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venerdì 19 febbraio 2016

#TeamSpotlight versus #TeamPretiPedofili





Il caso Spotlight
(USA, Canada 2015)
Titolo originale: Spotlight
Regia: Tom McCarthy
Sceneggiatura: Josh Singer, Tom McCarthy
Cast: Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, John Slattery, Liev Schreiber, Brian d'Arcy James, Stanley Tucci, Billy Crudup, Paul Guilfoyle
Genere: giornalistico
Se ti piace guarda anche: The Newsroom, Tutti gli uomini del presidente, Quinto potere, Insider - Dietro la verità

Ci sono cose che tutti sanno, ma che tutti fanno finta di non vedere. Una certa vecchia signora a strisce bianche e nere riceveva favori arbitrali, per dirne una. Tutti sapevano eppure, prima di Moggiopoli, nessuno aveva mai fatto niente in proposito. Un altro caso è quello dei preti sporcaccioni, che allungano le mani su poveri bimbetti innocenti, tra una messa, un catechismo, una confessione e un agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. A me personalmente non è mai successo, ma c'è da dire che non ho mai frequentato la Chiesa più di tanto. O sarà che non ero il loro tipo, che sfiga!

lunedì 16 marzo 2015

FOXCATCHER, O ANCHE: IL WRESTLING TI FONDE IL CERVELLO





Foxcatcher - Una storia americana
(USA 2014)
Titolo originale: Foxcatcher
Regia: Bennett Miller
Sceneggiatura: E. Max Frye, Dan Futterman
Cast: Channing Tatum, Steve Carell, Mark Ruffalo, Vanessa Redgrave, Sienna Miller, Anthony Michael Hall
Genere: deprimente
Se ti piace guarda anche: The Wrestler, The Fighter, Warrior, Mosse vincenti

Il wrestling è uno sport per malati di mente. Io lo sostengo da sempre ma, se non vi fidate di me, guardatevi il film Foxcatcher e ne avrete la più lampante delle dimostrazioni.
Voi tutti avete presente il wrestling?
No? In tal caso siete delle persone sagge. Sagge e fortunate. Se invece ce l'avete presente, probabilmente avrete l'idea di qualcosa di finto, di costruito, di uno show più che di uno sport vero e proprio. Avrete in mente quella pagliacciata della WWE, i vari “campioni” come Hulk Hogan, John Cena, The Rock e poi che ne so?
Ho avuto giusto un leggero interesse nei confronti del wrestling quando avevo circa 6/7 poi, come tutti una volta superata la soglia massima degli 8 anni, ho abbandonato 'sta baracconata e sono passato agli sport che invece non sono assolutamente combinati, come... il calcio.
Mmm, mi sa che forse non è proprio il miglior esempio possibile.

lunedì 20 ottobre 2014

TUTTO PUÒ CAMBIARE, ANCHE I TITOLI DEI FILM





Tutto può cambiare
(USA 2013)
Titolo originale: Begin Again
Titolo di lavorazione: Can a Song Save Your Life?
Regia: John Carney
Sceneggiatura: John Carney
Cast: Mark Ruffalo, Keira Knightley, Adam Levine, Hailee Steinfeld, Catherine Keener, CeeLo Green, Mos Def, James Corden, Aya Cash
Genere: musicale
Se ti piace guarda anche: Once, Nashville (serie tv)

Can a song save your life? Può una canzone salvarti la vita?
Dipende dalla canzone. Se è “E chi se ne frega”, la rilettura italiana di “Nothing Else Matters” compiuta da Marco Masini, più che salvartela, ti convince a farla finire.

domenica 17 agosto 2014

GIOCHIAMO AI GIOCHI DEI GRANDI?





I giochi dei grandi
(USA, Canada 2004)
Titolo originale: We Don’t Live Here Anymore
Regia: John Curran
Sceneggiatura: Larry Gross
Tratto dai racconti: We Don’t Live Here Anymore e Adultery di Andre Dubus
Cast: Mark Ruffalo, Laura Dern, Peter Krause, Naomi Watts
Genere: infedele
Se ti piace guarda anche: Closer, Carnage, Eyes Wide Shut

