lunedì 30 settembre 2013

THE LORD OF THE BLING RING




Bling Ring
(USA, UK Francia, Germania, Giappone 2013)
Titolo originale: The Bling Ring
Regia: Sofia Coppola
Sceneggiatura: Sofia Coppola
Ispirato all’articolo: The Suspects Wore Louboutins di Nancy Jo Sales e basato su eventi reali
Cast: Katie Chang, Israel Broussard, Emma Watson, Claire Julien, Taissa Farmiga, Leslie Mann, Gavin Rossdale, Georgia Rock, Annie Fitzgerald, Erin Daniels, Kirsten Dunst, Paris Hilton
Genere: celebre
Se ti piace guarda anche: Bully, Spring Breakers, Le belve


"Chi è Audrina Patridge?
Ah già, sono io!"
PREMESSA 1 – CHI E’ AUDRINA PATRIDGE?
Il mondo è cambiato. Lo sento nell'acqua. Lo sento nella terra. Lo avverto nell'aria. Molto di ciò che era si è perduto, perché ora non vive nessuno che lo ricorda. Tutto ebbe inizio con la forgiatura dei grandi Anelli.
Stop! Un momento: quali anelli? Quelli di Tolkien?
No, qui gli anelli e tutti gli altri gioielli, vestiti stilosi, oggetti di lusso sono quelli di Paris Hilton, Lindsay Lohan, Audrina Patridge. Che poi Paris e Lindsay le conoscono tutti. La prima è famosa per essere famosa, la seconda era famosa per essere un’attrice promettente e adesso lo è più che altro perché combina un casino dietro l’altro. Se non conoscete loro due, guarderete questo Bling Ring con gli occhi sbarrati, non sapendo di cosa si parla. Se non conoscete Audrina Patridge tranquilli, è normale, però significa che potreste non essere del tutto preparati per un film del genere. Intendo a livello (s)culturale. Io ad esempio mi sento impreparato quando vedo un film come A Serious Man, o un qualsiasi altro dei fratelli Coen, che impregnano le loro pellicole di riferimenti alla Bibbia. Io quel best-seller ai tempi della sua uscita me lo sono perso e ai tempi del catechismo ero distratto, quindi la maggior parte delle loro citazioni bibliche mi sfuggono.
Riguardo al mondo raccontato in Bling Ring, quello delle celebrità di Hollywood, sono invece ferratissimo, e voi? Nel film vengono menzionate le già menzionate Lindsay e Paris, più Orlando Bloom, sua moglie Miranda Kerr, Megan Fox, Rachel Bilson e Audrina Patridge. Ecco, Audrina Patridge. Se non avete idea di chi è, potrebbe non essere il film che fa per voi. Prima di disperare, cercherò di spiegarvelo io, come se parlassi con un bambino piccolo o con un golden retriever [Margin Call cit.].

Audrina Patridge è stata la star di un reality-show, The Hills. Fino a qui, tutto semplice. Solo che The Hills non è un reality di quelli tipici alla Grande Fratello. È un po’ più complicato di così.
Facciamo un passo indietro. The Hills nasce come spinoff di Laguna Beach. Laguna Beach era una serie reality di Mtv che ci proponeva la “vera” vita dei ragazzi di Orange County, in California, solo che per farlo usava anche uno stile e degli espedienti di sceneggiatura tipici delle fiction. Un mix di realtà e finzione in cui non si capiva più se i personaggi della serie erano persone reali o solo dei personaggi.
Un gran casino, che continuava poi nella serie spinoff nata dopo, The Hills appunto, in cui Lauren Conrad, una delle protagoniste di Laguna Beach e gran gnocca, si trasferiva a L.A., frequentava una prestigiosa scuola di moda (ebbene sì, la ragazza era ed è tutt'ora un’intellettuale) e faceva uno stage presso la rivista Teen Vogue. Tra le sue amiche c’erano la rifattissima Heidi, l’inutile Whitney e poi la bella Audrina.
Grazie a quel programma, Audrina Patridge è diventata una starlette paparazzatissima sui red carpet e ha pure sfoggiato qualche velleità artistica che l’ha portata a recitare, o più che altro a comparire, in filmoni come Patto di sangue, Honey 2 e Scary Movie V. Audrina è però più che altro stata, per un breve periodo, un’icona di stile e oggi fondamentalmente è finita nel dimenticatoio o quasi.

