martedì 30 ottobre 2018

Serial Killer, la nuova (anche se ormai non più così tanto) rubrica sulle serie TV - Ottobre 2018






Seconda puntata della rubrica mensile di Pensieri Cannibali dedicata alle serie TV. La prima ha ottenuto un successo pazzesco. Ha fatto registrare tipo milioni di telespettatori, o forse migliaia, o forse decine, o forse due o tre, a dirla tutta. In ogni caso, andiamo a vedere quali sono i telefilm (sì, a me piace chiamarli ancora così) che mi hanno convinto di più e quali di meno nelle ultime settimane. Senza dimenticare qualche mini-rubrica all'interno della rubrica.


Serie top del mese

Élite

Da quando in qua gli spagnoli si sono messi a fare serie TV adolescenziali?
Beh, gli iberici possono vantare un glorioso passato con questo genere, basti pensare a Paso adelante...


Ok, scusate. Come non detto.
Gli iberici comunque ora possono vantare un glorioso presente con questo genere, grazie a Élite. Andandola ad analizzare da vicino, non è che presenti poi niente di nuovo. Élite è però una rielaborazione in caliente chiave spagnola e soprattutto all'ennesima potenza di tutto l'immaginario dei teen drama del piccolo e del grande schermo americano degli ultimi decenni.

In Élite per esempio non c'è un solo triangolo sentimentale, come in Beverly Hills 90210, Dawson's Creek, Twilight, True Blood o nella canzone di Renato Zero. In Élite si possono contare (almeno) tre appassionanti e passionali triangoli sentimentali.

Un

Dos

Tres
Ole, ole, ole!


Altro esempio, in Élite non c'è una sola coppia tormentata e “impossibile”, come in Titanic o Romeo e Giulietta. Anche in questo caso ce ne sono (almeno) tre.

Un

Dos

Tres
Ole, ole, ole!


C'è poi una scommessa sessuale in stile Cruel Intentions...

C'è un protagonista maschile che somiglia a Enrique Iglesias ma è moscio come Dawson Leery...
"Guardate che mi metto a piangere proprio come Dawson."

Ci sono i conflitti tra classi sociali in stile Gossip Girl e The O.C....

C'è una ragazza malata sulla scia dei “malattia movies” come Colpa delle stelle che vanno di moda nell'ultimo periodo...


C'è un caso thriller macabro in stile 13 Reasons Why, Riverdale e Pretty Little Liars, altro trend immancabile delle serie adolescenziali degli ultimi anni...


C'è insomma tutto l'immaginario teen americano degli ultimi decenni, riversato all'interno di una serie sola. Spagnola. E guapísima.


The Romanoffs

The Romanoffs rischia di essere la serie TV più sorprendente dell'anno. Non ho detto necessariamente la più bella, ho detto la più sorprendente.
Da una serie con un titolo del genere, uno si aspettarebbe una serie in costume ambientata nella Russia a cavallo tra il 1600 e i primi del Novecento. Essendo una serie statunitense, si potrebbe pensare al limite a un'ambientazione statunitense. Invece no. Il primo episodio è ambientato... nella Francia di oggi. Proprio così.
Se andiamo poi a vedere chi c'è dietro a questa serie, notiamo il nome di Matthew Weiner, il creatore di Mad Men, uno dei miei cult assoluti di sempre. A questo punto ci si potrebbe aspettare qualcosa di simile a Mad Men. Invece no. Siamo più dalle parti di una commedia di Woody Allen, qualcosa in stile Midnight in Paris.


Si prosegue poi nella visione del secondo episodio, immaginando magari qualcosa sulla scia del primo, e invece no anche in questo caso. Nella seconda puntata ci sono ambientazioni, personaggi e attori differenti e la vicenda sembra un incrocio tra un cinepanettone vacanziero dei Vanzina e un noir alla Hitchcock/Polanski.


The Romanoffs è una serie antologica in stile Black Mirror in cui ognuna delle 8 puntate è un film di un'oretta e mezza indipendente dell'altra, accomunate giusto dal fatto che parlano di alcune persone che sono, o credono di essere, discendenti della famiglia reale russa.
Un paio di cose in comune con Mad Men in questa imprevedibile serie comunque si possono trovare: la visione non proprio positiva del matrimonio e il fatto che anche qui i protagonisti fumano come delle ciminiere. Alla faccia del politically correct di quasi tutte le altre serie, persino quelle più apparentemente trasgressive come quelle HBO o innovative come quelle Netflix, dove le sigarette sono spesso bandite. L'eroina no, ma le sigarette sì.


