mercoledì 9 maggio 2012

Hunger Games: la recensione (quasi) seria dal Distretto 12

Ieri si è riso e scherzato su Hunger Games, prendendo (più o meno) amichevolmente in giro la trama nel post Hunger Gays.
Oggi invece si fa sul serio. O quasi…


Hunger Games
(USA 2012)
Titolo originale: The Hunger Games
Regia: Gary Ross
Cast: Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Stanley Tucci, Wes Bentley, Willow Shields, Lenny Kravitz, Amandla Stenberg, Alexander Ludwig, Paula Malcomson, Toby Jones, Isabelle Fuhrman, Jacqueline Emerson, Philip Troy Linger, Donald Sutherland
Genere: giochi senza frontiere
Se ti piace guarda anche: Battle Royale, Atto di forza, Tron: Legacy, Il domani che verrà - The Tomorrow Series

Suzanne Collins “Hunger Games”
(romanzo, USA 2008)
Titolo originale: The Hunger Games
Pagine: 376
Casa editrice italiana: Mondadori
Se ti piace leggi anche: 1984, Il signore delle mosche, Il mito di Teseo, Battle Royale (manga)

Genesis
Cominciamo dall’inizio. Da Suzanne Collins, che un bel giorno si sveglia e ha una bella idea per un romanzo. L’idea di per sé non è delle più originali. L’autrice afferma che le è venuta mentre cazzeggiava e faceva zapping in tv, alternando qualche reality con un reportage dalla guerra in Iraq.
Reality + guerra = Hunger Games.
“Perché non è venuto in mente a me?” si è chiesta Maria de Filippi.
Alla base della storia vi sono inoltre i ricordi personali della Collins di quando il padre combatteva in Vietnam e di come è andato a scovare il colonnello Kurtz. Ah no, quello è Apocalypse Now.
Ma, soprattutto, alla base vi è il mito di Teseo.


"Ma perché nel nostro film non c'hanno messo Jennifer Lawrence?
Almeno morivamo felici..."
La battagliera questione Battle Royale
E Battle Royale? Il romanzo, nonché manga, nonché film giapponese?
È vero, i punti di contatto ci sono, piuttosto evidenti, soprattutto per quanto riguarda i Games veri e propri, però l’ispirazione principale è quella del mito secondo cui gli atieniesi ogni 9 anni mandavano 7 ragazzi e 7 ragazze ad un incontro, amichevole, con il Minotauro.
Quindi okay: Hunger Games è una copiatura. Però non di Battle Royale, bensì di un mito greco. E allora, ecco, lo dico: prima di sparare merda contro i miti di noi ggiovani come Hunger Games, almeno documentatevi, almeno!
Anche perché il tema di un gruppo di ragazzini costretti a scannarsi tra loro non è prerogativa del pur splendido e potentissimo Battle Royale, bensì è presente pure in altre opere come Il signore delle mosche. Ma quello mi sa che è servito più da ispirazione per Lost…
Sicuramente Hunger Games parte da uno spunto simile a quello di Battle Royale, però dire che ne sia la semplice copia americana è molto limitativo. La prima parte di HG, quella di preparazione ai giochi, è del tutto assente in BR, così come HG è parecchio più incentrato su una sorta di parodia estremizzata dei reality-show che non sulla violenza fine a se stessa. La storia è sviluppata poi intorno a un personaggio principale, quello di Katniss, mentre BR è molto più dispersivo e racconta un numero esagerato di sottostorie e di sottopersonaggi, non tutti ugualmente interessanti.
Analogo in entrambi è il senso di critica, però è una critica più politica in BR, dove viene preso di mira il Giappone del periodo fascista, mentre quella di Hunger Games è una critica di stampo orwelliano più sociale e ancora più attuale: agli Stati Uniti del presente, a un sistema capitalistico malato, al pubblico dei reality-show.

"Certo che se Taricone era ancora in vita, due colpi davanti alle telecamere
non si sarebbe fatto problemi a darmeli. Mica come te, Peto..."
Reality-show o (pulp) fiction?
Al di là del semplice gioco al massacro cui sono costretti a partecipare i 24 giovani Tributi dei vari Distretti, l’aspetto più interessante degli Hunger Games è il loro riflettere i meccanismi dei reality-show televisivi. La storia in tal senso è perfettamente giocata sul non far capire i veri sentimenti di Katniss e Peeta. Sono innamorati per davvero o è solo una messinscena per ottenere i favori degli sponsor e del pubblico? Un rapporto realtà/finzione mai svelato del tutto, perché è proprio così che funzionano i reality. Se Katniss sottostà alle regole del gioco non è per cambiare il sistema dall’interno. I suoi intenti, almeno in questo primo capitolo della saga, non sono tanto politici. A lei interessa soltanto l’unica cosa che ha conosciuto da quando è in vita: sopravvivere.
Se non uccide brutalmente gli altri concorrenti, non è tanto per un senso di buonismo in lei del tutto assente. È solo perché quella è la tecnica migliore che ha escogitato insieme al suo tutor Woody Harrelson. Aspettare che gli altri si scannino, scappare e solo dopo diventare lei stessa cacciatrice.

Il segreto del suo successo
Hunger Games è un blockbusterone assolutamente atipico. C’è una componente fantascientifica, ma gli effetti speciali non hanno mai la meglio sulla storia e sui personaggi. La vicenda sentimentale non viene caricata troppo e, anzi, ricopre un ruolo ancora minore rispetto al libro. In entrambi i casi, romanzo e pellicola, siamo comunque lontani anni luce dalle smancerie twilightiane. Non ci sono poi nemmeno vampiri, licantropi, maghetti, supereroi o altri personaggi tipici dei successoni degli ultimi anni. Non ci sono grosse scene d’azione, a parte il combattimento finale, e questo è il motivo per cui probabilmente qualcuno l’ha bollato come “noioso”. E non è nemmeno un film uscito in 3D!
Allora, perché è diventato un fenomeno globale?
Forse perché, come abbiamo visto, nasce come un mix di influenze dal passato anche molto remoto dei miti greci quanto dal presente di Battle Royale in versione occidentalizzata ed è una critica alla reality tv che ha imperversato negli ultimi anni. Uno dei motivi del successo di questa saga sta quindi tutto qui, nel riuscire a riflettere la società di oggi attraverso archetipi di stampo classico.
Un altro motivo del suo successo?
Forse anche lei, Jennifer...


