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lunedì 9 ottobre 2017

Spider-Man: Ritornatene a casa




Spider-Man: Homecoming
Regia: Jon Watts
Cast: Tom Holland, Robert Downey Jr., Michael Keaton, Laura Harrier, Zendaya, Jacob Batalon, Tony Revolori, Marisa Tomei, Donald Glover, Gwyneth Paltrow, Jon Favreau


Spider-Man, Spider-Man,
does whatever a spider can
spins a web, any size,
catches thieves just like flies
look out!
Here comes the Spider-Man


Spider-Man è tornato. Ancora una volta. Ad ammazzarlo c'hanno provato in parecchi. Quelli della mala, la pubblicità e pure Max Pezzali con la sua musica. Incredibilmente, non è però stata sufficiente manco questa, e così ecco che ci troviamo ancora una volta di fronte al nostro amichevole Spider-Man di quartiere. Che ci volete fare? Questo non ce lo leviamo più dalle ragnatele. Non è bastato che Spider-Man 3 fosse una cagata pazzesca, che The Amazing Spider-Man fosse un mezzo flop e The Amazing Spider-Man 2 – Il potere di Electro fosse un flop di discrete dimensioni. Ad appena una manciata di annetti di distanza da quest'ultimo, quando nessuno ne sentiva ancora la mancanza, ecco che il ragnetto è tornato in azione, non più con le sembianze nerd di Tobey Maguire, l'unico vero credibile Peter Parker cinematografico, né tantomeno del fighetto Andrew Garfield, bensì del giovinastro di belle speranze Tom Holland.

Chiiiiiiiiii?

venerdì 7 novembre 2014

DICHIARO THE JUDGE COLPEVOLE DI...





Processo n. 189764
Lo Stato del Cinema contro The Judge, accusato di essere un film troppo ruffiano e piacione


Giudice
La parola alla Difesa



Avvocato della Difesa
Signor Giudice, chiamo al banco dei testimoni il Signor Cannibal, o meglio il Signor Kid. Il teste è stato convocato in quanto blogger esperto di cinema. C'è chi lo definisce il Vittorio Sgarbi della critica cinematografica, mentre c'è chi parla di lui come di un Mereghetti 2.0 molto più tecnologico e figo. Comunque lo si voglia descrivere, si tratta di una delle massime autorità nel campo della critica filmica attualmente in circolazione in Italia e, forse, nel Mondo.

martedì 21 maggio 2013

UOMO AIRONE 3


Iron Man 3
(USA, Cina 2013)
Regia: Shane Black
Sceneggiatura: Drew Pearce, Shane Black
Cast: Robert Downey Jr., Gwyneth Paltrow, Don Cheadle, Guy Pearce, Rebecca Hall, Ben Kingsley, Jon Favreau, James Badge Dale, Ty Simpkins, Stephanie Szostak, William Sadler, Rebecca Mader, Stan Lee
Genere: eroino
Se ti piace guarda anche: Iron Man, Iron Man 2, The Avengers, Thor, Captain America

Chi sono io?
Qual è la mia missione nella vita?
Sono un supereroe o un supercattivone?
Un film come Iron Man 3 può sembrare una stronzata colossale, un giocattolone fracassone stupidone one one one, e probabilmente è davvero così sì sì sì. Eppure l’ho trovato anche una pellicola dagli inaspettati risvolti esistenziali, almeno per me. Mi ha fatto comprendere la mia vera natura. Ma andiamo con ordine.

