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lunedì 21 luglio 2014

NOIAH




"Lo so, ho dei capelli improponibili.
Ma nella Bibbia il balsamo non viene mai menzionato..."
Noah
(USA 2014)
Regia: Darren Aronofsky
Sceneggiatura: Darren Aronofsky, Ari Handel
Cast: Russell Crowe, Jennifer Connelly, Emma Watson, Ray Winstone, Anthony Hopkins, Douglas Booth, Logan Lerman, Leo McHugh Carroll, Kevin Durand, Nick Nolte, Mark Margolis, Marton Csokas, Finn Wittrock, Madison Davenport
Genere: bestemmia cinematografica
Se ti piace guarda anche: La passione di Cristo, The Fountain – L’albero della vita

ATTENZIONE FANATICI
Se siete fanatici religiosi, se portate la Bibbia sempre con voi, se andate a messa tutte le domeniche, o se siete Mel Gibson, potreste considerare questo post blasfemo. Proseguite la lettura soltanto a vostro rischio e pericolo, altrimenti fate sempre in tempo a tornare sul sito di Famiglia Cristiana.


In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.
Dio poi creò tante altre belle cose, un sacco di animaletti, fino a che creò anche l’uomo, dicendo semplicemente: “Abracadabra, facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”. Ma mancava ancora qualcosa. Qualcosa di molto importante. A questo punto, Dio allora disse: “Sia la figa!”. Ed Emma Watson fu.


Per festeggiare la sua creazione più bella, Dio passò la domenica a masturbarsi furiosamente contemplando la sua immagine. Una volta stufatosi di guardarla mentre non faceva nulla, decise di creare un qualcosa per tenerla impegnata e così fece il cinema. Dopo aver creato il cinema e i film dei Lumière in cui non succedeva nulla, Dio decise di creare pure i registi e fu così che diede vita a Darren Aronofsky. Il cineasta americano realizzò una pellicola più bella dell’altra, da Pi greco – Il teorema del delirio a Requiem for a Dream, da The Wrestler a Il cigno nero, fino a che decise di dedicarsi a Noah, un lavoro tratto dalla Bibbia. Un progetto dalle ambizioni divine.

La storia di Noè e della sua arca la conoscete già tutti, vero?
Ehm… io veramente non la conoscevo proprio bene bene. Da bambino ho saltato qualche lezione di catechismo di troppo. Più in là con gli anni ho provato a rimediare alle mie lacune religiose e un giorno mi sono detto: “Leggiamoci un po’ sta Bibbia. Ci sarà una ragione se ha venduto milioni di copie…”
Ho iniziato a leggere qualcosa, ma ben presto ho rinunciato. Ragazzi, ma non l’ha mai detto nessuno?
La Bibbia è ILLEGGIBILE!
È un libro scritto in maniera davvero terrificante. Prendiamo un passaggio dalla Genesi in cui si parla proprio del protagonista di giornata, il simpatico (si fa per dire) Noè.

1. Il Signore disse a Noè: «Entra nell'arca tu con tutta la tua famiglia, perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione. 2 D'ogni animale mondo prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina; degli animali che non sono mondi un paio, il maschio e la sua femmina. 3 Anche degli uccelli mondi del cielo, sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la razza su tutta la terra. 4 Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto». 5 Noè fece quanto il Signore gli aveva comandato.
6 Noè aveva seicento anni, quando venne il diluvio, cioè le acque sulla terra. 7 Noè entrò nell'arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio. 8 Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti gli esseri che strisciano sul suolo 9 entrarono a due a due con Noè nell'arca, maschio e femmina, come Dio aveva comandato a Noè.
10 Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra; 11 nell'anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono. 12 Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti.

A parte il fastidio provocato da tutti i numerini inseriti a ogni frase, ma vi sembra un libro scritto bene? Non c’è manco mezza descrizione o un minimo di introspezione psicologica dei personaggi. Niente. Al confronto della Bibbia, Tre metri sopra al cielo, Twilight e Cinquanta sfumature di grigio sono dei capolavori assoluti.
Tralasciando gli aspetti letterari, c’è qualcuno che può ritenere anche solo lontanamente verosimili i fatti in essa raccontati?
Eppure giusto qualche milione, per non dire qualche miliardo, di persone sulla faccia della Terra crede che quanto narrato nella Bibbia sia davvero successo. Prendiamo il passaggio “Noè aveva seicento anni.”
Se quest’uomo ha 600 anni, voglio il numero del suo chirurgo plastico.


