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giovedì 21 aprile 2011

Kaboom

Se tutti i film avessero titoli fichi come questo, non dovrei nemmeno sforzarmi di trovarne di nuovi per i miei post. Per fortuna non è così, altrimenti andrebbe a mancare una delle parti più divertenti in fase di scrittura. Per questo post avevo anche pensato come titolo alternativo “Boom shakalaka”, ma direi che l’originale rende meglio ed è più potente, perchè questo film è una pura botta in vena. Kaboom!

Kaboom
(USA, Francia 2010)
Regia: Gregg Araki
Cast: Thomas Dekker, Haley Bennett, Juno Temple, Roxane Mesquida, James Duval, Chris Zylka, Andy Fisher-Price, Brandy Futch, Nicola LaLiberte, Kelly Lynch
Genere: nonsense
Se ti piace guarda anche: Le regole dell’attrazione, Cashback, Ecstasy Generation, Doom Generation, Kids, Party Monster, Rubber

“I sogni sono quello che il tuo cervello butta nel cesso alla fine della giornata.Non significano niente.”

Trama semiseria
Smith è un ragazzo gay che impazzisce per il suo compagno di stanza, un surfista palestrato, ma finisce a letto con una tipa. La sua migliore amica è etero però finisce a letto pure lei con una tipa, che però si rivelerà essere una strega. Una strega vera. Poi qualcuno va ancora a letto con qualcun altro, si consumano droghe, si finisce vittima di paranoie, misteriosi rapimenti e sparizioni, complotti segreti orditi alle spalle di tutti. Realtà o allucinazione? Cosa importa? L’unica cosa che conta è che all’università si fa tutto fuorché studiare.

Recensione cannibale
Si può cercare una spiegazione, per un film come Kaboom. Si può passare intere giornate a cercare un filo logico che colleghi tutte le parti e non riuscire a trovarlo. Oppure con l’ausilio di qualche sostanza dopante si può anche riuscire nell’impresa. Ma il punto di un film come questo non è tanto razionalizzare, spiegare e fare tutte queste cose noiose. L’unica cosa che bisogna fare con un film come Kaboom è guardare e godere.
Sì, perché Kaboom è praticamente un soft-porno girato da Dio (sì, proprio lui sotto le mentite spoglie di Gregg Araki), con un cast di attori e attrici bellissimi e pure bravi, una trama nonsense che frulla teen drama, lampi horror, fantasy visionario, teorie complottistiche e apocalittiche con qualunque altra idea figa vi possa passare per la mente, il tutto condito da dosi massicccccce di droghe, visioni e sogni vari, tipi mascherati da animali, abbondante e completa libertà sessuale, atmosfere da romanzo di Bret Easton Ellis, una spruzzata di occultismo e di paranormale, più una colonna sonora da incanto con Horrors, Yeah Yeah Yeahs, Pains of Being Pure at Heart, Ladytron, Placebo eccetera. Cosa chiedere di più? Io davvero niente.

Il cast è ripieno di future star: Thomas Dekker è il ragazzino più o meno emo ma non scemo già visto in Heroes, nella serie tv di Terminator e prossimamente in Secret Circle, il The Vampire Diaries ambientato nel mondo stregonesco. E a proposito, nella parte della strega in questo film troviamo una splendida più che mai Roxane Mesquida, francesina già vista in A mia sorella! e nel recente, discusso e geniale Rubber. Nella parte del surfista che si chiama Thor c’è Chris Zylka, un tizio che sembra l’into the wild Emile Hirsch solo più fisicato, nella parte del Messiah (avete capito bene), Araki tira invece fuori il suo attore feticcio: James Duval, noto anche come l’uomo mascherato da coniglio in Donnie Darko. E poi due bionde che se non diventano delle dive di Hollywood il mondo gira proprio al contrario: la notevole Haley Bennett (The Hole 3D, The Haunting of Molly Hartley, Io & Marley) e Juno Temple, vista accanto a Jared Leto in Mr. Nobody e destinata davvero a grandi cose, tanto che Christopher Nolan per non sbagliare l’ha già scritturata per il prossimo Batman (anche se solo in una parte minore).