Iron Man 3 sta sfracellando vari record d’incasso e si sta rivelando un successo clamoroso, superiore persino a quello già notevole dei primi due capitoli e vicino vicino a quello assurdo di The Avengers dell’anno scorso. Com’è possibile ciò?
Fondamentalmente, è un film costruito con tutti gli ingredienti giusti piazzati al punto giusto per piacere al pubblico giusto. Anzi, per piacere a tutti: uomini e donne, grandi e piccini, giovani e vecchi (lo so che è la stessa categoria di grandi e piccini, l’ho messa giusto per far sembrare che esistano più categorie). In pratica, è impacchettato come una volta facevano i cinepanettoni da noi, prima che il pubblico italiano si stufasse. Ci sono voluti circa 30 anni perché si stufasse, quanto ci vorrà prima che il pubblico internazionale si stufi dei film prodotti in serie sui supereroi?

Iron Man 3 è l’apoteosi del cinepanettone supereroico. La canzone d’apertura sarebbe perfetta per un  cinepanettone. Probabilmente è stata anche davvero usata in uno dei cinepanettoni del passato. Il pezzone scelto è “Blue” dei "nostri" Eiffel 65. All’estero della nostra musica conoscono “Volare”, le colonne sonore di Ennio Morricone e poi “Blue” degli Eiffel 65. Che culo. Il suo utilizzo è un espediente per farci capire che il film inizia con un flashback e siamo nel 1999. Una canzone migliore per farcelo capire, no eh? Tra l’altro mi aspettavo fosse usata almeno in maniera più ironica, potevano accennare un balletto o che so io, e invece niente. “I’m blue da ba di da ba da.” Più che in Iron Man, la vedrei bene nel sequel di Avatar.

"Chris, ma come ti sei conciato? Non ti facevo così perverso a letto..."
Il flashback ambientato nel passato ci introduce alla storiona del film. Una di quelle vicende molto fumettistiche finto complesse, in cui si mettono dentro più cattivoni, più sottotrame, un sacco di personaggi inutili, ma tutto si riduce a una cosa sola: il Bene contro il Male. Dalla parte del bene c’è lui, l’eroe che è tornato.
Chi?
Massì che lo conoscete. Il miliardario. Quello che si crede di essere un grande playboy nonché il salvatore dell’umanità…
Silvio Berlusconi?
No, che avete capito? Mi riferisco a Tony Stark, in arte Iron Man aka Robert Downey Jr.. Lui con quella smorfiosetta spenta di Gwyneth Paltrow. Che palle. Quand’è che la scarica, così prendono una tipa più gnocca al suo posto?
Una delle poche soddisfazioni nei film sui supereroi sono le gnocche che prendono come protagoniste femminili, e qui ci tocca sorbirci la mogliettina di Chris Martin? People Magazine l’ha anche eletta donna più bella del mondo del 2013, ma stiamo scherzando???

Ben Kingsley in una scena di Iron Man 3
Bene, cioè male, cioè bene. Questa era la parte del Bene. Non un granché, se devo esprimere la mia sincera opinione.
Il Male invece chi schiera?
Un tridente composto da Rebecca Hall, che non sarà una topolona assoluta però è già 1000 volte meglio della Paltrow, Guy Pearce che a me non è mai piaciuto ma come cattivo ci può stare, e Ben Kingsley. Ben Kingsley che interpreta il Mandarino, ennesimo cattivone terrorista simil-Bin Laden, com’è ormai consuetudine nel post-11 settembre. Ma non abbiamo già visto qualcosa del genere ne Il cavaliere oscuro? E ne Il cavaliere oscuro - Il ritorno? E in The Avengers? E vogliamo pure menzionare Javier Bardem nell’ultimo 007? E i cattivi di qualunque altro film supereroistico o più in generale action degli ultimi 12 anni?
Tra l’altro il Mandarino è uno dei cattivi più ridicoli nella storia del cinema. Sì, forse e dico forse ancor più ridicolo di Voldemort!
E tra l’altro assomiglia a Splinter, il pappone delle Tartarughe Ninja.

