martedì 6 novembre 2018

The Haunting of Beverly Hill House 90210





The Haunting of Hill House
(serie TV, stagione 1)


Non ci sono più le famiglie di una volta. Quelle rassicuranti. Quelle che proponevano dai sani principi, dei valori veri. Quelle delle serie TV americane, intendo, mica quelle vere. Quelle famiglie come i Walsh di Beverly Hills 90210.



O quelle famiglie come I Robinson.



O ancora, quelle famiglie come i Camden di Settimo cielo.



Dite che pure quelle non erano poi così perfette?
Dite che il papà dei Robinson in realtà è uno stupratore seriale, accusato da più di 50 donne di violenze sessuali e attualmente è detenuto in carcere?
Dev'essermi sfuggito qualcosa...


E il pater familias dei Camden è stato accusato di pedofilia non da una persona a caso, bensì dalla sua stessa moglie e alla fine ha confessato di aver molestato 3 bambine?
D'altra parte pure i pastori protestanti non devono mica essere da meno rispetto ai preti cattolici, e che cavolo!

"Mio marito è un pedofilooo!
Ma soprattutto: la nostra serie è una merdaaa!"

Almeno i Walsh di Beverly Hills comunque si salvano, vero?



Alla luce di queste rivelazioni, comincio a rivalutare i Crain, la famiglia a dir poco problematica protagonista di The Haunting of Hill House, nuova serie horror di Netflix. I Crain sono la famiglia in cui nessuno vorrebbe crescere. O meglio, la loro è la casa in cui nessuno vorrebbe crescere. Hill House è infatti l'apoteosi delle case infestate. Case infestate???
Oh, no! Di nuovo una storia di case infestate?
Quante ne abbiamo già viste, di recente sul piccolo schermo, ma soprattutto sul grande, nel corso di decenni di Storia dell'horror? La mia prima reazione all'annuncio dell'arrivo di una serie come The Haunting of Hill House è stata quindi pressappoco questa.


Come i Robinson e i Camden (i Palmer di Twin Peaks non li nomino nemmeno) ben ci insegnano, però, è sempre meglio andare oltre le apparenze. È meglio cercare di aprire le porte che contengono dei segreti spaventosi...


Ok, quest'ultima cosa forse è meglio non farla. Ce lo insegnano Shining e ce lo insegna pure questa serie. Oltre le apparenze è invece bene andare, perché si può scoprire cose del tipo che The Haunting of Hill House non è solo una serie horror. Cioè, è anche quello, ed è pure una delle robe più terrificanti che mi sia capitato di vedere da diversi anni a questa parte. Ok che io me la sono fatta addosso per Paranormal Activity, però quello è uno dei pochi film che mi hanno davvero traumatizzato. Pellicole più serie e applaudite dalla critica che conta non mi hanno fatto lo stesso effetto. Detto questo, The Haunting of Hill House con Paranormal Activity non ha un granché a che fare, per vostra fortuna.



Questa serie Netflix è una creatura che prende ispirazione dal romanzo del 1959 L'incubo di Hill House di Shirley Jackson ed è stata ideata, interamente diretta e parzialmente scritta da Mike Flanagan. Chi è Mike Flanagan?
E che ne so io Mike Flanagan è quello che consideravo uno dei nomi più pompati e sopravvalutati della scena horror odierna. L'autore dell'osannato Oculus - Il riflesso del male, che a me aveva lasciato mooolto perplesso, e che aveva poi girato anche un paio di filmetti che avevo trovato decenti, Il terrore del silenzio e Somnia, ma insomma niente per cui gridare al miracolo. O gridare dalla paura.
Mike Flanagan è quello che consideravo uno dei nomi più pompati e sopravvalutati della scena horror odierna. Fino ad ora. Con The Haunting of Hill House finalmente mi ha stupito, pure entusiasmato. Mi ha lasciato senza fiato, a tratti, e in altri tratti con abbastanza fiato soltanto per gridare, questa volta sia al miracolo che dalla paura. Il motivo?


La parte horror è particolarmente terrificante, cosa che per una produzione dell'orrore contemporanea non è già roba da poco, soprattutto quando si va a trattare un tema stra-abusato come quello delle case infestate. Solo che non è solo e non è tanto questo. Il motivo, quello vero?

La grande bellezza di The Haunting of Hill House sta nei Crain. Questa famiglia così devastata, così (apparentemente) psicopatica, piena di casi clinici, così traumatizzata dall'aver vissuto in una casa popolata di fantasmi. Una famiglia tutt'altro che perfetta, composta da:

- Il fratello maggiore Steven (Michiel Huisman), scrittore serioso che – mi si passi il francesismo – è un vero dito nel culo.



- Il fratello minore tossicodipendente Luke (il simil-Jake Gyllenhaal Oliver Jackson-Cohen) che Trainspotting gli fa una sega – pardon di nuovo per il francese –.



- La più grande tra le tre sorelle Shirley (Elizabeth Reaser) che è una tipa precisetta che gestisce un'impresa di pompe funebri alla Six Feet Under, ed è inutile che fate i finti tonti. Ho visto che alle parole “pompe funebri” vi siete toccati.