“Hey, bimbo. A che gioco giochiamo, oggi?”
“Mah, non so. Giochiamo a I giochi dei grandi?”
“Uuh, sembra pericoloso! E come si fanno, questi giochi dei grandi?”
“Non ne sono del tutto sicuro, ma vedendo il film con quel titolo penso che lo scopo del gioco sia tradire il proprio marito o la propria moglie e vince chi scopa di più in giro.”
“Cosa vuol dire scopa? Intendi il gioco di carte, bimbo?”
“No, parlo di sesso.“
“Cos’è il sesso?”
“È quella cosa che serve ad avere i bambini quando le cicogne sono in sciopero.”
“I miei genitori dopo di me non hanno più avuto bambini. Vuol dire che non scopano più?”
“Non per forza. Significa solo che tu sei talmente un rompiballe che hanno deciso di non avere altri figli.”
“Han fatto bene. Così possono spendere i loro soldi per fare regali solo a me.”
“Ma i regali non li fanno i genitori. Li fa Babbo Natale. Lo sanno tutti!”
“Io non saprò cos’è il sesso, ma davvero tu credi ancora all’esistenza di Babbo Natale?”
“Babbo Natale esiste. L’ho visto. L’hanno scorso è entrato in casa mia di notte. Solo che non è vero che scende giù dal camino. Ha spaccato una finestra ed è entrato. A me ha lasciato un robot sotto l’albero. I miei genitori invece si sono lamentati perché è sparito il televisore LCD.”
“Sei sicuro che era Babbo Natale?”
“Certo che sì. Indossava un cappello rosso, aveva una lunga barba bianca e teneva in mano una pistola.”
“Babbo Natale a quanto mi risulta di solito non usa pistole…”
“Beh, quello ce l’aveva, ok? E comunque li facciamo o no, questi giochi dei grandi?”
“Va bene. Dai, inizia tu che sei esperto.”

“Ok. Io faccio Mark Ruffalo e tu fai Laura Dern.”
“Ma io sono un maschio. Lo so perché c’ho il pisellino. Non voglio fare Laura Dern.”
“Dai, fai Laura Dern. È la musa di David Lynch.”
“Ah, allora ok.”
“Bene. Noi due siamo sposati, solo che a me il matrimonio con te sta stretto perché tu sarai una bella donna e tutto però cominci a essere un po’ vecchiotta e pure scassapalle, quindi ho bisogno di un’amichetta più giovane e sexy, diciamo Naomi Watts. Naomi Watts che è pure lei una musa di David Lynch, lo sapevi?”
“Certo, bimbo. Ho 8 anni ma i film di Lynch li ho già visti tutti. Mi sono pure scaricato il suo ultimo album da iTunes. Non male, però mi aspettavo qualcosa in più.”
“Eh, lo so. Sono le delusioni della vita. Comunque io che sono Mark Ruffalo mi scopo Naomi Watts alle spalle di suo marito, che è anche il mio migliore amico e che è Peter Krause. Peter Krause se non lo sai è quello che ha fatto un sacco di serie tv, da Sports Night a Six Feet Under, da The Lost Room a Dirty Sexy Money e oggi è in Parenthood. Lo vedi e pensi che è un bravo attore e ti chiedi come mai al cinema non funziona e poi lo vedi in questo film e capisci che non funziona. Non so bene perché, però qui è del tutto inconsistente. Faccio bene, a farmi Naomi Watts alle sue spalle!”
“Okay, questo gioco sembra interessante. Ma io che sono Laura Dern cosa faccio? Niente? Sto a guardare la relazione clandestina di mio marito e basta?”
“All’inizio sì. Poi cominci a farti Peter Krause.”
“Uffa. Non hai detto che in questo film è una lagna?”
“Lo è, però per noia ti tocca fartelo comunque.”
“E va bene. E poi? Poi che succede?”
“In pratica niente. Il film parte bene, c’è un’atmosfera inquietante alla David Lynch trasportata all’interno di una storia di tradimenti e intrecci sentimentali tra Closer ed Eyes Wide Shut e in pratica ci sono i presupposti per un capolavoro, solo che la pellicola non decolla mai. Più che un capolavoro, finisce per diventare un cavolavoro. La vicenda non va da nessuna parte, i protagonisti sono chi più chi meno tutti parecchio odiosi e il modesto regista John Curran dimostra di non essere certo Lynch e a un certo punto non sa più che pesci pigliare.”
“Mi stai dicendo che questi giochi dei grandi fanno schifo?”
“Schifo no. Sono solo dei giochini che vorrebbero essere chissà quanto trasgressivi e invece risultano innocui persino per un bimbetto come me.”
“Va beh, ma allora perché mi hai fatto giocare a questi giochi?”
“Perché mi stai antipatico, ecco.”
“Allora non sei più mio amico. E Laura Dern per te non la faccio più.”
“Pazienza, tanto in quella parte non eri molto credibile.”
“E tu invece come Mark Ruffalo non vali niente. Non sembravi nemmeno Mark Ruffalo. Sembravi Nicolas Cage!”
“UEEEEEE’! Mamma, quel cattivone mi ha dato del Nicolas Cage! UEEEEE’!”
(voto 5,5/10)

"Ci guardiamo un film?"
"Sì, basta che non sia I giochi dei grandi."