Il regista Gregg Araki è tornato quindi qui alle atmosfere fuori di testa e apocalittiche di Doom Generation ed Ectasy Generation. L’ha fatto alla grande e con rinnovata ispirazione, dopo la parentesi comunque più che felice del poetico Mysterious Skin, e ha tirato fuori la sua pellicola più fresca e tirata. Una storia veloce e inebriante come uno shooterino che giunge alla volata finale con “The Bitter End” dei Placebo sparata a mille, in una scena da super delirio cosmico in bilico tra genialità e ricovero immediato al reparto neuro. Vi potrà sembrare o una minchiata totale, un modo facile facile per far terminare la pellicola, oppure il perfetto finale con il Boom (anzi, il Kaboom). Provate un po’ ad indovinare da che parte sto io?

Un film del genere ha senso? Forse no, ma perché rovinare tutto cercando sempre una spiegazione, un filo logico alle cose? Prendete e godetene tutti. Non era questo, in fondo in fondo, il succo del discorso di Gesù Cristo?
(voto 8,5)

lunedì 26 maggio 2008

Kill Bill (dei Tokio Hotel) Vol. 2

Leggi il Vol. 1

Riassumo per i distratti quel che mi è successo: quei pezzi di merda dei Tokio Hotel mi hanno fottuto il matrimonio, la sposa e sono pure finito in coma per 4 lunghi anni. Per vendicarmi, ho ucciso in California Gustav il batterista e a Tokyo Tom il chitarrista. Adesso me ne resta ancora uno prima di arrivare a Bill. Io ucciderò Bill (dei Tokio Hotel).

capitolo 6
Flashback: c'era un tempo in cui io ero il quinto Tokio Hotel, il dj. Il mio nome d'arte era Cannibal Kiddo e facevo le basi elettroniche delle canzoni. Poi le cose sono andate in maniera imprevedibile, ho lasciato la band e mi sono rifugiato nel deserto americano. E' lì che ho conosciuto Uma, stava girando il porno Fill Bill Vol. 1. Ci siamo innamorati e ci stavamo per sposare. Fino a che si sono presentati loro, i Tokio Hotel, in 4 e senza nemmeno uno straccio di regalo di nozze. Che morti di fame. "Come hai fatto a trovarmi?" ho chiesto a Bill prima dell'inizio della cerimonia. "Io sono Dio," ha detto lui modesto. Avete presente Prime? In quel film Uma si mette con uno più giovane di lei. Nella realtà a Uma evidentemente piacciono ancora più giovani. Molto più giovani. E quando Bill ha cantato Monsoon lei non ha capito più niente. Si è innamorata come una scolaretta, e io sono finito in coma. Fine del flashback.

capitolo 7
Georg il bassista della band è finito a mettere su i dischi in uno strip club a El Paso, Texas. Considerando che la metà dei clienti del posto sono vecchi mezzi sordi e per di più sono lì per un'unica ragione (la figa!) il proprietario del locale ripete continuamente a Georg che lui lì dentro è utile quanto un buco di culo sul gomito. Ma lo tiene perchè è sempre stato il suo Tokio preferito, grazie a quell'aria da metallaro finito non si sa bene perchè in un gruppo di frocetti. Dopo un dj set curato nel dettaglio manco fosse David Guetta cui nessuno ha prestato attenzione, Georg torna mestamente nella sua roulotte-casa. E' lì che lo aspetto. Sguscio fuori in silenzio come una tartaruga ninja e sfondo la porticina della roulotte. Ma il suo buco di culo è lì pronto ad aspettarmi e mi stordisce con una scoreggia pestilenziale, la sua arma segreta. Dopo di che è per lui un gioco da ragazzo legarmi. "Hey, un momento, Georg? Che vuoi farmi?" gli chiedo preoccupatissimo. "Nonostante cercassi di depistare tutti con il tuo look macho sei sempre stato tu l'unico nella band ad avere tendenze omo..." "Ti seppellisco vivo, Kiddo," mi interrompe lui. "Ah, meno male" sospiro io. Il mio culetto vergine è in salvo, per ora.

