È stata un’edizione da record, l’ultima del Grande Fratello. I concorrenti sono stati chiusi dentro quella maledetta casa in via Cinecittà per 8 lunghi anni. Gli autori si erano dimenticati che fossero ancora lì dentro. E così i telespettatori. Quando la casa è stata riaperta, Maicol non era più una checca isterica, Massimo aveva smesso di bestemmiare, George Leonard non aveva un ego più grande del suo cervello e Veronica non era più una zoccola.Fantascienza. Perché dentro la casa del Grande Fratello in realtà nessuno cambia. Nelle fiabe e più in generale in qualunque storia che si rispetti, il protagonista affronta nel corso della vicenda delle prove che lo faranno maturare e cambiare. Le prove sono previste dal copione del reality, il cambiamento no. Se uno entra che è una testa di cazzo, è una testa di cazzo anche quando esce. Il tempo si ferma, all’interno del Grande Fratello e niente succede. Questa non è una casa. È una cazzo di capsula temporale.
Ma passiamo alla finale del GF, l’unico evento mondiale meno importante della finale del Festival di Sanremo. Dopo aver cominciato sparando musica che va dai Rolling Stones ai Black Eyed Peas, così facciamo contenti sia i vecchi che gli gggiovani ah yeah, è entrato all’interno della casa Paolo Bonolis. Ha sfottuto alla grande i finalisti, con cattiveria e cinismo da inglorious basterd, e questi giù a ridere come se non si trattasse di loro. Giorgio deriso per la sua capigliatura alla Bart Simpson, Cristina perché è grassottella, Alberto perché non si capisce una sega quando parla (al punto da essere considerato da Bonolis un possibile tramite con gli alieni). Poveretti. Il tutto era così interessante che mi sono addormentato ancor prima che Alessia Marcuzzi ce la facesse a pronunciare il nome del quarto classificato.
Alla fine a quanto pare ha vinto Mauro, il personaggio più amato dal pubblico e il più odiato dagli altri concorrenti dentro la casa. Dopo la prima puntata (di cui avevo riportato un accurato resoconto) non ho seguito molto l’edizione di quest’anno (anche perché l’unico motivo di interesse sono stati per un breve periodo giusto i baci lesbo tra Veronica e una coniglietta di Playboy) ma io tutto questo amore/odio nei confronti di tale Mauro Marin non l’ho mica capito. Non è un bellone, ma nemmeno un brutto ragazzo. Non è certo una cima, eppure lì dentro ce n’erano anche di più stupidi. Non è particolarmente simpatico, né così antipatico. Mi sembra uno scemo del villaggio come ce ne sono tanti. Ne più né meno. Punto (come direbbe George Leonard).Tutto questo a cosa serve? In apparenza, a niente. Eppure è un’ulteriore ennesima dimostrazione del teorema su cui sto lavorando da tempo: come al solito in Italia a trionfare è sempre e comunque un solo unico grande valore. La mediocrità.

