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martedì 2 settembre 2014

LE MIE CANZONI PREFERITE - 80/71





La classifica delle 100 canzoni preferite da Pensieri Cannibali prosegue inesorabile e senza soste.
Dopo la sfilata di canzoni dalla 100 alla 91 e dalla 90 all'81, oggi vanno di scena le posizioni dalla 80 alla 71.
L'unica regola di questa lista, ricordo, è la seguente: lo stesso artista/gruppo non può essere presente con più di un unico brano. Cosa che significa 100 canzoni per 100 artisti/band differenti.

"Hey, ma gli Skunk Anansie sono troppo anni '90 persino per me!"


80. Skunk Anansie “All I Want”
All I want is destruction.
Un tempo poteva sembrare solo una frase adolescenziale da scrivere sulla Smemo, ma per me è ancora valida. Ora più che mai.



79. Violent Femmes “Blister in the Sun”
Parte questa canzone e scatta il delirio. Almeno nella mia testa.



78. Aaliyah feat. Timbaland “We Need a Resolution”
La compianta Aaliyah insieme al producer guru Timbaland con questo brano ipnotico ha inventato il pop del nuovo millennio. Decidete voi se è una cosa positiva o meno. Per me in fin dei conti lo è, dai.



77. Kate Bush “Babooshka”
Basta poco per farmi ridere. La parola babooshka ad esempio mi fa piegare dalle risate. Non so perché. E questo pezzo serve sempre a darmi l'allegria.



76. Johnny Cash “Hurt”
Non proprio una canzone allegra, dopo tutto l'ha scritta Trent Reznor dei Nine Inch Nails nel suo periodo più buio, ma quando ci si vuole fare del male è perfetta. Soprattutto nell'immortale, toccante versione di Johnny Cash.



75. Gillian Hills “Zou bisou bisou”
Lasciata da parte la malinconica tristezza di "Hurt", ritorna il sorriso con questo gioiello pop anni '60, reso indimenticabile dall'interpretazione di Jessica Paré nella serie tv Mad Men.



74. Keane “Somewhere Only We Know”
Se fossi un autore di canzoni e fossi un cantante e fossi pure un pianista, questa è la ballatona che avrei voluto scrivere.
Mi mancano solo tre su tre di queste abilità, però prima o poi ce la posso fare, ne sono convinto!



73. Teenage Fanclub “The Concept”
La canzone preferita da tutti noi young adult.
Oooh yeah.



72. Velvet Underground “Pale Blue Eyes”
Dal repertorio di Lou Reed e dei suoi amichetti warholiani, la classica song da pelle d'oca.
Odio l'espressione "da pelle d'oca", però questo è uno di quei rari casi in cui merita di essere usata.



71. R.E.M. “Drive”
Ci sono canzoni in cui il cantante sembra rivolgersi dritto a te, proprio a te che ascolti.
Quando Michael Stipe in questa canzone chiede "Hey kids, where are you?", a me viene da rispondere: "Hey Michael, io sono qui. E tu, dove ca**o sei?".


domenica 27 ottobre 2013

IMPERFECT DAY



Ieri guardavo Misfits. Nuova stagione, primo episodio. Verso fine puntata hanno suonato “Pale Blue Eyes”, brano dei Velvet Underground scritto e cantato da Lou Reed. Mi sono ricordato di quanto era, di quanto è bella questa canzone.
Ascolti “Pale Blue Eyes”, ti metti sdraiato, chiudi i tuoi eyes e nient’altro esiste più. il mondo si ferma. Il tempo si ferma.



Era questo l’effetto che facevano, che fanno le canzoni più belle di Lou Reed. Non solo “Pale Blue Eyes”, ma anche “Perfect Day”, “Sunday Morning”, “Femme Fatale”, “Venus in Furs”, “Satellite of Love”, “All Tomorrow’s Parties”, “Walk on the Wild Side”, “Stephanie Says”, “Here She Comes Now”, “Sweet Jane”, tanto per citare le mie preferite del suo vasto repertorio.
“Sweet Jane”, per dirne una, che splendore…



Le canzoni più belle di Lou Reed erano così. Sono così. Fanno fermare il mondo. Fanno fermare il tempo. Adesso il tempo si è fermato per lui e non c’è altro da fare che ringraziarlo per quello che ci ha regalato, che è davvero tanta roba.
Grazie Lou. Ciao Lou.




