lunedì 22 agosto 2016

Serie d'estate dimenticate





Chi l'ha detto che le serie estive fanno schifo e non sono all'altezza di quelle dell'autunno/inverno?
Nessuno, e infatti sono una figata e quest'anno in particolare ne sono arrivate un sacco di notevoli, insieme a qualcuna magari un po' meno entusiasmante.
Per fare il punto della situazione – non che qualcuno l'avesse richiesto, comunque – ecco una rassegna breve, ma nemmeno troppo, di serie per lo più estive passate sugli schermi di Pensieri Cannibali nel corso delle ultime settimane.

Bojack Horseman
(stagione 3)

Non dico che BoJack Horseman cambierà del tutto le vostre vite - cosa comunque che potrebbe succedere -, però se non altro vi farà vedere un mondo differente con occhi differenti. Un mondo in cui gli umani convivono con degli animali antropomorfi, come se fossimo dentro una serie di Seth MacFarlane portata all'estremo, osservato attraverso le vicende di un uomo-cavallo, BoJack Horseman, attore noto come protagonista di una celebre sitcom anni 80, Horsin' Around, la cui carriera è poi proseguita più tra bassi che tra alti. Fino alla terza stagione, almeno.
Cosa succede nella terza stagione, persino più bella delle già notevoli due precedenti?

ATTENZIONE SPOILER
Succede che il film con cui BoJack si è rimesso in sella in ambito cinematografico, Secretariat, si rivela un lavoro acclamato da pubblico e critica, al punto che il nostro (anti)eroe rischia persino di essere candidato agli Oscar, al fianco di divi come Jerj Clooners e Brad Poot. Il grande quesito legato a questa stagione potrebbe quindi sembrare che sia: “Ce la farà BoJack ha ottenere la nomination dell'Academy?”. In realtà la vera domanda resta sempre quella delle prime due stagioni e che lo rende una specie di Don Draper animato: “Riuscirà finalmente BoJack a trovare un attimo di felicità?”.
FINE SPOILER

Il fascino di una serie cult come BoJack Horseman è difficile da descrivere a chi non l'ha mai vista, o a chi magari non è rimasto folgorato dalla sua prima puntata. Personalmente a me ha stregato fin dal primo istante, fin da quella sigla che è tra le più spettacolari mai realizzate, e non parlo solo di serie animate. Va però detto che è una serie di quelle con cui si entra sempre più in contatto episodio dopo episodio, grazie all'affezione che si crea con i personaggi, con il suo stile dolceamaro più amaro che dolce, con il suo singolare umorismo ricco di malinconia più che voglia di fare qualcosa di politically correct fine a se stessa, e pure con le sue frasi ricorrenti, tipo il tormentone “Suck a dick, dumbshits!” tirato fuori da Sarah Lynn, la baby diva diventata celebre al fianco del protagonista nella sitcom Horsin' Around e poi trasformatasi in una star “scandalosa” alla Miley Cyrus/Lindsay Lohan. Ciò che rende BoJack Horseman davvero grande, la serie animata fondamentale da vedere oggi come I Simpson, I Griffin e South Park ai loro tempi d'oro, è però forse la cura nei dettagli. È la sua profondità. Non solo a livello di tematiche esistenziali è il cartone animato più maturo e meno bambinesco mai visto, ma è anche un vero e proprio mondo tutto da esplorare, compresi i poster che compaiono sugli sfondi o le t-shirt indossate dai personaggi. Particolari che a un primo sguardo possono passare inosservati, ma prestando attenzione si possono cogliere un sacco di chicche nascoste all'interno di ogni scena.


La terza stagione poi è stata graziata da alcuni episodi davvero meravigliosi: su tutti il quarto, geniale, ambientato nel mondo sott'acqua, che pare una versione ancora più eccentrica e velata di tristezza di Anomalisa di Charlie Kaufman.


