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mercoledì 1 ottobre 2014

HOW TO GET AWAY WITH MURDER, LA SERIE CHE VI PUÒ SALVARE DAL CARCERE





How to Get Away with Murder
(serie tv, episodio pilota)
Ideatore: Peter Nowalk
Rete americana: ABC
Rete italiana: Fox, dal gennaio 2015
Cast: Viola Davis, Alfred Enoch, Aja Naomi King, Jack Falahee, Karla Souza, Matt McGorry, Katie Findlay, Liza Weil, Billy Brown, Tom Verica
Genere: (il)legale
Se ti piace guarda anche: So cosa hai fatto, Pretty Little Liars, Scandal, The Following, Dr. House

Come fare a catturare l'attenzione della gente?
Che si tratti di un film, di un post, oppure del pilot di una serie tv come in questo caso, non basta che gli si racconti una storia interessante. Devi dargli un di più. Devi dargli qualcosa che possa essergli utile. È esattamente quanto fa il primo episodio della novità più promettente ed entusiasmante dell'autunno televisivo americano.
How to Get Away with Murder mantiene fede al suo titolo. La protagonista, una brillante e spietata avvocatessa interpretata da Viola Davis, insegna ai suoi studenti di legge e a noi spettatori come farla franca in tribunale. Persino se accusati di omicidio. Già mi immagino gli avvocati di Bossetti in silenzio religioso davanti al televisore a non perdersi un solo istante di questa serie.
Come passarla liscia allora anche quando tutte le prove sembrano essere contro di te?
Per scoprirlo, potete guardarvi il pilot della serie e non ve ne pentirete. Altrimenti, ve lo dico io.

ATTENZIONE SPOILER
Ci sono 3 regole da seguire: discredit the witness, find a new suspect, bury the evidence. Ovvero: screditare i testimoni, trovare un nuovo sospettato e nascondere l'evidenza.


Ne volete un'applicazione pratica? Vi fornisco un'applicazione pratica.
Poniamo che qualcuno accusi questa nuova serie di essere una boiata pazzesca. Mettiamo che chi sostiene questa teoria chiami a testimoniare in suo favore qualcuno come il mio blogger rivale, Mr. James Ford. A questo punto, per screditarlo basta ricordare che il suddetto Ford considera la saga degli Expendables una pietra miliare nella Storia del Cinema e ritiene Van Damme e Steven Seagal degli attori da Oscar. Testimone immediatamente screditato.

Passiamo al punto due: trovare un nuovo sospettato. Se qualcuno vi dice che How to Get Away with Murder fa schifo, basta che lo mettiate di fronte al resto delle novità seriali arrivate in queste settimane. Gotham, ad esempio, quella sì che è una robetta banale che si limita a rimescolare l'immaginario fumettistico del Cavaliere Oscuro con un tocco da crime procedural tradizionale. E poi soprattutto, che senso ha fare una serie su Gotham senza Batman???
Che altro si è visto in questi giorni?
Red Band Society, una serietta teen capace di perdere, e nettamente, il confronto con la sua versione italiana Braccialetti rossi. Una produzione americana che perde il confronto con una fiction Rai, ve ne rendete conto?!?
Quanto a serie come Madam Secretary, The Mysteries of Laura o Outlander, tutta roba per signore in meno pausa.
E i fumettistici The Flash e Constantine?
Per carità, fanno rimpiangere persino Smallville!
Non vi ho quindi fornito un solo nuovo sospettato al titolo di vera boiata televisiva della stagione, ma parecchi. L'avvocatessa Viola Davis sarebbe fiera di me.

Non è però finita qui. C'è ancora un terzo punto fondamentale per farla franca: nascondere l'evidenza.
L'evidenza nel caso di How to Get Away with Murder è che a ben vedere non si tratta di niente di nuovo od originale in termini assoluti. La serie si presenta come un legal-drama, uno dei generi più inflazionati nella storia della tv fin dai tempi di Perry Mason, eppure ha ben poco a vedere con i legal-drama tradizionali, poiché qui si percorrono sentieri parecchio più thriller. Qui si entra allora su altri territori già ampiamente battuti da un sacco di crime, eppure la serie è ben distante dai soliti CSI e cloni vari. La trama va più nella direzione del teen-horror alla So cosa hai fatto e di conseguenza alla Pretty Little Liars. Allo stesso tempo, i ritmi incalzanti e i dialoghi serrati sparati velocissimi richiamano lo stile delle serie di Shonda Rhimes, Grey's Anatomy, anche per via della presenza dei tirocinanti come veri protagonisti della vicenda, e ancora di più Scandal.
Il nome della Shondona Rhimes non è venuto certo fuori in maniera casuale. How to Get with Murder è infatti una produzione della sua casa, la ShondaLand, ma non è stata creata direttamente da lei. L'autore è un suo fido collaboratore, Peter Nowalk, che ha uno stile più fresco, più moderno, più cool.
In pratica, questa serie ricorda tante altre cose, c'è pure un pizzico di Dr. House nel tipo di investigazioni e nel personaggio dell'avvocatessa Viola Davis, e contemporaneamente i riferimenti sono così numerosi e ben mixati insieme da apparire come qualcosa di nuovo. Qualcosa capace di inventarsi un filone televisivo a parte, o se non altro di offrire abbastanza spunti per lasciare immaginare che questa serie, insieme ai suoi giovani promettenti protagonisti, ci coinvolgerà non solo per tutta questa stagione, ma forse per parecchi anni.