Prima di iniziare le riprese, Jon Favreau si è sottoposto alla dieta Muccino.
ATTENZIONE SPOILER
Poi però si scopre che il grande cattivone del film in realtà non è lui, bensì Guy Pearce. Che colpone di scena! Il discorso fatto sopra comunque non cambia: anche lui è un villain parecchio stereotipato, nonché il solito esaltato terrorista che grida vendetta già visto nei film citati e pure in altri che mi sono dimenticato.
"Basta, volto le spalle schifata a questa recensione!"
A variare un po’ la solita formula già collaudata dai primi due episodi, visto che questo è un terzo capitolo e bisogna pur inventarsi qualche cosa di nuovo, ecco una novità: il bimbominkia. Quando non si sa cosa fare in un terzo episodio di una saga, si tira fuori un figlio, una figlia, un nipote, oppure, come in questo caso, un bambino preso a caso dalla strada che va bene lo stesso. Perché questo, ve l’ho detto, è un film per grandi e piccini. I grandi saranno contenti per una certa dose di ironia e di battutine old-school presenti, peccato che sia tutto materiale che apparirebbe di seconda mano anche in un action movie degli anni ’80. I piccini sono invece accontentati dalla comparsa del piccolo  Ty Simpkins, già bimbo inquietante di Insidious, che qui è davvero un bimbominkia, e dei più fastidiosi immaginabili.

Grandi e piccini, ggiovani e vvecchi sono dunque accontentati, così come è felice sia il pubblico maschile che quello femminile. Gli uomini, si sa, vanno in brodo di giuggiole con robottoni, esplosioni, sparatorie, inseguimenti e tutti questi altri stereotipi da Men’s Health. Le donne invece possono rifarsi gli occhi con il bel dongiovanni Robert Downey Jr. e con una Gwyneth Paltrow che vivrà i suoi momenti da eroina…

"Riesci a crederci? Siamo apparsi in Iron Man 3!"
"Siamo a inizio '900, che minkia è Iron Man 3?"
Quanto succede poi ve l’ho già detto e tanto già lo sapevate: c’è una lotta tra Bene e Male e indovinate chi vince?
Male, vince il Bene. Cioè Bene, se siete delle persone che tengono per il Bene, male se invece come me tifavate per il Male.
Consolazione: ammazzano il capo delle guardie di Iron Man, Jon Favreau, evvai! No, è solo un’illusione. Finisce in coma, ma è ancora vivo. Purtroppo. E figuriamoci se non era per giunta un fan della serie più lagnosa della tv, Downton Abbey. Per fortuna, se non altro Favreau a questo giro ha abbadonato la (pessima) regia, lasciando la macchina da presa a Shane Black, regista di Kiss Kiss Bang Bang, che non è un fenomeno ma almeno se la cava meglio del Favreau, autore dei due precedenti episodi.

E poi? Che altro c’è ancora?
C’è il finale. Un finale stucchevole, in cui tutto va a finire bene che più bene per il Bene non si può, con tanto di frase di chiusura più da spot pubblicitario che da sceneggiatura cinematografica. Una frase che però mi ha fatto comprendere la mia missione. Il mio scopo nella vita. Potete togliermi tutto, ma c’è una cosa che nessuno mi toglierà mai. Io sono Cannibal Kid e il mio compito è quello di combattere i film sui supereroi.
(voto 5/10)

lunedì 10 settembre 2012

The Avengers - I Vendicattori

The Avengers
(USA 2012)
Regia: Joss Whedon
Cast: Robert Downey Jr., Mark Ruffalo, Chris Hemsworth, Chris Evans, Scarlett Johansson, Samuel L. Jackson, Jeremy Renner, Tom Hiddleston, Clark Gregg, Cobie Smulders, Stellan Skarsgård, Gwyneth Paltrow, Paul Bettany, Alexis Denisof, Ashley Johnson, Stan Lee
Genere: supereroi contro le forze del male
Se ti piace guarda anche: Iron Man, Hulk, Thor, Capitan America

Tony Stark, Bruce Banner, Steve Rogers, tipo vichingo con un martello in mano proveniente da un altro pianeta e pure tu, Natasha Pompilova Romanoff, state tutti zitti!
Silenzio!
Ci sono troppe primedonne qui dentro e non va bene. Adesso parlo solo io.
Allora, cominciamo con un piccolo riassuntino sui film dei personaggi impegnati in questa super lega di super mezze calzette eroi.


