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sabato 26 agosto 2017

Urge: il “Bradley Cooper movie”, solo senza Bradley Cooper






Urge
Regia: Aaron Kaufman
Cast: Justin Chatwin, Ashley Greene, Pierce Brosnan, Danny Masterson, Alexis Knapp, Chris Geere, Bar Paly, Jeff Fahey


Urge racconta di un weekend da sballo fatto da un gruppo di amici, o quasi amici, che provano una droga nuova. In pratica si tratta di una specie di incrocio tra Una notte da leoni e Limitless. Ovvero un “Bradley Cooper movie” all'ennesima potenza. Solo che c'è da rilevare un piccolo dettaglio: questo è un Bradley Cooper movie, solo senza Bradley Cooper.

sabato 12 settembre 2015

Il fidanzato di mia sorella è un vecchio porco





Il fidanzato di mia sorella
(USA 2014)
Titolo originale: How to Make Love Like an Englishman
Regia: Tom Vaughan
Sceneggiatura: Matthew Newman
Cast: Pierce Brosnan, Jessica Alba, Salma Hayek, Malcolm McDowell, Ben McKenzie, Duncan Joiner, Fred Melamed, Merrin Dungey
Genere: oldcom
Se ti piace guarda anche: Professore per amore, Words and Pictures, The English Teacher

Pierce Brosnan è fidanzato con Jessica Alba.
Hey, un momento. Non metto in dubbio che sia un uomo affasciante e tutto e per avere 60 mila anni e passa li porta ancora più che bene. In più porta pure con sé il fascino dell'ex James Bond. Una come Jessica Alba potrebbe però avere di mooolto meglio di un vecchio porco con quasi il doppio il triplo della sua età e potrebbe anche avere un James Bond in carica, mica solo un ex James Bond.

lunedì 16 giugno 2014

NON BUTTIAMOCI GIÙ, BUTTIAMO GIÙ ‘STO FILM





Mi sto per buttare giù.

No, non provate nemmeno a fermarmi, ormai ho deciso.




Hey?

Heeey?

Non c’è proprio nessuno che vuole fermarmi?

Manco un lettore che dice che non devo farlo?

Nessuno che senza Pensieri Cannibali si sentirebbe più triste e vuoto?

Heeey?

Nessuno, eh?

Vah beh, allora io mi butto. Prima però vi racconto perché ho deciso di compiere questo gesto estremo. La ragione non è perché il mio sito ha avuto un improvviso calo di visite. Quello è normale. Inizia la bella stagione, tutti escono, tutti vanno a prendere il sole e nessuno resta più davanti allo schermo del computer a leggere i poveri, desolati, abbandonati blog estivi.
Non è nemmeno perché ho realizzato che Pensieri Cannibali non ce la farà mai a scalzare il perfido Cineblog dalla prima posizione dei blog di cinema più influenti d’Italia stilata da eBuzzing.
Il motivo non è perché sono stato al centro di uno scandalo di sesso con minorenni come Silvio Berlusconi Pierce Brosnan nel film Non buttiamoci giù, o perché ho una situazione famigliare complicata come Toni Collette, o bisogno di stare al centro delle attenzioni come Imogen Poots, o un cancro (ma sarà davvero così?) come Aaron Paul sempre nel sopra nominato film.
Niente di tutto questo.


