venerdì 22 gennaio 2016

The Lobster: se trovo la donna giusta, me la ciuccio come un'aragosta





The Lobster
(Grecia, Irlanda, UK, Francia, Olanda, USA e poi basta 2015)
Regia: Yorgos Lanthimos
Sceneggiatura: Yorgos Lanthimos, Efthymis Filippou
Cast: Colin Farrell, Rachel Weisz, Léa Seydoux, Olivia Colman, Jessica Barden, John C. Reilly, Ben Whishaw, Angeliki Papoulia, Ariane Labed
Genere: animalesco
Se ti piace guarda anche: The Leftovers, Black Mirror, Mood Indigo - La schiuma dei giorni, Kynodontas, Alps, Fahrenheit 451

Se vi capitasse, cosa probabile, di dovervi reincarnare in un animale, quale scegliereste?
Io vorrei essere un gatto. Sono i miei animali preferiti. Sono indipendenti. Fanno la pipì e la popò senza aver bisogno di qualcuno che li accompagni. Dormono quasi sempre. Gli piace la pussy. Non combinano un cavolo tutto il giorno e vanno a zonzo per discoteche, bar e locali la notte. Si godono la vita alla grande e, in più, se la godono per 9 volte. Chi se la passa meglio di loro?

Di sicuro non sceglierei l'aragosta, come invece fa il protagonista del film chiamato appunto The Lobster. Certo che per sognare di voler essere un'aragosta bisogna essere proprio delle personcine strane e in effetti il tipo interpretato da un ottimo Colin “panzetta” Farrell in questa pellicola è strano. Più ancora è strano il mondo in cui vive. Un mondo in cui se sei single e hai più di 40 anni, la società ti mette in un angolino...
Okay, forse non è un mondo poi così strano e differente da quello in cui ci troviamo.

"Vietato essere single" è un po' il motto dell'universo in cui è ambientato il film. Anziché usare Meetic o Badoo o Tinder o il nuovo Lovoo, i single vengono messi in un hotel e qui hanno 45 giorni di tempo per accoppiarsi. Se non riescono a trovare un partner, che dev'essere un partner non causale ma quello giusto per loro, vengono trasformati in un animale. In un animale a propria scelta, meglio sottolinearlo. Può sembrare un mondo rigido e invece c'è un'enorme libertà di scelta. Sì, più o meno come in Corea del Nord, dove la gente può dilettarsi con giochi divertenti come questo.


In questo ambiente distopico molto alla Fahrenheit 451 ci fa una sega, Colin Farrell riuscirà a trovare la sua anima gemella, oppure verrà trasformato in un'aragosta?
La prima parte della pellicola procede in maniera molto interessante, quasi comica, seppure non alla Checco Zalone, ma un comico parecchio più grottesco e allucinato. Lo spunto fantascientifico - ma non troppo - ricorda i futuri distopici immaginati dalla serie Black Mirror, per quanto in questo caso l'attenzione non è rivolta all'aspetto tecnologico, e per la disperazione che pervade la sua umanità va in una direzione non troppo distante pure da The Leftovers. Il tutto presenta anche qualche eco dell'immaginario della Sacra Triade Michel Gondry/Spike Jonze/Charlie Kaufman. Il problema è che non riesce a raggiungere i livelli di poesia toccati da questi ultimi, forse perché non vuole farlo. Non è quella la sua intenzione. L'autore è infatti quel bastardone di Yorgos Lanthimos, uno dei registi più spietati del globo insieme a Lars von Trier.


Il regista greco riprende la cattiveria dei suoi precedenti lavori Kynodontas - Dogtooth e Alpeis, portando però questa volta nel suo cinema un pochino di maggiore accessibilità. The Lobster è il suo primo lavoro girato in lingua inglese, con un cast internazionale che, oltre a Colin Farrell, vanta una Rachel Weisz che offre il contributo più “molto umano” al film, le algide Léa Seydoux e Olivia Colman (quella della serie Broadchurch), più altri volti più o meno noti come quelli di John C. Reilly e Ben Whishaw, oltre alla sua interprete feticcio Angeliki Papoulia e a una delle giovani attrici più da tener d'occhio in circolazione, Jessica Barden, già vista in Tamara Drewe, Hanna e Via dalla pazza folla, che qui interpreta la ragazza con l'epistassi...

Episcooosa?

Ok, la ragazza che perde sangue dal naso, capito adesso?


