martedì 5 dicembre 2017

Columbus – In the mood for indie





Columbus
Regia: Kogonada
Cast: Haley Lu Richardson, John Cho, Rory Culkin, Parker Posey, Michelle Forbes


Ci sono dei film piccoli, piccoli così.

Film piccoli che però sanno farsi grandi.

Film che sanno esplodere







in un vortice di emozioni che manco te sai spiegare il perché.


Film          fatti            di          poche          parole,        in      cui       quei      pochi     dialoghi      presenti        sono       così       delicati      e       sussurrati        che    rischiano       quasi       di      svanire      nel       n  u  ll  a

Invece no. Rimangono. Restano dentro. Anche se sono discorsi che parlano di... architettura?!?



Columbus può essere etichettato come una romcom indie.
Indie lo è anche, per carità. Nel senso di indipendente persino dalla scena indie, visto che mai in un solo momento cerca di essere pretenzioso o radical-chic o intellettualoide. Forse giusto col personaggio di Rory Culkin, proprio il fratello di Macaulay e anche di Kieran. Lui un po' intellettualoide con i suoi discorsi da neolaureato con tanto di master lo è.


Romcom invece direi che non lo è, non nel senso tradizionale del termine. Di romantic qualcosina c'è. Non viene mostrato molto, ma c'è. Di comedy invece ben poco. Allo stesso tempo non è che sia una visione pesante o melodrammatica. No. E allora cos'è, questo Columbus?

Più che una romcom indie, sarebbe meglio definirla una pellicola “boy meets girl”, sottogenere che adoro particolarmente. Un boy meets girl diverso dagli altri boy meets girl che mi è capitato di vedere. E sono parecchi. Chi è il boy e chi è la girl in questione?

La protagonista femminile del film è Casey, una “architecture nerd”, una fissata con l'architettura che vive nella città giusta per esserlo.


Columbus, la capitale dell'Ohio, è una città piena di palazzi affascinanti, almeno per gli architecture nerd. Io non saprei dire se sono carini, belli o magnifici. Di architettura non ne capisco una mazza e non mi interessa minimamente. Eppure ho adorato un film pieno di dialoghi sull'architettura. Questo film è talmente magnetico e originale che, nella sua particolarità, è riuscito a farmi amare persino l'architettura. Chi l'avrebbe detto?
Su Wikipedia ci sta scritto che Columbus è la 15a città più popolosa di tutti gli Stati Uniti. Una cosa che mai si direbbe guardando questo film. Nel corso della visione vengono mostrati un sacco di palazzi, ma sembrano tutti vuoti. Sembra quasi di essere immersi nelle ambientazioni di The Walking Dead, solo che qui non ci sono manco gli zombie. Ci sono solo palazzi. Palazzi architettonicamente grandiosi.


Nella parte di Casey c'è una giovane attrice magnifica. Ecco, un palazzo non saprei dire che è carino, bello o magnifico. Di lei posso invece dire con assoluta certezza che è magnifica. Lei, Haley Lu Richardson, è un'attrice che comincia a vedersi abbastanza e che in futuro vedremo ancora più spesso, sono sicuro anche di questo. E pensare che il suo primo ruolo importante è stato in Ravenswood, la serie spin-off sfigata durata appena una stagione di Pretty Little Liars, che certo non è nota come fucina di talenti recitativi. Dopodiché si è segnalata anche, in ruoli minori, in un'altra serie pure questa durata giusto una stagione, la sottovalutata Recovery Road, e nel film teen 17 anni (e come uscirne vivi), in cui a tratti riusciva a rubare la scena persino alla bravissima protagonista Hailee Steinfeld. Quest'anno si è poi fatta notare pure in Split di M. Night Shymalan, dov'era una delle tre ragazze rapite da quello psycho multiplo di James McAvoy, e in cantiere ha già altri tre film, o almeno così dice IMDb.



Il suo ruolo in Columbus è quello di una ragazza diversa dalle altre della sua età, 20 anni o giù di lì. Una che non ha nemmeno uno smart phone con Internet. Una che ha terminato il liceo, ma non vuole andare al college in qualche posto lontano, come i suoi coetanei. Una che vuole restare lì per l'architettura della città e per prendersi cura della madre, una mamma single problematica.


Un giorno Casey incontra un boy, o meglio un man: Jin, un uomo con qualche anno in più di lei che lavorava in Corea, Corea del Sud (almeno credo, almeno spero), e che è tornato a Columbus perché suo padre, un genio dell'architettura o qualcosa del genere, è stato ricoverato in ospedale in fin di vita. A differenza del papà moribondo, a lui di architettura non frega (giustamente) un granché. O almeno non gliene frega un granché fino a che non conosce Casey. E lì (giustamente) comincia a interessarsene.


Nella parte di Jin troviamo John Cho. Quello che si è fatto conoscere con American Pie e American Trip. Proprio lui. Quello che poi si è visto in varie serie, da FlashForward fino alla nuova stagione di The Exorcist, e anche nella nuova saga cinematografica di Star Trek, dove ricopre il ruolo di Sulu.


È dall'incontro tra queste due anime, differenti eppure affini, che nasce e si sviluppa Columbus. Un boy meets girl in punta di piedi che sembra una versione indie di In the Mood for Love, talmente è poco quello che mostra. Una pellicola di raffinatezza orientale in terra americana fatta di vuoti, di spazi, di ponti che uniscono.
L'opera prima di Kogonada, regista coreano di cui sentiremo ancora parlare, non si sforza mai di piacere. Non cerca a tutti i costi la scena madre, o il colpo di scena clamoroso. Ti entra dentro poco a poco. E poi non se na va più via. Proprio come le architetture che mostra, e che diventano il suo personaggio in più, è un lavoro minimalista, fatto di pochi elementi, ma tutti inseriti al posto giusto. Mattone sopra mattone, riesce a mettere in piedi un palazzo... pardon, un film GRANDISSIMO.
(voto 8/10)



5 commenti:

  1. Uh, roba mia! Vedo presto (con gli occhi a cuore).
    Grazie, perché non l'avevo notato.

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  2. Uh, roba anche mia! Me l'ero segnata grazie a quella locandina che gridava "Indie!"e visto che al cinema i filmoni quelli GRANDI GRANDI un po' deludono, una dose di questo cinema me la devo fare.

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  3. Gran bella recensione. Mi fa quasi venire voglia di recuperare un film che pare davvero molto, molto poco fordiano.

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