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venerdì 28 novembre 2014

THESE FINAL HOURS, A CHE ORA E' LA FINE DEL MONDO? ADESSO!





These Final Hours
(Australia 2013)
Regia: Zak Hilditch
Sceneggiatura: Zak Hilditch
Cast: Nathan Phillips, Angourie Rice, Jessica De Gouw, Daniel Henshall, Kathryn Beck, Sarah Snook
Genere: apocalittico
Se ti piace guarda anche: Cercasi amore per la fine del mondo, The Rover, Rapture-Palooza

Mancano 12 ore alla fine del mondo. Non si sa bene perché o per come, ma tutto presto sarà finito. Io sono rimasto solo. Tutte le persone che conoscevo si sono suicidate. Non si sono suicidate perché mi conoscevano, cosa pensate?
Si sono suicidate perché il mondo, come vi ho detto, sta per finire e loro hanno preferito risparmiarsi il dolore di bruciare vivi e hanno deciso di spararsi un colpo in testa. Una soluzione veloce e (quasi) indolore. Io invece ho deciso di spararmi qualcos'altro. Per celebrare degnamente l'evento della fine del mondo, mi sto sparando una maratona di pellicole a tematica apocalittica. Avrei potuto scegliere una maratona cinematografica migliore, recuperando ad esempio i grandi Classici che ancora non ho mai visto, come Casablanca, Il padrino - Parte II o un qualche film di Chaplin, e invece ho scelto qualcosa di più trash e disimpegnato. Fedele alla linea, fino alla fine.

sabato 20 settembre 2014

THE ROVER, UNA SCHIFEZZA (POST) APOCALITTICA





The Rover
(Australia, USA 2014)
Regia: David Michôd
Sceneggiatura: David Michôd
Cast: Guy Pearce, Robert Pattinson, Scoot McNairy, Tawanda Manyimo, David Field, Jamie Fallon, Nash Edgerton, Anthony Hayes
Genere: post apocalittico
Se ti piace guarda anche: Mad Max, Cosmopolis, Animal Kingdom, Cogan – Killing Them Softly

The Rover è un film strano.

No, ho sbagliato. Rifacciamo.

The Rover vorrebbe essere un film strano. Fa di tutto per esserlo. Ci mette dentro una colonna sonora stramba che mixa musica post-rock con pezzi orientali e con pop commerciale, nani che vendono pistole che vorrebbero fare David Lynch e invece sogna, caro il regista dei miei stivali David Michôd, sogna, più qualche momento pulp che sembra una brutta copia di Breaking Bad e Tarantino e a far da sfondo a tutti questi riferimenti casuali c'hanno messo uno scenario post apocalittico. Come in Mad Max. Ma perché gli australiani sono tanto in fissa con la tematica post apocalittica?
Evidentemente perché i loro paesaggi sterminati sono l’ambientazione ideale per questo tipo di storie. Solo che in questo film, a parte qualche tipo crocifisso qua e là e un senso di desolazione generale, di post apocalittico non c’è poi molto. Potrebbe anche essere l’Australia attuale e non farebbe molta differenza.
Invece no. Invece il regista e sceneggiatore David Michôd, già autore del sopravvalutatissimo Animal Kingdom, vuole fare lo strambo a tutti i costi. Che poi di strambo non c’è poi molto, visto che al giorno d’oggi le pellicole ambientate in futuri distopici sono all’ordine del giorno, come già detto di recente a proposito di The Giver – Il mondo di Jonas. Quindi sarebbe più strambo girare un film ambientato nel presente.
The Rover per certi versi appare come una versione australiana e desertica del più scintillante e glamorous Cosmopolis, altro on the road movie futuristico guarda caso sempre con il bello statuino Robert Pattinson, ma con una differenza fondamentale. In quel caso la regia è di David Cronenberg che, benché non all’apice della sua classe, fa sempre la sua porca figura. Tranne nel caso di A Dangerous Method, ma a quell’orrore preferisco non pensare. Anche perché adesso ho già un altro orrore per le mani di cui occuparmi.