Bene. Tutto chiaro?
Nel caso la risposta sia sì, adesso siete pronti per avventurarvi nella visione di Bling Ring. Nel caso la risposta sia no, lasciate ogni speranza o voi ch’entrate.

"Preferivamo i cuscini di Cannibal Kid, ma sono andati tutti esauriti..."
PREMESSA 2 – IL CINEMA DI SOFIA COPPOLA
Fermi! Un momento ancora. Prima di addentrarci in Bling Ring, è necessaria un’altra premessa, questa volta sulla regista.
Tutti i film di Sofia Coppola parlano in qualche modo della popolarità. Della popolarità e della solitudine che essa porta. Le (più o meno) vergini del suo primo film Il giardino delle vergini suicide erano le ragazze più note e spiate del loro liceo, delle piccole celebrità locali che tutti i ragazzi sognavano. Lost in Translation ci regalava invece un malinconico Bill Murray in versione star depressa e in declino, come effettivamente era anche nella realtà prima del rilancio con il film della Coppola, tanto per proseguire il mix tra reality e fiction che è una costante non solo nel The Hills di cui parlavamo sopra, ma del cinema della regista americana in generale. Cosa d’altra parte inevitabile, per una cresciuta all’interno della famiglia Coppola, la più larga dinastia cinematografica di Hollywood che oltre a Sofia e al padre Francis Ford comprende, tra cugini e parenti, anche i registi in erba Roman e Gia e gli attori Jason Schwarztman e Nicolas Cage. Sì, Nicolas Cage è un attore. Più o meno.
Terzo film, genere completamente diverso. La Coppola jr. si dedica a una pellicola storica in costume, però chi sceglie di raccontarci? La teen Marie Antoinette, pronta più a fare la reginetta di bellezza che non la regina di Francia e di Navarra. Così come anche per le vergini suicide, recluse dagli autoritari genitori, e il Bill Murray che vaga solitario da una camera d’albergo all’altra, anche la sua è una vita lontana dalla gente “vera”.
Che poi cos’è, la gente vera?
Forse quella che sogna di diventare gente finta, gente famosa che vaga solitaria per gli hotel. Proprio come Bill Murray e proprio come lo Stephen Dorff di Somewhere, ultimo passo coppoliano all’interno della vita delle celebrità. Fino a Bling Ring.

FINE DELLE PREMESSE

BLING RING
Eccoci, eccoci. Dopo non una, bensì due premesse, ci siamo. Bling Ring, il nuovo film di Sofia. Oh Sofia, quanto ti voglio bene.
Questa volta, i protagonisti le cui vite ha scelto di narrarci non sono delle celebrità. Sono dei celebrity wannabes, peraltro realmente esistiti, anzi tutt’oggi esistenti. Il confine tra realtà e finzione nel cinema della Coppola è ormai del tutto abbattuto e qui ci racconta una storia basata su fatti reali e ispirata a un articolo di Vanity Fair dal geniale titolo "The Suspects Wore Louboutins". Sono dei ragazzini che roteano intorno all’ambiente losangelino/hollywoodiano delle star, sono figli di producers o di gente in qualche modo comunque ricca e potente, ma vorrebbero qualcosa di più. Andare oltre. Entrare letteralmente dentro la vita dei VIP.
È così che inizia la loro avventura. Sono talmente fissati con le star da fare incidenti e avere guai con la legge come le celebrità. E sono fissati al punto da arrivare a introdursi nelle loro case. All’inizio soltanto per farsi un giro, poi saccheggiandole e portandosi via, via via sempre più roba. Un’escalation criminale che li porterà a diventare discussi sul popolare sito di gossip TMZ e su network alla E! Entertainment, proprio come i divi che derubano e che sono le citate Lindsay, Paris, Megan, Audrina, etc.
È un’estremizzazione della celebrità ai tempi dei social network. Tutto viene condiviso, compreso ogni pensiero subito postato su Twitter e ogni foto pubblicata su Facebook o Instagram, e in cui ogni spostamento viene monitorato dai siti di gossip. Tutto viene condiviso, e allora perché non condividere anche i beni fisici dei propri VIP preferiti? Che poi c’è da discutere su quanto le vittime siano vere vittime. Se Paris Hilton è così idiota da lasciare le chiavi sotto lo zerbino di casa, a un certo punto sono cavoli suoi se viene derubata. Come quelli che sono stati truffati da Vanna Marchi. Sono più vittime, o più scemi?
Tornando al film, questi ragazzi sono allora dei social Robin Hood moderni. Rubano ai ricchissimi, per dare a quelli un po’ meno ricchi, cioè loro. Ed è così che a loro volta diventano famosi come la banda del Bling Ring.
Ma chi sono?
Vediamoli nel dettaglio.