venerdì 6 giugno 2014

THE NORMAL HEART, UN CUORE MICA TANTO NORMALE




The Normal Heart
(USA 2014)
Regia: Ryan Murphy
Sceneggiatura: Larry Kramer
Ispirato all’opera teatrale: The Normal Heart di Larry Kramer
Cast: Mark Ruffalo, Matt Bomer, Julia Roberts, Taylor Kitsch, Jim Parsons, Alfred Molina, Jonathan Groff, Joe Mantello, Stephen Spinella, Adam B. Shapiro, Denis O’Hare, Finn Wittrock, Rob Tunstall, Corey Stoll
Genere: gay
Se ti piace guarda anche: Dallas Buyers Club, Milk, Dietro i candelabri, Looking

Pensate alla cosa più gay che avete mai visto.
Vi si ripropongono davanti agli occhi gli abiti e l’arredamento di casa Liberace in Dietro i candelabri?
State pensando a una maratona di episodi delle serie tv Looking e Queer as Folk?
O a Valerio Scanu con i boccoli biondi alla Lady Oscar?
O magari proprio a Lady Oscar?
O vi viene per caso in mente la guida galattica alle boy band di Pensieri Cannibali?
In ogni caso prendete tutte queste cose insieme, moltiplicatele per mille e non sarete andati nemmeno vicini alla cosa più gay che ho visto io: la prima scena di The Normal Heart.
I primi 5 minuti del nuovo film tv della HBO The Normal Heart sono quanto di più omosessuale si possa immaginare. Lo dico in senso positivo. Guardando i personaggi della pellicola che se la spassano mi è venuto il rimpianto di non essere un gay all’inizio degli anni Ottanta, quegli anni di rivoluzione sessuale in cui tutti scopavano con tutti liberamente, senza legami e senza problemi.
Perché mi piace la figa? Perché???
È una maledizione! Sarei potuto essere così felice, come gay e in particolare come gay all’inizio degli anni Ottanta.

Questo per quanto riguarda i primi 5 minuti di film, poi entra in scena il dramma ed essere gay negli anni Ottanta non appare più soltanto nei suoi risvolti tutti rose e fiori. In scena compare ciò che all’inizio di quel decennio veniva chiamato “il cancro dei gay” e successivamente diventerà noto come AIDS.
AIDS?
Hey, Pensieri Cannibali si sta per occupare di un argomento serio?


La pellicola va a indagare in una pagina parecchio oscura e misteriosa, quella dell’origine del virus. Nel 1981 cominciano i casi inspiegabili di morti all’interno della comunità omosessuale e nessuno capisce il perché o il per come la malattia si diffonda. La dottoressa sulla sedia a rotelle Julia Roberts suggerisce loro a questo punto di evitare orge e sesso promiscuo, ma viene vista come una repressa sessuale e in pochi le danno ascolto. Negli anni successivi si cerca di capirne di più, solo che il governo degli Stati Uniti non fa nulla per studiare la malattia. Sembra quasi un complotto per eliminare tutti i gay dalla faccia della Terra e l’amministrazione del conservatore bigotto yuppie repubblicano Ronald Reagan comincerà a interessarsi al problema soltanto quando a essere colpiti dal virus saranno pure uomini e donne eterosessuali.

La vicenda raccontata in The Normal Heart a grandi linee è questa ed è parecchio interessante anche e soprattutto per chi come me è nato nel 1982 ed è cresciuto con la consapevolezza che l’AIDS c’era e basta, senza sapere come ha cominciato a diffondersi. Al di là della ricostruzione storica, medica e pure politica, in cui il film si avvicina alle parti di Milk di Gus Van Sant, la carta vincente di questa bella pellicola tv HBO, che come Dietro i candelabri non ha nulla da invidiare alle produzioni per il grande schermo, è il suo cuore. Il suo normal heart. In più momenti la pellicola sa emozionare e lo fa per merito di una serie di interpretazioni magistrali di attori in stato di grazia che riescono a dare vita a dei personaggi pieni di vita (la ripetizione è voluta, bitches!).

"The streets of Philadelphia...
Ah, come? Siamo a New York?"
Una nota di merito particolare va a Mark Ruffalo, protagonista principale che porta sullo schermo Ned Weeks, uno scrittore che si batte in maniera molto sentita per sensibilizzare un’opinione pubblica e un governo cui del problema dell’AIDS pare non fregare un tubo. Mark Ruffalo che una decina d’anni fa appariva ovunque, dal cinema d’autore (Se mi lasci ti cancello, In the Cut) alle commedie romantiche (Se solo fosse vero, 30 anni in un secondo) ai thrilleroni (Collateral, Zodiac) e sembrava destinato a diventare una delle più grandi star che Hollywood avesse mai avuto e poi invece, come accade a un sacco di attori, non è mai esploso del tutto. Questo ruolo televisivo molto intenso (in alcune scene forse persino troppo) potrebbe rappresentare una svolta per la sua carriera, così come per quella di Taylor Kitsch che fa dimenticare i dimenticabili ruoli da macho in flopponi come John Carter e Battleship per tirare fuori un inaspettato e molto credibile ruolo da gay. Bravissimi poi anche attori noti soprattutto al pubblico delle serie tv come Jim Parsons, lo Sheldon Cooper di Big Bang Theory, e Matt Bomer, il bellone di White Collar che qui dà tutto se stesso, con una trasformazione fisica degna di Christian Bale.