The Rover è un film davvero terribile. Da qualunque parte lo si prenda, non si riesce a cavarci fuori niente di buono. O almeno, io non ci sono riuscito. La trama è definibile – a essere sensibili – minimalista, mentre – a voler essere realistici – è inesistente. Il vago spunto su cui si basa l’intera pellicola è il seguente: un gruppo di criminali frega a Guy Pearce l’auto e lui decide di cercarli finché non li trova. Come fare per scovarli?
Si rivolge al fratello ritardato di uno della gang, ovvero Robert Pattinson.
Come se la cava Robert Pattinson, che è poi ciò che interessa di più al pubblico di teenagers tra i 14 e 24 anni, ovvero il target di riferimento principale di Pensieri Cannibali?
Manco a fare il ritardato è capace, ecco come se la cava Pattinson.

"A veder Robert Pattinson fare l'attore mi viene da piangere."

"Beh, ma cosa pretendete da me?
Ho pur sempre imparato a recitare da Kristen Stewart..."

Dopo la scena dell'incidente iniziale che lascia presagire chissà quali scoppiettanti sviluppi, ben presto il film si trasforma in un road movie noioso, noiosissimo, in cui non succede nulla, se non Guy Pearce e Robert Pattinson che si spostano da un luogo triste a uno ancora più triste. I pochi dialoghi presenti sono ermetici, ma più che altro è meglio definirli penosi. Non penosi al livello di The Counselor – Il procuratore, però quasi. Qualcuno potrà dire che anche nei film di Sofia Coppola o in Under the Skin non succede nulla, solo che a ben guardarli non è vero. Qui sì che non capita davvero nulla. Niente di niente. Calma piatta. Zero. 100 minuti di vuoto totale. L'unica scena che resta impressa è quella con Pattinson che canticchia in macchina la hit pop "Pretty Girl Rock" di Keri Hilson. E' una scena pure questa senza senso alcuno, come tutto il resto del film, ma se non è altro è (involontariamente?) divertente.

"E io che con la saga di Twilight pensavo di aver toccato il fondo..."

Dietro al viaggio di Guy Pearce che cerca di recuperare la sua auto in un paesaggio che sembra di stare in una puntata di The Walking Dead senza manco uno zombie (forse giusto Robert Pattinson) si possono cercare chissà quali significati. Si può dire che viene messa in scena la disperazione di un uomo che ha perso tutto e si aggrappa all'ultima cosa che gli è rimasta. Si può parlare di un uomo diventato animale che sta ormai perdendo tutta la sua umanità. Chi lo sa? Si può andare a caccia di tutti i significati che si vuole, se proprio si ha del tempo da perdere per scavare dentro questo film finto profondo. Io consiglio di non farlo. Fatti, strafatti e strafighe, tanto per citare una commedia goliardica che fondamentalmente propone una trama parecchio simile con due uomini alla ricerca di un'auto, al confronto sì che è un filmone d’autore. Questo The Rover non è cinema d'autore. Non è manco considerabile come una pellicola post apocalittica. È solo una schifezza apocalittica.
(voto 3/10)

giovedì 15 maggio 2014

RAPTURE-PALOOZA, QUESTA (NON) È LA FINE DEL MONDO




Rapture-Palooza
(USA 2013)
Regia: Paul Middleditch
Sceneggiatura: Chris Matheson
Cast: Anna Kendrick, Craig Robinson, John Francis Daley, John Michael Higgins, Ana Gasteyer, Rob Corddry, Tyler Labine, Paul Scheer, Rob Huebel, Thomas Lennon, Ken Jeong
Genere: aporcalittico
Se ti piace guarda anche: Facciamola finita, Benvenuti a Zombieland, South Park, Fatti, strafatti e strafighe

Rapture Palooza è uno dei film più idioti che abbia mai visto. E sì che ne vedo parecchi, sia di film che di idioti. È un film talmente stupido, che non gli si può nemmeno voler troppo male. La sua assurdità è così assurda che fa quasi tenerezza. Al suo confronto, capolavori della demenzialità come Facciamola finita o Fatti, strafatti e strafighe appaiono come pellicole per intellettuali.