Se l'evidenza è che How to Get with Murder è una serie poco originale o che sa di già visto, in realtà ciò è confutabile. Non c'è nessuna evidenza in niente. Chiunque, anche chi sembra del tutto colpevole, può essere considerato innocente.
How to Get Away with Murder non offre allora solo uno dei pilot più accattivanti e coinvolgenti degli ultimi anni, senza un solo istante di pausa o un singolo momento di noia, ma regala anche dei preziosi insegnamenti. Dei suggerimenti davvero diabolici. Cercate di farne buon uso, consigliando ai vostri avvocati di guardarla con attenzione. Ma, se possibile, cercate di non fare fuori nessuno per verificare che le teorie qui spiegate funzionano davvero.
(voto 8/10)

"Nuooo, mi sono perso il primo episodio.
Speriamo l'abbiano già caricato su BitTorrent..."

sabato 3 agosto 2013

SMILEY, UN SORRISO VI UCCIDERA’


Smiley
(USA 2012)
Regia: Michael J. Gallagher
Sceneggiatura: Ezra Cooperstein, Michael J. Gallagher, Glasgow Phillips
Cast: Caitlin Gerard, Melanie Papalia, Andrew James Allen, Shane Dawson, Liza Weil, Roger Bart, Toby Turner, Michael Traynor, Keith David
Genere: horrorino estivo
Se ti piace guarda anche: I segreti della mente (Chatroom), Pulse, Chiamata senza risposta

Avete presente quei siti stile Chatroulette?
Io non ne so niente, eh, ma a quanto pare tali websites sono parecchio popolari tra quelle persone depravate che vogliono chattare con tipi e tipe random altrettanto depravati. Spesso ciò che ne esce da frequentazioni di questo tipo non è niente di buono. Un film come Smiley è una pubblicità progresso in tal senso. Occhio a questi siti da pervertiti, ragazzi e ragazze, che rischiate di fare una brutta fine!

Lo spunto di Smiley è semplice semplice. Quasi idiota, oserei dire.
Secondo una leggenda metropolitana, basta andare su un sito come Chatroulette e scrivere per tre volte la frase: “L’ho fatto per divertimento”. A questo punto, alla persona in collegamento webcam dall’altra parte vedrete improvvisamente comparire alle spalle un losco figuro incappucciato e con una faccia sorridente che lo uccide.
Proviamo…

L’ho fatto per divertimento.
L’ho fatto per divertimento.
L’ho fatto per divertimento.


Azz, mi sa che in questo momento, da qualche parte nel mondo, un mio lettore è morto.
Speriamo almeno sia Mr. James Ford e non qualche povero innocente.

Da un’idea di partenza come questa, sapete già cosa potete attendervi. Un horrorino thrillerino dall’andamento piuttosto prevedibile, in cui ci sarà una discreta scia di morti ammazzati da questo misterioso Smiley, ma anche una visione leggera leggera perfetta per l’estate. Nonostante una sceneggiatura che al di là dello spunto di partenza non offre molto altro e nonostante livelli di recitazione medio-bassi, il film è girato in maniera decente dal giovanissimo esordiente Michael J. Gallagher (classe 1988), ed è uno di quei film dell'orrore talmente scemotti, ma talmente scemotti da farsi vedere fino alla fine con discreto interesse.

Elemento essenziale in questo genere di pellicole sono le figh… intendevo le presenze femminili. L’attrice protagonista, tale Caitlin Gerard, è una biondina piuttosto anonima che, insomma, si poteva trovare di meglio, anche perché nella parte della tipa con disturbi bipolari non è per nulla convincente. Decisamente meglio la sua coinquilina, Melanie Papalia. Pure nel suo caso non stiamo a parlare di un’attrice da Oscar, ma se non altro è parecchio hot e per un film come questo ciò è più che sufficiente.
Non fenomenale nemmeno il resto del cast, in cui si segnalano comunque Liza Weil (Una mamma per amica, Scandal e Bunheads) e il sempre inquietante Roger Bart, già visto in tv in Desperate Housewives e Revenge. È con il suo personaggio, quello di un professorone universatario, che il film cerca di fare il salto di qualità e proporre un messaggio. Salto di qualità che non riesce e semmai contribuisce a rendere la pellicola inutilmente pretenziosa, quando invece come horrorino soft il suo dovere lo faceva. Oltre a una semplice sfilza di tizi che muoiono in chat, Smiley vuole proporsi allora come una riflessione sul Male, il Male assoluto, più ancora che sui pericoli connessi alla connessione in rete. Era meglio se non lo faceva.

Mentre resta nei sentieri del thrillerino in cui un gruppo di universitari idioti finisce morto ammazzato in una maniera stupidissima, Smiley fa il suo porco dovere. Un sano (più o meno sano) e godurioso intrattenimento estivo di basso livello. Quando cerca di imporre un discorso più riflessivo, finisce per pisciare fuori dal vaso.
In conclusione, fino a che segue il motto ripetuto in chat, “L’ho fatto per divertimento”, il film fa il suo dovere. Quando invece si fa serioso a la smette di farlo per divertimento, i suoi autori si meriterebbero una cosa: una bella visita di Smiley. Eccoli accontentati!

L’ho fatto per divertimento.
L’ho fatto per divertimento.
L’ho fatto per divertimento.


Addio, autori del film!
(voto 5+/10)



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