E poi l'undicesimo episodio, quello in cui BoJack e la teen idol Sarah Lynn si ubriacano e si strafanno di brutto. La rappresentazione dell'autodistruzione e del male di vivere più devastante, folle e geniale che mi sia mai capitato di vedere, non solo in un cartone animato. E anche la più toccante perché, dietro la bidimensionalità dei suoi disegni, BoJack Horseman è la serie più profonda oggi in circolazione.
(voto 8,5/10)


BrainDead
(stagione 1)

BrainDead vi farà saltare la testa per aria. Intendo in senso positivo. Questa serie è infatti un miscuglio talmente assurdo e originale di generi, che il vostro cervello farà fatica a classificarla secondo i soliti schemi mentali e quindi fate attenzione!
Cosa c'è dentro BrainDead?
Forse farei prima a dirvi quello che non c'è, però scelgo comunque di dirvi quello che c'è. In BrainDead potete trovare per prima cosa Mary Elizabeth Winstead, una delle migliori attrici indie e horror oggi in giro nella scena del cinema indie e horror. In BrainDead vi è poi una forte componente politica. Avete sentito la parola “politica” e state pensando di farvi saltare la testa per aria di vostra spontanea volontà? Wait a minute, guys, wait a fuckin' minute. BrainDead fa satira politica su democratici e repubblicani e, mentre siamo in piena corsa presidenziale Clinton v Trump non c'è niente di più cool e trendy. Altroché Batman v Superman. L'argomento inoltre è affrontato in maniera molto leggera ed estiva, con un piacevole tocco glamour non privo di risvolti sentimentali che sembra di stare dalle parti di Scandal.
Più che una serie politica, comunque, è una serie comedy e inoltre ha una componente sci-fi-horror-splatter sorprendente, mentre i riassunti di quanto è successo negli episodi precedenti sono realizzati in chiave musical manco fossimo dentro Galavant e tutte queste componenti messe insieme in maniera non casuale ma clamorosamente efficace rendono BrainDead un prodotto all'infuori delle facili catalogazioni. La serie più sorprendente e letteralmente... esplosiva dell'estate.
(voto 7,5/10)

Preacher
(stagione 1)

Sai, tutti dicono che non deve avere un senso. Cioè, è proprio quello il punto. Ma secondo me è solo una scusa per la pessima narrazione. Non vendermi merda dicendo che è oro, ok? Sarò anche fumato, ma non sono strafatto. Capisci cosa intendo? La trama conta.” Con queste parole Cassidy in un episodio di Preacher liquida il cinema dei fratelli Coen e in particolare Il grande Lebowski, film da lui giustamente massacrato anche in un'altra puntata, dove l'ha definito “un film di merda”. In quel momento mi sono alzato davanti allo schermo e gli ho fatto una standing ovation di 10 minuti.


Le parole di Cassidy sono però perfette anche per definire il mio rapporto con la serie di cui è uno dei protagonisti. Preacher pare infatti scritta del tutto a caso e al suo interno si muovono dei personaggi messi insieme sempre del tutto a caso. La nota positiva è che un paio di questi personaggi sono degli idoli assoluti. Il citato Cassidy, il vampiro più esaltante dai tempi di Spike in Buffy, interpretato da Joseph Gilgun già visto in Misfits, e poi Tulip, nei cui panni troviamo una delle attrici potenzialmente migliori dei prossimi 10 anni: Ruth Negga, pure lei apparsa in alcuni episodi di Misfits.


Peccato che il protagonista sia invece l'odioso Jesse Custer interpretato dall'odioso Dominic Cooper. E peccato che gli autori della serie Evan Goldberg, Seth Rogen e Sam Catlin, nel loro cazzeggio a tratti simpatico e a tratti solo assurdo, sembra si dimentichino che certe situazioni magari nel fumetto da cui Preacher è tratto potrebbero funzionare, mentre in una serie tv un po' meno.
La prima stagione procede così tra alti e bassi, buone intuizioni ed epic fail, personaggi strepitosi e altri quasi del tutto inutili o semplicemente noiosi, scene intriganti e scene senza senso. Proprio come in un film dei fratelli Coen.
(voto 5,5/10)

"Pure io avevo osato parlare male di Preacher.
Ed ecco la fine che mi hanno fatto fare..."

