domenica 14 aprile 2013

MOSQUITO, UN DISCO CHE VA GIU’ COME UN MOJITO


Yeah Yeah Yeahs “Mosquito”
Genere: on the rocks
Provenienza: NYC, USA
Se ti piacciono ascolta anche: Garbage, Kills, Metric, Sleigh Bells, Ting Tings

Premetto che io adoro gli Yeah Yeah Yeahs e adoro ancor di più la loro cantante Karen O, di recente dedicatasi con successo anche al lavoro sulla colonna sonora di Nel paese delle creature selvagge e sentita pure in Frankenweenie e Millennium - Uomini che odiano le donne. Adoro la voce di Karen O al punto che potrebbe persino cantare le canzoni di Vasco Rossi e mi piacerebbero.
Credo.
Tra i motivi per cui adoro gli Yeah Yeah Yeahs e grido Yeah Yeah Yeah ogni volta che li sento è che sono un gruppo in costante evoluzione. Dopo il folgorante disco d’esordio Fever to Tell, uno dei migliori album rock’n’roll dei primi Anni Zero, avrebbero potuto replicare la fortunata formula all’infinito e vivere alla grande di rendita fino ad oggi. Invece già con il successivo Show Your Bones hanno provato una strada diversa, verso un suono più evoluto e variegato e con il terzo It’s Blitz hanno cambiato ancora andando in un’esaltante direzione electro-dance-rock. L’album numero 4 Mosquito segna adesso una avventura nuova, esperimenti diversi e un sound ancora più contaminato.

Grazie all'aiuto delle canzoni contenute in Mosquito, ecco come preparare qualche cocktail musicale perfetto per la primavera/estate:

“Sacrilege”: mescolare atmosfere sognanti, aggiungere un coro gospel per donare un retrogusto corposo e servire il tutto con un video bollente che vede protagonista una Lily Cole (quella di Parnassus e The Moth Diaries) ninfomane.



Effetti collaterali provocati dalla bevuta
combinata di questi cocktail.
“Subway”: cocktail perfetto per un viaggio in metro, ma volendo può essere riciclato anche per una bevuta in treno. Tanto mica guidate voi. Sconsigliato invece per i conducenti di metro e treni. I controllori possono invece abbeverarsi, almeno risulteranno più tranquilli e meno cagacazzo.

“Mosquito”: bevanda più sanguigna e tradizionalmente rock, è l’ideale per i vampiri. Se non siete dei sucasangue, accontentatevi di succhiarla in uno dei prossimi episodi di True Blood o The Vampire Diaries, o di entrambi, con quel ritornello che ripete “suck your blood” che vi si conficcherà in testa e non vi lascerà fino alla fine dell’hangover.

“Under the Earth”: long drink dal ritmo funky rallentato, sembra una versione più leggera e pop dei drink malati dei Public Image Ltd. di Johnny Rotten. Va bene per ripigliarsi un attimo e cercare di tornare sobri. Ho detto cercare.

“Slave”: è uno di quei cocktail che cominci a berlo e ti sembra acqua e lo tiri giù d’un colpo e pensi: “Ma sì, tanto non fa niente!” e poi invece ti travolge con il suo crescendo pazzesco, con la voce di Karen sussurrante che ti entra nelle orecchie e ti porta in un’altra dimensione. Bere con cautela: quelli in apparenza innocui sono i cocktail più bastardi, perché sono anche quelli che mandano più in botta.

“These Pats”: un altro cocktail da trip di quelli che all’inizio non si fanno sentire e poi ti pulsano in testa e nel cuore. Una ricetta nuova, preparata percorrendo sentieri ipnotici che gli YYYs non avevano mai percorso prima. Tira una gran botta.

“Area 52”: è uno shottino space rock pronto per mandarti in orbita. Dopo averne bevuti un paio, potreste ritrovarvi a cantare “I Wanna Be Your Dog” al karaoke.

“Buried Alive”: agitare un rock meticcio con una spruzzatina di rap fornito da Dr. Octagon, meglio noto come Kool Keith. Un esperimento interessante, però è un cocktail dal sapore strano. Fate attenzione perché non è adatto a tutti i palati.

“Always”: long drink lento e dagli effetti onirici dalle parti della splendida bevanda “Strange Love”, servita da Karen O sui titoli di coda del Frankenweenie di Tim Burton.

Attenzione il giorno dopo al mal di testa da hangover.
“Despair”: cocktail che nasce come variante più soft del loro storico drink “Maps”. È simile al Negroni sbagliato che, con lo spumante al posto del gin, rappresenta una versione leggera del Negroni vero e proprio.

“Wedding Song” è emozione pura per il palato. Da tenere per il gran finale della serata. Si accompagna molto bene con un dolce.

In chiusura, Mosquito è un disco che regala una bella sbronza. Non la migliore mai offerta dagli Yeah Yeah Yeahs, barmen autori in passato di cocktails ancora più raffinati e steccanti, ma comunque una ciucca di quelle che sì, ogni tanto ci vanno e fanno pure bene. Anche se il mattino dopo potreste non pensarla alla stesso modo.
(voto 7/10)


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