domenica 24 gennaio 2016

Non essere cattivo con il cinema italiano





Non essere cattivo
(Italia 2015)
Regia: Claudio Caligari
Sceneggiatura: Claudio Caligari, Francesca Serafini, Giordano Meacci
Cast: Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Silvia D'Amico, Roberta Mattei, Valentino Campitelli, Alice Clementi
Genere: romano de Roma
Se ti piace guarda anche: Trainspotting, Amore tossico, L'odore della notte

Il cinema italiano fa schifo!
Lo so, fa fico dire così, però non è vero. Anzi, scusatemi, ma è una grandissima stronzata!
Certo, ogni anno escono un sacco di film italiani. Quanti? 100? Forse anche di più? È ovvio che non tutti sono dei capolavori o anche solo dei lavori degni di nota. Ci sono un sacco di produzioni al limite dell'amatoriale, o al massimo semi-professionali, che fin dal trailer fanno mettere le mani tra i capelli.
Certo, ci sono anche un sacco di commediole romantiche che si basano più che altro sul nome del protagonista, in genere Raoul Bova o Luca Argentero, oppure... no, basta. Tutte le commediole romantiche oggi le girano loro due. D'altra parte in Italia il duopolio va sempre di moda.
Certo, ci sono ancora i cinepanettoni o simil-cinepanettoni. E qualcuno ha menzionato Checco Zalone?
No, non io.


Certo, di schifezza in giro ce n'è tanta, cosa che però vale anche per le altre cinematografie, solo che spesso dalle nostre parti ci arrivano più che altro le pellicole più acclamate, e quindi c'è una selezione di partenza alla base. Oddio, ci sono pure un sacco di film stranieri notevoli che dalle nostre parti non arrivano mai, se non sottotitolati in rete, ma questo è un altro discorso...

Certo, tutte queste cose sono vere. Ciò nonostante, il cinema italiano secondo me è al momento tra i più vitali del mondo, addirittura. O almeno, considerando che le giornate sono pur sempre fatte di 24 ore e che non si può guardare tutti i film provenienti da tutte le parti del mondo, tra le pellicole più meritevoli che ho visto negli ultimi tempi, ce ne sono diverse made in Italy. Non lo dico per fare il discorso entusiastico alla Matteo Renzi, o quello patriottico alla Giorgia Meloni/Matteo Salvini. Sono italiano, ma il campanilismo non è mai stata una roba mia. Dico solo che se, su 10 pellicole americane viste magari me ne sono piaciute 2 o 3, su 10 pellicole italiane viste me ne sono garbate 4 o 5. Il rapporto quantità/qualità è quindi a favore del nostro cinema, non so se mi sono spiegato.

Al di là del mio gusto personale, a testimoniare un buon stato di forma da parte del cinema italiano ci sono i riconoscimenti internazionali. Per quanto non possano valere quanto il mio gusto personale, sia chiaro. Paolo Sorrentino, tanto per fare un nome a caso, ancora fresco di Oscar portato a casa nel 2013 per La grande bellezza, quest'anno zitto zitto con il suo nuovo Youth - La giovinezza ha trionfato agli European Film Awards e s'è pure guadagnato un paio di nomination ai Golden Globe, più una agli Oscar, seppure nella categoria di miglior canzone con un pessimo pezzo di pop lirico. E questo nononostante le critiche più feroci ai suoi ultimi lavori siano arrivate proprio dall'Italia. Invidia? O solito atteggiamento provinciale che quando uno ce la fa all'estero, bisogna per forza di cose smerdarlo?


Nanni Moretti con sua madre, volevo dire con il suo Mia madre ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di film dell'anno dagli snobbissimi francesissimi Cahiers du Cinéma, e non è mica impresa facile visto che hanno dei gusti molto selettivi e particolari. Sorrentino & Moretti hanno inoltre tenuto alta la bandiera del cinema nostrano a Cannes, pur non avendo preso alcuna Palma. Insieme a loro c'era anche Matteo Garrone che, per quanto il suo ultimo Il racconto dei racconti - Tale of Tales non mi sia piaciuto per niente, è uno dei diversi registi italiani apprezzati all'estero e capaci di lavorare con cast internazionali, insieme a Luca Guadagnino, Giuseppe Tornatore, Bernardo Bertolucci, Gabriele Salvatores o allo spernacchiato al discusso Gabriele Muccino, mentre intanto Stefano Sollima si appresta a girare una serie Netflix tratta da Suburra e l'italo-tedesco Giulio Ricciarelli è finito quasi in corsa agli Oscar con il suo Il labirinto del silenzio.

Il cinema italiano ha i suoi problemi, che possono essere il budget, una carenza di sceneggiatori validi, un livello recitativo non ancora all'altezza di quello di altri paesi come, tanto per dire, la Gran Bretagna. Oltre ad avere degli ottimi compositori di colonne sonore, nel nostro paese i buoni registi però non ci mancano di certo. Ce ne sono parecchi validi, in giro, e ce n'erano ancora di più. Parlo al passato non riferendomi tanto ai grandi del passato, quanto a un regista scomparso pochi mesi fa: Claudio Caligari, venuto a mancare il 26 maggio 2015, poco dopo aver ultimato le riprese del suo ultimo film, Non essere cattivo, uscito postumo lo scorso settembre.