capitolo 8
Vengo portato nel cimitero degli artisti morti e buttato in una cassa sotto terra. Poi svengo e quando mi sveglio sento da una cassa vicina "Tuturuturututtu e svegliarsi la mattina, ah, tuturuturututtu dentro una bara, solo con te. E non è niente di speciale, però mi fa sentire vivo." Io desidero di essere già morto, ma mi sa che sarà una cosa lunga e dolorosa, con quei due a fianco che non la smettono di cantare. Devo trovare un modo per uscire di qui, e alla svelta.
Altro flashback: io e Bill in campeggio con i boy-scout. Lui sta suonando il flauto e mi racconta una storia: "La ex di Chuck Norris una volta gli chiese quanta legna avrebbe potuto fare una marmotta se le marmotte avessero potuto fare legna. Lui urlò: "Come osi fare rime in presenza di Chuck Norris?" e le tagliò la gola. Tenendo la gola della ragazza ancora sanguinante tra le mani, muggì: "Nessuno prende per il culo Chuck!". Due anni e cinque mesi dopo, capì l'ironia dell'affermazione e rise così forte che chiunque nel raggio di 160km diventò sordo." Finita la storiella, Bill mi fa "Se vuoi davvero diventare un Tokio Hotel, devi prima superare l'addestramento con Chuck Norris. Ma stai attento a non prenderlo per il culo, mi raccomando."
Presentatomi al gargantuesco cospetto di Norris, egli mi chiede "Che lingua parli?" "Parlo inglese," gli faccio io, sicuro di me. "Non ci siamo, io odio i fottuti inglesi. Io parlo solo l'americano." "Ma, signore.." mi scuso io. "Non importa," mi stoppa. "Bill mi ha detto che sei un guerriero. Qual è la tua specialità?" "Sono un maestro nella raffinata arte della spada," mi esalto. "Raffinata arte della spada, eh? Bene, allora fammi vedere il tuo calcio rotante, figliolo." Rassegnato alla stupidità cronica di quest'uomo mi sono affidato ai suoi insegnamenti. E, incredibile, hanno funzionato...
Con un calcio rotante da fermo ora sfondo la cassa e la mia mano emerge dalla terra. Nella bara a fianco alla mia lo stesso fa un Lucio Battisti in versione zombie. "Uccidere Laura. Devo uccidere Laura Pausini." Evidentemente non deve aver molto apprezzato la sua versione de Il mio canto libero. Chissà perchè? mi chiedo. Mentre mi allontano con Lucio, dal sottosuolo continuo a sentire quei due idioti cantare: "Sono due giorni che camminiamo tre metri sotto terra... Tuturuturutù!"

capitolo 9
Torno alla roulotte di Georg. Ma Georg è già morto, l'ha fatto fuori il cantante dei Finley. Ennesimo flashback: prima che finissi in coma, Tokio Hotel, Finley e Zero Assoluto avevano fatto un accordo per controllare le menti delle teenagers. Ma tutti erano poi stati presi da smanie di potere: "Siamo noi i + fichi!" "Ao, semo noi!" "Tokio uber alles!" Cominciò dunque una lotta fratricida tra di loro, cui sono sopravvissuti a oggi solo il cantante dei Tokio e quello dei Finley. Ed eccolo qui, davanti a me, che mi dice di unire le forze contro il crucco, rifugiatosi in una villa in Messico. "Però Bill lo uccido io," mi avverte. "Eh, no. Caro Pedro (ma che razza di nomi avete voi di ste band?) Bill lo uccido io." Iniziamo una lotta all'ultimo sangue. I miei calci rotanti lo mettono a terra, poi gli dò il colpo di grazia iniettandogli del veleno di serpente in vena. "Beccati la tua dose di adrenalina!"