Roadies
(stagione 1)

Facile raccontare le vite delle rockstar. I loro eccessi, i loro capricci, i loro lampi di genio. A Cameron Crowe, che ha iniziato la sua carriera nello showbiz come giornalista musicale per riviste come Rolling Stone e Playboy, interessa però parlare pure di qualcos'altro. Di quelle persone che per un certo periodo attraversano, accarezzano le vite super glamour delle rockstar. L'aveva fatto nel semibiografico Almost Famous – Quasi famosi e lo fa ancora adesso con la sua prima incursione sul piccolo schermo, nella serie da lui creata Roadies. Questa volta non si parla di giornalisti o groupies, bensì di... roadies, come si può intuire dal titolo stesso. I roadies sono i tipi che si occupano del dietro le quinte di un concerto rock. In pratica questa è una serie che parla di un ambiente lavorativo, di quelle che vanno molto di moda negli ultimi anni da The Office a The Newsroom, con l'aggiunta di una forte componente musicale. Cameron Crowe nel corso degli episodi come accompagnamento si diverte a infilare dentro tutti i pezzi che probabilmente hanno suonato di più nelle sue cuffiette negli ultimi tempi, con canzoni sia di ieri che di oggi e sia rock che di altri generi, e il genuino amore per la musica e per tutto ciò che le gira attorno traspare in ogni momento ed è la cosa migliore di questa serie.
Roadies per certi versi è un prodotto pieno di difetti e di cliché, ha uno spirito fuori dal tempo che lo fa apparire come una serie molto anni '90 e non propone niente di nuovo. Eppure non è difficile affezionarsi ai suoi personaggi, in particolare alla confusione esistenziale fatta persona interpretata dall'efficace prezzemolina Imogen Poots e dell'Englishman serioso e per nulla rocknroll nei cui panni c'è Rafe Spall, oltre che al suo stile ricco di malinconia. Perché non c'è niente di più malinconico oggi della musica rock, un genere che ormai ha dato il suo meglio negli scorsi decenni, ma che ancora può tirare fuori qualche zampata vincente.
La scrittura di Cameron Crowe non sarà al livello di quella del suo glorioso passato e la qualità dei dialoghi non raggiungerà il livello di un Aaron Sorkin attuale, però se non altro qui mostra un apprezzabile ritorno alle sue origini rock, dopo le poco azzeccate incursioni nel cinema famigliare e mainstream del mediocre La mia vita è uno zoo e del tragico Sotto il cielo delle Hawaii, e in ogni episodio c'è sempre almeno una scena, una frase, una canzone o un particolare che ti fanno realizzare di non aver sprecato un'ora della tua vita, ma di aver visto qualcosa a suo modo bello e significativo. Welcome back, Cameron.
(voto 6,5/10)

The Night Of
(stagione 1)

Che nottata!
Ho iniziato a guardare The Night Of convinto che si potesse trattare di una serie thriller piuttosto convenzionale. Il classico caso di murder story criminale come ne sono già state fatte tante e invece...
The Night Of non sarà qualcosa di rivoluzionario o mai visto prima, però ha la capacità di tenerti incollato fin dal primo istante allo schermo. Il pilot è folgorante, tra momenti poetici e una escalation di tensione come non ne vivevo da tempo. Il prosieguo è poi altrettanto avvincente e prende altre direzioni. Il caso di per sé sembra piuttosto semplice da risolvere. Tutte le prove conducono a un solo indiziato, il Bossetti della situazione. Come in The People v. O. J. Simpson: American Crime Story lo sviluppo riesce a essere costantemente avvincente e la serie si sviluppa via via verso il legal e verso la prison story e il tutto condotto a sorpresa con uno stile molto omogeneo. Ciliegina sulla ricca torta le ottime performance del cast, in cui svetta un John Turturro versione avvocato in odore di Golden Globe ed Emmy Award.

"In un'aula di tribunale potrei difendere chiunque. Ma Cannibal Kid proprio no."