Prendiamo un altro passaggio: “Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti.” Ma manco a Masone in Liguria, il posto meteorologicamente più sfigato del mondo, ha mai piovuto così tanto. Eddai.


In pratica La Sacra Bibbia è il più fantasioso romanzo fantasy di sempre. Roba che al confronto Il signore degli anelli può essere considerato puro neorealismo. Il regista Darren Aronofsky, chiamato a sé dalla voce di Dio, o più probabilmente da quella del Dio Denaro, ha così deciso di trattare le vicende bibliche come fossero una materia fantasy, chiamando attori come Emma "Hermione" Watson e Logan "Percy Jackson" Lerman e aggiungendo alcuni elementi fantastici al racconto, giusto per rendere le cose un po’ meno noiose (obiettivo non riuscito per niente), senza però nemmeno esagerare. Come potete leggere in questo articolo di Wired, le differenze tra quanto raccontato nella Bibbia e nel film non sono poi nemmeno troppe.

ATTENZIONE SPOILER
Per chi come me non avesse troppa dimestichezza con la Bibbia, rammento la vicenda di Noah in breve.
Noah è un giovane ragazzo di 600 anni che una notte, dopo una cena pesante a base di cibo piccante, fa dei sogni strani. Sogna che il mondo sta per finire a causa di un acquazzone particolarmente pesante. Nessuno gli crede.



Per prepararsi al diluvio universale, Noah si mette così a costruire una gigantesca arca e per farlo si fa aiutare da un gruppo di muratori giganti, di nazionalità rumena e albanese, ovviamente sottopagati. Noè in maniera molto generosa decide che nell’arca potranno accomodarsi solo lui, sua moglie, i suoi tre figli e quella sgnaccherona gigante della sua figlia adottiva, Emma Watson, per l’occasione ribattezzata la Porca di Noè, visto che dovrà accontentare gli appetiti sessuali di tutti e tre i suoi figli e pure i suoi. Insieme a loro possono venire anche un sacco di animali a coppie, un maschio e una femmina. Niente coppie gay. Noah vende così i biglietti ai vari animali, gonfiando i prezzi a dismisura. Gli altri umani cercano di acquistare qualche biglietto dai bagarini o in rete, ma niente. Non si trovano più. Sono sold out più di un concerto dei Rolling Stones.
A un certo punto, preso dalla follia, Noah Crowe si mette pure a cantare, credendo di essere ancora in Les Misérables.






A parte la sua famiglia, secondo Noah tutto il resto dell’umanità deve pagare per i propri peccati e morire in maniera brutale sotto la pioggia, scatenando le reazioni preoccupate della comunità internazionale.


Gli uomini provano a salvarsi in tutti i modi. C’è chi prega, c’è chi cerca di corrompere Noah, c’è addirittura chi manda Bruce Willis e Ben Affleck nello spazio…


Ma non c’è niente da fare. Viene persino organizzata un’agghiacciante battaglia che sembra uscita dal nuovo capitolo di Transformers girato da Michael Bay e invece no, si tratta davvero di una pellicola diretta da Darren Aronofsky. E se pure Darren Aronofsky si mette a realizzare certe porcate, non c’è più niente da fare. L’umanità è spacciata.

Il film di Aronofsky non è però solo questo. Fondamentalmente è anche la storia del villain più cattivo di tutti i tempi. Non mi riferisco tanto allo stesso Noah che dà il titolo alla pellicola, che pure come abbiamo visto è non poco stronzo. Mi riferisco a Dio. Un Dio vendicativo, misogino e misantropo che vuole sterminare l’intera razza umana, che continua a mettere alla prova l’uomo con una serie di sfide una più perfida dell’altra manco fossero gli Hunger Games. Dopo la mela del peccato nel giardino dell’Eden che gli ha sbattuto lì davanti alla faccia, salvo poi dirgli “No, non puoi mangiarla!”, proprio come una tipa che te la fa solo annusare, Dio questa volta ha superato persino se stesso. Seguendo l'esempio di George R. R. Martin che a ogni stagione di Game of Thrones deve tirare fuori una serie di morti più impressionanti di quelle precedenti, Dio a questo giro ordina a Noah di uccidere la prole della sua figliastra, ma solo nel caso gli nasca una figlia femmina, giusto per ribadire la sua misoginia se qualcuno aveva ancora dei dubbi in proposito.
A Emma Watson però non nasce una figlia. Ne nascono due! E Noah deve ucciderle entrambe. Già è grave uccidere delle persone, poi è ancora più grave uccidere dei bambini, poi è ancora peggio uccidere delle bambine che essendo figlie di Emma Watson crescendo sono destinate a diventare delle fighe stellari.
A questo punto Noah cosa farà? Andrà davvero fino in fondo nei suoi intenti malati e metterà fine all’intera razza umana per sempre, o disubbidirà a Dio?