Iron Man 1: bravo Robert Downey Jr., ma film girato malissimo da Jon Favreau, l’unico uomo al mondo in grado di far sembrare Michael Bay e Roland Emmerich i nuovi Stanley Kubrick e Orson Welles. A confermarlo ci sono pure Cowboys & Aliens e il pilot da lui diretto della nuova pessima serie Revolution.
Iron Man 2: altra schifezza tutta giocata sugli effetti speciali e con una trama ridicola.
Hulk 1: Ang Lee prova a dare un tocco d’autore al cinema di fantascienza, con un uso dello split-screen che vuole ricreare in maniera molto fumettistica l’effetto delle vignette. Idea sulla carta buona, su pellicola meno. Buone le intenzioni, il risultato è un film noiosissimo. Mi viene sonno al solo pensarci.
L’incredibile Hulk: nonostante la presenza del sempre valido (anche se negli ultimi tempi un po’ meno) Edward Norton, me lo sono risparmiato perso.
Capitan America: mi sono visto i primi 20 minuti e poi sono finito in coma. Non ho mai tentato di riprenderne la visione.
Thor: film epicamente ridicolo non salvato nemmeno dalla presenza simultanea di Natalie Portman e Kat Dennings. Tragedia sì, ma cannibale più che shakespeariana!
X-Men… ah, almeno loro non ci sono. Quella è la concorrenza.

Sarebbe interessante, se mi piacessero i film sui supereroi e così non è, vedere un The Avengers VS. X-Men.
Ma perché certe idee milionarie non le vendo, anziché sperperarle qui sul blog a uso e consumo gratuito del primo producer hollywoodiano senza scrupoli, ovvero il primo producer hollywoodiano qualunque, che passa da queste parti a leggere?
The Avengers VS. X-Men = 300 milioni di dollari di incasso garantiti nel primo weekend di programmazione nei soli USA!
Meglio ancora: The Avengers VS. X-Men VS. I Fantastici 4 = 500 milioni di dollari di incasso nel primo weekend!
E io queste ideone la getto in pasto gratis agli utenti del blog?
Non ho davvero il senso degli affari…

Joss, ma come fai a restare serio
quando davanti ti ritrovi uno vestito così?
Nonostante mi abbiano fatto pena tutti gli altri film con i vari personaggi del poco meraviglioso universo Marvel (manca solo Rat-Man, ma lui forse non è della Marvel), in questo The Avengers sono tutti insieme (ma non credo sia un punto a favore della pellicola) e in più sono diretti da Joss Whedon.
Joss Whedon?
Io adoro Joss Whedon.
Io venero Joss Whedon.
Ci sono quelli che lo chiamano Dio. Ci sono quelli che lo chiamano Allah. Ci sono quelli che lo chiamano Buddah. Io lo chiamo Joss Whedon.
Eppure adesso mi tocca tirargli le orecchie. Perché avrà anche fatto il più grande successo della sua carriera, anzi il più grande successo nella storia del cinema eccetto le James Cameron productions, ma The Avengers è davvero una robina senza idee, senza inventiva, senza la minima originalità che aveva contraddistinto finora ogni sua creazione.
In The Avengers sarebbero anche presenti le classiche tematiche whedoniane: supereroi, fine del mondo, scontro tra Bene e Male, peccato che il suo tocco non si veda quasi per niente, mentre si senta forte più che altro la mano produttiva buonista dell’immancabile Disney e una visione cinematografica che non va molto oltre i classici film alla Michael Bay, stile Transformers.

