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martedì 6 maggio 2014

THE CALL, LA CHIAVATA




“911, qual è la sua emergenza?”
“Aiuto! Ho visto un film quasi decente con Halle Berry. Non mi era mai successo prima. Adesso cosa faccio?”
“Oh mio Dio. Ne sei proprio sicura?”
“Sembra incredibile, però sì.”
“Per prima cosa, non farti prendere dal panico, tesoro.”
“Tesoro? Oh, cos’è tutta ‘sta confidenza?”
“Mah, niente. È solo che mi sono messo a lavorare al 911 per fare nuove conoscenze femminili, così, per cuccare un po’.”
“Mi sembra una cosa sensata. Se non altro, più sensata di una pellicola guardabile con Halle Berry, una che in carriera ha recitato per lo più male in film pessimi, da Catwoman a Cloud Atlas, dagli X-Men ai Flintstones fino al cinepanettone americano Capodanno a New York, passando al massimo per robette modeste come Codice: Swordfish e Gothika. L’ultimo film quasi valido che ha fatto è stato Monster’s Ball, comunque sopravvalutatissimo e che le è valso un Oscar inspiegabile, quando la cosa migliore della pellicola era Heath Ledger. Un film bello bello però non l’ha mai girato, o almeno io non l’ho mai visto. Le aspettative nei confronti di questo The Call che la vede protagonista assoluta erano dunque talmente basse che ritrovarmi di fronte a una visione a tratti persino avvincente è stata una sorpresa sconvolgente che proprio non avevo tenuto in conto di provare.”
“Sicura di sentirti bene, tesoro?”
“La smetti di chiamarmi tesoro? E comunque no, non credo di stare troppo bene. Non è possibile che mi piaccia un film con Halle Berry.”
“Ok, allora non ti chiamo più tesoro, ti chiamo fichetta. Va meglio così?”
“Ah ah, sì, così mi piace di più. Non so se è tanto normale che mi piaccia essere chiamata fichetta, ma d’altra parte nemmeno apprezzare un thrillerino come The Call lo è.”
“Ti sento agitata, fichetta. Facciamo un passo indietro. Di cosa parla questo film, che io non l’ho ancora visto, visto che di guardare una roba con protagonista Halle Berry mica mi fido?”
“Allora te lo racconto io. Per prima cosa, Halle Berry fa la telefonista…”
“Dove? In una linea erotica?”
“No.”
“In un call center di quelli che ti rompono i maroni dal mattino alla sera?”
“Nemmeno. Lavora al 911.”
“Uh, che brava. Come me! E che le succede?”
“Un giorno riceva la telefonata di una ragazza…”
“Una bella fichetta?”
“Sì, abbastanza. In ogni caso, un maniaco entra nella casa della ragazza e poi se ne sta per andare via, quand’ecco che cade la linea e Halle Berry fa la cazzata di richiamare la ragazza. Il maniaco sente squillare il telefono e la trova, nascosta (prevedibilmente) sotto il letto. La rapisce e poi la uccide. Tutto questo per colpa di Halle Berry.”
“Complimenti, è brava a fare la telefonista! Forse era meglio se lavorava per una linea erotica.”
“Lo credo anch’io. Invece non solo dopo questo errore fatale non la licenziano, ma diventa persino un’insegnante e impartisce lezioni agli altri futuri operatori del 911.”
“Viva la meritocrazia! Dove è ambientato il film, in Italia?”
“No, negli USA. Comunque passano 6 mesi e Halle Berry si trova di nuovo alle prese con una drammatica telefonata di un’altra ragazza.”
“Fichetta pure lei?”
“Mah, insomma. È Abigail Breslin, la little miss sunshine ormai cresciuta.”


"Aiutatemi, ho un cellulare terribilmente fuori moda!
Portatemi un iPhone 5. Subito!"