Lou Reed (2 marzo 1942 - 27 ottobre 2013)

giovedì 5 maggio 2011

BLOG WARS: L'ATTACCO DEI SIXTIES (PARTE II)

Dopo la parte I con i mitici dischi 60s dell'ancor più mitico Cannibal Kid (che sarei io in un momento di esaltazione in cui parlo di me in 3a persona), spazio ai suoni di Mr. James Ford. Eh sì, purtroppo vi tocca sorbirvi anche questi. Ma diamo (vado pure di pluralis maiestatis) direttamente la parola a lui, il mio blogger antagonista.

Come nelle migliori eclissi, in grado di sconvolgere campi gravitazionali, civiltà e assetti cosmici, ma soprattutto se stesse, si incontrano in questo ring le due filosofie antagoniste fordcannibaliane, impattando sulla scia di scontri epici come quello tra greci e troiani o tra Rocky e Apollo Creed - o preferisci essere Ivan Drago, Cannibale!? -.
Un'occasione per incrociare guantoni e bottiglie ma anche per approfondire conoscenze e punti di vista su uno dei carburanti culturali più importanti che si possa desiderare di buttare nel proprio motore: la musica.
E da musicista molto scarso nonché ex commesso di negozio di dischi in piena Alta fedeltà non posso che tuffarmi a capofitto in un'impresa di questo genere, rischiando la mia vecchia pellaccia di cowboy con questo squilibrato dai gusti lecteriani.
Mr. James Ford

I 10 dischi 60s preferiti di Mr. James Ford
Ho fatto la stessa faccia dopo averlo ascoltato per intero
1. King Crimson “In the court of the Crimson King” (1969)
Mr. James Ford Le meraviglie da pura esplorazione psichedelica dei Crimson, che danno anni e anni luce ai pur leggendari Pink Floyd, con questo disco d'esordio raggiungono livelli unici, anche grazie alla straordinaria performance vocale di Greg Lake, più noto forse come elemento degli Emerson, Lake & Palmer.
Una vera e propria odissea in pieno stile 2001, travolgente e quasi incomprensibile: non mi stupisce che un presunto artistoide come il Cannibale non apprezzi il genere. Occorre aprire troppo gli orizzonti di cuore e mente.
Cannibal Kid Scusa, mi sono addormentato alla prima riga... Non si può certo dire che i Burger King Crimson posseggano il dono della suintesi, con le loro suite da minimo 10 minuti che sono (a essere gentili) una palla colossale. “21st Century Schizoid Man” è un buon pezzo, ma campionato dal solo e unico Kanye West in “Power” suona 1000 volte meglio, visto che prende i 10 secondi migliori della canzone (quelli con la voce distorta) e ci risparmia il resto, come l’inutile delirio della parte centrale. Peccato, perché se avessero tolto le pacchianate (“Moonchild” dopo una buona partenza si perde in suoni messi A CASO) e fatto canzoni da 3 minuti 3 ne sarebbe anche uscito un bel disco.





2. The Doors "The doors" (1967)
JF Ad una scelta di questo tipo potrebbe essere mossa la stessa critica fatta a Louis Armstrong (vedi post di ieri), ma l'idea è che, se qui ci fosse in ballo una figlia in coma, si starebbe percorrendo un viaggio ai limiti della coscienza in pieno stile Enter the void.
Basterebbe il solo "The end" per rendere immortale questo disco che è stato, più di tanti altri, il simbolo di una ribellione che stava esplodendo.
CK Scelta fin troppo banale, Mr. Ford Fiesta. Io preferisco gli strani giorni del secondo album.