La trama del film?
Loki vuole comandare sulla Terra, non si capisce bene perché, e i The Avengers cercano di fermarlo.
Fine della trama.

Sì, ok, non sempre la trama è una cosa fondamentale all’interno di un film. Però questo non è certo The Tree of Life. Non è una pellicola artistica. È solo un fumettone incentrato su scontri, combattimenti, esplosioni, effettoni speciali. Nella mia lingua: noia, noia, solo noia. Dov’è la sostanza? Non c’è una riflessione politica come nei Batman di Christopher Nolan, sebbene ci si provi anche a inserire qualche vago discorso in proposito, e non c’è la minima introspezione nei personaggi, come ad esempio negli Spider-Man di Sam Raimi. Il momento triste poi è affidato alla morte di un personaggio minore di cui nessuno conosce il nome e di cui a nessuno frega niente di niente.
Dov’è il divertimento? Questo è il classico filmone sui supereroi con tutte le cose da classico filmone sui supereroi messe al punto giusto, peccato a me i classici filmoni sui supereroi mi facciano dormire. Non a caso, il mio film supereroico preferito è Unbreakable di M. Night Shymalan.
A salvare un minimo la pellicola, per fortuna, è l’ironia, le battute tipiche di Joss Whedon. Almeno qualcuna decente è riuscita a infilarla dentro. Niente che comunque sia al livello persino del peggiore episodio di Buffy o di Dollhouse. Niente a che vedere con quel gioiello recente dell’horror e non solo di cui Whedon ha cofirmato la sceneggiatura, ovvero Quella casa nel bosco. Niente insomma che sia anche lontanamente al livello delle altre genialate whedoniane.
Se vi è sembrato una figata The Avengers, vi consiglio di recuperarvi tutte e 7 le stagioni di Buffy e dopo vi sfido a non considerare questo filmetto un Whedon in tono molto ma molto minore.

"Più tette di così non le posso mostrare, è pur sempre una produzione Disney..."
Lo scompartimento attori, nonostante i nomi altisonanti, fallisce poi clamorosamente. Si può dire che il cinema di supereroi non è che favorisca grandi interpretazioni però, se pensiamo a Heath Ledger, la storia cambia.
Qui sono tutti ben al di sotto dei loro standard: Robert Downey Jr. come Tony Stark/Iron Man ormai si è trasformato in una macchietta, come già capitato prima di lui al piratesco Johnny Depp/Jack Sparrow.
Scarlett Johansson sì, ha sempre il suo super potere, quello di essere una super gnocca, però non l’ho mai vista recitare tanto male quanto qui. E non si spoglia nemmeno. Proprio come in La mia vita è uno zoo, altro film senza senso: ma si può prendere Scarlett e farla stare vestita tutto il tempo?
Chi altri c’è? Mark Ruffalo come Hulk è del tutto fuori parte, Chris Evans diciamo che fa quello che può per le sue limitate capacità attoriali e comunque ha già fatto la torcia umana ne I fantastici 4? Non esiste il conflitto d’interessi, nel mondo dei supereroi?
E poi c’è anche Chris Hemsworth… vabbé, dai, lasciamo perdere ogni commento sul suo personaggio o sulla sua interpretazione che se no viene a tirarmi una martellata in testa. E forse non solo in testa.


C’è pure Jeremy Renner, che dopo aver fatto The Hurt Locker lo prendono per fare qualsiasi film d’azione. Dobbiamo sostituire Tom Cruise in Mission: Impossible?
Prendiamo Jeremy Renner.
Dobbiamo sostituire Matt Damon nella saga di Jason Bourne?
Prendiamo Jeremy Renner.
Dobbiamo sostituire tutti quei vecchietti di Expendables, che probabilmente non arriveranno vivi o senza l’Alzheimer al prossimo episodio?
Hey, perché non prendiamo Jeremy Renner?
E pure qui ho regalato – sempre gratis, mannaggia a me – un’altra idea ai producers di Hollywood.