TRA REALTA’ E FINZIONE
C’è Rachel Lee, la tipa orientaleggiante che è anche la leader della band.


Nel film, il suo personaggio si chiama Rebecca ed è interpretata dall’algida rivelazione Katie Chang.


C’è Nick Prugo, il ragazzotto mezzo sfigato che insieme alle sue amichette ladrelle si trasforma in un figo della Madonna. Nella pellicola, si chiama Marc ed è interpretato dall’attore promettente Israel Broussard.


Poi c’è la idola, Alexis Neiers. La superficialona di turno in un gruppo che già di per sé non si distingue certo per un’enorme profondità. Roba che al confronto le tipe di Spring Breakers sono delle ragazze impegnate e con dei valori. Più o meno.


Nella versione fiction, il suo nome è diventato Nicki e il suo volto e il suo corpo sono diventati quelli di una sempre più splendida Emma Watson, che in questo film fa scomparire con una magia ogni ricordo di Hermione e raggiunge nuovi vertici di figosità. Una vera topa d’appartamento.
(aperta parentesi: Emma Watson che tira fuori la lingua batte Miley Cyrus 10 a 0 sul suo stesso campo)


Poi c’è Courtney Ames, nel film Chloe, che da mora è diventata bionda con le splendide sembianze della giovane e pure lei promettentissima attrice Claire Julien.


Quindi c’è Diana Tamayo, una ragazza messicana probabilmente considerata poco glamour, e quindi il suo personaggio è stato tagliato fuori.


Al suo posto, Sofia Coppola ha (giustamente) preferito concentrarsi su un personaggio più cool, Tess Taylor, sorella adottiva di Alexis, diventata poi protagonista di un reality nonché playmate, eletta persino Cyber Girl del 2010 da Playboy. Roba mica da poco.


A portarla sullo schermo è la sempre più brava Taissa Farmiga di American Horror Story, sorellina non adottiva di Vera Farmiga di Bates Motel e L’evocazione – The Conjuring.


Nel grande mix tra realtà e finzione che è questa opera pop firmata dalla figlia di papà più talentuosa del mondo, è poi straniante veder comparire Kirsten Dunst.


Kirsten Dunst nella parte di se stessa in un film di Sofia Coppola?
Anche se lo sapevi già, è come avere la conferma che Babbo Natale non esiste. Cioè, lo sospettavi che si trattasse di finzione, ma non ne sei certo al 100% finché non vedi tuo padre vestito da Santa Claus (non che mio padre l’abbia mai fatto, per la cronaca). Lo stesso lo fa qui la regista. Sofia con questo film butta giù definitivamente la quarta parete, già scalfita con le sue pellicole precedenti. Con Bling Ring, non c’è più una realtà distinta dal cinema, non c’è più una reality separata dalla fiction, c’è solo un tutt’uno confuso che è poi il mondo social-internet-twitteriano in cui viviamo. A meno che non viviate su un albero e cioè, abbelli, ‘ndo state?

