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domenica 6 gennaio 2013

I MEGLIO FILM CANNIBALI 2012, 20-11


Ancora introduzioni?
Non mi sono stufato?
Un po’ sì, però sono necessarie.
E allora, uso questa intro per dirvi che potete recupervi i film dell’anno di Pensieri Cannibali dalla posizione 40 alla 31
mentre ora vi beccate le posizioni dalla 20 alla 11, con una serie di film che magari qualcuno si sarebbe potuto aspettare in top 10 e invece, per poco, per pochissimo, no, non ce l’hanno fatta.
Il tutto accompagnato anche questa volta dalle esclusive trame cannibali dei film, leggermente rivisitate rispetto a quelle originali…

"Che ti leggi, la sceneggiatura scritta da Cannibal Kid?
Ma non l'hai ancora bruciata?"
20. Argo
Regia Ben Affleck
Genere 70s vintage
Leggi la mia RECENSIONE

Trama semiseria
Ben Affleck vuole girare un film chiamato Argo ma tutti, considerando le sue scarse qualità recitative, gli dicono di no. Così il buon Ben, sfiduciato, cambia mestiere e diventa un esperto della CIA nel recupero degli ostaggi. Mentre lui fa veramente l’esperto della CIA, tutti pensano che stia recitando e finalmente gli danno la possibilità di girare il suo film, Argo. E lui, per ripicca, risponde: “Eh no, abbelli. Adesso non lo giro più. Ar-go fuck yourself!”.

Pregi
- Prima parte con piacevolissimi toni da commedia brillante.
- Nella seconda parte la tensione viene fatta salire in maniera magistrale.
- Oltre che una vicenda politico-spionistica, oltre che un thriller, Argo è anche una riflessione interessante sul cinema, sulle sue dinamiche e sul rapporto realtà/finzione.
- Ben Affleck sempre più confermato come uno dei migliori cineasti americani contemporanei. Alla faccia di chi non ci avrebbe mai scommesso. Come me.
- A partire da una storia vera, l’esordiente Chris Terrio ha tirato fuori una sceneggiatura praticamente perfetta.
- Belle ambientazioni, costumi e capigliature tanto anni Settanta.
- Grande cast di contorno, su tutti l’accoppiata Alan Arkin/John Goodman.
- La splendida sequenza di montaggio alternato tra la conferenza stampa tenuta da un’attivista iraniana e quella dei producers del fittizio film Argo.

Difetti
- Quando si autodirige, Ben Affleck è bravo anche come attore. Però con un altro protagonista non è che il film sarebbe potuto essere ancora migliore? Eh, Ben?
- Argo è un film impeccabile, eppure gli manca il lasciarsi un po’ andare, gli manca un po’ più di trasporto emotivo.
- È uno di quei film da ammirare, più che da amare.

Battuta cult
“Ar-go fuck yourself!”

"Con l'arco ti do' merda, Katniss Kid!"
19. …e ora parliamo di Kevin
Regia Lynne Ramsay
Genere Figlio di… buona donna
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Trama semiseria
Kevin è la dimostrazione vivente di come guardare troppe volte Hunger Games possa fare male.
Molto male.

Pregi
- Una parte introduttiva splendidamente e inquietantemente onirica.
- Una interpretazione di Tilda Swinton larger than life.
- I tre attori che si alternano a seconda dell’età a dare il volto all’inquietante Kevin.
- La colonna sonora originale composta da Jonny Greenwood dei Radiohead, contrapposta ad alcuni pezzi pop stranianti come “Everyday” di Buddy Holly e “Last Christmas” dei Wham!.
- La tematica attuale, purtroppo attualissima, delle stragi in America raccontata da un punto di vista inedito.
"E pure io che c'ho 3 anni!"
- È una riflessione sul male puro che fa male, ma colpisce in pieno. Come una freccia ben scoccata.

Difetti
- Il solito ridicolo titolo italiano, che fa sembrare We Need To Talk About Kevin una commedia spensierata sequel di …e alla fine arriva Polly.
...e direi che non è proprio quel genere di film.
- Prima parte ottima, il finale è un pugno nello stomaco, mentre la parte centrale della pellicola invece è un pochino inferiore.
- Dopo aver visto un film del genere, non vorrete avere un figlio. Mai.

Personaggio cult
Kevin (interpretato da Ezra Miller, Jasper Newell e Rock Duer).

"Con me puoi sfogarti, ne ho sentite di tutti i tipi. Perché stai piangendo?"
"Perché le gemelle Olsen sono le mie sorelle."
"Dio, perché lei hai fatto questo? Come hai potutooo?"
18. La fuga di Martha
Regia Sean Durkin
Genere Sette
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Trama semiseria
Martha è una ragazza disturbata, con dei seri problemi, ma non si capisce bene il perché. Poco a poco, scopriremo però la sconvelgente verità: è cresciuta insieme alla gemelle Olsen.

