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sabato 13 luglio 2019

Hanno ucciso nonno in bagno chi sia stato non si sa





Sulla scia dell'enorme (???) successo del post dedicato al ripassone dei film del Marvel Cinematic Universe, qui su Pensieri Cannibali si bissa. Proprio come succede in questi cinecomics, si prende una formula e la si replica all'∞ (questo dovrebbe essere il simbolo dell'infinito, non so se si era capito).

In occasione della recente uscita dell'ultimo capitolo delle sue avventure, io e il mio rivale Ford andiamo questa volta a ripercorrere l'intera carriera cinematografica di Spider-Man.


Per chi non parla inglese, specifico che stiamo parlando dell'Uomo Ragno.

lunedì 9 ottobre 2017

Spider-Man: Ritornatene a casa




Spider-Man: Homecoming
Regia: Jon Watts
Cast: Tom Holland, Robert Downey Jr., Michael Keaton, Laura Harrier, Zendaya, Jacob Batalon, Tony Revolori, Marisa Tomei, Donald Glover, Gwyneth Paltrow, Jon Favreau


Spider-Man, Spider-Man,
does whatever a spider can
spins a web, any size,
catches thieves just like flies
look out!
Here comes the Spider-Man


Spider-Man è tornato. Ancora una volta. Ad ammazzarlo c'hanno provato in parecchi. Quelli della mala, la pubblicità e pure Max Pezzali con la sua musica. Incredibilmente, non è però stata sufficiente manco questa, e così ecco che ci troviamo ancora una volta di fronte al nostro amichevole Spider-Man di quartiere. Che ci volete fare? Questo non ce lo leviamo più dalle ragnatele. Non è bastato che Spider-Man 3 fosse una cagata pazzesca, che The Amazing Spider-Man fosse un mezzo flop e The Amazing Spider-Man 2 – Il potere di Electro fosse un flop di discrete dimensioni. Ad appena una manciata di annetti di distanza da quest'ultimo, quando nessuno ne sentiva ancora la mancanza, ecco che il ragnetto è tornato in azione, non più con le sembianze nerd di Tobey Maguire, l'unico vero credibile Peter Parker cinematografico, né tantomeno del fighetto Andrew Garfield, bensì del giovinastro di belle speranze Tom Holland.

Chiiiiiiiiii?

domenica 16 febbraio 2014

HOW I LIVE NOW E LO SDOGANAMENTO DEL SESSO TRA PARENTI




How I Live Now
(UK 2013)
Regia: Kevin Macdonald
Sceneggiatura: Jeremy Brock, Tony Grisoni, Penelope Skinner, Jack Thorne
Tratto dal romanzo: Come vivo ora di Meg Rosoff
Cast: Saoirse Ronan, George McKay, Tom Holland, Anna Chancellor, Harley Bird, Danny McEvoy
Genere: incestuoso
Se ti piace guarda anche: Il domani che verrà – The Tomorrow Series, Hunger Games, The Spectacular Now

How I Live Now parte come un classico teen movie. Evvai, il bimbominkia che è in me sta già esultando!
Saoirse Ronan, ah la splendida piccola grande Saoirse Ronan, è un’americana che se ne va in Inghilterra, spedita dal padre a passare l’estate insieme ai cuginetti che non ha mai visto prima. Ci aspetta una classica pellicola in cui la fanciulletta, una tipa ganza troooppo dark e troooppo scontrosa, vivrà l’estate della sua vita, tra primi bacini e primi pompini?
Sì, in parte sì. Nella prima parte Saoirse Ronan poco a poco entra in confidenza con i cuginetti più piccoli e si fa il più grande…
Ma cos’è ‘sta moda che tra cugini si fanno tutti come se niente fosse, in questo film così come ne I segreti di Osage County e The Wolf of Wall Street (grande Jonah Hill!)?
A quanto pare, il cinema sta sdoganando alla grande l’antica tradizione delle ciulate in allegria tra parenti. Un altro tabù che cade. Il mondo di oggi fa sempre più progressi. Oppure era forse meglio se questo tabù rimaneva?
Nah, non facciamo tanto i bacchettoni e facciamoci anche noi le cugine che è la tendenza dell’anno! Vorrete mica essere sorpassati e fuori moda?

