domenica 28 febbraio 2021

Serial Killer: le serie TV promosse e bocciate di febbraio 2021

 
Stanno per essere consegnati i Golden Globe 2021, ma qui su Pensieri Cannibali si guarda già oltre. Verso quei titoli che potrebbero competere per i Golden Globe 2022. Anche se forse diversi titoli di cui vi parlo oggi sono troppo trash per entrare in corsa. Certo però che, se quest'anno hanno nominato Emily in Paris, c'è davvero speranza per tutti.
 
Ecco le serie promosse e bocciate del mese.
 

 
Serie promosse
 
Ginny & Georgia
(stagione 1, episodi 1-3)

“Una mamma per amica con le tette più grandi”. La descrizione perfetta della nuova serie Ginny & Georgia la regala Georgia, una delle due protagoniste, nei primi minuti del pilot. Che fa questa, vuole rubare il mestiere a noi che parliamo di serie TV gratis sui blog? Ginny & Georgia sono delle Gilmore Girls più dure e pure, una mamma e una figlia con pochi anni di differenza. Georgia, come non venerarla? Ad appena 30 anni è già una vedova, oltre che una MILF coi fiocchi, e si comporta più da teen della figlia teen, Ginny, che al suo confronto è più responsabile. Tranquilli, è meno secchiona e perfettina rispetto a Rory Gilmore. La mia idola della serie comunque è un’altra, la migliore amica lesbica di Ginny, interpretata dalla rivelazione Sara Waisglass. Segnatevi il suo nome, che questa è pronta ad aprire Hollywood in due come una mela.
 

Anche in questo caso l’ambientazione è la tipica cittadina di provincia, ma qua siamo più dalle parti delle famiglie in apparenza perfette e in realtà non così tanto di Desperate Housewives. Pure qui la figlia adolescente frequenta una scuola piena di ricchi viziati figli di e anche qua gioca un ruolo centrale la caffetteria locale. La cosa che più accomuna le due serie è però un’altra: la freschezza dei dialoghi, irresistibili, velocissimi e ricchi di citazioni pop. Solo che in Ginny & Georgia c’è meno innocenza, più drama e più sesso. Insomma, è davvero “Una mamma per amica con le tette più grandi”.

"Questo stronzo m'ha fregato la frase!"

P.S. Al momento ho visto soltanto i primi tre episodi, ma spero già che venga rinnovata PER SEMPRE.
 
 
It's a Sin
(miniserie)

In Gran Bretagna è lo show del momento, mentre in Italia non se lo sta filando nessuno. Il motivo? E' una miniserie di Channel 4 (l'Italia 1 del Regno Unito) e non di Netflix e quindi chissà se e quando arriverà mai dalle nostre parti. In ogni caso, It's a Sin racconta di un gruppetto di giovani omosessuali nella Londra degli anni '80. L'inizio della serie è molto gaio, in tutti i sensi, e sembra di trovarsi fronte a una serie parecchio leggera e spensierata. Poi all'improvviso scatta il drama. Il terzo episodio comincia a tirare un pugno allo stomaco, con il quarto si fa largo la poesia e per il quinto e ultimo non se vi basteranno tutti i fazzoletti che avete in casa. Una serie non troppo innovativa, sembra una versione britannica di una produzione di Ryan Murphy, una di quelle belle, ma emotivamente DEVASTANTE.
 
 
Fran Lebowitz: una vita a New York
(docuserie)

Trovate qualcuno che rida alle vostre battute come Martin Scorsese fa con quelle di Fran Lebowitz. Che poi le cose che dice più che ridere fanno riflettere. Comunque, chi è Fran Lebowitz? È una scrittrice 70enne ebrea, lesbica, con un umorismo cinico a metà strada tra Woody Allen e Daria Morgendorffer, che rivela sempre ciò che pensa e lo fa in maniera acuta e imprevedibile su qualsiasi argomento. Si può essere d’accordo o meno con lei, però è sempre un piacere sentire il suo pensiero, che sia sul valore dei soldi o su quello dei libri, sul politically correct oppure sui mezzi di trasporto. È una di quelle persone che se te le trovi di fronte probabilmente finisci per litigarci, ma allo stesso tempo non puoi fare a meno di voler sapere la loro opinione su qualsiasi cosa.
 