Di che parla, siffatto filmone?
Lo spunto di partenza della pellicola è ormai parecchio abusato: i protagonisti si trovano nel bel mezzo dell’Apocalisse, sai che novità! Questa volta però, una volta tanto, niente zombie o eventi paranormali, bensì l’avverarsi delle profezie della Bibbia. I credenti, i fedeli, vengono chiamati su in Paradiso, mentre tutti gli altri rimangono giù sulla Terra che però si trasforma in un mezzo Inferno. Cominciano a piovere meteoriti infuocati, locuste che gridano: “Soffri!”, e altre cose di questo tipo.
Tra i sopravvissuti sulla Terra c’è Anna Kendrick insieme alla sua famiglia (almeno fino a che il padre non schiatta) e al suo boyfriend (l’inconsistente John Francis Daley). Se già in condizioni normali c’è crisi economica, figuriamoci durante un’Apocalisse, e così Anna Kendrick e il fidanzato si trovano costretti ad andare a lavorare per l’Anticristo in persona. Non Marilyn Manson, non il bambino che sta per nascere nel recente La stirpe del male, non i ragazzi metallari di Fino a prova contraria - Devil's Knot o qualcuno del genere, poiché la cosa avrebbe avuto troppo senso, bensì Craig Robinson, attore comico di colore piuttosto noto negli USA mentre da noi un mezzo emerito sconosciuto, anzi un totale emerito sconosciuto. Come Anticristo non è che sia molto convincente, visto che si tratta semplicemente di un gangsta pappone che parla come la parodia di un rapper ed è più arrapato di S. Berlusconi. Appena vede Anna Kendrick, giustamente, se ne innamora e vuole sposarla. La ragazza, anche se già impegnata, può mica rifiutarsi all’Anticristo, benché sia un Anticristo davvero improbabile, e così accetta. Per tirarsi fuori da questa ingarbugliata situazione, insieme a quell’idiota di boyfriend che si ritrova, la bella Kendrick orchestra un piano…
Un piano che è più assurdo di quanto già raccontato finora ed è, un po’ come tutte le altre idee presenti nel film, idiota e senza senso e nemmeno troppo divertente.

Rapture Palooza in pratica è una cacchiata apo(r)calittica. Un film che all’inizio riesce persino a metterti il sorriso sulle labbra, quasi fosse un tentativo di replica di Benvenuti a Zombieland, ma che ben presto scivola nella noia. La vicenda poteva offrire degli spunti anti-religiosi notevoli, invece lo sberletto è limitato e di molto inferiore a qualunque puntata a caso di South Park. L’umorismo presente non è un granché, si punta troppo su una serie di varie volgarità assortite, il linguaggio usato è parecchio esplicito e il film non si tira indietro di fronte a niente. Un po’ poco comunque per affermare che si tratti di una comedy coraggiosa o politically incorrect. Rapture Palooza non riesce a rapire per niente ed è davvero un mistero come Anna Kendrick, dopo la nomination agli Oscar per Tra la nuvole e il grande successo americano di Voices (Pitch Perfect), di cui è in preparazione il seguito, possa accettare di girare robette del genere.
Considerando che è quasi estate, ce lo possiamo far passare come intrattenimento minimo per una afosa e disimpegnata serata? Se non ci si aspetta la fine del mondo massì, può andare giusto per il rotto della cuffia. E poi, a certi film così idioti, come fai a volere troppo male?
(voto 5-/10)

martedì 17 settembre 2013

WORLD WAR ZUMBA




World War Z
(USA, Malta 2013)
Regia: Marc Forster
Sceneggiatura: Matthew Michael Carnahan, Drew Goddard, Damon Lindelof
Ispirato al romanzo: World War Z di Max Brooks
Cast: Brad Pitt, Mireille Enos, Daniella Kertesz, Matthew Fox, James Badge Dale, David Morse, Peter Capaldi, Pierfrancesco Favino, Fana Mokoena, Moritz Bleibtreu, Ruth Negga, Abigail Hargrove, Sterling Jerins
Genere: mortale
Se ti piace guarda anche: Io sono leggenda, Independence Day, The Walking Dead

