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giovedì 19 giugno 2014

TUTTI CONTRO IL CINEMA





Con gli italiani che hanno la testa nel pallone, le sale cinematografiche nostrane rischiano di essere sempre più vuote. A cercare di risollevare settimane – o forse sarebbe meglio dire mesi – piuttosto carenti di proposte di un certo peso ci pensano le nuove uscite. Tra il ritorno di Clint Eastwood, una commedia potenzialmente caruccia e l’arrivo con anni di ritardo di un piccolo grande capolavoro, ci aspetta un weekend interessante. E non solo a livello calcistico.
Per saperne di più sui film in arrivo e soprattutto su quello che ne pensiamo io e il mio blogger nemichetto Mr. James Ford, ecco i commenti alle pellicole nei cinema a partire da stasera.

Jersey Boys
"Ma chi me l'ha fatto fare di girare un musical?
Ci manca solo Cannibal Kid in tutù, ahahah!"
Cannibal dice: Clint Eastwood ha visto troppe puntate di Glee e ha voluto dedicarsi anche lui al genere musical? Dalle prime immagini, direi che si tratta comunque di un film vecchio stile, pronto per essere idolatrato dalla groupie numero 1 del texano dagli occhi di ghiaccio, Mrs. Ford. Io spero solo che non sia troppo vecchio stile. Ma soprattutto che non somigli a Changeling.
Ford dice: quando Clint sale in cattedra, al Saloon ci si toglie sempre il cappello. Un Maestro è un Maestro. Onestamente, però, non nutro fiducia estrema in questo Jersey Boys, film che pare molto classico e che, a quanto si dice, ricalca il musical da anni in voga a Broadway praticamente in tutto e per tutto.
Detto questo, correrò a vederlo il prima possibile, Mondiali permettendo.


Synecdoche, New York
"Oh mio Dio, sembro più vecchio di Ford e Paletta messi insieme!"
Cannibal dice: Pellicola splendida del 2008 da me già recensita che approda solo ora nelle sale italiane, complice probabilmente la sfortunata scomparsa di Philip Seymour Hoffman. Meglio tardi che mai, comunque. Nel caso del mio blogger rivale invece il detto cambia: meglio mai che Ford.
Ford dice: scandalosamente in ritardo - ma rispettando quelli che sono i tempi della Terra dei cachi - giunge in sala uno dei film più importanti interpretati dal fu Seymour Hoffman, recensito tempo fa anche da queste parti ed assolutamente imperdibile.
Al contrario delle bislacche recensioni e dei pronostici calcistici del mio rivale.


Tutte contro lui
2 ottime ragioni per non perdersi questo film.
Cannibal dice: Commediola leggera leggera perfetta per una visione estiva senza troppe pretese. L’unica pretesa che si può avere è quella di trovare un’altissima concentrazione di figa capitanata da Kate Upton e Cameron Diaz. Prima di vedere il film però tutte, e pure tutti, contro Ford!
Ford dice: mi è capitato di vedere il trailer di questa roba non troppo tempo fa, in sala. Trito e ritrito, visto e rivisto. Una di quelle porcatine da niente che rendono più nei teaser che una volta coinvolti nella visione.
Un po’ come il mio antagonista, che pare perfino simpatico, preso a piccolissime dosi.


La gelosia
"Nah, non siamo assolutamente radical-chic."
"Hey, è quello che ripete sempre anche Radical Kid!"
Cannibal dice: Ford è geloso del mio radical-chicchismo. La cosa sta emergendo con sempre maggiore evidenza dalle sue ultime recensioni. Ecco allora un film francesissimo che sembra fatto apposta per me e che invece alla fine potrebbe piacere di più al mio rivale ormai sempre meno pane e salame e sempre più caviale e champagne.
Ford dice: assorbito completamente dai Mondiali di calcio e con una marea di titoli da recuperare, non mi sogno neppure di imbarcarmi in una visione che pare perfetta per il circolo di cucito di Katniss Kid e delle sue amichette dedite al the delle cinque.


La pioggia che non cade
"Ma WhiteRussian e Pensieri Cannibali la smettono di parlare di Mondiali?
Di calcio ne capiscono ancor meno che di cinema!"
Cannibal dice: Film italiano a cavallo tra fiction e reality che racconta di una band folk romana realmente esistente. Considerando quanto questo recente revival della musica folk mi sembri una delle mode più assurde e incomprensibili nella storia delle mode, lo eviterò con grande piacere, come la pioggia in una giornata d’estate o come Ford in una giornata qualunque.
Ford dice: sempre per i motivi di cui sopra ignorerò una proposta finto alternativa italiana che mi sa di fuffa fin dal titolo. Un'impresa che non è riuscita neppure a Peppa Kid, che perlomeno con Pensieri cannibali ha azzeccato la copertina della sua "rivista". Peccato che il contenuto la rovini completamente, a partire dal suo autore. Ahahahahah!