The Haunting of Hill House

The Haunting of Hill House è una serie così bella da far male. È per questo che non sono ancora riuscito a finirla. Il finale del quinto episodio mi ha sconvolto a tal punto che ho deciso di prendermi un attimo di pausa, evitare il binge watching selvaggio e tirare un poco il fiato, in attesa di una seconda parte di stagione che si preannuncia altrettanto intensa, e forse ancor di più.
Il fatto non è tanto che mi abbia fatto paura... anche se – lo ammetto – un po' di strizza addosso me l'ha messa. Un po' tanta, come non capitava da tempo con un prodotto horror. Il bello di Hill House comunque è che non è solo una storia di paura, una storia di fantasmi, una storia di case infestate. E meno male, visto che io di classiche storie sulle case infestate ne avevo abbastanza. Come e più di The Romanoffs, anche la serie creata, scritta e diretta da Mike Flanagan sa sorprendere, con un episodio più bello dell'altro. Innanzitutto perché i precedenti lavori di Mike Flanagan, come Oculus - Il riflesso del male, Somnia e Il terrore del silenzio, non è che mi avessero convinto più di tanto. E poi perché Hill House è soprattutto la storia di una famiglia, tra presente e passato. La storia di una famiglia (più o meno) sopravvissuta all'esperienza di una casa infestata che sa unire una componente horror particolarmente riuscita con una componente esistenziale da family drama altrettanto, e forse ancora più riuscita. Il risultato è spaventosamente buono. Pure troppo. Roba da restarci traumatizzati.

"Non dirlo a nessuno, ma Cannibal Kid se l'è fatta sotto guardando la nostra serie."
"Va beh, non è che ci vada tanto. Quello è un fifone, lo sanno tutti."


American Vandal

La prima stagione di American Vandal è stata una stagione del cazzo. No, non in senso negativo. Nel senso letterale del termine. Il primo ciclo di episodi della sorprendente serie mockumentary di Netflix raccontava di un bulletto liceale che veniva accusato di aver imbrattato le auto dei professori della sua scuola con dei disegni fallici.
La seconda stagione di American Vandal è invece una stagione di merda. Anche in questo caso, intendo in senso letterale. Al centro delle nuove puntate c'è infatti il caso di una scuola privata, dove un giorno qualcuno organizza una specie di attentato terroristico, provocando la diarrea di tutti i suoi compagni. Chi sarà stato?
Certo, manca l'effetto sorpresa della stagione 1, ma il mistero è anche questa volta avvincente ed esilarante allo stesso tempo, presenta colpi di scena degni di Shyamalan e pure un senso dell'umorismo da teen comedy americana in stile American Pie, echi di Bowling a Columbine in versione comica, più un presunto colpevole che sembra un incrocio tra LeBron James e Willy, il principe di Bel-Air. Una stagione merdosamente convincente. E pazienza se Netflix non l'ha rinnovata per una terza stagione, in cui chissà cos'altro si sarebbero potuti inventare...



A Million Little Things

Avete voglia di farvi un sano pianto? Una puntata alla settimana di This Is Us non vi basta più? Ecco allora la nuova serie che fa per voi. Si può dire che A Million Little Things segua la scia di This Is Us, e così in effetti un po' lo è. Anche in questo caso si parte da uno spunto drammatico, per dare vita a un family drama che alterna umorismo e momenti leggeri ad altri più intensi e strappalacrime. Anche se, va detto, questo non è tanto un family drama. È più che altro un friendship drama, visto che i protagonisti sono legati tra loro da un rapporto di amicizia, non di parentela. I personaggi non è che siano proprio delle persone facili da amare, ma nelle loro imperfezioni, nel loro male di vivere inspiegabile eppure presente, io ci sguazzo alla grande e, complice un'ottima colonna sonora, a ogni puntata riesco a emozionarmi pure. Piagnoni e musoni di tutto il mondo, non perdetevela!