Questo lo saprete già se avete letto la Genesi. L’alternativa è quella di guardarvi il film di Darren Aronofsky, anche se io vi sconsiglio di farlo. Se avete amato i suoi precedenti lavori come me, qui dentro dell’un tempo grande regista non troverete molte tracce, se non per qualche vago riferimento ai passaggi più deliranti della sua opera più controversa, The Fountain – L’albero della vita. Questo nonostante Aronofsky figuri come sceneggiatore e produttore, oltre che come regista. Questo nonostante la presenza del solito Clint Mansell a firmare le musiche, tronfie e fastidiose. Questo nonostante il cast vanti attori feticcio del regista come la bella Jennifer Connelly e la partecipazione vocale dell’aficionado Mark Margolis, che durante la visione del film avrà probabilmente avuto sulla faccia per tutto il tempo quest’espressione.


Dimenticate il Darren Aronofsky che conoscevate. Nonostante a livello visivo si tratti di un lavoro potente e dotato di un suo certo fascino, e questa è l’unica buona notizia, Noah è un pasticcio di proporzioni bibliche. Una pellicola in grado di far perdere la Fede, la Fede nel Cinema. Se qualcuno riesce ad arrivare alla fine di questa lunga, estenuante, allucinante e noiosa visione senza bestemmiare nemmeno una volta, quel qualcuno merita di essere fatto Santo Subito.
Fino all’ultimo ho sperato fosse solo un brutto scherzo. Il terrificante finale moralista mi ha fatto capire che no, Aronofsky non stava scherzando ed era dannatamente serio. Persino quando ha tirato fuori questi cosi giganti.


Dimenticate allora Darren Aronofsky. Dimenticate il Cinema. Dimenticate pure che questo possa essere un film sul diluvio universale. Noah è solo un diludendo universale.
(voto 3/10)

sabato 5 aprile 2014

THOR: THE DARK WORLD, IL CINEFUMETTO




Thor: The Dark World
(USA 2013)
Regia: Alan Taylor
Cast: Chris Hemsworth, Natalie Portman, Anthony Hopkins, Tom Hiddleston, Jaimie Alexander, Kat Dennings, Stellan Skarsgård, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Zachary Levi, Christopher Eccleston, Rene Russo, Idris Elba, Chris O’Dowd
Genere: Marvel
Se ti piace guarda anche: tutti gli altri film Marvel
(voto 5,5/10)









sabato 16 novembre 2013

L’ARCA DI NO



Ecco il trailer del nuovo film di Darren Aronofsky, Noah, con nel cast Russell Crowe, Jennifer Connelly, Emma Watson, Logan Lerman e Anthony Hopkins e dedicato alla figura di Noè. Quello dell’arca.



Ed ecco le prime reazioni a caldo alla visione del trailer.

“Ma perché hanno dato a Emma Watson la parte di mia figlia?
Me la sarei fatta più che volentieri.”
Russell Crowe

“Ma perché hanno dato a Emma Watson la parte di mia figlia?
Me la sarei fatta più che volentieri.”
Jennifer Connelly

“Ma perché hanno dato a Emma Watson la parte di mia nipote?
Me la sarei fatta più che volentieri.
E perché mi hanno dato la parte di Matusalemme? Non sono così vecchio, no?
Hey, cos'è questo silenzio?”
Anthony Hopkins

“Ma perché hanno dato a Emma Watson la parte di mia sorella?
Me la sarei fatta più che volentieri.
Vabbé, pazienza, almeno me l'ero già fatta in Noi siamo infinito.”
Logan Lerman

“Ma che è ‘sta cagata apocalittica?”
Cannibal Kid di Pensieri Cannibali

“Ma è Darren Aronofsky o Roland Emmerich?”
Onesto e spietato (da Facebook)

“Ma Porco Di...!”
Noè

sabato 29 giugno 2013

PASSIONI (NON DI CRISTO) E DESIDERI (NON DI ALADINO)


"Che schifo, sono a letto con Rachel Weisz..."
"Che schifo, sono a letto con Jude Law..."
Passioni e desideri
(UK, Austria, Francia, Brasile 2011)
Titolo originale: 360
Regia: Fernando Meirelles
Sceneggiatura: Peter Morgan
Cast: Jude Law, Rachel Weisz, Anthony Hopkins, Ben Foster, Lucia Siposová, Gabriela Marcinkova, Jamel Debbouze, Moritz Bleibtreu, Marianne Jean-Baptiste, Maria Flor, Dinara Drukarova, Vladimir Vdovichenko, Mark Ivanir
Se ti piace guarda anche: Babel, Hereafter, City of God, Amores Perros