Un insolito naufrago nell’inquieto mare d’Oriente
"Ma ciao, bel cagnolino."
Cannibal dice: M’è venuto un gran mal di testa soltanto a leggere il wertmulleriano titolo, figuriamoci se mi sciroppo una visione del genere. Piuttosto mi vado a leggere tutti i post di WhiteRussian dal primo all’ultimo.
Ford dice: vorrei andare al mare. Subito. E dimenticarmi che in sala arrivano anche film di questo tipo.


The Dark Side of the Sun
"Sicura che i film in 3D si vedano così?"
"Ma che ne so io? Vallo a chiedere a James Cameron!"
Cannibal dice: Pellicola italiana curiosa, tra documentario e animazione. Potrebbe essere un raggio di sole nelle tenebre cinematografiche attuali. Se va bene. Se va male, si potrebbe invece rivelare una fordianata clamorosa.
Ford dice: l'ispirazione pinkfloydiana del titolo mi puzza di radicalchicchismo da poco lontano un miglio. Considerato che in questo periodo non ho alcuna voglia di sciropparmi menate, mi terrò ad una distanza ben maggiore.


Ragazze a mano armata
"Ford e Cannibal, se non la smettete di sparare cazzate, vi sparo io!"
Cannibal dice: Su MYmovies viene presentato come “Un film che va contro i luoghi comuni”. A me sembra invece che, come Mr. Ford, sia solo una cosa che va contro il buon cinema.
Ford dice: basta luoghi comuni rispetto a Cannibal Kid. Il mio nemico numero uno non è radical chic, una vittima del suo ego, un discutibile recensore cinematografico e calcistico.
No, per nulla.
Dico davvero, non ci credete!?

lunedì 3 febbraio 2014

P.S. HOFFMAN



No. Non lo voglio scrivere, il necrologio su Philip Seymour Hoffman.
No. Non lo scrivo, così facciamo finta che non sia mai successo.
Quando se ne va un attore amato, per noi cinefili è come perdere un amico. Ok, magari non lo conoscevamo di persona, però attraverso il suo lavoro, attraverso la sua arte, ci ha regalato delle emozioni, ci ha consegnato dei personaggi che sono diventati quasi degli amici. Come il Lester Bangs di Quasi famosi – Almost Famous, il maestro di giornalismo che tutti avremmo voluto avere.


O come il Caden Cotard del poco conosciuto capolavoro Synecdoche, New York, capace di accompagnarci su quel grande palcoscenico chiamato vita.


O ancora come il Dustin Davis di Twister, il cacciatore di tornado cazzaro in quello che è stato uno dei miei film guilty pleasure degli anni ’90.


O come il mio preferito, il ruolo che me l’ha fatto conoscere e adorare, l’infermiere Phil Parma di Magnolia, l’uomo che sarebbe bello avere al proprio fianco sul letto di morte.


Quando se ne va un attore come Philip Seymour Hoffman, interprete pazzesco di quelli citati e un sacco di altri film da The Master a La 25a ora, da Onora il padre e la madre al Truman Capote che gli è valso l’Oscar, per noi cinefili è come perdere un amico. Quindi non farò nessun necrologio. Scriverlo significherebbe riconoscere che se n’è davvero andato e, finché non lo faccio, è come se fosse ancora tra noi.



P.S. Anche se non te ne sei andato, mi mancherai.

martedì 11 settembre 2012

Essere Charlie Kaufman

Synecdoche, New York
(USA 2008)
Regia: Charlie Kaufman
Cast: Philip Seymour Hoffman, Catherine Keener, Samantha Morton, Tom Noonan, Michelle Williams, Hope Davis, Jennifer Jason Leigh, Sadie Goldstein, Emily Watson, Daniel London
Genere: labirinto mentale
Se ti piace guarda anche: Essere John Malkovich, Il ladro di orchidee, Se mi lasci ti cancello, Human Nature, Confessioni di una mente pericolosa