"Che fai, cugino, mi baci?"
"Sì, e non solo..."
La prima parte di How I Live Now è quindi una storiella di formazione mista a una storiella romantica, più o meno discutibile. Eppure c’è qualcosa che non va. Qua e là emerge un senso di pericolo, la sensazione che nel mondo intorno sta succedendo qualcosa d’importante. Qualcosa di grave. Roba tipo governi che vengono messi in piedi senza che nessuno li abbia votati, o anche peggio. Mentre questi ragazzi trombano come conigli tra cugini, là fuori scoppia la Terza Guerra Mondiale o qualcosa del genere. L’Inghilterra è in guerra, Londra è stata bombardata e la situazione comincia a farsi drammatica anche nei paesini di campagna, persino dove Saoirse Ronan sta insieme ai suoi cuginetti trottolini amorosi e dudu dadadà. È qui che la pellicola si trasforma in un film bellico dai contorni post-apocalittici!
Mizzega, e chi se l’aspettava?
Oddio, chi ha già visto il non troppo esaltante film australiano The Tomorrow Series - Il domani che verrà, molto simile a questo, qualcosa del genere poteva anche attendersela.

"Cioè raga, mi sparo Emma Marrone a tutto volume. Sono troppo alternativa!"
Nonostante questa svolta drammatica, i toni lievi e delicati della prima parte non svaniscono del tutto. How I Live Now non ci scaraventa in mezzo agli orrori della guerra. Ce li fa vivere in maniera piuttosto distante, senza mostrarci troppo. Non ci vengono nemmeno spiegati i motivi del conflitto e non ci sono riferimenti politici. La scelta precisa delle pellicola, tratta dal romanzo Come vivo ora di Meg Rosoff, è quella di presentarci la guerra da un punto di vista infantile/adolescenziale, come qualcosa che gli adulti combattono senza ragione alcuna. Una scelta in parte apprezzabile, non fosse che così il film taglia via un sacco di aspetti che sarebbero potuti essere interessanti. La guerra non ha senso, okay, ma poi che altro vuole dirci questo film?
Il suo messaggio fondamentale, e un pochetto moralistico, è che un evento tragico come la guerra può cambiare del tutto la prospettiva di una persona. Una ragazza superficiale che un tempo si preoccupava di cose come la dieta e il conteggio delle calorie, dopo la guerra capisce che quelle cose non erano poi così fondamentali. E vabbè, grazie, te credo. Però cos’altro c’è, qui dentro?

"Pare che non tutti vedano molto bene il sesso tra parenti..."
"Aaah, in che terribile mondo di bigotti viviamo!"
A parte un’altra valida prova recitativa di Saoirse Ronan, comunque lontana dai vertici raggiunti in Espiazione, Hanna e Amabili resti, davvero poco. I dialoghi sono scarni, per essere gentili e non dire scarsi. I personaggi sono dipinti solo in superficie, così come l’amore che sboccia tra i due protagonisti. Chiudendo un occhio sul fatto che sono cugini, Saoirse Ronan e tale George McKay si amano tanto, ma perché si amano così tanto?
Boh, non si capisce. La fase del corteggiamento viene saltata e i due passano direttamente a ciulare, cosa che va anche bene, solo attenti che se non usate precauzioni poi vi nascono dei figli con dei problemi.
Il regista Kevin Macdonald, quello de L’ultimo re di Scozia, cerca di movimentare un po’ la situazione con un montaggio veloce e l’inserimento di qualche scena visionaria, ma non basta. La situazione, nonostante le bombe alla televisione, malgrado le mine, come cantavano i Baustelle, resta sempre soporifera. Il film è sempre lì lì sul punto di decollare, peccato che ciò non accade mai e si arriva a un finale che non vi spoilero, ma che a me è sembrato scontato, buonino buonista e parecchio deludente.
Un po’ come tutta la pellicola, da cui mi aspettavo parecchio di più, per via della presenza della mia idola Saoirse Ronan e per via di una colonna sonora realizzata dall’ottimo compositore e artista elettronico Jon Hopkins, che ha firmato anche lo splendido pezzo “Garden’s Heart” con Natasha Khan alias Bat for Lashes. Un brano che è l’unica cosa che rimane mentre scorrono i titoli di coda di un film che, per il resto, non resta certo impresso. Un film che poteva essere grande e invece ha scelto di essere piccolo.
(voto 5,5/10)