LA COLONNA SONORA
Sofia Coppola riflette su queste tematiche con un film leggero, il più leggero e divertito della sua carriera. La regista dirige sempre con il suo curatissimo stile indie, solo questa volta maggiormente contaminato da influenze pop e hip-hop, tanto nei look, quanto nel ritmo cinematografico, quanto naturalmente nella scelta delle musiche.
Quella di Bling Ring sarebbe senza dubbio la colonna sonora più figa dell’anno, di qualunque anno, tranne questo, in cui dovrà vedersela contro un’altra soundtrack enorme come quella di Spring Breakers. Chi la spunterà? La risposta soltanto a fine anno con gli attesissimi (no, eh?) Cannibal Movie Awards 2013.
Per ora, c’è solo di che godere. Da una parte, una selezione hip-hop electro esaltante che comprende Kanye West (fichissimi i protagonisti che camminano sulle note di “Power” quasi fossero gli 88 folli di Kill Bill), Azealia Banks, M.I.A., Rye Rye, 2 Chainz, Rick Ross, Deadmau5, etc. Dall’altra parte Sofia non rinnega le sue radici indie e ci infila dentro pure roba più alternative come Sleigh Bells, Can, Oneohtrix Point Never, Klaus Schulze e naturalmente i Phoenix del suo maritino Thomas Mars.
Ciliegina sulla torta musicale: Gavin Rossdale, il cantante dei Bush, nel film ha una parte come attore. E se la cava. Più o meno.

"Sì, bello l'articolo di Vanity Fair, però ho preferito il post cannibale."
CONCLUSIONI
La storia dei rapinatori di celebrità del Bling Ring non sarebbe potuta essere raccontata in maniera migliore da altri che da lei, Sofia del clan, anzi della famigghia Coppola. Eppure va detto che non tutto funziona in maniera perfetta. La Coppola non sbaglia un colpo e realizza il suo quinto ottimo film di fila, è vero. Solo che qui siamo più sui livelli dell’ultimo Somewhere, rispetto alla grande reinvenzione post-moderna di Marie Antoinette, o ai due capolavori e due tra i miei cult esistenziali assoluti, ovvero Il giardino delle vergini suicide e Lost in Translation.
Rispetto a quelli, al termine della visione si ha la stessa sensazione di quando si viene derubati: è come se mancasse qualcosa. È come se mancasse il tuffo al cuore completo che quei due primi film sapevano provocare, nel loro gentile modo coppoliano. Ciò nonostante, resta un altro splendido tassello nella carriera della regista, per stile narrativo il più vicino alle vergini suicide, con quel suo alternarsi tra interviste e dichiarazioni rilasciate nel presente e il cuore della storia che vive nel passato.
La differenza principale è che questa volta la Coppolina sembra prendere più le distanze dai suoi protagonisti. In passato era stata lei stessa una delle sorelle Lisbon nei sobborghi americani anni ‘70, era stata Charlotte/Scarlett Johansson in viaggio in Giappone, era stata la giovane Marie Antoinette/Kirsten Dunst nella Francia di fine Settecento e la ancor più giovane Cleo/Elle Fanning allo Chateau Marmont di Los Angeles. Questa volta, Sofia entra dentro il Bling Ring, fa qualche giro insieme ai suoi membri, ma poi preferisce guardarli da lontano, come testimonia la scena dell’irruzione in casa di Audrina Patridge, sì ancora lei, osservata attraverso un campo lungo, lunghissimo.

Il vero problemino del film, che gli impedisce di essere un capolavoro ma non gli impedisce nella sua figosità di essere comunque uno dei cult movie dell’anno, è che Bling Ring sale sale e non fa male, ha un buon crescendo, però nel finale, quando dovrebbe colpire più a fondo, quando dovrebbe lì sì fare finalmente male, tira indietro la mano. Non va fino in fondo come il devastante Harmony Korine di Spring Breakers. Più che dell’impeccabile Sofia Coppola, la colpa sembra essere della storia raccontata. Una vicenda estrema, ma in qualche modo innocente. Un romanzo criminale di quelli con i banditi affascinanti alla Bonnie e Clyde, cui però manca una vera svolta drammatica, anche perché i protagonisti non sono dei veri cattivoni. Non sono dei veri ribelli. Sono solo degli storditi, proprio come i rapinati, e vogliono solo quello che (quasi) tutti vogliono: un pezzo di celebrità. Un pezzo della torta. Un pezzo della casa e dei cimeli dei loro idoli. Il loro tessssssssssssssssoro.
(voto 8/10)



32 commenti:

  1. Praticamente sembra che ci siamo messi d'accordo, io gli ho dato un 8+ però il tuo 8 mi sembra più che giusto, in più mi è piaciuta molto l'idea che hai avuto, perché quelli che l'hanno detestato girassero al largo. Comunque Audrina la conosco, guardavo The Hills quando tornavo dalla scuola e non volevo pensare a niente. Attori talentuosi, grande musica, grande regista e una morale bella forte (nel finale quando Emma guarda la telecamera e dice il suo sito web), sfiora il capolavoro ma purtroppo ha le sue mini pecche. Per me imperdibile, una favola al tempo in cui gli adolescenti andavano dietro a Paris Hilton.

