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sabato 7 settembre 2013

ORANGE IS THE NEW BLACK, PRISON IS THE NEW FREEDOM




Orange Is the New Black
(serie tv, stagione 1)
Rete americana: Netflix
Rete italiana: non ancora arrivata
Creata da: Jenji Kohan
Tratta dal libro: Orange Is the New Black di Piper Kerman
Cast: Taylor Schilling, Laura Prepon, Jason Biggs, Natasha Lyonne, Kate Mulgrew, Dascha Polanco, Samira Wiley, Danielle Brooks, Yael Stone, Uzo Aduba, Michael Harney, Pablo Schreiber, Matt McGorry, Nick Sandow, Joel Garland, Taryn Manning, Vicky Jeudy, Emma Myles, Laverne Cox, Madeline Brewer, Abigail Savage, Jackie Cruz, Diane Guerrero, Jessica Pimentel, Lauren Lapkus
Genere: carcerario
Se ti piace guarda anche: Dead Boss, Oz, Prison Break

"Ahahah, che spasso questo film consigliato da Cannibal Kid."
"Già, peccato che secondo lui doveva essere una visione strappalacrime..."
Una persona viene condannata a un anno di reclusione in un carcere di bassa protezione.
Potrebbe trattarsi della storia del perseguitato Silvio Berlusconi e invece no, visto che in Italia siamo più buoni e a lui gli tocca un anno o di domiciliari o di servizi sociali. A sua scelta, perché se sei condannato per frode fiscale multimilionaria da noi ti danno pure la possibilità di decidere cosa preferisci fare, tadan!
La protagonista di Orange Is the New Black invece, essendo nei meno permissivi USA e non essendo una perseguitata come il nostro povero ex Premier, non ha scelta e per un semplice caso di traffico di droga internazionale deve andare dritta in galera. Non un carcere di massima sicurezza, ma una struttura più leggera. Si tratta per di più di un carcere femminile e quindi non siamo ai livelli di vicende estreme tipo Oz, anche se nel corso degli episodi ne vedremo delle belle. Non siamo nemmeno dalle parti delle storie di fuga alla Prison Break. Qui abbiamo più che altro storie di figa.

"Scusi, signora secondina, posso avere una coperta di Prada?"
La protagonista è la classica fighettina a modo che mai si sarebbe immaginata di finire in galera, un giorno. E invece… invece a causa della sua sexy fidanzata si ritrova a trasportare droga e viene beccata. Anni dopo, in seguito alla sentenza, deve andare a scontare la sua pena quando ormai è prossima al matrimonio, questa volta con un uomo. Un uomo… insomma, Jimbo di American Pie ovvero Jason Biggs che qui bene o male fa sempre la parte del Jimbo della situazione, giusto in versione giornalista un po’ più intellettualoide.
L’episodio pilota ci catapulta in questa situazione drammatica, raccontata però in maniera leggera, con un sapiente mix di drama e comedy, senza eccedere né con scenette troppo ridicole né dall’altra parte in sequenze troppo strappalacrime. Un buon gioco di equilibrio lo si assiste anche tra il presente della protagonista in prigione e i flashback del suo passato. Tutto riuscitissimo sì, ma poi cosa succede?

"Già siamo in carcere e in più l'unica stazione radio che prende trasmette
solo canzoni dei One Direction? Questo è davvero troppo!"
Negli episodi successivi ci vengono svelate lentamente anche le storie delle altre detenute, le (alcune più, altre meno) simpatiche “coinquiline” di prigione della protagonista. Lost docet. Rispetto a Lost, o anche Skins, gli episodi sono però meno “character-oriented”. Ogni puntata si concentra in particolare su un personaggio, senza riservargli comunque uno spazio eccessivo e senza dimenticare gli altri. Una scelta riuscita a metà, poiché dei vari personaggi vorremmo sapere di più, oltre a qualche piccolo frammento delle loro vite all’infuori del carcere che ci viene fornito. E qui sta anche l’unico problema di una serie per il resto davvero notevole: i personaggi minori finiscono per intrigare più della protagonista principale che, dopo un ovvio periodo di difficoltà iniziale, finisce per essere un po’ troppo precisina e “prima della classe” persino all’interno del carcere. Quanto all’attrice che la interpreta, Taylor Schilling, pure lei convince solo in parte, ma se il suo intento è quello di risultare antipatica, ci riesce al 100%.