Per ritrovare di nuovo Saoirse al top comunque non dovremo aspettare a lungo. Tra poco la vedremo in The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, che ieri si è aggiudicato il Gran Premio della Giuria al Festival di Berlino, mentre l'Orso d'Oro è andato al cinese Bai ri yan huo (Black Coal Thin Ice) di Diao Yinan.

venerdì 8 febbraio 2013

THE IMPOSSIBLE IS POSSIBLE TONIGHT

"Nooo! Bud Spencer, non farlo! Non tuffarti che se no siamo tutti fregati!"
The Impossible
(Spagna 2012)
Regia: Juan Antonio Bayona
Sceneggiatura: Sergio G. Sánchez
Cast: Ewan McGregor, Naomi Watts, Tom Holland, Samuel Joslin, Oaklee Pendergast, Marta Etura, Geraldine Chaplin
Genere: catastrofista
Se ti piace guarda anche: Hereafter, L’impero del sole, Studio Aperto

The Impossible sembra un servizio tragico di Studio Aperto, solo girato meglio. Eppure le premesse erano ottime. Innanzitutto, è un film sullo tsunami che nel 2004 ha colpito la Thailandia.
Mi spiego: questa non è di per sé una premessa positiva. Anzi, è stata una delle tragedie naturali più grandi nella Storia mondiale recente. Proprio per questo, è una pagina di Storia recente che se raccontata a dovere può offrire ottimi spunti.
Le altre premesse riguardano il nome del regista e degli attori coinvolti. Juan Antonio Bayona è l’autore di The Orphanage, un film d’esordio folgorante. Un successo clamoroso al botteghino spagnolo e una pellicola di quelle da incorniciare. Un horror umanista in stile Guillermo Del Toro (che l’aveva prodotto), in grado di portare le pellicole con bimbi inquietanti alla The Ring a un livello superiore. Un film emozionante, sorprendente e per questo The Impossible Bayona si è portato dietro pure il fido sceneggiatore Sergio Sánchez, i responsabili della colonna sonora e della fotografia e insomma un po’ tutto l’ambaradan tecnico che aveva contribuito alla sua perla di debutto.
In più, alla squadra che vince non si cambia, lo spagnolo ha aggiunto un paio di fuoriclasse stranieri: lo scozzese Ewan McGregor e l’australiana Naomi Watts, tanto per la cronaca due attori che ho sempre adorato particolarmente.
Con delle premesse del genere, era impossibile che The Impossible non mi piacesse.
E invece…

"Oh oh. Raga, mi sa che la partita la finiamo un'altra volta..."
Invece il bello del cinema, così come della vita, è che succedono delle cose impreviste. Uno può trovarsi a trascorrere le vacanze di Natale in Thailandia, in quello che sembra un paradiso in terra e a livello cinematografico potrebbe rappresentare la premessa per un cinepanettone e poi, all’improvviso, da un momento all’altro, tutto cambia e il paradiso si trasforma in un inferno.
Lo tsunami ha colpito, travolto e spazzato via tutto. Ma anche di fronte a una tragedia come questa la vita prosegue e c’è chi prova a rialzarsi, a sopravvivere.
È quello che fanno i protagonisti di questa pellicola, ispirata alla storia vera degli Alvarez-Belon, una famiglia sopravvissuta allo tsunami. Da un punto di vista umano è una vicenda bellissima, da cui poteva nascere, e probabilmente sarà anche nato, almeno un commovente servizio da telegiornale. Meglio ancora se il telegiornale si chiama Studio Aperto. Ciò non significa però che da una bella storia debba derivare per forza un bel film.