Le epidemie si diffondono in maniera rapida e inspiegabile. La mania per la Zumba Fitness, ad esempio, non ha alcun senso. Un giorno nessuna l’ha mai sentita nominare e il giorno dopo sembra che tutti la pratichino o la vogliano praticare. In palestra, sulle spiagge, per strada. Perché una disciplina che si basa sul muoversi come degli spastici alle note di musica di merda ha avuto un così rapido e globale successo?
Un’epidemia ugualmente inspiegabile si diffonde in World War Z, con la differenza che gli zombie sono meno letali della Zumba. A un certo punto, da un momento all’altro, sbucano fuori da tutte le parti dei morti viventi e si moltiplicano sempre più. Come i seguaci della zumba. Fino a che non si riesce a trovare un vaccino. Nel caso della zumba, un buon rimedio possono essere dei tappi per le orecchie, nel caso degli zombie, se esiste una cura, la scoprirete forse solo morendo o guardando questo film. Non so quale delle due cose sia peggio.

Approcciandosi con World War Z, non bisogna commettere l’errore di aspettarsi un film sugli zombie. Sì, gli zombie ci sono. Ce ne sono a tonnellate. Ce ne sono più che in qualunque film di Romero, anche perché probabilmente questo film è costato più di tutti i film di Romero messi insieme e con la computer grafica ne hanno potuti aggiungere a iosa.
“Che facciamo oggi? Aggiungiamo qualche idea alla sceneggiatura, che è parecchio scarsuccia?”
“Ma no, aggiungiamo degli zombie al computer.”
“Evviva!”

"Aggiungiamo altri zombie, non ce ne sono ancora abbastanza!"

World War Z non è un horror. È il più classico dei classici film catastrofisti o di invasioni di alieni, solo che negli ultimi tempi vanno forte gli zombie e allora, anziché qualche calamità naturale o gli alieni, ci hanno messo gli zombie.
World War Z assomiglia così a Sharknado, solo realizzato con quasi 200 milioni di dollari in più, recitato un filo meglio ma non troppo e con miriadi di zombie che sostituiscono le miriadi di squali. Peccato sia anche molto meno divertente. Se volete un altro paragone assurdo dei miei, World War Z è come la trasposizione cinematografica di The Walking Dead se la girasse Roland Emmerich. Solo che il nome del regista in questo caso è quello di Marc Forster.
Marc Forster nella sua carriera ha girato un sacco di film molto differenti tra loro, da Monster’s Ball a Il cacciatore di aquiloni, è passato dal raccontare la vita dell’autore di Peter Pan in Neverland a quella di 007 in Quantum of Solace, passando per la commedia grottesca Vero come la finzione e il thriller onirico Stay – Nel labirinto della mente. Potete chiamarlo un regista versatile, io preferisco chiamarlo un regista mercenario. Gli danno dei soldi e lui gira il film, senza metterci un minimo di tocco personale. Niente di male in questo, però non chiamatelo Autore. Forster qui oltre che confermarsi anonimo, offre per di più una pessima prova di regia anche a livello di cinema mainstream, soprattutto nelle scene d’azione, fracassone e concitate, ma del tutto prive di ritmo. Come la maggior parte delle persone che si cimentano con la Zumba.
Le scene di inseguimento con gli zombie sono appassionanti quanto vedere un tuo amico che gioca a Resident Evil. Vorresti giocare tu, ma lui non ti smolla il joypad e così l’unica cosa che ti resta fare è sperare che muoia. Non il tuo amico che sta giocando, solo il suo personaggio. Lo stesso vale per il film. Non vorresti vedere morire Brad Pitt o tanto meno Mireille Enos, la grande protagonista della purtroppo cancellata serie The Killing, solo vorresti veder morire i loro personaggi, in modo che possano recitare in qualche film migliore di questo.