Pregi
- La protagonista Elizabeth Olsen è una rivelazione folgorante. Altra rivelazione folgorante è scoprire che è la sorella della sorelle gemelle Olsen. Con cui ha in comune i tratti del volto, ma per fortuna nient’altro.
- John Hawkes, già grande in Un gelido inverno - Winter’s Bone, qui ha un ruolo inquietante e ci regala anche un notevole momento musicale per voce e chitarra.
- Non è finita qui, perché pure Sarah Paulson (quella di American Horror Story), nei panni della sorella della protagonista, è davvero brava.
- La storia procede su due piani temporali alternati, uniti da un grande montaggio e da una sceneggiatura che con calma ci svela quanto successo alla protagonista, evitando però di dirci tutto.
- La splendida scena omaggio al capolavoro di Ingmar Bergman Persona.
- Non per tirargliela, ma se continua così il regista esordiente Sean Durkin ne farà di strada.
- Il finale aperto.

Difetti
- Una pellicola giocata forse eccessivamente sui vuoti, sui silenzi e sull’incomunicabilità.
- Un finale persino troppo aperto, che beffa lo spettatore. Ma è così che deve fare il cinema migliore. Non compiacere il pubblico, ma saperlo sempre sorprendere. Comunque, qualcuno - a ragione - può sentirsi preso in giro, da un finale del genere…

Scena cult
John Hawkes che canta “Marcy’s Song”.

"Dite che potevo scrivere anche un po' più piccolo?
Scusate, la forza dell'abitudine... prima insegnavo a un corso per la terza età."
17. Detachment - Il distacco
Regia Tony Kaye
Genere Scuola di vita
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Trama semiseria
Adrien Brody è un professore di liceo precario che partecipa al concorso statale per avere un posto fisso. Lo passa, rientrando tra i fortunati 11mila su 320mila che ce l'hanno fatta, va a insegnare in una scuola disastrata, cambia per sempre la vita dei suoi studenti e poi dallo Stato gli dicono: "Ah no, ci siamo sbagliati. Non hai passato il concorso." E assegnano il posto a un raccomandato. Un certo Robin Williams, che gli studenti chiamano anche O capitano, mio capitano.

Pregi
- Tony Kaye, a distanza di anni dall’exploit di American History X, è in formissima e dirige in maniera inventiva, aiutato da un ottimo montaggio.
- Alcune scene raggiungono vertici di poesia notevoli.
- Il protagonista Adrien Brody, penso per la prima volta in tutta la sua carriera, mi ha convinto in pieno.
- Un cast di contorno di ottimo livello, in cui si segnalano soprattutto James Caan, la mad woman rossa tettona Christina Hendricks e la giovane sorpresa Sami Gayle.
- Uno dei più grandi film sulla scuola e dentro la scuola girati negli ultimi anni, insieme a Elephant e a La classe.
- È il film peggiore dell’anno secondo il mio blogger rivale Mr. James Ford. È questo è un pregio ENORME.

Difetti
- Alcuni personaggi di contorno sono abbozzati e poco approfonditi, come il solito sacrificato Bryan Cranston, che all’infuori di Breaking Bad per ora fa fatica a ritagliarsi ruoli non da semplice caratterista.
- A tratti dà l’impressione di essere il possibile pilot di una serie televisiva, e dà come l’impressione di non averci raccontato tutto quello che poteva raccontare.
- Adrien Brody se la cava più che bene. Io, però, avrei comunque scelto come protagonista un altro attore …

Personaggio cult
Meredith (Betty Kaye)

"Eddai, fumati questo che poi la classifica cannibale
ti sembrerà molto più bella!"
16. Quasi amici
Regia Olivier Nakache, Eric Toledano
Genere (Quasi) BFF
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Trama semiseria
Il fannullone Driss diventa assistente personale e quasi amico del riccone paraplegico Philippe. Alla fine si scopre che Philippe cammina benissimo ed è stato tutto un elaborato scherzo architettato per il programma di Mtv Punk’d da Ashton Kutcher, che aveva scambiato Driss per Usain Bolt.

Pregi
- Handicap, amicizia, buoni sentimenti… Si potrebbe pensare il peggio e immaginarsi una pellicola iper buonista e smielata, invece è un film che affronta il tema in maniera coraggiosa e con un enorme senso del umorismo.
"Ancora non ha fatto effetto? Allora riproviamo..."
- Omar Sy è un grandissimo e il suo personaggio è uno dei più divertenti e scatenati dell’anno.
- Molto bello il tema musicale composto dall’italiano Ludovico Einaudi.
- Mai riso così tanto in un film sull’handicap.
- Nonostante il tema trattato, non diventa mai deprimente.
- Alla fine ci può scattare anche la commozione. Anzi, niente di più facile che ciò succeda.

Difetti
- È pur sempre una storia di buoni sentimenti, o di quasi buoni sentimenti, quindi alla fine un minimo il film cede. Ma solo un minimo.
- Grande storia, interpretata molto bene dai due protagonisti e raccontata da un’ottima e frizzante sceneggiatura. A livello registico il film però non si segnala particolarmente.

