronte alla sfida - non semplice - di mettere una tecnica assolutamente autoriale al servizio di un titolo dalle tematiche molto hollywoodiane e molto da Oscar.
Sarà riuscito McQueen a compiere il salto di qualità tanto atteso, oppure avrà mancato l'occasione?
Prestissimo al Saloon la risposta.

"Hey, ma nel 1800 non c'erano i computer..."
"Lo so, ma devo assolutamente controllare se è uscita la rece cannibale!"
"E quella fordiana?"
"Che mi frega, di quella?"

FORD in versione LEGO
The Lego Movie di Phil Lord, Christopher Miller
Il consiglio di Cannibal: come pupazzo mi basta Ford, non ho bisogno pure di quelli LEGO
Negli USA è il fenomeno del momento. Sta facendo incassi multimilionari e scommetto che pure in Italia andrà alla grandissima, a scapito di altre pellicole ben più interessanti. Per carità, potrebbe anche essere un filmetto ruffianotto abbastanza da strappare qualche risata e per una serata disimpegnata potrebbe anche risultare una scelta decente, però a me sembra un’operazione commerciale, a quanto pare riuscita, bella e buona piuttosto che vero cinema. E poi io anziché coi LEGO, preferisco giocare alla guerra contro Ford!
Il consiglio di Ford: The Peppa Movie - La vera storia di Pusillanime Kid
Successone clamoroso negli States e moda del momento per le famiglie oltreoceano, questo The Lego Movie promette di sbancare il botteghino anche qui in Italia, complici la popolarità dei giocattoli cui si ispira e l'abilità dei registi, che abbiamo già visto all'opera con Piovono polpette - trascurabile - e 21 Jump Street - decisamente più divertente -.
Buono per una sana visione da rilassamento e svacco sul divano, che in certe serate rappresenta quasi un'oasi di salvezza.

"Ciao Cannibal, l'autografo con dedica te lo firmo dopo..."
Saving Mr. Banks di John Lee Hancock
Il consiglio di Cannibal: do not save Mr. Ford
Che dire, di un film come questo?
C’è un attore da me tanto detestato come Tom Hanks, c’è un’altra attrice che non mi ha mai fatto fare salti di gioia come Emma Thompson, c’è la produzione da me tanto detestata della Disney in un film incentrato sulla lavorazione di Mary Poppins, c’è Tom Hanks nella parte di Walt Disney…
Insomma, di peggio riesco a immaginare soltanto Sylvester Stallone nella parte di Mr James Ford in un film sulla sua vita.
In ogni caso, se sopravviverò alla doppia visione, arriverà presto un doppio post di Pensieri Cannibali sulla doppietta Mary Poppins + Saving Mr. Banks. Auguratemi buona fortuna.
Il consiglio di Ford: saving Mrs. Goi. O anche no.
Da tempo avrei potuto concedere una visione a questa roba che pare la quintessenza del buonismo disneyano nella sua peggior specie, incarnato da Capitan Findus Tom Hanks. Fortunatamente ancora non l'ho fatto. E non credo lo farò.
Lascerò il piacere al mio rivale, che così avrà modo di tornare in forma bersagliando il suo attore preferito.

"Ford, per ora dovrai accontentarti di quest'acqua.
Il White Russian te lo prepariamo più tardi, ma solo se fai il bravo."
Lone Survivor di Peter Berg
Il consiglio di Cannibal: Ford survivor
Lone Survivor me lo sono già visto e devo dire che è uno dei film più fordiani guardati di recente. E sì che ne sono usciti parecchi. Un film bellico, di quelli che celebrano i valori americani, la guerra e la vita da finti-duri. In più la regia è di Peter Berg, l’autore di Friday Night Lights, serie che IO ho fatto conoscere a Ford.
Recensione cannibale coming soon, e intanto che il mio blogger rivale non se lo perda, perché potrebbe diventare uno dei suoi nuovi manifesti esistenziali.
Il consiglio di Ford: No survivors. Soprattutto Cannibal.
Venuto a sapere dell'esistenza di un bel filmone di war/action diretto da Peter Berg che nei patriottici USA stava facendo un gran bene al botteghino sono corso all'immediato recupero già più di un mese or sono, scoprendo quello che potrebbe essere il titolo da Action-Ford più tosto ed interessante della stagione.
Una storia vera, valori americani a mille, una caccia agli uomini degna di un horror o un film di Neil Marshall, una bella carneficina con tanto di momenti ad alta retorica da duri o presunti tali: insomma, la sorpresa del periodo.
Imperdibile per tutti gli Expendables.
Recensione fordiana a brevissimo.