Suzanna tutta panna
L'autrice della saga letteraria Suzanne Collins non è una virtuosa della parola. Non è una scrittrice sopraffina. Il suo stile è molto semplice e di immediata comprensione. Suzanne Collins ha però una dote rara: sa tenerti incollato alla pagina. Quando mi sono addentrato nella lettura di Hunger Games ho pensato: “Mi leggo il primo capitolo, poi se non mi prende aspetto di vedermi il film per sapere come avanti la storia.”
Invece mi ha preso, cazzo se mi ha preso.
Ogni capitolo si chiude in una maniera diabolica, con un colpo di scena, una rivelazione che ti costringe ad andare avanti nella lettura. Uno stratagemma che ricorda la costruzione degli episodi delle serie tv più avvincenti, come Lost, dove si accumula e si accumula la tensione, fino a che sul più bello parte lo stacco pubblicitario. Il suo stile di scrittura è quindi molto moderno, molto televisivo, molto young adult, visto che il pubblico di riferimento è quello ggiovane, ma la sua fruibilità risulta universale. E il suo stile è anche molto cinematografico.

"Potrei aver aggiunto del Roipnol al tuo cocktail. Però bevi tranquilla, Katniss."
Lost in translation
Il pregio, e anche il limite, dell’adattamento per il grande schermo è quello di aver preso il libro pari pari e averlo semplicemente trasposto in immagini. Opinione personale: gli adattamenti migliori dei film sono quelli infedeli, almeno in parte, all’originale, perché il mezzo letterario e quello cinematografico sono parecchio differenti e quindi se ci si limita a una semplice traduzione da un media all’altro, qualcosa inevitabilmente va “lost in translation”.
Gary Ross e Billy Ray, unendosi nella sceneggiatura a 6 mani con Suzanne Collins, si sono quindi mantenuti molto fedeli all’originale, e lo si può accettare, però avrebbero potuto osare qualcosa di più. Una scelta piuttosto azzeccata, e per nulla scontata, che hanno fatto è comunque stata quella di NON adottare la voce fuori campo.
Il romanzo è scritto in prima persona e tutti gli eventi li viviamo attraverso lo sguardo di Katniss Everdeen. La scelta più facile sarebbe stata quindi quella di inserire la voce off della protagonista per spiegarci il suo punto di vista e tutto quello che succede. Così non è e credo sia un bene. La voce fuori campo può portare a risultati straordinari, come in Viale del tramonto, American Beauty o nei film di Terrence Malick, soprattutto quando viene usata per dare voce all’interiorità dei personaggi, però il più delle volte si rivela uno stratagemma pigro per raccontare a parole ciò che può essere raccontato con le immagini.
Optando per una scelta del genere, nel film di Hunger Games molte cose non sono spiegate e per chi non ha letto il libro possono risultare di difficile comprensione. La storia a grandi linee arriva a tutto il pubblico, però ci sono un sacco di piccole finezze che possono essere colte solo da chi ha letto il romanzo. Ad esempio, Gale che chiama scherzosamente la protagonista Katnip, storpiando il suo nome, o il gesto di rispetto che le rivolgono le persone del Distretto 12 quando decide di prendere il posto di tributo di sua sorella, o ancora la scena da brividi con il saluto di Katniss alla gente del Distretto 11 dopo la morte della loro Rue. Il momento emotivamente più forte della pellicola.
Questo è un pregio come anche un difetto della pellicola: un pregio perché comunque in un film non può essere spiegato tutto in maniera didascalica, altrimenti anziché 2 ore dovrebbe durarne 4, un difetto, perché sono delle piccole (ma nemmeno troppo) chicche che aggiungono significato e spessore alla storia, ma soprattuto alla figura di Katniss che emerge come personaggio molto più tridimensionale su carta che non su pellicola.

"Lenny, ma ti sembra questo il momento per fare del sesso selvaggio?
Comunque forza, prendimi su questo lettino, sarò la tua American Woman!"
Katnip
Sia il romanzo che il film sono divisi nettamente in due parti. La prima è quella costruita meglio, quella in cui il senso di ineluttabilità circonda la vita della protagonista. Un aspetto che nel film forse non è del tutto comprensibile a chi non ha letto il libro è l’incapacità, quasi totale, di amare o di provare emozioni da parte di Katniss. La sua non è un’apatia esistenziale, né una cattiveria intrinseca. È nata in un mondo privo di bellezza e soprattutto di speranza. Ogni cosa capita e bisogna accettarla. Ci sono i cazzo di Hunger Games? Seguiamo le estrazioni degli Hunger Games. Bisogna partecipare agli Hunger Games? Partecipiamo agli Hunger Games.
Panem è un mondo anestetizzato, in cui i Distretti più poveri non hanno niente, sono stati del tutto annientati e non hanno nemmeno la forza di ribellarsi. A questo servono gli Hunger Games. A privare la gente della capacità di immaginare un futuro diverso. “Non voglio avere figli” dice Katniss, perché questo non è un mondo in cui sente che una nuova creatura meriti di vivere, un po' come pensa Lori Grimes nella terra post-zombie di The Walking Dead.
Il suo atteggiamento non è comunque per nulla passivo: quando, con un colpo di sfiga totale, viene estratta la sorellina Prim come Tributo (ma sarebbe meglio dire Sacrificio) per gli Hunger Games, lei si offre per prendere il suo posto. E quando durante la competizione/show muore la sua amichetta Rue, lei le porge dei fiori come saluto funebre prima che vengano a rimuovere il cadavere, sebbene sia una cosa proibita. Ma l’affronto più grande Katniss lo compie nel finale, quando minaccia di suicidarsi in diretta insieme a Peeta. Questo è un aspetto poco approfondito nel film, che rimane fedele a grandi linee al romanzo, tranne proprio nella cruciale conclusione. La pellicola si chiude con un lieto fine, il trionfo dei due eroi che tornano a casa. Nel libro invece, per quanto trionfatori, si sentono entrambi sconfitti. Peeta, che viene rifiutato dalla sua amata, ma anche Katniss, incerta dei suoi sentimenti per Peeta e per Gale e convinta che, a causa dell’umiliazione inflitta agli autori degli Hunger Games, il peggio per lei debba ancora venire.
Un peccato che il finale del film addolcisca una pellicola che per il resto è decisamente scura e riflette bene prima l’atmosfera deprimente del Distretto 12 e poi quella surreale e kitsch dei preparativi agli Hunger Games in quel di Capitol City.