“Cresciuta bene? O cresciuta male?”
“Beh, non è tutta ‘sta specialità. Però me la farei…”
“Ah, quindi sei lesbica?”
“No, sono bisex.”
“Molto interessante. Mi segno il tuo numero sul mio cellulare, anche se il regolamento del 911 lo vieta severamente.”
“Fai un po’ come ti pare. Comunque ti stavo raccontando il film…”
“Sì, lo so. Ma so anche già come proseguirà. Halle Berry proverà a salvare a tutti i costi la little miss sunshine per potersi così redimere dalla cazzata mortale che aveva fatto e che era costata la vita all’altra povera ragazza.”
“Esatto! Ma allora l’hai già guardato?”
“No, è solo che questi thrillerini americani sono parecchio prevedibili. Visto uno, visti tutti. Scommetto anche che è un film di quelli “telefonati” in stile Phone Booth o Buried – Sepolto.”
“Giusto. Come hai fatto a indovinare?”
“Te l’ho detto. È tutto così prevedibile. E scommetto pure che il maniaco di turno è diventato un maniaco di turno perché ha subito qualche trauma infantile.”
“C’hai troppo preso! La prima ora di film è tesa, ben realizzata, diretta discretamente dal regista Brad Anderson, uno che a parte L’uomo senza sonno mi è sempre sembrato un discreto mestierante thriller ma niente di più. E riesce addirittura a tenerti incollato allo schermo con la curiosità di sapere cosa succederà.”
“Sembra un thriller superiore alla media, allora.”
“All'inizio sì, peccato che nella mezz’ora finale il ritmo rallenta e la storia si arena nei drammi personali del maniaco di turno, proprio come dicevi tu. Per non parlare di una conclusione in cui la nostra alè, alè alè alèèè, Berry! Berry! si trasforma da telefonista a detective supereroina ed è una roba parecchio inverosimile.”
“Quindi non è poi tutto ‘sto gran film.”
“No. Assolutamente no. Però è un discreto intrattenimento, un thriller decente per una serata primaveril-estiva di leggera tensione. Quanto ad Halle Berry recita maluccio, però nemmeno in maniera disastrosa come in altre occasioni. Davvero non me l’aspettavo. Cosa sta succedendo nel mondo? Mi sento disorientata…”
“Calma, fichetta. Ci sono qua io, il tuo operatore 911 personale. Facciamo che ne riparliamo di persona, magari davanti a un mojito, ok?”
“Va bene, ma non è contro il regolamento uscire con una persona che ti ha chiamato? Non rischi di essere licenziato?”
“Certo che è vietato dal regolamento. Però chissenefrega. Se Halle Berry ha fatto morire una povera ragazza innocente e l’ha passata liscia, vuoi che facciano qualcosa a me per una cosa come questa? Hey, aspetta un attimo. C’è il mio capo che mi vuole dire una cosa…”

(bisbigli in sottofondo)

“Mannaggia, quel maledetto mi ha licenziato. Certo che se non sei una bella fichetta come Halle Berry, nonostante nel film The Call abbia una capigliatura improponibile, è difficile che ti perdonino una cazzata sul lavoro… Ma pazienza. Almeno stasera sono libero e ci possiamo prendere quel mojito insieme. Affare fatto?”
"Aspetta. Come faccio a sapere che non sei il solito maniaco telefonico di turno?"
"Non lo puoi sapere."
"Uh, eccitante. A stasera!"
"Bene, così ti faccio fuori!"
"Cooome?"
"Bene, così mi ti faccio."
"Ah ok, a dopo."


The Call
(USA 2013)
Regia: Brad Anderson
Sceneggiatura: Richard D’Ovidio
Cast: Halle Berry, Abigail Breslin, Michael Eklund, Roma Maffia, Michael Imperioli, Denise Dowse, Evie Thompson, Justina Machado, Ella Rae Peck
Genere: telefonato
Se ti piace guarda anche: Compliance, Phone Booth, Buried – Sepolto
(voto 6-/10)


"6 meno? Beh dai, m'è ancora andata bene."

domenica 9 marzo 2014

NURSE 3D, SONO PAZZE E SONO PORCHE QUESTE INFERMIERE




Nurse 3D
(USA 2013)
Regia: Douglas Aarniokoski
Sceneggiatura: Douglas Aarniokoski, David Loughery
Cast: Paz de la Huerta, Katrina Bowden, Martin Donovan, Corbin Bleu, Melanie Scrofano, Niecy Nash, Adam Herschman, Kathleen Turner, Judd Nelson, Boris Kodjoe, Michael Eklund
Genere: thrillerino soft porno
Se ti piace guarda anche: Cruel Intentions, Basic Instinct, Excision

Avete presente Paz de la Huerta?