ultimo capitolo
Ed eccomi finalmente sfrecciare verso il Messico con la Panda rubata a Pedro. Verso la dimora di Bill e Uma. Mi addentro nella villa con una calibro 44 e sono pronto a sparare a Bill, quand'ecco che mi compare davanti una bambina. E' bionda come la madre, ma mi ricorda anche qualcun'altro. Sarà figlia mia? Sarà figlia di Bill? Di chi cazzo sarà figlia? Mentre me lo chiedo, arriva Brangelina, l'entità in cui frattanto che ero in coma si sono fusi Brad e Angelina. "Una bambina? La vogliamo noi," fa l'entità. Poi arriva Madonna "No. La bambina la adotto io. E in fretta perchè ho solo 4 minuti per salvare il mondo e la piccola." Quindi arriva anche Michael Jackson a passo di moonwalk: "Lo adotto io, Auuh!" "Michael," lo calmo, "è una bambina, non un bambino. Almeno tu, fammi il favore, levati dai coglioni." Ma quando sbuca fuori la bambina se ne vanno via tutti "Oddio, ma è mostruosa!" esclamano fuggendo. Io la guardo bene e cerco di realizzare cosa abbia di così mostruoso. Non ha la coda di Goku, nè i capelli da riccio di Bill. Non i rasta di Tom, nè la barba di Chuck Norris. Eppure c'è qualcosa che non va. Ma cosa? La guardo attentamente e poi lo vedo. Eccolo lì. Mostruosamente pronunciato e a punta. Il mento.
Sbuca Uma. "Sì, Kiddo. E' Quentin il padre." Sbuca anche Bill. "E lui che ci fa qui, allora?" chiedo guardandolo in cagnesco. "Lui fa da clown per la piccola," replica Uma, "non vedi che capelli che ha?" "Perchè allora quel giorno sei scappata con lui, Uma?" le chiedo col cuore in mano. "Sapevo che Bill doveva interpretare la ragazzina manga per un film che Quentin stava girando," mi spiega, "e così sono andata con lui. Perchè volevo raggiungere Quentin. E' lui l'unico che abbia mai amato."
"Allora uccidimi, Kiddo, sono pronto," fa Bill a braccia aperte, "scatena la tua vendetta su di me." Scuoto la testa. Sorrido. "Non è più necessario, ragazza manga. Vieni, andiamocene via di qua." Siamo andati via e abbiamo formato una nuova band. Beh, non è che facciamo proprio sfracelli in classifica, ormai lì ci sono i Sonohra (per la serie al peggio non c'è mai fine), i nuovi crucchi Cinema Bizarre e Mirko con la hit Stai tranzollo, ma c'è un locale di stripstease a El Paso che la sera ci permette di suonare. E le giornate le passiamo al caldo del deserto, aspettando che arrivi il monsone a portare un pò di pioggia.
"Ao, ambecilli!" ci fanno gli Zero Assoluto che passano di lì resuscitati in versione zombie, mentre io e il crucco stiamo sotto l'ombrellone stremati dal caldo. "Lo semo pure noi che il monsone non passa per il Tuturuturutexas." E allora io e Bill decidiamo di spostarci di nuovo, di metterci a correre verso il monsone e verso nuove avventure. Together we'll be running somewhere new, through the monsoon, just me and you.

martedì 13 maggio 2008

Squali


Sono sveglio a scrivere, 2 a.m.
Non posso farne a meno, non ce la faccio a smettere, aiuto!
Sono un fiume in piena. Anzi, la mia fantasia è un oceano pieno di pesci tropicali, delfini, balene e squali. Squali. Dappertutto. Ci sono tanti squali che mi divorano il cercello, mi fanno sanguinare l'anima, mi dilaniano le gambe con i loro denti aguzzi. Il dolore è così forte che mi viene da piangere e le lacrime vanno a formare un oceano ancora più vasto, stavolta popolato da soli squali. Squali. Ci sono tanti squali e io sono già sbranato, fottuto. Un pezzo di carne succulenta al macero. Lo spuntino di mezzanotte per una miriade di predatori notturni. Provo a scappare, nuoto in stile rana ma sono troppo lento, e di bracconieri per una volta che servono non se ne vede neanche l'ombra. Squali. Dappertutto. Non sono poi nemmeno così brutti visti da vicino. Hanno quel fascino da duro del Roadhouse. E poi feriscono. Tagliano. Lacerano. Arrivano in profondità. Ammazzano. Finchè di me non sono rimasti che pezzettini di carne sparsi per l'oceano. La marea li trascina a riva e loro si lasciano cullare beati dalla marea materna. Eccoli. Tutti belli sparsi per la spiaggia affollata di inizio estate. Gli ombrelloni. Le sdraio. Gli occhiali da sole. I topless. I tamarri. I pezzi di carne. I granchi insieme alle ostriche e agli altri animaletti marini li vanno a raccogliere. I pezzi di carne, non i tamarri. Li mettono vicini. Ricompongono i pezzi del puzzle che è il mio corpo. E rieccomi lì ancora, intero. Un pezzo unico di carne. Vivo. Pronto per farmi sbranare un'altra volta dagli squali. Squali. Dappertutto.