La ragione è che la sopra nominata pellicola è stata davvero una delusione. Una delusione così cocente da farmi venire voglia di farla finita, talmente alte erano le mie aspettative nei confronti di Non buttiamoci giù. Per prima cosa per via della tematica suicida che, si veda lo stupendo Il giardino delle vergini suicide, può offrire degli spunti parecchio notevoli. I protagonisti sono infatti 4 tipi che la notte di Capodanno si trovano in cima a un palazzo. Il palazzo preferito dai londinesi per togliersi la vita. Una volta lì, si fanno forza l’uno con l’altro e decidono di fare un patto, un patto suicida: nessuno di loro deve ammazzarsi per almeno sei settimane. Ce la faranno?
Oltre a questo curioso spunto iniziale e alla tematica affrontata, le aspettative elevate che avevo erano dovute anche al cast sopra citato. A parte il solito pessimo insopportabile Pierce Brosnan che interpreta il solito pessimo ruolo da insopportabile sbruffone, gli altri sono degli ottimi attori. Aaron Paul è il mitico Jesse Pinkman della mitica Breaking Bad, un ruolo che purtroppo per lui non so se riuscirà mai a scrollarsi di dosso. Qui ha una parte da mezzo ribelle ex cantante di una grunge band che sembra una versione moscia, ma mooolto moscia del suddetto Pinkman. Più convincente la giovane in fortissima ascesa Imogen Poots, di recente vista anche in Fright Night, Una fragile armonia, Il lercio, That Awkward Moment e in Need for Speed sempre al fianco di Aaron Paul, una che qui ha il ruolo dell’unica davvero fuori di testa tra i 4 promessi suicidi. Poi c’è Toni Collette, attrice spesso grandiosa che qui invece appare più spenta che mai e ripete in tono minore il ruolo da maniaco depressiva che aveva pure in About a Boy – Un ragazzo, altro adattamento da Nick Hornby.


E qui giungiamo al terzo e più importante punto di forza, almeno potenzialmente, della pellicola. Non buttiamoci giù è tratto dall’omonimo romanzo di Nick Hornby, autore di due miei cult assoluti, sia letterari che cinematografici, come Alta fedeltà e il citato About a Boy – Un ragazzo. È vero che negli ultimi tempi c’erano stati alcuni segnali preoccupanti, riguardo agli adattamenti delle sue opere. La serie tv About a Boy è una robina poco divertente, ma si tratta di una sitcom americana, quindi non è che ci si potesse attendere più di tanto. Poi c’era stato il caso di È nata una star, ma in quel caso si trattava di un abominevole adattamento italiano con Luciana Littizzetto e Rocco Papaleo di un suo racconto, quindi pure in quell’occasione il fallimento lo si poteva tenere in conto. Con Non buttiamoci giù il caso è diverso. È una produzione inglese della BBC Films, diretta dal regista francese Pascal Chaumeil del grazioso Il truffacuori, sceneggiato da Jack Thorne, ovvero il creatore dell’ottima serie teen fantasy inglese The Fades, e in più lo stesso Nick Hornby figura tra i produttori.


Nonostante tutte queste ottime premesse, che avevano innalzato in me aspettative troppo elevate, il film è una ciofeca colossale. Non funziona per niente. Una storia come questa sulla carta mixa uno spunto drammatico con un tocco leggero da commedia, ma non convince su nessuno dei due fronti. Come dramma è troppo superficiale per emozionare, commuovere o far riflettere. Come comedy non riesce a far ridere. Non ci prova nemmeno più di tanto a farlo. È un film ibrido che non sa quale direzione prendere e l’unica strada che riesce a imboccare è quella del buonismo. Non ho letto il libro da cui la pellicola è tratta, però dentro questo film non c’ho trovato quasi niente dello stile ironico, cattivo, incisivo cui Hornby mi aveva abituato. C’ho visto solo una versione annacquata e deprimente dello stile di Hornby. Ok che è un film sul suicidio, però non dovrebbe far venire voglia allo spettatore di togliersi la vita. Invece è quanto successo a me. Mi trovo qua in cima all’edificio più alto di Londra Casale Monferrato (che non è poi molto alto) e mi sto per buttare giù.
Non provate a fermarmi!


Heeey?


Manco un’anima pia?


Proprio nessuno che cerca di farmi cambiare idea?

Ma non vi mancherò?

Non vi mancherà Pensieri Cannibali?

No, vero?


Non buttiamoci giù
(UK, Germania 2014)
Titolo originale: A Long Way Down
Regia: Pascal Chaumeil
Sceneggiatura: Jack Thorne
Ispirato al romanzo: Non buttiamoci giù di Nick Hornby
Cast: Pierce Brosnan, Toni Collette, Imogen Poots, Aaron Paul, Tuppence Middleton, Rosamund Pike, Sam Neill, Joe Cole
Genere: suicida
Se ti piace guarda anche: Hotell, Ma che colpa abbiamo noi, 50 e 50
(voto 5/10)

"Una dichiarazione su questo post, Scarlett!"
"Non sono Scarlett e comunque questo post mi ha fatto venire voglia di suicidarmi!"