In mezzo a tanti lui c’è poi una lei, la divina Juliona Roberts che, dopo la pazzesca interpretazione ne I segreti di Osage County, giganteggia un’altra volta. Che le è successo?
Probabilmente ha cominciato a prendere le stesse droghe di Matthew McConaughey, visto i due che sono passati dal titolo di reuccio e reginetta delle commediole romantiche al diventare un attore come Dio comanda e un'attrice della Madonna.

"Già sono tutti gay, in più sono su una sedia a rotelle e poi mi hanno pure imbruttita.
Le mie probabilità di chiavare in questo film le vedo un po' bassine..."

"Per favore, aiutatelo:
ha appena scoperto che Sex & the City non andrà mai più in onda!"
E perché invece tanti attori, soprattutto negli ultimi tempi, si stanno cimentando in pellicole a tematica gay?
Chiamatelo "effetto Brokeback Mountain". Quel film ha rappresentato una svolta a Hollywood, facendo poi avvicinare attori dalla forte identità etero come Michael Douglas e Matt Damon e in questo caso Mark Ruffalo e Taylor Kitsch a parti omo.

A firmare la regia c’ha pensato uno che nella tematica gay c’ha sempre sguazzato e che qui ha avuto il modo di metterci dentro se stesso al 100%. Sto parlando di Ryan Murphy, l’autore delle serie Nip/Tuck, American Horror Story, Glee, Popular e The New Normal, che come regista firma la sua opera più personale e riuscita, dopo i poco convincenti Correndo con le forbici in mano e Mangia prega ama. Il suo stile mi ricorda un po’ quello di Gabriele Muccino e, prima di considerarlo un insulto, preciso che sembra una versione gay del Muccino migliore, quello dei primi tempi, quello delle sue pellicole italiane, prima che si sputtanasse a Hollywood con una serie di lavori uno più terrificante dell’altro. Come quel Muccino, il Muccino quando era magro, Murphy utilizza riprese vorticose, tiene alto e concitato il ritmo per quasi tutte le oltre 2 ore di durata, spinge i suoi attori sempre al limite del melodramma, a tratti in maniera eccessiva, ma sempre intensa. The Normal Heart è proprio così: intenso, super gaio, esagerato, troppo lungo e con al suo interno troppi temi e troppi personaggi, eppure allo stesso tempo non si fa mancare l’elemento più importante in grado di fare da collante al tutto. Un cuore normale? No, un cuore eccezionale.
(voto 7,5/10)

domenica 15 settembre 2013

NOW YOU SEE ME – I MAGHI DI NAPOLI




Now You See Me – I maghi del crimine
(USA, Francia 2013)
Regia: Louis Leterrier
Sceneggiatura: Ed Solomon, Boaz Yakin, Edward Ricourt
Cast: Jesse Eisenberg, Woody Harrelson, Isla Fisher, Dave Franco, Mark Ruffalo, Mélanie Laurent, Morgan Freeman, Michael Caine, Common, Michael Kelly, Stephanie Honore, Conan O’Brien, José Garcia
Genere: ladronesco magico
Se ti piace guarda anche: Red Lights, The Incredible Burt Wonderstone, Ocean’s Eleven, Inside Man,  Tower Heist - Colpo ad alto livello, The Prestige

Macché Merlino.
Macché Maga Magò.
Macché Harry Potter.
I veri maghi non li trovate ad Hogwarts. Basta che vi fate un giro a Napoli, con l’orologio al polso non necessariamente bene in vista e tempo pochi secondi assisterete a una autentica sparizione. Magia!
La tecnica usata può essere quella della “mano lesta”, oppure quella del cosiddetto “pickpocketing”, con cui attraverso l’uso combinato di una parlantina che ti confonde le idee e una serie di movimenti veloci del corpo, chi la usa ti fa sparire l'orologio, così come il portafogli dalle tasche. Qualcuno chiama queste persone ladri, borseggiatori, delinquenti, rapinatori, brutti bastardi!, qualcun altro li chiama maghi, o illusionisti.
Le due “professioni” sono molto affini, in fondo si tratta di ingannare le persone, e allora perché non unirle?

È quanto mettono in atto i Quattro Cavalieri, la super band all-star che raggruppa quattro dei migliori maghetti del mondo:

- L’illusionista Jesse Eisenberg specializzato in ruoli da nerd alla Mark Zuckeberg, qua riesce a compiere il suo numero attoriale più prestigioso, quello di apparire cool, dannatamente cool.