Personaggio cult
Driss (Omar Sy)

"Ruby Sparks sì è carina, però, visto che le mie parole prendono vita,
è arrivato il momento di scrivere il mio vero capolavoro: Jennifer Lawrence."
15. Ruby Sparks
Regia Jonathan Dayton, Valerie Faris
Genere God is a writer
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Trama semiseria
Lo scrittore Calvin Weir-Fields scrive il suo difficile secondo romanzo su una ragazza, Ruby, e questa per magia prende vita. Tutto ciò che scrive, si trasforma in realtà. Già che c’è, allora, comincia a modificarla a suo piacimento e la rende sempre più sessualmente “disponibile”. Ruby allora comincia a darla via in giro, fino a che una sera buia e tempestosa finisce in una villa ad Arcore e il resto, come si suol dire, è Storia…

Pregi
- Un film sul blocco dello scrittore che però non soffre di blocchi creativi ed è anzi una delle sceneggiature più inventive dell’anno.
- Una storia curiosa racconta in maniera brillante dalla sceneggiatrice esordiente Zoe Kazan, con qualche imperfezione che rende solo la pellicola ancora più umana e viva.
- Zoe Kazan è anche la protagonista femminile Ruby Sparks. Per il momento sembra meglio come sceneggiatrice, però pure come attrice non se la cava male.
- La scena in cui Calvin fa fare di tutto e di più a Ruby.
- Un film poetico, emozionante, romantico, ma non sdolcinato.

Difetti
- Storia singolare e originale, però l’ispirazione sembra arrivare dritta dalle storie di Charlie Kaufman e dai film girati da Spike Jonze e Michel Gondry. Senza però raggiungere la genialità assoluta di Kaufman.
- La famiglia del protagonista, con Annette Bening e Antonio Banderas persino troppo macchiettistici.

Personaggio cult
Ruby Sparks (Zoe Kazan)

"Chissà perché tutti mi danno della bimbominkia adult.
Davvero non lo capisco..."
14. Young Adult
Regia Jason Reitman
Genere Young adult
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Trama semiseria
Charlize Theron è un'autrice di popolari romanzi young adult, ovvero per giovani donne, tra cui la saga di Twilight. Quando fa ritorno nella sua cittadina, pensa che verrà trattata come una superstar e invece tutti le gridano: "L'hai scritta te 'sta mmerda? Ma ammazzate, ah stronza!".
Come forse avrete capito, la sua cittadina si trova nel Lazio...

Pregi
- Grande sceneggiatura della solita grande Diablo Cody.
- Questa non è una commedia vera e propria. È più un’anticommedia.
- Charlize Theron, bellissima donna, ma a me come attrice non era mai piaciuta. Nemmeno nella sopravvalutatissima interpretazione premiata con l'Oscar di Monster. Qui invece è davvero un portento. Best. Charlize. Ever.
- La protagonista è volutamente ‘na stronza. E a me piacciono, i personaggi stronzi.
- Se la young adult protagonista è ‘na stronza, il suo amichetto Patton Oswalt, già visto in United States of Tara (serie creata da Diablo Cody), non può non fare simpatia.
- Colonna sonora revival anni ’90 grandiosa, con top raggiunto da “The Concept” dei Teenage Fanclub, ascoltata dalla protagonista sul mangianastri (sul mangianastri!) dell’auto.

Difetti
- La protagonista è ‘na stronza. A qualcuno (razzista nei confronti degli stronzi) questo potrebbe non piacere.
- Come commedia, non si ride tanto. La verità è che, come detto, è più un’anticommedia che una commedia. Ma comunque, diavolo di una Diablo, un paio di battutine in più potevi mettercele lo stesso!

Canzone cult
“The Concept” dei Teenage Fanclub.

"Amico, c'è il 50% di probabilità che il tuo taglio esca bene."
13. 50 e 50
Regia Jonathan Levine
Genere Malati dal ridere
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Trama semiseria
Joseph Gordon-Levitt scopre di avere un cancro e di avere il 50% di probabilità di continuare a vivere e il 50% di morire. Il suo migliore amico Seth Rogen utilizza la drammatica situazione per cuccare e per scopare in giro. Quando Joseph Gordon-Levitt guarisce, Seth Rogen, disperato, gli regala una fornitura a vita di sigarette (non elettriche), un abbonamento a un solarium e un appartamento vicino a una centrale nucleare. Quanti regali. Questa sì che è amicizia!


"Ecco, adesso c'è lo 0% di probabilità!"
Pregi
- È un film su un giovane ragazzo malato di cancro. E non è un melodrammone patetico!
- È un film su un giovane ragazzo malato di cancro. Ed è una delle commedie più divertenti dell’anno!
- Un po’ di commozione però 50 e 50 la regala anche. È pur sempre un film su un giovane ragazzo malato di cancro, e che cacchio.
- Joseph Gordon-Levitt offre l’interpretazione più intensa della sua brillante carriera.
- Seth Rogen fa pisciare sotto dalle risate, persino più di quando è impegnato nelle sue solite comedy al 100%
"Coraggio, per fortuna hanno inventato le cuffie."
- C’è la solita adorabile Anna Kendrick.
- C’è la solita adorabilmente odiabile Bryce Dallas Howard, dopo The Help ormai esperta in ruoli sgradevoli.
- Ottima colonna sonora in cui svetta “High and Dry” dei Radiohead.