martedì 1 ottobre 2013

LA FINE DEL CORNETTO




La fine del mondo
(UK 2013)
Titolo originale: The World’s End
Regia: Edgar Wright
Sceneggiatura: Simon Pegg, Edgar Wright
Cast: Simon Pegg, Nick Frost, Paddy Considine, Martin Freeman, Eddie Marsan, Rosamund Pike, Bill Nighy, Pierce Brosnan, Jasper Levine, Rafe Spall, Steve Oram, Rafe Spall
Genere: brit-pop
Se ti piace guarda anche: L’invasione degli ultracorpi, The Faculty, L’alba dei morti dementi, Hot Fuzz, American Pie: Ancora insieme, Compagni di scuola, Un tuffo nel passato, Grabbers, Attack the Block

Eravamo cinque amici al bar, che volevano andare fino alla fine del mondo.
Erano quattro, gli amici della canzone di Gino Paoli?
Non si quanti fossero in realtà, quindi non fate troppo i pignoli. E poi ne La fine del mondo gli amici al bar sono cinque, okay?
Che cos’è La fine del mondo?
Per quei quattro gatti al bar che ancora non lo sapessero, questa volta non ha a che fare con i Maya e non si tratta nemmeno di un nuovo film catastrofico di Roland Emmerdich. Per fortuna. Il nuovo di Emmerdich è Sotto Assedio – White House Down e ho l’impressione che sia perdibilissimo. La fine del mondo è invece l’ultimo capitolo della Trilogia del Cornetto. Purtroppo. Purtroppo che sia l’ultimo. Il regista e sceneggiatore Edgar Wright, l’attore e sceneggiatore Simon Pegg e il solo attore Nick Frost tornano a collaborare insieme per la terza volta, dopo l’ormai mitico L’alba dei morti dementi, che ha riportato al cinema gli zombie quando non erano ancora tornati di moda, e il meno riuscito ma comunque divertente Hot Fuzz, con un film che in qualche modo è la prosecuzione del discorso intrapreso dai due precedenti e allo stesso tempo è una visione del tutto indipendente. Il primo gusto era il Cornetto alla fragola, il secondo era il Cornetto blu originale, e ora tocca a quello alla menta con cioccolato. Al di là della presenza del Cornetto come filo comune, anche lo stile registico, con tanto di montaggio veloce e frenetico di Edgar Wright, è lo stesso, così come ritroviamo lo stesso sense of humour tipicamente british e tipicamente cazzaro, così come lo stile narrativo è lo stesso. Si parte con atmosfere da tipica comedy, e poi si sconfina su altri e più imprevedibili territori.

La prima parte, particolarmente esaltante, della pellicola è la classica vicenda giocata su dei vecchi amici di  adolescenza che si ritrovano. Il grande freddo, Compagni di scuola, American Pie: Ancora insieme, Un tuffo nel passato (Hot Tube Time Machine), Un weekend da bamboccioni, etc.… sono numerosi i film che hanno giocato su questa tematica. Anche La fine del mondo lo fa e gioca particolarmente bene la sua partita. Gioca come un Gascoigne, in maniera folle, quanto geniale. E il Gascoigne della situazione è Gary King, soprannominato The King, Il re, e interpretato da uno scatenato Simon Pegg, un vero e proprio "quaranteenne" (ovvero un quarantenne che si comporta da teen). Gary Ross è rimasto lo stesso dei tempi del liceo. Si veste allo stesso modo, si comporta allo stesso modo e ascolta la stessa musica.
Musica che, come in ogni buona pellicola britannica che si rispetti, riveste un ruolo centrale. La fine del mondo non fa eccezione. Qui la soundtrack non è solo uno sfondo sonoro, ma un elemento fondamentale per creare l’effetto reunion. In maniera analoga a quanto veniva fatto in film come Il grande freddo e Compagni di scuola con gli anni ’60, qui viene rispolverata la musica ascoltata dai protagonista da adolescenti, quella dei primissimi anni ’90, ovvero il suono baggy della scena di Madchester con band come Stone Roses, Happy Mondays e Soup Dragons, più il brit-pop delle origini con gruppi come Blur e Suede. In pratica, una vera figata per gli amanti della musica inglese 90s, quasi al livello della serie tv My Mad Fat Diary.