venerdì 9 maggio 2008

Kill Bill (dei Tokio Hotel) Vol. 1

La vendetta è un piatto che va servito freddo
capitolo 1
Il giorno del mio matrimonio. Nella piccola cappella texana con pochi ospiti invitati lei sta per dirmi sì. E' bellissima. Ed è mia. Entra dall'atrio luminoso della piccola cappella e mi sorride, splendida. All'organo un giovane musicista dai curiosi capelli intona, girato di spalle, una particolare marcia nuziale. Hey, un momento... è un pezzo che conosco... si chiama "Monsoon". Il giovane musicista dai curiosi capelli a punta si mette persino a cantare: Running through the monsoon, beyond the world, to the end of time mentre i suoi amichetti sbucano fuori da Dio solo sa dove e lo accompagnano armati di chitarra, basso e batteria. La mia bellissima promessa sposa smette di sorridermi, si mette le mani sulla faccia e comincia a strillare come una quindicenne ossessa: "Ommioddddioooo! I Tokio Hotel!!!" Io so di averla persa. So che le cose non sarebbero più andate come avevamo pianificato. So che lei fuggirà con Bill attraverso il monsone: Together we'll be running somewhere new, through the monsoon, just me and you. Io per lo shock svengo, sbatto la testa contro il piatto della batteria, finisco a terra con la faccia nelle corde ruvide del basso e con il microfono ficcato nella schiena. Tom, il fratello di Bill, credendosi Kurt Cobain mi distrugge la chitarra addosso. Finisco in coma, stecchito. Fermo a un passo dalla morte.
capitolo 2
4 anni di coma in cui il mio corpo viene usato come oggetto sessuale da vecchie tardone dopo, un moscerino entrato grazie all'imperizia di un'infermiera, che in pieno agosto si è dimenticata di mettere il vulcano a spirale per le zanzare, mi punge e io riemergo dal coma. Le immagini dei miei ultimi momenti di veglia riemergono come in un flash. Quei crucchi mi hanno fottuto il matrimonio. Brutti bastardi! Bill mi ha fottuto (in tutti i sensi) la sposa. Io adesso devo vendicarmi. Devo uccidere i Tokio Hotel. Devo uccidere Bill (dei Tokio Hotel).
capitolo 3
Il più facile da andare a scovare è Gustav (ma che nome è?), il batterista. Abbandonato dagli altri membri del gruppo, caduto in miseria, si è sposato con una ricca ereditiera e adesso vive nella provincia americana, occupandosi delle faccende di casa: poveretto, è diventato una casalinga disperata. Con una dritta rivelatami sul myspace dei Rammstein rintraccio il suo indirizzo. Suono al campanello con su scritto "Hilton" e lui mi apre con un mocho vileda in mano. Ci guardiamo negli occhi con odio e cominciamo a ingaggiare un cruento duello. Lui è avvantaggiato dal mocho che mi strofina sulla faccia, io lo ringrazio per avermi lavato, ne avevo proprio bisogno dopo il coma, poi glielo tolgo di mano e glielo ficco in pancia. Un piccolo bimbo biondo col cappellino in testa mi fissa. Io gli dico che un giorno, quando sarà grande, potrà venirmi a cercare e, se lo vorrà, cacciarmi un mocho vileda nello stomaco. Lui guarda il padre morto a terra, mi sorride tutto felice e dice "Meglio cambiare, no?"