"Rosica, Gaga, rosica."
Dalle stalle alle stelle
Come dicevamo, la storia è divisa in due parti distinte. Se la seconda parte, quella degli Hunger Games veri e propri, segue le trame del survival in maniera avvincente (soprattutto nel romanzo) ma comunque piuttosto tradizionale, a convincere di più è tutta la grandiosa prima parte. È qui che Katniss si ritrova catapultata all’improvviso dalla sua vecchia vita nel Distretto 12, apparantemente grigia e priva di soddisfazioni, eppure anche piena di piccoli piaceri quotidiani, agli sfarzi di Capitol City.
Un contrasto stridente in cui le sue emozioni sono combattute. La vita vera per lei è sempre stata dura, nel Distretto più merdoso di Panem, dove ogni giorno deve andare a caccia per provvedere alla famiglia, visto che il padre è morto in un incidente in miniera. I piccoli piaceri sono però dati dall’andare a caccia in compagnia dell’amico e forse qualcosa più che amico Gale, o dal vedere il sorriso sul volto di quella cagacazzo di sua sorella dopo averle regalato una capretta.
Da quando entra tra i concorrenti degli HG, tutto invece diventa più facile: il cibo è buonissimo e sempre a disposizione, la sua stanza è piena di ogni comfort e anche il suo aspetto cambia. Da ragazzetta mascolina si trasforma in un gran figone. Quella però non è lei. La vera Katniss è la Katniss cacciatrice, quella dei boschi. C’è una scena molto bella e simbolica, nel film, in cui Katniss sceglie cosa vedere alla finestra della sua lussuosa camera: alle immagini della bella vita a Capitol City, lei preferisce gli alberi del distretto 12, la sua sola e unica casa.

Jennifer’s Body
La scelta di Jennifer Lawrence come protagonista era la più ovvia, almeno per chi ha visto Un gelido inverno - Winter’s Bone. Il personaggio di Katniss è infatti molto vicino alla Ree di quel film. Entrambe sono costrette a crescere senza il padre e a occuparsi della famiglia, vista l’incapacità delle madri. Entrambe sono in qualche modo cacciatrici. Entrambe vivono in due mondi (più reale uno, più immaginario ma nemmeno troppo l’altro) desolati, dove non c’è speranza di un miglioramento di vita effettivo. Entrambe vanno avanti con grandi dignità e senza mostrare mai le proprie emozioni, eppure mantengono sempre anche un certo senso di positività, di coraggio. Per quella parte, Jennifer Lawrence s’era beccata una meritata nomination agli Oscar e pure qui si conferma assolutamente perfetta.
Se proprio vogliamo trovarle un difetto, si può dire che è persino troppo gnocca per il ruolo, visto che nel libro la figura di Katniss sembra esteticamente meno dirompente. Però, oh, è un difetto che possiamo accettare.

"La smetti di chiamarmi Brunetta,
Anno Montano?"
I trombamici di Katniss e tutti gli altri
Nella parte di Peeta, il ragazzotto apparentemente ingenuo e sprovveduto che si trova suo malgrado a dover affrontare gli Hunger Games, è stato ingaggiato un altro mio idolo personale: Josh Hutcherson. Josh Hutcherson della commedia indie I ragazzi stanno bene e soprattutto dello splendido, commovente, fondamentale Un ponte per Terabithia, insieme a questo Hunger Games uno dei prodotti teen più interessanti e intelligenti degli ultimi anni. Con quella faccia da cane bastonato, quasi una versione al maschile di Carey Mulligan, è pure lui ideale per la parte. Azzeccato, in fin dei conti, pure il piuttosto inespressivo Liam Hemsworth (finora noto per essere il boyfriend di Miley "Hanna Montana" Cyrus e il fratello di Chris "Thor" Hemsworth) nei panni del pane e salame Gale, al momento piuttosto ininfluente nella storia ma in attesa di ricoprire un ruolo maggiore nei prossimi due capitoli della saga.
Grandioso, ma non è una sorpresa, Woody Harrelson come tutore e mentore ubriacone dei due Tributi del Distretto 12 e bene pure Lenny Kravitz, che dopo Precious si conferma credibile anche come attore. A lasciare un po’ più perplessi è una irriconoscibile Elizabeth Banks nei pitturatissimi panni di Effie Trinkett/Lady Gaga 2.0, personaggio che con la sua bonaria stupidità risultava più divertente all’interno del romanzo.
"Ti faccio diventare orphan di nuovo,
cara Katniss!"
Ampliati all’interno della pellicola, sebbene non in maniera del tutto convincente, i ruoli del presentatore Stanley Tucci con tanto di capello blu che sembra uscito da una band di J-pop, del perfido Donald Sutherland e di un Wes Bentley cui è stato regalato un ruolo nemmeno menzionato nel libro. Un po’ in ombra anche gli altri Tributi, tra cui c’è la bambina del film Orphan Isabelle Fuhrman e un Cato somigliante a Joffrey di Game of Thrones. Questa comunque è una scelta precisa di Suzanne Collins che nel libro mantiene il punto di vista sempre puntato sulla protagonista ed è questa per me una delle caratteristiche vincenti di Hunger Games, laddove in Battle Royale con tutta la sua marea di personaggi si fa più fatica a empatizzare con uno in particolare tra loro.