Gary The King/Simon Pegg riesce in qualche modo a riunire la vecchia gang di amici, composta dall’immancabile Nick Frost, dal precisetti Martin Freeman, dal piacione Paddy Considine e dall’impacciato Eddie Marsan, attore quest’ultimo che ormai si vede davvero dappertutto, sia in UK che negli USA, in grosse produzioni come Il cacciatore di giganti e Biancaneve e il cacciatore, ma anche in serie tv come Southcliffe e Ray Donovan.
Scopo della reunion? Portare a termine l’impresa che i 5 moschettieri non erano riusciti a concludere, per un pelo, nel 1990, ovvero Il miglio d’oro, ovvero andare a bere una pinta di birra a testa in ognuno dei 12 pub della loro cittadina. Se da ragazzi non c’erano riusciti, ce la faranno ora?
E ce la farò io a bermi 12 pinte di birra di fila? Mentre state leggendo questo post, mi trovo infatti all'Oktoberfest per il secondo anno consecutivo, e cercherò di rendere onore a Gary King e agli altri protagonisti della pellicola.

"Che diavolo combina il barista invece di spillare le nostre birre?
Sta al computer a leggere Pensieri Cannibali?"
Per quanto di film sulle reunion come detto ne siano stati fatti tanti, questo funziona alla grande. È spassosissimo e anche leggermente malinconico, ma non troppo, e non sconfina mai nel facile sentimentalismo tipico delle produzioni made in USA.
La fine del mondo però non è certo finita qui. Questo è solo l’inizio. Oltre che un ottimo “reunion movie”, La fine del mondo è una commedia divertentissima, la più spassosa vista finora in quest’annata, e poi è pure una valida pellicola fantascientifica. La componente sci-fi è secondaria rispetto a quella umoristica, ma fino a un certo punto. La vicenda dell’invasione aliena nella cittadina dei protagonisti si sviluppa su sentieri anche in questo caso già battuti, tra il capostipite del genere L’invasione degli ultracorpi e l’ironia di The Faculty. Una storia non nuova, eppure raccontata con personalità e con la solita dose di cazzonaggine. Una cazzonaggine però non realizzata alla cazzo di cane, tutt’altro. La regia di Edgar Wright, autore pure del grandioso Scott Pilgrim vs. the World, è spettacolare, le scene di combattimento sono molto più entusiasmanti di quelle viste in qualunque action movie recente, e pure gli effetti speciali presenti non sono male. Da notare poi il livello di recitazione eccelso. Minuto dopo minuto, birra dopo birra, il livello alcolico sale sempre più, e ciò si nota sui volti dei protagonisti, che però riescono ad apparire naturalmente ubriachi senza scadere nella banale macchietta, o nella parodia dell’ubriaco. Probabilmente perché, durante le riprese, qualche pinta fresca di bionda se la saranno buttata giù pure loro.

"Adesso però sono curioso: che dice sul nostro film?"
E qui veniamo all’ultimo elemento del film. Non solo un “reunion movie”, non solo una divertente comedy, non solo una pellicola leggermente sci-fi, uno sci-fi alla Attack the Block, questo è anche e soprattutto un film alcolico. Un inno al bere, al divertirsi, al lasciarsi andare. Il miglior modo per godersi la visione della pellicola è allora tenersi qualche birretta al fresco e scolarsela durante la pellicola. Se arrivate a quota 12, La fine del mondo vi sembrerà il film più bello del mondo. Ma anche con qualcuna di meno, resta una splendida visione. Da sobri invece non posso garantirlo.

Attenzione: Pensieri Cannibali invita i suoi lettori a fare un uso responsabile delle birre e delle auto. Non bevete auto e non guidate birra, mi raccomando.