Difetti
- Il regista Jonathan Levine (già autore di All the Boys Love Mandy Lane e Fa’ la cosa sbagliata) presto sarà alle prese con il cinema “commerciale”, con il teen zombie movie Warm Bodies. Ce la farà a non sputtanarsi a Hollywood?
- Il finale sì è carino, però, boh, potevano inventarsi qualcosa di più originale…

Personaggio cult
Kyle (Seth Rogen)

"Lo sai Cannibal dove te lo mettevo questo se non ci mettevi in classifica, vero?"
12. The Innkeepers
Regia Ti West
Genere Hotel infestato
Leggi la mia RECENSIONE

Trama semiseria
Un vecchio hotel sta per chiudere.
A causa della crisi economica?
No.
Perché lì di fianco hanno aperto un Hilton?
No.
Semplicemente perché è troppo inquietante e dovrebbero pagarti te per dormirci.
Alla fine comunque i proprietari decidono di chiuderlo e aprire al suo posto un Blockbuster. Bravi raga, così sì che farete affari d’oro!

Pregi
- È uno degli horror, nonché una delle riflessioni sull’horror, più intriganti degli ultimi anni.
- La prima parte è commedia pura. Con Ted, il film che mi ha fatto più scompisciare dalle risate. Gran parte del merito va al co-protagonista nerd interpretato da Pat Healy.
- Nella seconda parte, la tensione sale sale e fa male.
- Ti West ha uno stile retrò, eppure è il futuro dell’horror.
- La geniale scena che prende per il culo i meccanismi dei video de paura di YouTube e degli horror degli ultimi tempi.
- La protagonista Sara Paxton, dopo una serie trascurabile di filmetti, offre una prova maiuscola. E le interpretazioni degne di nota nel cinema dell’orrore non sono proprio all’ordine del giorno.

Difetti
- Una trama non particolarmente originale o elaborata.
- Ho trovato il film così divertente che tensione e paura, per quanto presenti, non sono nemmeno l’elemento che ho preferito. Cosa un po’ strana, per un horror, ma non necessariamente negativa…

"Chissenefrega degli Oscar vinti,
siamo fuori dalla top 10 cannibale. Nuooo!"
Personaggio cult
Luke (Pat Healy)

11. The Artist
Regia Michel Hazanavicius
Genere Muto sono
Leggi Guarda la mia RECENSIONE

Trama semiseria
George Valentin è il più grande divo del cinema muto. Un bel giorno, James Cameron inventa il cinema sonoro e realizza dei film commerciali di merda. George Valentin, per vendetta, utilizza il suo avatar Na’vi per andare a pescare James Cameron e per esiliarlo definitivamente su Pandora. Sulla Terra tornano finalmente ad essere prodotti dei bei film.


Pregi




Difetti
Non ho trovato i dialoghi molto interessanti o coinvolgenti.
Ah, è un film muto?
Okay, scusate. Errore mio.

Scena cult
Peppy Miller (Bérénice Bejo) che abbraccia l’appendiabiti.

domenica 2 dicembre 2012

MAN OF THE YEAR 2012 - N. 18 JOHN HAWKES

John Hawkes
Genere: gavettone
Provenienza: Alexandria, Minnesota, USA
Età: 53
Il passato: La tempesta perfetta, 24, Taken, Identità, Me and You and Everyone We Know, Wristcutters, Deadwood, S. Darko, Un gelido inverno, Lost, Contagion, Eastbound & Down
Il suo 2012: La fuga di Martha, Higher Ground
Il futuro: The Sessions, Arcadia, Lincoln, The Pardon, Too Late, Low Down
Ti potrebbero piacere anche: Vincent Gallo, Joel Kinnaman, Sean Penn
Perché è in classifica: perché c’ha messo un pochino a sbocciare, ma ora è uno dei volti rivelazione del cinema indie americano