Er Direktor
Quando parliamo di un franchise, il nome del regista ha un peso relativo. Non ci troviamo ad avere a che fare con un’opera d’autore. Non d’autore a livello cinematografico, almeno, visto che il peso come autrice sembra essere rimasto saldo tra le mani di Suzanne Collins. Per quel che può valere, quindi, dietro la macchina da presa di questo primo capitolo della trilogia collinsiana è stato messo Gary Ross. Gary Ross che io voglio ricordare per quello splendido incanto di Pleasantville e non per il successivo Seabiscuit che, essendo allergico alle pellicole con i cavalli, ho sempre evitato di vedere. E poi… basta, ha diretto solo questi due film.
Pleasentville che pure era un’acuta riflessione sul potere della televisione: in quel caso ci si concentrava su una vita da sitcom anni ’50, mentre in Hunger Games i riflettori sono accesi su un reality-show portato alle estreme conseguenze.
Quasi quasi me lo rivedo, Pleasantville, che era poesia allo stato puro…


"Hai finito di cercare di inquadrarmi il culo?"
Trattandosi pur sempre di un franchise, i poteri di Gary Ross sulla pellicola sono in qualche modo limitati. La sua regia si mantiene sul tradizionale andante e prova giusto a inserire qualche momento più movimentato con la camera a mano nelle scene action, però il film sa convincere soprattutto nei momenti più tranquilli e riflessivi.
Per il prossimo episodio della saga, pare che Ross volesse più soldi e allora l’hanno rimpiazzato. La scusa ufficiale è che non aveva abbastanza tempo per preparare adeguatamente la pellicola, visto che è prevista in uscita per il novembre 2013 e in “solo” un anno e mezzo non ce la faceva… E così per La ragazza di fuoco (Catching Fire) hanno chiamato Francis Lawrence, non proprio una sceltona illuminata visto che ha diretto i modestissimi Constantine, Io sono leggenda e Come l’acqua per gli elefanti. Perché hanno scelto proprio lui? Probabilmente hanno fatto estrarre a Effie Trinket un nome a caso tra quelli del Distretto 12 dei registi.

Arcade Fire VS. Taylor Swift
Una grande cura al progetto Hunger Games è stata riposta anche nei dettagli, nonostante il budget relativamente contenuto per una grande produzione del genere (“appena” $78 milioni, fonte IMDb). Dai costumi molto kitsch della gente di Capitol City (a metà strada tra un video di Lady Gaga e quello di “Black Hole Sun” dei Soundgarden), alla notevole fotografia di Tom Stern (abituale collaboratore di Clint Eastwood), per arrivare alle musiche, orchestrate dall'esperto nel settore James Newton Howard (Il sesto senso, Il cavaliere oscuro, Collateral e un sacco di altre robe), autore di uno dei suoi score più riusciti degli ultimi anni.
Il fischio di Katniss che viene riprodotto in stereo dalle ghiandaie imitatrici, nella sua semplicità è poi una delle melodie che più mi rimarranno impresse di quest’annata cinematografica. Davvero inquietante.


Ottima anche la soundtrack uscita in accompagnamento al film, per quanto le canzoni dal Distretto 12 non vengano effettivamente utilizzate all’interno della pellicola, a eccezione del grandioso pezzo degli Arcade Fire “Abraham’s Daughter” suonato sui titoli di coda.


Le canzoni dal “Distretto 12 and Beyond” comunque fanno la loro bella figura come ascolto a parte e riescono a rendere bene l’atmosfera della pellicola. La proposta è parecchio varia e passa dal rap-rock di Kid Cudi al folk dei Decemberists, dal country di Neko Case e Miranda Lambert alla ballatona di Birdy, più dei Maroon 5 sorprendentemente (e irriconoscibilmente) riflessivi. E persino Taylor Swift riesce a fare la sua porca figura in inedita versione (all'incirca) rockeggiante con “Eyes Open” e nella sua più consueta veste virgin-pop-country con “Safe and Sound”.


"Nessuno riuscirà a fermarmi. Nemmeno mio figlio Jack Bauer!"
In the end
Per chiudere (in)degnamente questo post fiume, quello di Hunger Games è un mondo parecchio sfaccettato e complesso, che la pellicola è riuscita a ricreare in maniera per forza di cose più stringata rispetto al romanzo. Il personaggio di Katniss non viene fuori nella sua interezza, visto che si è scelto di evitare l’uso della voce fuori campo, eppure prende vita grazie allo sguardo freddo e impassibile di una Jennifer Lawrence perfetta. Per quanto nell’adattamento si potesse osare qualcosa in più, l’unico scivolone della pellicola risulta comunque il finale, in cui si sceglie l’happy ending e la tipica americanata di chiusura con il cattivone, anziché l’amarezza della conclusione del libro di Suzanne Collins. Decisamente meno “commerciale”, ma più efficace e malinconico.
In attesa di scoprire i prossimi due capitoli, nel complesso ne esce un primo episodio di una teen saga, anzi young adult saga, che poco o nulla ha a che fare con le altre serie fantasy in circolazione. E allora dopo questo post (quasi) serioso, permettemi una chiusura da perfetto bimbominkia: Hunger Games dà un sacco di merda a Twilight ed Harry Potter. Tiè, vampirelli e maghetti, io faccio parte del Team Katniss!
(voto al libro: 8/10
 voto al film: 7,5/10)

32 commenti:

  1. Un post clamorosamente lungo e dettagliato, che sinceramente una storia così già sentita e banalotta portata sullo schermo con incredibile retorica e salvata solo da un buon cast non credo meritasse affatto.
    Ma che te lo dico a fare!? In fondo, sei teen mica per niente, e dunque era ovvio che avresti subito il fascino di questa robetta! :)

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    1. il fatto che tu abbia definito la protagonista katniss "cocca di mamma e papà" quando il padre è morto e la madre è come se lo fosse, mi porta a dubitare che tu abbia visto davvero hunger games...
      storia già sentita detto da uno che si esalta con il 50 milionesimo film sui supereroi poi è una cosa che non si può davvero sentire! :D