A voler fare i pignoli della situazione, la conclusione che ricorda l’inizio della serie tv Revolution non è che sia proprio il massimo della vita no no no, però è l’unica pecca di una pellicola fino a quel momento impeccabile. D’altra parte è questa la natura umana: essere imperfetti e fare una cazzata proprio sul finale. La chiusura del film è una stronzata, but that’s okay, è giusto così. È anche per questo che amiamo la Trilogia del Cornetto e i cazzoni che l’hanno creata. E poi è normale: la parte finale del Cornetto è quella meno buona.
Fine. Non del mondo, solo del post (okay, questa me la potevo risparmiare, ho fatto pure io la cazzata finale).
(voto 8-/10)



lunedì 3 gennaio 2011

I miei film dell'anno 2010 - n. 32 L'uomo nell'ombra

L’uomo nell’ombra
(USA, Germania, Francia)
Regia: Roman Polanski
Cast: Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Olivia Williams, Kim Cattrall, Timothy Hutton, Tom Wilkinson, James Belushi
Genere: thriller polanskiano
Se ti piace guarda anche: Frantic, Frost/Nixon – Il duello, 24

Trama semiseria
Un uomo potente, di successo, costretto alla reclusione forzata. Non si tratta di Roman Polanski agli arresti domiciliari in Svizzera, ma del politico americano simil Tony Blair interpretato da un Pierce Brosnan mai così convincente. Insieme a lui ci sono la moglie (Olivia Williams), una tipa uscita da Sex & the City (Kim Cattrall) e Ewan McGregor in versione ghost writer, ovvero autore fantasma della biografia del simil-Blair.

Pregi: grande tensione, attori very very good, atmosfera di isolamento mediatico perfettamente costruita, finale durissimo ma splendido
Difetti: dopo un inizio che ti tiene incollato, nella seconda parte il film suscita qualche lieve calo di interesse

Personaggio cult: la moglie del politico protagonista, interpretata dall’eccellente glaciale Olivia Williams (già vista nella serie tv Dollhouse)
Scene cult: il navigatore satellitare che fa perdere Ewan McGregor, il finale (che ovviamente non svelo)

Leggi la mia RECENSIONE

mercoledì 25 agosto 2010

In the shadows

L’uomo nell’ombra
(USA, Germania, Francia, 2010)
Titolo originale: The Ghost Writer
Regia: Roman Polanski
Cast: Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Olivia Williams, Kim Cattrall, Timothy Hutton, Tom Wilkinson, James Belushi
Links: imdb, mymovies
Potete trovare il film QUI

“L’hai votato, no?”
“Adam Lang? Certo, tutti hanno votato per lui. Non è stato un politico: è stata una moda.”

Cosa c’è di più inquietante al giorno d’oggi della politica?
Non vi viene in mente niente, proprio niente? Beh, neanche a me. "Quale argomento migliore, allora, per orchestrarvi intorno un bel thrillerone vecchio style?" deve aver pensato quella vecchia volpe di Roman Polanski.
L’ex primo ministro britannico interpretato da Pierce Brosnan (attore che non mi è mai piaciuto, ma qui è davvero in parte) ha ovvie somiglianze con Tony Blair, in particolar modo per il suo legame culo-e-camicia con gli Stati Uniti. Ewan McGregor (attore che mi è sempre piaciuto e che qui torna ad alti livelli dopo alcuni film non imprescindibili) è lo scrittore fantasma incaricato di scriverne la biografia, dopo che il suo predecessore è stato ucciso ed è passato dall’essere un ghost writer a un ghost e basta.
Ma proprio mentre sta lavorando al libro, ecco che uno scandalo travolge l’ex Prime Minister e il buon Ewan finisce così invischiato in una misteriosa avventura alla Frantic. Dopo un inizio travolgente, il film rallenta i ritmi sviluppando un’atmosfera avvolgente, in cui si possono intravedere anche inquietanti paralleli tra la reclusione nel bunker in cui è costretto Brosnan e i recenti arresti domiciliari in Svizzera (ora terminati) dello stesso regista.

Curiosa e inquietante una scena che vede Ewan McGregor alle prese col navigatore d’auto. Magari è solo una mia impressione, ma che ci sia per caso una leggera e ironica critica a questi diabolici aggeggi? Per carità, sono utilissimi, per esperienza personale vi assicuro però che possono farvi facilmente perdere o ancor più facilmente farvi prendere la strada più lunga possibile per andare da un punto A a un punto B (che dopo kilometri e kilometri vi sembrerà un punto Z).