capitolo 4
Volo a Tokyo (con la y, cazzo!), in visita all'ex manager del gruppo, licenziato appena prima del grande successo internazionale: Goku, l'uomo che ha creato la pettinatura di Bill. Mi dà delle preziose dritte su come caricare onde energetiche, su come cotonarmi i capelli, e mi prepara una chitarrina speciale per poter sconfiggere Tom a Guitar Hero sulla Xbox.
capitolo 5
Sarà per il nome della band, ma Tom è ancora famoso in Giappone. Oggi è ospite a TRL Tokyo (con la cazzo di y!). Vestito con completo giallo alla Bruce Lee e con le Onitsuka Tiger abbinate ai piedi mi dirigo a TRL. Tutti mi guardano come fossi un alieno perchè le Onitsuka sono (mioddio!) ormai terribilmente fuori moda. Tom fa il suo ingresso tra la folla di ragazzine urlanti con camminata ad effetto accompagnato dalle sue fan, le 88 folli (si fanno chiamare folli perchè come si fa ad essere fan di uno con 'sti rasta finti che gli escono dal cappellino?) Lancio loro una onda energetica (grazie Goku!) e ne stendo un pò. Qualcun'altra mi si para davanti, ma io le distraggo esclamando "Ommioddio, ma quelli non sono i Finley?" loro si aggiustano la frangia emo e chiedono arrossendo "Dove? Dooove?"
Tom sa che sono venuto lì per lui. Così tira fuori una penna dai capelli ed è pronto per firmarmi un autografo. Io lo guardo e imbarazzato gli dico: "I... I just want a Nespresso." Poi gli strappo il cappello dalla testa e gli scopro il capo calvo. Le fan rimaste in vita lo guardano e decidono di fare seppuku. Danno addio al mondo sussurrando "Mioddio. Tom in realtà è pelato! Non ho più voglia di vivere." Io scuoto la testa, mi chiedo come facessero a non averlo per lo meno sospettato già da tempo. Tom (alla buon ora..) mi riconosce e si rende conto che non sono venuto fin lì per un suo prezioso (?!) autografo. Sono venuto per sfidarlo a Guitar Hero. Mi invita a seguirlo nel suo incantevole giardino giapponese pieno di neve e lì viene fuori una Xbox. Io tiro fuori la chitarrina preparatami da Goku e sono pronto per la battaglia finale. Il primo è un pezzo di Bob Marley e Tom, aiutato dal cappellino rasta che si è rimesso prontamente addosso, ha la meglio. Poi arriva Ready Set Go dei Tokio e proprio mentre penso che le cose si stanno mettendo veramente male per me, mi rendo conto che Tom non conosce affatto quel pezzo, lui sa suonare solo Monsoon e così io pareggio i conti. L'ultimo è un pezzo dei connazionali Rammstein, ma Tom è impacciato, non riesce proprio a muoversi, mentre io mi contorco come un indemoniato sul ritmo heavy-metal. Ho vinto. Rocknroll! La testa con i finti rasta gli salta dal collo e finisce sulla neve. Prima di esalare l'ultimo respiro mi rivela "La tua promessa sposa ha una figlia di quattro anni." Poi arriva il monsone e gli porta via la testa.