"Ragazze, cantiamo una canzone? Come fa quella famosa dei Cranberries?"

In World War Z c’è pure Pierfrancesco Favino. No, chiariamolo subito: contrariamente a quanto si possa pensare, non ha la parte dello zombie. Errore madornale da parte del casting. Gli avessero affidato il ruolo dello zombie, il prossimo anno avremmo visto Favino in nomination agli Oscar come miglior attore non protagonista. Anche se il vero zombie del film è lui, il protagonistone assoluto, Brad Pitt. Sia che se ne stia tranquillo a casa sua, che in mezzo a un’armata di zombie, la sua espressione non cambia. Non è mai stato un attore fenomenale, ma certo che da quando sta con Angelina Jolie è peggiorato. D’altra parte, chi va con lo zombie impara a zombiecare.

"Daje Pierfrancé, 'nnamo a zappà la tera che è mejo!"

Certo che Brad Pitt, oltre ad essere imbambolato, in questo film porta pure sfiga. Dove va lui, inizia un’Apocalisse Zombie. In Israele ad esempio hanno costruito una muraglia per tenere fuori dalle palle i morti viventi, arriva lui e questi riescono a scavalcare, manco fossero fan dell’attore in calore. Il Brad Pitt comunque non si fa trovare impreparato; è abituato a sfuggire a orde di fans e quindi riesce a salvare la pellaccia. Gli va bene che non erano presenti delle Miley Cyrus arrapate, che quelle sono micidiali. Sono capaci di attaccarsi persino a un martello e manco uno esperto come lui riuscirebbe a salvarsi.

Se come film di zombie fa pena, anche come film apocalittico World War Z non funziona un granché. Il suo limite maggiore è il suo prendersi eccessivamente sul serio. Non ci sono momenti di alleggerimento e non c’è neanche una battuta. Nemmeno quando Brad Pitt si presenta a una tipa che ha perso una mano e le dice:
“Comunque io mi chiamo Gerry” e lei risponde “E io mi chiamo Segen”, pronunciato Seghen. Voglio dire, la tipa è senza una mano e si chiama Seghen e a Brad non viene in mente di fare qualche battuta idiota? Sul serio?
Qualcosa tipo: “Per perdere una mano devi esserti data da fare non solo con l’esercito israeliano, ma pure con quello palestinese, vero?”
Oppure: “Basta Seghen! Siamo in mezzo a un’Apocalisse Zombie, adesso non sono dell’umore.”
O anche solo un innocuo: “Smettila di piagnucolare. Sei proprio una mezza Seghen.”

Invece niente. Questo film fa sempre sul serio. Un’accusa del genere potrebbe essere mossa anche contro The Walking Dead, serie peraltro molto criticata in rete, però il bello del telefilm è un altro: la mancanza di speranza. In The Walking Dead ormai tutti, o quasi, si sono rassegnati a vivere in un mondo di zombie. Quella è la nuova realtà che devono accettare. World War Z è invece il solito film in cui non si accettano le cose come stanno e il solito eroe da solo, o quasi, contro tutti cercherà di salvare il mondo, riportandolo a ciò che era prima.
Ciò che stupisce è vedere che la sceneggiatura è stata firmata anche da Drew Goddard, l’autore del geniale Quella casa nel bosco, e da Damon Lindelof, uno dei co-creatori di Lost. Evidentemente, hanno dato una rilettura veloce allo script, hanno aggiunto i loro nomi e si sono intascati l’assegno da 6 zeri della produzione. Non c’è altra spiegazione.
Potrei fare il bravo e cercare di trovare qualcosa di buono, in questo film, ma davvero non mi viene in mente niente. Non c'è niente da salvare. World War Z è una pellicola di serie Z e fa schifo. Quasi quanto la zumba.
(voto 3/10)