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. grande pezzo Cannibal!Ottima analisi!mi è piaciuto un sacco il modo in cui hai risolto la benedetta questione Battle Royale: davvero non se ne poteva più!
    ti è piaciuto un ponte per Terabithia?Finalmente qualcun altro lo ha apprezzato e capito!Non mi sento più sola...
    sei già passato a commentare la mia recensione ma nell'eventualità che volessi ripassarlo o qualcun altro volesse unirsi alla difesa di Hunger Games potete passare dalle mie parti:
    http://firstimpressions86.blogspot.it/2012/05/hunger-games.html

    vorrei segnalare alla tua attenzione questo articolo in cui un critico si scaglia contro Hunger Games dichiarando che è peggio di Twilight...che ne pensi?
    http://blogs.bestmovie.it/lucamaragno/2012/05/08/hunger-games-un-brutto-messaggio-per-i-giovani/

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    1. il giudizio di chi non ha letto il libro può essere molto diverso da chi l'ha fatto.
      a me sembra che in fase di sceneggiatura abbiano fatto bene a non spiegare tutto per filo e per segno, però se non conoscessi il romanzo magari anch'io non c'avrei capito niente.
      questo dimostra comunque che quello di hunger games è un mondo complesso, tutt'altro che banale o semplicistico. e prima di dire come fa il critico di best movie che sia "un brutto messaggio per i giovani" aspetterei di vedere i prossimi episodi, visto che credo che la nostra katniss lavori per distruggere il sistema dall'interno.
      non avendo letto gli altri due romanzi, comunque, devo ancora scoprirlo anch'io...

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    2. io i libri non li ho letti, ma non ho onestamente sentito tutte queste difficoltà a entrare nel film, sicuramente molte cose diventeranno più chiare con la lettura, ma per ora mi sembra che ogni tessera del puzzle va a posto anche così...fare qualcosa peggio di Twilight poi è un po' difficile no?

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  4. Sono d'accordo con te... gli adattamenti infedeli sono i migliori. Non ho letto il libro della Collins, ma per una mia personale opinione credo che sia difficile rendere infedele un adattamento quando lo scrittore mette le mani nella sceneggiatura del film.

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  5. Bella recensione lunga e dettagliata, che mi ha convinto definitivamente alla visione del film, il libro lo evito perchè non è il mio genere preferito. Sicuramente rileggerò la recensione dopo aver visto il film, per capire meglio anche alcuni elementi del film, dato che conosco solo superficialmente di cosa parla e tratta....

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  6. Hunger Games mi ha sempre incuriosito, ma fino ad ora me ne sono tenuto lontano per l'allure di fantascienza trash che emanava. Ora guarderò il film e forse (quando le mie finanze saranno ristabilite: essere un bibliomane costa!) comprerò anche i libri. In più Josh Hutcherson è da sempre nel gotha dei miei attori preferiti e Jennifer Lawrence non la amo troppo ma è fighisssima dunque le perdoniamo eventuali difetti. Se poi il regista è lo stesso di Pleasentville...

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  7. PARTE 1 dell'inutile papiro

    Ho letto con molta attenzione Cannibal, guarda probabilmente il libro (che sono certissimo sarà un'opera decisamente superiore al film, per quanto io detesti paragonare due forme d'arte diverse) l'avrà diciamo "aiutata" nel rintracciare un maggior piacere durante la visione di questo film. Mi permetto di fare questo ragionamento visto che spessissimo nell'articolo mi fai rimandi al romanzo, e praticamente sempre preferisci le suggestioni di quest'ultimo a quelle riprodotte in celluloide.

    Diciamo che dal punto di vista puramente "tecnico" sei stato buono va, percepisco che il concept dell'opera ti ha intrippato al punto giusto e probabilmente ti sei gustato anche il film con occhio più leggero, diciamo così. Perché a voler andare a fondo, punto su punto, davvero ci sono evidenti mancanze in "Hunger Games", sia registicamente che sul piano narrativo. Ed io il film devo guardare e giudicare, va preso per quel che è insomma, cancellando il romanzo da cui proviene o eventuali intenzioni sottese e nascoste che magari restano nella testa degli autori ma inevitabilmente non possono arrivare allo spettatore. E senza aiuti e rinforzi vari, il film in sé risulta deboluccio, c'è poco da fare.

    Vacilla non certo per l'azione o il sangue in ridotte proporzioni, sono anch'io dell'avviso che il massimo della tensione, della compenetrazione, del respiro di un film che viri sul thriller/horror/drammatico, si ottenga più col "non visto" che con l'esplicita rappresentazione della violenza. Il fatto è che qui ci troviamo di fronte a personaggi letteralmente affettati, mozzati (e parlo anche del buon Harrelson, un attimo prima attaccato alla bottiglia e subito dopo animatore di feste), addirittura evirati (dove è finito a fine pellicola un Lenny Kravitz?) improvvisamente. Personaggi con cui è durissima empatizzare o fidelizzare.

    Il famoso omaggio al distretto 11 fatto dalla Lawrence ok, diciamo che comunica qualcosa (ma senza esagerare), ma prima? Quale pasticcio registico/narrativo si era consumato un attimo prima? Sto parlando della dipartita della bimba, peraltro diventata nel giro di 2 minuti figlia adottiva di Katniss e suo tenero pargoletto (sempre na roba a favore di telecamere? non credo), e cazzo vogliamo considerare il fatto che eravamo tutti pronti a farci venire un groppo in gola per l'imminente ed inevitabile tragedia che l'avrebbe coinvolta? Uno schifo su, non ho altre parole. Scena trattata e girata da cani, con fretta e sciatteria inequivoca.

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    1. PARTE 2 dell'inutile papiro

      Sul punto della "strategia" invece, la quale in effetti avrebbe dovuto essere una parte parecchio portante per l'intera vicenda, che aspettavo e che avrebbe offerto una chiave di lettura dei giochi decisamente più profonda e avvincente...beh, anche lì io ci ho visto poco o nulla. Il tutor Harrelson spiega in una scena, dico una, a Katniss che dovrà cercare acqua, perché l'acqua è vita. Punto, fine. A lei come agli altri viene detto che lì si morirà di fame, di stenti, di dissenteria. Si prospetta dunque una lunghissima battaglia per la sopravvivenza, qualcosa che dunque durerà perlomeno quanto un'isola dei famosi e che invece poi si riduce a 3 giorni al massimo, se non sbaglio. Bene ma dov'è tutto ciò? Quando è successo? Ho visto giusto la ragazza rossa morire per le bacche velenose, fine. Tutto il senso di "sopravvivenza" dove se ne va a finire? Anche qui pressapochismo e velocità, fretta. Questo ci vedo, anche perché poteva venirne fuori un'esperienza filmica esagerata, intensa, immersiva. Ed io ERO PRONTO a gustarmela, la bramavo porca puttana, ecco perché sono incacchieto di brutto con chi ha posto in essere codesto film in tal guisa.