Certo che hanno fatto su questa bella lega di super supereroi, e come villain chi ti vanno a prendere?
Loki (Tom Hiddleston). Uno dei più ridicoli cattivi che si siano mai visti su grande schermo.


"Non sono io che copio Travaglio, è lui che copia me!"
Su piccolo schermo no, visto che il suo sosia Marco Travaglio quando è incacchiato fa molta più paura.
Tutto il film, due ore e passa, è giocato sulle minacce inconsistenti dell’inconsistente Loki. Fino al prevedibilissimo finale. Due ore e passa buttate nel cesso, in pratica. La scena migliore del film arriva allora solo al termine dei titoli di coda, con la lega di superamici che si ritrova a mangiare in un fast-food. L’unico momento di vero divertimento e di vera umanità dell’intero film.
Che poi, quando si parla bene di una pellicola sui supereroi, io stesso sono il primo a farlo, si elenca tra i pregi il fatto che sia data loro una dimensione più umana e realistica. Ma allora perché non la smettiamo di far diventare i film sui supereroi dei super campioni di incasso e non ci vediamo film sulle persone vere? Cosa c’è di più umano e realistico di loro?

In conclusione, una riflessione religiosa.
Non scappate, non è un sermone.
Avevo trovato la Fede. Pensavo che Dio esistesse. Pensavo che Dio si chiamasse Joss Whedon. Dopo The Avengers, tutte le mie certezze stanno invece vacillando. Io continuo a volergli bene e lo porterò sempre con me nel mio cuoricino, per cose come Buffy, Dollhouse e Quella casa nel bosco. Però mi sa che è arrivata l’ora di trovarmi un nuovo Dio.
Thor è un Dio? Il Dio del tuono?
Vabbè, allora facciamo che per adesso mi tengo Joss Whedon…
(voto 5,5/10)

lunedì 7 febbraio 2011

Party col folle

Parto col folle
(USA 2010)
Titolo originale: Due Date
Regia: Todd Phillips
Cast: Robert Downey Jr., Zach Galifianakis, Michelle Monaghan, Jamie Foxx, Juliette Lewis, RZA, Danny McBride, Charlie Sheen, Jon Cryer
Genere: road trip
Se ti piace guarda anche: Terapia d’urto, Road Trip, Una notte da leoni

Trama semiseria
Robert Downey Jr. si trova sull’East Coast per lavoro e sta per tornare dritto dritto a Los Angeles dalla mogliettina che di lì a poco partorirà. Peccato che sul volo beccherà un certo Zach Galifianakis che ovviamente gli farà perdere le staffe e lo farà cacciare dall’aereo. Invece di finire in Terapia d’urto come Adam Sandler con Jack Nicholson, Robert Jr. sarà costretto a un road trip in macchina con lo stesso tizio che l’ha fatto entrare in lista non-fly. E questo significa: canne assicurate! Perché avete mai visto Galifianakis in un ruolo in cui non si stona di brutto?

Recensione cannibale
Apertura dedicata al titolo italiano e per una volta non ho da parlarne male. Il titolo originale “Due Date” significa “scadenza”; mantenuto tale e quale da noi avrebbe assunto un significato però del tutto diverso e tradotto letteralmente avrebbe fatto pena. La decisione del doppiosenso di “Parto col folle” appare allora azzeccata e in linea con lo spirito della pellicola, persino più del poco entusiasmante originale, quindi per una volta un plauso ai nostri bistrattati titolisti. Ma che non si abituino troppo in fretta, ché Se mi lasci ti cancello è ancora difficile da cancellare dalla mia memoria.