Tenera è la notte, diceva Francis Scott Fitzgerald tempo fa e pure i Blur più di recente, ma certo non lo è per il protagonista di questa imperdibile mini serie HBO. Per scoprire cosa gli capita, cominciate a guardare il pilot di The Night Of. Andrete avanti all night long.
(voto 8/10)

Tutto può succedere
(stagione 1)

Tutto può succedere, persino di guardare una fiction Rai. E pure una fiction Rai in cui ci sono canne, coppie multirazziali e baci lesbo in prima serata. C'è da dire che è una cosa che negli ultimi tempi mi sta capitando un po' troppo spesso, si vedano anche Braccialetti rossi e Baciato dal sole, cosa che mi fa dubitare sempre più delle mie capacità mentali, però in questo caso è davvero difficile non farsi prendere bene.
Tutto può succedere è l'adattamento italiano di Parenthood, serie piuttosto sottovalutata andata in onda negli Usa tra il 2010 e il 2015 che non hai mai fatto grosso clamore, sarà perché non presentava al suo interno elementi fantasy, vampiri o supereroi e, pur affrontando tematiche anche piuttosto pesanti come la sindrome di Asperger, non ha mai puntato su facili sensazionalismi. Così com'era facile affezionarsi ai Braverman della serie americana, così lo è con i romani Ferraro. Merito di un gran bel cast che unisce il meglio della tv indie italiana, con i fantastici Pietro Sermonti e Alessandro Tiberi provenienti da Boris e Maya Sansa de La meglio gioventù, e con una delle attrici rivelazione del nuovo cinema nostrano, la folgorante Matilda De Angelis di Veloce come il vento.


E se Matilda è la nostra Jennifer Lawrence, qui c'è pure Camilla Filippi che con quel bel musetto da cucciolo bastonato pare una Carey Mulligan de' noantri.


Per quanto il sapore di déja vu qua e la affiori, almeno per chi ha seguito la serie originale, il tutto è realizzato con un sapore italiano, a tratti pure con qualche eccesso di sentimentalismo tipicamente Rai fiction, e appare quindi se non nuovo od originale, se non altro differente e del tutto godibile. La serie su Rai 1 sarà anche andata in onda quest'inverno ma, per me che l'ho scoperta e recuperata solo ora, si è rivelata una delle visioni più fresche dell'estate. Giusto un paio i difetti da segnalare: la sigla della serie originale è “Forever Young” di Bob Dylan, mentre qui è “Tutto può succedere” dei Negramaro. Giusto una leggera differenza.
E poi il titolo della serie: anziché Tutto può succedere, io avrei fatto che tradurre Parenthood con un più diretto “Parentame”.
(voto 7+/10)

Orange Is the New Black
(stagione 4)

Orange Is the New Black mi frega sempre. Anche quest'anno è partita in sordina ed è cresciuta puntata dopo puntata, fino a un crescendo finale drammatico e persino da lacrime.
Se la prima stagione era incentrata soprattutto sulla pallida Piper e nella seconda e nella terza avevano preso il sopravvento le afroamericane, a dominare la stagione numero 4 sono state le latinoamericane: Maria (Jessica Pimentel, attrice rivelazione della season) è stata la più cazzuta, Maritza (Diane Guerrero) la più figa e Blanca (Laura Gómez) la più rivoluzionaria.
Insomma, latina is the new black.
(voto 8/10)

Game of Thrones
(stagione 6)
"Avrei proprio bisogno di uno shampoo. O se non altro di una parrucca nuova."