"Vedete questa carta? La vedete bene? Sicuri? Sicuri-sicuri-sicuri?
Bene, la vedo anch'io."

- Il mentalista Simon Baker Woody Harrelson, in grado di entrare nella mente delle persone come gli pare e piace.

"Aspettate un momento, ho una visione: mi vedo mentre passo il pomeriggio in bagno.
Ma mi sa che a suggerirmelo non è una visione, sono i fagioli che ho mangiato a pranzo..."

La fighetta L’escapista Isla Fisher, che però a dirla tutta non è che sia più di tanto utile a livello magico, però una bella fighetta in un gruppo ci va sempre, se non altro per attirare il pubblico maschile.

"Hey, guardatela tutti!"
"Che sta facendo, un numero magico mai visto prima?"
"No, guardatela perché è una bella gnocca."

- Il prestigiatore Dave Franco, alle prime armi sia come mago che come attore, visto che per ora è noto soprattutto per essere il fratellino raccomandato del più noto Mago di Oz, al secolo James Franco. Mica è facile, dover sopportare il continuo confronto con un fratello tanto celebre e celebrato. Anche se pure Oz più che un gran mago è il primo degli imbroglioni...

"Se ce l'ha fatta il bambino scemo di Matrix, lo posso piegare anche io!"

Se come artisti solisti sono bravini ma non eccezionali, unendo le forze i quattro mettono su uno spettacolo a Las Vegas e progettano un numero di magia incredibile o, se preferite, un furto incredibile. Teletrasportano il francese José Garcia (il protagonista del recente Dream Team) nella sua banca in quel di Parigi e fanno comparire i soldi in quel di Las Vegas durante il loro show. E questo non è che l’inizio dei loro piani criminal… pardon magici.

Sulle tracce di questo gruppo di maledetti ladr… maghi si mettono gli agenti Mark Ruffalo e, direttamente dall’Interpol francese, Miss Mélanie Laurent, una basterda che in passato ha già sistemato Hitler e quindi con lei non si scherza minga. A dar loro una mano ci penserà Morgan Freeman, un po’ perché è uno specialista nello smascherare i trucchi degli illusionisti, e un po’ perché non ci può essere una grossa produzione hollywoodiana senza Morgan Freeman. Ma quanti film gira? Che è, magico veramente?

"E il vincitore di X-Factor è...
Ah no, scusate. Ho sbagliato programma."
Così come ai Quattro Cavalieri riescono i loro trucchi, lo stesso fa la pellicola. Now You See Me – I maghi del crimine è una perfetta macchina da spettacolo. Sa intrattenere, divertire e stupire, proprio quanto devono fare dei buoni maghi. Al suo interno infila una parte comica, con le battutine piazzate al momento giusto, una solida trama da heist movie alla Ocean’s Eleven, con tanto di personaggi variegati e tutti a loro modo affascinanti, aggiunge una piccola dose di storia romantica, ci mette dentro anche qualche momento action (che io avrei benissimo evitato), il tutto infiocchettato in maniera spettacolare dal regista mestierante Louis Leterrier che cerca costantemente (forse persino troppo) di far gridare al suo pubblico: “Wow!” .
La sceneggiatura a un certo punto si incasina, sembra incartarsi su se stessa e invece no. Il trucco riesce alla perfezione e il colpo di scena finale, che pure un po’ ci si poteva aspettare, riesce a sorprendere e a farti sentito ingannato. E così Now You See Me è un gran numero di magia, o se preferite un gran film di intrattenimento, tra i migliori confezionati da Hollywood di recente, o forse è solo una grande illusione. In qualunque caso, ha realizzato ciò che un buon mago deve saper fare: pigliarti per il culo alla grande.
Hey, ma dov'è finito il mio orologio?
(voto 7/10)



domenica 23 giugno 2013

CHE LAVORO FAI? IL LADRO, PARDON IL MAGO


Ladri e maghi. Non fanno un po’ lo stesso mestiere?
In entrambi i casi, si tratta di ingannare le persone senza far scoprire qual è il proprio trucco.
Da questo spunto parte il nuovo film firmato da Louis Leterrier, regista del primo The Transporter con Jason Statham e del brillante Danny the Dog, oltre che recentemente anche di L’incredibile Hulk e Scontro tra titani, titoli che però mi sono perso per strada.
Now You See Me - I maghi del crimine si preannuncia come un thriller criminale avvincente e anche divertente, a mezza strada tra Entrapment e Ocean’s Eleven. Una nuova gang di ladruncoli illusionisti, o meglio di ladri magici, composta da Jesse Eisenberg, Woody Harrelson, Isla Fisher e Dave Franco (il fratellino di James Franco, mago pure lui ma di Oz) e aiutata da Michael Caine, che però verrà braccata dagli agenti Mark Ruffalo e Melanie Laurent, con la consulenza dell’ex mago Morgan Freeman.
In pratica: un cast della Madonna al servizio di un film che si preannuncia uno dei prodotti di intrattenimento più goduriosi dell’estate cinematografica. Dopo aver conquistato il box-office americano, surclassando il pompato e poi rivelatosi spompato After Earth con Will Smith, I maghi del crimine arrivano in Italia il prossimo 11 luglio. Occhio ai portafogli.
Per ingannare l’attesa, ecco a voi l’intrigante trailer della pellicola, impreziosito dalla musica di Woodkid. Con la sola imposizione delle mani, lo farò apparire qui sotto!