Ogni single dell'hotel ha un tratto distintivo che lo caratterizza, che può essere l'epistassi, pardon il perdere sangue dal sangue, come la miopia, l'essere mezzo zoppo o il non provare alcun sentimento umano. Cose di questo tipo. Per trovare un partner è necessario avere un tratto in un comune con l'altro. C'è però qualcuno che si oppone a questo dogmatico e animalesco rito di accoppiamento?
Sì, e nella seconda parte del film scopriamo chi.

ATTENZIONE SPOILER
Il problema della pellicola, o più che altro il problema mio con la pellicola, è che nel secondo tempo sembra volersi dirigere per forza verso la storia d'amore. Verso quell'accoppiamento obbligato proposto nell'hotel. La love story tra Colin Farrell e Rachel Weisz è molto particolare e fuori dagli schemi, proprio come tutto il film, peccato che non riesca a emozionare. O almeno con me non è riuscita a farlo. Lanthimos non è uno da storia d'amore e qui lo conferma. Il suo è un cinema troppo freddo. Con The Lobster ha cercato di essere più comunicativo, si veda ad esempio l'uso della voce fuori campo che è utilissimo, altrimenti si farebbe davvero fatica a capirci qualcosa di questo folle mondo, ma allo stesso fa perdere un po' di fascino e di mistero al lavoro.


Con The Lobster Lanthimos ha cercato anche di essere un pochino più romantico, ma senza riuscire ad abbandonarsi del tutto ai sentimenti. Il regista continua a restare un gran figlio di buona donna, sia detto con tono amichevole, e preferisce non concedere molto allo spettatore. Preferisce giocare sul non detto, sul non sentito (la scena in cui viene suonata pianissimo “Where the Wild Roses Grow” di Nick Cave & Kylie Minogue) e sul non visto (il finale). Un finale che ognuno può leggere nella maniera che preferisce, ma che a mio parere è meno spietato di quanto possa sembrare a prima vista, visto che non vedere la merda di mondo in cui vivono può rappresentare per i protagonisti una liberazione, più che una punizione.
FINE SPOILER

"Hey, ma queste sono le Spice Girls... alza un po' il volume!"

Per quanto mi riguarda, il miglior lavoro di Yorgos Lanthimos resta Kynodontas - Dogtooth. Questo The Lobster è comunque un buon tentativo di rivolgersi a un pubblico più ampio, senza perdere la propria folle e perversa visione. Un tentativo ricchissimo di spunti interessanti, più della maggior parte delle pellicole in circolazione (ma non delle serie tv), a cui eppure per poter essere considerato riuscito in pieno manca qualcosa. Cosa?
Forse il cuore. Quando Lanthimos riuscirà a farlo battere all'interno del suo cinema, senza snaturarsi, allora ci consegnerà il suo capolavoro assoluto. Se proprio non ce la farà, la punizione per lui è già pronta: verrà trasformato in un'aragosta.
(voto 7/10)


11 commenti:

  1. Tutto funziona al meglio, perfino il da me odiato Colin, peccato che una volta usciti dall'hotel ci si perde e ci si allunga troppo, alla ricerca di un'emozione che non arriva.
    Qui, per fortuna, siamo d'accordo :)

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  2. Mi è piaciuto un pelino più che a te, ma concordo sulla prima parte ottima e sul finale sbrodolato. Del regista, però, devo recuperare altro!

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  3. Il film mi sembra interessante ma non l'ho ancora visto. Il titolo della recensione stavolta è azzeccatissimo ;)

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  4. Kynodontas è una bomba assoluta, spero che mi piaccia anche questo...

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  5. Stupisciti: a questo giro concordiamo.

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  6. Non l'ho ancora visto, ma spero che Lanthimos mi faccia almeno un pò incazzare. ;)

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  7. Mi sembrava parecchio interessante e penso che prima o poi lo recupererò... me ne hanno parlato benissimo in molti...

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  8. Anche io mi trasformerei in un gatto, anche una tigre o un leone non sarebbero male. Ottima l'idea ma come hai detto anche tu manca l'emozione per essere un film sentimentale...

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  9. io l'ho trovato poco coinvolgente... e troppo, troppo strano!

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  10. La distopia descritta è così radicata in ognuno dei personaggi che, anche una volta usciti dall'hotel, l'incapacità di esprimere sentimenti autentici resta eccome, tanto è che sovviene il dubbio: la loro è una storia d'amore autentica oppure entrambi hanno perso la capacità di esprimere, se non addirittura di provare, veri sentimenti?

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