La vita è tante cose. A volte è una cosa meravigliosa, altre una merda. A volte è bella, come dice Roberto Benigni, altre ‘na strunzata, come dice Tony Servillo. Secondo alcune teorie, la vita è come un cerchio. Quello che fai, sia di buono che di cattivo, prima o poi ti torna indietro, in un modo o nell’altro. What goes around… come around. Tutto ruota di 360°, come suggerisce il titolo originale di questa pellicola, ribattezzata in Italia con un banale quanto anonimo Passioni e desideri. Chissà se anche il male che fanno ai film i titolisti italiani presto o tardi tornerà loro indietro?
È tutta una questione di karma, e io a queste stronzate ci credo pure. Il problema è quando ci si costruisce sopra un film, come l’agghiacciante Cloud Atlas, o una serie tv, come la pessima Touch. Quando si cerca di trovare una interconnessione a tutto, quando si cerca di trovare un senso all’intrecciarsi della vita di persone che vivono a parecchia distanza tra loro, ecco che lì si rischia di fare un patatrac. Le storie corali, ebbene sì, sono una delle cose più difficili da gestire e orchestrare al mondo. Come se la sarà cavata il brasiliano Fernando Mereilles, il regista del notevole City of God?

"Ferma Mads Mikkelsen, come Hannibal non vale niente!"
Il Mereilles evita il disastro, ma allo stesso tempo non riesce a convincere in pieno. In confronto a Cloud Atlas, questo Passioni e desideri è un capolavoro. Okay, non c’andava tanto. In confronto a pellicole ben più riuscite come Magnolia o Babel, invece, non vale nulla. Sta nel mezzo. Si lascia guardare, suscita un paio di riflessioni, ha qualche singolo momento non malvagio, eppure non riesce a dire niente di nuovo, né a livello cinematografico né esistenziale. È un esercizio di scrittura che riesce a tenere incollate insieme una serie di storie e di personaggi differenti, e lo fa in maniera accettabile, senza mai risultare troppo indigesto. Cosa non da poco. Alla fine non riesce però a chiudere il cerchio. O meglio, lo chiude alla buona, senza proporre una visione d’insieme che rimanga davvero impressa, un po’ come capitava già a un altro film corale sceneggiato da Peter Morgan, lo shyamalaniano Hereafter di Clint Eastwood.

Quali sono, comunque, questi personaggi il cui fato è cucito insieme da Mereilles?
C’è Jude Law che in viaggio d’affari a Vienna vuole andare con una puttana escort, Blanka (Lucia Siposová).
C’è sua moglie, Rachel Weisz in splendida versione MILFona, rimasta a Londra ma che non se ne sta certo con le mani in mano, visto che ha una relazione adultera con un uomo più giovane di lei. Dove siamo finiti, dentro una puntata di Mistresses?
Per fortuna no, visto che ci sono anche altre vicende, altri personaggi, non fenomenali ma meglio di quelli capitati a loro due.

"E io che ci posso fare, Anthony? Aspetta che ti passo lo psicopatico di turno."
C’è la puttana escort austriaca Blanka e sua sorella (Gabriela Marcinkova), una sognatrice appassionata di libri che è anche il personaggio emotivamente più coinvolgente e meglio costruito. Sebbene pure questo, così come gli altri, rimanga un po’ troppo abbozzato.
Ritratto in maniera molto leggera è anche l’amore del dentista musulmano James Debbouze (quello con la faccia strana di Amelie) per una donna sposata, la sua assistente (Dinara Drukarova), il cui matrimonio a sua volta è ormai agli sgoccioli e suo marito, il russo Vladimir Vdovichenko, avrà una storia con un altro dei personaggi.