Se c’è un attore a cui va dato atto di essersi fatto la gavetta, di certo è John Hawkes.
Non ha il volto del bellone, non ha il fisicaccio del sex symbol, ma piuttosto è uno di quei caratteristi. Uno di quelli che sai già di aver visto da qualche parte, eppure non ti ricordi bene dove.
John Hawkes ha iniziato la sua carriera addirittura negli anni ’80 senza lasciare grosse tracce, quindi nei ’90 e primi anni zero è passato (inosservato) attraverso una miriade di particine e ruoli da guest-star in film e serie tv (tra le altre anche Buffy e X-Files), fino ad arrivare a un mezzo ruolo significativo ne La tempesta perfetta. Quindi ancora tv, con Deadwood e la prima stagione di 24, ma è solo con il piccolo cult alternative Me & You and Everyone We Know che comincia a farsi un nome vero e proprio, almeno nel panorama indie americano. Quindi ancora gavetta, con una particina in Lost, e poi la nomination agli Oscar per lo splendido Un gelido inverno, accanto a Jennifer Lawrence.
A 50 anni suonati, finalmente ce l’ha fatta. O quasi. Non che sia un super VIP, non che l’Oscar l’abbia vinto (è stato battuto dal Christian Bale di The Fighter) però ormai sta diventando una garanzia e, dopo Un gelido inverno, ci ha regalato un’altra performance grandiosa e pure inquietante in La fuga di Martha. E il prossimo anno lo vedremo anche nel drama (naturalmente indie) The Sessions accanto a Helen Hunt e pure nel Lincoln di Mr. Steven Spielberg.
La gavetta per lui sarà davvero finita?

(e sa pure cantare, quest'uomo!)





giovedì 31 maggio 2012

La f*ga di Martha

La fuga di Martha
(USA 2011)
Titolo originale: Martha Marcy May Marlene
Regia: Sean Durkin
Cast: Elizabeth Olsen, John Hawkes, Sarah Paulson, Hugh Dancy, Brady Corbet, Christopher Abbott, Julia Garner, Louisa Krause, Maria Dizzia
Se ti piace guarda anche: Un gelido inverno, Kynodontas, …e ora parliamo di Kevin, Persona, Funny Games, Sleeping Beauty

Non è che si può sempre trovare le parole giuste per tutto.
Per un film come La fuga di Martha, troppe parole sono persino superflue. E alcune sono solo sbagliate.
Già mi immagino in molti pronti a usare parole come: “noioso”, “lento”, o “ma non succede niente”.
Non succede niente? Non ci sono esplosioni, inseguimenti o invasioni aliene, è vero, però se con “niente” intendete un film capace di scavare in maniera magnifica dentro una vita, dentro un personaggio, allora in tal caso avete ragione: in questo Martha Matta Marcy May Marlene non succede un bel niente.

All’inizio della visione si rimane un po’ confusi. Ci si chiede cosa sta capitando. Ma, tempo qualche minuto di pazienza, il film “lento” e “noioso” prende vita insieme alla sua protagonista.
Attraverso uno splendido montaggio di due piani temporali separati, conosciamo Martha, ragazza che ha qualche problema di psiche e di comportamento e non si capisce perché. Lo scopriremo con calma, con quella calma di chi ha la pazienza di vedere un film crescere piano piano, fino a quasi esplodere. E non intendo un’esplosione letterale. Quella lasciamola alle pelli(para)cule di Michael Bay.
Qui siamo da un’altra parte. Un cinema indie molto Sundance, festival a cui è stato presentato nel 2011 e dove l’esordiente Sean Durkin s’è guadagnato meritatamente il premio alla regia. E qui si distingue il mondo: quelli che amano il fracassone/fracassapalle cinemone commercialone e quelli che preferiscono pellicole più silenziose, che ti entrano dentro in punta di piedi.
Quanto era patetica, quest’ultima frase?
Per carità, ci si può divertire con un blockbusterone fracassone e poi godersi l’intimità di un film come questo. Però La Fuga di Martha non è per tutti i palati. È una pellicola davvero davvero davvero ma davvero molto indie. Molto Sundance. Molto autoriale. Ha un montaggio alternato su due piani che mi ha ricordato …e ora parliamo di Kevin e per un discorso dell’educazione/sottomissione anche il greco Kynodontas, contiene una splendida scena-citazione da Persona di Ingmar Bergman, ma soprattutto mi ha fatto tornare alla mente Un gelido inverno - Winter’s Bone. Difficile spiegare perché. Tira la stessa aria. C’è un simile, straordinario, lavoro naturalistico nella costruzione dei personaggi realizzati da Jennifer Lawrence là, e dall’esordiente Elizabeth Olsen qui.
Pazzesca, in tutti i senti, la sua interpretazione.
Pazzesco poi che un’attrice così fenomenale e affascinante sia sorella di quegli sgorbi anti-recitazione delle gemelle Olsen. Mary-Kate ed Ashley, divenute famose negli anni ’80/primi ‘90 come baby protagoniste della sitcom Gli amici di papà (in 2 intepretavano 1 bambina sola). Poi sono cresciute e sono divenute queste due zombie qua…

"Perché non ci chiamano per The Walking Dead?
Non abbiamo nemmeno bisogno di trucco."