Al di là di questo fatto davvero più unico che raro nel mondo della distribuzione cinematografica italiana, Parto col folle non si segnala per alcun altro elemento originale. La trama è infatti un sapiente miscuglio (scopiazzamento?) di Terapia d’urto con la coppia Sandler/Nicholson, più altri elementi dalle pellicole precedenti firmate da Todd Phillips. Il regista specializzato in comedy americane torna, dopo l’enorme successo di Una notte da leoni, sul luogo del delitto del suo esordio Road Trip, una pellicola ispirata da sue vere vicissitudini personali che Phillips evidentemente non ha ancora del tutto rimosso e che continua a tormentarlo nel sonno.

Il suo nuovo Parto col folle però pur seguendo quel modello non ne raggiunge gli stessi effetti comici, anche perché la sequela di gag e sketch sa di già visto in più occasioni. Gli splendidi paesaggi americani sarebbero poi potuti essere stati sfruttati meglio. A funzionare è però l’improbabile coppia formata dal sempre irresistibile Zach Galifianakis e dal divo Robert Downey Jr., un ottimo attore che però nella scelta dei suoi copioni negli ultimi tempi sta occhieggiando più al successo di pubblico che alla qualità: fino a che non fa la fine di Johnny Depp in The Tourist possiamo però ancora considerarlo salvo! Occhio, però. Sono quindi loro due la forza di un film che per il resto propone la solita galleria di personaggi strambi interpretati da una serie di cammeo illustri o quasi: c’è la rockstar Juliette Lewis in versione spacciatrice, il rapper RZA addetto alla security dell’aeroporto, un Jamie Foxx sempre più lontano dai tempi di Collateral e persino un momento Due uomini e mezzo con il bunga-bungattore americano Charlie Sheen.

Ci sono poi alcune gag in teoria politically scorrect, come Robert Downey Jr. che dà un cazzottone in pancia a un bambino e ha un duello con un tizio paraplegico, una scena di sega di gruppo padrone/cane, così come una visionaria sequenza da fattoni sulle note di “Hey You” dei Pink Floyd, però anche queste danno un forte senso di dejavu. Sarà che nell’ultima 15ina d’anni, diciamo dall’avvento di South Park in poi, tali espedienti sono stati usati un po’ da chiunque e quindi non sortiscono più tutta questa ilarità, né tantomeno scandalizzano.

Comunque il film si lascia guardare, a tratti fa sorridere, la coppia di protagonisti suscita simpatia e quindi è la classica sufficienza. Risicata, ma pur sempre un 6 in pagella che ti tiene lontano dagli esami di riparazione (ma, mi chiedo: esistono ancora gli esami di riparazione?) e ti consente di partire tranquillo per le vacanze. Magari insieme a un folle, che così è più divertente.
(voto 6)

Canzone cult: Band of Horses, “Is there a ghost”

venerdì 30 aprile 2010

Omo de fero

In occasione della pompatissima uscita di “Iron Man 2”, vi propino la mia rece del pompatissimo “Iron Man 1”

Iron Man
(USA, 2008)
Regia: Jon Favreau
Cast: Robert Downey Jr., Gwyneth Paltrow, Jeff Bridges, Terrence Howard, Leslie Bibb

Quando ho problemi a prender sonno metto su “Iron Man” e mi addormento sereno come un pupetto con a fianco il suo amato orsetto Teddy. Un effetto soporifero talmente incisivo che ci ho messo tipo due mesi per riuscire a finire di vederlo tutto.

