sabato 19 settembre 2026

Un anno di scuola è iniziato, ma per una volta non è una cosa negativa





Un anno di scuola

Una ragazza svedese entra in una classe scolastica italiana. No, non è l'inizio di una barzeletta sconcia, che pure è presente nel film di cui vi sto per parlare ma che qui non racconterò, perché è un pochino volgare e non vorrei che mi chiudessero il blog per censura. Poi come fate, senza Pensieri Cannibali?

Ecco come vi sentireste senza Pensieri Cannibali
(intendo come la tipa al centro, non come i tipi che esultano)

Questo non è (solo) l'inizio di una barzelletta. È (anche) l'inizio di Un anno da scuola, attualmente disponibile in streaming, uno dei migliori film coming of age adolescenziali italiani degli ultimi anni, e oserei direi di sempre. Siamo ai livelli di un Ovosodo di Paolo Virzì, solo che qui la vicenda non è ambientata a Livorno bensì a Trento, come si può notare non solo dalle location e dal dialetto friulano. Tranquilli, sono presenti i sottotitoli, altrimenti non si capirebbe una mazza peggio che guardando Gomorra.


I più patiti di musica lo noteranno anche dai riferimenti musicali, sia nella colonna sonora che nelle magliette indossate da un personaggio, che vanno dai Tre Allegri Ragazzi Morti ai Prozac+, e nel finale c'è un brano ("Più niente") cantato da Gian Maria Accusani insieme ad Elisa, tutti artisti rigorosamente made in Friuli-Venezia Giulia.


Come potrete facilmente evincere dal titolo, a meno che non siate ripetenti impenitenti da una vita, Un anno di scuola racconta appunto... un anno di scuola. L'ultimo anno, quello della maturità, in un istituto tecnico frequentato quasi esclusivamente da maschi, in cui arriva una ragazza da Stoccolma, trasferitasi in città perché suo papà è venuto a fare il tagliatore di teste in un'azienda locale, e di cui inevitabilmente finiscono per innamorarsi tutti. Perché, chi non si è mai innamorato di una ragazza svedese a 18 anni?


Se vi è capitato, dovete bere un goccio, come nel gioco Never Have I Ever. A me è successo quando ero in vacanza studio a Brighton, in Inghilterra. Nel parco cittadino di giorno c'era chi sonnecchiava, di pomeriggio si giocava a pallone su queste distese di giardini all'inglese splendidamente curate e la sera nascevano dei festini segreti a base di alcol e adolescenti ubriachi. La ricetta perfetta per l'inizio di un film horror, o per una notizia di cronaca nera al telegiornale. Oppure per una cotta estiva. Uno di quei summer lovin' alla Grease, solo che in questo caso non c'è nessuno che si mette a cantare senza ragione.


A un certo punto mi si è avvicinata una ragazza svedese bellissima e ha cominciato a parlarmi e io, stupito, le ho chiesto nel mio inglese maccheronico se ce l'avesse proprio con me e, sì, ce l'aveva proprio con me. Mi ha detto che somigliavo a un attore del film Terminator 2 - Il giorno del giudizio. No, non Arnold Schwarzenegger o quello che faceva il T-1000. Si riferiva ad Edward Furlong, l'interprete del giovane John Connor, che oggi non è che sia in formissima, ma ai tempi era un bel ragazzino.


Lo presi come un complimento. Mai nessuna ragazza italiana mi aveva fatto un complimento e quindi mi infatuai all'istante di quella misteriosa intraprendente svedese che non sembrava nemmeno la tipica svedese. Non era bionda con gli occhi azzurri. Aveva i capelli nero corvino e gli occhi scuri, ma tradiva la sua provenienza nordica dal colorito pallido cadaverico della sua carnagione. Poco più tardi mi ha offerto un giro, o meglio più di un giro, di tequila-sale-limone, una delle robe più disgustose che si possano bere. Solo che in quel momento, con lei davanti ai miei occhi che mi faceva leccare il sale dalla sua mano, mi sembrò un'autentica delizia.


Di quanto successo dopo ho solo un ricordo vago e confuso. Fatto sta che il giorno seguente presi un volo che mi riportò da Heathrow dritto in Italia e non rividi mai più la ragazza svedese con i capelli nero corvino. Passai il resto dell'estate a pensare a lei, sentendomi almeno per un paio di settimane come se fossi malato. Soltanto più tardi mi resi conto che quella era la prima volta in cui mi ero innamorato.


Il bello del film Un anno di scuola è la sua capacità di raccontare com'è innamorarsi di una ragazza svedese a 18 anni. Com'è vivere l'ultimo anno di superiori insieme ai propri migliori amici. Com'è affrontare quel periodo di enorme incertezza in cui la tua vita da bambino si sta per trasformare in quella di un adulto. Anche se poi in realtà non sempre è proprio così e ad esempio io, da eterno pseudo giovane, quel passaggio devo ancora completarlo.


Il punto di vista da cui è raccontato questo periodo in questo film non è però solo, e non è tanto, quello dei suoi compagni di scuola, bensì è quello della ragazza svedese in questo caso bionda (interpretata dall'esordiente Stella Wendick) che si trova in una realtà diversa da quella a cui è abituata e a cui deve suo malgrado adeguarsi.


Il tocco femminile della regista e sceneggiatrice della pellicola Laura Samani viene fuori soprattutto nella parte finale, dove ci mostra come una ragazza svedese bella e in apparenza sicura di sé abbia le sue fragilità e insicurezze, esattamente come tutti noi ragazzini scemi innamorati.


Non fate allora l'errore di considerare Un anno di scuola un prodotto per soli teenager. Ok, può parlare anche a loro, ma è rivolto pure a chi un adolescente non lo è più da un pezzo. È il classico film universale, intergenerazionale. Benché sia liberamente ispirato a un romanzo di Giani Stuparich ambientato nella Trieste di inizio Novecento, l'ambientazione è stata resa più contemporanea ma comunque leggermente vintage, visto che siamo nell'anno scolastico 2007/2008, quando i cellulari già ce li avevamo, ma li usavamo soltanto per telefonare o per mandarci i messaggini, i cari vecchi SMS.


Una parte del fascino della pellicola premiata alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, dov'era stata presentata nella sezione Orizzonti, sta anche in questo. Nel documentare l'ultima epoca storica prima che i ragazzini venissero risucchiati del tutto all'interno del tunnel dei social e della fottuta musica trap di merda. Lo fa senza una particolare malinconia, anzi, usando una notevole dose di freschezza.


Un anno di scuola è uno di quei rari film sugli adolescenti che non ti fanno sentire vecchio e superato, ma ti fanno ricordare che anche tu eri così e, in fondo in fondo, così lo sei ancora. Ti fa sentire come se avessi ancora 18 anni. Certo, poi, il pensiero di dover ripetere tutti quei drammi adolescenziali e rifare di nuovo la maturità da capo, anche no, grazie. Ho già dato. Io sono a posto così.
(voto 7,5/10)




Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

DISCLAIMER

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di Contattarmi per la loro immediata rimozione all'indirizzo marcogoi82@gmail.com