New Amsterdam

Per essere uno che non ama particolarmente il genere medical, devo dire che di serie medical ne guardo fin troppe. Al momento sto seguendo The Resident e The Good Doctor, sebbene per mancanza di tempo le abbia messe provvisoriamente in stand-by, e sono pure riuscito a iniziare New Amsterdam. Che trovo pure piuttosto coinvolgente. È il solito medical drama che alterna casi umani, casi curiosi a casi da soap opera, non troppo distante da Grey's Anatomy, ma con una novità. Rispetto al trend degli ultimi tempi con protagonisti dei dottori egotomani e scontrosi come il Dr. House, qui il protagonista principale interpretato dall'ottimo Ryan Eggold (visto in tutt'altri panni come uno dei membri del Ku Klux Klan nel BlacKkKlansman di Spike Lee) è un dottore utopistico che sembra davvero avere a cuore i suoi pazienti e l'ospedale (il New Amsterdam di New York) di cui viene messo a capo. Una persona davvero buona. Un anti-House persino troppo buono per essere vero, ma una volta tanto mi va di tifare per i buoni. Tanto per cambiare.

"Dr. House chiii???"


Serie così così del mese

Chilling Adventures of Sabrina

Una serie teen dark arrivata giusto in tempo per Halloween?
Troppo bello per essere vero, e infatti...
Per quanto mi riguarda, il primo episodio di Chilling Adventures of Sabrina si è rivelata una delusione pazzesca. Più che una serie adolescenziale, mi sembra una serie infantile. Una visione perfetta per chi è cresciuto a pane e Harry Potter, meno per me. Il problema non è il fatto che sia qualcosa di radicalmente differente rispetto a Sabrina, vita da strega. Una sitcom anni '90 del genere oggi sarebbe stata improponibile. È però un peccato che in questa nuova Sabrina non ci sia manco un briciolo di umorismo, o almeno a me non è pervenuto.


La componente magica è poi da fantasyno moscio di oggi, la protagonista interpretata dall'ex figlia di Don Draper in Mad Men Kiernan Shipka è troppo politically correct, troppo perfettina e troppo buonista per risultare simpatica e il suo fidanzatino è di un moscio incredibile. Salvo giusto la bella sigla iniziale e una buona cura estetica di ambientazioni e costumi. Nel complesso, per il momento mi ha ricordato un incrocio tra Piccoli brividi e Una serie di sfortunati eventi, e non è un complimento. Spero però che le cose con gli episodi successivi migliorino. Così, per magia.

"Io intanto sfilo sul red carpet. Anzi sul black catpet."


Big Mouth

La stagione 1 di Big Mouth è una delle cose più divertenti che io abbia mai visto. È subito diventata una delle mie serie animate preferite di tutti i tempi. Ero già pronto a trastullarmi con la seconda stagione come fanno i protagonisti con i loro pistolini, e invece...
Big Mouth è sempre una visione gradevole, simpatica e tutto, però personalmente non sto provando lo stesso entusiasmo dei bei tempi andati, di quel lontano 2017 in cui mi faceva sbellicare dalle risate. Colpa mia e del fatto che mi stufo in fretta delle cose, persino quelle che mi piacciono di più, o colpa delle serie?

"Stavo cercando 'big boobs' su Google e sono finito su Pensieri Cannibali. Sarà un caso?"


Serie flop del mese

Charmed

Adesso dirò una cosa parecchio impopolare. Streghe per me era... una cagata pazzesca. Capisco che quando si parla del passato si tende a mitizzarlo, però la serie andata in onda negli Usa tra il 1998 e il 2006 era davvero una vaccata. Fondamentalmente si trattava di una soap opera travestita da serie fantasy. I suoi episodi migliori potevano sembrare giusto una brutta copia dei peggiori episodi peggiori di Buffy l'ammazzavampiri, mentre gli episodi peggiori... beh, quelli erano solo tremendi e basta. Qualcosa che si salvava c'era, ad esempio il perfido personaggio interpretato da un luciferino Julian McMahon, ma in generale era una di quelle serie, come Settimo cielo, che si seguivano soltanto per vedere quanto a fondo potessero scendere.


Non sono quindi rimasto particolarmente sconvolto dal fatto che il reboot della serie, il nuovo Charmed versione 2018, sia una robetta mediocre. È un aggiornamento ai tempi del #MeToo Movement e di Camila Cabello dello show originale, con un cast multietnico e una delle tre sorelle che è lesbica. Nel complesso in ogni caso non mi sembra meglio, ma nemmeno particolarmente peggio, rispetto all'originale di qualche anno fa.