"Ford is coming!
E altroché winter, lui sì che fa paura."
Pompei di Paul W.S. Anderson
Il consiglio di Cannibal: più che Pompei, dovevano chiamarlo pompe funebri (lo so, questa battuta fa pena, ma quelle più volgari me le tengo per una eventuale recensione)
Quest’inizio d’anno sta riservando parecchie sorprese cinematografiche, sia in positivo che in negativo. Ma se questo pseudo film storico girato da Paul W.S. Anderson, autore di pellicole atroci come Resident Evil, non si rivelerà una porcatona assoluta e sarà qualcosa di decente, allora sarebbe davvero la sorpresa più sconvolgente della stagione. Tra 300, Spartacus e Immortals, una tipica fordianata che potrei odiare con tutto me stesso. Salvo sorprese…
Il consiglio di Ford: Pompei? Mi ricorda una località che frequentavo in gioventù, prima che fosse distrutta da un'eruzione qualche anno fa.
Paul W. S. Anderson è uno dei registi garanzia di schifezza assoluta con il tasso più alto di successo ai Ford Awards dedicati al peggio.
Inutile dire che, nonostante probabilmente si tratterà di una cosa vomitevole, cercherò di non mancare l'appuntamento con questo Pompei giusto per non perdermi l'eventuale numero uno della speciale classifica dedicata al peggio del duemilaquattordici.

"Speriamo che questo rito possa proteggerci dal Male. Cioè da Ford."
Amori elementari di Sergio Basso
Il consiglio di Cannibal: quello verso Ford è un odio elementare
Ennesimo trascurabile film italiano?
Sì, può darsi. Eppure dal trailer non sembra tanto malaccio e non sembra nemmeno tanto italiano. Sarà che parla di hockey, sport certo da noi non troppo popolare, sì okay più del wrestling tanto amato dall’Uomo Tigre Ford, però non certo quanto il calcio. E poi c’è Cristiana Capotondi che insomma, merita sempre. Quindi non dico che lo vedrò di sicuro ma, se proprio dovessi guardarmi una pellicola italiana, questa potrebbe essere una delle prime scelte.
Il consiglio di Ford: sarebbe stato bello fare le elementari con Peppa Kid. Per sottoporlo ad un po’ di sano bullismo.
Pellicola italiana che di norma avrei trascurato, non fosse per l'attrattiva esercitata dall'hockey, sport che ho sempre amato pur non seguendolo con troppo accanimento. In memoria, dunque, delle partite viste al palaghiaccio ai tempi dei Devils con mio padre, direi che potrei quasi quasi farci un pensiero.

"Film? Non osare definire questa roba un film che se no non te la do' più."
Una domenica notte di Giuseppe Marco Albano
Il consiglio di Cannibal: una domenica notte dell’anno duemilaemai guarderò questo film
Questo è un film… film? che già dal trailer puzza tantissimo di cosetta amatoriale. Io non ho niente contro questo tipo di pellicole. Soltanto proiettatele nelle vostre case. Non mi sembra il caso di distribuirle nei cinema. C’è davvero gente che tra 12 anni schiavo e Una domenica notte sceglie volontariamente di andare a vedere Una domenica notte?
Manco Ford oserebbe tanto…
Il consiglio di Ford: una domenica notte dormirò volentieri. O farò del sesso. Certo non guarderò questo film.
Quando ho visto il trailer non ci credevo.
Mi pareva una roba anche più brutta di quella che mi aspetto da Lars Von Kid con il suo nuovo sega-film.
Fate voi.
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