"Pronto? Sono lo psicopatico di turno. Cercavate me?"
Nel frattempo, tanto per complicare il quadro già bello articolato, la tipa brasiliana (Maria Flor) del giovane amante di Rachel Weisz scopre che il suo boyfriend la tradisce con la MILFona e decide di ritornarsene in patria, già che c’è per unirsi alle proteste anti Mondiali e anti Confederations Cup. No, questo no. Sull’aereo, la tipa brasiliana conoscerà Anthony Hopkins, un uomo la cui figlia è scomparsa nel nulla anni prima e che però non riesce ad arrendersi al fatto di non ritrovarla più. Mentre fa scalo a Denver prima di arrivare in Brasile, la fanciulla conoscerà anche un ragazzo, Ben Foster. Buon per lei? Più o meno, visto che lui è stato appena scarcerato dopo aver scontato una condanna per reati sessuali…
Ho dimenticato qualcuno?
No, non mi sembra. I personaggi principali sono questi e le loro vite, alcune più interessanti, altre meno, in qualche modo sono intrecciate, tra ambientazioni che comprendono Vienna, Parigi, Londra, Casale Monferrato, Phoenix e l’aeroporto di Denver. Non del tutto mal scritto, diretto e recitato (meglio dagli attori sconosciuti che dai divi presenti), Passioni e desideri è un film allo stesso tempo non del tutto riuscito, sia preso nel suo insieme che andando a vedere le singole vicende. Si lascia vedere senza annoiare troppo, e per una pellicola del genere è affare già non da poco, ma non scatena né passioni, né tanto meno desideri. Se non quello di andarsi a rivedere Magnolia.

Il cinema come la vita è tante cose. A volte è una cosa meravigliosa, altre una merda. A volte è bello, altre ‘na strunzata. E altre volte ancora è semplicemente così così.
(voto 5,5/10)



mercoledì 10 aprile 2013

HITCHCOCK, BRITISH PSYCHO


Hitchcock
(USA 2012)
Regia: Sacha Gervasi
Sceneggiatura: John J. McLaughlin
Tratto dal saggio: Come Hitchcock ha realizzato Psycho di Stephen Rebello
Cast: Anthony Hopkins, Helen Mirren, Scarlett Johansson, James D’Arcy, Jessica Biel, Michael Wincott, Danny Huston, Toni Collette, Michael Stuhlbarg, Kurtwood Smith, Ralph Macchio
Genere: famo un film
Se ti piace guarda anche: Psyco, Ed Wood, Episodes


Good evening.



Oppure, se state leggendo in altro momento della giornata diverso dalla sera: good morning, good afternoon o good night.
Questa sera, o quest'oggi se preferite, vi parlerò di Hitchcock. Hitchcock è un film su Alfred Hitchcock.
MA VAAA?

"Era dai tempi di Bianca come il latte, rossa come il sangue
che non leggevo qualcosa di tanto terrificante."
A dispetto del titolo, non è però un film su tutta la vita del grande cineasta britannico. Più nello specifico, si concentra sulla mitologica lavorazione di quello che è probabilmente il suo film più celebre: Psyco (o se preferite il titolo originale con la H di Horror, Psycho). Uno dei massimi capolavori nella storia del cinema, uno dei capisaldi del genere thriller horror, uno dei film più tesi e spaventosi mai girati, oggi tra l'altro tornato più che mai attuale grazie anche alla serie tv Bates Motel. Per chi è appassionato di cinema, questo Hitchcock è quindi una visione da non perdere. A livello cinematografico non è un film strabordante, d’altra parte il regista mica è Hitchcock ma è tale Sacha Gervasi chiiiiiiiiiiiiiiii?
Se il livello cinematografico non è eccelso, ma è comunque piuttosto buono, chi ama il mondo del cinema si trova in ogni caso di fronte a una vicenda tra le più intriganti, avvincenti e ricche di aneddoti che il mondo dei dietro le quinte ricordi. La lavorazione di Psyco è stata infatti parecchio travagliata. Uno pensa al film e immagina che tutto sia andato liscio, che i produttori non potevano far altro che innamorarsi di un progetto del genere, che tutti avrebbero dato carta bianca al regista, che pure era già uno dei più importanti del mondo, e invece le cose non sono andate in maniera così liscia. Non sono andate per niente, in maniera liscia.
Dopo il flop (ebbene sì) di La donna che visse due volte – Vertigo, in seguito riconosciuto come uno dei sommi capolavori della settima arte, e il successo di Intrigo internazionale, Alfred Hitchcock era alla ricerca di una nuova stimolante sfida. Girare un film su un certo agente 007? Nah. Meglio rischiare con un thriller ispirato alla figura del serial killer Ed Gein in cui la protagonista viene fatta fuori a sorpresa nella prima parte.