È successo di tutto. Gente che risuscita, vecchiette mostruose che si trasformano in tipe gnocche, parodie degli avvenimenti della stagioni passate, battaglie tra bastardi, personaggi fighi che vengono brutalmente fatti fuori, tipi che diventano eroi tenendo una cazzo di porta, esplosioni devastanti, meno personaggi secondari inutili del solito, l'incoronazione di un nuovo re o forse regina dei Sette Regni, Daenerys con le tette al vento... okay, questo era già successo, però questa volta l'ha fatto dopo aver dato fuoco a tutti i Khal ed è stata quindi una cosa ancora più figa.
E questa è solo una piccola parte di quanto capitato in Game of Thrones 6 tornato, seppure tra alti e bassi, ai livelli o quasi delle prime due stagioni, dopo la grande noia delle ultime.
(voto 7+/10)

Outcast
(stagione 1)

Outcast è una serie strana con un protagonista strano. O forse sono io che sono strano ad averla trovata strana.
Le mie aspettative iniziali erano bassissime, visto che io odio le storie di esorcismi e non ho certo amato le altre due serie create da Robert Kirkman, The Walking Dead e Fear the Walking Dead. Non metto in dubbio che sia un grande nel mondo dei fumetti, ma in campo televisivo diciamo che non sono mai riuscito a condividere l'esaltazione nei suoi confronti.
È così con grande sorpresa che mi è piaciuta parecchio la puntata pilota di Outcast, la nuova serie di Robert Kirkman da un fumetto di Robert Kirkman che parla di esorcismi. A convincermi sono stati soprattutto il protagonista, un tipo solitario e asociale interpretato dal redivivo Patrick Fugit, ex bimbo prodigio del cult movie Quasi famosi – Almost Famous del sopracitato Cameron Crowe di Roadies, e la sua sorellastra, una tipa rossa di capelli, brillante e con la battuta sempre pronta nei cui panni troviamo l'attrice rivelazione Wrenn Schmidt.


Inaspettatamente, dopo un solo episodio ero pronto ad amare questa nuova serie di Kirkman. Peccato che poi le puntate successive, illuminate giusto dalla presenza dell'angosciante Grace Zabriskie dritta da Twin Peaks, abbiano fatto via via scemare l'entusiasmo, con la noia che ha cominciato a prendere il sopravvento, con una serie di vicende di esorcismi di scarso interesse, con un insopportabile prete psicopatico inserito come co-protagonista, con il protagonista che ha rivelato il solito passato tormentato in maniera piuttosto prevedibile e con la sorellastra che ha perso la sua brillantezza a causa di una sottotrama a lei dedicata persino troppo seria e pesante.
Outcast è riuscita comunque nella non troppo complicata impresa di risultare la mia serie di Kirkman preferita, però allo stesso tempo si è rivelata un diludendo. Un inatteso e strano diludendo che poi, con gli ultimi due episodi, ha saputo risvegliare l'interesse e rivelarsi di nuovo parecchio inquietante. Nel bene e nel male e poi di nuovo nel bene, una serie che mi ha saputo sorprendere.
(voto 6+/10)

Dead of Summer
(stagione 1)

Tutto quello che Stranger Things rischiava di essere e che invece (per sua fortuna) non è stato. Dead of Summer è anch'esso ambientato negli anni '80 ma, a differenza dell'illustre collega, è una rivisitazione di quel decennio banale e stereotipata. Peccato, perché poteva essere il guilty pleasure teen-horror-retrò dell'estate e invece risulta essere solo una porcheruola teen-horror-retrò che si lascia più o meno guardare come riempitivo, con la curiosità e la speranza di vedere se migliora, e per una manciata di attrici gnocche tra le quali si segnala in particolare Elizabeth Lail, già vista nei panni di Anna di Frozen in Once Upon a Time, serie come questa anch'essa creata da Adam Horowitz ed Edward Kitsis. Per un vero tuffo negli 80s, molto meglio puntare su Stranger Things, Halt and Catch Fire, The Americans o anche Red Oaks.
(voto 5/10)

UnREAL
(stagione 2)