"Su questo Libro delle Ombre ci stanno scritte ancora più stronzate che su Pensieri Cannibali!"


Manifest

Era da un po' di tempo, diciamo da qualche mese, che non usciva un nuovo pretendente al titolo di “nuovo Lost”, ed ecco che è arrivato. Manifest parte da uno spunto parecchio intrigante e parecchio lostiano. Un aereo partito dalla Giamaica atterra a New York City e il volo sembra andato bene. A parte un piccolo dettaglio: è arrivato a destinazione 5 anni dopo la partenza. Manco Trenitalia aveva mai accumulato un ritardo simile. Se però per il resto del mondo sono passati 5 anni, per i passeggeri del volo sono passate appena poche ore. Non sono invecchiati di un giorno, o meglio sì, sono invecchiati giusto di un giorno solo. Cosa che significa che la moglie del protagonista maschile nel corso dei 5 anni in cui credeva che il marito fosse morto si è fatta cani e porci, e che il promesso sposo della protagonista femminile nel frattempo si è sposato con la sua migliore amica. Raccontata così sembrerebbe una visione piuttosto promettente e – c'è da riconoscerlo – Manifest si lascia seguire. Peccato che sia una serie per niente originale, scritta male, con personaggi uno più fastidioso dell'altro e attori tutt'altro che fenomenali. Dico solo che c'è Josh Dallas, già insopportabile Principe Azzurro di Once Upon a Time. Inoltre, proprio come capitato ad esempio in Under the Dome, l'ottimo spunto iniziale presto svacca in maniera assurda. Fatemi scendere da questo aereo, prima che perda anch'io 5 anni della mia vita.
Hey, un momento... ma Lost di anni non ce ne ha fatti perdere 6, grazie a quel suo finale osceno?

"Tranquillo, figliolo, tra cinque minuti siamo arrivati..."
"...o forse tra 5 anni?"


Camping

Matteo Salvini a parte, esiste qualcosa peggiore di una serie comedy che non fa ridere?
Di Camping, nuova creatura televisiva dell'ideatrice di Girls Lena Dunham ispirata all'omonima serie britannica, tra una Jennifer Garner troppo precisetta per essere vera e un David Tennant troppo ridicolo per essere comico, salvo giusto Juliette Lewis, una delle attrici più sottovalutate di tutti i tempi. Per il resto questo Camping è proprio come il campeggio vero e proprio: un'esperienza che è meglio non fare.



Guilty pleasure del mese
L'allieva

Alessandra Mastronardi è tornata nei panni di Alice Allevi, la più grande portasfiga dai tempi de La signora in giallo. Intorno a lei le persone continuano a morire, in una Roma dove avvengono più omicidi che a Twin Peaks. Sarà colpa della Raggi? I casi light crime, molto light e poco crime, non sono però particolarmente intriganti. L'allieva la si guarda per seguire le (dis)avventure amorose della protagonista, in questa stagione impegnata in quello che si preannuncia come un nuovo triangolo sentimentale. E, soprattutto, la si guarda per gli irresistibili battibecchi tra la Mastronardi e Lino Guanciale, i Sandra e Raimondo della nuova generazione.


Cotta del mese
Ester Expósito (Élite)

¡Madre de dios, que chica!



Episodio Top del mese
The Haunting of Hill House, "La donna dal collo storto (The Bent-Neck Lady)", stagione 1 episodio 5

Era forse dai tempi della prima apparizione di BOB in Twin Peaks e dalla prima volta che ho visto Shining che non rimanevo così shockato da qualcosa.

La mia reazione al finale del quinto episodio di Hill House


Performer of the Month
Inès Melab (The Romanoffs)

Tra le sorprese del primo episodio di The Romanoffs c'è Inès Melab, attrice francese classe 1993 che sembra la versione musulmana di Penélope Cruz e di cui credo sentiremo parlare molto a lungo. Nella puntata riesce a rubare la scena, e pure l'uomo, a una come Louise Bourgoin. Non è mica roba da tutti.