3. Captain Beefheart "Trout mask replica" (1969)
JF Altro disco ostico e terribilmente difficile da affrontare. Ma del resto, questo è il prezzo della meraviglia, a volte.
Dunque cercherò di essere il più semplice e diretto possibile: senza il Capitano e questo apparentemente improvvisato caleidoscopio di suoni, non sarebbero esistiti artisti del calibro di Tom Waits o dei Primus, e anche i più recenti e noti Devendra Banhart e Vinicio Capossela. Se esiste un genere "circense" come questo, il suo big bang è proprio qui.
CK E figurati se non ci rifilavi una roba da grande Lebowski… Captain Beefheart è il gran visir de tùch i freakettòn, mentre per tutti i babbani il suo “Trout mask replica” resta ancora oggi a 40 anni di distanza un gran calderone di suoni incomprensibili e spesso (volutamente?) fastidiosi, con alcuni brani che, per citare il titolo di una canzone qui presente, fanno proprio “Pena”. A suo modo geniale, ma non a mio modo geniale. Inserendolo nella tua lista altrimenti piuttosto impeccabile, tu Mr. Ford Focus mi vuoi far passare per il cattivone di turno, ma evito di aggiungere altre bastardate visto che il Capitano è scomparso da poco. Chiudo allora dicendo semplicemente che è un disco inascoltabile. E, comunque, qualcuno al mondo sente davvero il bisogno di un genere circense, Moira Orfei a parte?
JF Andrò a fare il bruto insensibile al Cirque du soleil, così farò un sacco di soldi e verrò a comprare il posto in cui lavori giusto per licenziarti.

4. The Velvet Underground & Nico "The Velvet Underground & Nico" (1967)

5. The Rolling Stones "Aftermath" (1966, edizione Usa con “Paint it black”)
JF Gli Stones erano, sono e saranno l'anima casinara, cattiva e cazzuta del rock delle origini, e ancora oggi restano una delle grandi band dell'epoca d'oro dei miei genitori che sono stato fiero e felice di avere modo di vedere dal vivo.
Con Aftermath si infiamma tutta la loro anima, per la prima volta, forse, davvero lontana dal dualismo/rivalità con i "cugini" Beatles.
Una roba da fuochi d'artificio.
CK I Rolling Stones sono sempre stati il lato cattivo, malvagio, satanico del rock e degli anni Sessanta. È quindi quasi ovvio che la mia preferenza vada a loro, seppure di poco, sui baronetti ma comunque non certo angioletti neppure loro Beatles. Tra i loro tanti dischi notevoli scelgo Aftermath per la presenza della devastante “Paint it black”: this is rock’n’roll!


6. The Beatles "The white album" (1968)
JF Occorre subito precisare che, a proposito della rivalità Beatles/Rolling Stones io sono e sarò sempre dalla parte dei secondi, per affinità e fordismo galoppante.
Eppure non posso riconoscere l'effetto travolgente dei tre dischi che ho volutamente ed irrinunciabilmente inserito nella lista.
Nel caso del White album, basterebbero Happyness is a warm gun e Helter skelter per definire la portata incredibile di quest'opera titanica.

7. The Beatles "Abbey road" (1969)
JF Devo ammettere, e non senza una punta di dispiacere - considerata l'affinità con il mio antagonista - che considero Abbey road il mio disco preferito dei quattro baronetti di Liverpool: delicato, intimo, leggero eppure incredibilmente capace di metterti una mano sul cuore e strizzarlo come uno straccio.
I Fab Four erano ormai alla fine, e la percezione dello scioglimento si sente quasi fosse una profezia di morte contro la quale si lotta già convinti di non farcela. Magico.
CK Ah già che negli anni Sessanta c’erano anche dei certi Beatles! Riguardo al loro album preferito ero un po’ indeciso, ma ho escluso il White Album per la presenza di “Ob-La-Di, Ob-La-Da”, uno dei pezzi più scemi di sempre. Alla fine ho preferito “Abbey Road”, in cui il fantasma dello scioglimento si sente aleggiare nell’aria, come nello splendido intreccio vocale di “Because”.


8. The Beatles "Sgt. Pepper's lonely hearts club band" (1967)
JF Dire qualcosa a proposito di Sgt. Pepper sarebbe superfluo almeno quanto dire qualcosa a proposito di Pet sounds.
Uno dei dischi fondamentali di tutta la musica moderna.
L'unica differenza rispetto al lavoro dei Beach Boys è che questo, per me, è anche un vero e proprio tuffo al cuore.
CK Grandissimo gruppo, i Beatles, fondamentali, sicuramente la band dal maggiore impatto socio-culturale nella Storia, musicalmente hanno scritto canzoni stupende e fatto cose molto avanti, però volendo fare un’insinuazione provocatoria: non è che sono un tantino sopravvalutati? Non tanto, solo un tantinello. Anche perché il vero genio della band per me era John Lennon, gli altri bravi, per carità, ma certo hanno avuto una bella botta di culo a finire insieme a un fuoriclasse così puro. Quindi 3 album in lista non ti sembrano un po’ troppi, Mr. Ford Escort?
JF Ho notato numerosi riferimenti automobilistici, ma ti dico che l'unica Ford che mi si addice è la Gran Torino.