Per rimediare al vero pessimo finale, Pensieri Cannibali vi svela
IL FINALE ALTERNATIVO DI WORLD WAR Z

Brad Pitt torna a casa e ad attenderlo c’è la moglie, Angelina Jolie.
“Angelina noooooooOOOOOOO!” grida guardandola. “Hanno trasformato anche te in una zombie. MaledettiiiiiIIIIIIIIIII!”
“Brad, ah stronzo. Ma che te urli? So’ sempre io, la Angelina tua, in (poca) carne e (tante) ossa e questa è la mia solita faccia super espressiva. Come diavolo fai a confondermi con uno zombie?”



martedì 16 marzo 2010

Legion (ovvero un altro film che causerà la fine del mondo)

Legion
Regia: Scott Stewart
Cast: Paul Bettany, Lucas Black, Dennis Quaid, Adrianne Palicki (“Friday Night Lights”), Willa Holland (O.C.), Kate Walsh (Grey’s Anatomy, Private Practice)

Trama: un gruppo di tipici losers assediati in una tavola calda in mezzo al nulla del deserto americano si trova a dover fare i conti con una cosa da niente. Giusto una imminente fine del mondo, in mezzo ad angeli mandati da Dio per sterminare l’intera umanità e un angelo ribelle che proverà a salvarla. Merita davvero di essere salvata, questa umanità giunta al capolinea? È questo l’atroce dilemma che il film prova (o forse no) a risolvere.

Premetto immediatamente che questo film è una porcata assoluta. Tolto subito il dente cariato, passiamo alle note (relativamente) positive: se non lo si piglia troppo sul serio e si passa oltre il ridicolo discorso spiritual-religioso, ci si trova davanti a un horror-zombie-style-movie quasi quasi divertente. Non male al proposito la scena con una vecchina che improvvisamente sclera di brutto.
Ok, fine delle note positive.
Ah no, dimenticavo: c’è anche qualche volto telefilmico che rende la visione più piacevole e c'è anche il sempre simpatico Dennis Quaid. Per quanto riguarda Paul Bettany, beh lui era un bravo attore ("Dogville", “A beautiful mind”, “Il destino di un cavaliere”). Solo che dopo aver fatto “Il codice Da Vinci” rischia seriamente di rimanere intrappolato per sempre nella trappola di questi pericolosi/assurdi ruoli da “santone”.

Grazie alle profezie Maya e a un clima socio-politico mondiale da baratro imminente, il tema dell’apocalisse sembra più che mai tornato di moda (vedi anche “Codice Genesi”). Ce la facciamo però a fare un film sull'argomento che non sia una stronzata assoluta o vogliamo far finire il mondo a forza di pellicole del genere?
(voto 5,5)

Potete scaricarlo/vederlo in streaming QUI

lunedì 1 marzo 2010

Il libro di Denzel

Codice: Genesi (2010)
Titolo originale: The Book of Eli
Regia: Albert e Allen Hughes
Cast: Denzel Washington, Mila Kunis, Gary Oldman, Jennifer Beals, Tom Waits

