venerdì 29 aprile 2016

M83, PJ Harvey, Lumineers, Last Shadow Puppets etc. - La musica di aprile 2016





Prosegue l'annus horribilis della musica mondiale, dove a segnalarsi sono più i lutti e le delusioni che non i grandi dischi.
Questo mese non ha certo segnato un'inversione di tendenza. Tutt'altro. Qualche buon album è anche uscito, ma a prevalere purtroppo sono ancora la morte (quella di Prince) e il diludendo.

M83 “Junk”

Cosa fare, dopo un album capolavoro, anzi addirittura un doppio album capolavoro come “Hurry Up, We're Dreaming”, quello con la hit “Midnight City”, quello ampiamente usato come colonna sonora dal film Suburra, quello che ancora oggi a 5 anni dalla sua uscita suona epico come poche altre cose al mondo?
I francesi M83 hanno deciso di compiere la mossa più coraggiosa: cambiare del tutto strada. Il nuovo “Junk” suona parecchio differente rispetto alle loro cose precedenti. Un tocco di epicità e di futurismo nel sound non manca, solo che qui suona tutto più leggero e pop. A mancare è però l'immediatezza del pop. Quasi tutti i brani presenti suonano pasticciati, iper-prodotti, confusi e infelici. Unici pezzi degni di nota: “Laser Gun” e “Go!”. 2 su 15, un po' pochino. Per il resto, tra echi Disco anni '70 e momenti maggiormente d'atmosfera ma più che altro da soft-porno e nemmeno di quelli arrapanti, a questo giro di danze gli M83 finiscono per suonare una versione poco ispirata dei loro compaesani Daft Punk ed Air. Può darsi che un giorno questo album verrà rivalutato e sarà considerato il loro grande capolavoro. Solo che oggi non è ancora arrivato quel giorno.
Applausi per non aver riposato sugli allori e per non essersi limitati a replicare il precedente celebrato disco, peccato che il risultato finale tenga fin troppo fede al titolo:”Junk”, ovvero “ciarpame”.
(voto 5/10)



Lumineers “Cleopatra”
Ci sono gruppi che, dopo un disco di successo, hanno il coraggio di cambiare rotta, e c'è invece chi preferisce proseguire sulla stessa strada. Di norma starei dalla parte dei primi, ma questo mese no. Gli M83 hanno osato, però il loro nuovo album si può dire tutto fuorché riuscito. I Lumineers invece non hanno rinnegato la loro hit più nota “Ho Hey” e hanno anzi cercato di ricrearla con il nuovo singolo “Ophelia”, molto simile. Molto simile e molto bella. Il resto dell'album “Cleopatra” procede bene o male nella stessa direzione, quella di un piacevole pop dalle tinte folk e country. Non sarà un disco innovativo o coraggioso, però chissene. Se il nuovo degli M83 mi fa venire voglia di dimenticarlo e il nuovo dei Lumineers mi fa venire voglia di risuonarlo, per una volta preferisco chi alla strada nuova preferisce quella vecchia.
(voto 6,5/10)



Last Shadow Puppets “Everything You've Come to Expect”
I Last Shadow Puppets sono il progetto parallelo di Alex Turner degli Arctic Monkeys, realizzato in collaborazione con Miles Kane, ex leader dei Rascals, band sopravvissuta per un breve periodo, e oggi artista solista. Il loro primo album “The Age of the Understatement” era venuto fuori nel 2008, anche se sembrava uscito dritto dagli anni '60. Un gioiellino fuori dal tempo che pareva destinato a essere un oggetto unico, irreplicabile. E invece no. E invece il loro secondo lavoro “Everything You've Come to Expect” non lo fa rimpiangere. Miracolo.
Pronti per scoprire uno dei primi (pochi) seri candidati al titolo di miglior album dell'anno?
Via.

Si inizia con il giro di chitarra ipnotico e ossessivo alla “Street Spirit (Fade Out)” dei Radiohead mandata all'acceleratore del primo brano “Aviation”, che vola subito alto e come un aereo Pan Am ci conduce dritto nei 60s più cool e stilosi di “Miracle Aligner”, seguita da una “Dracula Teeth” che a dispetto del titolo sarebbe la colonna sonora ideale, più che di un horror, di una pellicola bondiana. Altroché Sam Smith.
La title track “Everything You've Come to Expect” tiene invece fede al suo titolo: questo nuovo disco dei Last Shadow Puppets è tutto ciò che ci si poteva aspettare da loro. E pure di più, come dimostra il primo singolo “Bad Habits”, un inno rock tirato che non sfigurerebbe in un album degli Arctic Monkeys e si discosta un pochino dal restante materiale, molto delicato e retrò. Cosa volere di più?
Non c'è una nota fuori posto. Non un pezzo che non sia un incanto. Più che un disco, un sogno a occhi aperti.
(voto 7,5/10)