9. Bob Dylan "Blonde on blonde" (1966)
JF Ok, devo ammetterlo. Nonostante l'impareggiabile tracklist, Blonde on blonde non è il mio disco preferito di Dylan, che arriverà con i seventies.
Ma non me la sono proprio sentita di non celebrare un artista che, malgrado gli evidenti limiti vocali e una marcata antipatia - personalmente lo prenderei selvaggiamente a bottigliate -, ha segnato la storia del cantautorato mondiale sfornando pezzi di disarmante potenza e semplicità. One of us must now e Rainy day women per me su tutte.
CK Grande Bob Dylan. Se non fosse per quella voce monotona mi piacerebbe anche. A parte la voce nasale, comunque, c’è sempre qualcosa che mi è sfuggita, di un personaggio come il Bob Dylan Snoop Doggy Dog: è uno, nessuno e centomila, come nel film Io non sono qui, ma chi è veramente? Niente da dire sulla scelta, però: Blonde on Blonde è il mio disco preferito della sua produzione e ci sono una manciata di canzoni magnifiche. Poi certo, come si vedrà nei prossimi post, io a Blonde on Blonde preferisco Blondie… E quindi ammetti di aver inserito Dylan giusto per fare il Dylan di Beverly Hills della situazione?
JF Effettivamente Dylan era il personaggio di Beverly hills che più mi affascinava.

10. Johnny Cash: Live at Folsom Prison (1968) e Live at San Quentin (1969)
JF Una sostituzione dell'ultimo minuto (al posto degli Stooges) che sa tanto di colpo basso dovuta alla crescente perdita di memoria di questo vecchio cowboy, ma che non potevo assolutamente non fare: il man in black per eccellenza, il Clint Eastwood della musica nei due storici concerti che rilanciarono la sua carriera dopo i fasti degli anni cinquanta e il precipitare nelle dipendenze dei sessanta.
Se il primo è una pietra miliare per importanza storica e sociale, il secondo è una vera bomba, con le incredibili performance di "A boy named Sue" e "San Quentin": sentire Cash cantare "San Quentin may you rot and burn in hell" e le ovazioni dei detenuti mi fa venire i brividi ad ogni ascolto. Intramontabile.
CK Io odio i dischi live! Per me il concerto è un evento unico che va vissuto in presa diretta, live appunto, e quindi l’ascolto di una registrazione di solito mi fa lo stesso effetto di una partita vista in differita e conoscendo già il risultato. Ci sono però delle eccezioni, quando un appuntamento live può rivelare una band in una veste insolita, come l’Mtv Unplugged dei Nirvana, oppure un evento straordinario e che fa Storia come Johnny Cash che si esibisce in prigione per i detenuti. Per il man in black rispetto assoluto anche se tu sei il solito sborone e non ti accontenti di un disco ma ne devi mettere due.
Comunque te la passo, anche perché con i prossimi decenni “I’ll shot a Ford in Reno, just to watch him die”.


A presto, con un nuovo scontro sul ring con i dischi degli anni '70 presentati apposta per voi da Cannibal Kid e Mr. James Ford...
Buona giornata, buona notte e buone botte!

mercoledì 4 maggio 2011

BLOG WARS: L'ATTACCO DEI SIXTIES (PARTE I)

Mr. James Ford e Cannibal Kid (io) insieme per un post, anzi per un intero ciclo di post?
No, dico, siamo impazziti? Se il Batman e il Joker (e non ho detto Batman e Robin, quindi risparmiatevi pure le battute a sfondo omosessuale) del mondo dei blog uniscono le loro forze, significa una sola cosa: il mondo sta per finire!
O forse no.
Perché i due famosi, ma più che altro famigerati, blogger vi presenteranno sì i loro dischi preferiti (quindi non per forza i più importanti o i migliori in assoluto) di ogni decade dagli anni Sessanta in avanti, ma ognuno ha fatto le sue scelte personali e saranno, come vedrete, anche parecchio contrastanti. Quindi non è tanto una serie di post a quattro mani, ma più che altro una serie di post a quattro pugni, in cui i nostri due (anti)eroi si sfideranno a colpi di amichevoli (ma nemmeno tanto) parole & bottigliate. Un ring musicale ideato da Mr. Ford (diamo a Ford quel che è di Ford, per una volta che ha una buona idea) in cui ne vedremo e ne sentiremo delle belle, soprattutto nei prossimi decenni in cui le divergenze verranno fuori ancora più forti. Ma tanto per riscaldarci cominciamo dai miei dischi truccati anni Sessanta, in attesa di scoprire domani, se proprio ci tenete, anche quelli di Mr. James Ford.
Cannibal Kid