Non essere cattivo è stato selezionato per rappresentare l'Italia quest'anno nella corsa agli Oscar, preferito anche a Mia madre di Nanni Moretti, mentre Youth di Sorrentino è stato girato in inglese, quindi non era tra i papabili per la categoria di miglior film in lingua straniera. Alla fine Non essere cattivo non è riuscito a entrare nella rosa dei candidati, forse perché non è un lavoro dal respiro abbastanza internazionale. In ogni caso non so se sia in effetti il miglior lavoro italiano dell'anno, però ha un qualcosa in più. È un film vivo. Ha il valore di un testamento spirituale, ma è privo di retorica.
A volerlo descrivere in maniera veloce, è la storia di due tossici splendidamente interpretati da Luca Marinelli e Alessandro Borghi nella Ostia del 1995.
A volerlo descrivere in maniera ancora più sintetica, ve posso dì: abbrutti, sta robba è 'na bomba!


Lo si potrebbe vendere come un Trainspotting de' noantri, ma sarebbe una definizione limitativa, visto che Non essere cattivo è un'opera estremamente personale. Un film “piccolo” e locale, eppure dotato di una forza grande e universale, in cui Caligari racchiude tutta la sua filmografia. Filmografia che poi è limitata a tre lungometraggi: Amore tossico del 1983, L'odore della notte del 1998 e questo Non essere cattivo. Meno prolifico del Terrence Malick dei tempi d'oro, forse, o forse è solo che in Italia non è semplice trovare i finanziamenti per girare film del genere. D'altra parte ve l'ho detto, non è che nel nostro paese funziona tutto in maniera perfetta. Eppure è comunque un paese in cui una pellicola come questa alla fine, pur tra mille difficoltà, viene realizzata ed esce, magari in sordina però esce. E ci ricorda che Claudio Caligari è morto, ma il cinema italiano è più vivo che mai.
(voto 7,5/10)

Questo post partecipa all'iniziativa organizzata da alcuni blogger in difesa degli animali dell'ambiente delle unioni civili del cinema italiano.
Ecco qui di seguito gli altri siti che aderiscono alla giornata del "Cinema Italiano I Love You".



Solaris: Io sono l'amore
White Russian: Non essere cattivo
Director's Cult: Il volto di un'altra
Mari's Red Room: Shadow
Non c'è paragone: Basilicata Coast to Coast
In Central Perk: Maicol Jecson
Bollalmanacco: Almost Blue
Delicatamente perfido: Italiano medio

14 commenti:

  1. Mi ricordo che quando lo vidi, a caldo, lo avevo apprezzato fin poco rispetto a come lo apprezzo ora dopo averci ripensato un po' su. SIcuramente un buonissimo film!

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  2. E anche in questo caso siamo d'accordo, abbrutto.
    Questo mi preoccupa. E non poco.

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  3. Attori bravissimi, ma il senso di dèjù vu, per me, era troppo forte.

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  4. Un bellissimo film di uno dei registi più malcagati di sempre, a cui hanno negato tutto fino all'ultimo.

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  5. Film davvero intenso, e che sì, dimostra che a saper guardare bene, mettendo da parte le solite commediole, il cinema italiano è ancora grande.

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  6. Io ammetto che non ho mai visto un film di Caligari, che brutto dover recuperare un autore che non è mai stato valutato seriamente per il talento che aveva... :(
    Spero che venga venduto all'estero, dato che con Zalone nun se po' fa'.

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  7. Che non avrebbe avuto speranze di Oscar lo si sapeva, come si sapeva che a Venezia avrebbe suscitato polemiche il fatto di metterlo fuori concorso: il cinema italiano (inteso come industria) si è accorto di Caligari solo dopo morto, ed è questo quello che fa più rabbia. Questo film è un pugno nello stomaco, ma di quelli che fanno bene...

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  8. Sono delle grandi verità quelle del filtro di base rispetto al cinema straniero,e che non tutti i film italiani che escono possono essere validi,ma io quando voglio vedermi un film italiano faccio una gran fatica a trovarne uno decente.Io ci metto della buona volontà,perchè è facile dire "il cinema italiano fa cagare" e basta,ma anche una produzione come "il ragazzo invisibile",di Tornatore,mi presenta degli attori che più cani non si può(protagonista incluso),tanto da farmi passare le buone intenzioni XD
    Dei film di questa lista non vedo nulla che mi attiri.

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  9. Come ho detto dalle parti del Ford, potrebbe essere uno di quei film capaci di suscitarmi aMMore a prima visione, quindi lo guarderò presto :)

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  10. La mia classifica di quest anno aveva un sacco di film italiani, tra cui caligari. Prima volta che mi succede. Garrone ormai ha mostrato di saper narrare storie molto diverse con oserei dire maestria. Secondo me autori come Marcello , diritti, frammartino, anche se in un settore più di nicchia, stanno alzando parecchio la qualità.

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  11. Ecco dimenticavo, il problema degli attori c è, ma il film di caligari mostra come sia superabile. Ovvio che a soffermarsi alle pseudo fiction alcuni nodi vengano al pettine in modo disarmante

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  12. Qualche bella pellicola il cinema in lingua italiana la sforna ancora, ne uscissero più di due o tre all'anno di film interessanti si potrebbe quasi parlare di una ripresa...

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  13. Dovevano proiettare questo film 5 volte al giorno in tutti i cinema italiani non quella mnnezza di cui non farò il nome per nn fargli pubblicità.

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