"Congratulazioni per la gravidanza, Mister Hitchcock.
Sarà un maschio o una femmina?"
"Grrr! Congratulazioni a te, mi hai appena fatto
venire l'ispirazione per la scena della doccia."
Siamo nel 1959 e il progetto di un thriller, che oggi apparirebbe piuttosto nella norma, era qualcosa per l’epoca di davvero assurdo. Hitchcock sentiva però che era quello che doveva fare, a quel punto della sua carriera. Ce l’avrà fatta?
La risposta ovviamente la conosciamo già, ma è davvero affascinante assistere alla nascita e alla lavorazione di Psyco, attraverso tutte le sue fasi. Dall’indecisione iniziale da parte della moglie di Hitch, la come al solito impeccabile Helen Mirren, alla scelta del cast, con Scarlett Johansson ottima Janet Leigh e Jessica Biel che ci regala una odiosa Vera Miles. Quindi ci sono i problemi con la censura dell’epoca, che non vedeva di buon occhio alcune scene, in particolare quella della doccia. Ed è qui che la pellicola offre uno dei momenti più curiosi: ci fa vedere com’è stata girata la storica sequenza. Tutto merito di quel genio di Hitchcock?
Non esattamente, visto che un ruolo decisivo lo giocano pure le musiche di Bernard Herrmann che il regista all’inizio manco voleva inserire in quella sequenza…
E, se ve lo state chiedendo, e so che ve lo state chiedendo: no, non si intravede manco mezza tetta di Scarlett Johansson. Ma tanto, grazie all’hacker martire Christopher Chaney, avevamo già potuto ammirare le sue grazie in tutto il suo splendore.



IMMAGINE CENSURATA (oh, non voglio mica finire in galera per dieci anni pure io)

"Piaciuta la mia foto nuda, brutti pervertiti?

"La Thatcher è morta? Oh, no! Ora mi tocca sorbirmela pure quassù..."
Più che un filmone di per sé, questo Hitchcock è allora una chiccheria ricca di aneddoti e curiosità, da poter poi sfoggiare con gli amici per fare i fighi e quelli che la sanno lunga sulla lavorazione di uno dei film cardine del cinema. Allo stesso tempo è anche un modo, non riuscito fino in fondo, per provare a penetrare nella mente del regista e avvicinarsi a un personaggio davvero singolare, egotomane e imponente, fisicamente e non solo, interpretato da un ottimo Anthony Hopkins. L’attore diventa Hitch. Non offre solo un’imitazione come quella di Beppe Fiorello alle prese con Domenico Modugno nella fiction Volare. Certo che anche io, andare a paragonare un’interpretazione di Sir Anthony Hopkins a una di Beppe Fiorello… Che ci volete fare? Pure a me come a Hitchcock piace shockare e sorprendere il pubblico. E cosa c’è di più spaventoso di Beppe Fiorello che recita?
Adesso andate a dormire e fate sogni d’oro, se ci riuscite.
Good evening.
(voto 6,5/10)

Post pubblicato anche su The Movie Shelter.


mercoledì 28 settembre 2011

Every rose has its Thor

Thor
(USA 2011)
Regia: Kenneth Branagh
Cast: Chris Hemsworth, Natalie Portman, Tom Hiddleston, Stellan Skarsgard, Kat Dennings, Anthony Hopkins, Idris Elba, Clark Gregg, Colm Feore, Josh Dallas, Jaimie Alexander, Rene Russo
Genere: supereroico
Se ti piace guarda anche: Transformers, Hulk, Iron Man, L’apprendista stregone

Oddio che palle questi film che vanno a scavare nel passato, tipo 3000 anni fa, inventandosi storie in cui ci sono dei giganti di ghiaccio che hanno invaso la terra, oppure vampiri e lycan come nell’assurda trilogia di Underworld.
No, non è vero.
Andatevi a leggere i libri di storia: vi è pero caso traccia di queste minchiate?
Ok, anche in serie come True Blood o The Vampire Diaries succedono delle cose pazzesche che poco hanno a che vedere con la realtà, però perlomeno non pretendono di andare a riscrivere la storia inserendoci dei mostri immaginari.
Solo Quentin Tarantino può riscrivere la storia. In meglio.

L'attore precedentemente conosciuto come Anthony Hopkins
E vabbè, com’è o come non è, ma secondo questo film nel passato remoto dell’umanità c’è stato questo attacco da parte di ‘sti presunti giganti di ghiaccio, fino a che un mega re galattico non ha ristabilito la pace in modi che non ho capito perché la mia mente era troppo impegnata a chiedersi: “Ma quando la finiamo con ‘ste fanta-menate e facciamo apparire per magia Natalie Portman?” Anche perché vedere Anthony Hopkins in versione re degli Dei con una benda all’occhio per me non è proprio il massimo della vita, anche perché ricordate…
Solo Quentin Tarantino può bendare i suoi attori, o meglio attrici, senza farli apparire ridicoli.

