The Last House
Rimanere bloccati in casa. Una sensazione che non è certo nuova, soprattutto per chi tra il 2020 e il 2021 ha vissuto il periodo del Covid, ovvero tutti noi, tranne chi allora non era ancora nato, ma non credo stia leggendo questo post. Senza stare a girarci troppo intorno, il film The Last House in pratica è una rilettura creativa e dai toni fantascientifico/fantasy della pandemia. Credo che l'ispirazione primaria per le sceneggiatura arrivi proprio da quei mesi di lockdown.
La motivazione però qui è diversa. A tenere chiusi in casa i protagonisti, e più in generale il mondo intero, non sono ragioni igienico-sanitarie. La loro porta di casa non si apre proprio e nemmeno le finestre. Tutto sigillato. Qualcuno, non si sa chi, o qualcosa, non si sa cosa, ha fatto un brutto scherzetto a tutti quanti e li ha intrappolati dentro le proprie mura. Come gli animali in gabbia in uno zoo, o i pesci in un acquario. Solo che stavolta è toccato agli umani. Qui potrebbe scattare una riflessione su come i ruoli quando meno ce lo aspettiamo si possano ribaltare. Su come il carceriere possa diventare il prigioniero, e viceversa. Solo che non voglio diventare troppo pesante, quindi facciamo finta che questa riflessione sia stata fatta in maniera approfondita e passiamo oltre.
La cosa più spaventosa in questo film non è il non sapere quale sia la minaccia. La cosa più spaventosa è che questi sono chiusi in casa con Internet che non funziona più. Pensate a come sarebbe stato il lockdown senza connessione. Terrore allo stato puro.
A rimanere chiusi nella loro casa in The Last House ci sono due degli attori migliori degli ultimi anni. Uno è Wagner Moura, quest'anno nominato agli Oscar per L'agente segreto.
Sì, quello anche (e soprattutto) noto al popolo dell'Internet per il meme tratto dalla serie Narcos di Pablo Escobar in perenne attesa.
L'altra è Greta Lee, l'attrice rivelazione di Past Lives, vista anche nella serie The Morning Show.
A questo punto si potrebbe pensare che i due siano stati rinchiusi in casa davanti alle telecamere stile Grande Fratello per una specie di gara estrema a chi recita meglio, ma così non è. Anche perché qui non è che offrano le migliori interpretazioni delle lore carriere.
In casa insieme alla coppia ci sono pure i loro due figli e il mistero su chi o cosa li stia trattenendo rinchiusi rimane per una buona parte della pellicola. La visione scivola abbastanza bene e la curiosità resta alta. Come quando guardi un thriller e vuoi sapere chi è l'assassino.
Provando a ragionarci su, le conclusioni a cui giungono alcuni vicini dei protagonisti sulle cause di questa reclusione forzata sono principalmente due: potrebbe essere una cospirazione governativa, oppure dietro ci potrebbero essere gli alieni. È davvero così? E cosa c'entra l'incessante pioggia che sembra non aver fine e ha fatto cambiare idea persino al Corvo?
The Last House è una contaminazione tra vari generi cinematografici per far contenti tutti i tipi di spettatori e di algoritmi, dopo tutto è pur sempre distribuito da Netflix: c'è il family drama, c'è una parte action, una da monster movie, un'altra da home invasion quasi in stile Mamma, ho perso l'aereo, c'è una componente thriller, c'è qualche brivido horror, c'è anche un minimo di umorismo, e, soprattutto, c'è tanta sospensione dell'incredulità. Perché se la situazione di lockdown ci è purtroppo familiare, le ragioni che l'hanno provocato non sono proprio molto plausibili, disciamo.
Sembra di stare dentro a un film di M. Night Shyamalan, da qualche parte tra E venne il giorno, Signs, The Village, The Visit e Lady in the Water, solo che alla regia in questo caso c'è il mediocre Louis Leterrier e quando viene svelato il colpo di scena principale, non arriva come uno shock come nei migliori lavori del regista indiano. Piuttosto ci si chiede: "Ma che davvero?". D'altra parte Shyamalan in questo è un fenomeno e, per quanto criticato e per quanto possa piacere o meno, di gente capace non solo di svelare, ma anche di costruire, dei colpi di scena come fa lui non ce n'è molta in giro. Di sicuro non rientrano nella categoria Louis Leterrier e lo sceneggiatore del film Matthew Robinson.
⚠️ ATTENZIONE SPOILER ⚠️
La spiegazione con cui se ne sono venuti fuori gli autori di The Last House è che a rinchiudere in casa gli umani di tutto il globo terrestre sono state... delle mitologiche creature marine, come il Kraken. In pratica, a orchestrare tutto è stato uno come Matteo Renzi.
Per chi non lo sapesse, il paragone tra Renzi e il Kraken è stato ideato, o se non altro promosso, dalla pagina satirica De André racconta la serie A per la sua capacità tentacolare di riemergere dagli abissi politici in maniera inaspettata, ed è un nomignolo che lui stesso, da perfetto Kraken, ha abbracciato per provare a rilanciare la sua immagine in una chiave più autoironica.
Se il Renzi/Kraken come villain di un film ci può pure stare, per carità si sono viste pellicole in cui succedono cose ancora più assurde, la cosa peggiore e più inverosimile è la chiusura buonista e totalmente politically correct. Cioè, in pratica queste creature marine hanno orchestrato per chissà quanto tempo e in chissà quale modo un piano per bloccare l'intera popolazione terrestre e poi, dopo esserci riuscite, dopo averli torturati psicologicamente per anni e aver provocato la morte di chissà quanti milioni/miliardi di persone nel mondo, toccate da un singolo gesto di umanità nei loro confronti, li lasciano andare? Sul serio?!? Basta così poco per far terminare un conflitto? Qualcuno vada subito a dirlo ai potenti della Terra.
Nonostante qualche lungaggine qua e là, devo confessare che la pellicola mi ha bloccato davanti allo schermo così come i protagonisti sono bloccati dentro casa a guardare gli unici due DVD che possiedono, quelli del musical per famiglie Annie e dell'action Air Force One con Harrison Ford. Il finale però no, non posso e non voglio accettarlo. Scusate il francesismo, ma a me me pare 'na strunzata!
(voto 6-/10)
P.S. La cosa più geniale, e anche sadica, del film è la campagna promozionale architettata da Netflix, che ha rinchiuso per qualche giorno un uomo in accappatoio dentro a un cartellone pubblicitario trasformato in appartamento. Per la serie: il guerrilla marketing ha la meglio sui diritti base dei lavoratori.


















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