La docuserie che la vede protagonista non è una biografia in senso classico. È uno sguardo dentro al suo modo di pensare, che finisce per dirci molto più di lei di un lavoro biografico tradizionale. Allo stesso tempo ci parla anche di New York City, di com’era e di com’è. E un po’ anche di Martin Scorsese, qui in versione regista ma anche interlocutore e attore non protagonista, con le sue smorfie e le sue risate incontenibili. Fran Lebowitz: una vita a New York, che per altro arriva dopo un film documentario a lei dedicato già nel 2010, è una dichiarazione d’amore (solo platonico?) di Scorsese alla sua amica. Grazie Martin per avermi fatto conoscere questo personaggio di cui non sapevo nulla, e che avevo intravisto giusto nelle vesti di giudice in The Wolf of Wall Street, e grazie Fran per le numerose perle di saggezza.

 
Mental
(stagione 1)

Sono pazzo di questa serie. Pazzo è un po' esagerato. Diciamo che ho un leggero disturbo ossessivo-compulsivo che mi ha portato a binge-watcharmi un episodio di Mental dietro l'altro su RaiPlay. Si trova solo in streaming. Sia mai che facciano la follia di trasmetterla anche in TV. Una volta finita, per superare la crisi d'astinenza mi sono dovuto vedere qualcosa di altrettanto pazzesco. Tipo Qualcuno volò sul nido del cuculo. Tipo la formazione del governo Draghi. Ma di cosa parla Mental? Di un gruppo di adolescenti ricoverati in un manico... nel reparto neuropsichiatrico di un ospedale. C'è chi ha le allucinazioni, chi è anoressica, chi è bipolare e soprattutto logorroico, e chi è tossicodipendente ma i casting per Sanpa si erano già chiusi e quindi l'hanno ingaggiato per Mental. Una serie imperfetta, con una recitazione spesso persino troppo sopra le righe, che però vanta un gruppetto di protagonisti picchiatelli cui si finisce per voler bene. Io personalmente preferisco la gente insana di mente.
 
 
Firefly Lane
(stagione 1)
 
In Italia è stata rinominata L'estate in cui imparammo a volare, che è anche il titolo con cui da noi è arrivato il romanzo di Kristin Hannah cui la serie è ispirata. Io però preferisco chiamarla Firefly Lane, e spero anche voi, perché L'estate in cui imparammo a volare farebbe venire istinti omicidi persino a Fabio Fazio.
 
"Ma no! Lo trovo un titolo così carino."
 
L'estate in cui imparammo a volare Firefly Lane è la storia di una bella amicizia e non cominciate a sbuffare, soprattutto se il vostro cuore si è sciolto alla visione del trailer del nuovo film Pixar Luca, dove per altro ci sono più stereotipi sull'Italia di una pubblicità girata da Gabriele Muccino, ma lasciamo perdere.
 
In Firefly Lane la narrazione procede attraverso varie linee temporali, a cavallo tra gli anni '70, gli anni '80 e i primi Duemila, seguendo vagamente l'esempio di This Is Us. Le due protagoniste - of course - sono una l'opposto dell'altra. Katherine Heigl è quella estroversa ed esuberante. Sarah Chalke è quella più timida e nerd.

Prima

Dopo

Dopo ancora

Insieme sono inarrestabili. Nel loro rapporto sta la forza di questa serie che, pur senza entusiasmare, si fa divorare senza problemi un episodio via l'altro. E occhio ma soprattutto orecchio alla colonna sonora, un nostalgico tuffo nel passato pop tra Hollies, Duran Duran e Chumbawamba.


Superman & Lois
(stagione 1, episodio 1)

Io ooodio Superman. Non sono un fan dei supereroi in generale, ho quasi sempre preferito i villain di turno, ma in particolare Clark Kent m'è sempre stato sulle palle. Nei primi Anni Zero comunque seguivo con un certo affetto Smallville, anche se sospetto più per Kristin Kreuk che per altro. Dopo aver visto il primo episodio con aspettative super basse, posso dire che Superman & Lois sembra un po' il sequel di Smallville e quindi, almeno per ora, posso ritenermi soddisfatto. Un family drama dalle tinte adolescenziali e solo occasionalmente supereroistiche, che ci propone un Clark Kent inedito e più umano del solito: è un uomo sposato ed è il padre disoccupato di due adolescenti, di cui uno problematico.
 