I fratelli Hughes tornano alla regia dopo una lunga assenza, da quel “From Hell – La vera storia di Jack lo squartatore” (2001) diventato ormai un classico dei Bellissimi di Rete4, ma che non mi ha mai convinto un granché. Impressione simile pure per questo "Codice: Genesi". Western post-apocalittico dal ritmo lento e sornione, il film si gioca la carta rischiosa della chiave biblica. Quasi inutile aggiungere che le intenzioni volano ben più in alto del risultato finale, nonostante la riflessione sul potere che un libro come La Bibbia ha sul mondo rappresenti un buon spunto di riflessione.
Denzel Washington all’inizio sembra essersi willysmitthizzato, con una scena gratuita sotto la doccia che ricorda quella di “Io, robot”. Con il prosieguo della pellicola il suo personaggio acquista per fortuna una maggiore introspezione (molto vagamente alla “Ghost Dog”) e il film, pur senza eccellere, riesce perlomeno ad evitare il rischio di trasformarsi in un videogamone alla “Io sono leggenda”*.
L’altra nota positiva del cast arriva da Mila Kunis, splendida attrice di genesi ucraina vista in “Non mi scaricare”, “Max Payne” e soprattutto nel divertente telefilm cult “That 70’s Show”. È lei la luce che illumina l’atmosfera grigia del film. Gary Oldman nella solita parte da cattivone affibiatagli risulta invece piuttosto insopportabile.
Tra le cose migliori del film: una citazione di Johnny Cash, un personaggio che fischietta "Cockeye's song" di Morricone, il pezzo “How can you mend a broken heart” cantato da Al Green nella soundtrack e una simpatica scena con due vecchietti cannibali che nella loro casa in mezzo al nulla si ascoltano tranquillamente il classico della disco-music “Ring my bell” di Anita Ward.

“Codice: Genesi” rientra dunque nel filone apocalittico che sta prendendo sempre più piede. Sarà che tra terromoti, tsunami, Bertolaso, guerre, l’Impero Americano in decadenza e profezie Maya varie, l’impressione che tutto possa finire e il mondo così come lo conosciamo cambiare radicalmente si sta facendo largo nella nostra mente e soprattutto nella mente degli sceneggiatori hollywoodiani. Nel genere, pur superando agevolmente “Io sono leggenda”, sono sicuramente più riusciti il rassegnato “The Road” (che forse non verrà mai distribuito in Italia) e lo spassoso “Benvenuti a Zombieland” (uscirà a giugno). A breve arriva anche “Legion” e, subito dopo i consigli per gli acquisti, una nuova apocalisse ci aspetta. Restate sintonizzati.
(voto 5.5)

*Will Smith potrebbe gentilmente smetterla di fare film con IO nel titolo?


martedì 9 settembre 2008

Pesca


Per il ciclo martedì into the wild, oggi sono stato a pesca col tarix e suo papà. Una di quelle avventure da uomini veri, a contatto con la natura estrema con lo scopo di procacciare il cibo per la cena, mettendo a repentaglio continuo la nostra vita rischiando di imbatterci nella ferocia brutale di un orso. È stato una sorta di rito di passaggio. Oggi ho ucciso. Oggi sono diventato cacciatore. Oggi sono diventato uomo.
Per il ciclo punizione karmica a questa inutile crudeltà (visto che io il pesce nemmeno lo mangio) domani il mondo potrebbe finire. No, non è una di quelle mie storie deliranti stile guerra dei mondi vs. donnie darko e bla bla bla. Stavolta potrebbe essere vero ma vero vero veramente. Al Cern di Ginevra infatti domani comincia l’esperimento per ricreare il big bang. I fisici che se ne occupano assicurano però “Tranquilli gente, non c’è motivo di preoccuparsi. No no no!” Riguardo all’eventualità che si formino dei buchi neri rispondono: “Anche se si dovessero formare mini black holes, questi dovrebbero evaporare immediatamente per la teoria della radiazione di Stephen Hawking, e se anche non evaporassero ci metterebbero tempi enormi per inghiottire la Terra.”
Ah beh, ok. Se dite così allora vuol dire che potreste condurci alla fine del mondo non domani, non dopodomani, ma in tempi molto più lunghi. Quindi la possibilità che questo grandioso esperimento causi effettivamente la fine, sebbene non immediata, di tutto il creato non la escludono nemmeno loro. Secondo me non ci porteranno magari alla fine del mondo, ma potrebbero provocare dei buchi nel continuum spazio temporale che ci permetterebbero di spostarci nel tempo come donnie o marty mcfly o hiro nakamura o magari delle porte spaziali come stargate. Ma, mi chiedo anche: per dimostrare che il mondo non è stato magicamente creato da dio in 7 giorni 7 dovevano per forza fare tutto sto casino?
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