E insomma, non si capisce bene come o perché, ma Elizabeth è la loro sorella b(u)ona. Come Cenerentola in mezzo alle sorellastre. Speriamo che questa interpretazione sia solo l’inizio di una folgorante carriera e la mezzanotte per lei scocchi il più tardi possibile.
Da sottolineare anche la sorella in, questo caso cinematografica, della protagonista. Una Sarah Paulson vista qua e là in vari film e serie tv (American Horror Story e Abbasso l’amore tra gli altri) qui in grado di tratteggiare con cura il personaggio più difficile: la sorella infatti non sa quello che poco a poco noi spettatori vediamo. Non comprende i motivi del particolare stato emotivo e psicologico della sorella e finisce ATTENZIONE SPOILER per cedere al conformismo. A ciò che le impone la società, ovvero il marito yuppie du. Come uno spettatore abituato al cinema di Michael Bay, non ha la pazienza per cercare di capire la sister. E così decide di mandarla via. Eliminare, emarginare ciò che non comprendiamo.
Nel super-cast super-indie della pellicola, da tenere d’occhio anche Christopher Abbott, attualmente nel cast della tv serie super-indie pure questa Girls, e Brady “faccia da pazzo” Corbet, visto nel remake americano di Funny Games, pellicola qui ricordata in una sequenza.

Tornando al parallelo con Un gelido inverno, in entrambe queste indie-perle troviamo John Hawkes. Strepitoso. Mi faceva pensare a qualcuno e poi, leggendo la recensione di Alessandro Giovannini, mi è venuto in mente: è una sorta di fratello di Vincent Gallo. E, come lui, sa pure cantare e ci regala una perla per voce e chitarra.


Il suo personaggio è quello di un uomo a capo di una sorte di comune hippie, una misteriosa fattoria-setta che non ha tanto i contorni religiosi. Tende più a essere una negazione dei valori consumistici dominanti. Un ritorno a una vita semplice in campagna. Detto così può sembrare una cosa piuttosto positiva e ammirevole, ma presto scopriamo che ha anche contorni più inquietanti. Altrimenti che setta sarebbe?
La crescita di questa sorta di leader, o guru spirituale che sia, è notevole minuto dopo minuto. Di lui non si rivela mai più di tanto, eppure la sua ombra incombe minacciosa. La tematica della setta non assume comunque mai i contorni cronachistici. Non c’è nemmeno un discorso di tipo moralistico, o una condanna. Il regista e sceneggiatore di questa perla di pellicola lascia la massima libertà di interpretazione allo spettatore. Forse pure troppa libertà, con un finale sospeso che fa rimanere spiazzati ma che riflettendoci su non è così campato per aria, come invece è il finale di questo post che termina così
(voto 8/10)


venerdì 25 maggio 2012

Merd in Black

"Non c'è bisogno di sparaflashare Ford...
Alla sua età, le cose le dimentica già da solo!"
Lo scorso weekend si preannunciava cinematograficamente interessante, ma a livello generale si è rivelato parecchio tragico per l’Italia. Speriamo quindi che questa settimana le cose vadano al contrario. Se i nuovi film promettono più male che bene, auguriamoci quindi che almeno non capitino altre calamità come attentati, terremoti o Mr. James Ford che decide di fare uno spogliarello per festeggiare la vittoria dello scudetto della Juve.
Ah, Mr. Ford è del Milan? Allora come non detto. Quest’anno non ha proprio niente da festeggiare.
Vabbé, non ne capisce di calcio, ma almeno si rifà con il cine…mah. Come non detto, di nuovo!
Esaurite le fordate, torniamo professionali ed ecco a voi le interessantissime (più o meno) uscite del fine settimana.

"Hey, ma tu non sei Tommy Lee Jones!"
"Embé? E tu non sei un attore, Willy. Ancora qualcosa da ridire?"
Men in black 3 di Barry Sonnenfeld
Il consiglio di Ford: di Man in black ce n'è uno e uno soltanto, in casa Ford. E non è il Cannibale.
Il primo della serie non mi era affatto dispiaciuto, mentre il secondo l'avevo perso senza troppi patemi. Difficilmente mi cimenterò nel terzo, anche se, in mancanza d'altro per una serata a neuroni zero potrebbe anche starci. Il fatto è che avendo a che fare con un alieno proveniente dalla galassia dei Cuccioli Eroici ogni settimana, non è che abbia così tanta voglia di vederne altri anche sul grande schermo.
Il consiglio di Cannibal: merd in black
No, vabbè, ma basta.
Sia Ford, che i Men in Black.
Fuori moda, fuori tempo massimo, fuori di testa.
Già il primo film era molto modesto, una versione aliena sfigata dei Ghostbusters, il secondo era terribile e questo terzo si preannuncia come uno dei sequel meno necessari nella storia. Materia buona giusto per una gustosa recensione massacro.
A questo punto, quasi quasi un WhiteRussian potrebbe essere meglio dei Men in Black.
Intendo quello da bere, WhiteRussian il blog invece mi sparaflasho pur di dimenticarmi della sua esistenza!