Se sulla protagonista per quanto mi riguarda restano alcune riserve, nonostante nel finale di stagione si riscatti alla grande, le varie comprimarie riescono a conquistarsi un loro spazio e ad affascinare maggiormente. Su tutte la lesbo ex girlfriend Laura Prepon, per anni nella sottovalutatissima serie comedy That ‘70s Show, ma attenzione anche alla perfida russa interpretata da Kate Mulgrew, alla latina Dascha Polanco innamorata di un secondino, alla lesbica scatenata Natasha Lyonne (pure lei proveniente da American Pie), alle labbra rosse di Yael Stone, alla perfida timorata di Dio Taryn Manning (imbruttitissima, lei che di solito non è niente male), alla parrucchiera trans Laverne Cox, alla tossica Madeline Brewer, alla fenomenale "Occhi pazzi" Uzo Aduba, e questo solo per citarne alcune.

"Ma sono pazzi a chiamarmi Occhi pazzi?"

Quello che ne viene fuori è un ritratto corale, una serie di ritratti femminili (ma attenzione pure ai secondini) estremamente variegati, spesso lontani dai soliti personaggi televisivi e dagli stereotipi: donne delinquenti, lesbiche o comunque bisessuali, appartenenti alle più varie etnie, religioni, stili di vita. C’è di tutto e di più, dentro il carcere di Orange Is the New Black, che non è il New Oz o il New Prison Break, bensì offre uno sguardo differente e personale sulla vita in prigione, vissuta sulla propria pelle per davvero da Piper Kerman, il cui romanzo autobiografico ha ispirato il telefilm. Uno sguardo tutto new per quella che, nonostante l'ambientazione carceraria, si è rivelata la serie più libera dell'estate 2013.
(voto 8-/10)

P.S. La prima stagione è già tutta disponibile in rete, mentre la seconda stagione è stata confermata, anche se arriverà soltanto nel 2014.



martedì 16 ottobre 2012

Ho cercato il tuo film, ma ho trovato solo ‘sta lagna

Ho cercato il tuo nome
(USA 2012)
Titolo originale: The Lucky One
Regia: Scott Hicks
Cast: Zac Efron, Taylor Schilling, Riley Thomas Stewart, Blythe Danner, Jay R. Ferguson
Genere: smielato
Se ti piace guarda anche: Dear John, I passi dell’amore, The Last Song, Le pagine della nostra vita

Scusate se lo dico con un enorme dose di bon (jovi) ton, però: che fracassamento di balle questo film!
Era dai tempi, non troppo lontani a dire il vero, de La talpa che non mi annoiavo tanto a vedere una pellicola.
Lo so che pure io me le vado a cercare, però quando un film è tratto da un romanzo di Nicholas Sparks non ce la faccio a tirarmi indietro e devo vederlo. DEVO. Non perché mi piaccia. Proprio per il motivo opposto. Nicholas Sparks, quello di Le pagine della nostra vita, Dear John, I passi dell’amore, The Last Song, etc. per me rappresenta il male assoluto. La banalità e la sdolcinatezza più totali. E, visto che bisogna tenere vicini gli amici, ma ancor più vicini i nemici, devo conoscere il mio rivale. Studiarlo. Capire le sue mosse.
Inoltre, le pellicole tratte dai suoi libri di solito sono un divertimento (involontario) assicurato. Ci sono dentro talmente tante tragedie assurde e il livello di melodrammaticità è così alto che le risate nascono da sole.
Questo fino a che ho cercato Ho cercato il tuo nome.
E cosa ho trovato?
Niente. Nemmeno delle risate gratuite.
Niente.
In questo film non succede niente. Un’ora e mezza buttata nel cesso.