      E gli sponsor? Gli sponsor sono importanti, attenzione perché sarà tutto uno strategico gioco di caccia allo sponsor giusto, perché gli sponsor in questo show sono tutto. Beh, gli arriva na pomata e na minestrina ai 2 protagonisti, fine anche qui. E il SENSO dell'esistenza di sti sponsor lo abbiamo realmente sentito? La loro importanza strategica? Ma proprio il concetto di STRATEGIA in un gioco e in un film di questo tipo, è mai realmente esistito? Nada de nada.

      Se aggiungiamo l'utilizzo della telecamera inutilmente frenetico anche quando non serviva (vedi all'inizio, dove un minimo il regista poteva farci capire meglio cosa cazzo era questo distretto, chi ci viveva e perché), il personaggio della lady grottesca che invece sparisce inesorabilmente e non buca per niente l'obiettivo, l'aver sprecato un'ora per mostrare i "preparativi" agli hunger games senza riuscire a caratterizzare (almeno un minimo eh, non chissà cosa) uno sputo di personaggio di contorno, l'averci fatto capire che erano tutte belve e arcieri provetti quando poi nella scena in cui Katniss è sull'albero, nessuno (biondo super-man in primis) riesce a infilzarla con una freccia a 2 metri di distanza (davvero la scena ha del patetico, ridicola)...insomma ne viene fuori un mezzo pasticcio che mi è impossibile non vedere. Non si tratta di soggetto, tema, romanzo o quant'altro, si tratta di fare le cose per bene e farle al Cinema, perché è arte filmica quella che stiamo vedendo.

      Poi ti dirò, proprio perché si percepiva una certa autorialità del prodotto, proprio perché alla fine non si tratta di un vero blockbusterone con azione, esplosioni, sangue, lotte, adrenalina e quant'altro (vedi un "the avengers" o un "mi4" via dicendo), proprio per questo tutte le carenze e pecche evidenziate giocano un ruolo troppo importante ai fini della mia valutazione finale.

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    2. PARTE 3 dell'inutile papiro

      Insomma le incoerenze narrative, l'azione un po' alla cazzo (salvo il Re Greengrass e la sua sontuosa telecamera a mano, iper-frenetica ma sempre gestita al meglio) e i personaggi profondi quanto una tazzina di caffè puoi metterle in un angoletto e non darci peso più di tanto se stai vedendo un giocattolone ipereffettato, colorato e fracassone. Ed io, ti assicuro, sono il primo a fregarmene altamente dei "dettagli" quando la polpa, la sostanza di un film di intrattenimento, c'è tutta e mi fa godere. Amo il cinema di genere, quello anche più sozzo e ignorante, quello dei b-movies anni 70-80 e del "chi se ne fotte basta che si gode per un'ora e mezza": dunque non gioco a fare lo schizzinoso, per carità eh. Però su un film così onestamente il discorso è diverso, qui c'era una certa profondità emotiva da rispettare e saper rendere sullo schermo, c'era da fare un lavoro decisamente più degno. E che cazzo.

      Unica nota lieta è Stanley Tucci, perfettamente a suo agio, credibile. Fa quel che deve e lo fa bene, anche se ho ripensato con un certo rimpianto al mitico, viscido, perfido Damon Killian di "The running man", un film truzzissimo anni '80 che però aveva elementi assolutamente azzeccati ed un senso del grottesco sicuramente più ispirato di quello di "Hunger Games".

      Bene, io non so chi avrà il coraggio o le forze di arrivare a leggere queste righe conclusive, m'è venuto fuori un papiro assurdo ed orrendo, me ne scuso in primis col sommo Cannibal. Non so manco perché me la prenda così a cuore per sto cacchio di film, alla fine uno dei tanti e di sicuro cancellabilissimo dalle memorie di tutti noi, il fatto è che fondamentalmente a me parlare di Cinema piace troppo porca miseria. Mi sto divertendo non poco a spulciarmi questo ed altri ottimi blog cinefili ed ho sempre voglia di confrontarmi col pensiero di altri appassionati. Perché a me "mi piace", come diceva Proietti in uno spot pubblicitario di qualche tempo fa.

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    3. Defezionario colpisce ancora!Continui sempre così,i suoi papiri-anche quando non condivisi- sono appassionanti!

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    4. il fatto che tu abbia scritto un papiro di commento, evidentemente dimostra che questo è tutto fuorché un film dimenticabilissimo o trascurabile.
      è vero, come sottolinei ha diverse pecche, però d'altra parte era davvero difficile condensare tutto il libro in 2 ore e ci sarebbe voluta una pellicola di 6 che sarebbe stata indigeribile...
      soprattutto la parte degli hunger games in effetti è tirata via un po' velocemente, però la prima ora non è una semplice introduzione, ma è il vero cuore della vicenda.
      e comunque questa è solo la prima parte di quella che è stata concepita come una trilogia (anche se i film per tua sfortuna dovrebbero essere 4, con l'ultimo libro diviso in due parti), quindi alcuni personaggi potrebbero essere approfonditi maggiormente più in là...
      e alla fine pure tu sei stato talmente contagiato dalla hunger games mania che hai scritto una trilogia di commenti ahahah :D

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    5. eh eh, sapevo che lei avrebbe giuocato su questo, Cannibale maledetto :D
      In realtà se mi viene da scrivere parecchio sul film è perché non posso non evidenziare le evidenti patologie da cui è affetto, lo faccio per rispetto al Cinema stesso in fondo. E lo faccio perché "Hunger Games" mi offre una buona occasione per illustrare il mio pensiero sulle opere che sono parte del binomio romanzo-film, e di come molto spesso si valuti il tutto con un giudizio in parte "viziato" o comunque influenzato, diciamo così.