Gli attori nell’ombra sono in eccellente stato di forma: oltre ai due protagonisti citati vanno segnalate anche la glaciale fenomenale Olivia Williams (dalla serie Dollhouse) e una quasi irriconoscibile Kim Cattrall (Samantha di Sex and the City).
Un thriller politico quindi davvero ben orchestrato dalle mani sapienti del Polanski, con tutti i pezzi del puzzle che si uniscono in un finale beffardo. Perché così è il mondo e così è soprattutto la politica. E nessuno riesce a rimanere davvero nell’ombra.
(voto 7,5)

mercoledì 7 luglio 2010

Ricordati di me

Remember Me
(USA, 2010)
Regia: Allen Coulter
Cast: Robert Pattinson, Emilie de Ravin, Pierce Brosnan, Chris Cooper, Ruby Jerins, Tate Ellington, Martha Plimpton, Lena Olin

Approcciandosi a questo film bisogna andare oltre i soliti pregiudizi. Di Caprio reduce dal successo mondiale di Titanic è stato massacrato e affondato insieme a The Beach. Una cazzata, secondo me: pur lungi dall’essere un capolavoro, quello era un buon film, con una prima parte accattivante e ritmata e una seconda che scivolava in un new-age discutibile, ma poi scopiazzato da tanti (puntata finale di Lost compresa). Però quello era il momento di distruggere Di Caprio e allora è partito un insensato fuoco nemico contro la pellicola firmata Danny Boyle, poi riabilitato con 28 giorni dopo e The Millionaire, forse persino in maniera esagerata quasi a voler compensare il danno arrecatogli ai tempi di The Beach.
La via più facile con Remember Me sarebbe quindi quella di bollarlo come il filmetto con Robert Pattinson, il vampiro di Twilight, e massacrarlo così tanto per il piacere di farlo. Io in difesa della saga vampiresca posso dire che, nonostante una sceneggiatura penosa, ha comunque il pregio non da poco di avere un’ottima colonna sonora e un cast di giovani di talento notevole quanto l’11 tedesco di questo mondiale.
Kristen Stewart era già stata definita novella Jodie Foster ai tempi di Panic Room e si è poi confermata partecipando a una serie di ottimi film come Into the Wild e Adventureland. Dakota Fanning è detestabile, ma in un modo grandiosamente ben recitato, ne La guerra dei mondi spielberghiana e grandiosamente adorabile in The Runaways (proprio accanto alla Stewart in versione Joan Jett). Ashley Greene è una gran promessa (oltre che vabbè una gran figa), Nikki Reed era notevole già ai tempi di Thirteen, Taylor Rautner, Kellan Lutz e Jackson Rathbone sono delle incognite ma attualmente a Hollywood sono ricercatissimi. Che dire poi di Anna Kendrick, nominata agli Oscar per la sua enorme prova in Tra le nuvole?

Robert Pattinson per il momento non merita ancora l’ingresso nel club dei Grandi Attori, ma la prova offerta in questo Remember Me, seppur non impressionante, è comunque buona. Il suo personaggio è un accanito fumatore (sembra uscito da Mad Men) pieno di un nichilismo forse leggermente stereotipato (anzi, togliamo il forse), però è pur sempre meglio un nichilismo del genere che un noioso ottimismo trallalerò trallallà.
Remember Me dal canto suo è un solido drammone americano che per fortuna evita di scivolare troppo nello strappalacrime, nonché un classico film boy meets girl: due anime perdute con una ferita nell’anima (il suicidio del fratello lui, l’omicidio della madre lei) che si incontrano. Il piatto è arricchito da un cast solido e da una serie di ottimi comprimari: Pierce Brosnan in versione Gordon Gekko per una volta mi ha convinto, Chris Cooper prova a ripetere i fasti di American Beauty (senza riuscirci, ma era impossibile), la sorellina di Pattinson pittrice sfigata genialoide che a 11 anni fa già la sua prima mostra ispira simpatia ed Emilie De Ravin è la biondina già ammirata nelle serie tv Roswell e Lost (era la mammina Claire) che pure qui si ammira con piacere.
Il finale poi, per quanto prevedibile (non vi dico in che anno e in che città è ambientata la pellicola, se no lo capite subito) è davvero molto toccante. O magari sono solo io che mi sto rimbecillendo (cosa tra l’altro molto probabile).
(voto 6+)

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