lunedì 10 settembre 2012

The Avengers - I Vendicattori

The Avengers
(USA 2012)
Regia: Joss Whedon
Cast: Robert Downey Jr., Mark Ruffalo, Chris Hemsworth, Chris Evans, Scarlett Johansson, Samuel L. Jackson, Jeremy Renner, Tom Hiddleston, Clark Gregg, Cobie Smulders, Stellan Skarsgård, Gwyneth Paltrow, Paul Bettany, Alexis Denisof, Ashley Johnson, Stan Lee
Genere: supereroi contro le forze del male
Se ti piace guarda anche: Iron Man, Hulk, Thor, Capitan America

Tony Stark, Bruce Banner, Steve Rogers, tipo vichingo con un martello in mano proveniente da un altro pianeta e pure tu, Natasha Pompilova Romanoff, state tutti zitti!
Silenzio!
Ci sono troppe primedonne qui dentro e non va bene. Adesso parlo solo io.
Allora, cominciamo con un piccolo riassuntino sui film dei personaggi impegnati in questa super lega di super mezze calzette eroi.


Iron Man 1: bravo Robert Downey Jr., ma film girato malissimo da Jon Favreau, l’unico uomo al mondo in grado di far sembrare Michael Bay e Roland Emmerich i nuovi Stanley Kubrick e Orson Welles. A confermarlo ci sono pure Cowboys & Aliens e il pilot da lui diretto della nuova pessima serie Revolution.
Iron Man 2: altra schifezza tutta giocata sugli effetti speciali e con una trama ridicola.
Hulk 1: Ang Lee prova a dare un tocco d’autore al cinema di fantascienza, con un uso dello split-screen che vuole ricreare in maniera molto fumettistica l’effetto delle vignette. Idea sulla carta buona, su pellicola meno. Buone le intenzioni, il risultato è un film noiosissimo. Mi viene sonno al solo pensarci.
L’incredibile Hulk: nonostante la presenza del sempre valido (anche se negli ultimi tempi un po’ meno) Edward Norton, me lo sono risparmiato perso.
Capitan America: mi sono visto i primi 20 minuti e poi sono finito in coma. Non ho mai tentato di riprenderne la visione.
Thor: film epicamente ridicolo non salvato nemmeno dalla presenza simultanea di Natalie Portman e Kat Dennings. Tragedia sì, ma cannibale più che shakespeariana!
X-Men… ah, almeno loro non ci sono. Quella è la concorrenza.

Sarebbe interessante, se mi piacessero i film sui supereroi e così non è, vedere un The Avengers VS. X-Men.
Ma perché certe idee milionarie non le vendo, anziché sperperarle qui sul blog a uso e consumo gratuito del primo producer hollywoodiano senza scrupoli, ovvero il primo producer hollywoodiano qualunque, che passa da queste parti a leggere?
The Avengers VS. X-Men = 300 milioni di dollari di incasso garantiti nel primo weekend di programmazione nei soli USA!
Meglio ancora: The Avengers VS. X-Men VS. I Fantastici 4 = 500 milioni di dollari di incasso nel primo weekend!
E io queste ideone la getto in pasto gratis agli utenti del blog?
Non ho davvero il senso degli affari…

Joss, ma come fai a restare serio
quando davanti ti ritrovi uno vestito così?
Nonostante mi abbiano fatto pena tutti gli altri film con i vari personaggi del poco meraviglioso universo Marvel (manca solo Rat-Man, ma lui forse non è della Marvel), in questo The Avengers sono tutti insieme (ma non credo sia un punto a favore della pellicola) e in più sono diretti da Joss Whedon.
Joss Whedon?
Io adoro Joss Whedon.
Io venero Joss Whedon.
Ci sono quelli che lo chiamano Dio. Ci sono quelli che lo chiamano Allah. Ci sono quelli che lo chiamano Buddah. Io lo chiamo Joss Whedon.
Eppure adesso mi tocca tirargli le orecchie. Perché avrà anche fatto il più grande successo della sua carriera, anzi il più grande successo nella storia del cinema eccetto le James Cameron productions, ma The Avengers è davvero una robina senza idee, senza inventiva, senza la minima originalità che aveva contraddistinto finora ogni sua creazione.
In The Avengers sarebbero anche presenti le classiche tematiche whedoniane: supereroi, fine del mondo, scontro tra Bene e Male, peccato che il suo tocco non si veda quasi per niente, mentre si senta forte più che altro la mano produttiva buonista dell’immancabile Disney e una visione cinematografica che non va molto oltre i classici film alla Michael Bay, stile Transformers.