Ogni riferimento a cosa o persone realmente esistenti è assolutamente casuale.
Leggi subito il Vol. 2

domenica 4 maggio 2008

nel paese delle meraviglie

devo seguire il bianconiglio, non so perchè ma devo seguirlo, per sfuggire dalla noia, sfuggire da tutto, sfuggire da me e poi oggi è il mio non compleanno quindi un buon non compleanno a te? a me! cerco di tirare le fila di un weekend lungo, troppo lungo, talmente lungo che si è inghiottito tutta la settimana e lo si potrebbe chiamare weekstart se ciò avesse un senso e le cose si sono capovolte e io non ci ho capito niente, ma proprio niente sarà stata solo colpa dell'alcool? ma sulla bottiglia c'era scritto drink me e quindi cosa dovevo fare? dire di no? mara-maratonda testa in basso gambe in su.. non c'è stato inizio e non ci fermeremo più

non so spiegarlo chiaramente, perchè non è chiaro neanche a me, ma la vita è viaggiata a tremila chilometri all'ora per poi rallentare fino quasi a fermarsi nello scazzo più totale e gli MGMT hanno cantato this is our decision, to live fast and die young e le persone cambiano e le cose cambiano c'è poco da fare ma in un weekend così lungo niente è sembrato avere senso o avere importanza, perchè ogni cosa aveva un senso e un'importanza esagerata, poi tutto è svanito come se fosse stato solo un sogno e se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo, niente sarebbe com'è perche tutto sarebbe come non è e viceversa, ciò che è non sarebbe e ciò che non è sarebbe come questo weekend più lungo del resto della settimana i say yeah yeah yeah

mercoledì 23 aprile 2008

semi della follia e fiori di loto

Mi piace addormentarmi vedendo un bel film, un film che conosco bene, forse perchè per me il cinema è qualcosa di molto simile al sogno. Come Il seme della follia ben rappresenta, c'è una linea sottile tra veglia e sonno, tra realtà e finzione, tra normalità e follia. "La realtà è soltanto quella che noi ci raccontiamo. Normalità e follia potrebbero facilmente prendere l'una il posto dell'altra, se la follia diventasse maggioranza. Ti ritroveresti chiuso in una stanza imbottita domandandoti cosa è successo al mondo." Se la follia diventasse maggioranza? Mmm, non è forse quello che sta già accadendo? Ha senso la politica? Ha senso la religione? Ha senso uccidere in nome della religione? Ha senso un' espressione come "fuoco amico"? Ha senso un' espressione come "morti bianche"? E ha senso che qualcuno qui fuori ascolti Laura Pausini, di sua spontanea volontà? Il mondo sta cadendo in presa alla follia o sono solo io che non capisco queste cose?
E' strano chiudere gli occhi tra le tenebre de Il seme della follia e svegliarsi la mattina tuturuturututtu con il sole alto in cielo, potente, splendente, caldo. Passeggio per il mio quartiere e cavolo! era da parecchio che non lo facevo ed è tranquillo il mio quartiere, molto, persino troppo, ma in un certo senso è rassicurante. I fiori di loto (lo so che non sono di loto, ma mi piace immaginare che sia così, d'altronde il confine tra realtà e immaginazione è sottile) cadono dagli alberi e mi piovono addosso. Fumo una sigaretta, mi guardo intorno e la primavera è come riapparsa, infine. Il seme della follia adesso sembra solo un brutto incubo tuturuturututtu (ho piantato semi della follia e sono cresciuti fiori di loto: la follia si è impossessata anche di me?)

martedì 22 aprile 2008

strange days

Strani giorni, viviamo strani giorni.. mi addormento rivedendo quel capolavoro di Strange Days e immerso da qualche parte tra sogno e visione penso che un senso di fine imminente ci accompagna sempre.. il film è del 1995 e si immagina il capodanno del 2000, il grande 2k, le paura millenarie.. che poi è anche un thriller costruito perfettamente e girato con dei ritmi da panico, ma è soprattutto l'atmosfera, quella sensazione apocalittica da fine del mondo a farlo diventare qualcosa di più.. negli anni 90 c'erano i rapper che si sparavano, le tensioni razziali accumulatesi dopo il pestaggio di Rodney King da parte di alcuni poliziotti di L.A., la realtà virtuale che sembrava dover portare a nuovi livelli di percezione della realtà, Juliette Lewis che cantava le canzoni di Pj Harvey come fosse una rockstar.. e invece sono arrivati internet e l' 11 settembre e i rapper hanno smesso di spararsi addosso finendo a rivaleggiarsi solo per chi guadagna più soldi ma Juliette Lewis è diventata veramente una rockstar e quella sensazione da ultimo giorno sulla terra non se n'è mai veramente andata, è stata solo traghettata da un decennio all'altro.. e allora niente è cambiato anche se tutto è diverso e sono sempre strani giorni, questo Earth Day compreso, this is the end, my only friend, the end cantava Jim Morrison parecchio tempo fa a ricordarci che quel senso di fine è sempre stato presente e non è un caso se Strange Days prende il titolo proprio da un pezzo dei Doors, o forse sì.. strani giorni, viviamo strani giorni, c'è crisi dappertutto, dappertutto c'è crisi, canta Bugo oggi, oppure semplicemente.. oppure semplicemente.. oppure semplicemente.. oppure semplicemente.. oppure semplicemente.. fa niente.
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