      Le ripeto Cannibale, anche nella sua recensione si parla moltissimo del libro, ed ho azzardato questa valutazione che non vuole certo sminuire la sua visione ed analisi dell'opera, sia chiaro. Però vede, anche quando mi dice "d'altra parte era davvero difficile condensare tutto il libro in 2 ore e ci sarebbe voluta una pellicola di 6 che sarebbe stata indigeribile", ecco personalmente mi si infittiscono le perplessità in proposito. Perché invece, ripeto, a me spettatore seduto in una sala cinematografica, non importa un bel niente se c'è un libro a monte del film che sto vedendo. Niente, zero, ed è così che dev'essere, altrimenti è chiaro che c'è un presupposto di fondo completamente sballato.

      Non posso salvare il film perché "in 2 ore hanno fatto il possibile" o perché "di più era difficile fare", cazzo no. Io voglio il massimo, è un mio sacrosanto diritto di spettatore cinefilo. Sto prendendo contatto con la Settima Arte, non con un libro, ergo pretendo che sia la prima a darmi TUTTO, tutto il possibile. Dev'essere bastevole al 100% ed esprimere al meglio tutto quello che le immagini in movimento mi possono regalare, senza sconti né abbuoni vari.

      E penso poi ad opere come "Il signore degli anelli", anche lì si poteva venir fuori con un prodotto rabberciato rispetto al romanzo, veloce e condensato alla meglio. Invece no, hanno prodotto un monumento di 3 ore e passa a film (con altrettanto minutaggio in aggiunta per le versioni estese da dvd) ed hanno consegnato alla storia un'opera che, a prescindere dal gusto personale, resterà (quella sì) nella storia del Cinema. Ecco perché non posso accettare che il film sia più o meno quel che doveva essere, non esiste per me Cannibal, questa è la mia visione. Io non ho letto il libro, non devo leggerlo. Il Cinema non deve avere propedeuticità letterarie.

      A questo proposito guarda, ho letto l'articolo su "Best Movie" che ha linkato Alessia (a proposito ciao cara, e grazie per l'apprezzamento...), beh se vedi l'autore nell'ultimo commento ha praticamente detto le stesse cose che ho detto io in questi giorni sul film. Mi ci ritrovo al 100%. Lui dice:

      "L’aspetto più interessante, trovo, di chi non è d’accordo con la mia analisi, è il fatto che per difendere il film viene tirato in mezzo sempre il libro. Il che mi fa crede che il romanzo sia effettivamente un buon prodotto (giuro, appena ho tempo lo leggo). Questo non toglie, però, che un’opera debba vivere in modo a sé stante. Il film va giudicato come film, non come opera complementare al libro. Altrimenti si dovrebbe mettere un cartello prima di entrare in sala ed avvisare gli spettatori che senza aver letto il libro avranno uno spettacolo “mozzo”, non completo e quindi “travisato”. Invito quindi chi ha criticato la mia analisi da questo punto di vista, a fare un passo indietro e a giudicare il film con più onestà intellettuale per quello che è solamente il film. Su queste basi credo che anche il dibattito possa essere più costruttivo."

      Magari se ne riparla in futuro, sarebbe una discussione interessante, bah forse ci faccio un post sul mio scassone di blog chi lo sa...

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    6. sono d'accordo che un film debba valere a prescindere dal romanzo.
      essendo freschissimo di lettura del libro appena prima della pellicola, il mio giudizio in questo caso non può però prescindere dall'opera originale e ne è per forza di cose condizionato.
      a sentire alessia o altri che non hanno letto il romanzo, mi pare comunque che sia un film assolutamente fruibile da tutti e senza troppi buchi di sceneggiatura.
      ci sono alcuni difetti, infatti non stiamo parlando di un adattamento riuscito al 100% quanto il signore degli anelli. però è pur sempre una pellicola anche presa singolarmente ricca di idee e di spunti di riflessione (sociali, politici, televisivi...) come non mi sembra ne siano uscite molte altre nell'ambito del cinema "commerciale" americano degli ultimi anni. non mi pare una cosa da poco... :)

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    7. Si diciamo che io sto analizzando perlopiù lo scheletro del film, prescindendo quindi da eventuali spunti di riflessione che, peraltro, vengono a mio giudizio fortemente frustrate proprio dalla mancata potenza della messa in scena. Insomma quello che voglio dire è che se le cose fossero state fatte ad arte dal punto di vista tecnico, tutto il resto poi avrebbe avuto un altro sapore, assunto un'altra forma, concept e visione socio-politica dell'autore inclusi.

      Per quanto, mr Cannibal, le dirò che se devo andare alla ricerca di spunti di riflessione realmente appaganti per il mio intelletto e la mia visione delle cose...beh onestamente non vado certo a vedermi "Hunger Games" bensì un "Arancia meccanica" (per la 100esima volta magari), o un film di Allen giusto per virare a 360° di tono, o che so un "Into the wild" di Penn e così via.

      Boh, per me il cinema commerciale se è tale deve fare il suo lavoro e farlo bene, stop. Se c'è anche una certa profondità di base ben venga, ma che perlomeno non vada a scapito del resto ecco, che non rovini il "core" principale dell'opera facendola risultare un ibrido. Perchè alla fine, di fatto, avrai un film che non ti ha né intrattenuto o divertito o suggestionato o fatto sognare al massimo possibile, né aperto chissà quali nuovi mondi o scenari sconvolgenti di riflessione e approfondimento.

      Perché se pago 8 euro o anche di più per entrare in sala (e porca miseria se son tanti) a vedere quello che viene comunque presentato come uno sci-fi action/thriller, cazzo io voglio che siano questi benedetti giochi a risaltare e riempire i miei occhi, a farmi sentire brividi ed angoscia diffusi. Poi se c'è anche del grottesco, una sottesa critica sociale ed ai media ok, va bene, ma non è per quello che son andato al Cinema a vedermi un blockbuster come "Hunger Games".

      In effetti con questo film ho colto a pieno il significato delle "bottigliate" del buon mr Ford, inizialmente credevo che corrispondessero in modo più "lineare" ad una valutazione prossima allo zero. D'altronde mi dovete pur concedere un po' di tempo per entrare pienamente nel vostro universo ideologico, o no? ;) eheh

      E comunque siete due luridi eh, sia chiaro.