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  2. A me non è piaciuto per nulla. L'ho trovato una perdita di tempo bella e buona.
    Sono convinto che, se non l'avesse diretto la Coppola, non se lo sarebbe filato nessuno :/

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  3. Ogni volta che vedo il trailer rimango imbambolatissimo guardando Emma Watson che tira fuori la lingua. Devo andarlo a vedere al cinema!

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  4. Informo Emma Watson che sono fuori casa tutta la sera (e notte) tra venerdì e sabato. Fate girare la voce. Ripeto, sono fuori casa
    (in realtà sarò in casa ad aspettare...)

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  5. Con tutta questa bontà di attrici, pur fosse stata una schifezza l'avrei visto lo stesso...

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  6. "Emma Watson che tira fuori la lingua batte Miley Cyrus 10 a 0 sul suo stesso campo"

    Eh no, qui dissento. Perché la Watson è seria,carina, capace e sexy, mentre Miley Cyrus è una volgarissima mocciosa viziata che gioca a fare il troione. Qui sta la differenza.
    Detto questo, il film vado a vederlo martedì ma ora ci vado con più gioia e fiducia nel cuore.

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  7. L'ennesimo film della Coppola terribilmente noioso e inconcludente. Il suo non è cinema, è solo fuffa spacciata per qualità. The Bling Ring però come film horror funziona alla grande, ha persino un cast di zombie. Tornasse a scoparsi le persone giuste, che in quello è bravissima.

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  8. Filmaccio orribile di serie Z... di una noia mortale! ville lussuose aperte al pubblico, macchine aperte con carte di credito sul sedile, furti, sfilate, furti, sfilate. Spring breakers lo batte 10 a zero.

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  9. Quello che mi interessava sapere erano le dieci righe finale.
    Proprio come sospettavo..

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  10. Emma Watson che tira fuori la lingua quasi eccita anche me. Sì, voglio vederlo. Comunque.

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  11. in sintonia su quasi tutti i punti, ho ritrovato la Sofia Coppola - anche se non ai livelli eccelsi di Lost In Translation - che tanto mi affascina.
    Forse un po ridondante in alcune scene, e non ho apprezzato la colonna sonora (solamente per gusti personali).
    ma sicuramente un film che va oltre la sufficienza, nonostante il mondo del web abbia lanciato ortaggi marci virtuali su l'intero entourage di questo film

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  12. Io gli avrei dato un 6 1/2...non siamo assolutamente ai livelli di Lost in Translation :D

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  13. Probabilmente non capirò nulla di cinema, probabilmente sono un tipo "commerciale", ma io l'ho trovato un film inutile, un'inutile sequenza di furti nelle ville e di successive feste in discoteca, senza un briciolo di critica, di giudizio da parte dell'autore. Sì insomma, una specie di documentario su un gruppo di deficienti che svaligia le case di altrettanti deficienti (Paris Hilton in primis vince il premio per stordita del secolo: le sono entrate in casa 8 volte prima che se ne accorgesse). Tra l'altro il fatto che si basi su un articolo di Vanity Fair non fa altro che aumentare il livello di inutilità del film. Ho trovato molto più convincente la critica ad una certa fetta della società americana fatta da Bay in "Pain and Gain", film sottovalutatissimo, ma la cui visione è consigliatissima da parte mia.

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  14. Sto film è LA NHOIAH. Dall'inizio alla fine. Mi chido se la Coppola sia completamente bollita o si sia, molto più semplicemente, venduta.

    Gre

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  15. Hai riassunto il mio pensiero nell'iniziale 'Oh, Sofia, quanto ti voglio bene'. Andrò a vederlo al più presto, spero!