Comunque Thor ascende al potere con tanto di martello che più tardi avrebbe ispirato una celebre canzone di Rita Pavone e in testa indossa un ridicolo elmetto alla Asterix.
"Finché non arriva Ghedini non apro bocca, cribbio!"
Nei panni di Thor il martellatore intergalattico troviamo il muscoloso Chris Hemsworth, il fratello di Liam Hemsworth (l’uomo che invece si martella Hannah Montanal). Più promettente l’interprete di suo fratello, Tom Hiddleston, attore dal volto a metà tra Michael Fassbender e Marco Travaglio (proprio così!) da valutare in futuro possibilmente in un film più appetitoso su un piano recitativo.
Kenneth Branagh seduto sul trono di regia come al solito cerca di dare alla storia un afflato shakespeariano, confermandosi la groupie numero 1 del Bardo, peccato che nelle scene spettacolari e nei momenti d’azione con le sue inquadrature sbilenche si riveli adeguato quanto la manovra fiscale di Tremonti per risolvere i problemi dell’Italia, dell’Europa e forse dell’umanità intera. Quello lascialo fare a Thor, mio caro (si fa per dire, eh) Giulio.

Il rivale di Thor? Marco Travaglio...
I paesaggi e la fotografia del film fanno tanto new-age a metà strada tra 300 e Avatar, cioè una roba che più finta non potrebbe apparire e certo non aiuta a dare credibilità a una storia che come abbiamo già visto è un filino sull’assurdo andante.
Ma la classica ciliegina sulla torta è il tono epico urlato usato da Thor e dagli altri personaggi ogni volta che aprono bocca: “Io sono Thor, figlio di Odino!”
Cosa che dovrebbe provocare come risposta automatica un generatore di insulti random in romanesco tipo: “Ma vattelo a pija in quel posto, a fijo de ‘na mignotta!”


Non avendo niente di meglio da fare, Thor decide di andare in gita in BMX con i suoi super amici su un pianeta popolato da esseri schifosi che al confronto Roberto Ferrari di Radio Deejay e Ribéry sono belli. La cosa scatena un’ovvia guerra interplanetaria. Anthony Hopkins giustamente non prende bene la notizia e decide di esiliare il figlio di Thoria Thor sulla Terra e di togliergli pure i poteri e il suo prezioso martello, tiè.
Con tutti i posti in cui può cadere, Thor va a finire contro un furgoncino guidato da Natalie Portman. Inculato forte, il tipo. Perché non capita anche a me di essere bandito da un pianeta e ritrovarmi subito dopo di fronte a Natalie Portman?
Certe domande sono destinate a rimanere senza risposta.
Meno male che Natalie c'è!
Dopo una lunga prima parte che sembra una versione brutta, ma brutta brutta brutta, di fantasy come Il signore degli anelli e Game of Thrones, finalmente inizia l’avventura sulla Terra, in cui Thor sbraita come al solito e si comporta come un pazzo psicopatico, cosa che però fatta sul nostro pianeta suscita un notevole effetto comico. A colpi di tranquillanti in dosi da elefante viene finalmente sedato da un tipo che gli grida: “Benvenuto sulla Terra, stronzetto! Hai finito di urlare, adesso?”

Il film procede dunque su due piani, entrambi sul ridicolo andante ma con effetti molto differenti: in uno, quello spaziale, è un ridicolo odioso fatto di discorsi strampalati e urla (ma basta urlare, razza di trogloditi, altroché Dei!); nell’altro, quello sulla Terra, è un ridicolo divertente, con scene esilaranti come Thor che mangia più di Obelix e distrugge un bicchiere in segno di gradimento di una bibita. In più ci sono Natalie Portman scienziata stile Jodie Foster in Contact, Stellan Skarsgard in versione professorone di ‘sta cippa e una divertente Kat Dennings (ora anche nella nuova spassosa sitcom 2 Broke Girls) molto indie-nerd; una Scooby Gang talmente assurda da apparire come l’unica cosa sensata della storia (perché ad esempio Thor parla la lingua degli umani?) ed è in grado di salvare la visione dallo sprofondare nel baratro della noia più totale.
E meno male che anche Kat c'è!
L’apice del trash lo si raggiunge però con l’arrivo dei super amici di Thor sulla Terra, che  sembrano dei fanatici di World of Warcraft appena usciti dal Comic-Con. Cosa che mi porta a chiedere: “Ma perché diavolo ho visto questo film?”
Ah già, perché c’era Natalie Portman!

Chiudo gridando una cosa al mondo intero:
“Io sono Cannibal Kid, figlio di Anthony “Hannibal Lecter” Hopkins!”