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  8. anche io ho recensito il film e, come ha fatto notare il cannibale, c'è differenza tra chi ha letto il libro e chi non l'ha letto..io appartengo a questa seconda categoria e infatti ho espresso più di qualche perplessità circa la capacità degli sceneggiatori di aver rappresentato il contesto politico e sociale in modo adeguato, per renderlo comprensibile a tutti. Questo è a mio avviso il difetto più grande del film, oltre al fatto che è tutto abbastanza light, nel senso che la violenza è moderata; i personaggi non sono cattivi fino in fondo, ecc.. ecc..
    Certo resta un buon film; recitato bene, diretto bene, coinvolgente e interessante per l'attenzione verso certe tematiche, come la spettacolarizzazione della violenza.

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    1. Si ma infatti non è un film da insufficienza nemmeno per me Luigi, gli do un onesto 6 alla fine. Però non più di questo, altrimenti davvero non saprei che voto dare ad altri film immensamente più riusciti all'interno di codesto genere qua.

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  9. Hai fatto un lavoro lunghissimo e dettagliato, voti alti e sono contenta che piaccia anche ad un cinefilo indie come te, che poi lo sono anch'io, ma chi se ne fotte, prenderà anche spunto da Battle Royale ma come quasi tutti i film/libri prendono spunto da un idea, quella della Collins era lecita, secondo me non l'ha neanche mai visto Battle Royale o non ne ha mai sentito parlare, quindi dubito che sia stata una cosa volontaria.
    Insomma, a me piace quindi continuerò a leggermi i libri e ad aspettare i rimanenti due film, ho l'anima in pace e non mi interessa se a MOLTI non piace, anche se negli USA è un fenomeno di natura ciclopica.

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  10. Irriverent Escapademaggio 09, 2012 10:21 PM

    Malgrado in partenza il film in oggetto poco mi interessasse, ho letto con attenzione il tuo infinito post. Mentre procedevo (con qualche stop per ristorarmi.dall'estenuante lettura) non ho fatto altro che maturare la medesima opinione di Defezionario (anch'egli colto dal morbo dello scritto infinito),ovvero che un ottimo libro abbia "condizionato" il tuo giudizio sulla pellicola. Convinzione questa mia, mutuata proprio da questo tuo eccessivo dilungarti.
    Prozaico....

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  11. Il morbo del papiro è micidiale cara Irriverent, invece di sbeffeggiarci dovrebbe comprendere, offrire un aiuto per venirne fuori. Quanta desolante cattiveria nelle sue parole, solidarietà anche a mr Cannibal.

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    1. Irriverent Escapademaggio 10, 2012 9:13 PM

      Gentile Defezionario, Lei ha a che fare con una logorroica spasmodica ergo nessun aiuto puo' sortire da me a chi e' afflitto dal micidiale morbo del papiro.
      Mi spiace che Lei abbia colto nelle mie parole della desolante cattiveria. Confidando nella sua chiara intelligenza, mi scuso per essermi, evidentemente, spiegata male.
      Credo che Fine Young Cannibal abbia ormai capito che, per quanto abbastanza sovente io sia lontana dal suo pensiero, lui goda di notevole stima e simpatia da parte mia.
      Per quanto La riguarda, gentile Defezionario, non la conosco ancora abbastanza per dichiarle stima incondizionata. Per ora Le basti un sincero attestato di sincera simpatia....intanto, se mi permette, La tengo d'occhio ;-)

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    2. Irriverent immensamente cara, donna di donne, io ironizzavo eh...mi sembra paolocalissano. Da par mio ripongo in lei grandi speranze per una sana e duratura collaborazione cazzara, le voglio già bene sa? La ringrazio per l'attestato, ma me lo faccia pervenire su carta stampata e ricamata, così poi me lo incornicio ;)

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    3. io di certo non me l'ero presa, anche perché, a parte questa mastodontica recensione, di solito sono molto più essenziale e conciso...
      comunque fantastico defezionario che dà del lei a tutti!
      io però pretendo che mi si dia del "voi" :D

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    4. Irriverent Escapademaggio 11, 2012 10:41 PM

      @Defezionario. Parlando di collaborazione cazzara Lei mi invita a nozze e io, che adoro i matrimoni mi ci tuffo con entrambe le scarpe.
      Per l'attestato (per ora di simpatia, poi si vedra') ho gia' provveduto a contattare un simpatico amanuense che intingendo la sua piuma nel noir de Chine verghera' in suo onore motti di lusinga su papiro egizio (sa com'e', la carta stampata e ricamata fa un po' troppo bricoleuse da week end).
      Lei, piuttosto, si preoccupi di avere una cornice degna di ospitare cotale cimelio.
      Rinnovandole Cordialita',

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    5. Irriverent Escapademaggio 11, 2012 10:51 PM

      @Cannibal. Ero certa che tu, fine Young Cannibal non avresti avuto a che ridire del mio commento ;-)
      Una curiosita': la richiesta del "voi" vale solo per il simpatico Defezionario o mi devo adeguare anch'io (pur dall'alto della mia vetusta')?

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    6. tranquilla, vale solo per defezionario che in queste forme arcaiche ci sguazza.
      se proprio insisti, però, puoi rivolgerti a me con il termine "sua maestà" :D

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  12. Ho letto il libro e concordo con te, il finale del film è molto addolcito, non c'è ne il senso di oppressione e paura di Katniss per le possibili ripercussioni da parte del presidente dopo l'episodio delle bacche, nè l'indeterminatezza del rapporto con Peeta, elementi che tra l'altro fanno da perfetto ponte per il prossimo capitolo.

    Forse, ma è solo un'ipotesi, hanno scelto un finale più chiuso in previsione della possibilità che NON ci fosse un seguito ...

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  13. visto oggi, non ho letto il libro, mi è piaciuto, non tantissimo :)

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  14. La storia è accattivante ma un po’ banale, rimane in superficie come se avesse paura di grattare dietro la superficie viene dato molto spazio ai pensieri e allo stato d’animo della protagonista e poco rilievo alla situazione in generale che sarebbe decisamente più interessante.

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