Il giovane Kid e il vecchio Ford intenti a spiare Amanda Seyfried,
una delle poche tipe che mette d'accordo entrambi.
Molto forte, incredibilmente vicino di Stephen Daldry
Il consiglio di Ford: molto forti ed incredibilmente vicine sono le bottigliate che sono pronto a rifilare al mio antagonista.
Film candidato agli ultimi Academy che resta l'unico a non essere ancora passato sugli schermi di casa Ford. Il trailer promette qualcosa di molto retorico ed incredibilmente mieloso, quindi lo vedrò sperando di poter liberare una serie di bottigliate da antologia. Più o meno le stesse che riservo per quel poco di buono del Cannibale e il giorno del nostro primo incontro "live".
Il consiglio di Cannibal: molto ford, incredibilmente palloso
Film già visto, uno dei peggiori candidati all’Oscar di quest’anno e forse di sempre, War Horse escluso.
È esattamente il film post-11 settembre carico di retorica che uno può aspettarsi. Non inguardabile come i film consigliati da Ford di solito, però una visione che mi ha lasciato alquanto perplesso. In giro si sentono anche pareri positivi, io personalmente lo sconsiglio. Così come sconsiglio il blog WhiteRussian. Poi, ognuno è libero di fare quello che vuole. Io spero solo di non ritrovarmi mai incredibilmente vicino a Ford uahahah.
A breve la mia recensione…

"Il blog di Ford? Nada libidine."
Operazione vacanze di Claudio Fragasso
Il consiglio di Ford: operazione evitiamo di andare in sala a vedere certa robaccia.
Ed eccoci pronti per il primo dei cinepanettoni made in Terra dei cachi dell'anno, una cosa che già promette di farci rimpiangere i tempi del Calà del villaggio vacanze di Italia Uno nel pieno degli anni ottanta in quanto a trash. Inutile dire che lo eviterò come la peste.
Il consiglio di Cannibal: operazione vaccanze
Film super trash della settimana, dell’estate e forse dell’anno. Si preannuncia una porcheria di proporzioni fantasmagoriche, ma che dico fantasmagoriche?, dico di peggio, dico di proporzioni fordiane.
Nonostante questo, Jerry Calà mi sta simpatico e quindi non ho intenzione di dire cattiverie sul suo conto. Quelle le riservo solo a Mr. James Flop.
Dopo tutto, questo film sarà mica peggio dei merd in black 3?

"Piuttosto che usarla per navigare su WhiteRussian, mi sparo a una mano."
Cosmopolis di David Cronenberg
Il consiglio di Ford: la città del futuro è quella senza il Cannibale.
Consiglio fordiano numero uno della settimana. Archiviato il mezzo scivolone di A dangerous method, attendo con ansia che Cronenberg, uno dei registi più importanti degli ultimi vent'anni, torni a stupirmi
con la trasposizione di uno dei romanzi cult della letteratura recente.
Unico dubbio, Robert "vampirello" Pattinson. Speriamo che il tocco del Maestro possa far apparire credibile perfino lui.



"Aiuto, sono accecato dalla saggezza illuminata di Cannibal!"
Il consiglio di Cannibal: David Cronenberg, ripigliati prima che cominci a chiamarti David Fordenberg!
Uno dei romanzi cult della letteratura recente???
Sto leggendo Cosmopolis e, per carità Don DeLillo scrive bene, ma è un romanzo del tutto vuoto. È come leggere un Ellis totalmente privo di ironia, cultura pop e ispirazione. Magari come libro ci mette un po’ a carburare, ma se continua così dubito persino che riuscirò ad arrivare alla fine.
Cronenberg, dopo quella porcheria totale di A Dangerous Method, altroché mezzo scivolone, rischia quindi molto. I dialoghi nel romanzo sono al limite del grottesco per non dire del ridicolo e in bocca a Robert Pattinson non so cosa potrebbe uscirne. D’altro canto, a livello visivo Cosmopolis si preannuncia una bella visione e il trailer è molto promettente.
Da un brutto romanzo, ne uscirà un bel film?
Se leggete Ford scrivere una volta a settimana - grazie a Dio non di più - su Pensieri Cannibali, tutto è davvero possibile!


Ford impegnato a scrivere a macchina i suoi commenti, che poi
il magnanimo Cannibal con infinita pazienza trascriverà su PC.
Silent souls di Aleksei Fedorchenko
Il consiglio di Ford: bentornata, Russia.
Consiglio fordiano numero due della settimana. Il rischio di un polpettone molto, molto autoriale c'è tutto, eppure le premesse mi hanno riportato alla mente lo splendido Il ritorno che vinse a sorpresa a Venezia qualche anno fa. Un road movie in territori sconfinati che pare più un viaggio filosofico di quelli che il
Cannibale sarà già pronto a bollare come una noia mortale. Un valido motivo, dunque, per correre a vederlo prima che lo tolgano dalle sale.
Il consiglio di Cannibal: silence please, Ford!
C’è da correre sì. Lontani dalle sale che hanno il coraggio di proiettare questo (probabile) mattonazzo russo.
Roba che ci sarebbe da andare a vederlo soltanto per divertirsi a lanciare i popcorn in testa al solo spettatore presente.
Chi?
Sapete già la risposta…
Lo Zar (nonché abitante unico) dell’impero fordiano.