PJ Harvey “The Hope Six Demolition Project”
Premettendo che PJ Harvey è incapace di realizzare dischi brutti, questo suo nuovo album però è un po'...
MEH!
Si tratta di un lavoro, o meglio di un progetto ricco di testi impegnati, brani stratificati e di non immediato impatto, che probabilmente farà impazzire la critica. Sì, però dove sono le emozioni? E dove sono le grandi canzoni? Sembra di stare a sentire un remake in tono minore del precedente osannato (anche da queste parti) “Let England Shake”.
Nel 2016 dei lutti e delle delusioni, anche PJ a questo giro non mi ha convinto un granché. È vero che l'anno bisesto è un anno funesto, però cari Radiohead non osate tradirmi pure voi!
(voto 6/10)



All Saints “Red Flag”
Ma voi negli anni '90 preferivate le Spice Girls o le All Saints?
E non ditemi che vi facevano schifo tutt'e due, che mi incazzo!
Io sono sempre stato un fan delle Spice Girls, fin dalla prima volta che ho sentito quel Yo, I'll tell you what I want, what I really really want, so tell me what you want, what you really really want piazzato all'inizio di “Wannabe”, quindi quando sono venute fuori le All Saints le ho guardate un po' con diffidenza. Zitte zitte hanno però saputo poco alla volta conquistarmi pure loro, anche perché un pezzo come “Pure Shores” le Spice se lo sono sempre sognato, e diciamolo. A quasi 20 anni di distanza, ma diciamolo!
19 anni dopo il loro disco d'esordio “All Saints” e 10 dopo il loro ultimo album “Studio 1”, Melanie Blatt, Shaznay Lewis e Nicole e Natalie Appleton sono tornate insieme, anticipando la vociferata ma non ancora concretizzatasi reunion delle ex (forse ex) rivali Spice Girls, e un pezzo che è al livello di “Pure Shores”, o quasi, l'hanno tirato fuori di nuovo: il primo singolo “One Strike”. Il resto dell'album procede in maniera discontinua, tra qualche ballata ruffianotta e qualche pezzo riempitivo, ma tutto sommato è un lavoro che non punta al mero revival anni '90, né a scimmiottare i suoni del momento. Si può considerare un buon disco pop e basta.
(voto 6,5/10)



ZAYN “Mind of Mine”
Zayn Malik è quello famoso per aver mollato gli One Direction ed essersi messo insieme a Gigi Hadid. Chiamatelo scemo!
E la musica, che posto trova la musica in tutto questo?
Farsi Gigi Hadid dovrebbe essere considerata una professione a tempo pieno, ma Zayn tra una trombata e l'altra è riuscito a ritagliarsi un po' di tempo anche per registrare il suo album d'esordio solista. Il fatto che a livello di suono prenda parecchio le distanze dal pop bimbominkioso degli One Direction è il segno di una buona personalità. Il fatto che scimmiotti l'R&B di Frank Ocean e The Weeknd, finendo per suonare come l'ultimo Justin Bieber, è un po' meno un segno di personalità, ma comunque il risultato finale non è malaccio. “Mind of Mine” è un album di pop-R&B leggermente venato di elettronica e dubstep che suona sexy, come la colonna sonora ideale per fare all'amore con Gigi Hadid. D'altra parte, è quello il suo impiego numero uno.
(voto 5,5/10)



Autolux “Pussy's Dead”
Un album che inizia con un brano che nel ritornello dice “It's oh so sad to be happy all the time” io non posso fare a meno di adorarlo. È più forte di me. Sono le parole più vere sentite quest'anno.
Tutto il terzo disco dei losangelini Autolux in generale è una folgorazione. “Pussy's Dead” è psichedelia per l'anno 2016. Un misto tra suoni alternative rock e melodie pop sognanti, con un leggero tocco di elettronica, per quello che rappresenta un trip sonico, ma non dico subsonico che poi quelli fanno partire le accuse di plagio, e per quello che rappresenta un disco che io vi consiglio di non perdervi. Poi non dite che non vi avevo avvisato.
(voto 7,5/10)