"Da non crederci: sopravvivo a un volo RyanAir, per poi beccarmi uno tsunami?"
The Impossible è tutto ciò che ci si può aspettare da una pellicola del genere. A ogni scena, in quasi ogni singolo momento del film, si punta all’effetto tragico. Le inquadrature si allargano sempre per mostrarci tutto l’orrore e la desolazione lasciati dallo tsunami. Ogni sequenza costringe lo spettatore ad esclamare: “Caspiterina, che tragedia!”. Va bene 1 volta. Va bene 2. Accettiamo 3. Poi basta. Tutto il film così, no. Juan Antonio Bayona, mannaggia chi ta muerte! Tu che c’hai regalato un film fuori dai generi, fuori da ciò che ci si aspettava da un thriller soprannaturale come con The Orphanage, qui invece hai fatto esattamente ciò che ci si aspettava e mi ti sei trasformato quasi in un Michael Bay-ona, solo meno fracassone e più sentimentale? Come è possible? Se c’avessi scommesso, non l’avrei mai detto. Altroché la vicenda raccontata nel film. Questo è The Impossible. Un regista che sorprende all’esordio e poi con il secondo film affoga (letteralmente) nella banalità.

Oddio, forse non è che sia proprio impossible. Molti registi dopo un esordio della Madonna con il secondo capitolano clamorosamente. Mi viene in mente lo svedese Tomas Alfredson, passato dalla magia dell’esordio Lasciami entrare alla noia spionistica de La talpa. In quel caso, per quanto i risultati siano stati differenti, si poteva comunque trovare una linea di continuità nel ritmo lento di entrambi i lavori. Tra The Orphanage e The Impossible, benché regista e scomparto tecnico siano gli stessi, è davvero impossible trovare altri punti di contatto. Non c’è niente della magia, delle sorprese, dell’incanto di un film come The Orphanage.

"Ma ti sembra questo il momento per giocare a braccio di ferro, pirletti?"
Prodotto da Mediaset España e Telecinco Cinema, quindi da chi? Dai Berlusconi, esatto, è poco più di una fiction per la tv Mediaset. Certo, Bayona comunque dirige in maniera professionale, la scenona dello tsunami iniziale è ricostruita in maniera impressionante, anche se Clint Eastwood in Hereafter aveva fatto ben di meglio. E non mi si dica poi che non parlo bene di Clint Eastwood (l’ho già fatto di recente pure nel post su Lincoln).
Inoltre, i due protagonisti sono come già detto due grandi, due miei idoli personali. Ewan McGregor però qui appare del tutto spaesato. Spaesato non come uno che si ritrova all’improvviso travolto da uno tsunami. Piuttosto come uno che continua a ripetere al regista: “No hablo español. No entiendo. Comprende, Bayona?”.
Naomi Watts invece se la cava, niente di più. La nomination agli Oscar è del tutto incomprensibile, soprattutto considerando che è stata tenuta fuori la magistrale Marion Cotillard di Un sapore di ruggine e ossa. Ok, fisicamente la Watts tira fuori una performance estrema, però davvero non riesco a vedere tutta questa recitazione fenomenale. E lo dice uno che considera la sua prova in Mulholland Drive una delle migliori prove interpretative di tutta la Storia del Cinema.

Cosa salvare allora da questo tsunami che a sorpresa si è abbattuto sul cinema dell’un tempo promettente Bayona? L'interpretazione del giovane Tom Holland, di cui sentiremo ancora parlare, e la vicenda, come già detto, che non lascia indifferenti. Però questo è un merito della storia vera. A livello cinematografico invece è tutto piatto, banale, prevedibile, scontato. Finale compreso, ma quello già ce lo potevamo aspettare.
Bayona + McGregor + Watts = un brutto film, ma più che un brutto film, un film mediocre?
Come cantava il ragazzo Billy Corgan, un altro purtroppo passato da cose grandiose a cose mediocri: “The impossible is possible, tonight.”
(voto 5/10)

Post pubblicato anche su The Movie Shelter.


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