venerdì 31 maggio 2024

Ma dici sul serie? Le serie tv di Maggio 2024, tra Bridgerton, The 8 Show, Under the Bridge e altro






Serie del mese 
Under the Bridge
(stagione 1, episodi 1-4)

Under the Bridge. Lo dici e vengono subito in mente i Red Hot Chili Peppers e gli anni 90. Non a caso la serie intitolata Under the Bridge è ambientata proprio nei 90s, anche se come colonna sonora siamo più dalle parti di Notorious B.I.G. e un motivo c'è. La serie racconta di un gruppo di Mean Girls, ma cattive vere, fissate con la cultura gangsta rap e con la mafia. Le ragazzine di oggi stanno in fissa con la trap e TikTok, cos'è peggio?


A un certo punto una di queste ragazzine gangsta sparisce nel nulla e il racconto coming of age si mescola così al crime "whodunit", con vaghi echi di True Detective e Sharp Objects, e tutto funziona che è una meraviglia soprattutto per due motivi:

#1 Le ottime interpretazioni del cast guidato da Riley Keough, Lily Gladstone di Killers of the Flower Moon e un gruppetto di giovani attrici folgoranti, e alcune anche piuttosto inquietanti.


#2 Una scrittura sopraffina, parola che non credo di aver mai usato prima in vita e se la uso ora un motivo ci sarà. Incuriosito sono andato a cercare info su Rebecca Godfrey, l'autrice del libro da cui è tratta la serie, è il mio cuore ha saltato un battito quando ho scoperto che è venuta a mancare un paio di anni fa, a causa di un cancro. Prima di morire è riuscita a collaborare all'adattamento televisivo del suo romanzo e credo sarebbe molto orgogliosa del risultato finale. Questa serie è da non perdere.
(voto 8/10)


Le altre serie

The 8 Show
(stagione 1)

Squid Game è una delle serie più viste al mondo degli ultimi anni, diciamo anche di sempre, ed era quindi inevitabile che desse vita a qualche serie simile. Anche se a quanto pare hanno cominciato a svilupparla prima dell'arrivo di Squid Game, la nuova serie sudcoreana The 8 Show parte da uno spunto simile, con 8 persone che per denaro accettano di partecipare a uno show misterioso e pericoloso. Il confronto quindi è inevitabile, ma se possibile The 8 Show riesce a essere ancora più angosciante, alzando pure l'asticella delle riflessioni socio-politiche, e non rinunciando comunque a una dose di humor nero che riesce ad alleggerire leggermente, o almeno ci prova, l'atmosfera.


Se avete voglia di una versione più estrema e ancora più horror del Grande Fratello, non riuscirete a distogliere lo sguardo. Si alza il sipario su The 8 Show e, fino alla fine, il coinvolgimento è assicurato.
(voto 7,5/10)


Asunta
(miniserie)

C'è qualcosa di peggio di una figlia 12enne uccisa?
Sì, venire accusati del suo omicidio. È quanto capita ai genitori di Asunta, nome della bimba e della serie tratta da una storia realmente successa in Spagna. Per scoprire se sono o meno colpevoli potete fare un salto su Google e spoileravi tutto, oppure guardare questa serie che cattura dal primo all'ultimo istante. Io in genere preferisco gustarmi le serie con una certa calma, uno o due episodi alla volta, però in questo caso non ci sono riuscito: questa è una storia che mi ha costretto al binge-watching forzato.
(voto 7+/10)


Un uomo vero
(stagione 1)

Nel mondo polarizzato, o forse sarebbe il caso di dire bipolare, in cui viviamo, le opinioni tendono a essere quasi sempre estreme. Una serie, così come un film o un libro o un album, o è il più grande capolavoro nella storia dell'umanità, o è la peggiore mer*accia di sempre. O dici così, o non ti ca*a nessuno. Le vie di mezzo non interessano. Nel caso di Un uomo vero mi tocca però scrivere con un certo rammarico che non è né la serie dell'anno, né una schifezza inguardabile.


Un uomo vero è una serie con qualche spunto interessante, che però mette persino troppa carne al fuoco. Ci sono delle vibes in stile Succession, c'è una non troppo velata critica al Trumpismo, c'è una parte ambientata in prigione e c'è dentro una componente da legal drama (immancabile considerando che l'autore è David E. Kelley, il creatore di serie come Ally McBeal, The Practice - Professione avvocati e Boston Legal). Troppa roba per 6 episodi.


I personaggi inoltre sono quasi tutti piuttosto odiosi ed empatizzare con qualcuno di loro è una vera impresa. Allo stesso tempo incuriosiscono comunque abbastanza per farci venire voglia di scoprire come andranno a finire le loro vicende e il finale, tra colpi di scena e peni finti, è esagerato abbastanza da non deludere. I capolavori sono un'altra cosa, le brutte serie pure.
(voto 6,5/10)


Cotta del mese
Nicola Coughlan (Bridgerton)
 
Tra libri, serie originale e spin-off, ormai si può parlare di un vero e proprio Bridgerton Universe. Come tutti i franchise, anche quello nato dai romanzi di Julia Quinn e prodotto da Shonda Rhimes si sta rivelando sempre più una macchina da soldi il cui successo e il numero di visualizzazioni in streaming è inversamente proporzionale alle idee.