La mente di John Malkovich di Essere John Malkovich, gli innamorati di Eternal Sunshine of the Spotless Mind, i gemelli di Adaptation. Alla fine tutto riconduce a una e una sola persona: Charlie Kaufman, l’autore delle sceneggiature delle pellicole con la regia griffata Michel Gondry (Eternal Sunshine) e Spike Jonze (le altre due).
Adesso Kaufman esordisce dietro la macchina da presa. Adesso si fa per dire visto che il film è del 2008, ma non facciamoci troppi problemi a livello cronologico, considerando come il protagonista di Synecdoche, New York certo non se ne faccia.
Il protagonista del film è Caden Cotard, un autore teatrale.
Il protagonista del film è un immenso Philip Seymour Hoffman, l’attore che lo interpreta.
Il protagonista del film è Tom Noonan, l’alter ego di Caden Cotard/Philip Seymour Hoffman.
Il protagonista del film è Charlie Kaufman. Perché alla fine è questo che fa Kaufman, così come tutti gli autori egocentrici: parla sempre e solo di se stesso, delle sue ossessioni, del suo mondo. Come Woody Allen. Come Federico Fellini. Come Quentin Tarantino.
In tal senso, Synecdoche è l’apoteosi della sua visione del mondo e, contrariamente a quanto dice il titolo ingannevole, in realtà non è ambientato a New York, bensì all’interno della mente di Kaufman.

La pellicola parte con un tono piuttosto realistico, almeno per i suoi standard e almeno per quello che può valere la parola “realistico” nel cinema di Kaufman, con scene di vita quotidiana del protagonista insieme alla moglie Catherine Keener e alla figlia. Tutto tranqui, tutto rego, fino a che un banale incidente di vita quotidiana porta Kaufman/Seymour Hoffman all’ospedale. Qui comincia un viaggio attraverso vari medici che lo spediscono da un’altra parte, verso un’altra diagnosi, verso un’altra cura, come nel terzo episodio del Caro diario di Nanni Moretti.
La malattia del Kaufman/Seymour Hoffman è però più complessa di quanto la medicina possa spiegare in maniera razionale. La sua malattia è il genio. Philip Seymour Hoffman cioè il protagonista cioè Charlie Kaufman ottiene un cospicuo premio in denaro proprio per il suo genio e decide di spenderlo realizzando un’opera teatrale. Perché se la medicina non può, forse l’arte è in grado di spiegare la sua condizione mentale.
E qual è, questa condizione?
Charlie, cioè Philip, cioè il protagonista, cioè qualcuno dei suoi numerosi alter-ego, vive in una dimensione temporale tutta particolare, tutta sua, tutta kaufmaniananananannananannana, scusate si è incantato il disco e ne è uscito fuori un ritornello pop, na nanna nananà, na nanna nananà, Charlie Kaufman song, na nanna nananà, na nanna nananà, Charlie Kaufman, cecereccece cecereccece cè, Gusttavo Kaufman.

Synecdoche non è un film. Non è solo un film. Non è tanto un film. È un viaggio nella mente. Dentro la mente. È ciò che sarebbe dovuta essere la serie Awake, ad esempio, invece di trasformarsi nel solito ennesimo telefilm crime. È Inception senza gli effetti speciali e il tocco visivamente grandioso di Christopher Nolan.
Se proprio vogliamo trovare un limite alla pellicola è che, a un livello cinematografico e di immaginario visivo, Charlie Kaufman esordiente totale dietro la macchina da presa è bravo ma ha ancora ampi margini di miglioramento prima di passare al livello di un Nolan o dei suoi amichetti Jonze e Gondry, che negli anni passati hanno avuto il compito di trasformare in immagini le sue parole, confuse e geniali.
Se come regista Charlie Kaufman per ora è “solo” promettente, come sceneggiatore è un mostro, capace di mettere in scena tutto se stesso e pure il dramma che è la vita di ognuno. Perché nessuna persona al mondo è una comparsa. Tutti sono protagonisti.
Una Michelle Williams straordinariamente brava, persino per i suoi livelli solitamente straordinari.
Una come al solito pure lei grande Samantha Morton che, per una di quelle trovate genialate kaufmanianate, vive dentro una casa incendiata.
Una Catherine Keener artista celebrata dai circoli radical-chic berlinesi.
Philip Seymour Hoffman. Uno nessuno e centomila. I personaggi che lo interpretano a teatro in un’opera che non ha un inizio né una fine, né l’intenzione di andare mai per davvero in scena. Perché il palcoscenico è la vita stessa.
Con questo film-labirinto-sudoku, Charlie Kaufman è riuscito a mettere in scena non un momento della vita, bensì tutta la vita. La vita di tutti. Senza nemmeno farci uscire dalla sua mente.
Cecereccece cecereccece cè, Gusttavo Kaufman.
(voto 8+/10)

(Il film, evidentemente considerato troppo complesso e geniale per il pubblico italiano, da noi non è mai uscito. Lo trovate in rete sottotitolato, nei soliti posti.)


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