Esatto, quell'attrice che fa una gran fatica a comparire vestita sia che reciti in film (Enter the Void) o serie tv (Boardwalk Empire). Poveretta, è malata. Ha quella stessa terribile malattia di cui soffre anche Miley Cyrus. Com'è che si chiama? Ah sì, allergia ai vestiti. Una drammatica piaga della nostra epoca per cui non è ancora stata trovata una cura.

Avete poi presente Katrina Bowden?


Esatto, la biondazza di Tucker & Dale VS. Evil, Scary Movie 5, Piranha 3DD e della serie tv 30 Rock.

Ottimo. Prendetele e mettetele insieme in un film in cui fanno la parte delle infermiere sexy e si fanno tra di loro…


Hey ragazzi, dove siete finiti tutti?
Siete subito corsi a ordinare la vostra copia del film in DVD, ma che dico DVD? Dico Blu-Ray?
Bravi, avete speso bene i vostri soldi perché loro due meritano, meritano eccome a prescindere, anche se poi la pellicola si rivelerà come prevedibile una porcatona…

E invece… invece no. Nurse 3D non è una porcatona! Ha due protagoniste porche, soprattutto una, Paz de la Hurta, ma a sorpresa non è poi così una porcatona. Di certo non ci troviamo di fronte a un capolavoro cinematografico, eppure il film riesce a fare il suo porco dovere di thrillerino soft porno da intrattenimento, senza scadere troppo nel ridicolo. Roba mica da po(r)co.

L’inizio della pellicola fa immaginare di trovarsi di fronte a un revenge B-movie girato in stile vagamente Grindhouse. Non a caso il regista e sceneggiatore è Douglas Aarniokoski, uno che, se riesci a pronunciare il suo cognome correttamente, vinci una notte con la de la Huerta. Uno che, inoltre, in passato ha lavorato come regista in seconda e collaboratore di Robert Rodriguez per diversi suoi film. Uno che ha pure girato il film apocalittico The Day che non è che mi avesse entusiasmato molto, ma paz-ienza.
La prima scena con la sexy Paz de la Huerta che fa fuori un tipo è comunque fuorviante. Non perché lei non sia sexy o perché non sia una pazza assassina, ma perché il film prende un’altra direzione rispetto a quella che si potrebbe immaginare dai titoli di testa latineggianti vagamente alla Robert Rodriguez. Da lì in poi Nurse 3D, più che nel revenge movie, bazzica i sentieri di quel sottogenere che considero tra i miei più piacevoli e goduriosi guilty pleasure, ovvero i thrillerini soft porno, da qualche parte a metà strada tra Cruel Intentions e Basic Instinct. Cosa che significa violenza random e spietata condita da tante scene di sesso e di nudo gratuito, soprattutto da parte della sempre disinibita Paz de la Huerta, una al cui confronto Sasha Grey appare come una pudica suoretta verginella. O quasi.
La trama è molto semplice e scontata. Una classica storia di ossessione stile Attrazione fatale virata verso il lesbo, e quindi mega figata, anzi mega figame! A tratti sembra di essere dentro Il cigno nero, solo ambientato in un ospedale anziché nel mondo della danza e con un regista che se la cava anche, però non è certo Darren Aronofsky.
Il film ha inoltre il pregio di essere cattivo in una maniera non edulcorata, e sexy in una maniera non troppo patinata. In più, nonostante la vicenda raccontata ricalchi quella di un sacco di altre pellicole dello stesso genere e si può già immaginare dove voglia andare a parare, riesce a mantenere una tensione costante per tutta la sua breve durata, con un crescendo finale di violenza niente male.
Prendete e godetene tutti, allora. Se stavate aspettando un thrillerino soft porno decente, questo è il thrillerino soft porno che fa per voi. Ma tanto so che sto parlando al vuoto da un bel pezzo. Dopo aver visto le foto di Paz e Katrina a inizio post, sarete già corsi tutti a procurarvelo e, se ancora non l'avete fatto, cosa diavolo state aspettando?
(voto 6,5/10)

giovedì 3 maggio 2012

Divide gnomo

"Qualcuno ha un cerotto? No, eh?"
The Divide
(Germania, USA, Canada 2011)
Regia: Xavier Gens
Cast: Lauren German, Milo Ventimiglia, Michael Eklund, Michael Biehn, Rosanna Arquette, Ashton Holmes, Courtney B. Vance, Peter Stormare, Iván González, Jennifer Blanc, Abbey Thickson
Genere: post-apocalittico
Se ti piace guarda anche: The Walking Dead, Perfect Sense, Monsters, Melancholia, Dogville