Personaggio scult del mese
Archie Andrews (Riverdale)

Che Archie Andrews fosse un pirla si poteva cominciare a sospettarlo nella stagione 1 di Riverdale. Se ne aveva poi la conferma nella seconda stagione, quando si schierava in favore del boss mafiosetto locale contro suo padre, che ricordo è Dylan McKay di Beverly Hills 90210, e come puoi metterti contro Dylan McKay, soprattutto se è tuo padre?
Con la stagione 3 il personaggio interpretato da KJ Apa supera però ogni limite. Dopo un processo degno di una puntata di Forum, si dichiara colpevole di un omicidio di cui non è colpevole e, anziché finire il liceo con i suoi compagni e bombarsi la sua fidanzata strafiga Veronica (Camila Mendes), preferisce farsi un tatuaggio dei Serpents (cui non appartiene nemmeno) e farsi rinchiudere in un centro di detenzione giovanile. Dove, nel giro di un paio di giorni, diventa il leader dei detenuti, organizza una partita di football sullo stile di Quella sporca ultima meta e partecipa a un fight club a beneficio dei secondini e del direttore della prigione. E ora sta già progettando un'evasione in stile Prison Break. Evasione?!? Ma se è lui che è voluto andare in galera! Questo è scemo forte.
Sta diventando tutto troppo assurdo persino per una serie inverosimile come Riverdale.


Spazio vintage
That '70s Show

Non sono mai stato un grande fan delle sitcom, ma ce n'è una che ho sempre adorato e che invece in Italia è sempre stata considerata poco o nulla: That '70s Show. Una specie di Happy Days ambientato negli anni '70, e trasmesso negli Usa tra il 1998 e il 2006, con un super cast guidato da Topher Grace, dalle star (e futuri sposi) Ashton Kutcher e Mila Kunis, da Danny Masterson, Wilmer Valderrama e da Laura Prepon (poi in Orange Is the New Black). Esilarante, strafumata e psichedelica. Meriterebbe un reboot più di Streghe e Sabrina.


7 commenti:

  1. Sto centellinando anch'io Hill House, ma perché me la faccio davvero sotto dalla paura, con tanto di incubi a tema ogni notte. Aiuto. Superato l'episodio 5 e il suo finale sconvolgente, mi sono trovata davanti a un altra meraviglia.

    The Romanoffs lo vedrò a scatola chiusa, a Camping -anche solo per Tennant- darò una possibilità, il nuovo Streghe (anche se sì, ero una fan del primo trio) e il trashissimo Elite manco morta, di Manifest mi bastava la presenza del principe azzurro per sentire odore di sòla.

    American Vandal e Big Mouth han sofferto del mancato effetto sorpresa, ma han saputo in ogni caso farmi divertire e pure riflettere, mica male tra erezioni e diarree.

    Resta Sabrina, al momento troppo pompato e troppo teen per entrare fra le prossime visione.

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  2. Elite ho iniziato, diciamo che forse è troppo esagerato.
    Big Mouth me lo sto godendo piano.
    Mi incuriosiscono i Romanoff (che sì, credevo fosse una cosa in costume) e anche Hill House...

    Moz-

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  3. Pee fortuna che c'è qualcun altro che guarda L'Allieva! Mi sentivo un po' sola in questo guilty pleasure nostrano :-D

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  4. Irresistibile Elite, adorato Hill House, piaciuto con riserva quest'anno Big Mouth.
    L'Allieva anche no, nonostante ci stia riprovando con la seconda stagione dei Medici.
    Sabrina in rampa di lancio, sprando mi piaccia più che a te!

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  5. Con gli occhi di oggi, Streghe non si può certo definire un capolavoro, però per quei tempi non era così malaccio, su :) Me l'hai demolito!
    Di Sabrina ho visto soltanto i primi 10 minuti, poi per fortuna sono caduto vittima dell'incantesimo del sonno, lo stesso effetto che ormai mi fa Riverdale.
    Leggere "Under The Dome" mi ha convinto a mettere da parte Manifest.
    Credo faccia al caso mio A Million Little Things, ma proverò anche Hill House.

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  6. La mia cotta del mese sono tutti i protagonisti maschili di "A Million Little Things" :-D Anyway, concordo su tutto, ma proprio tutto tutto. Di "Streghe" (l'originale) io salverei solo la sigla, l'episodio spettacolare della morte di Prue e quei minuti finali di un episodio coi Cranberries. Per il resto, al rogo!

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  7. Hill House sta piacendo anche qui. Curioso che il cinque sia il prossimo episodio in lista. Staremo a vedere.

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