Generatore automatico di insulti random in romanesco: “Ah Cannibale, li mortacci tua, avé un fijo come te è peggio che avé un fijo daa Lazio!”
(voto 5/10)

lunedì 13 dicembre 2010

Incontrerai il Woody Allen dei tuoi sogni

Incontrerai il Woody Allen dei tuoi sogni
(USA, Spagna 2010)
Titolo originale: You Will Meet a Tall Dark Stranger
Regia: Woody Allen
Cast: Anthony Hopkins, Naomi Watts, Josh Brolin, Gemma Jones, Freida Pinto, Lucy Punch, Antonio Banderas, Roger Ashton-Griffiths, Ewen Bremner, Anna Friel
Genere: Woody Aia
Links: IMDb, mymovies
Se ti piace guarda anche: qualunque altro film di Woody Allen

Non sono un fan di Woody Allen. Mi piace il suo sense of humor e trovo alcuni suoi film validi, tra gli ultimi soprattutto “Sogni e delitti” e “Vicky Cristina Barcelona”, mentre “Match Point” è una buona pellicola ma nonostante Scarlett mi sembra troooppo sopravvalutato. Nessuno dei suoi film ha comunque mai raggiunto il mio cuore.
Una delle ragioni per cui non sono suo fan è che preferisco i registi meno prolifici, quelli come Tarantino Kubrick Lynch, per non dire quelli come Terrence Malick che fanno un film ogni 100 anni, anche perché se fai un film all’anno è difficile che siano tutti capolavori. Clint Eastwood ci prova ad altissimi livelli ma nemmeno lui fa sempre centro pieno, pur andandoci clamorosamente vicino.
Un altro motivo è che non mi piacciono i gusti musicali di Woody: per ogni suo film sceglie queste musiche classiche o jazz o musica da ascensore da sbadiglio senza la minima sorpresa. E per me la soundtrack è un buon 50% di una pellicola.
Terzo motivo: i suoi film e i suoi personaggi, con giusto qualche variante (ultimamente la città), sono tutti uguali e io adoro invece chi sa rischiare, sbandare su territori imprevisti e magari anche sbagliare. Non a caso le sue pellicole che ho preferito sono quelle in cui ha cercato di prendere qualche strada di periferia diversa dal suo solito. E poi, ammettiamolo, con la macchina da presa non è certo un virtuoso.

“Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni”, solita deturpazione italica che fa perdere la bella ambivalenza del titolo originale “You Will Meet a Dark Tall Stranger” (che si può riferire a un uomo quanto alla morte), è invece il solito Woody con il pilota automatico. A differenza di molte altre sue pellicole però i dialoghi sono davvero poco ispirati, non si ride praticamente mai e allora meno male che gli attori sono davvero bravi e riescono a tenere acceso perlomeno un minimo di interesse su vicende sentimental-famigliari altrimenti trite e ritrite.
Naomi Watts è come al solito eccelsa, Josh Brolin si conferma uno dei migliori in circolazione (tranne quando fa “Jonah Hex”), Anthony Hopkins è in forma come non lo vedevo da parecchio, la “millionaire” Freida Pinto è una visione celestiale, mentre Lucy Punch è la classica prostituta alleniana, niente di più niente di meno, e si segnala più che altro per la fastidiosa voce del doppiaggio italiano (spero che la sua originale sia meno da tappi nelle orecchie). Bravo anche Banderas.

In mezzo a vicende e personaggi di scarso appeal, la cosa più irritante è però il finale: ok, Woody Allen vuole sottolinearci come la vita altro non sia altro che una successione di casualità ed eventi senza senso, il ché probabilmente è anche vero. Il cinema, così come la letteratura o l’arte in genere, dovrebbe però aiutarci a dare un minimo di spiegazione, o perlomeno un punto di vista sulle vicende che racconta, altrimenti che differenza c’è tra un film come questo e un reality-show che si limita a filmare la vita e basta? La differenza è il livello di recitazione altissimo, certo, e il fatto che i personaggi sono culturalmente più elevati del tamarro da Grande Fratello medio. E il rischio è anche quello di sembrare la puntata pilota di una serie tv che non verrà mai girata perché a nessuno interessa seguire gli sviluppi futuri di questi personaggi volutamente sospesi e incompleti.
La sensazione quindi è che a questo giro Woody Allen abbia fatto un film tanto per fare, come se fosse obbligato per contratto a fare il suo cinepanettone per intellettuali annuale. È ancora bravo a raccontare, Woody, solo che sembra rimasto senza niente da dire.
(voto 5)

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