Ben Harper and the Innocent Criminals “Call It What It Is”
All'interno di Ben Harper convivono due anime. Una è quella più rockettara. Quella capace di regalare pezzi esaltanti come “Pink Balloon”, che in questi giorni si sente parecchio come soundtrack di un passatissimo spot tv. L'altra anima di Ben Harper è quella più riflessiva, più acustica, più... noiosa.
Pure all'interno dell'album “Call It What It Is” convivono due anime. Peccato che quella più rockettara, al di là dell'illusorio singolo “Pink Balloon”, si intraveda a malapena in un paio di altri brani. Per il resto a prevalere sono le ballatone, i lentoni, e soprattutto gli sbadiglioni.
(voto 5+/10)



Deftones “Gore”
Una volta i Deftones mi gasavano 'na cifra. Adesso a tratti mi sembrano quasi inascoltabili.
Sono cambiato io, o sono cambiati loro?
(voto 5/10)



Weezer “Weezer (White Album)”
I Weezer li ho sempre visti come i Beach Boys del pop-punk. Un gruppo molto californiano, capace di coniugare le armonie vocali del gruppo di Brian Wilson con un tocco più “chitarroso” in linea con l'alternative-rock anni '90. Da “Buddy Holly” a “Hash Pipe” i Weezer sono sempre riusciti a tirare fuori qualche pezzo contagioso e anche a questo giro una manciata di singoli validi li hanno azzeccati: “Thank God for Girls” (quello con la geniale copertina con Papa Francesco), “King of the World” e “L.A. Girlz”. Il resto del loro ultimo album è però giusto un contorno, ricco di riempitivi più che di brani da ricordare. Li si ascolta ancora con piacere, e quest'estate suoneranno probabilmente pure meglio, però certo che 'sta volta si potevano sbattere un po' di più, 'sti Beach Boys del pop-punk.
(voto 6-/10)



Canzone del mese
Strumbellas “Spirits”
Un pezzo più contagioso di una malattia venerea.
E anche l'inno indie-pop perfetto della collezione primavera/estate 2016.



Il peggio del mese
Zucchero “Partigiano Reggiano”
Di solito viene accusato di plagio. Con il suo nuovo singolo “Partigiano Reggiano” Zucchero rischia invece la denuncia per uso improprio del proprio nome. Dal Consorzio del Parmigiano Reggiano?
No, dall'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia.

9 commenti:

  1. Mi fido alla cieca sugli M83 e i Lumineers, che adoro ma di cui ho ascoltato solo la bellissima Ophelia. Sempre simili, vero, ma se cambiano troppo io poi mi perdo. Come con gli Imagine Dragons, per dirti, che si divertono a passare da un genere all'altro e poi, in radio, faccio fatica a riconoscerli...

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  2. "Spirits" tormentone istantaneo, per adesso mi piace ma finirò per odiarlo. :)
    Comunque nella tua selezione ci sono tanti dischi dai quali mi aspettavo decisamente di più, anche perché sono tutti gruppi che in passato ho apprezzato tantissimo. Prima di un giudizio definitivo mi concederò ancora qualche ascolto.

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  3. Junk l'ho ascoltato qualche giorno fa, mentre stavo in macchina. Come musica di sottofondo non è nemmeno malaccio, ma niente di particolare.

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  4. D'accordo sui Last Shadow Puppets, devo ancora trovare il tempo per Ben Harper... Quanto a Zucchero, direi che il vizietto non l'ha perso neanche stavolta, ascoltare per credere: https://www.youtube.com/watch?v=OFedErr2EqY

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  5. Eppur in Italia e precisamente a Pisa è uscito qualcosa di buono da un ragazzo che si chiama come un panettone e dove la sua "Prima o poi ci passerà" fosse scritta in inglese e firmata Daft Punk diventerebbe canzone dell'anno...

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    1. Il ragazzo-panettone lo sto sentendo in questi giorni...
      Può darsi che se ne riparli il prossimo mese. ;)

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  6. Non sapevo che Zayn stesse con la Hadid.
    Meriterebbe un paio di mosse di wrestling. ;)

    Detto questo, soprassiedo su Ben Harper e quasi mi tocca essere d'accordo sugli Strumbellas.

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  7. Gli Strumbellas non li consiglerei nemmeno al mio peggior nemico (o forse si, se voglio essere proprio bastardo). PJ ha inanellato l'ennesimo capolavoro, Deftones e Ben Harper si sono fatti valere con due ottimi dischi, i Last Shadow Puppets hanno mortificato il loro bell'esordio con un disco di plastica, buono solo per gli apericena di corso Como. Detto questo, ti voglio bene lo stesso :)

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  8. polly jean ha fatto il suo miglio lavoro dai tempi di "to bring you my love", altro che palle...

    beppe

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