"Ma noi volevamo essere i figli di Wanda, non del maledetto Superman!"
 
Con i prossimi episodi la mia opinione magari cambierà. Per adesso, dannato Superman, beccati questa promozione e volatene via.
 

 
 
Serie bocciate

The Stand
(stagione 1)

Quando un romanzo di Stephen King raggiunge il piccolo schermo, sono sempre parecchio diffidente. Sarà che ho ancora impresso nella memoria il traumatico ricordo di Under the Dome, anche nota come Sotto Er Cupolone, una serie partita in maniera anche decente e poi rapidamente degenerata nel modo peggiore. Lo stesso accade con The Stand, miniserie ispirata al libro cult L'ombra dello scorpione. L'inizio sarebbe da vicenda distopica/post-apocalittica, solo che di questi tempi appare come una delle rappresentazioni più realistiche del mondo attuale: una strana e letale forma di influenza causa una pandemia globale. Difficile non rimanerne coinvolti. Peccato che, episodio dopo episodio, si viaggia sempre più nei territori del peggior The Walking Dead, con l'introduzione di personaggi a caso che sembrano vestiti da Aria di Pretty Little Liars.


The Stand finisce per scadere nel delirio totale e nel ridicolo involontario. A un certo punto ho quasi rimpianto Under the Dome.

"La nostra serie non sarà un granché, ma la galera non è una punizione un tantino eccessiva?"


Riverdale
(stagione 5, episodi 1-6)
 
La prima parte della quinta stagione di Riverdale è dedicata a chiudere la storia della quarta, tagliata a causa della pandemia. Una tragicomica copia di David Lynch di cui potevamo fare anche a meno. Una volta chiuso questo inutile capitolo, dal quarto episodio la stagione 5 vera e propria può finalmente prendere il via. Finalmente si fa per dire. Le nuove puntate sono ambientate 7 anni dopo il diploma. Riverdale è pronta per diventare una serie adulta, o se non altro più matura?
 
 
Nient'affatto. Per chi avesse dei dubbi in proposito, è sempre la solita trashata. A parte Jughead che si è tolto la cuffia, che ormai cominciava a puzzare, non si sono manco sforzati di fare qualche modifica fisica ai personaggi.
 
"M'erano venuti i pidocchi, a forza d'indossare quella maledetta cuffia sempre. Anche d'estate."
 
Sono passati 7 anni e questi non sono invecchiati di un giorno. Lo so che il realismo non è mai stato di casa a Riverdale, però almeno un piccolo sforzo lo si poteva fare.
 
Invece di sfondarsi di alcol, questi si fanno un milkshake. Cosa mooolto realistica.
 
Le sceneggiature poi non hanno avuta alcune evoluzione. C'è il solito collage di citazioni e idee rubate prese in prestito da altre parti, in questo giro si va da Il silenzio degli innocenti ad A Star Is Born, e messe insieme alla cazzo di cane. La serie è già stata rinnovata per una sesta stagione, ma qualcuno faccia qualcosa per liberare i poveri protagonisti, soprattutto Lili Reinhart, che potrebbero impiegare il loro tempo recitando in cose più valide.

Alzi la mano chi vota a favore della cancellazione di Riverdale



Tribes of Europa
(stagione 1, episodio 1)

1970
Un giovane Mario Draghi si laurea in economia all'Università Sapienza di Roma con una tesi in cui sosteneva che, all'epoca, non sussistessero le condizioni per un progetto di una moneta unica europea. Complimenti per la profezia.
 
2021
Mario Draghi, appena diventato il nuovo presidente del Consiglio italiano, dichiara che "l'Euro è irreversibile".

2074
Un misterioso blackout mondiale ha provocato la frammentazione del continente in migliaia di micro-stati in lotta per il dominio del continente europeo. La serie tedesca Tribes of Europa, dai produttori di Dark, immagina un futuro in cui l'Euro non esiste più. Ma non era irreversibile? Chissà cosa direbbe Nostradamus Draghi?
Quello che posso dire io, senza troppi rischi di essere smentito dal futuro, è che questa serie è inguardabile.

"A me invece questa serie piace. Però serve un cambio di marcia."