M’aspettavo ‘na strunzata.
E invece no.
Può sembrare un’apertura di post poco professionale, e probabilmente lo è, anzi di certo lo è, però è il modo migliore e più essenziale che ho trovato per rendere l’impressione suscitatami da questo film.
Potevo sbattermi a cercare qualche motivazione esistenzial-filosofica, oppure aprire con una citazione letteraria-artistico-culturale elevata. Invece no. Beccatevi ‘sta merda d’apertura che però rende in maniera veloce, concisa ed efficace tutto il mio pensiero riguardo alla pellicola.


The Divide è un altro film su un gruppo di sopravvissuti all’ennesima fine del mondo?
Ma quante volte finisce o sta per finire, questo cazzo di mondo?
Già immaginavo qualcosa sullo stile del terribile L’ora nera. Per fortuna, invece, questo è tutt’altro film.
Interessante, non fenomenale. Eccessivamente lungo. Con un’atmosfera post-apocalittica che sa di già visto. Anche perché nell’ultimo periodo quante pellicole, ma quante pellicole di genere più o meno post-apocalittico sono uscite? Another Earth, Melancholia, Take Shelter, Monsters, L’ultimo terrestre, Perfect Sense, Io sono leggenda, se vogliamo ci possiamo mettere dentro pure l’apocalisse zombie della serie tv The Walking Dead, le cui atmosfere da survival-horror-psicologico non sono poi molto distanti da questo The Divide, e un sacco di altri film e telefilm assortiti.
A me ha fatto venire in mente pure un Dogville post-atomico. Sarà per la forte claustrofobia, sarà per i personaggi tutti in qualche modo corrotti o corruttibili che si fronteggiano all’interno del bunker, mentre il mondo là fuori è stato (probabilmente) distrutto, o sarà per una depressione e negatività tipicamente larsvontrieriane.
Per quanto siano presenti vari difettucci sopra elencati, per quanto la materia non sia ormai più di primo pelo e per quanto possa ricordare questo o quell’altro film, The Divide non è niente male. E ha pure una sua personalità. Ha un suo perché.


"Oh, durante una fine del mondo non è che si può
fare tanto gli schizzinosi nella scelta dei vestiti..."
Il regista Xavier Gens conferma che il French touch oggigiorno è davvero magico, anche quando si avventura in una produzione tedesco-americanadese con una tematica ad alto “rischio boiata” come questa. Il suo stile registico con una macchina da presa spesso fluttuante non è troppo distante dal Gaspar Noé di Irreversible ed Enter the Void, per quanto molto più contenuto e meno visionario sul piano stilistico.
Parecchio convinto e convincente pure il cast, composto più che altro da attori di impronta telefilmica come Lauren German (Happy Town, Hawaii Five-0), Milo Ventimiglia (Heroes) ed Ashton Holmes (Revenge), o stelle ormai cadenti come l’ancor oggi sempre splendida Rosanna Arquette. Tutti piuttosto in grande spolvero, soprattutto un Milo Ventimiglia davvero calato nella sua malata parte e la rivelazione Michael Eklund, uno che con quella faccia da pazzo si rivela davvero perfetto nel ruolo del pervertito deviato.

The Divide è un film purtroppo uscito in sordina negli USA e, ovviamente, non ancora arrivato in Italia, ed è un peccato perché riesce a distinguersi e ad essere di gran lunga più interessante delle pellicole medie di genere fanta-horror, impreziosito com’è da una musica epica e da una serie di personaggi davvero malati. Malati dentro.
Xavier Gens dipinge il ritatto di un’umanità annientata, desolata, brutale, egoista e senza speranza. Al punto che, quando si arriva alla fine, dopo tutto ciò cui abbiamo assistito dentro al bunker, non ci si chiede: “Com’è avvenuto il disastro atomico, là fuori?”.
Bensì ci si domanda: “Com’è possibile che non sia avvenuto prima?”.
(voto 7/10)

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