La trama del film?
Loki vuole comandare sulla Terra, non si capisce bene perché, e i The Avengers cercano di fermarlo.
Fine della trama.

Sì, ok, non sempre la trama è una cosa fondamentale all’interno di un film. Però questo non è certo The Tree of Life. Non è una pellicola artistica. È solo un fumettone incentrato su scontri, combattimenti, esplosioni, effettoni speciali. Nella mia lingua: noia, noia, solo noia. Dov’è la sostanza? Non c’è una riflessione politica come nei Batman di Christopher Nolan, sebbene ci si provi anche a inserire qualche vago discorso in proposito, e non c’è la minima introspezione nei personaggi, come ad esempio negli Spider-Man di Sam Raimi. Il momento triste poi è affidato alla morte di un personaggio minore di cui nessuno conosce il nome e di cui a nessuno frega niente di niente.
Dov’è il divertimento? Questo è il classico filmone sui supereroi con tutte le cose da classico filmone sui supereroi messe al punto giusto, peccato a me i classici filmoni sui supereroi mi facciano dormire. Non a caso, il mio film supereroico preferito è Unbreakable di M. Night Shymalan.
A salvare un minimo la pellicola, per fortuna, è l’ironia, le battute tipiche di Joss Whedon. Almeno qualcuna decente è riuscita a infilarla dentro. Niente che comunque sia al livello persino del peggiore episodio di Buffy o di Dollhouse. Niente a che vedere con quel gioiello recente dell’horror e non solo di cui Whedon ha cofirmato la sceneggiatura, ovvero Quella casa nel bosco. Niente insomma che sia anche lontanamente al livello delle altre genialate whedoniane.
Se vi è sembrato una figata The Avengers, vi consiglio di recuperarvi tutte e 7 le stagioni di Buffy e dopo vi sfido a non considerare questo filmetto un Whedon in tono molto ma molto minore.

"Più tette di così non le posso mostrare, è pur sempre una produzione Disney..."
Lo scompartimento attori, nonostante i nomi altisonanti, fallisce poi clamorosamente. Si può dire che il cinema di supereroi non è che favorisca grandi interpretazioni però, se pensiamo a Heath Ledger, la storia cambia.
Qui sono tutti ben al di sotto dei loro standard: Robert Downey Jr. come Tony Stark/Iron Man ormai si è trasformato in una macchietta, come già capitato prima di lui al piratesco Johnny Depp/Jack Sparrow.
Scarlett Johansson sì, ha sempre il suo super potere, quello di essere una super gnocca, però non l’ho mai vista recitare tanto male quanto qui. E non si spoglia nemmeno. Proprio come in La mia vita è uno zoo, altro film senza senso: ma si può prendere Scarlett e farla stare vestita tutto il tempo?
Chi altri c’è? Mark Ruffalo come Hulk è del tutto fuori parte, Chris Evans diciamo che fa quello che può per le sue limitate capacità attoriali e comunque ha già fatto la torcia umana ne I fantastici 4? Non esiste il conflitto d’interessi, nel mondo dei supereroi?
E poi c’è anche Chris Hemsworth… vabbé, dai, lasciamo perdere ogni commento sul suo personaggio o sulla sua interpretazione che se no viene a tirarmi una martellata in testa. E forse non solo in testa.


C’è pure Jeremy Renner, che dopo aver fatto The Hurt Locker lo prendono per fare qualsiasi film d’azione. Dobbiamo sostituire Tom Cruise in Mission: Impossible?
Prendiamo Jeremy Renner.
Dobbiamo sostituire Matt Damon nella saga di Jason Bourne?
Prendiamo Jeremy Renner.
Dobbiamo sostituire tutti quei vecchietti di Expendables, che probabilmente non arriveranno vivi o senza l’Alzheimer al prossimo episodio?
Hey, perché non prendiamo Jeremy Renner?
E pure qui ho regalato – sempre gratis, mannaggia a me – un’altra idea ai producers di Hollywood.

Certo che hanno fatto su questa bella lega di super supereroi, e come villain chi ti vanno a prendere?
Loki (Tom Hiddleston). Uno dei più ridicoli cattivi che si siano mai visti su grande schermo.