I 10 dischi 60s preferiti di Cannibal Kid
1. The Zombies “Time of the Zombies” (Greatest Hits 1964-1968)
Cannibal Kid Non sono troppo legato ai favolosi anni Sessanta. Sono il decennio tanto celebrato dai miei genitori e, in quanto figlio più o meno ribelle, non li ho mai “sentiti” davvero miei. Anche perché nonostante ci fosse in giro musica black fighissima (Supremes, Marvin Gaye, Isaac Hayes…) non c’era ancora l’hip-hop, così come per ovvi motivi non era ancora arrivata la musica elettronica, generi fondamentali nella mia formazione (s)culturale. Nel corso del tempo sono poi comunque arrivate alcune cose (come la serie tv Mad Men) che mi hanno avvicinato alla decade, e per quanto riguarda la musica sento particolarmente miei questi Zombies. Un po’ perché non sono molto famosi e sputtanati, soprattutto in Italia, un po’ perché hanno scritto della canzoni davvero fenomenali, da “She’s not there” a “Time of the Season”. E poi un Cannibale non può non amare un gruppo di Zombie…
Mr. James Ford Devo ammettere di essere stato anche io in dubbio quasi fino all'ultimo se inserire gli Zombies nella mia lista, principalmente perché, nonostante fossero un grande gruppo autore di pezzi notevoli, ho sempre pensato che una preferenza di questo tipo, più che di culto personale, sarebbe stata la tipica sbrodolata da rivista di settore che consiglia i suoi dischi del secolo, ma non quelli troppo "commerciali". Una roba da radical chic, insomma.
C'è di buono, perlomeno, che concordi sul fatto che la musica black del periodo - e del decennio successivo - era qualcosa di incredibilmente fantasmagorico.
CK Non inserire gruppi che ti piacciono ma ti farebbero apparire troppo radical chic non è forse un contorto ragionamento per sembrare ancora più radical chic?




2. The Doors “Strange Days” (1967)
CK Memorabile il loro disco d’esordio, quello con i brani più famosi da “Light my fire” fino a “The End” e inserito in lista da Ford, come vedremo domani. Io però preferisco questo secondo album, in pratica un inno alla stranezza da “Strange Days” a “People are strange”. Incredibilmente attuale poi il suono che possiede ancora gran parte di questo lavoro (a differenza del più datato e strettamente 60s debutto).
JF Stesso discorso di cui sopra. Perché ammettere la grandezza di pezzi come "Light my fire" o "The end" quando possiamo darci un tono affermando di preferire "Peolple are strange"? Una scelta tipica di chi racconta sempre un'esperienza migliore di quella che tu, povero stronzo che gli sei di fronte, potrai mai fare, mascherandola ovviamente come un vissuto tormentato e traumatico.
Praticamente, un invito alla bottigliata.






3. Jane Birkin/Serge Gainsbourg “Jane Birkin/Serge Gainsbourg” (1969)
CK Forse il disco più sexy e sensuale nell’intera Storia. Registrandolo, Jane e Serge hanno (letteralmente) concepito Charlotte Gainsbourg e già solo per questo meriterebbe di essere venerato. Se non fosse che inoltre è pure un disco pop in grado di suonare alla grande ancora oggi.
JF Ed ecco la vera chicca della lista cannibalesca: un disco che è sexy quanto un ghiacciolo infilato su per il culo, e scusate il francesismo, dato che siamo in tema.
Se proprio devo entrare in argomento, molto meglio il burro di Marlon Brando, o il futuro "Sexual healing" di Marvin Gaye.
Inoltre non ho davvero mai sopportato miss radicalchicchismo Charlotte Gainsbourg.