"E che vuol dire, 'sto tatuaggio? Io c'avrei fatto scrivere: Scemo chi legge."
E pensare che l’attacco è letteralmente esplosivo. Zac Efron in versione Marine, ben poco credibile, viene infatti quasi fatto saltare per aria da una bomba in Iraq. Gli gridano: “Beccati questa, ballerino di High School Musical!”. Solo che lui in quel momento vede la fotografia di una tipa e si fionda a raccoglierla. D’altra parte, sono mesi che non vede una donna ed è stufo di inchiappettarsi i suoi amichetti Marine. Spostandosi per raccogliere la foto, la bomba lo manca e la sua vita è salva. Purtroppo per il culetto dei suoi amichetti Marine.
Dopo aver tirato su la foto, si rende però conto che sopra vi è una tipa vestita. Non si tratta di uno scatto di Playboy, o di Vanessa Hudgens che se ne va in giro senza reggiseno, bensì di una ca**o di immagine di me**a amatoriale di una tipa nemmeno in posa erotica. Zac decide così di andare a trovare la ragazza della foto. Per ringraziarla perché, senza saperlo, lei gli ha salvato la vita?
No, perché è ancora più arrapato dal fatto che nell’immagine fosse vestita e allora la sua nuova missione nella vita è diventata quella di vederla finalmente come mamma l'ha fatta.
E così, il giovane Efron viaggia a piedi e insieme a un cane attraverso gli interi Stati Uniti fino a che non la trova, negli Hamptons, probabilmente il luogo più bigotto, snob e conservatore d’America.
Prima di vedere la biondina ignuda, il nostro (nostro?) Zac dovrà però faticare un po’, considerando che lei non ha mai visto High School Musical e quindi non gli apre le gambe davanti come una qualunque teenager farebbe. Ci mette qualche giorno, per aprigli le gambe.
Poi che succede?

"Facciamo finta di trombare ancora un pochino?"
"No, nell'ultima scena mi si vedeva quasi un pelo, non vorrei ci censurassero..."
I due trombano. Trombano un sacco. Al che uno dice: vabbè, buono. Un porno in piena regola. Invece no. Questa non è la HBO. Né tanto meno YouPorn. Sono invece quelle solite scene di sesso iper patinato dove non si vede manco mezza tetta. O due peli. I due trombano un sacco, ma sempre vestiti. E le scene di sesso da vestiti sono l’equivalente cinematografico di una birra analcolica. Del tutto inutili.
Dopo mezz’ora di soft-trombamenti tra Zac Efron e la bionda Taylor Schilling già vista nella serie medical Mercy, che non era male ma è stato soppressa dopo appena una stagione, scatta la parte drammatica della storia.
Ma non è nemmeno così drammatica. Il Nicholas Sparks nelle sue altre storie ci aveva abituati ad avvenimenti molto più tragici. Morti ammazzati, incidenti stradali, genitori che si oppongono all’amore dei protagonisti manco fossimo in Romeo e Giulietta, gente che si fa saltare il cervello per aria soltanto per il divertimento personale dello scrittore (la parte della gente che si fa saltare il cervello per aria potrebbe essere uscita da una mia immaginaria versione di un romanzo di Nicholas Sparks diretta da Quentin Tarantino).
Qui, al massimo, c’è una vecchina arrapata, la nonna della protagonista, che vorrebbe farsi Zac Efron. Uno si aspetta che questa vecchina prima della fine del film schiatti, capita sempre qualcosa del genere nelle storie di Sparks, e invece no. Questa proprio non ne vuole sapere di levarsi dalle scatole. Questa è più incollata alla vita di Andreotti.

"Sono un grande ballerino. Sai che vengo dalla scuola di High School Musical?"
"Ops Zac, mi è improvvisamente venuto un crampo alla gamba..."
Da buon (?) film tratto da Sparks ci sono comunque reduci di guerra, cani, Zac Efron che suona il piano in chiesa accompagnato da un bambino che suona il violino in maniera che dovrebbe essere commovente, invece fa piangere per il male provocato alle orecchie. Il repertorio di banalità assortite è quindi pure presente. Il problema è che non succede davvero nulla. Tra le scene di maggiore tensione del film possiamo annoverare giusto una eccitantissima sfida a scacchi tra Zec Efron e il bambino (s)violinista di 4 anni, in cui il bambino di 4 anni fa un culo come una capanna a Zac Efron, nel caso aveste dubbi.
Per il resto: noia noia noia. Non è manco troppo ridicolo. Vi rendete conto? Un film tratto da Nicholas Sparks e non fa nemmeno sbellicare dalle risate. Che delusione!
Il titolo originale del film è The Lucky One, ovvero “fortunato”.
Titolo quanto mai azzeccato: fortunato chi arriva sveglio fino alla fine della visione.
(voto 3/10)

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