"Non sono io che copio Travaglio, è lui che copia me!"
Su piccolo schermo no, visto che il suo sosia Marco Travaglio quando è incacchiato fa molta più paura.
Tutto il film, due ore e passa, è giocato sulle minacce inconsistenti dell’inconsistente Loki. Fino al prevedibilissimo finale. Due ore e passa buttate nel cesso, in pratica. La scena migliore del film arriva allora solo al termine dei titoli di coda, con la lega di superamici che si ritrova a mangiare in un fast-food. L’unico momento di vero divertimento e di vera umanità dell’intero film.
Che poi, quando si parla bene di una pellicola sui supereroi, io stesso sono il primo a farlo, si elenca tra i pregi il fatto che sia data loro una dimensione più umana e realistica. Ma allora perché non la smettiamo di far diventare i film sui supereroi dei super campioni di incasso e non ci vediamo film sulle persone vere? Cosa c’è di più umano e realistico di loro?

In conclusione, una riflessione religiosa.
Non scappate, non è un sermone.
Avevo trovato la Fede. Pensavo che Dio esistesse. Pensavo che Dio si chiamasse Joss Whedon. Dopo The Avengers, tutte le mie certezze stanno invece vacillando. Io continuo a volergli bene e lo porterò sempre con me nel mio cuoricino, per cose come Buffy, Dollhouse e Quella casa nel bosco. Però mi sa che è arrivata l’ora di trovarmi un nuovo Dio.
Thor è un Dio? Il Dio del tuono?
Vabbè, allora facciamo che per adesso mi tengo Joss Whedon…
(voto 5,5/10)

domenica 21 novembre 2010

Famiglia cristiana

The Kids Are All Right
(USA 2010)
Regia: Lisa Chodolenko
Cast: Julianne Moore, Annette Bening, Mia Wasikowska, Josh Hutcherson, Mark Ruffalo, Yaya DaCosta, Zosia Mamet, Eddie Hassell, Kunal Sharma
Genere: famiglie particolari
Links: IMDb, mymovies
Se ti piace guarda anche: Juno, Laurel Canyon, The L Word, United States of Tara

Un film su una famiglia, un altro, l’ennesimo? Beh, la famiglia protagonista di “The Kids Are All Right” non è esattamente quella classica da mulino bianco: le due mamme sono una coppia lesbica che hanno avuto un figlio per una dallo stesso donatore e i due figli ormai adolescenti sono quindi curiosi di conoscere il loro vero padre biologico. Scoprono così che si tratta dello stralunato Mark Ruffalo, un trentaequalcosa piuttosto fulminato con cui però stringeranno un buon legame.

Il film parte come meglio non potrebbe, con i Vampire Weekend in colonna sonora e già così basta a indirizzarsi sui binari giusti di una piacevole commedia indie, che musicalmente passa da David Bowie a Joni Mitchell e chiude sui titoli di coda con “The Youth” (e non “Kids”, come era lecito immaginarsi) degli MGMT.
La prima parte è piuttosto travolgente e tratta la tematica della coppia saffica in maniera ironica e senza farsi prendere troppo la mano dagli stereotipi, con un’attenzione particolare rivolta ai figli della coppia. Peccato però che invece nella seconda parte diminuisca un po’ il ruolo dei kids del titolo per concentrarsi maggiormente sugli adulti del cast e su un triangolo amoroso non poi così inaspettato.

Lo stile visivo e le tematiche di Lisa Chodolenko, già segnalatasi alla regia di alcuni episodi della serie tv lesbo (non credo sia una coincidenza) “The L Word” e del film “Laurel Canyon”, sembrano una versione più pulita del cinema di Gus Van Sant o di Larry Clark, come il suo “Kids” solo più all right appunto. Il respiro è quindi quello leggero di pellicole indie recenti come “Juno”, sebbene la verve e la riuscita dei dialoghi sia inferiore.

Fulminante il cast, con la coppia lesbo Annette Bening-Julianne Moore già in profumo di nomination agli Oscar, un Mark Ruffalo eccezionale in grado di tirar fuori un sacco di facce da pirla, Mia Wasikowska giovane attrice fenomeno già vista nella serie tv “In Treatment” e nel corto zombie “I love Sarah Jane” e unica meraviglia del poco meraviglioso Wonderland dell’ultimo Tim Burton, mentre Josh Hutcherson era già stato giovanissimo protagonista de “Il ponte di Terabithia”, uno dei film per me più commoventi di sempre. Nei panni della “scopamica” di Ruffalo c’è poi questa Yaya DaCosta, attrice afro stilosissima che già mi immagino presenza fissa nel prossimo Tarantino. Con tanto di inquadrature sui suoi piedi.

Una famiglia non convenzionale per un film indie piuttosto convenzionale cui manca forse giusto lo spunto geniale e il colpo da KO ma che ha il grande pregio di farti innamorare dei suoi personaggi e alla fine riesce nell’obiettivo di far esclamare a tutti i kids là fuori (me Cannibal Kid compreso): yeah all right!
(voto 7+)

Il film dovrebbe uscire in Italia nel febbraio 2011 con il titolo per una volta non sputtanato “I ragazzi stanno bene”. Già ora è comunque disponibile in rete con sottotitoli italiani.

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