"Lo so che il Ford - per fortuna - è una razza in via di estinzione. Però tu
spara lo stesso. A cena, se no, noi cannibali che mangiamo?"
La fuga di Martha di T. Sean Durkin
Il consiglio di Ford: fuggite sempre dal Cannibale
Film rischioso, questo. Anche più di Silent souls. Da una parte, c'è la possibilità che si tratti di un esordio di quelli da tenere d'occhio, dall'altra il timore che possa rivelarsi un ottimo bersaglio per le ormai note bottigliate del sottoscritto. Non saprei come catalogarlo esattamente, quindi direi che aspetterò il
giudizio del mio antagonista, e se sarà bravo e farà i compiti a casa stroncandolo, allora correrò a recuperarlo, perchè in quel caso ci sono ottime probabilità che si tratti di un piccolo cult.
Il consiglio di Cannibal: un film da cui sicuramente non fuggire
Questo film promette bene, molto bene. A scatola chiusa, direi il consiglio Cannibale della settimana.
Non avendolo ancora visto, può anche darsi che mi sbagli. Capita molto di rado, ma anche io sbaglio, certe volte. In un paio di occasioni ad esempio ho dato ragione a Ford. E in quei casi sì, lo ammetto: mi sbagliavo.
Mai dare ragione a Mr. James Wrong. Finirete per pentirvene.

"Non ricordo più se mi hanno internata dopo aver girato un film anzi due con
Vaporidis, o se dopo aver visto una rassegna cinematografica anzi due di Ford...
Dietro il buio di Giorgio Pressburger
Il consiglio di Ford: non so se è anche dietro, ma il Cannibale di sicuro sta dentro il buio.
Film su commissione che mi sa tanto di salottata radical chic delle più odiose. Direi che questa settimana c'è ben altro cui dedicarsi che non questa roba. Piuttosto, preferisco tornare a Trieste e godermi la città, che è una favola. Ma questo me lo risparmio.
Il consiglio di Cannibal: con Pressburger ci si può giusto andare a mangiare un hamburger
Già parecchie uscite questa settimana puzzano di bruciato, e non è per colpa di Ford che ha dimenticato di farsi la doccia, ma il filmone autoriale italiano nooo. Non ce la posso fare.
Quando però vedo un trailer risibile come questo, mi viene quasi voglia di guardare tutto il film perché sono sicuro che ci sarà da ammazzarsi dalle risate.
Ma per il momento mi sa che mi accontenterò di prendere per il culo Ford, il blogger di culto tra i fan del cinema che fa russare, pardon del cinema russo.


"Uè uè, fregare la moto a quel bauscia del Mr. Nord è stato più
facile che rubare le caramelle a un bambino cannibale..."
Fallo per papà di Ciro Ceruti e Ciro Villano
Il consiglio di Ford: fatelo per noi, non andate a vedere questo film.
Secondo film "troppo italiano" della settimana, che ovviamente non prendo neppure in considerazione.
Un pò come le opinioni del mio antagonista rispetto ai suoi presunti "Capolavoroni".
Ahahahahahahaha!
Il consiglio di Cannibal: fallo da rigore
Questo film rischia di essere una brutta entrataccia sul cinema italiano e, forse, mondiale.
C’è Giacomo Rizzo, l’ottimo protagonista de L’amico di famiglia, però qui mi sa che siamo lontani anni luce da Sorrentino e più vicini a Fordino.
E Fordino non è vezzeggiativo, intendo solo sottolineare la piccolezza delle sue opinioni cinematografiche. E non solo quelle, buahahah ahah ahah!

"Rilassati, ora. Almeno per questa settimana
le cazzatassurdità del Ford sono finite."
Bad Habits Stories di Umberto Del Prete, Egidio Ferrara, Giulio Reale, Enrico Tubertini
Il consiglio di Ford: le cattive abitudini sono dure a morire. Pensate a me, che continuo a scrivere con il Cannibale! Ahahahahahah!
L'idea di dare spazio a giovani registi italiani grazie ad un film a episodi non è neanche malvagia, peccato che non ci sia nulla, ma proprio nulla che mi attragga in questo film, se non che il titolo mi ricorda vagamente una canzone degli Offspring che amavo molto qualche anno fa. In una settimana in cui si attenderà il risultato di Cannes ed arriverà in sala Cronenberg, di certo non correrò a cercare una sala
sperduta che programmi questo titolo. Ma sono sempre disposto, giusto per scaldarmi in attesa della prossima Blog War, a correre a gonfiare il Cannibale di bottigliate! Ahahahahah!
Il consiglio di Cannibal: bad habits = bad movie?
Tra le pellicole italiane della settimana è quella che mi ispira più fiducia, ma non è che ci vada molto.
Film a episodi girato da 4 giovani registi diversi, ci sarà almeno un episodio decente?
Così come su WhiteRussian, tra centinaia di post, ce ne sarà almeno uno decente?
In entrambi i casi, non è affatto detto…

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