La prima parte della terza stagione di Bridgerton non offre quindi niente di nuovo e niente di lontano dal puro e semplice fanservice, che trova il suo culmine nella già molto discussa "scena della carrozza".
 
 
Perché inventarsi qualcosa di nuovo, quando la ricetta già cucinata sfama un pubblico enorme? Ci metti allora dentro un pizzico di amore tormentato, il sogno di poter uscire dalla friendzone o se preferite di infrangere la regola dell'amico, più una spruzzata di sesso iperpatinato, e il successo è garantito. Questi primi 4 episodi scivolano via prevedibili e senza grosse cose da segnalare. Se non il fatto che Luke Newton alias Colin Bridgerton nei panni del sex symbol di turno appare piuttosto forzato e perde decisamente il confronto con Regé-Jean Page e Jonathan Bailey (quest'ultimo ricompare insieme a Simone Ashley giusto in qualche veloce scena messa lì dentro a caso per far felici e contenti i fan della stagione 2).


A salvare la stagione ci pensa allora Nicola Coughlan nei panni di Penelope Featherington, che finalmente si guadagna un posto da protagonista assoluta e che mostra anche un glow up notevole. E se non sapete cos'è un glow up, mi spiace, ma siete dei boomer senza speranza.
(voto alla prima parte della terza stagione 5,5/10)


Guilty Pleasure del mese #1
La pupa e il secchione

"La qualità c'ha rotto il ca**o, viva la mer*a!" si diceva in Boris e dev'essere anche quello che hanno pensato gli autori e la troupe lavorando alla nuova stagione de La pupa e il secchione. Con un budget ridotto, tre giudici (Paola Barale, Aldo Montano e Candida Morvillo) che sembrano chiedersi in ogni momento: "Ma cosa diavolo ci faccio qui?" e un Enrico Papi che ce la mette tutta per salvare il salvabile, questo reality show fa acqua da tutte le parti, eppure mi ha divertito un sacco. L'unione forzata tra il magico mondo delle pupe e quello nerdoso dei secchioni fa sempre scintille e crea un intrattenimento trash irrinunciabile. E chissenefrega della qualità.
(voto al trash 7/10)


Guilty Pleasure del mese #2
Maxton Hall - Il mondo tra di noi
(stagione 1)

Potevo forse farmi mancare la visione della serie young adult tedesca, ma ambientata in Inghilterra, del momento?
Certo che no!
Devo confessare che guardando il primo episodio di Maxton Hall m'è venuta qualche perplessità, la storia e i personaggi non mi hanno preso molto, e mi sono chiesto: "Sono (finalmente) diventato troppo vecchio per queste str*nzate?".
 
 
Credevo di sì, e invece dal secondo episodio sono cascato con tutti e due i piedi dentro all'amore tormentato tra la studiosa e in apparenza anonima Ruby Bell e il figaccione ricco figlio di papà James Beaufort, uno con livelli di simpatia alla Joffrey Baratheon che però cominci a rivalutare quando conosci suo padre, un incrocio tra Lord Voldemort e Saruman, ma ancora più cattivo.


Praticamente la pupa e il secchione ma viceversa: il pupo e la secchiona. Tutto già visto, però i livelli di contrasto alla loro relazione sono così alti che fanno impallidire Montecchi e Capuleti e alla fine non si può fare a meno di shippare la coppia di protagonisti, almeno un pochino. Quindi no, non sono ancora troppo vecchio per queste str*nzate.
(voto 6/10)


WTF del mese
Sugar
(stagione 1)

Lo scorso mese vi dipingevo Sugar come una serie noir d'altri tempi e una detective story decisamente classica. Ebbene, non è così. Anche i migliori sbagliano, figuriamoci i peggiori. C'è comunque da specificare che non ho sbagliato del tutto, visto che è in effetti una detective story classica fino al colpone di scena che capita alla fine del sesto episodio. Uno di quei plot twist alla M. Night Shyamalan che cambia del tutto prospettiva alla vicenda. Sinceramente non sono del tutto convinto che questa svolta mi abbia convinto in pieno, però in un panorama seriale in cui le idee si ripetono tutte uguali e la prevedibilità è la norma, una sorpresa del genere va accolta in maniera positiva. Applausi a Sugar e alla sua shyamalanata!
(voto 7/10)




3 commenti:

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  2. Non avevo dubbi di trovare grande amore per Under the Bridge da queste parti: gli anni '90? Una protagonista così stropicciata? Delle ragazzine così stronze? Era per te.
    Il colpo al cuore è venuto anche a me a leggere di Rebecca Godfrey, e ho messo in carello La Gonna Strappata, che sembra un romanzo ancora più particolare.

    Su Asunta Wikipedia ha battuto Netflix, sto cercando di disintossicarmi dai true-crime e dagli algoritmi impazziti.
    Le produzione di David E. Kelley mi puzzano sempre di patinatissimo, se non è niente di ché, preferisco lasciar spazio all'imminente Presumed Innocent, almeno c'è Jake Gyllenhaal a valere il mio tempo.

    Infine, davo per evitabile Sugar ma dicendomi di quel colpo di scena mi hai messo la pulce nell'orecchio, in mancanza di altro, ci proverò.

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