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  16. Sono molto curioso, soprattutto perchè ho adorato Somewhere e adorato anche di più Spring breakers.
    Finisce che con questo film ci ritroviamo perfino dalla stessa parte. :)

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  17. 8/10?????????? Ma che davvero????? Io l'ho stroncato, una noia mortale, una trovata commerciale, una delusione che in parte sospettavo. Sofia perché mi hai fatto questo? :(

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  18. Ho smesso di leggere quando hai scritto "ottimo film".
    Ma davvero? Secondo me Sofia doveva rimanere a casa a fare le tagliatelle questa volta.

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  19. Anch'io gli ho dato 8! Anche se non avevo idea di chi fosse Audrina :)

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  20. Non lo boccio ma, quasi più di "Spring breaker", mi è sembrata una mezza furbata. Scena finale potentissima, ma tutto ciò che viene prima arranca di brutto.
    E mi ha fatto pire sbadigliare più volte XP

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  21. Somewhere l'ho fatto alla julienne per quanto l'ho trovato insopportabile...speriamo in questo...Post enciclopedico, ti ha appassionato di brutto questo film...hai scritto tu o i tuoi ormoni?

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  22. Non me lo sarei mai aspettato, e invece mi è piaciuto. :D

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  23. Questa volta sono in disaccordo e le ragioni le puoi trovare... nella mia recensione :-) .
    Ragazze giovani, moda, macchine, vestiti firmati, droga e il risutato è... noioso. E nessuno ha detto che queste ragazze nel film non scopano neanche una volta! C'è un intento moralistico di fondo che mi ha colpito in negativo. Film estremamente sotto le attese e addirittura inferiore ad "Al di là di tutti i limiti". Certo, tecnicamente ineccepibile (a parte qualche soluzione da autocompiacimento registico che mi ha fatto sorridere). Dalla Coppola vogliamo di più.
    Per i temi trattati il film cult dell'anno rimane Spring Breakers.

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  24. ..approfitterò di questi giorni di "riposo forzato" per guardare questo film..
    anzi,approfitto anche del tuo blog cannibale per cercare altri suggerimenti..
    se hai consigli diretti e spassionati per visioni che valgano la pena...sono tutt'orecchie!;)

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  25. Il trailer lo trovo molto divertente!
    Non entro nella rissa su Sophia/Sofia Coppola, perché ho visto solo "Lost in translation" (per me bellissimo! Per mio marito un po' meno, ma per ragioni di cuore (ha vissuto in Giappone)).

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  26. Questo film mi è piaciuto sotto parecchi punti di vista: trama (che in minimissima parte già conoscevo), attori, colonna sonora. Vedere tutto quel lusso è stato un pugno allo stomaco e, come scriverò prossimamente anche sul mio blog, ringrazio i miei genitori per avermi fatto crescere con altri principi. Ti ringrazio per la prima premessa (io non conoscevo Audrina) e sono d'accordo con te in buona parte della recensione.

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  27. A me ha deluso moltissimo: mi ha solo fatto venire voglia di comprarmi delle scarpe nuove... e di avere una casa con piscina. I personaggi sono delle caricature, la watson e la sua famiglia su tutti, non c'è evoluzione ma solo un susseguirsi di furti in villa e serate da sballo che si ripetono con lo stesso schema e non regalano nessuna emozione. Non ho ancora del tutto capito se è la storia debolissima che ha reso impossibile a me trovare questo film interessante, o se la Coppola ce la siamo proprio giocata.

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  28. Io invece mi sono chiesto "Chi diavolo è Rachel Bilson?". Concordo sul giudizio complessivo nel suo complesso e rimando per un eventuale rimando al mio non più giovane punto di vista qui: http://are-steroid.blogspot.it/2013/10/bling-ring-di-sofia-coppola-2013-mi.html

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  29. Ecco cosa manca! L'ho capito finalmente leggendo il tuo post! La Coppola stavolta prende le distanze dai personaggi, non c'è empatia e si sente!
    (Comunque io Laguna Beah e The Hills li ho visti tutti e Lauren Conrad è la mia icona, diversamente da Audrina che mi è sempre sembrata cerebrolesa, ah ah!)

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  30. Zero, non mi è piaciuto veramente per nulla. Tranne che per le fighe, che mammmamia... Boh non mi ha detto niente sto film. Un po' banale un po' noioso. Ho solopensato che le star sono delle rincoglionite a lasciare le proprie case aperte.

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