- La più piccola tra le tre sorelle Nell (Victoria Pedretti), gemella di Luke, che è una ragazza disturbata perseguitata dalla visione di una donna col collo storto e che starebbe bene rinchiusa in una struttura stile manicomio criminale di Baltimora in una cella a fianco di Hannibal Lecter.

"Perfido Cannibal, perché hai scelto proprio una foto in cui faccio spavento?"


- E poi c'è la sorella di mezzo Theo (Kate Siegel, la moglie di Mike Flanagan) che è una lesbica sboccata alcolizzata psicologa sensitiva figa della Madonna, che... niente, è un'idola. Cosa gli vuoi dire di male a quella?


Kate Siegel è sposata con 'sto qua. Rendiamoci conto...


Tra l'altro, ognuno dei cinque fratelli, interpretati da piccoli da un gruppetto di attori bimbi decisamente di talento, rappresenta le cinque fasi dell'elaborazione del lutto, come questo sito spiega in maniera interessante.

Ci sono poi i genitori. Lui Hugh Crain (Timothy Hutton) è talmente buono che potrebbe essere in concorso ogni anno per il titolo di padre dell'anno, il mio blogger-rivale Mr. James Ford permettendo. Solo che, una volta cresciuti, i figli fanno fatica a rivolgergli la parola, e quindi il sospetto che pure lui abbia qualche scheletro (o fantasma) nell'armadio c'è...


Lei Olivia (Carla Gugino) è invece una MILF che ogni tanto dà qualche segno di squilibrio, ma vivendo in una casa “tranquilla” come Hill House, chi non li darebbe?


A parte il fatto che questi due hanno quasi più figli dei Camden di Settimo cielo, i Crain sono un'imperfetta famiglia normale, non una di quelle famiglie da Mulino Bianco delle serie TV di una volta. Una normale famiglia piena di problemi e di persone problematiche, con delle ferite aperte che il tempo non è riuscito a rimarginare. Il bello di questa serie horror è che è anche un family drama toccante, che riesce a coinvolgere con l'avvicendarsi delle (dis)avventure dei protagonisti nel corso del tempo. Quasi come se fosse una versione Scary Edition dei Carati, la famiglia protagonista de La meglio gioventù. Insieme ai Crain ci si emoziona, si piange, ci si spaventa e si rimane folgorati da una serie di dialoghi, ma soprattutto di monologhi, che restano dentro. I fantasmi e i mostri che li tormentano sono anche i nostri. Magari (per fortuna) meno evidenti e meno traumatici dei loro, ma che comunque di notte tornano a infestare i nostri sonni. Puntualmente si ripropongono alla nostra porta, persino quando credevamo di averli ormai sconfitti.


Tutto perfetto, or dunque?
Niente è perfetto. Nessuna famiglia lo è. Forse giusto i Walsh di Beverly Hills. E nessuna serie TV lo è. Non lo sono i Crain e non lo è nemmeno questa serie. A voler fare proprio i pignoli, il finale non mi ha convinto al 100%. Un po' troppo allungato e spiegato, ma in particolare non ho capito la scelta di accompagnare la scena conclusiva con una canzone in cui le parti vocali si vanno a sovrapporre alla voce fuoricampo. È una cosa che non si fa. È una regola base del montaggio, o anche solo del comune buonsenso. Se c'è una persona che parla, è bene o non mettere un sottofondo o inserire una base strumentale, non una cantata con le parole che coprono quelle del narratore. Mike Flanagan, hai fatto una serie stupenda, e vai a rovinare tutto proprio all'ultimissimo?


A parte questo, e a parte il fatto che in generale la colonna sonora non brilla particolarmente, particolare non da poco per una serie che ambisce a essere un cult totale come Twin Peaks insegna, e a parte il fatto che alcuni attori adulti del cast non sono fenomenali, su tutti un Michiel Huisman che a me sembra un interprete dalle capacità espressive parecchio limitate e più si sforza di essere espressivo e più fallisce, The Haunting of Hill House è un gioiello che illumina le tenebre di tante, troppe anonime produzioni incentrate sulle case infestate che sembrano costruite tutte uguali, come villette a schiera. Questa serie è così bella da far paura. O fa così paura da essere bella?
(voto 8,5/10)

5 commenti:

  1. Come far ridere anche con una serie che, nel finale, mi ha profondamente commosso?
    Ci sei riuscito. Felice che ti sia piaciuto il soggiorno a Hill House. A oggi, per me, serie dell'anno.

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  2. Anche per me, come per Mr Ink, è già serie dell'anno. E quanto mi mancano già i Fratelli Crane...

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  3. Mica male. Forse un giorno la vedrò. Famiglia + casa infestata non mi dispiace, un po' come per la prima stagione di American Horror Story.
    Oddio, quell'attore sembra davvero la controfigura di Gyllenhaal!
    Mi è piaciuta molto l'introduzione del post 😁

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  4. Siamo in sincrono oggi e siamo in sincrono anche con il giudizio.
    Grazie per avermi spiegato cosa mi ha reso così irritante e difficile da seguire il finale, oltre scene recitate + voice over, quella canzone non aiutava di certo. Un gran peccato, ma finendo per noi alla puntata 9 resta un finalone amaro come doveva essere.

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