A un primo sguardo potrebbe apparire giusto come una serie guilty pleasure trash divertente e stop. Cosa che comunque basterebbe per renderlo una visione estiva perfetta. InREALTÀ UnREAL è una delle serie più spietate e bastarde mai prodotte. Più che una parodia, si tratta di un massacro nei confronti dei reality show. A guidare le danze ci sono due regine folli e perfide, eppure ritratte allo stesso tempo anche in maniera molto umana e sfaccettata da una Shiri Appleby in questa seconda stagione sempre più allo sbando e da una Constance Zimmer sempre più scatenata ed esilarante.
Se già la season number 1 era una figata, questa volta l'asticella è stata alzata ancora più in alto, con i liveli di divertimento & cattiveria che sono stati raddoppiati. Guilty pleasure trash dell'estate oh yes, ma anche molto di più.
(voto 8/10)

12 commenti:

  1. Unreal a me, quest'anno, proprio non è piaciuto. Loro bravissime, però tra finale prevedibile e "tronista" noioso mi è sembrato un copia-incolla. Dead at summer quasi inguardabile, Outcast mollato per troppa noia, Roadies orecchiabile ma troppo ripetitivo.
    Braindead mi manca, e anche Night Of. Quest'ultimo ha la priorità. Io sto vedendo Luhrmann: dopo la caciara del pilot, abbastanza interessante. Più leggero del previsto. :)

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  2. La terza stagione di Bojack è ottima, sto terminando "Braindead", "Roadies" e "the Night of" in questi giorni, per ora mi stanno piacendo tutte. Se mi avessi parlato bene di "Preacher" mi sarei anche un pò preoccupato ;-) Cheers

    P.S. Il titolo del post è da applausi!

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  3. GOT e OITNB strepitose come sempre,segno Brain dead che penso potrebbe piacerci!

    A Preacher dopo la palla che ci ha fatto Ford,non riesco neppure a pensare di avvicinarmi XD

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  4. Ho visto solo Bojack, outcast - che ho commentato proprio oggi e sulle quali bene o male concordiamo - mentre pPreacher é ancora in corso e la sto adorando. Got una delle migliori quest'anno, mentre the noght of lo inizieró dopo preacher

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  5. "tipi che diventano eroi tenendo una cazzo di porta" questa frase vince tutto ahahah
    Comunque c'è una valanga di roba interessante e naturalmente escluso GoT non ho visto niente! :D

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  6. Per quest'estate e per i prossimi mesi ho deciso di tagliare parecchi rami secchi e di iniziare solo serie di cui mi fido realmente.
    È tempo quindi che mi veda BoJack, so già l'adorerò, e segno The Night Of... troppi dubbi per passare per BrainDead che qua e là hanno massacrato, per Roadies e per Outcast.
    Unreal è sui miei schermi in questi giorni e si fa vedere che è un piacere :)
    ps: troppe fiction Rai ultimamente da queste parti, mi sto preoccupando.

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  7. Devo ancora guardare The Night Of e Roadies, ma lo farò presto. Preacher a me è abbastanza piaciuta, BoJack devo sicuramente riprenderlo in mano :)

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  8. braindead **** (nonostante qualche forzatura di sceneggiatura)

    preacher **** (oh, a me piace. l’ultima puntata fa schifo ai sassi ma le altre m’han divertito assai)

    the night of ***** (la prima puntata è da paura. una meraviglia. poi si stabilizza su un buon livello)

    GOT ****1/2 (questa estate ho recuperato tutta la serie. a occhio, non le avrei dato due lire. invece mi son ricreduta)

    unreal ** (la prima stagione m’era piaciuta di più. ora sta sminchiando)

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  9. va beh ma a me servirebbe un'altra estate per recuperare tutto...

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  10. BoJack Horseman scappa sempre più! Che serie!

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  11. BoJack devo recuperarlo anche io e bravo che hai lodato Josepphino Gilgun, il Bollouomo dell'estate <3 (però Preacher devi amarlo, dai). Quanto a Outcast sta perplimendo un po' anche me ma non l'ho ancora finita...

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  12. La quarta stagione di OITNB ha risollevato a pieno la serie dopo una terza stagione non sempre entusiasmante. Lacrime e applausi. Le Latinas quest'anno semplicemente top.
    BoJack lo voglio recuperare da tempo, chissà quando lo farò, e pure The Night Of mi stuzzicava... però mi sa che ora mi guardo The Get Down :-D

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