Guilty Pleasure del mese
Behind Her Eyes
(stagione 1)

Il triangolo, no? Il triangolo, sì! Dai tempi di Beverly Hills 90210 e Dawson's Creek, passando per The Vampire Diaries, i triangoli sono le figure geometriche che più ci tengono incollati al piccolo schermo. Adesso ce n'è uno nuovo nella nuova serie britannica Netflix Behind Her Eyes, un thriller psicologico. In tutti i sensi. Il protagonista maschile è uno psichiatra, sua moglie è una giovane donna con dei problemi psichiatrici e la sua segretaria con cui flirta soffre di terrori notturni che, vabbè, una volta si chiamavano più semplicemente incubi. Lui, Tom Bateman, è un bellone un po' debole a livello recitativo, tipo un Jamie Dornan con lo sguardo eternamente perso nel vuoto. La Natura con lui è stata generosa, ha pure un favoloso accento scozzese, poteva mica dargli anche il dono dell'espressività.
 
"In un biopic su Tommaso Paradiso però sarei perfetto."

Sua moglie è interpretata dalla figlia di Bono degli U2 che, contrariamente a quanto qualcuno potrebbe immaginare, non si chiama Bona, bensì Eve Hewson.
 
"Alla prossima battuta su mio padre, faccio una strage."
 
La vera star della serie è però la segretaria, una giovane mamma divorziata maldestra che sembra vagamente una Bridget Jones più sexy e black. A vestire i suoi panni c'è Simona Brown, attrice che non avevo mai visto prima ma che da ora in poi spero di vedere ovunque.
 
 
Qui eclissa tutti, persino Bona Vox Jr... pardon, Eve Hewson.
 
"Adesso basta fo##uto Pensieri Cannibali!"
 
Non tutto funziona benissimo, le scenone di sesso ad esempio sono così esagerate da sfiorare il ridicolo e pure i momenti onirici e paranormali sono assai controversi. Nel complesso comunque è una serie che, pur con i suoi difetti e forse anche per merito loro, sa come attirare l'attenzione e sa come mantenerla. E attenzione al finale, che sta facendo parecchio discutere, uno dei più grandi "first reaction: shock" nella storia dell'umanità.

"Ha shockato pure me."



Cotta del mese
Elizabeth Olsen (WandaVision)

In attesa del gran finale, WandaVision si conferma come una delle serie più sorprendenti degli ultimi anni. Forse è destinata a cambiare volto al piccolo schermo, non dico come Twin Peaks o Lost, ma quasi. Questo solo il tempo ce lo dirà. Due cose certamente certe sono la bravura e la bellezza di Elizabeth Olsen. Un'attrice che mi aveva folgorato fin dalla sua doppietta d'esordio, con l'indie La fuga di Martha + l'horror Silent House, e che in WandaVision sembra fondere la sua intera carriera e la sua vita. Da una vera infanzia passata con le gemelle Olsen, diventate celebri con una sitcom, all'esperienza per fiction da giovane vedova nella sottovalutata splendida serie Sorry for Your Loss, oltre naturalmente al suo ruolo nel Marvel Cinematic Universe, che fino ad ora era rimasto in disparte e che in WandaVision dimostra di essere quello più potente, in tutti i sensi.
 
E poi nel sesto episodio, come ha scritto Cassidy del blog La bara volante su Facebook, "la Olsen con costume da Wanda/Indovina Sokoviana é da E.N.E. (Epistassi Nasale Esplosiva)".






4 commenti:

  1. Ma Elizabeth Olsen comunque, non la si scopre mica ora ;)
    Vedrò Riverdale 5 probabilmente, ma se finisce è meglio..

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  2. È qui l'Olsen Fans Club? Mi iscrivo😀

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  3. Le ultime novità al femminile di Netflix mi puzzano troppo di buonismo o di trash. G&G poi ha un cast che mi respinge e il paragone con Una mamma per amica non mi aiuta a rendermelo simpatico. Visto che i miei tempi stringono, punto su It's a sin.
    Stessi dubbi per Mental, che l'ultima volta che mi hai consigliato una serie su RaiPlay è andata malissimo (Pure).
    Cotta condivisibilissima, anche se la serie si è rivelata troppo Marvel per me.
    Niente, resto una snob.
    Fran non a caso è la mia nuova Maestra di vita :)

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  4. Recupererò It's a Sin e Wanda.
    Le altre mi sembrano poca cosa!

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