I meriti di un tale capolavoro del sonno? Principalmente di Jon Favreau. Chi cazzo è Jon Favreau, vi chiederete voi? Questa sì che è una domanda ragionevole. Jon Favreau era già un pessimo attore. Il suo unico ruolo in qualche misura da ricordare è stato infatti appena quello di guest-star in una manciata di episodi di “Friends” nelle vesti del fidanzato miliardario di Monica che a un certo punto sclera, gli prende il pallino della boxe e sul ring se le prende di brutto. Fine dei suoi ruoli memorabili. Non contento di ciò, si è riciclato come registone. E deve avere degli amici davvero potenti a Hollywood, visto che dopo robe come “Elf” e “Zathura” gli hanno consegnato sulla fiducia un budget da 200 milioni di dollari per girare “Iron Man”. Nonostante il suo stile registico lo faccia rimpiangere persino come attore e faccia apparire Michael Bay come un novello Kurosawa, il film è stato un successo di pubblico e inspiegabilmente anche di critica. Vabbè… Per me invece questo “Iron Man” riporta i film di supereroi nel Medioevo cinematografico, dopo che Sam Raimi e Christopher Nolan avevano rivitalizzato Spider-Man, Batman e l’intero genere.
(Jon Favreau è anche il nome di un talentuoso autore dei discorsi per Barack Obama. Per fortuna non si tratta della stessa persona, altrimenti Obama parlerebbe come W. Bush)

Poco convinto pure il cast: Gwyneth Paltrow in questo blockbusterone è a suo agio quanto il marito Chris Martin lo è a cantare un mezzo death metal;
Jeff Bridges è ai minimi sindacali e in versione little Lebowski pelata proprio non si può vedere. A salvarsi tra le macerie è dunque il solo Robert Downey Jr., ma pure lui ha fatto di molto meglio. Il suo Tony Stark è un playboy miliardario senza scrupoli che all’inizio sembra quasi un personaggio interessante. Peccato che dopo appena pochissimi minuti avviene subito la svolta hollywoodiana buonista che fa perdere anche quel minimo interesse per il suo uomo di ferro.
Lo so, in “Iron Man 2” c’è Scarlett Johansson ed è il motivo per cui prima o poi potrei finire per vederlo. Inoltre potrebbe sempre tornare utile se finisco il Valium e lo Xanax…
(voto 3,5)

martedì 9 febbraio 2010

Sherlock Downey Jr.

Sherlock Holmes (2009)
Regia: Guy Ritchie
Cast: Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams, Mark Strong

I film di Guy Ritchie, nonostante il ritmo volutamente uptempo e lo stile fracassone, hanno un effetto soporifero su di me. L’ex mister Madonna continua a scimmiottare i colleghi contemporanei (Boyle, Fincher, Tarantino, Wachowski Bros.) senza possedere però un briciolo di personalità propria. Nella scena del combattimento underground di questo “Sherlock Holmes” ad esempio vengono citati sia “Matrix” che “Fight Club” in un colpo solo. È la scena più interessante dell’intero film. E con questo ho detto tutto sull’originalità di un prodotto che non si fa mancare anche una articolata trama di poco interesse che ammicca forse più a Dan Brown che a Conan Doyle.
La baracca allora la tiene in piedi da solo uno strepitoso Robert Downey Jr., con il suo Sherlock Holmes cinico ma geniale nelle intuizioni come il Dr. House, ma senza bastone e in versione più atletica e action.
Davvero strana, la storia di questo attore. È da gli anni Ottanta, dalla sua ottima performance in "Al di là di tutti i limiti" (1987) tratto dal romanzo “Meno di zero” di Bret Easton Ellis, che tutti dicevano dovesse esplodere, senza che questo accadesse mai. Anzi, è imploso a causa di una vita troppo sex drugs & rock’n’roll. Quando tutti, probabilmente persino lui, lo davano per finito, non solo è risorto dalle ceneri grazie a Ally McBeal e a una serie di piccoli ruoli in piccoli film, ma è diventato a sorpresa uno dei pochi attori (insieme a Johnny Depp e Will Smith) oggi in grado di garantire grandi incassi.
Meno in parte invece Jude Law e Rachel McAdams. Ma che colpa ne hanno, data la pochezza dei personaggi loro affidati?
Per arrivare alla conclusione del caso Holmes con maggior fretta di quanto faccia lui con i suoi arzigogolati ragionamenti, si tratta di un discreto pop-corn movie d’avventura/azione. Genere che sopporto a fatica, come il regista. Elementare, Ritchie!
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