4. The Velvet Underground & Nico “The Velvet Underground & Nico” (1967)
CK Un disco che è un’opera d’arte completa, dalla copertina Banana Joe di Andy Warhol, alle note dolci di “Sunday morning” e “Femme Fatale”, fino alle allucinazioni di “Venus in furs”. Ai tempi dell’uscita non si può certo dire abbia fatto sfracelli di vendite, eppure chi li ha ascoltati ne è rimasto profondamente influenzato e il culto dell’album della banana è cresciuto nel corso degli anni. Sono queste le band che preferisco, quelle troppo avanti per i loro tempi… Ti va bene che è del 1967, perché se un lavoro così uscisse oggi, tu Ford diresti che è troppo radical chic e probabilmente ci metteresti 40 anni per apprezzarlo veramente buahahah!
JF Quando l'innovazione è pura e semplice arte.
Non esiste radicalchicchismo che tenga, in questo disco INCREDIBILE sotto tutti gli aspetti. Grande Lou Reed, immensa Nico.
Tutti, ma proprio tutti, dovrebbero possederne una copia e farlo girare nei piovosi weekend autunnali, o nelle notti più calde e confuse d'estate.
E statene certi, non vi tradirà mai e poi mai.



5. The Ronettes “Presenting The Fabulous Ronettes Featuring Veronica” (1964)
CK Ho inserito questo disco per rappresentare un po’ tutto il girl-sound di grandi gruppi vocali femminili come le Shangri-Las e le Crystals e di cantanti come Little Eva e Nancy Sinatra. I miei suoni retrò preferiti.
JF Qui Cannibale vuole fare il Tarantino, e piazzare la ruffianata del girl sound giusto con la scusa di rimorchiare qualche innocente rapita erroneamente dalla sua aura di intellettuale ribelle. Non vedo l'ora di arrivare al punto in cui inserirà in una delle prossime liste le 5.6.7.8's.
CK Tutto vero quel che dici, ma che c'è di male? Ogni scusa è buona per rimorchiare...
JF Sei giustificato sul rimorchiaggio, questa posso concedertela. E senza bottigliate.


6. The Stooges “The Stooges” (1969)
CK Il rock dev’essere qualcosa di violento, estremo, perfido, ed è così che suonava allora quanto oggi quest’esordio dell’Iguana Iggy Pop insieme ai suoi compari. L’alternative rock e il punk hanno preso le mosse da qui, cominciando a puntare una pistola in testa a gran parte del noioso classic rock che avrebbe infestato gli anni seguenti. Com’è che piacciono anche a te, Ford?
JF Ancor più - se possibile - pane e salame, distruttivi ed esplosivi degli Stones, gli Stooges non soltanto hanno segnato l'esordio del grande Iggy Pop, ma hanno regalato dischi di potenza inaudita a tutti i gli appassionati del rock, tanto temuta "musica del diavolo".
Se Satana avesse dalla sua l'iguana e i suoi, di certo potrebbe contare anche me tra le sue fila, cantando a squarciagola I wanna be your dog.

7. The Rolling Stones “Aftermath” (1966) (l’edizione USA con “Paint it black”)
Dei Rolling Stones ne parliamo domani nella lista di Ford.

8. The Beatles “Abbey Road” (1969)
Stessa cosa per i Beatles, a domani...

9. Beach Boys “Pet Sounds” (1966)
CK Un campionario di numeri pop enormi. God only knows cosa sarebbe successo alla musica senza questo disco.
JF Su questo disco niente ironia o bottigliate. Sarebbe una bestemmia vera contro la Musica. Non l'ho inserito soltanto perchè, a livello emozionale, non è mai davvero entrato nelle mie corde. Resta comunque un'opera geniale e fondamentale.

10. Louis Armstrong “What a wonderful world” (1967) (singolo)
CK Tutta la magia del mondo catturata in una canzone sola.
JF Ed ecco il colpo di genio del Cannibale: mi torna in mente la scena di Alta fedeltà in cui Jack Black, scatenatissimo, chiede ad un padre alla ricerca di "I just called to say I love you" per la figlia se la stessa non sia in coma.
Più o meno quello che vorrei chiedere io al mio antagonista ora.
Chi vuoi inserire, la prossima volta, Bocelli!?
Molto meglio la versione Ramones.
CK Mi hai fatto venire una gran voglia di scappare in cameretta a piangere e a scrivere sul diario: “Mr. Ford è solo un bruto insensibile!”

A domani con i (discutibili) 10 migliori dischi 60s di Mr. James Ford...

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